Per chi ama l’Iran e il suo cinema Asiatica Film Mediale è da tredici anni un appuntamento imperdibile. Quest’anno ho visto due film iraniani, entrambi molto interessanti e simili per i temi trattati. Il primo film si intitola Pir Pesar, docu-fiction di Mahdi Bagheri (classe 1981), tradotto in Lo Scapolo Riluttante / Reluctant Bachelor. In 58′ il protagonista-narratore intervista i membri della sua famiglia per raccontare la sua condizione di trentenne “senza arte né parte”, come si diceva da noi una volta. La sua storia familiare è segnata dalla bancarotta in cui è incappato il padre qualche anno prima. Di lì una serie di avvenimenti che avrebbero bloccato la sua carriera universitaria e influito persino sulla sua vita sentimentale.

Parviz, è invece il lungometraggio di Majid Barzegar (classe 1973). Il protagonista (un Levon Haftvan quasi eroico nel prestarsi un’interpretazione così intensa) è un cinquantenne obeso che non ha mai avuto un vero lavoro e vive da sempre con suo padre. quando questi decide di risposarsi, si ritrova di fatto sbattuto fuori di casa. Da lì cominciano una serie di sventure che lo condurranno a una sorta di ribellione totale contro tutto e tutti. Un film molto forte, con qualche lentezza di troppo nella prima parte, ma molto bello soprattutto nel finale.

Due storie diverse ma molto simili. Con alcuni temi tipicamente iraniani: la centralità della famiglia e l‘importanza del denaro. Il primo elemento accomuna la società iraniana a quella italiana, almeno a quello che è stato finora il nostro modello di società. I figli rimangono sempre figli, anche da adulti. In Parviz questo elemento è portato all’estremo, ma in Pir Pesar il confronto tra padre e figlio non è meno drammatico. L’importanza del denaro, del benessere materiale come indice di realizzazione esistenziale, è un altro pilastro della società iraniana. Sotto questo punto di vista, l’Islam sciita propone un modello sociale parecchio diverso da quello del cattolicesimo. Il successo, la ricchezza, i soldi, forse non vanno ostentati ma non sono mai un peccato o una colpa. Nella società del bazar è piuttosto una colpa non sapersi conquistare un posto al sole o – peggio – perderlo.

Antonello Sacchetti

Giornalista, blogger, podcaster, autore di diversi libri sull'Iran.

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