Calcio iraniano

Calcio iraniano

Video e podcast della diretta del 13 ottobre 2021 con Saman Javadi, fondatore e curatore del primo blog italiano dedicato al football persiano

Hafez poeta universale

Hafez poeta universale

Incontro internazionale in occasione della giornata nazionale di Hafez in Iran. Video e podcast della diretta del 12 ottobre 2021

Diretta in collaborazione con l’Istituto Culturale dell’Iran a Roma.

Mohammad Taghi Amini, Direttore Istituto Culturale dell’Iran a Roma

Iman Mansub Basiri, docente di Letteratura Italiana presso l’Università di Tehran

Stefano Pellò, docente di lingua e Letteratura Persiana presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia

Trenta racconti

Trenta racconti dallo scrigno della letteratura antica persiana

Dallo scrigno della letteratura antica persiana. Video e podcast della diretta realizzata con Negah e Istituto Culturale dell’Iran a Roma il 18 settembre 2021 in occasione della Giornata Nazionale della Poesia e Letteratura Persiana

Sostieni la quarta stagione

Conversazioni sull'Iran - Quarta stagione

A settembre iniziano le nuove Conversazioni sull’Iran. Ecco come aiutarci attraverso il nuovo progetto di crowdfunding

niziate nell’ormai lontano aprile 2020, le “Conversazioni sull’Iran” sono divenute nel tempo una realtà che ha superato la fase sperimentale iniziata nel primo lockdown.

Dopo la prima incoraggiante stagione (aprile-luglio 2020), la seconda (settembre – dicembre 2020) si è conclusa con una Notte di Poesia per Shabe Yalda (21 dicembre) che ha visto la partecipazione di migliaia di spettatori per oltre 4 ore di diretta.

La terza stagione, iniziata il 10 gennaio 2021 e terminata a fine luglio, ha contato ben 75 episodi. Il Primo Stream Festival di Nowruz (18 – 20 marzo) è stato un successo clamoroso che contiamo di bissare il prossimo anno.

All’interno della terza stagione abbiamo dedicato molto spazio alle elezioni presidenziali che si sono tenute il 18 giugno, senza mai trascurare l’interesse per la cultura, la storia e l’arte della Persia.

Interesse che personalmente coltivo dal 2005 e che mi ha portato a scrivere sei libri, tutti per Infinito Edizioni, a creare un blog – Diruz – interamente dedicato all’Iran e anche a organizzare in passato viaggi in questo Paese affascinante e troppo spesso sottovalutato.

Le dirette sono trasmesse in simultanea su Facebook YouTube, Twitter, LinkedIn e Twitch. I podcast sono distribuiti su tutte le principali pattaforme, da Spotify Apple Podcast .

La campagna di crowdfunding punta a copire le spese per l’abbonamento a Streamyard , e ad altri software necessari a una migliore resa tecnica del progetto. Inoltre, per ampliare la partecipazione, abbiamo bisogno fondi per una campagna pubblicitaria e per tutti gli strumenti che possano rendere sempre più interessanti le nostre dirette.

Qui trovate l’archivio video e audio di tutte le quasi duecento conversazioni trasmesse online: https://www.diruz.it/conversazioni-sulliran/

Il modo migliore per seguirci è iscriversi al mio canale YouTube o seguirici su questa pagina: https://www.diruz.it/diruz-in-diretta/

Grazie per quello che potrai donarci!

Ecco il link: https://sostieni.link/29353

Le scelte dell’Iran

Il gruppo Storia di Grande come una città, per il ciclo Amare la storia, presenta Le scelte dell’Iran a 41 anni dalla rivoluzione, incontro con il giornalista e scrittore Antonello Sacchetti.

Il principale errore che si rischia di commettere quando si parla di Iran è rappresentarlo come un’entità monolitica, un soggetto unico che parla con una voce sola e agisce di conseguenza. Contrariamente all’immagine che ne danno la maggior parte dei media occidentali, quello di Teheran è un sistema complesso e tutt’altro che statico.

La storia dell’Iran non comincia certo nel 1979, ma la rivoluzione, con il suo prezzo altissimo di sangue e di verità, con le lacerazioni insanabili e con le ferite solo in parte ricomposte, è ormai una parte fondamentale, imprescindibile della storia e dell’identità del Paese. Non può e non deve essere assolutamente considerata una “parentesi storica” (come Benedetto Croce definisce il fascismo per l’Italia), o un “incidente di percorso” lungo la strada che porterà forse un giorno a una democrazia liberale di stampo occidentale.


Antonello Sacchetti (Teheran, 1963) è un giornalista pubblicista, scrittore, esperto di Iran. Dal 2012 gestisce il blog Diruz. L’Iran in italiano interamente dedicato all’Iran. Tra le sue pubblicazioni, da ricordare I ragazzi di Teheran (2006), Misteri persiani (2008), Iran. La resa dei conti (2009), Trans-Iran (2012), La rana e la pioggia (2016). e Iran, 1979. La rivoluzione, la Repubblica islamica, la guerra con l’Iraq (2018) tutte edite da Infinito Edizioni.

* info: grandecomeunacitta@gmail.com
* accessibilità
– non sono presenti barriere architettoniche per l’ingresso
– sono presenti servizi igienici per disabili
– è presente un parcheggio per disabili
* linee ATAC – http://www.atac.roma.it
* fermata Sempione – linee 90, 66, 60, 337, 86

Presentazione ‘Iran,1979’

Il video integrale dell’incontro con Antonello Sacchetti tenutosi il 15 ottobre 2019 a Roma presso la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Il 15 Ottobre 2019 la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo ha ospitato la presentazione del libro “Iran, 1979. La Rivoluzione, la Repubblica islamica, la guerra con l’Iraq” di Antonello Sacchetti, Infinito Edizioni.

I ragazzi (iraniani) del ’99

Nel mio primo libro I ragazzi di Teheran, dedicai diverse pagina ai drammatici avvenimenti del luglio 1999, quando gli studenti iraniani diedero vita a un movimento di proteste represso in modo brutale. Dieci anni prima dell’Onda Verde del 2009, fu il primo grande momento di contestazione interno alla Repubblica islamica dalla rivoluzione del 1979.

