Hafez poeta universale

Hafez poeta universale

Incontro internazionale in occasione della giornata nazionale di Hafez in Iran. Video e podcast della diretta del 12 ottobre 2021

Diretta in collaborazione con l’Istituto Culturale dell’Iran a Roma.

Mohammad Taghi Amini, Direttore Istituto Culturale dell’Iran a Roma

Iman Mansub Basiri, docente di Letteratura Italiana presso l’Università di Tehran

Stefano Pellò, docente di lingua e Letteratura Persiana presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia

Trenta racconti

Trenta racconti dallo scrigno della letteratura antica persiana

Dallo scrigno della letteratura antica persiana. Video e podcast della diretta realizzata con Negah e Istituto Culturale dell’Iran a Roma il 18 settembre 2021 in occasione della Giornata Nazionale della Poesia e Letteratura Persiana

Sostieni la quarta stagione

Conversazioni sull'Iran - Quarta stagione

A settembre iniziano le nuove Conversazioni sull’Iran. Ecco come aiutarci attraverso il nuovo progetto di crowdfunding

niziate nell’ormai lontano aprile 2020, le “Conversazioni sull’Iran” sono divenute nel tempo una realtà che ha superato la fase sperimentale iniziata nel primo lockdown.

Dopo la prima incoraggiante stagione (aprile-luglio 2020), la seconda (settembre – dicembre 2020) si è conclusa con una Notte di Poesia per Shabe Yalda (21 dicembre) che ha visto la partecipazione di migliaia di spettatori per oltre 4 ore di diretta.

La terza stagione, iniziata il 10 gennaio 2021 e terminata a fine luglio, ha contato ben 75 episodi. Il Primo Stream Festival di Nowruz (18 – 20 marzo) è stato un successo clamoroso che contiamo di bissare il prossimo anno.

All’interno della terza stagione abbiamo dedicato molto spazio alle elezioni presidenziali che si sono tenute il 18 giugno, senza mai trascurare l’interesse per la cultura, la storia e l’arte della Persia.

Interesse che personalmente coltivo dal 2005 e che mi ha portato a scrivere sei libri, tutti per Infinito Edizioni, a creare un blog – Diruz – interamente dedicato all’Iran e anche a organizzare in passato viaggi in questo Paese affascinante e troppo spesso sottovalutato.

Le dirette sono trasmesse in simultanea su Facebook YouTube, Twitter, LinkedIn e Twitch. I podcast sono distribuiti su tutte le principali pattaforme, da Spotify Apple Podcast .

La campagna di crowdfunding punta a copire le spese per l’abbonamento a Streamyard , e ad altri software necessari a una migliore resa tecnica del progetto. Inoltre, per ampliare la partecipazione, abbiamo bisogno fondi per una campagna pubblicitaria e per tutti gli strumenti che possano rendere sempre più interessanti le nostre dirette.

Qui trovate l’archivio video e audio di tutte le quasi duecento conversazioni trasmesse online: https://www.diruz.it/conversazioni-sulliran/

Il modo migliore per seguirci è iscriversi al mio canale YouTube o seguirici su questa pagina: https://www.diruz.it/diruz-in-diretta/

Grazie per quello che potrai donarci!

Ecco il link: https://sostieni.link/29353

Nowruz Stream Festival

Capodanno Persiano 1400. Dal 18 al 20 marzo 2021, “Lo sguardo oltre”, prima edizione organizzata da Diruz, Negah e Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica di Iran a Roma

Rivivi le tre giornate di Festival con i video e il podcast.

PROGRAMMA NOWRUZ STREAM FESTIVAL (PDF)

Acqua e fuoco

Siamo tutti sulla stessa barca

 تر و خشک با هم میسوزند

[Tar o khoshk ba ham misoozand]

Il proverbio italiano compare già nella lingua latina con la formula In eadem navi sum, attestata anche dall’utilizzo nella lingua scritta, seppur con qualche variante a livello semantico, da Cicerone, Livio e Aristeneto.

Nella lingua italiana invece, sia nella lingua scritta che parlata, il suo significato è univoco. Questa espressione viene, difatti, utilizzata per riferirsi ad una condizione condivisa, solitamente negativa, che accomuna un gruppo di persone.

Il riferimento figurato prende origine dal contesto marittimo in cui un gruppo di naviganti, trovandosi sulla stessa barca, condivide lo stesso destino e la stessa condizione; nel bene e nel male, qualunque cosa accada riguarda tutti loro, indistintamente.

Questo proverbio esorta a non commettere azioni sciocche oppure dannose nei confronti di terzi, proprio perché si è sulla stessa barca e quell’azione negativa potrebbe danneggiare gli altri e sé stessi. Inoltre, nell’uso comune, tale espressione è spesso utilizzata per esprimere solidarietà riguardo una situazione comune.

