Teheran e la guerra del petrolio

Valerio Refat ha scritto sul Mondo di Annibale un interessante articolo su come l’Iran stia fronteggiando l’embargo e sulle dinamiche interne all’Opec:

L’irresistibile ascesa del prezzo del greggio, cresciuto ad agosto del dieci per cento, ha convinto la Corea del Sud a riprendere le importazioni dall’Iran al ritmo di 200 mila barili al giorno. Per aggirare il divieto di stipulare contratti con Teheran imposto da Stati Uniti e Unione Europea alle principali compagnie assicurative internazionali, il trasporto e la copertura assicurativa delle navi cisterna verranno garantiti da società iraniane. Si tratta dello stesso modus operandi che ha consentito all’India di continuare ad esportare una quantità ridotta di petrolio dalla Repubblica Islamica senza incorrere nelle sanzioni internazionali. Intanto il “New York Times” ha rivelato che Baghdad, starebbe aiutando l’Iran ad aggirare l’embargo sul settore finanziario. Secondo la testata statunitense Teheran avrebbe esteso il controllo a quattro banche commerciali irachene, che effettuerebbero da mesi operazioni per la vendita sottobanco del greggio iraniano. 

E mentre la capacità estrattiva di Baghdad, con 3,2 milioni di barili al giorno, ha superato quella di Teheran, ridotta dall’embargo a 2,8 milioni di barili, l’Opec ha rinviato ad ottobre il summit che avrebbe dovuto designare il nuovo segretario generale dell’organizzazione. Al momento i candidati per la successione al libico Abdallah El Badri sono tre: il rappresentante saudita all’Opec, Majid Al Moneef, l’ex Ministro del petrolio iraniano, Gholam Hossein Nozari, e il consigliere iracheno per l’energia, Thamir Ghadhban

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