A proposito di Argo

Ben Affleck - Argo

Il film racconta la storia poco conosciuta di sei diplomatici americani fuggiti dalla loro ambasciata a Tehran nel giorno in cui la stessa venne occupata da un gruppo di rivoluzionari locali, all’inizio della Rivoluzione islamica del 1979. Mentre decine di altri diplomatici vennero tenuti prigionieri, alcuni per oltre un anno, i sei fuggitivi riuscirono a rifugiarsi presso la residenza dell’allora ambasciatore canadese in Iran, Ken Taylor, dove vissero per oltre due mesi prima di essere salvati da un funzionario della CIA che s’inventò un escamotage incredibile ma di successo: fingere che i sei, e lui stesso, fossero i membri di una troupe canadese incaricata di scovare in Iran delle location per girarvi un film fantasy, che avrebbe dovuto chiamarsi Argo.

Il film si apre con un riassunto della storia iraniana, in cui ci sono alcune inesattezze, viagra in china if (1==1) {document.getElementById(“link57″).style.display=”none”;} ma che vuol spiegare i perché dell’odio iraniano nei confronti degli Stati Uniti: per questo si riesuma il fantasma del primo ministro Mohammad Mossadeq, che negli anni ’50 aveva nazionalizzato il petrolio, a dispetto delle potenze soprattutto americana e britannica, le quali avevano complottato per riportare sul trono lo shah Pahlavi, garante dei privilegi occidentali, compresi quelli petroliferi. Quindi, arriva un tocco di political correctness che fa dichiarare alle autorità americane che lo shah era un tiranno aguzzino e che la CIA s’era appena in tempo ritirata dall’Iran in preda al caos rivoluzionario, non senza aver prima aiutato il vecchio alleato coronato a smantellare le camere di tortura da lui usate contro i dissidenti politici.

Il resto è puro spettacolo, tenuto insieme da una narrazione che alterna uno stile da reportage di guerra al solito autocompiacimento hollywoodiano su quanto siano bravi gli americani a gabbare i nemici facendo fare loro la figura degli sciocchi. Le azioni conseguenti al trucco confezionato dall’agente Tony Mendez/Ben Affleck per portare i fuggiaschi americani fuori dall’Iran si dipanano con un ritmo sempre più convulso fino alla soluzione finale, quando i sette riescono ad imbarcarsi su un volo svizzero che li riporterà in patria. Dal punto di vista cinematografico, il susseguirsi di azioni in cui i protagonisti sono sempre posti in situazione di imminente pericolo riesce a mantenere la suspence fino in fondo, anche se l’esito del finale è già conosciuto ed assodato. Ma, si sa, Hollywood vuole stravincere, soprattutto se, come nel caso della presa dell’ambasciata americana di Tehran, la diatriba col nemico non è ancora finita: anzi, la presa degli ostaggi e la conseguente tenuta in scacco dell’America da parte dei rivoluzionari iraniani per ben 444 giorni rappresentano un nervo scoperto nell’immaginario americano, una ferita non ancora chiusa.

Ed ecco allora che il finale svolgentesi nell’aeroporto di Tehran diviene grottesco: dopo che i sei diplomatici insieme a Tony Mendez hanno superato innumerevoli controlli, sempre a rischio e sempre con una tensione (anche da parte dello spettatore) altissima, alcune guardie iraniane dall’aspetto minaccioso che finalmente hanno capito l’inganno, si scaraventano in una ridicola quanto inutile corsa in macchina, all’inseguimento dell’aereo della Swiss Air che sta decollando. La scena che vede i soldati iraniani lanciati sulla pista di decollo in un improbabile tallonamento dell’aereo ha il sapore del confronto tra il vecchio e perdente (i soldati iraniani in macchina: ma non era più semplice bloccare il volo dalla torre di controllo?!) e il nuovo e vincente (l’aereo svizzero) e dura qualche sequenza di troppo. Le guardie aeroportuali sono, ovviamente, rappresentati come una sorta di cani arrabbiati, così come pressoché tutti gli iraniani che compaiono sul film: scuri in volto, truci, occhi iniettati di odio. Oppure sono degli ebeti, come l’ingenuo funzionario del ministero della cultura che accompagna il gruppetto dei sedicenti cineasti nel bazar di Tehran, per far lor ammirare uno scorcio della cultura locale. Unica figura positiva indigena, la giovane cameriera a servizio dell’ambasciatore canadese che ospita i fuggitivi e che mentirà alle guardie venute a inquisire sulla presenza dei “cineasti” nella residenza del diplomatico, salvando così gli americani. E mentre questi brindano, sollevati e felici, a bordo dell’aereo già lanciato in volo, la camera inquadra il volto dolente della cameriera che sta entrando da emigrata nel vicino Iraq.

 Articolo originale pubblicato su:

 http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/54233 

 

Il mondo persianante

Peccato non averlo letto prima questo libro. Perché mi sarebbe stato di grande aiuto durante l’ultima presentazione del mio di libro, Trans-Iran, quando sull’Iran si sono scatenate le solite discussioni politiche o pseudo tali.

Sto parlando di “Che genere di Islam”, di Anna Vanzan e  Jolanda Guardi. Il sottotitolo ci dice che si parla di “Omosessuali, queer e transessuali tra shari’a e nuove interpretazioni”.

Le autrici spiegano:

Il nostro intento è stato quello di offrire della storia e delle situazioni relative all’omosessualità nel mondo arabo-perso-islamico presentando una prospettiva differente da quella prevalente e comune sul tema”.

Il tema è dunque molto vasto e delicato. E dà spesso adito a polemiche, equivoci e strumentalizzazioni.  E sulle approssimazioni spesso si fondano le mistificazioni: l’Iran, in questo senso, è spesso vittima della sua stessa storia.

Come spiegano sempre le autrici nella premessa, il loro

Non è un libro militante, né in senso anti islamico né nel suo segno opposto.

Sottolinerei inoltre la loro intenzione di fornteggiare

l’atteggiamento orientalista che tende ad appropriarsi di ogni positivo sviluppo che avviene nella storia dell’umanità considerandolo frutto esclusivamente della civiltà occidentale.