E in persiano? Il proverbio persiano esprime il concetto in maniera differente. Difatti, Tar o khoshk ba ham misoozand letteralmente significa [i rami] secchi o vivi bruciano insieme e non vi è alcun riferimento al contesto marittimo né ad un gruppo di persone.

Tale espressione è il sunto di una vecchia storia che risale alla dinastia Seljuk, il cui elemento centrale è il fuoco. Si racconta che, circa 900 anni fa, Koohbanani, governatore di una zona di Kerman, in seguito alle oppressioni esercitate da parte del re sul popolo Ghaz, avesse invitato il loro capo a presentarsi al suo cospetto per stabilire un accordo. Una volta raggiunto l’accordo, però, il capo dei ribelli, insieme al suo esercito, uccise la gente del posto e distrusse palazzi e castelli. Tra questi, prese fuoco anche il castello di Guar e si narra che un poeta descrisse la scena dicendo:

از آتش کوبنان گوَر میسوزد …………………….. آتش که گرفته خشک و تر میسوزد

[az aatash kooobanaan gavar misoozad………………… aatash ke gerefte khosh o tar misoozad]

La traduzione letterale di questi versi sarebbe “A causa del fuoco di Koohbanani brucia Guar – vanno a fuoco le cose secche e le cose umide”, proprio come un incendio che rade tutto al suolo.

Dunque acqua e fuoco: il primo sorregge e il secondo mette in fuga; due utilizzi della lingua diametralmente opposti, eppure l’esortazione a non compiere atti che rechino danni ad altri e a sé stessi è identica, così come la sua morale; anche se frutto di due visioni opposte della collettività, come gli elementi protagonisti, in entrambe le lingue il richiamo morale e sociale è lo stesso.

(Foto: Mausoleo di Soltanyeh, Zanjan)

Rondini e fiori

Italia: Una rondine non fa primavera

Iran: با یک گل بهار نمیشود
[Baa yek ghol bahaar nemishavad]


Il proverbio italiano è la traccia di un più antico proverbio greco, noto come Μία χελιδὼν ἔαρ οὐ ποιεἶ, successivamente tradotto in latino con l’espressione Una hirundo non facit ver.


La locuzione greca compare per la prima volta nell’Etica Nicomachea di Aristotele con la seguente esplicazione: «Come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno».

Ciò a significare che un evento isolato non costituisce fatto certo e sicuro, sottolineando come da un singolo evento non si possa saltare subito a conclusioni. Questo proverbio esorta ad una più opportuna e solida analisi dei fatti e lo fa ricorrendo ad elementi naturali quali la primavera e la rondine, simbolo della stessa. Così, osservando il cielo in un bel giorno di fine marzo, ad esempio, potrebbe capitarci di intravedere una bella rondine e pensare che la primavera sia arrivata e, presi dall’entusiasmo, magari rientrare a casa pronti per fare il cambio di stagione nel nostro armadio ma…ecco che subito ci ricordiamo del nostro proverbio Una rondine non fa primavera!, appunto, che ci invita ad attendere ancora qualche giorno prima di estrarre soprabiti colorati e magliette a manica
corta!

E in persiano? Cosa succede? Quale detto popolare viene in soccorso in una calda giornata di fine marzo per evitare un improvviso raffreddore?
Il proverbio è quasi identico, ovvero Baa yek ghol bahaar nemishavad (Un fiore non fa primavera). Al posto della rondine vi è, quindi, il fiore a simboleggiare la mite stagione mentre gli altri rimandi linguistici, allegorici e culturali sono simili. Simili ma non identici.

Perché? Perché il fiore e non la rondine? A quanto pare essa rappresenta la caducità del tempo poiché la sua vita è di circa due anni, oltre a essere associata alla migrazione, e dunque è il fiore l’elemento naturale scelto per essere associato alla primavera, stagione particolarmente speciale per gli iraniani poiché il Noruz, ovvero il Capodanno persiano, si festeggia il giorno dell’equinozio di primavera; dunque, la primavera rappresenta per gli iraniani la gioia del nuovo inizio e la rondine non è opportuna come allegoria di un periodo dell’anno in cui tutto si rinnova, tutto si rigenera e la bellezza del Creato e del creare si fanno spazio.

Insomma, proverbi simili e morale identica. È proprio il caso di dire.. tutto il mondo è paese!

Alla scoperta dello Shahnameh

Quarto appuntamento con “Lettere persiane” insieme a Davood Abbasi. Si parla dello Shahnameh di Ferdowsi, il poema epico nazionale iraniano che intorno all’anno Mille segna la rinascita della lingua persiana. Diretta Facebook di sabato 18 aprile 2020.

Diretta Facebook del 18 aprile 2020

Il podcast della diretta del 18 aprile 2020

Lettere persiane/1

Sabato 28 marzo 2020 con Davood Abbasi in diretta Instagram da Teheran abbiamo “trasmesso” la prima di una serie di conversazioni che terremo ogni sabato alle ore 18 (italiane) per trascorrere insieme questa quarantena parlando di Iran. Ieri abbiamo affrontato le origini e le tradizioni del Noruz.

