Teheran verso le elezioni/1

Iran. Si vota il 14 giugno

Alle elezioni presidenziali iraniane manca un mese e mezzo. Per ora l’attenzione dei media internazionali è blanda e d’altra parte la campagna elettorale deve ancora cominciare. I candidati hanno tempo per registrarsi dal 7 all’11 maggio. Poi il Consiglio dei Guardiani passerà al vaglio i profili dei singoli e avremo la lista ufficiale dei papabili.

Va inoltre ricordato che il 14 giugno si svolgono anche le elezioni amministrative. Un election day che potrebbe far lievitare la partecipazione.

“Il Consiglio dei Guardiani valuta, sulla base dei requisiti indicati dalla Costituzione, se ogni singolo candidato sia idoneo a partecipare alle elezioni presidenziali e parlamentari”. Così recita la Carta iraniana.

Per avere un’idea di che genere di “taglio” possa esercitare il Consiglio, basti ricordare che nel 2009 i pretendenti candidati erano 475 (tra cui 42 donne) e il consiglio dei Guardiani ne ammise solo 4.

Tra meno di due settimane potremo perciò cominciare a parlare di dei singoli candidati e azzardare pronostici.

Prima è però forse necessario fugare alcuni equivoci.

Le elezioni del 2009 sono state probabilmente un’eccezione nella storia della Repubblica Islamica: la straordinaria mobilitazione per Karroubi, il voto, i sospetti e le accuse (più che fondate) di brogli, la repressione delle proteste poi.

È impensabile che il sistema tolleri una “replica” di quell’esperienza. Ma è altrettanto vero che non potrà nemmeno permettersi una “messa in scena” totale. Nella Repubblica islamica – con tutti i limiti e i difetti del sistema – le elezioni hanno sempre visto una competizione reale tra i candidati. Se non fosse stato così, non avremmo mai avuto Khatami e non avremmo avuto l’Onda Verde.

Già un mese fa dalla Guida sono arrivati dei segnali inequivocabili: le prossime elezioni non dovranno più avere quello “stile occidentale” che aveva caratterizzato il voto del 2009. Stop dunque a confronti televisivi e alla propaganda continua per un mese.

Eppure erano stati questi gli elementi che avevano appassionato gli iraniani e aveva contribuito alla massiccia affluenza alle urne (oltre l’80%).

Il Consiglio dei guardiani ha poi intimato ai candidati di non usare fondi pubblici per la propria campagna elettorale.

Già, ma chi saranno i candidati? Finora, sono una ventina gli esponenti politici che hanno manifestato l’intenzione di candidarsi. Tutti nomi piuttosto noti: tra gli altri, Mohammad Baqer Ghalibaf, sindaco di Teheran; Ali Larijani, presidente del parlamento; Saeed Jalili, segretario del Consiglio Supremo di sicurezza nazionale e capo negoziatore dell’Iran con il ‘5+1’ sul nucleare; Mohsen Rezaei, ex capo dei Pasdaran e attuale guida del Consiglio del Discernimento; Esfandiar Rahim-Mashaei, ex Capo di Gabinetto e consuocero di Mahmoud Ahmadinejad; Ali Akbar Velayati, Consigliere della Guida Khamenei; Manouchehr Mottaki, ex ministro degli esteri e altri ancora.

Ma è una situazione in continuo divenire. Fino ad alcuni giorni fa, ad esempio, sembrava probabile la candidatura dell’ex presidente Mohammad Khatami. Ma in una riunione con un gruppo di veterani è stato lui stesso ad annunciare che stavolta non correrà, perché sente che “buona parte del sistema è contro di lui”.

Difficile anche che il Consiglio dei Guardiani approvi la candidatura di Esfandiar Rahim-Mashaei. Mentre sembrano risalire le quotazioni dell’eterno Ali Akbar Hashemi Rafsanjani.

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Alcuni mesi fa, Khamenei aveva affidato a tre politici di sua fiducia (il suo consigliere Velayati, il parlamentare  di lungo corso Gholam Ali Haddad-Adel e il sindaco di Teheran Mohammad Baqer Qalibaf) l’incarico di trovare un candidato unico per i “principalisti” (conservatori). Ad oggi il cosiddetto gruppo 2+1 non ha trovato un nome.

Ma i giochi devono ancora entrare nel vivo.

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