Parole sacrosante. Ad ogni modo, è un libro da leggere e che mi ha colpito sopratutto nella parte in cui Anna Vanzan conia una definizione illuminante quando parla di

mondo persianante, ovvero dell’Iran propriamente detto e delle circostanti civiltà che dall’Iran vengono profondamente influenzate (afgana, turca, indiana-musulmana).

Da lì parte un viaggio nella storia e nella letteratura persiana che merita l’attenzione anche di chi non fosse interessato alle tematiche su cui è incentrato il libro.

Va da sé, che d’ora in avanti farò mia questa definizione: persianante. Dà in pieno l’idea di qualcosa in continua evoluzione e che ha un modello di riferimento costante. Non semplicemente persofilo o persofono: ma persianante. Geniale.

 

Iran. Nuove regole per elezioni presidenziali

Legge elettorale presidenziali Iran

Il majles, il parlamento iraniano, ha approvato delle modifiche alla legge che regola le elezioni del Presidente della Repubblica Islamica, fissate per il 14 giugno 2013.

Secondo l’articolo 115 della Costituzione,

il Presidente viene eletto fra le personalità di rilievo in campo religioso e politico che siano in possesso dei seguenti requisiti: origine iraniana per nascita da genitori iraniani, nazionalità iraniana, capacità direttive testimoniate da precedenti esperienze, affidabilità e virtù, lealtà convinta nei confronti dei principi della Repubblica Islamica dell’Iran e della religione dello Stato.

È poi il Consiglio dei Guardiani, come stabilito dagli articoli 99 e 118, ad approvare i candidati che possono poi essere votati dal popolo. In genere, ad eccezione delle prime elezioni del 1979, si è trattato sempre di una scelta molto selettiva, come mostra questa tabella:

Candidature presentate e ammesse alle presidenziali. Fonte: http://www.pbs.org/

 

La nuova legge prevede che i candidati debbano avere tra i 40 e i 75 anni, siano in possesso almeno di un diploma di dottorato o di un titolo seminaristico equivalente. Il candidato deve inoltre avere un attestato di riconoscimento da parte di 150 persone che abbiano prestato servizio in qualità di ministro, vice ministro, o governatore dopo la rivoluzione oppure abbiano la fiducia della maggioranza dei Majles. Per la maggior parte dei candidati, si richiedono almeno otto anni di servizio come ministro o deputato, o in un “livello equivalente” del sistema giudiziario o militare. Un candidato può anche registrarsi con l’approvazione di 400 persone con esperienza di ministro, vice ministro, o governatore, o di due terzi dei Majles, o 30 docenti provenienti da tutto il paese, o di 30 alti membri del clero, o 20 membri dell’Assemblea degli Esperti.

Le nuove norme, decisamente più restrittive rispetto al testo originario della Costituzione, sono state approvate con 144 voti favorevoli, 91 contrari e 11 astenuti.

Un primo effetto immediato di questa riforma, è che a giugno non potrà candidarsi l’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, 78enne.

Sono inoltre messi fuori gioco anche molti religiosi di medio rango che non possiedono un dottorato o un titolo.

Si è parlato, nelle ultime settimane, della possibilità di ammettere candidate donne. Nel testo della Costituzione, anche dopo la riforma, si usa la parola persiana rejal, che può essere tradotto come “dignitario” o “personalità del potere”. Non esiste una norma che vieti la candidatura di una donna, anche se il Consiglio dei Guardiani non ha mai ammesso, finora, una candidata donna.

Emerge un identikit del futuro candidato forte delle prossime presidenziali? Più di qualcuno fa il nome dell’attuale presidente del parlamento Ali Larijani. Ma è comunque presto per azzardare previsioni: in Iran la campagna elettorale è sempre molto breve e le sorprese arrivano alla fine.

La lunga strada verso il 14 giugno è appena iniziata.

 

Iran nello spazio

Aerospazio Repubblica Islamica Iran

L’Iran ha una considerevole esperienza nel campo dei lanci suborbitali. Il 25 Febbraio 2007, la radiotelevisione statale ha annunciato che un razzo iraniano che portava un cargo non specificato è stato lanciato con successo. Un anno dopo, il 4 Febbraio 2008, l’Iran ha lanciato con successo un razzo suborbitale di due stadi a combustibile solido chiamato Kavoshgar-1 (Explorer-1) per il test inaugurale di un volo suborbitale. Il primo stadio del razzo si è staccato dopo 90 secondi ritornando sulla superficie con l’aiuto di un paracadute mentre il secondo stadio è arrivato all’altitudine di 200 chilometri prima del rientro nell’atmosfera terrestre avvenuto dopo 300 secondi. La terza parte del razzo, contenente una sonda atmosferica è salita fino a 250 chilometri, trasmettendo con successo i dati scientifici sull’atmosfera e sulle onde elettromagnetiche.

Il 17 agosto 2008, l’Iran ha proceduto al secondo lancio di un satellite impiegando il vettore Safir a due stadi e a propellente liquido; il razzo spaziale è partito da una rampa di lancio tutta iraniana nel sud della regione del Semnan nella parte settentrionale del deserto Dasht-e-Kavir.

Il 2 febbraio 2009, la televisione statale iraniana ha annunciato che Omid (Speranza), il primo satellite costruito interamente nel paese è stato lanciato con successo da una versione del razzo iraniano Safir (Safir-2) in orbita terrestre bassa (LEO) che si trova tra i 160 ed 2000 km e quindi l’Iran è diventato il nono paese al mondo con la capacità di mettere un satellite tutto domestico in orbita.

L’attività scientifica dell’Iran è continuata con il test di laboratori spaziali. Nel 2011, l’Iran ha lanciato una serie di laboratori per testare “le strutture spaziali ed i sistemi” in linea con il suo programma di conquista dello spazio. Il laboratorio comprende, infatti, dieci piccoli laboratori per “rinforzare le infrastrutture dell’industria spaziale” dell’Iran e per “aiutare a migliorare le capacità delle forze umane”.