Sabato 4 aprile parleremo di poesia persiana contemporanea.

Seguiteci sugli account @anto_sacchetti e @persia_viaggi !

Ecco il video della prima puntata:

Lettere Persiane/1 Ieri con Davood Abbasi in diretta Instagram da Teheran abbiamo "trasmesso" la prima di una serie di conversazioni che terremo ogni sabato alle ore 18 (italiane) per trascorrere insieme questa quarantena parlando di Iran. Ieri abbiamo affrontato le origini e le tradizioni del Noruz. Sabato 4 aprile parleremo di poesia persiana contemporanea. Seguiteci sugli account @anto_sacchetti e @persia_viaggi !

Pubblicato da Antonello Sacchetti su Domenica 29 marzo 2020

In arrivo a Roma Kayhan Kalhor

Il maestro della musica classica persiana

Domenica 9 febbraio 2020 – ore 19

Teatro Greco

Via Ruggero Leoncavallo, 10

Arriva il 9 febbraio a Roma il musicista iraniano Kayhan Kalhor, maestro internazionalmente noto del kamantcheh, antico strumento a corda della tradizione persiana. L’artista si esibirà il 9 febbraio al Teatro Greco, alle 19, nell’ambito di una tournèe europea che passa anche per Venezia, Firenze e Milano. Con lui anche il percussionista Benham Samani, agli strumenti tombak e daf, in un concerto intessuto con l’arte dell’improvvisazione persiana, culmine di un processo che inizia con l’apprendimento del radif (struttura), un insieme di composizioni trasmesso da maestro ad allievo, e che giunge all’istante senza tempo (waqt) e allo stato di grazia (hāl), che tocca gli ascoltatori più attenti.

Solo pochi mesi fa Kalhor ha vinto in Finlandia l’ultimo di vari riconoscimenti internazionali, il Womex (World Music Expo), per aver portato la tradizione della musica classica persiana all’orecchio della gente in tutto il mondo, e per il suo continuo sforzo di innovare e creare nuovi linguaggi musicali. In quell’occasione aveva detto: “mentre salgono forze nel mondo che spingono per divisioni, confini e intolleranza, la musica ci porta a stare insieme e ci ricorda della comune umanità”. 

Il concerto è organizzato dall’Associazione culturale italo-iraniana Alefba in collaborazione con l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente Ismeo.

Per informazioni e prenotazioni: 347 351 1465

Nato a Teheran nel 1963 in una famiglia curda, Kahlor cominciò a studiare musica a sette anni, approfondendo non solo la tradizione classica persiana ma anche le influenze delle musica curda e turca. Nel 1978 si è trasferito a Roma per studiare la musica classica occidentale. Successivamente si è laureato alla Carleton University di  Ottawa, in Canada. Si è esibito all’estero come solista con varie ensemble e orchestre, fra cui la New York Philarmonic e l’Orchestra Nazionale di Lione. E’ cofondatore delle ensemble Dastan e Masters of Persian Music, e ha composto musiche per grandi cantanti iraniani come Mohammad Reza Shajarian e Shahram Nazeri. Fra le sue composizioni anche una per la colonna sonora di “Un’altra giovinezza” (2007) di Francis Ford Coppola. Ha partecipato al Yo-Yo Ma’s Silk Road Project, creato dal violoncellista americano Yo-Yo Ma per promuovere scambi artistici multiculturali e ispirato all’antica Via della Seta, con cui ha vinto un Grammy Award nel 2017 per l’album “Sing Me Home”. Nello stesso anno l’arte di creare e di suonare il kamantcheh é stata inserita tra i patrimoni immateriali dell’umanità dell’UNESCO. L’impiego di questo strumento spazia in campo  internazionale dalla musica tradizionale al nuovo underground global-local, abbracciando folk, jazz, culture locali e della diaspora,  suoni elettronici e urbani.

Corso di persiano a Roma

ATTENZIONE:il corso è rinviato a data da destinarsi a causa dell’emergenza Corona Virus.

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove un nuovo corso di lingua Persiana.

Tenuto da un’insegnante madrelingua, il corso si svolge il sabato presso la sede dell’Istituto a Roma in via Maria Pezzè Pascolato, 9 e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 72 ore divise in quattro livelli con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00, 10.30, 12.00 e 14.00 e avrà la durata di 12 settimane.

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta e una orale. L’ammissione agli esami è subordinata a una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali.

A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato il certificato firmato dall’Istituto Culturale dell’Iran.

Il corso inizia sabato 7 marzo con un incontro alle ore 10 in cui si valuterà il livello di conoscenza della lingua da parte dei corsisti.