Eravamo nel 2005, all’inizio del primo mandato di Mahmud Ahmadinejad e l’eco di quegli eventi era ancora molto grande. Sono passati vent’anni da quegli eventi: la società e la politica iraniana hanno conosciuto stagioni alterne di speranza e di chiusura.

Di seguito, un estratto de I ragazzi di Teheran. I giovani in Iran e la crisi del regime (Infinito Edizioni, 2005).

Reduci del 1999

«Le giovani generazioni amano sentirsi reduci di qualche avvenimento», scrive Paolo Spriano (Le passioni di un decennio). I giovani iraniani si considerano reduci del movimento studentesco del 1999 e, più in generale, degli otto anni di presidenza Khatami. Eletto nel 1997 col 70% dei voti, il presidente riformista è stato per qualche anno la grande speranza dei giovani. In realtà, al momento di scegliere, la maggioranza aveva optato per il male minore. Il principale avversario, il presidente del Parlamento Alì Akbar Nateq-Nouri, era l’espressione diretta della Guida suprema Khamenei. Khatami era invece un religioso poco conosciuto, dotato di una buona capacità di comunicazione e–particolare non irrilevante–di un aspetto gradevole.

A differenza di tutti gli altri governanti della Repubblica islamica, Khatami è un uomo che sorride spesso e cura molto l’immagine. Un’amica iraniana ci confida che molte elettrici lo scelsero perché «ha delle belle mani», particolare che vale molto per i canoni di bellezza persiani. Anche per gli ayatollah il look ha il suo peso. La “luna di miele” tra Khatami e gli iraniani dura fino al 1999. Il clima politico incoraggia l’apertura di nuovi quotidiani riformisti. Si comincia a discutere apertamente della Guida suprema come istituzione; si dà voce a chi propone di riformare la Costituzione in senso liberale e di riallacciare rapporti diplomatici con gli Stati Uniti. Ma ci pensa la magistratura, nelle mani dei conservatori, a chiudere i mezzi di comunicazione troppo scomodi. È un gioco delle parti. Tanti giornali aprono e chiudono in tempi rapidissimi. I giornalisti criticano apertamente il sistema politico; ma i magistrati, non appena ravvisano qualche parvenza di reato, li arrestano, anche soltanto a scopo intimidatorio. Molti di loro scontano qualche settimana di carcere e non arrivano nemmeno al processo.

I più scomodi vengono invece eliminati fisicamente: strani incidenti automobilistici e misteriose “sparizioni” in stile sudamericano. La rivolta studentesca del 9 luglio 1999 è legata proprio a un giornale riformista, Salam. La magistratura lo chiude e gli studenti di Teheran organizzano una manifestazione di protesta. A dire il vero, alla manifestazione partecipano pochi studenti, che però entrano in collisione con il gruppo ultraconservatore dell’Ansar-e-Hezbollah. Volano insulti, c’e qualche spintone; ma l’intervento della polizia sembra placare gli animi. Invece quella sera stessa la protesta riprende nei dormitori. Gli studenti riformisti cominciano a scandire slogan inneggianti alla libertà di stampa e al presidente Khatami. I militanti dell’Ansar-e-Hezbollah, con la complicità della polizia, irrompono nei dormitori e aggrediscono gli studenti. Uno di loro, spinto fuori dalla finestra, muore. È la scintilla. Il giorno dopo insorgono tutte le università della capitale e di Tabriz. Scoppiano nuovi disordini e a fine giornata si contano quattro studenti morti. La foto del giovane che sbandiera la maglietta insanguinata del suo compagno fa il giro del mondo. A centinaia gli studenti vengono arrestati o espulsi dagli atenei. Tutti sperano nel sostegno del presidente Khatami, che invece ordina la chiusura delle università. Per il movimento studentesco è la fine. Ed è anche un duro colpo, per moltissimi iraniani, alle speranze di cambiamento.

È vero, nel 2001 il presidente riformista viene rieletto, ma come per inerzia, col 77% dei voti. La percentuale è più alta, ma il numero dei votanti è calato. Il sogno di una vera riforma finisce il 1 ° febbraio 2004, quando 134 parlamentari rassegnano le dimissioni per protesta contro il «potere del clero non eletto che sta cercando di imporre una dittatura religiosa in stile talebano». Poche settimane dopo, vengono indette nuove elezioni parlamentari per sostituire i deputati che si sono dimessi. Il voto porta una netta maggioranza dei conservatori. Kathami è sempre più isolato.

La riprova della fine della sua parabola c’è nel dicembre 2004, in occasione della “Giornata nazionale iraniana della gioventù”. Circa 150 studenti, in rappresentanza delle associazioni giovanili di tutto il Paese, incontrano il presidente nell’aula magna dell’Università centrale di Teheran. Ognuno ha tre minuti per porgli delle domande. Nelle precedenti occasioni, gli interventi si limitavano ad auguri e frasi di circostanza. Nel 2004 avviene l’incredibile. Uno studente accusa il presidente di aver «tradito il movimento giovanile». Una ragazza chiede a Khatami se «riesce a dormire la notte dopo la repressione del movimento del 1999». L’intervento più duro è di una studentessa di nome Samieh Touhidlo. Fissando il presidente negli occhi va giù pesante: «Mi sono consultata con i miei amici su cosa Le avrei dovuto dire… Mi dispiace che tanti amici siano d’accordo con me. Avevo proposto di stare tre minuti in silenzio di fronte a Lei… Caro signor Khatami, si ricorda gli attacchi ai dormitori degli studenti? Quel giorno, oltre a essere attaccati, subimmo l’oltraggio di vedere incarcerati non i nostri aggressori, ma i nostri migliori colleghi. Tutto è cominciato allora, quando 16 pubblicazioni vennero chiuse e Lei rimase zitto e ci costrinse a stare in silenzio. Quando condannarono a morte i nostri professori Lei rimase zitto. E anche quando i nostri leader vennero incarcerati uno a uno, Lei non disse nulla. Oggi sopportiamo questo amaro silenzio. Questa è la Sua legalità. Signor Khatami, Lei non ha fatto nulla per la nostra gioventù. Il Suo risultato migliore è stato distruggere un’onda di speranza. La mia generazione ha votato per un programma riformista in due elezioni consecutive. Oggi sono convinta che Lei è colpevole». All’intervento seguono tre minuti di applausi. L’episodio è ancora oggi ricordato come una sfida senza precedenti al sistema di potere sorto dopo il 1979. Di certo, quel giorno sancisce la fine di ogni sostegno degli studenti a Khatami.