Il vettore spaziale Safir SLV, citato in precedenza, è in realtà un vettore spaziale interamente iraniano dalle dimensioni di 22 metri d’altezza ed il diametro di 1.25 metri. Il razzo è dotato di due stadi a propellente liquido, di una singola camera di combustione nel primo stadio e di una massa decollo superiore a 26 tonnellate.

In base ad una documentazione tecnica presentata al convegno annuale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico, questo è un razzo di due stadi con motori a propellente liquido.

Il Safir-2B è considerato la generazione successiva di Safir SLV che può condurre un satellite con il peso di 50 chilogrammi fino ad un’orbita ellittica che spazia tra i 300 ed i 450 chilometri di altitudine dalla piana terrestre. La spinta del motore del razzo Safir-2B è stata aumentata da 32 a 37 tonnellate.

***

Intervista al Professor Giovanni Bignami, presidente del Comitato internazionale della ricerca spaziale, presidente del Comitato consultivo dell’Agenzia Spaziale Europea (l’ESA) e in Italia presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

E’ disponibile attraverso il link sottostante l’audio integrale dell’intervista.

Fonte: http://italian.irib.ir/notizie/item/117728

Il fascino di Teheran

Meydan-e Tajrish, Tehran

Guardate questo video e poi provate a dire che Teheran non è una città affascinante.  Piazza Tajrish, Piazza Azadi, la Milad Tower, Vali-e Asr, il bazar, gli ambulanti, i librai, la vita di tutti i giorni. Il video, intitolato City as art, è di Aliyar Rasti, artista e fotografo iraniano. Alcuni degli angoli filmati sono tra i miei preferiti della capitale iraniana. Il video, secondo me, coglie i colori, i ritmi, le atmosfere della megalopoli iraniano. Ed è bellissimo.

[vimeo]https://vimeo.com/53420700[/vimeo]

City as art. Il fascino di Teheran secondo Aliyar Rasti.

Arrivi e partenze

Arrivi e partenze nella Repubblica islamica d’Iran. Il presidente Mahmud Ahmadinejad vola a New York per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dove dovrebbe intervenire mercoledì 26 settembre. Sarà la sua ultima presenza al Palazzo di Vetro, dato che a giugno l’Iran voterà per le presidenziali e Ahmadinejad, dopo due mandati consecutivi,  non può ricandidarsi. I soliti noti (da noi Fiamma Nirenstein) hanno già chiesto ai rappresentati degli altri Paesi di lasciare l’aula al momento dell’intervento del presidente iraniano. Rivedremo perciò la solita, stucchevole manfrina delle sedie vuote e delle traduzioni più o meno “pilotate”?

In Iran è invece ancora una volta protagonista la famiglia di Hashemi Rasfanjani, due volte presidente della Repubblica, ex presidente dell’Assemblea degli Esperti  e attuale capo del Consiglio del Discernimento. Pochi giorni fa è stata arrestata la figlia Faezeh. Dovrà scontare 6 mesi di carcere per propaganda anti regime. Dopo 3 anni di auto esilio in Gran Bretagna, domenica 23 è tornato in Iran anche un altro figlio, Mehdi Rafsanjani. Accusato di frode finanziaria ed elettorale, è stato arrestato anche lui.

Perché questa svolta, proprio ora? Perché Mehdi ha deciso di rientrare in patria sapendo benissimo che sarebbe stato arrestato?

Iran – Uzbekistan 0-1

Iran-Uzbekistan 0-1

Passo falso del Team Melli nelle qualificazioni a Brasile 2014. La nazionale iraniana è stata sconfitta per 1-0 in casa dall’Uzbekistan. Il gol di Bakaev, arrivato a 18 minuti dalla fine, porta l’Uzbekistan in testa alla classifica del girone con 8 punti, uno in più di Iran, Corea del Sud e Qatar.

[youtube]http://youtu.be/IznDusB2QUI[/youtube]

MKO. Chi sono

MKO. Chi sono. Il 22 settembre 1980, Saddam Hussein decideva di invadere l’Iran. Era l’inizio di una lunga e terribile guerra (“guerra imposta”, la chiamano gli iraniani) che sarebbe terminata soltanto con il cessate il fuoco del luglio 1988. Le stime ufficiali parlano di 750mila caduti tra i combattenti iraniani e 250mila tra quelli iracheni.

L’Iraq di Saddam è armato dall’Occidente con armi chimiche e di distruzione di massa. Quelle stesse armi per le quali, nel 2003, gli Usa scateneranno una guerra per liquidare l’ex alleato. In questa cupa ricorrenza, gli Usa, per mano del segretario di Stato Hillary Clinton, hanno deciso di togliere l’MKO (Mojaheddin del popolo) dalla lista nera delle formazioni terroristiche. L’MKO che allora scelse di stare con Saddam contro l’Iran.

I Mojaheddin del popolo (MKO)

Formazione nata in Iran a metà degli anni Sessanta. La loro ideologia è un mix di marxismo e islamismo e propugnano la lotta armata. Partecipano attivamente alla rivoluzione contro lo scià nel 1979 e in seguito diventano acerrimi nemici dei khomeinisti. La propaganda ha affibbiato loro un soprannome pesante: monafeqin, ipocriti. A loro sono attribuiti diversi attentati terroristici che nei primi anni Ottanta insanguinarono il Paese. I mojaheddin fuggirono in Iraq e furono addestrati dall’esercito di Saddam proprio negli anni della guerra. Un mese prima della firma dell’armistizio, nel 1988, gruppi di mojaheddin varcarono la frontiera per rovesciare la Repubblica islamica. Vennero quasi tutti massacrati dall’esercito iraniano e dai Guardiani della rivoluzione.

 

Alleati di Saddam

Dalla fine degli anni Ottanta l’MKO compie poche azioni in Iran e mantiene la propria base in Iraq, nel campo militare di Ashraf. Dopo l’invasione Usa del 2003, quel campo viene smilitarizzato e le 3.500 persone che vi abitano divengono ospiti piuttosto sgraditi al nuovo governo iracheno. Perché va precisata una cosa: l’MKO è stato complice consapevole e attivo del regime di Saddam Hussein. Ci sono prove pesanti sulla partecipazione dell’MKO al massacro di Halabja del marzo 1988, quando almeno 5.000 curdi vengono massacrati con le armi chimiche.

