Dopo Vienna

A una settimana dallo storico accordo di Vienna, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU vota all’unanimità la risoluzione per la cancellazione delle sanzioni contro l’Iran. Tutti e 15 i Paesi membri hanno dato il via libera a un passaggio decisivo per l’effettiva realizzazione di uno dei punti cruciali dell’intesa tra Teheran e gruppo dei 5+1.

Le reazioni dei politici e dei media iraniani sono state complessivamente positive. Arman-e emruz sceglie l’ironia e scrive che le risoluzioni ONU adesso possono essere considerate “pezzi di carta”. L’allusione è alle dichiarazioni con cui l’ex presidente Mahmud Ahmadinejad liquidava le risoluzioni ONU, sostenendo che il loro impatto sull’economia iraniana fosse praticamente nullo.

arman-e emrooz

Etemad apre a tutta pagina: “Risoluzione 2231”. e più in basso: “Il mondo ha chiuso la stagione in cui l’Iran era visto come una minaccia”.

etemad

Critico invece il conservatore Kayhan, che definisce la risoluzione “ostile all’Iran” e di un Consiglio di Sicurezza col grilletto puntato contro la Repubblica Islamica.

kayhan

Zarif presenta l’accordo in Parlamento

Il 21 luglio il ministro degli Esteri Javad Zarif e il direttore dell’agenzia per l’Energia Atomica dell’Iran Ali Akbar Salehi hanno presentato l’accordo di Vienna al majles, il parlamento iraniano. Zarif ha presentato l’accordo come il migliore possibile e ha sottolineato come un compromesso sia la regola di base per qualsiasi accordo  che non può mai essere totalmente a favore di una parte sola. Salehi, rispondendo alle domande dei parlamentari, si è assunto la piena responsabilità di tutti gli aspetti tecnici dell’accordo.

 

Con 136 voti a favore e 39 contrari, l’aula ha approvato la costituzione di una commissione speciale per il riesame dell’accordo del 14 luglio. Il presidente del Parlamento Ali Larijani ha detto che i 15 membri della commissione saranno nominati a breve.

Da segnalare che il consigliere della Guida Khamenei per la politica estera Ali Akbar Velayati ha definito “problematici” alcuni punti dell’accordo di Vienna”. Il riferimento è alle ispezioni dei siti militari e alla produzione dei missili balistici.

Il discorso di Khamenei

Sabato 18 luglio la Guida ha tenuto un lungo discorso alla nazione, il primo dopo l’accordo. Il puntuale live tweet del suo staff ci consente di fermare alcuni passaggi fondamentali. In sostanza, Khamenei sostiene l’accordo ma riserva più di qualche stoccata agli Stati Uniti. In sostanza, Iran e Usa possono anche mettersi d’accorso su alcune questioni, ma i loro interessi e la loro visione generale della politica estera, rimangono fortemente divergenti. Khamenei rassicura gli alleati della regione, ma cerca anche di tenere a bada gli scontenti all’interno. Tutti quelli che hanno cioè dubbi sull’accordo e sulla buona fede degli Usa. E’ anche vero, comunque, che adesso ognuna delle due principali parti in gioco (Usa e Iran) deve vendere nel modo migliore l’accordo al proprio interno. Così come Obama ha subito dichiarato che l’intesa si basa sul “controllo e non sulla fiducia”, così Khamenei deve sottolineare che il Grande Satana non può essere diventato all’improvviso un amico.

 

 

 

La rete di Rouhani

Il presidente Rouhani è invece impegnato nella ricucitura dei rapporti diplomatici con le cancellerie europee. Dopo aver parlato al telefono con il Primo Ministro inglese David Cameron della possibile riapertura delle ambasciatea Londra e Teheran, ha accolto a Teheran il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel. Nel 2016 sarà costituita una commissione congiunta irano-tedesca per la cooperazione economica. La grande corsa agli investimenti è entrata nel vivo.

 

 

 

 

 

 

Verso l’accordo?

La trattativa a Vienna tra Iran e 5+1 è entrata nella fase più delicata. Superata l’iniziale scadenza dei negoziati (30 giugno), c’è tempo fino al 7 luglio per arrivare a un accordo definitivo. Da tutte le parti in causa trapela un moderato ottimismo, ma non c’è ancora nulla di ufficiale. Se un passo indietro a questo punto sembra molto improbabile, è anche vero che proprio ora si rischia di più.