Di seguito, una ricostruzione di quegli eventi fatta su Twitter da Rasmus Christian Elling, professore dell’Università di Copenaghen. Da aprire e seguir l’intero thread, ricco di foto e collegamenti per capire il contesto storico e sociale.



Bijan Zarmandili, un ricordo

“Non mi fido troppo delle persone che parlano tante lingue. Ho sempre paura che possano dire una cosa stupida a tanta altra gente”. La battuta, fulminante, Bijan Zarmandili – scrittore e giornalista nato in Iran nel 1941 e scomparso pochi giorni fa –  la diede nel corso di un incontro con una classe di liceo, in una biblioteca romana, più o meno una decina di anni fa. Sembra trascorso un secolo da allora. Si parlava di società multiculturale, di immigrazione e di scambi tra generazioni e culture diverse. Lo spunto era un romanzo di Zarmandili, L’estate è crudele, ambientato in parte nella Roma degli anni Sessanta.

Era la prima volta che lo incontravo, e grazie ad alcuni amici in comune, accettò subito di presentare il mio primo libro, I ragazzi di Teheran.

Ora che è morto, il ricordo rischia di suonare costruito o forzato, ma davvero mi colpì subito la sua grande gentilezza. Non faceva pesare per niente il suo ruolo, la sua notorietà. Forse esagero, ma ne ricordo lo sguardo sempre velato da una certa malinconia ironica, soprattutto quando parlava dell’Iran. Lo conoscevo soprattutto come giornalista e analista politico e devo ammettere che un po’ mi dispiacque quando scelse di dedicarsi soprattutto ai romanzi, perché come osservatore era uno dei pochissimi a non cadere mai nella banalità quando si parlava di Iran. Però, col tempo, credo anche di aver capito che la sua era stata, in fondo, una scelta di libertà.

Tra i suoi libri, mi piacque molto Il cuore del nemico, letto in un pomeriggio d’estate.  Al di là dell’intreccio, della storia dell’aspirante terrorista arrivato in Europa per una missione suicida, era una storia d’amore, scritta in stato di grazia.

Ricordo un viaggio in treno verso La Spezia, dove eravamo ospiti di un’iniziativa di Emergency. Era un giorno caldissimo del luglio 2010. Furono ore di poche parole e molti sguardi fuori dal finestrino.

Non l’ho visto molto spesso negli ultimi anni. Per cui non mi permetto nemmeno di dire che se ne è andato un amico. Era una persona profonda ed elegante, che faceva della gentilezza un tratto proprio della sua eleganza. Mi considero fortunato ad averlo conosciuto e mi dispiace molto sapere di non poterlo più incontrare.

 

Per l’Iran arriva l’inverno delle sanzioni Usa

Il 2 novembre 2018 gli Stati Uniti hanno annunciato il ripristino di tutte le sanzioni contro l’Iran revocate con l’accordo del 2015 sul nucleare. Con un tweet molto scenografico, chiaramente ispirato alla serie tv Game of Thrones (“Winter is coming”)  il presidente Donald Trump ha annunciato che le sanzioni “stanno arrivando”, più precisamente dal 5 novembre.

Sul sito web della Casa Bianca il presidente ha spiegato: “Il nostro obiettivo è obbligare il regime a fare una scelta specifica: o porre fine a questo comportamento negativo, o continuare sulla strada della catastrofe economica”. L’obiettivo – piuttosto fumoso, per la verità – dell’attuale amministrazione Usa, è arrivare a un nuovo accordo con Teheran che “blocchi per sempre il suo percorso verso le armi nucleari, e che interessi l’intero spettro delle sue azioni negative e che sia degno del popolo iraniano”.

Particolare sempre omesso da Trump: il cosiddetto JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) raggiunto nel 2015 non è un accordo bilaterale tra Stati Uniti e Iran, ma un’intesa tra il gruppo 5+1, sancita da una risoluzione ONU.

Che tipo di sanzioni

Le nuove sanzioni sono le cosiddette “secondarie”, che cioè colpiscono soggetti non statunitensi che intrattengono relazioni economiche e commerciali con un paese designato, in questo caso con l’Iran. Queste sanzioni erano state sospese nel gennaio 2016 in virtù dell’accordo raggiunto tra Iran e Gruppo 5 + 1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) sul programma nucleare l’anno precedente.

Il segretario di Stato Mike Pompeo ha annunciato che saranno colpiti principalmente il settore energetico e quello finanziario, oltre alla cantieristica navale e agli operatori portuali, con l’obiettivo di far sì che l’Iran “si comporti come un Paese normale”.

I Paesi esentati dalle sanzioni per sei mesi

Le nuove sanzioni Usa prevedono l’esenzione per otto Paesi – (Cina, India, Italia, Grecia, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Turchia) –  che potranno continuare a importare petrolio da Teheran per un periodo massimo di sei mesi, trascorsi i quali ci sarà una valutazione della situazione.

La reazione dell’Unione europea

Netta la presa di posizione dell’Alto rappresentante per la politica estera della Ue Federica Mogherini che in un comunicato congiunto con i ministri degli Esteri e delle Finanze di Francia, Regno Unito e Germania, ha condannato “profondamente la reimposizione ulteriore di sanzioni da parte degli Stati Uniti”, dichiarando che l’Unione europea continuerà a lavorare per “proteggere gli operatori economici europei” e mantenere aperti i “canali finanziari effettivi con l’Iran” e le “esportazioni di petrolio e gas”.

Nel comunicato si sottolinea come l’accordo del 2015  sia “un elemento chiave dell’architettura di non-proliferazione nucleare e della diplomazia multilaterale” ed “è cruciale per la sicurezza dell’Europa, della regione e del mondo intero”. Si ricorda inoltre  che “l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha confermato in dodici rapporti consecutivi che l’Iran si attiene ai suoi impegni ai sensi dell’accordo” e “ci aspettiamo che continui ad attuare integralmente tutti i suoi impegni nucleari, come stabilito dal Jcpoa”.