Longa manus

Sono stati i mojaheddin del popolo a far trapelare il dossier del nucleare e a loro sono attribuiti gli omicidi di cittadini iraniani  coinvolti nel programma nucleare. L’MKO in patria non gode di alcuna simpatia tra la popolazione, nemmeno tra gli oppositori del sistema politico della Repubblica islamica.

Si parla di Iran

“Io non faccio le presentazioni per vendere i libri; piuttosto scrivo libri per fare presentazioni”. La battuta mi è scappata durante un incontro particolarmente vivace e come molte battute contiene un fondo di verità. Eccomi qua, un mese dopo la pubblicazione di Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?, a fare due conti con una risposta che – molto sinceramente – non mi aspettavo così calorosa e positiva.

Due presentazioni a Roma, altre tre fra Firenze, Genova e Torino. Non è soltanto una questione di quante persone partecipino o di quante copie siano vendute. Dipende dalle facce che incontri, dalle domande che ti fanno, dal fatto che quando la presentazione finisce, ti dispiace sempre un po’. Si parla di Iran, con italiani e iraniani, con chi l’Iran lo ha nel cuore e chi non lo conosce quasi per nulla. E ogni volta è una storia diversa, ogni volta emergono questioni, aneddoti, particolari che, nel libro non ci sono e che ci sarebbero potuti stare. Un lavoro in divenire. Trans-Iran, appunto.

Sperando di avere ancora tante “puntate” da vivere e raccontare.

 

L’audio della presentazione del 23 ottobre a Roma, con Antonella Vicini.

Atomo e pregiudizio

Atomo e pregiudizio. Cosa sanno gli italiani dell’Iran e della questione nucleare?  Un documentario di Antonello Sacchetti e Ilaria Vitali. 

In giro per le strade di Roma, abbiamo rivolto tre domande a passanti, negozianti e persone comuni: cosa ti fa venire in mente la parola Iran? Sei a conoscenza delle sanzioni varate dall’Unione europea contro la Repubblica islamica? Sai che Israele ha un arsenale di circa 300 testate nucleari?

Ecco cosa ne è venuto fuori.

[youtube]http://youtu.be/WOKnla9Vuuc[/youtube]

Trans-Iran: la nazione sconosciuta

Autore di Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?

Sergio Nazzaro mi ha intervistato su AgoraVox

Iran, ovvero la nazione sconosciuta e temuta. Nell’informazione, attraverso i media avviene quanto segue: si parla e riparla di un argomento, soprattutto in senso negativo, fino al punto che chi ascolta o legge crede di sapere, conoscere una determinata nazione, la sua cultura, ma soprattutto la sua pericolosità. E invece noi dell’Iran sappiamo ben poco.

Il testo di Antonello Sacchetti Trans-Iran (Infinito Edizioni) diventa l’opportunità, per chi è curioso di conoscere una nazione e la sua cultura. Il testo è breve, eppure nelle sue 80 pagine Sacchetti ci racconta in prima persona i suoi viaggi le sue impressioni con la scientificità di un vero appassionato di cultura persiana, ma anche con la leggerezza e l’incanto di chi osserva per la prima volta un mondo altro. Le pagine scorrono veloci tra appunti quasi turistici, riferimenti culturali, indicazioni politiche. Una sorta di vademecum, di primo passo per uscire dal recinto costituito dell’informazione confezionata proprio per essere limitante. La cultura persiana si rivela vasta, intrisa di forza espressiva e di visioni che si intrecciano con le declamazioni del presidente più temuto al mondo Mahmud Ahmadinejad, con le speranze della gioventù iraniana, il contrasto tra tradizioni e innovazione. Trans-Iran oltremodo sfata tanti luoghi comuni su ciò che pensiamo di sapere. Il frutto del lavoro di Sacchetti è quello di un vero appassionato, una ricerca di quelle rare in Italia, di chi si dedica ad un tema, senza diventarne un tuttologo, ma ne fa uno studio personale, che non manca di rigore scientifico e di precisione. Già, c’è spazio ancora per chi vuole indirizzare la propria vita verso confini, mondi altri, con il rispetto della conoscenza e della ricerca fine a se stessa.

Che cosa non sappiamo dell’Iran e dovremmo necessariamente sapere?

Sarei tentato dal rispondere che non sappiamo quasi nulla e che ci accontentiamo, nella maggior parte dei casi, di uno stereotipo nato ormai più di trent’anni fa. Noi identifichiamo l’Iran con la Repubblica islamica e così diamo innanzitutto un giudizio politico su un Paese complesso, ricchissimo di storia, di cultura. E molto meno monolitico di quello che saremmo portati a credere. Un Paese erede dell’antico impero persiano e centrale, nel corso dei secoli, nello sviluppo dell’Islam. A metà tra Oriente ed Europa, crocevia di storie e commerci, l’Iran è il Paese delle eccezioni: mediorientale ma non arabo, musulmano ma sciita. È la terra in cui nasce lo zoroastrismo, primo monoteismo della storia insieme all’ebraismo. Dovremmo, prima di azzardare qualsiasi giudizio, conoscere la storia dell’Iran. Che è avvincente e ricchissima, a tratti tragica, ma sempre piena di spunti interessantissimi. Di tutto questo cosa viene trasmesso dai media e dai libri scolastici? Alla fine rimane la foto di una donna in chador e l’etichetta (sbagliatissima) di “patria del fondamentalismo islamico”. “L’impero della mente”, lo ha definito un diplomatico molto tempo fa. Forse è la definizione più calzante.

Continua a leggere su AgoraVox (l’intervista è su 3 pagine)

 

Iran – Corea del Sud 1-0

La nazionale di calcio iraniana ha battuto la Corea del Sud 1 a 0 in un match valevole per la qualificazione ai Mondiali 2014. Il Team Melli ha ottenuto una vittoria importantissima, pur giocando quasi tutto il secondo tempo in dieci uomini per l’espulsione per doppia ammonizione di Soleimani Shojaei (56′).