Ad aprile, il factsheet della Amministrazione Usa suscitò fortissimo imbarazzo ed oggi si vuole assolutamente evitare una situazione come quella.

 

14 luglio

Arriva la firma dello storico accordo. Ecco parte del live tweet del discorso del presidente Rouhani alla nazione.

 

 

 

 

13 luglio

In attesa dell’accordo che non arriva. Ad un certo punto l’account Twitter del presidente iraniano Rouhani lancia un messaggio chiaro: “L’accordo è una vittoria della diplomazia e del rispetto reciproco sugli antiquati paradigmi dell’esclusione e della coercizione. E questo è un buon inizio”. Poi però il tweet viene cancellato.

Ne compare uno del ministro degli Esteri Zarif. “Se l’accordo viene raggiunto, significa che tutti vinceremo quando avremmo tutti potuto perdere. Chiaro e semplice: non servono cambi”.

 

 

Poi anche Rouhani aggiunge un “se” al suo messaggio orginale:

 

 

In serata riparte l’attesa: forse l’accordo sarà annunciato verso mezzanotte ora di Vienna.

 

12 luglio

Giornata all’insegna dell’ottimismo. Per tutta la mattina si sparge la notizia che l’accordo sarà annunciato entro la serata. Poi arriva la frenata: l’accordo è a un passo ma per redigere il testo dell’intesa ci vuole tempo: tutto rimandato a lunedì. Ma non oltre. Così, almeno si dice.

 

10 luglio

Si preannuncia un weekend di lavoro per i negoziatori di Vienna. I colloqui sono prolungati fino a lunedì 13 luglio.

Dopo diversi giorni, da Kerry arrivano segnali positivi: “Risolte alcun equestioni importanti”.

 

 

9 luglio

Si parla di una possibile ulteriore estensione dei colloqui al 13 luglio. Questo rappresenterebbe un problema per una eventuale immediata rimozione delle sanzioni, perché il Congresso Usa avrebbe più tempo per riesaminare l’accordo. I media iraniani hanno dato spazio alle tensioni di ieri. Ecco alcune prime pagine dei giornali iraniani.

Alle 19 è prevista una dichiarazione del Segretario di Stato Usa John Kerry.

Poco prima, un tweet di Zarif sembra anticipare le dichiarazioni di Kerry: “Stiamo lavorando sodo, ma senza fretta, per arrivare al risultato. Segnate le mie parole; non è possibile cambiare i cavalli nel bel mezzo di un torrente”.

Kerry dice sostanzialmente: “Abbiamo risolto molte questioni ma rimanfono divergenze di fondo. Vogliamo un accordo ma non a tutti i costi. E la trattativa non può durare all’infinito”.

La Russia, dal canto suo, sembra sposare la linea iraniana e già è pronta ad attribuire la responsaiblitò di un fallimento alle divisioni tra Stati Uniti e altri Paesi occidentali.

Si preannuncia una lunga nottata.

 

Zarif: mai minacciare un iraniano

Ultima chiamata: violati principi per un buon accordo
Ultima chiamata: violati principi per un buon accordo

8 luglio

Dopo una giornata di cauto ottimismo, l’atmosfera a Vienna si fa più tesa. In un alterco con Federica Mogherini, Javad Zarif avrebbe esclamato “Mai minacciare un iraniano”. E Lavrov avrebbe aggiunto: “E nemmeno un russo”. Su Twitter nasce l’hashtag #NeverThreatenAnIranian

 

 

7 luglio

Il giorno giusto per un accordo potrebbe essere mercoledì 8 luglio. Dai colloqui di Vienna trapelano poche indiscrezioni. Nel pomeriggio arriva la notizia: i colloqui sono prolungati fino al 10 luglio.

 

 

 

4 luglio

I quotidiani iraniani vicini al governo Rouhani sottolineano l’esito positivo della visita del presidente dell’AIEA Yukiya Amano a Teheran. Secondo lo stesso Amano, l’Agenzia per l’energia atomica e l’Iran sarebbero in grado di risolvere in poco tempo “le rimanenti divergenze”. In ballo c’è la questione delle ispezioni ai siti nucleari. Il segretario del Consiglio  Supremo Nazionale per la Sicurezza Ali Shamkhani ha ribadito la volontà politica da parte iraniana di arrivare a un accordo col gruppo 5+1.