Iscrizioni entro il 6  marzo al link: https://www.irancultura.it/46-corso-di-lingua-persiana/

Corso di lingua e letteratura persiana

L’istituto Culturale dell’Iran, nel quadro delle sue attività didattiche, organizza il 44° corso di lingua e letteratura persiana.

Il corso si articola in 12 lezioni presso la sede dell’Istituto Culturale a Roma, in Via Maria Pezzé Pascolato 9. Al termine del corso e superato l’esame, sarà rilasciato un certificato.

Il corso, tenuto da docente madre lingua, si svolgerà da sabato 23  febbraio 2019  e si articolerà in 18 ore di lezione per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00 – 10.30 – 12.00.

L’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta e una orale. L’ammissione all’esame  è subordinata a una presenza alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totale. 

Per iscriversi c’è tempo fino al 22  Febbraio 2019 .


Il costo del corso è di 100 Euro e potrà essere effettuato presso l’Istituto entro la prima lezione.


N.B. Il giorno 23 febbraio (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti interessati alle ore 10.00 presso la sede dell’istituto Culturale in Via Maria Pezzè Pascolato, 9.

Cliccare sul seguente link per l’iscrizione

Hossein Alizadeh in concerto a Roma

Domenica 27 gennaio alle ore 18 presso il Teatro Greco, in via Ruggero Leoncavallo 10

Musica Classica Persiana – Improvvisazione

Nella tradizione musicale persiana, improvvisazione, bedahe navazi, è  “la composizione in tempo reale” che costituisce uno dei suoi tratti stilistici più significativi.

Lungi dall’essere un esercizio virtuosistico e solipsistico, si pone al culmine del concetto di Musica proprio della cultura persiana: all’improvviso, è richiesta innanzitutto l’assoluta padronanza del radif, il repertorio tradizionale, trasmesso generazione in generazione.

A partire da questo, attraverso la creatività, la sensibilità, la memoria orale e la padronanza del proprio strumento, il musicista può giungere al proprio stile personale e inconfondibile che si manifesta nell’improvvisazione.

Quindi, ogni concerto diviene un’opera d’arte unica ed irripetibile che ci farà apprezzare lo stile e la potenza espressiva dei musicisti, nel contempo compositori/improvvisatori, uniti nelle forza mistico-estatica e nella luminosità della creazione spontanea.

Hossein Alizadeh, illustre maestro universalmente riconosciuto come uno dei più eminenti attuali compositori ed esecutori di musica tradizionale persiana, essendo punto di riferimento per le nuove generazioni di musicisti iraniani, ha registrato l’intero corpo del radif, sulle interpretazione di Mirza Abdullah per Tar e Setar; è stato direttore e solista dell’Orchestra Nazionale della Radio e Televisione Iraniana.

Ha debuttato in Europa con l’orchestra della Compagnia Bèjart Ballet  per il balletto Gulistan, di Maurice Bèjart. Più volte candidato ai Grammy Awards.

Nel Novembre 2014 gli è stata conferita la Legion d’Onore, alto riconoscimento dello Stato Francese, da lui gentilmente rifiutato con una nobile argomentazione.

Altri membri del gruppo sono Behnam Samani, Ali Boustani e Saba Alizadeh.

L’evento è stato organizzato dall’Associazione Culturale italo iraniana “Alefba”, con il prezioso contributo dell’ISMEO (Progetto MIUR “Studi e ricerche sulle culture dell’Asia e dell’Africa”) in collaborazione con Teatro Greco e vede la partecipazione onoraria del Gruppo Toranj (Casa dell’Arte Iraniana).

Programma:

Ore 18.00:

– Il benvenuto del Gruppo Toranj al Maestro Alizadeh con l’esecuzione di un brano del suo repertorio

– I° parte del concerto di improvvisazioni della musica classica persiana

– Intervallo

– II° Parte del concerto di improvvisazione della musica classica

Info & Prenotazioni:

info@alefba.it Bijan    3473511465 Ramtin 3519395335   Quota Socio Onorario         €. 25 Quota associativo                €. 20 Quota associativi Studenti   €. 15

Capodanno in Persia

Capodanno in Persia

Iran: l’Impero della Mente, come lo chiamò lo studioso inglese Micheal Axworthy, nella sua celebre opera Empire of Mind (tradotta in italiano con il titolo “Breve storia dell’Iran”, Einaudi). Non solo le città del tour classico, ovvero Teheran, Shiraz, Yazd e Isfahan, ma anche lo spettacolare deserto di Lut, i castelli della regione del Kerman, e la natura impervia dell’est dell’Iran, in un mix di storia, natura e sapori.

Quando

Dal 28 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019.