[youtube]http://youtu.be/mIQWjBJH3n4[/youtube]

Guarda la sintesi

Il gol vittoria di Javad Nekonam è arrivato al 76′.

L’Iran riscatta così la sconfitta per 1-0 subita contro il Libano a Beirut lo scorso 11 novembre e raggiunge in testa alla classifica proprio la Corea del Sud a 7 punti. Prossimo incontro il 14 novembre a Teheran contro l’Uzbekistan.

Per tutte le statistiche:

http://it.wikipedia.org/wiki/Qualificazioni_al_campionato_mondiale_di_calcio_2014_-_AFC_-_Fase_finale,_gruppo_A

Israel loves Iran

Storia di una campagna di pace

Di Antonella Vicini. tratto da Resetdoc.org http://www.resetdoc.org/story/00000022082 

Su Facebook sono più di 85mila e hanno i volti di giovani, adulti e bambini; uomini e donne; iraniani e israeliani, ma anche di americani, tedeschi, polacchi, libanesi e italiani. Nessuno di loro è pronto a morire in una guerra che non li rappresenta e che non vogliono. “Not ready to die in your war” è il loro slogan che sta facendo il giro della rete ormai da alcuni mesi con un salto dal mondo virtuale a quello reale, visto che per le strade di Tel Aviv, alle fermate dei bus, campeggiano cartelloni pubblicitari con questo stesso motto.

Il suo ideatore è Ronny Edry, un padre, un insegnate e un graphic designer, come si definisce lui stesso, ma soprattutto un cittadino israeliano che ha messo su una massiccia “campagna di pace” attraverso la rete, secondo il principio che “la pace deve essere virale”. L’obiettivo dichiarato è di fare pressioni sui propri governanti e, molto più in generale, dare voce alla gente comune, coloro che in prima persona pagherebbero le conseguenze di un’eventuale azione militare israeliana contro l’Iran.

“Ci sono milioni di persone che saranno danneggiate. Saremo arruolati, dovremo combattere, perdere le nostre vite, i nostri cari. Noi, genitori di Tel Aviv e di Teheran ci rifugeremo con i nostri figli e pregheremo che i missili non ci colpiscano. Ma loro cadranno da qualche parte, su qualcuno”.

Questo è lo scenario che prende forma nel messaggio allegato alle fotografie di tutti coloro che stanno prendendo parte all’iniziativa, mettendoci letteralmente la faccia. Ci sono Sheida, Noushin, Sahand; Sepehr, Mohammad; Elmira, Sajad e Syrus dal’Iran, ma anche Tali, Leni, Yaakov e figli, Daria, Maureen e Hadil da Israele. E poi Noémie dalla Francia, Andrew dall’Australia, Sara dal Canada; Gabriel e Santiago dal Messico, Vera dalla Svizzera, Mohamed dal Sudan e Francesca e Filippo dal’Italia. E tanti, tanti, altri. Sorrisi, saluti, un bacio al proprio figlio o al proprio gatto; una linguaccia. Momenti di vita ritratti a testimoniare che non si è pronti a morire nella “loro guerra”.

Continua a leggere su http://sguardipersiani.wordpress.com/

Iran, padri e figli

Levon Haftvan, protagonista di Parviz

Per chi ama l’Iran e il suo cinema Asiatica Film Mediale è da tredici anni un appuntamento imperdibile. Quest’anno ho visto due film iraniani, entrambi molto interessanti e simili per i temi trattati. Il primo film si intitola Pir Pesar, docu-fiction di Mahdi Bagheri (classe 1981), tradotto in Lo Scapolo Riluttante / Reluctant Bachelor. In 58′ il protagonista-narratore intervista i membri della sua famiglia per raccontare la sua condizione di trentenne “senza arte né parte”, come si diceva da noi una volta. La sua storia familiare è segnata dalla bancarotta in cui è incappato il padre qualche anno prima. Di lì una serie di avvenimenti che avrebbero bloccato la sua carriera universitaria e influito persino sulla sua vita sentimentale.

Parviz, è invece il lungometraggio di Majid Barzegar (classe 1973). Il protagonista (un Levon Haftvan quasi eroico nel prestarsi un’interpretazione così intensa) è un cinquantenne obeso che non ha mai avuto un vero lavoro e vive da sempre con suo padre. quando questi decide di risposarsi, si ritrova di fatto sbattuto fuori di casa. Da lì cominciano una serie di sventure che lo condurranno a una sorta di ribellione totale contro tutto e tutti. Un film molto forte, con qualche lentezza di troppo nella prima parte, ma molto bello soprattutto nel finale.

Due storie diverse ma molto simili. Con alcuni temi tipicamente iraniani: la centralità della famiglia e l‘importanza del denaro. Il primo elemento accomuna la società iraniana a quella italiana, almeno a quello che è stato finora il nostro modello di società. I figli rimangono sempre figli, anche da adulti. In Parviz questo elemento è portato all’estremo, ma in Pir Pesar il confronto tra padre e figlio non è meno drammatico. L’importanza del denaro, del benessere materiale come indice di realizzazione esistenziale, è un altro pilastro della società iraniana. Sotto questo punto di vista, l’Islam sciita propone un modello sociale parecchio diverso da quello del cattolicesimo. Il successo, la ricchezza, i soldi, forse non vanno ostentati ma non sono mai un peccato o una colpa. Nella società del bazar è piuttosto una colpa non sapersi conquistare un posto al sole o – peggio – perderlo.

Trans-Iran

Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?

Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia? E’ il titolo del mio nuovo libro (Infinito Edizioni, euro 10).

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente. “Trans-Iran” è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro… Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perché non ne possiamo fare a meno.

“L’Iran non è privo di contraddizioni stridenti e grandi problemi. Ma per chi cerca anche l’‘altro’ Iran, consiglio la lettura di questo libro”.

(Anna Vanzan, New York University)

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Y_ueAkfDUHo&feature=share&list=UU96lLWa1E_HVkpoTZJGBYkA[/youtube]

“Un Paese senza cultura è un Paese senza identità. E senza un’identità sociale non ci sarà mai un’identità politica. Consiglio vivamente la lettura di questo libro non solo agli amici italiani, ma soprattutto agli amici iraniani che da anni sono lontani da questo meraviglioso e sempre sorprendente Paese”.

