Trovare se stessi a Mashad

Finding Farideh

Simmetrie delle scelte o semplici coincidenze. Perdersi e trovare se stessi. Proprio mentre leggevo Perdersi di Charles D’Ambrosio, ho potuto finalmente vedere in streaming un film che “inseguivo” da un anno. Finding Farideh (در جستجوی فریده) è un documentario diretto e prodotto da due giovani registi di Teheran, Azadeh Mousavi e Kourosh Ataee. Racconta la storia (vera) di Farideh, quarantenne di Amsterdam, adottata da una coppia olandese in un orfanotrofio di Teheran quando aveva solo sei mesi, che si mette alla ricerca del proprio passato.

Prima inizia a studiare la lingua e la cultura del suo Paese di origine, poi apre un blog in cui racconta la propria storia e cerca di risalire alla propria famiglia biologica. Poi si mette in contatto con un legale di Teheran e scopre così di essere stata abbandonata ancora in fasce nel santuario dell’Imam Reza di Mashad. La sua storia finisce sui giornali locali e tre famiglie si mettono in contatto con lei nella speranza di aver ritrovato la figlia perduta.

Arriva quindi il momento di partire per l’Iran e sottoporsi al test del DNA. E ritrovare la propria terra d’origine.

La prima parte del film, quella che precede il viaggio, è paradossalmente la più emozionante e anche quella più “lacrimogena”. C’è tutta la crisi della protagonista che si appresta a quello che è a tutti gli effetti il viaggio più importante della sua vita.

E poi finalmente Farideh atterra in Iran. E qui ci sono dei momenti molto drammatici e anche molto toccanti, come la visita notturna al santuario dell’Imam Reza, sotto una leggera nevicata.

Il film, girato nel 2015, è stato scelto nel 2019 come candidato iraniano agli Oscar, venendo preferito – tra gli altri – al pluripremiato e campione di incassi (ma assolutamente sopravvalutato) Metri shish o nim (Just 6.5) di Saeed Roustayi. Scelta quanto mai azzeccata, a mio modesto avviso.

Colpisce come la macchina da presa riesca a essere sempre presente senza mai sconfinare nell’estetica morbosa del reality. Questo è sicuramente il merito più grande dei due registi. Ed è anche una scelta che ricalca una tendenza letteraria degli ultimi venti anni, quella della cosiddetta “letteratura della realtà”, tra memoir, reportage e “autofiction”, resa celebre da autori come Annie Ernaux, Rachel Cusk e Karl Ove Knausgård, solo per fare alcuni esempi.

Non anticipiamo l’esito della ricerca di Farideh. Diciamo soltanto che alla fine il viaggio, come in tutte le storie che valgono, sta già nella decisione di partire.

Visita il sito del film: http://findingfarideh.com/

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