 

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Venerdi

28/12/2018

§ Aereo

Roma – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran in albergo

2 Sabato

 29/12/2018

§ Visita di Teheran citta’

§ Museo Archeologico nazionale (parte antica)

§ Palazzo Golestan

§ Museo dei Gioielli

§ Ponte della natura oppure Ambasciata Usa

§ Volo per Shiraz

§ Pernottamento a Shiraz

3 Domenica

 30/12/2018

  • Shiraz citta’

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale
4  Lunedi

31/12/2018 

  • Partenza per Persepoli
  • Visita di Persepoli
  • Visita tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Pernottamento a Shiraz
5 Martedi

01/01/2019

 

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Lago di Maharlu
  • Visita a palazzo di Bahram, presso Sarvestan
  • Moschea del venerdi di Neyriz
  • Pernottamento a Kerman
6 Mercoledi

02/01/2019 

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde’ di Mahan
  • Escursione nel deserto di Lut con astronomo (optional)
  • Escursione con 4 per 4 (optional)
  • Escursione normale nel deserto
  • Ritorno a Kerman
7 Giovedi

03/01/2019 

§  Partenza da Kerman per caravanserraglio ZINEDDIN

§  Escursione la mattina presto nel deserto con 4 per 4 (optional)

§  Visita di Fahraj

§  Arrivo a Caravanserraglio di Zeinoddin

§  Osservazione tramonto

§  Cena in caravanserraglio

§  Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo (optional)

§  Ballo del legno dei beluci

§  Pernottamento nel caravanserraglio

8 Venerdi

04/01/2019

 

§  Giro di Yazd

§  Torri del Silenzio

§  Tempio del fuoco zoroastriano

§  Passeggiata in quartiere antico

§  Prigione Alessandro

§  Cupola 12 Imam

§  Pranzo

§  Presentazione sui tappeti

§  Museo dell’acqua

§  Piazza Amir Chakhmaq 

§  Cena

§  Pernottamento a Yazd 

9 Sabato

05/01/2019

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Piccionaia di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Pranzo
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan 
10 Domenica

06/01/2019

 

§ Isfahan

§ Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§ Moschea dello Scia’

§ Tempo libero bazaar

§ Visita palazzo delle 40 colonne

§ Cena e pernottamento a Isfahan  

11 Lunedi

07/01/2019

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo

§ Pernottamento a Isfahan  

12 Martedi

 08/01/2019

§ Isfahan-Kashan-Qom-Ibis

§ Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh

§ Visita a giardino Fin di Kashan

§ Visita a casa Tabatabee di Kashan

§ Visita a Qom

§ Cena in albergo Ibis

§ Pernottamento presso albergo Ibis

13 Mercoledi

09/01/2019

 

§ Volo per Roma da aeroporto IKIA

 

QUOTA INDIVIDUALE: 2.850 EURO

SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA: 270 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 30 NOVEMBRE

SALDO ENTRO IL 15 DICEMBRE  

La quota comprende

• tariffe aeree per i voli internazionali

• spese consolari

• assicurazione medico, bagaglio

• tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

• accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

•  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

• colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario

• trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata

• guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

• tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

• un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

• assicurazione annullamento viaggio

• tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

• mance alla guida e all’autista

• tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

Per informazioni e per il programma dettagliato: 

Antonello Sacchetti

antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Corso di lingua e letteratura persiana a Roma

L’istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività didattiche, organizza il 43° corso di lingua e letteratura persiana. Un ciclo di 12 lezioni presso  l’Istituto Culturale dell’Iran  con il rilascio di certificato. Il corso, tenuto da docente madre lingua, si svolgerà da sabato 6 ottobre  2018  e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00  10.30  e 12.00.

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esame  è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore al 80% del monte ore totali.  Il termine ultimo per iscriversi è 5 ottobre 2018 .

Il costo del corso è di 100 euro da versare presso l’Istituto entro la prima lezione.

N.B.
Il giorno 6 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 10.00 presso la sede dell’istituto Culturale in Via Maria Pezzè Pascolato, 9.

Per iscriversi clicca qui.

Scrivere a Teheran, tra arieti e lumache

Scrivere a Teheran, leggere a Teheran, vivere a Teheran. Farsi gli affari propri a Teheran e non rompere l’anima al mondo raccontando storie banali e noiose, a cui il lettore medio occidentale – e italiano, nel caso particolare – si avvicina soltanto per una nuova e malcelata forma di orientalismo. In virtù della quale mai e poi mai dirà che quel romanzo di quello scrittore iraniano era una gran rottura di scatole. E non lo dirà per un semplice motivo: perché quello scrittore è iraniano.

Ci sono andato giù pesante perché, diciamo la verità, nulla è peggiore della noia, in letteratura, almeno. E negli ultimi anni ho sviluppato una sorta di allergia a tanti libri made in Iran accolti con entusiasmo e curiosità e finiti invece nello scaffale delle letture trascurabili.

Qualcosa però è cambiato perché sta emergendo una nuova generazione di narratori persiani, che, senza rinunciare alla propria identità culturale, sta finalmente scrivendo qualcosa di nuovo, di interessante. Almeno tra i libri tradotti in italiano, un primo squillo di tromba lo aveva dato Nasim Marashi con L’autunno è l’ultima stagione dell’anno.