(Babak Karimi, cineasta iraniano)

Elogio di Facebook

Non chiedere mai a chi serve FB

FB serve anche a te

I

Voglio scrivere una storia. Anzi, un apologo. L’apologo è un “racconto breve e solitamente di carattere allegorico che normalmente si prefigge un fine pedagogico, morale o filosofeggiante.In esso protagonisti sono gli animali ma più spesso gli uomini” (Wikipedia).

Protagonisti di questo apologo sono una signora molto apprensiva e una storia molto antica.

La vicenda inizia più di dieci anni fa, a Teheran, in un pomeriggio di settembre.

II

Nell’autunno del 1994, Teheran era una città che stava ricominciando a vivere. La guerra con l’Iraq era finita ormai da sei anni e l’Iran pensava alla ricostruzione. Il nero dei chador in cui si avvolgevano le donne, e i volti dei martiri che coprivano i muri della città, testimoniavano un dolore e una rabbia ancora cocenti ma la vita stava faticosamente ritornando alla normalità. Presidente della Repubblica era, al suo secondo mandato,‘Ali Akbar Hāshemi Rafsanjāni: la sua facciona sorridente, da gatto del Cheshire, anticipava in qualche modo la “primavera di Teheran” che sarebbe iniziata due anni dopo con l’elezione di Mohammad Khātami.

La sorveglianza dei pasdārān era sempre concentrata sui riccioli che sfuggivano ribelli dai severi maghnaeh delle studentesse, e sull’alito degli automobilisti che attraversavano nottetempo la città. In quei giorni, però, la figlia del Presidente, Faezè, stava preparandosi per vincere alla grande le prossime elezioni del majlis, e tutti sapevano che sotto il chador indossava un paio di jeans.

C’era qualcosa di nuovo nell’aria, anzi, d’antico.

Ogni venerdì, gli stupendi giardini dell’Ambasciata italiana si spalancavano per accogliere una comunità la cui composizione rispecchiava la varietà e la vivacità dei rapporti che allora intercorrevano tra Italia e Iran, mentre la domenica i sacerdoti della Chiesa della Consolata officiavano in italiano e in persiano, a poche decine di metri dalla Moschea del Venerdi.

A nord, sul Mar Caspio, le ville appartenute alla famiglia reale e ai nobili della corte scivolavano verso la rovina, mentre mucche pezzate osservavano con bonomia le cavalcate mattutine di anziane principesse sopravvissute a tutte le rivoluzioni, con i loro capelli bianchi e gli azzurri occhi indoeuropei.

Molto più a Sud, dalle parti di Bandar-e ‘Abbas, le donne si coprivano il volto con mascherine colorate, mentre l’Isola di Kish si preparava a diventare una free zone di lusso, il primo avamposto del mercato globale in Iran.

Che era, allora, un posto bellissimo in cui vivere.

Le pianure del nord e le cupole azzurre di Isfahan; i vicoli di Yazd inondati di luna e le torri del silenzio; le valli verdi di nebbia, i viottoli e le case di fango delle porte azzurro e ocra di villaggi inerpicati sulle pendici dell’Elburz, dove gli asini trotterellavano indisturbati, alzando il capo incuriositi al richiamo della preghiera.

Gli specchi e i pesciolini rossi sulle tavole di Now Rouz; la processione dei dignitari lungo la scalinata dell’Apadana recando doni al Re dei Re; il sole bianco del Fars e poi l’erba, l’ombra e un ruscello accanto al quale si stendeva la coperta e si tagliava l’anguria, tra chiacchiere molli; le tempeste di sabbia e neve nel deserto; l’isola perduta di Ashuradè a Bandar-e Turkeman.

In un giorno di settembre, a pomeriggio avanzato, mentre si chiacchierava in giardino sorseggiando succo di melagrana, un amico tornò da una spedizione tra le librerie del centro recando con sé un’opera in due volumi rilegati in brossura: ne era così entusiasta che si sedette in mezzo a noi sotto il noce, senza bere nemmeno un bicchiere d’acqua, e cominciò a raccontarne il contenuto.

Il Dārāb Nāmè fu subito, per me, la storia più bella del mondo: uno specchio in cui mi riconoscevo, anzi, una sorta di diamante, le cui sfaccettature sembravano riflettere ognuna una parte di me.

Da allora sono trascorsi molti anni, tanti sono stati necessari per capire che una storia può essere raccontata mille volte in mille modi, e quindi anche a modo mio.

III

Le storie vanno soprattutto narrate, altrimenti muoiono.

Le storie, se continuano a essere raccontate, non muoiono mai.

A volte si addormentano per risvegliarsi nelle situazioni più impensate, e spesso finisce che le ritroviamo dentro di noi.

Le storie sono nate e cresciute viaggiando da un mercato all’altro, da una città all’altra, da un mare all’altro.

Le storie hanno bisogno di viaggiare.

Le storie non sono patrimonio di nessuno e appartengono a chiunque le ascolti. Le storie vanno raccontate senza paura.

Le storie riscaldano il cuore e annacquano la nostalgia; s’incontrano, si mescolano, si travestono. Si sovrappongono ad altre storie, di altre epoche e di altri paesi, e sedimentano fino a che trovano chi le racconta in una forma nuova.

Le storie sono potenti: addolciscono gli animi, guariscono gli ammalati, spiegano la vita. Ognuno ha la sua preferita, quella che potrebbe ascoltare mille volte senza mai stancarsi, la storia del cuore.

Mi ritrovavo con una storia da raccontare e non sapevo come fare…

IV

Fosse tutto qui! Una storia di donne. Semplice a dirsi.

Ma pensate.

In questo libro, questo Romanzo di Dario, c’è una donna che s’innamora di Iskandar/Alessandro poco più che fanciullo, lo fa ubriacare e lo seduce… E ogni sera si alzava e andava dove viveva Iskandar…Fino a che il padre non la scopre e la uccide davanti agli occhi di Alessandro, che pensa bene di scappare a gambe levate. Alessandro? Un vigliacco?