La reazione di Teheran

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Bahram Qassemi ha ostentato sicurezza: “Non c’è motivo di preoccuparsi. Dovremo aspettare e constatare che gli Stati Uniti non sono in grado di mettere in pratica alcuna misura contro la grandiosa e coraggiosa Nazione iraniana”.

La Guida Ali Khamenei ha dichiarato che “in questi 40 anni (da quando cioè esiste la Repubblica islamica) gli Usa sono gli sconfitti e l’Iran è il vincitore”.

Il quotidiano conservatore Kayhan titola: “Le sanzioni petrolifere degli Stati Uniti falliscono. Avete visto: l’America non può farci un dannato nulla!”. Quest’ultima è una citazione di una famosa affermazione di Khomeini durante la crisi degli ostaggi dell’ambasciata Usa di Teheran (4 novembre 1979 – 20 gennaio 1981)

La decisione di Washington era ampiamente prevista in Iran e anzi la presa di posizione di Trump ha in un certo senso risollevato il presidente Hassan Rouhani, alle prese da mesi con una situazione economica difficile e un’opposizione molto dura da parte dei conservatori.

 

 

Gli effetti reali sulla popolazione iraniana

Sebbene Pompeo dica che le sanzioni colpiranno il regime e non la popolazione, è davvero difficile credere che gli iraniani non soffriranno per il nuovo giro di vite imposto dall’amministrazione Trump. Già il primo round dello scorso luglio ha avuto un impatto sensibile sulla vita degli iraniani, comportando una generale insicurezza finanziaria, il crollo del rial rispetto al dollaro e  un aumento generalizzato del costo della vita. Non solo: sebbene i beni umanitari come le medicine, non rientrassero direttamente tra i beni colpiti dalle sanzioni, l’impatto sulle transazioni finanziarie ha praticamente bloccato le attività delle organizzazioni umanitarie.

In Iran circola un gioco di parole: “Mushak hast, pushak nist”, “Missili ne abbiamo, pannolini no”.  Gli iraniani hanno dimostrato sempre di sapersi adattare alle situazioni più critiche. E questa sembra davvero esserlo.

Leggi anche il Focus ISPI: Iran: tornano le sanzioni sul petrolio, quali conseguenze?

 

Corso di lingua e letteratura persiana a Roma

L’istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività didattiche, organizza il 43° corso di lingua e letteratura persiana. Un ciclo di 12 lezioni presso  l’Istituto Culturale dell’Iran  con il rilascio di certificato. Il corso, tenuto da docente madre lingua, si svolgerà da sabato 6 ottobre  2018  e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00  10.30  e 12.00.

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esame  è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore al 80% del monte ore totali.  Il termine ultimo per iscriversi è 5 ottobre 2018 .

Il costo del corso è di 100 euro da versare presso l’Istituto entro la prima lezione.

N.B.
Il giorno 6 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 10.00 presso la sede dell’istituto Culturale in Via Maria Pezzè Pascolato, 9.

Per iscriversi clicca qui.

Attacco terroristico a parata militare ad Ahwaz

Ventinove morti e decine di feriti. Questo il bilancio dell’attentato terroristico compiuto il 22 settembre 2018 contro una parata militare nella città iraniana di Ahwaz, capoluogo della provincia sud occidentale del Khuzestan, ricca di petrolio, a maggioranza araba e teatro negli ultimi mesi di numerose proteste contro il governo di Teheran. Tra le vittime, dodici pasdaran, un giornalista e civili che assistevano alla parata.

L’attacco è stati rivendicato inizialmente dal gruppo al-Ahvaziya – legato all’Arabia Saudita – e poi dall’Isis. Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha scritto in un tweet:

“Terroristi reclutati, addestrati, armati e pagati da un regime straniero hanno attaccato Ahvaz. Fra le vittime, bambini e giornalisti. L’Iran ritiene responsabili gli sponsor regionali del terrore e i loro padroni statunitensi per attacchi come questo. L’Iran risponderà celermente e in modo decisivo in difesa delle vite iraniane”.

La data e il luogo

Il 22 settembre è la ricorrenza dell’attacco di Saddam che diede vita alla lunga guerra tra Iran e Iraq (1980-88), quella che gli iraniani ricordano come guerra imposta. L’attentato è stato sferrato in un’occasione altamente simbolica: nel 1980 fu l’inizio dell’aggressione alla Repubblica islamica nata appena un anno prima e l’Iraq attaccò proprio il Khuzestan, sperando in un sostegno da parte della popolazione di etnia araba, che invece si schierò con il governo centrale contro l’invasore. Non che la provincia non abbia vissuto momenti di tensione a causa dei movimenti indipendentisti. Come ricorda Siavush Randjbar-Daemi in in un tweet, il momento più critico fu l’estate del 1979, quando il governo rivoluzionario faticò non poco a reprimere i movimenti autonomisti armati.

Il momento attuale

Sebbene non sia ancora chiaro chi abbia deciso questo attentato, è evidente il suo messaggio di sfida aperta alla Repubblica islamica. Colpire i pasdaran in un’occasione come la celebrazione della guerra con l’Iraq è un’azione quasi ridondante di aspetti simbolici.

L’Iran, dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, è oggettivamente sotto assedio. Sia dal punto di vista dialettico, sia da quello economico. Le nuove sanzioni che scatteranno il 4 novembre saranno un ulteriore colpo alla già traballante economia iraniana e le minacce di regime change avanzate da Usa, Israele e Arabia Saudita negli ultimi mesi, sembrano aver trovato nell’attacco di oggi un primo, tragico tentativo di applicazione.

Come è naturale attendersi, non ci saranno dimostrazioni di solidarietà internazionale nei confronti di Teheran. Magari qualcuno non parlerà di terrorismo, ma di “attacco ai pasdaran”, quasi a sminuirne la gravità. Oltre a ricordare che tra le vittime ci sono civili e anche bambini, è doveroso precisare che i ranghi delle “guardie della rivoluzione” sono in maggior parte costituiti da giovani militari di leva, che sono stati assegnati a quel corpo.