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3 luglio

Il 3 luglio il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha pubblicato su Youtube un video messaggio in inglese, sottotitolato in persiano. Ecco il testo del suo breve intervento.

 

Sono a Vienna per chiudere finalmente una crisi inutile. In questa undicesima ora, nonostante rimangano alcune differenze, non siamo mai stati più vicini a un risultato duraturo. Ma non vi è alcuna garanzia.Raggiungere un accordo richiede il coraggio di un compromesso, la fiducia in se stessi per essere flessibili, la maturità per essere ragionevoli, la saggezza di mettere da parte le illusioni, e l’audacia di abbandonare le vecchie abitudini.
Alcuni ostinatamente credono che la coercizione militare ed economica sia in grado di garantire la sottomissione. Insistono ancora a spendere i soldi degli altri o sacrificare i figli degli altri per i propri disegni deliranti.
Vedo la speranza, perché vedo emergere la ragione sulla illusione. Sento che i miei interlocutori hanno riconosciuto che la coercizione e la pressione non portano a soluzioni durature, ma a ulteriori conflitti e ulteriore ostilità. Hanno visto che 8 anni di aggressione da parte di Saddam Hussein e di tutti i suoi sostenitori non hanno ridotto la nazione iraniana – che si trovava da sola – in ginocchio. E ora, si rendono conto che le sanzioni economiche più indiscriminate e ingiuste contro il mio paese hanno raggiunto assolutamente nessuno dei loro obiettivi dichiarati; ma invece hanno danneggiato innocenti e inimicato una nazione pacifica e tollerante.
Hanno quindi optato per il tavolo dei negoziati. Ma hanno ancora bisogno di fare una scelta critica e storica: accordo o coercizione. In politica, come nella vita, non puoi vincere a scapito di altri; tali guadagni sono sempre di breve durata. Solo gli accordi equilibrati sono in grado di resistere alla prova del tempo.
Siamo pronti a trovare un accordo equilibrato e buono; e aprire nuovi orizzonti per affrontare importanti sfide comuni.
La minaccia comune oggi è la crescente minaccia dell’estremismo violento e la barbarie. L’Iran è stato il primo a raccogliere la sfida e a denunciare questa minaccia come una priorità globale, quando ha lanciato WAVE – Mondo contro la violenza e l’estremismo. La minaccia che stiamo affrontando – e dico noi, perché nessuno viene risparmiato – è incarnata dagli uomini incappucciati che stanno devastando la culla della civiltà. Per far fronte a questa nuova sfida sono assolutamente indispensabili nuovi approcci. L’Iran è da tempo in prima linea nella lotta contro l’estremismo. Spero che anche i miei colleghi aspostino la loro attenzione e dedichino le loro risorse a questa battaglia esistenziale.
Mille anni fa, il poeta iraniano Ferdowsi ha detto:
“Siate implacabili nella lotta per la causa del Bene. Portare la primavera, dovete. Bandire l’inverno, dovreste “.
Il mio nome è Javad Zarif, e questo è sempre stato il messaggio iraniano.

 

Pochi giorni prima la Guida Khamenei, con un tweet, aveva dato l’ennesimo endorsment al team dei negoziatori.

 

 

 

 

 

Gentiloni a Teheran

L’articolo di Alberto Negri uscito sul Sole 24 Ore del 2 marzo 2015.

L’Iran non delude mai. Era entusiasta il sassofonista americano Bob Belden che si è appena esibito con il suo cool jazz in un teatro strapieno e plaudente alla presenza del ministro della Cultura islamica: Belden è il primo musicista americano a suonare a Teheran dalla rivoluzione dell’Imam Khomeini del 1979. Ha improvvisato una jam session con tre giovani musiciste iraniane, velate e bravissime. L’offensiva diplomatica iraniana è anche questa: mostrare un volto diverso della Persia e dell’Islam sciita rispetto alle chiusure del mondo sunnita.

Ma ieri si è sentita gratificata dall’Iran anche la diplomazia italiana. I giornali hanno messo in prima pagina la visita del ministro Paolo Gentiloni, oltre che le dichiarazioni ottimiste sul negoziato di Federica Mogherini, alto rappresentante europeo. Gentiloni ha incontrato il ministro degi Esteri Javad Zarif, lo speaker del Parlamento Alì Larjani, e oggi vedrà il presidente Hassan Rohani e Hashemi Rafsanjani,

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