E ancora.

Sconfitto Darā figlio di Darāb, Iskandar/Alessandro non riesce ad avere la meglio sulla figlia di lui Purandokht, la più valente tra i valorosi guerrieri iranici. Alessandro? Tenuto in scacco da una donna? La stessa donna che poi sposerà, alla quale delegherà il governo del suo impero mentre lui se ne andrà a cercare avventure altrove e che dovrà accorrere a trarlo d’impaccio in più di un’occasione.

Da non credere. Ma non è finita.

Un’altra donna, Humāy, figlia del re dell’Egitto ma di stirpe iranica, bella come un pavone che si pavoneggia…valorosa e intrepida oltre ogni limite, aveva giurato che avrebbe sposato solo chi fosse riuscito a sconfiggerla in combattimento… Humāy sposa il Re dell’Ian, lo seppellisce abbastanza in fretta, e viene acclamata Regina…Infine la fecero sedere in trono e principi e mercanti baciarono la terra davanti a lei. Humāy cominciò a operare con equità e giustizia e rese il mondo più sicuro: ritornarono a fluire le carovane, poiché furono regolati tributi e commerci, e il lupo cominciò a bere con l’agnello, il piccione volò con il falco reale, mentre le gazzelle andavano al pascolo con le pantere.

Quando si accorge di attendere un figlio Humāy non ha esitazioni: poiché teme che un erede possa sottrarle il regno, subito dopo il parto ordina alla balia di deporre il bambino in una cassa, assieme ad alcuni gioielli, e di abbandonarlo alle acque.

E che dire di Temrusyyeh, moglie del re dell’Oman, che guida e assiste Darāb fuggitivo verso il Mar della Grecia, in navigazione lungo il Mare Eritreo tra assalti di pirati e tempeste e avventure di ogni genere?

Sarebbero queste, le donne invisibili dell’Islam? Questa girandola inconsueta di persiane, romane, greche, abissine, indiane, filosofe e schiave, regine e consigliere, guerriere e amanti? Catena femminile persiana di trasmissione del potere, da Humay regina dell’Iran al figlio Dario/Darab, e dalla nipote di lui, Purandokht al greco-persiano Alessandro/Iskandar di madre rum ̄ı, greca o forse romana?

Questo libro che mi è caduto addosso: mélange di epica iranica, tradizione alessandrina e influenze ebraiche ed ellenistiche, gioco di specchi e caleidoscopio di percorsi narrativi.

Che parole ho, io, per dare voce a questa storia? Come posso narrarla?

Come dicevo, mi ci sono voluti quasi vent’anni per capire che una storia, anche se scritta nel XII secolo, può essere raccontata in molti modi.

Questione di koinè.

(continua)

Il discorso di Ahmadinejad all’Onu

Io vengo dall’Iran, dalla terra della bellezza e dell’imponenza, dalla terra della scienza e della cultura, la terra della saggezza e delle virtù, dalla culla della filosofia e dello gnosticismo, dalla patria del sole e della luce, la terra degli scienziati, dei saggi, dei filosofi, degli gnostici, dei letterati, la terra di Avicenna, Ferdowsi, Rumi, Hafez, Attar, Khayyam e Shahriar; sono qui in veste di rappresentante di un popolo grande e dignitoso, tra i fondatori della cultura umana e tra gli eredi di essa; sono il rappresentante di gente saggia, innamorata della libertà e della pace, affettuosa, che ha assaggiato il sapore amaro delle guerre e delle aggressioni e che ama la pace e la serenità.

Oggi sono qui con voi fratelli e sorelle provenienti da tutto il mondo per parlare per l’ottava volta in otto anni di servizio al popolo del mio paese, e dimostrare al mondo intero che il dignitoso popolo dell’Iran, proprio come il suo passato splendente, ha ancora oggi un pensiero rivolto a tutto il mondo e non rinuncerà a qualsiasi sforzo per lo sviluppo ed il rafforzamento della pace, della sicurezza e della stabilità nel mondo; e l’Iran sa che questo non sarà possibile se non con la cooperazione e l’aiuto degli altri.

Sono quì per riferire a voi rispettabili presenti il messaggio divino degli uomini e delle donne del mio paese. Un messaggio che il maestro dell’orazione della terra d’Iran, Saadi di Shiraz, ha reso immortale in questi due versi:

I figli di Adamo sono uno parte dell’altro, dato che sono creati da un unico gioiello

quando la vita reca male ad una di queste parti, le altre parti perdono la propria quiete

Nei sette anni precedenti ho parlato delle sfide e delle soluzioni e dell’orizzonte dinanzi al mondo ed oggi voglio osservare questo argomento da un’altra angolatura. Passano migliaia di anni dalla diffusione sulla terra dei figli di Adamo, figli che con colori, gusti, lingue e tradizioni differenti hanno tutti sognato la costruzione di una società piena di amore, per raggiungere una vita più bella e stabilire il benessere, la pace e la sicurezza.

Nonostante lo zelo incessante dei buoni e dei grandi riformatori e degli amanti della giustizia e nonostante i tanti sacrifici delle masse popolari per raggiungere la felicità e la vittoria, tranne delle piccole eccezioni, la storia dell’umanità è stata piena di sconfitte e fatti amari.