Se non si parte da questi presupposti, non si capisce la gravità dell’accaduto e di cosa questo attacco rappresenti per l’Iran nel suo intero, non solo per i suoi leader politici.

Zone di libero scambio in Iran: cosa sono

Zone di libero scambio in Iran: cosa sono

Esistono varie forme di entità aziendali che possono essere registrate ai sensi delle leggi dell’Iran. E’ quindi necessario scegliere la struttura legale appropriata che meglio si adatta alle intenzioni di business.

Il primo passo necessario per avviare una qualsiasi forma di attività in Iran è registrare legalmente l’entità commerciale, la sede e la filiale della vostra società presso il Dipartimento del registro generale.

Se cercate di una situazione più facile per investire in Iran,vi raccomandiamo le zone di libero scambio.

Queste zone sono create per facilitare le procedure di infrastrutture , crescita economica e attività commerciali attraverso concessioni speciali, ad esempio l’esenzione dei dazi di importazione delle merci , l’assenza di imposte e la presenza di una normative in materia più leggera.

Altre tipi di concessioni sono:

  1. Esenzioni fiscali per 20 anni
  2. Nessuno tipo di restrizione per i partner commerciali esteri.
  3. Non è necessario il visto per entrare e uscire da queste zone.

 

Insomma, queste zone sono ottime aree per gli stranieri nonché un’eccellente opportunità per gli investitori esteri.

Nello specifico le zone di libero scambio sono : Kish, Qeshm, Arvand, Aras, Chabahar, Anzali.

 

È bene sapere che a Chabahar gli investitori esteri possono assumere operai e impiegati esteri per una quota massima pari al 10% del numero totale di tutti gli operai e gli impiegati.

Seguiranno a breve altri articoli sulle zone di libero scampio.

 

Per essere in contatto con il nostro studio e per maggiori informazioni, contattateci attraverso la e-mail : m.perperook@yahoo.com

Studio legale Armani

Come uno straniero può aprire un’impresa in Iran

Eravate a conoscenza del fatto che uno straniero può essere proprietario al 100% di una società iraniana? L’Iran offre alle imprese e alle società estere, specialmente quelle italiane, la possibilità di registrare una società indipendente in Iran invece di avere qui la sede delle loro imprese.

In che modo ? Perché?

Perché le imprese estere devono sottoscrivere un impegno giudiziario con il governo della Repubblica Islamica dell’Iran in cui devono dare il permesso di dissoluzione unilaterale della loro sede in Iran.

Allora perché tanti problemi quando è possibile registrare una società joint venture con la proprietà completa (al 100%) di uno straniero?

Eravate al corrente, inoltre, che potete usare il nome della vostra società qui in Iran?

È bene sapere che è possibile stabilire la sede (o anche più sedi ) legale della vostra società in Iran in tempi molto brevi.

La procedura può essere svolta in due modi:
1. In esclusiva
2. in convenzione.

Secondo la legge n.3 del registro delle imprese, l’attività delle società estere dipende dal suo stato legale nel paese d’origine e dalla registrazione nell’ufficio del registro in Iran. Quindi la legalità della società deve essere verificata (confermata) nel paese d’origine. Se qualcuno vuole registrarsi in Iran, deve attenersi alle regole sottoscritte; da notare che, in base alla legge n.4, articolo B, non c’è nessuna restrizione nella percentuale di contributo dell’investitore straniero.
Gli investitori stranieri possono registrare una società iraniana e le quote appartengono al 100% agli azionisti stranieri.

PS.

L’investitore straniero è quella persona giuridica, non iraniana, e/o che utilizza capitale di provenienza estera, a cui è stato concesso il permesso di investimento secondo la clausola numero 6

Per informazioni contattare “Studio legale Armani” M.perperook@yahoo.com

Iran: finalmente le donne allo stadio

Teheran, 12 giugno – Il comune di Teheran ha annunciato che in occasione delle partite dell’Iran ai Mondiali di Russia 2018, lo stadio Azadi’ di Teheran accogliera’ “le famiglie” che vorranno assistere alle partite.

E’ la prima volta che le donne iraniane vengono ufficialmente ammesse negli stadi di calcio, dopo anni di tacita lotta per ottenere questo diritto; negli ultimi due anni, tutti i divieti esistenti dal 1979, anno della rivoluzione islamica, sulla presenza delle donne nei luoghi sportivi, sono stati rimossi uno dopo l’altro.

Nel 2016 la FIVB, la federazione internazionale di volley ha minacciato l’esclusione dell’Iran dalle competizioni mondiali e per questo le donne hanno infine avuto il permesso di entrare nei palazzetti dello sport; da allora, quindi, possono assistere ai match di pallavvolo, basket o altri sport, ma l’unico divieto rimasto era il calcio. Negli ultimi mesi le 17 donne del parlamento iraniano avevano incontrato piu’ volte gli ayatollah nella citta’ santa di Qom dichiarando che “le donne di Teheran vogliono entrare negli stadi”.

Il messaggio politico

Non si sa in quale maniera e come sia arrivato alla fine il via libera, ma la notizia dell’ammissione delle donne allo stadio Azadi’, il piu’ grande dell’Iran con una capienza di 100 mila spettatori, dove il comune ha organizzato un maxi-schermo e cerimonie di intrattenimento in occasione delle partite dell’Iran ai Mondiali, e’ una notizia che scuote la patria dei persiani e soprattutto mette a segno un trionfo per il governo riformista di Hassan Rohani, oggi in difficolta’ per via del ritiro unilaterale di Donald Trump dall’accordo nucleare, reso pubblico l’8 maggio scorso, che ha indotto molte societa’ occidentali a interrompere i rapporti d’affari con Teheran per paura delle ritorsioni e delle sanzioni statunitensi; un qualcosa che ha intaccato parecchio il prestigio dei riformisti che invece avevano sostenuto, davanti all’elettorato, l’idea che “gli Stati Uniti” fossero un’interlocutore affidabile con cui poter firmare un accordo.

Hassan Rohani, ora, puo’ almeno sostenere di aver mantenuto perlomeno la promessa di “piu’ libertà per donne e giovani” e quella della “realizzazione dei diritti civili”.