Un anno fa lo salutai come

il primo romanzo della nuova letteratura persiana. Cioè, quanto di più simile alla forma romanzo classica, così come la intende un lettore medio di un Paese occidentale. Quale si considera appunto chi scrive questa recensione.

Con questo non sto dicendo che arriva a compimento un processo di imitazione di canoni letterari occidentali. Sarebbe riduttivo e anche offensivo. Dico semplicemente che questo romanzo è il prodotto di una nuova generazione di iraniani ormai globalizzati, portatori non solo della propria millenaria cultura nazionale, ma ormai “imbevuti” di cinema, musica e letteratura internazionale. Nel romanzo questo non si legge solo nelle citazioni di film americani, ma dallo stesso ritmo del racconto.

Ecco, dopo essere ricorso all’odiosa pratica dell’autocitazione, mi rendo conto che stavo per scrivere più o meno le stesse cose dopo aver letto due libri di due giovani autori iraniani: il primo è A Tehran le lumache fanno rumore, romanzo d’esordio di Zahra ̓Abdi, tradotto da Anna Vanzan, pubblicato da Brioschi Editore. Il secondo è L’ariete, di Mehdi Asadzadeh, tradotto da Giacomo Longhi per Ponte 33.

Non entro nel dettaglio delle trame e dei personaggi dei due brevi romanzi. Si tratta di storie piuttosto diverse tra loro e anticiparne anche soltanto alcuni passaggi rischierebbe di rovinare il piacere della scoperta e della lettura. Diciamo soltanto che Tehran le lumache fanno rumore è una storia familiare, drammatica e tesa, incentrata sul rimpianto di un fratello disperso nella guerra con l’Iraq. Una storia ricca di riferimenti cinematografici internazionali, tra cui La stanza del figlio di Nanni Moretti.

L’Ariete è invece un romanzo adrenalinico, di un giovane militare di leva alle prese coi propri rimpianti d’amore. Una corsa un po’ folle di 24 ore in una Teheran caotica e sordida. Il linguaggio è sporco, uno slang che non disdegna espressioni triviali, quando serve.

Lontani dall’essere capolavori, sono due opere vere, di due giovani autori, una donna e un uomo, che avranno sicuramente molto da dire.

Leggeteli, ne vale la pena.

 

 

Quattro letture persiane per l’estate 2018

Quattro letture persiane per l'estate 2018

Agosto, tempo di vacanze (per molti, almeno) e di letture (per pochi, inutile negarlo). Tralasciando tomi di storia e saggi geopolitici, suggeriamo quattro letture persiane per l’estate 2018.

Il primo suggerimento è l’ultimo libro di Kader AbdolahUno scià alla corte d’Europa.  Ispirandosi al viaggio dello scià Nadir attraverso l’Europa del XIX secolo, Abdolah – iraniano da anni esule nei Paesi Bassi – ha scritto una via di mezzo tra un’opera di finzione e un romanzo storico. Da leggere una sua intervista a Panorama.

La seconda proposta è un classico della letteratura iraniana contemporanea:  Suvashun. Una storia persiana di Simin Daneshvar. Pubblicato in Iran nel 1969, è stato finalmente pubblicato in Italia da Francesco Brioschi Editore per la traduzione di Anna Vanzan. Per saperne di più, consigliamo questa recensione di Tiziana Buccico.

Sempre per la stessa casa editrice, è molto interessante A Tehran le lumache fanno rumore, romanzo d’esordio della giovane Zahra ̓Abdi, tradotto anche questo da Anna Vanzan.

Ultimo ma non ultimo, Viaggio in direzione 270° di Ahmad Dehqān, romanzo autobiografico ambientato durante la guerra Iran-Iraq. Ne abbiamo già parlato qui.

Buona lettura.

Una storia borghese

Cos’è che ci definisce? Il carattere? Il fisico? La carriera? Il censo? L’etnia? La religione? Nulla di tutto questo? O tutto questo insieme? E ci interessa davvero saperlo? Raccontare e raccontarci la nostra vita a cosa serve davvero? A liberarci di qualcosa o a raggiungere qualcosa? L’autobiografia è un genere piuttosto particolare, appannaggio generalmente di personaggi non giovanissimi: fanno eccezione calciatori e pop star. Perché invece una scrittrice e giornalista specializzata in Medio Oriente decide di raccontare la propria storia?

Lo confesso, è la prima domanda che mi sono fatto quando ho saputo dell’uscita dell’ultimo libro di Farian SabahiNon legare il cuore. La mia storia persiana tra due paesi e tre religioni (Solferino). Mettiamoci pure che con Farian esiste un’amicizia ormai decennale e quindi il giudizio non solo sul libro, ma sull’idea stessa di scriverlo, è condizionata da una conoscenza – seppur parziale – di ciò che il libro contiene.

