16 gennaio 1979: la fuga dello scià dall’Iran

16 gennaio 1979: la fuga dello scià dall'Iran

“E’ da un po’ che mi sento stanco e ho bisogno di riposo.”, disse così lo Scia’, il 16 gennaio del 1979, quando alle ore 13:08, lasciò l’Iran insieme a Farah Diba. L’ultimo monarca dell’Iran non immaginava nemmeno quale destino lo attendesse: non sarebbe più tornato nel paese, da lì sarebbe iniziata per lui un’odissea interminabile, nessuno lo avrebbe più voluto e sarebbe morto per un tumore, in meno di due anni, nella più assoluta solitudine.

 

Un’odissea umiliante

Assuan, in Egitto, fu la prima tappa dello Scià, che era stato invitato dal presidente Sadat e dalla consorte. Mohammad Reza Pahlavi era scappato dall’Iran già una prima volta, nel 1953 (era andato a Roma), e grazie al golpe della Cia contro il premier Mosaddeq, era riuscito a tornare e a riprendere in mano il potere.

Anche questa volta lo Scià credeva di farcela, aveva scelto un premier apparentemente moderato, Shapur Bakhtiar, e mirava a tornare, dopo che le acque si fossero calmate.

I reali di Persia risiedettero ad Oberoi, un albergo costruito su un’isoletta in mezzo al Nilo, e ad Assuan furono pochissimi coloro che si ricordaron di loro; il Pahlavi ricevette una telefonata da Costantino II di Grecia e una visita del suo medico. Non sapeva dove andare quando l’ambasciatore marocchino si presentò informandolo dell’invito di Malek Hassan II, re del Marocco.

Mohammad Reza Pahlavi giunse a Rabat ma non venne accolto ufficialmente con nessuna cerimonia di Stato. Dopo l’incontro con Hassan secondo, lo Scià rimase per 67 giorni nel suo palazzo, quello di Janan ul Kabir, e fu proprio in questo spazio di tempo che Khomeini tornò in Iran, e la rivoluzione islamica vinse in Iran, l’11 febbraio del 1979.

Malek Hassan di Marocco non voleva rovinare le sue relazioni col nuovo governo iraniano e fu così che lo Scia’ fu costretto ad andarsene; la maggior parte dei suoi fedelissimi, tra militari e ministri, lo avevano già abbandonato e lui, decise di seguire il suggerimento di Kissinger: e cosi’ parti’ per le Bahamas, in America centrale. Mohammad Reza trascorse 70 giorni nelle isole e lì apprese di essere malato, in fase terminale, di cancro. In questo periodo giunse da lui un inviato della regina d’Inghilterra che gli comunicò che il Regno Unito “non era disposto ad accoglierlo nel suo territorio”.

Successivamente un aereo malandato lo trasferì dalle Bahamas fino in Messico, e li trascorse altri 4 mesi, prevalentemente in malattia. Successivamente Carter accettò il suo ingresso negli Usa ma solo per curarsi e cosi’ lo Scia’ raggiunse in silenzio un ospedale di New York.

Lo Scià, il più grande alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente, “il gendarme della regione”, rimase a New York solo 54 giorni e in questo arco di tempo venne operato due volte; due settimane dopo il suo arrivo, il 4 novembre, l’ambasciata americana a Teheran venne occupata dagli studenti iraniani ed il corpo diplomatico americano e le spie della cellula della Cia di Teheran vennero presi in ostaggio dai giovani rivoluzionari.

Uscito dall’ospedale, lo Scià non sapeva dove andare e allora venne portato con la consorte in Texas, in un piccolo appartamento, che in passato aveva avuto la funzione di manicomio. Fu quella volta che la regina Farah, iniziò a gridare e protestare, anche perché gli americani avevano imposto ai reali di Persia di stare in quell’appartamento e di non uscire di lì

Dopo due settimane, il governo americano informò lo Scià che la sua presenza negli Usa aveva conseguenze pesanti per il governo americano e che doveva andarsene. Mohammad Reza non aveva altra scelta che obbedire e così si trasferì a Panama.

In un’isoletta trascorse di angoscia, anche perché il governo di Teheran inoltrò a Panama la richiesta di estradizione e Carter pensò di consegnare lo Scià per riprendersi gli americani tenuti in ostaggio a Teheran. Dopo 100 giorni orribili a Panama, su insistenza della moglie di Sadat, lo Scià e Farah tornarono al Cairo.

Il 29 marzo del 1981, lo Scià venne operato all’ospedale Moadi d’Egitto e 4 mesi dopo morì e venne sepolto nella moschea Refai’ del Cairo.

Una lezione per “qualcuno”

Lo Scia’ era stato il principale alleato degli Usa nella regione. Nel 1967 aveva venduto il petrolio durante la guerra dei sei giorni, quando i paesi arabi avevano chiuso i rubinetti del petrolio. L’America lo aveva eletto come suo “gendarme” nella regione e vendeva allo Scià tantissime armi. Era il principale alleato di Israele; grazie all’appoggio politico dell’Occidente aveva instaurato un governo dittatoriale in Iran. “La luce degli ariani”, il Re dei Re, si era persino proclamato erede di Ciro, ma al contrario del capostipite dei persiani, la sua forza non era basata sul consenso popolare.

Quando non servì più, venne abbandonato e umiliato. Oggi in Medio Oriente esiste “qualcuno” di molto simile al regime dello Scià di allora che si sente allo stesso modo potente ed invincibile, forte dell’appoggio degli Stati Uniti. Ma sono passati solo 39 anni da quel 16 gennaio, quando lo Scià lasciò Teheran, e non tornò mai più. (AGI) Davood Abbasi (IRY)

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