 

Un mondiale nel segno delle donne

L’Iran esordira’ ai Mondiali col Marocco, venerdi alle ore 17 e oltre ai nordafricani ha nel gruppo Spagna e Portogallo. Il Team Melli’ (questo il nome della squadra in persiano), non ha tante chance per qualificarsi, ma a Teheran ci saranno sicuramente tantissime ragazze (l’eta’ media degli iraniani e’ di 30 anni) che per la prima volta metteranno piede in uno stadio e vivranno l’emozione di vedere una partita; per ora sul maxi-schermo, ma d’ora in poi, anche nel campo da gioco.

Chi era Ruhollah Khomeini

Era il 4 giugno 1989, lo stesso giorno del massacro di Tien An Men. A Teheran si consumava quello che molti definirono l’ultimo atto della rivoluzione iraniana. La morte dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica, è l’atto conclusivo di un processo rivoluzionario iniziato dieci anni prima, culminato con la cacciata dello scià Reza Pahlevi e la proclamazione della repubblica. I funerali di Khomeini, a cui partecipano almeno tre milioni di persone, sono l’ultimo grande evento di massa, l’ultimo grande atto della rivoluzione. Parafrasando Enrico Berlinguer, potremmo dire che quel giorno la rivoluzione iraniana “esaurisce la sua spinta propulsiva”. E il Paese entra in una fase storica diversa. La Storia si diverte a volte a giocare con i numeri: nel 1979 la rivoluzione, nel 1989 la morte di Khoemeini, nel 1999 la rivolta degli studenti, nel 2009 l’apertura di Obama e le elezioni presidenziali quanto mai importanti. Ma chi era Khomeini? Che importanza ha nella storia dell’Iran e del Medio Oriente? Qual è stato il suo contributo al pensiero politico islamico?

 Che rivoluzione è stata?

 A pensarci bene, quella iraniana è una rivoluzione ben strana, avvenuta contro l’apparente logica politica, come la rivoluzione comunista. Marx l’aveva profetizzata per i Paesi industrializzati, come Germania e Inghilterra, e invece si realizzò in Russia e in Cina, economicamente sottosviluppate. Lo stesso paradosso l’ha fatto registrare la rivoluzione islamica, la quale è avvenuta in Iran e non nei Paesi in cui sono nati i primi movimenti islamisti sunniti (Pakistan o Egitto), che hanno teorizzato per primi la creazione di uno stato islamico. Proprio nell’Iran, dove la tradizione sciita non prevede affatto che il clero prenda in mano le redini della politica. La teologia sciita afferma, già dalla fine del IX secolo, che la ricomposizione tra politica e religione sia affidata al Mahdi, il dodicesimo Imam nascosto che tornerà alla fine dei tempi per riportare l’ordine di Dio in terra. Fino ad allora religione e politica devono restare separate e non spetta certo al clero sciita chiedere o realizzare uno Stato islamico. In questo contesto il pensiero di Khomeini e i suoi sviluppi dopo il 1979 sono una novità sconvolgente, per il pensiero sciita. Sono tanti gli ayatollah che prendono le distanze da lui e lo criticano anche aspramente. Tra questi, Al Sistani, oggi punto di riferimento per milioni di sciiti iracheni. Non a caso Renzo Guolo definisce quella iraniana una “rivoluzione contro la tradizione religiosa”, che si realizza anche perché in Iran il clero è l’unica forza organizzata in grado prima di resistere e poi di sostituire la macchina repressiva dei Pahlavi. Ma resterà una rivoluzione più “sciita” che “islamica” e irrimediabilmente circoscritta all’Iran, malgrado gli sforzi di Khomeini di esportarla nei Paesi arabi.

L’impasto ideologico

Khomeini elabora la sua ideologia politica (la cosiddetta velayat e-faqih, letteralmente ”governo del giureconsulto”), attraverso diciassette lezioni nella moschea del bazar della città irachena di Najaf. Queste lezioni saranno raccolte in un libro intitolato La tutela del giureconsulto: il governo islamico.

I suoi discorsi – registrati su audiocassette – entrano clandestinamente in Iran e infiammano l’opposizione islamica. Sono tanti gli iraniani che si radunano in montagna, lontano degli occhi e dalle orecchie della Savak, la terribile polizia segreta dello scià, per ascoltare i suoi sermoni. Ma in molti credono che Khomeini avrà un ruolo marginale: una volta caduto lo scià, si ritirerà a vita privata, avrà un ruolo meramente religioso. Che le cose sarebbero andate diversamente lo si capisce un po’ alla volta. Certi atteggiamenti lasciano comunque il segno.

L’1 febbraio 1979, sull’aereo che lo riporta in Iran dopo 15 anni di esilio impostogli dallo scià, un giornalista gli chiede cosa prova a tornare in patria. “Hich”, “Niente”, è la glaciale risposta. È il destino di Dio che si compie, non c’è nessuno spazio per i sentimenti dei singoli, sembra voler dire. Sta di fatto che non pochi iraniani rimangono sbalorditi da quella battuta. E anche un po’ offesi. Un’amica, poco più che bambina nel 1979, ricorda ancora oggi: “La gente era morta nelle strade inneggiando a lui, all’aeroporto di Merabad lo aspettavano 4 milioni di persone. E quando gli chiedono cosa prova, lui risponde “niente”! Chissà, forse avremmo dovuto capire allora come sarebbe andato tutto quanto”. Quello stesso giorno Khomeini si reca in visita al cimitero di Beheshte Zahra e promette: “Man tu dahan-e in dolat mizanam (Io prendo a schiaffi questo governo)”.

E poi annuncia:

“Il diritto appartiene al popolo e il governo non ha il diritto di mantenerlo sotto la sua tutela: ma fino ad oggi è così che il popolo è stato trattato dallo scià e dal suo governo, violando le leggi internazionali. Per questo noi non riconosciamo la sua legittimità! “.