Non è stato un libro “veloce”: la gestazione è durata anni e il risultato finale mi ha sorpreso. Già dal sottotitolo: “La mia storia persiana tra due paesi e tre religioni”. Dei due Paesi, Iran e Italia, sapevo, ma mi era sconosciuta l’importanza per l’autrice della religione. O, meglio, delle religioni, cioè Islam, cattolicesimo e zoroastrismo. Presenti non solo come scelte – autonome o forzate – ma anche e soprattutto come basi di formazione della persona.

Il libro si sarebbe dovuto intitolare Battezzata, perché come spiegano le note di quarta copertina, c’è un episodio alla base, all’alba di tutta la storia:

Il genero iraniano si concede un caffè e la suocera piemontese ne approfitta per prendere la neonata, salire nella cappella al primo piano della clinica e farla battezzare all’insaputa dei genitori. È l’evento che segna la vita di Farian, figlia di uno dei primi matrimoni misti degli anni Sessanta.

Da qui parte un racconto a più voci, in cui, come in una staffetta, si alternano genitori e parenti. Anche se la vera protagonista rimane sempre l’autrice stessa, che per cercare sé, viaggia anche nel tempo, andando alla ricerca della storia della famiglia di suo padre.

Molti luoghi, molte atmosfere diverse, dall’altopiano iranico al Monferrato, attraverso i fatti, i personaggi e i dolori degli ultimi cinquant’anni. Stavo per aggiungere un pleonastico “della nostra storia recente”. Ma quella “nostra”stonava, visto che ci sono storie diverse che si accavallano e che non sono affatto condivise nella memoria collettiva. Gli anni Sessanta raccontati attraverso le lettere di papà Taher (personaggio centrale di tutta la narrazione) sono uno dei passaggi più belli, più interessanti e anche più sorprendenti del libro, proprio perché ci offrono uno sguardo “altro”. Cioè come un giovane studente iraniano vedeva l’Italia del boom economico.

 

 

Così come anche l’Alessandria degli anni Settanta, decisamente poco solare e fosca di tensioni non solo politiche: la paura dei sequestri di persona vissuta nella condizione particolare della figlia sì di “un immigrato”, ma comunque appartenente a una famiglia ricca. Il nome è straniero ed esotico, ma il nonno che gira in Ferrari spiazza i prevenuti in un’Italia non ancora terra di immigrazione.

Tutta la storia è segnata da una costante condizione di “essere altrove”. Iraniana ad Alessandria, italiana in Iran, alessandrina a Torino e così via. Forse non una conseguenza imprevista, ma in fondo una scelta inconsapevole. Proprio come ricorda il titolo, tratto dai versi di Rumi:

Non legare il cuore a nessuna dimora, perché soffrirai quando te la strapperanno via. E poiché tante dimore hai attraversato, da quando eri goccia di sera fino ad ora, prendile alla leggera, e leggermente le potrai lasciare.

Nel finale, la stessa Farian confessa:

Ho compiuto cinquant’anni. Ancora non ho risolto la questione religiosa (..). Anche se preferirei non dovermi per forza definire, quando mi viene posta con insistenza la domanda, rispondo di essere musulmana e, per la precisione, sciita: credo in un solo Dio, Maometto è il suo profeta e seguo la linea di successione attraverso suo cugino Ali e i figli che egli ha avuto sposando Fatima, la figlia prediletta del Profeta

Per l’autrice è l’identità religiosa la meta e il filo conduttore del racconto della propria vita. E’ un desiderio e forse un bisogno (anche se un bisogno non pienamente accettato) definirsi dal punto di vista religioso. Un bisogno tipicamente borghese, come appunto è la storia, la vita narrata in questo libro, intendendo per borghesia quella classe sociale che a lungo è stata individuata come forza motrice della Storia. E in questo caso è interessante notare  come l’incontro tra due borghesie lontane e diverse (quella bazarì di Teheran e quella industriale piemontese) abbia generato una storia coerente, come aspirazioni, come senso di sé.

Ed è questo il perché del libro e anche il senso del suo stile: il racconto di una vita come un grande romanzo familiare, una storia borghese.

 

 

Viaggio in Iran 19 aprile – 1 maggio 2019

Persepoli

ATTENZIONE: GRUPPO CHIUSO

«L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

Con chi

Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

Quando

Dal 19 aprile al 1° maggio 2019

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Venerdi

19/04/2019

30 F

§ Aereo

Roma – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran

2 Sabato

20/04/2019

31 F

  • Visita di Teheran citta’
  • Museo Archeologico nazionale (parte antica)
  • Palazzo Golestan
  • Museo dei Gioielli
  • Ponte della natura oppure Ambasciata Usa
  • Volo per Shiraz
  • Pernottamento a Shiraz
3 Domenica

21/04/2019

1 Ord

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale
4  Lunedi 22/04/2019

2 Ord

  • Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli
  • Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Moschea Re delle Lampade
  • Pernottamento a Shiraz
5 Martedi