Slogan e obiettivi

“Ashura è sempre. Kerbala è ovunque”, amava ripetere Khomeini. Ashura e Kerbala, il tempo e il luogo del martirio dell’imam Hussein, figura chiave dello sciismo. Come dire: per il martirio è sempre il momento giusto. Ma la frase non è sua. Il fondatore della Repubblica islamica riprese una massima di Ali Shariati, filosofo iraniano poco conosciuto in Occidente. Avversario dello scià, formatosi nella Parigi del secondo dopoguerra, Shariati vedeva nello sciismo un movimento rivoluzionario marxista e terzomondista. Alcuni studiosi hanno accostato il suo “sciismo rosso” (che lui stesso distingueva dallo “sciismo nero” dei Safavidi) alla teologia della liberazione che proprio in quegli anni agitava il mondo cattolico. Shariati muore nel 1977, probabilmente ucciso dai sicari dello scià, e non fa in tempo a vedere la rivoluzione iraniana. Ma Khomeini attingerà a piene mani dal suo bagaglio ideologico, conquistandosi – almeno all’inizio – le simpatie della sinistra di tutto il mondo. I primi discorsi di Khomeini da leader della rivoluzione sono prettamente politici, non religiosi. Parla dei bisogni materiali del popolo, promette di dare l’acqua e la luce gratis a tutti. I suoi toni diverranno apocalittici soltanto dopo, nei terribili anni della guerra contro l’Iraq. Allora arriverà a dire che “la rivoluzione non è stata fatta certo per abbassare il prezzo dei pomodori “, ma per redimere il mondo. Visioni profetiche e questioni profane: va tenuto presente che il clero si impone in virtù non solo di un’organizzazione capillare, ma anche di un’enorme disponibilità economica. Nello sciismo, infatti, il fedele può scegliere una propria guida religiosa (marja’ al taqlid, “fonte di imitazione”) a cui devolvere anche il proprio sostegno economico. Khomeini, fin dal suo primo esilio in Turchia, accumulò un’autentica fortuna (valutabile in milioni di euro) proprio dalla sua rapida affermazione presso i bazarì, i commercianti benestanti. Che sono uno dei pilastri della società iraniana, oggi come ieri. Non c’è passaggio storico nella storia recente che avvenga senza l’approvazione dei bazarì. La rivoluzione del 1979 non fu opera soltanto di studenti, intellettuali e mullah. Il bazar ebbe un ruolo chiave nel cambio di regime e ha oggi un ruolo altrettanto decisivo nel mantenimento dello status quo.

Il leader

Khomeini è stato senza dubbio un comunicatore abilissimo. La tv iraniana manda ancora oggi in onda i suoi lunghissimi discorsi, intervallati da pause lunghissime e cariche di tensione. Dopo di lui la Repubblica islamica non è stata più la stessa cosa anche perché non c’è stato un leader altrettanto abile e carismatico. Sotto la sua influenza si è formato un’intera generazione di pasdaran, di “uomini nuovi”, fedeli alla Repubblica islamica più che alla famiglia di origine. Quella generazione ha oggi cinquant’anni e con Ahmadinejad ha conquistato i vertici del potere politico per la prima volta. Ma è una generazione orfana, senza un vero capo e quindi destinata a combattersi e a dividersi. Anche perché il mondo intorno non è più quello dell’epoca di Khomeini. Che – a suo modo – aveva previsto il grande cambiamento. L’ 1 gennaio 1989, pochi mesi prima di morire, scrive una lettera al segretario del Partito comunista sovietico Mikhail Gorbaciov in cui annuncia l’imminente crollo del comunismo e l’ascesa dell’Islam come pensiero politico negli anni Novanta. Se da leader Khomeini è apocalittico, da uomo politico è molto più pragmatico. Tuona contro Israele, ma durante la guerra con l’Iraq accetta volentieri la collaborazione di Tel Aviv. Che fornisce armi, informazioni e assistenza tecnica (circa 1.300 consiglieri).

 L’eredità

Cosa rimane di Khomeini? Chi arriva oggi a Teheran sbarca nel grande e modernissimo aeroporto a lui intitolato e vede ovunque sue immagini, negli uffici, nei murales. Ma quello che è avvenuto in Iran dopo di lui è frutto di dinamiche spesso contrapposte e in genere poco conosciute all’esterno. Nel 1988 si è conclusa l’immane e inutile strage della guerra con l’Iraq e sono stati liquidati migliaia di oppositori interni in carcere da anni. L’Iran dei primi anni Novanta è stremato da dieci anni di guerra e lotte interne. Cerca stabilità, punta alla ricostruzione. Da allora, alla presidenza si sono succeduti il pragmatico Rafsanjani, abile ad accumulare un patrimonio personale enorme, il timido riformista Khatami, l’incendiario ex pasdaran Ahmadinejad. Ma a comandare davvero è sempre la Guida Suprema Khamenei, succeduto a Khomeini nel 1989 e vero monarca col turbante. Come dicono alcuni, l’Iran è il Paese musulmano in cui si vota di più e si cambia di meno. Prevale sempre la logica del clan, non il senso dello Stato. Chi “è dei nostri” (khodi) decide, chi no (kheir-e khodi) subisce. Il concetto di “società civile”, entrato nel dibattito politico con Khatami, è ancora poco applicabile al contesto iraniano.

Il 70 per cento degli iraniani ha meno di 30 anni ed è quindi nato dopo la Rivoluzione. Khomeini è un’icona da celebrare in pubblico o disprezzare in privato. La Repubblica islamica sopravvive da quasi trent’anni al suo fondatore e per il momento non si intuiscono trasformazioni profonde e immediate. Khomeini è senza dubbio una figura tragica e forse sottovalutata a livello storico. Capace di crimini terribili e di intuizioni politiche notevole. Riflettere su Khomeini può essere utile per cercare di capire l’Iran e il ruolo che ha e avrà nel quadro geopolitico e culturale dei prossimi anni.

Cuore di Tenebra, trasmissione di Radio 3. Puntata del 21 maggio 2011 dedicata alla figura di Khomeini.  Antonella Ferrera ricostruisce la vita del fondatore della Repubblica islamica iraniana, anche attraverso un’intervista ad Antonello Sacchetti divisa in più parti.

Per ascoltare la puntata: Radio3 – Cuore di tenebra

Viaggio in Iran dal 7 al 19 settembre 2018

Iran: l’Impero della Mente”, come lo chiamo’ lo studioso inglese Micheal Axworthy, nella sua celebre opera Empire of Mind (tradotta in italiano con il titolo “Breve storia dell’Iran”, Einaudi).

Viaggio in Iran dal 7 al 19 settembre 2018

Non solo le città del tour classico, ovvero Teheran, Shiraz, Yazd e Isfahan, ma anche lo spettacolare deserto di Lut, i castelli della regione del Kerman, e la natura impervia dell’est dell’Iran, in un mix di storia, natura e sapori.

Con chi

Con Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

Quando

Dal  7 al 19 settembre 2018.

 

ATTENZIONE: SOLO 6 POSTI DISPONIBILI

 

GIORNO DATA ITINERARIO MEZZO DI TRASPORTO
1 Venerdi

07/09/2018

§ Aereo

Italia – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran

Aereo + Bus

 

2 Sabato

08/09/2018

 

§ Visita di Teheran citta’

§ Museo Archeologico nazionale (parte antica e parte islamica)

§ Museo dei Gioielli

§ Ponte della natura oppure Ambasciata Usa

§ Cena a Darband

§ Pernottamento a Teheran

Bus+Aereo+Bus
3 Domenica

09/09/2018

  • Volo per Shiraz

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale
Bus + a piedi

 

4  Lunedi

10/09/2018

  • Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli
  • Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Moschea Re delle Lampade
  • Pernottamento a Shiraz
Bus + a piedi

 

5 Martedi

11/09/2018

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Visita a Palazzo di Bahram a Sarvestan
  • Visita a moschea del venerdi di Neyriz
  • Pernottamento a Kerman
Bus + a piedi

 

6 Mercoledi

12/09/2018

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde di Mahan
  • Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan
  • Arrivo a Shahdad
  • Cena nel deserto di Lut con astronomo
  • Pernottamento in casa tradizionale a Shahdad
Bus + a piedi

 

7 Giovedi

13/09/2018

§  Partenza da Shahdad per caravanserraglio Zineddin

§  Visita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)

§  Cena in caravanserraglio

§  Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo

§  Ballo del legno dei beluci

§  Pernottamento nel caravanserraglio

Bus + a piedi

 

8 Venerdi

14/09/2018

§  Giro di Yazd

§  Torri del Silenzio

§  Passeggiata in quartiere antico

§  Prigione Alessandro

§  Cupola 12 Imam

§  Pranzo

§  Presentazione sui tappeti

§  Museo dell’acqua

§  Piazza Amir Chakhmaq 

§  Cena

§  Pernottamento a Yazd            

Bus + a piedi

 

9 Sabato

15/09/2018

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Moschea di Fahraj
  • Castello Narin di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan
Bus + a piedi

 

 

10 Domenica

16/09/2018

§ Isfahan

§ Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§ Moschea dello Scia’

§ Tempo libero bazaar

§ Visita palazzo delle 40 colonne

§ Cena e pernottamento a Isfahan

Bus+ a piedi
11 Lunedi

17/09/2018

 

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo

§ Pernottamento a Isfahan

Bus+ a piedi
12 Martedi

18/09/2018

 

§ Isfahan-Kashan-Qom-Ibis

§ Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh

§ Visita a giardino Fin di Kashan

§ Visita a casa Tabatabee di Kashan

§ Visita a Qom

§ Cena in albergo Ibis

§ Pernottamento presso albergo Ibis

Bus+ a piedi
13 Mercoledi

19/09/2018

 

 

§ Volo per l’Italia da aeroporto IKIA Aereo

 

 

QUOTA INDIVIDUALE: 2.850 EURO

SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA: 270 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 5 AGOSTO 

La quota comprende

• tariffe aeree per i voli internazionali

• spese consolari

• assicurazione medico, bagaglio

• tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

• accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

•  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

• colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario

• trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata

• guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

• tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

• un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

• assicurazione annullamento viaggio

• tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

• mance alla guida e all’autista

• tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

Servizi speciali

  • Durante il trasferimento Kashan-Teheran, sul tragitto, qualora sia richiesto, l’agenzia organizza durante la visita al mausoleo di Qom, anche un incontro con un influente religioso iraniano sciita, in grado di parlare l’italiano. L’incontro e’ risultato, nelle nostre esperienze precedenti, un’importante occasione di dibattito e di conoscenza per i partecipanti.
  • Durante i trasferimenti tra citta’, dibattiti culturali su argomenti come la religione islamica, la mitologia e la letteratura persiana, la societa’ iraniana odierna.
  • L’agenzia consiglia l’uso dell’astronomo nel caravanserraglio di Zineddin, che e’ a pagamento ma e’ un’emozione unica, (se non ci sono nubi) soprattutto perche’ l’agenzia lavora con uno dei migliori dell’Iran, il pluripremiato dottor Reza Tamehri.
  • A Yazd l’agenzia organizza di solito per i gruppi una presentazione sul tappeto persiano di 20-30 minuti, assolutamente free, anche per ottenere conoscenza dell’arte del tappeto, delle localita’ piu’ famose, delle tecniche e del significato dei disegni.
  • L’agenzia, qualora richiesto, fornisce assistenza per il cambio della valuta, effettuandolo durante il tragitto per mezzo della guida ad un rate anche piu’ favorevole di quello ufficiale. Cio’ permette ai membri del gruppo di ricambiare in euro i rial che eventualmente avanzassero, alla fine del viaggio.
  • Le guide dell’agenzia, qualora richiesto, forniscono assistenza per gli acquisti, soprattutto nel bazaar di Isfahan.
  • Qualora richiesto, l’agenzia e’ in grado di procurare sim iraniane con connessione internet per coloro che vogliano averlo 24h su 24.
  • In alternativa l’agenzia puo’ dotare di router il bus, il pulmino o la vettura del gruppo, per avere internet durante i trasferimenti. (servizio a pagamento)
  • Si ricorda che tutti gli alberghi scelti durante il viaggio hanno un’ottima connessione internet.
  • Qualora richiesto, l’agenzia puo’ offrire pernottamenti in case tradizionali invece che alberghi, soprattutto nella citta’ di Yazd.

 

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