23/04/2019

3 Ord

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Visita a Bishapur
  • Visita a Tang-e-Chogan, Stretto del gioco del Polo di epoca Sassanide
  • Pernottamento a Kerman
6 Mercoledi 24/04/2019

4 Ord

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde di Mahan
  • Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan
  • Arrivo a Shahdad
  • Cena nel deserto di Lut con astronomo
  • Pernottamento in casa tradizionale a Shahdad
7 Giovedi 25/04/2019

5 Ord

§  Partenza da Shahdad per caravanserraglio Zineddin

§  Visita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)

§  Cena in caravanserraglio

§  Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo

§  Ballo del legno dei beluci

§  Pernottamento nel caravanserraglio di Zineddin

8 Venerdi

26/04/2019

6 Ord

§  Giro di Yazd

§  Torri del Silenzio

§  Passeggiata in quartiere antico

§  Prigione Alessandro

§  Cupola 12 Imam

§  Pranzo

§  Presentazione sui tappeti

§  Museo dell’acqua

§  Piazza Amir Chakhmaq 

§  Cena

§  Pernottamento a Yazd            

9 Sabato

27/04/2019

7 Ord

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Moschea di Fahraj
  • Castello Narin di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan
10 Domenica

28/04/2019

8 Ord

§ Isfahan

§ Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§ Moschea dello Scia’

§ Tempo libero bazaar

§ Visita palazzo delle 40 colonne

§ Cena e pernottamento a Isfahan

11 Lunedi

29/04/2019

9 Ord

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo

§ Pernottamento a Isfahan

12 Martedi

30/04/2019

10 Ord

§ Isfahan-Kashan-Qom-Ibis

§ Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh

§ Visita a giardino Fin di Kashan

§ Visita a casa Tabatabee di Kashan

§ Visita a Qom

§ Cena in albergo Ibis

§ Pernottamento presso albergo Ibis

13 Mercoledi

01/05/2019

11 Ord

§ Volo per Roma da aeroporto IKIA

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 2.850 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 360 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 10 DICEMBRE 2018 

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ENTRO IL 15 MARZO 2019

La quota comprende

  • tariffe aeree per i voli internazionali
  • spese consolari
  • assicurazione medico, bagaglio
  • tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia
  • accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza
  •  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo
  • colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario
  • trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata
  • guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale
  • tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei
  • un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Panahi: tre volti, un soldo

Lo confesso. Stavo assistendo da pochi minuti all’ultimo film di Jafar Panahi, Seh Rokh (3 faces, Tre volti), quando mi è tornato alla mente quello che Dino Risi disse una volta di Nanni Moretti:  “Mi viene sempre da pensare: scansati e fammi vedere il film”.

Eravamo ancora alle prime battute, con la storia che si stava dipanando un po’ a fatica, ma già la presenza del regista si faceva pesante. La sua vicenda giudiziaria è nota: all’indomani delle manifestazioni dell’Onda Verde del 2009, Panahi viene interdetto dal girare film. Divieto violato a più riprese dal regista, che da allora ha firmato tre film, uno dei quali – Taxi Teheran premiato con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 2015.

E’ inutile negarlo: da nove anni il cinema di Panahi è legato a doppio filo alla sua condizione di “dissidente tollerato” o comunque blandamente perseguitato. E ogni sua nuova opera è – giustamente – salutata come una vittoria contro la censura.

 

 

E il film? La storia è questa: l’attrice Behnaz Jafari – molto nota perché protagonista di diverse serie TV – riceve un video via Telegram in cui una ragazza di un piccolo paese dell’Azerbaigian iraniano minaccia il suicidio perché la famiglia le impedisce di trasferirsi a studiare arte a Teheran. Si è uccisa per davvero? O è un bluff’ O addirittura è una messinscena di Panahi che ha così un pretesto per girare un nuovo (meta)film?

Behnaz e Panahi si mettono in viaggio in suv verso il villaggio dove verranno a contatto con una realtà molto distante da quella di Teheran. Un viaggio anche a ritroso in un Iran che sembra rimasto a una quarantina d’anni fa.

 

 

Non sveliamo il finale e nemmeno i pochi ma importanti colpi di scena che il film offre. Diciamo che in alcuni passaggi, Panahi sembra riavvicinarsi allo stile del suo maestro Abbas Kiarostami di Sotto gli ulivi o del Sapore della ciliegia. Un viaggio a ritroso anche in questo senso, dettato anche dalle necessità oggettive di adattare il proprio modo di girare all’impossibilità di avere a disposizione un vero cast e una vera troupe.

Con questo film Panahi ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura al festival di Cannes 2018 (ex aequo con Alice Rohrwacher, premiata per il film Lazzaro felice), ma la sensazione è che finché non si risolverà completamente il “caso Panahi”, faticheremo a ritrovare il Panahi regista.

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