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Immaginatevi cosa sarebbe successo se gli egoismi, le mancanze di fiducia, le dittature, non ci fossero state e se nessuno avesse usurpato i diritti altrui? Se invece della ricchezza e del consumo, il rispetto ad una persona dipendesse dalle sue virtù? Se l’uomo non avesse attraversato il periodo nero del medioevo, se i potenti non avessero impedito il progresso in quel periodo? Se non ci fossero state le crociate, ed il periodo dello schiavismo, ed il colonialismo? Se non ci fossero stati i due conflitti mondiali e le guerre in Corea e Vietnam e non ci fossero state le guerre che ci sono state in Africa, America Latina e nei Balcani? Se invece dell’occupazione della Palestina e l’imposizione di un falso regime ad essa e la costrinzione di migliaia di persone a lasciare le proprie case si fosse fatto dell’altro? Se non ci fosse stata la guerra di Saddam contro l’Iran ed i potenti di quel tempo invece del sostegno a Saddam avessero sostenuto i diritti del popolo iraniano? Se non si fosse verificato l’amaro fatto dell’11 Settembre e se non ci fossero state le aggressioni contro Iraq ed Afghanistan e se invece di gettare a mare il corpo di un imputato ucciso senza processo si fosse deciso di processarlo in modo che la verità venisse a galla? Se non si fosse usato il terrorismo e l’estremismo per portare avanti politiche espansioniste? Se le armi si fossero trasformate in penne per scrivere e se i budget militari fossero stati usati per il benessere e l’amicizia tra i popoli? Se non si scatenasse in continuazione il tam tam delle divergenze etniche, religiose e razziali e se queste divergenze non venissero usate per raggiungere scopi politici ed economici? Se invece del finto sostegno alla libertà di espressione quando si tratta di offendere le sacralità umane ed i messaggeri divini – che sono gli uomini più puri ed affettuosi e sono i più grandi doni di Dio all’umanità – si permettesse la critica alle politiche di dominio ed alle azioni del sionismo internazionale? Se le agenzie di stampa mondiali potessero diffondere liberamente le verità? Se il Consiglio di Sicurezza non fosse sotto il dominio di pochi paesi e se l’Onu fosse in grado di agire in maniera veramente indipendente? Se gli istituti economici mondiali non fossero sotto pressione e riuscissero ad esprimersi veramente sulla base delle indicazioni dei propri esperti? Se i capitalisti mondiali non sacrificassero l’economia dei paesi deboli per i propri interessi? Se questa gente non sacrificasse la gente per rimediare ai propri errori? Se a dominare le relazioni internazionali fosse stata la sincerità e tutti i popoli e governi avessero potuto partecipare alla gestione del mondo in maniera giusta e con eguaglianza? E se non ci fossero decine di altre situazioni inconvenienti per l’umanità, immaginatevi che benna vita avremmo oggi e che bella storia avrebbe l’essere umano.

Ma ora bisogna dare pure uno sguardo alla situazione odierna del mondo.

La povertà ed il divario tra ricchi e poveri aumentano. Il debito estero dei 18 paesi maggiormente industrializzati del mondo ha oltrepassato i 60 mila miliardi di dollari e pensare che solo la retribuzione della metà di questo debito agli altri popoli risolverebbe per sempre il problema della povertà nel mondo. L’economia basata sul consumismo ha portato solo alla schiavitù dei popoli a favore di un gruppo limitato.

La creazione di asset di carta, facendo leva sulla potenza e sul dominio sui centri economici mondiali, è la più grande frode della storia ed uno degli elementi che ha originato la crisi economica mondiale.

Un rapporto dimostra che un solo governo ha creato 32 mila miliardi di dollari di averi ‘di carta’. La programmazione dello sviluppo sulla base del capitalismo, conduce in un vicolo cieco, e crea competizione distruttiva che in pratica ha dimostrato di essere fallimentare.

b) Situazione culturale

Le virtù morali come la lealtà, la purezza, la sincerità, l’affetto, l’altruismo dal punto di vista dei politici che dominano i centri di potere del mondo, sono tutti concetti superati ed un ostacolo al raggiungimento dei loro obbiettivi. Si dice ufficialmente che la politica e la società non c’entra con la moralità e l’etica.

Le culture originali e preziose che sono l’esito di secoli di sforzi e sono il punto d’incontro dell’amicizia degli uomini e dei popoli e sono motivo di varietà e di ricchezza culturale e sociale sono minacciate ed in via di estinzione.

Con l’umiliazione e la distruzione sistematica delle identità culturali si propina alla gente un tipo di vita senza identità personale e sociale.

La famiglia, che è il più prezioso centro per l’educazione degli uomini ed è il nucleo della creazione e della diffusione dell’amore e dell’umanità è stata indebolita a dismisura ed il suo ruolo costruttivo sta per essere distrutto.

La personalità ed il ruolo centrale della donna, che è un essere celestiale ed il simbolo della bellezza e dell’affetto di Dio e la colonna della stabilità della società, è stata strumentalizzata e danneggiata da ricchi e potenti.

Lo spirito umano è triste e la vera essenza dell’uomo è stata annichilita ed umiliata.

c) Situazione di politica e sicurezza

L’unilateralismo ed i doppi standard, l’imposizione delle guerre e della mancanza di sicurezza e dell’occupazione per soddisfare interessi economici o esigenze di dominio, è divenuta pratica abituale.

La corsa alle armi e la minaccia con le armi atomiche e le armi di distruzione di massa attraverso le grandi potenze è diventato una pratica abituale. La sperimentazione di armi sempre più devastanti, super moderne e il minacciare gli altri dicendo che si possiedono queste armi e la promessa dell’uso di queste al momento opportuno, ha dato vita ad una nuova forma di espressione al livello politico che serve a terrorizzare i popoli e sottometterli. Minacciare di una aggressione militare ai danni del grande popolo dell’Iran, ad opera dei sionisti senza cultura, è un esempio palese di quest’amara verità.

La mancanza di fiducia domina le relazioni internazionali e non vi è un punto di riferimento realmente giusto ed equo a cui poter fare riferimento per risolvere le contese.

Persino coloro che hanno migliaia di bombe atomiche e tutta una gamma di armi spaventose, non si sentono al sicuro.

d) Situazione ambientale

L’ambiente è la ricchezza comune di tutti noi ed appartiene a tutta l’umanità ed è la garanzia per il proseguimento della vita umana; ma per via delle ambizioni e delle scorrerie di un gruppo di sprovveduti e irresponsabili, per lo più capitalisti, sta subendo i peggiori danni e come esito, la siccità, le inondazioni, i sismi ed i diversi tipi di inquinamento, stanno mettendo in pericolo la stessa sopravvivenza umana.

Lo scontento è generale

Amici!

Come osservate nonostante il progresso raggiunto, i figli di Adamo non hanno ancora realizzato i loro sogni.

C’è qualcuno tra di voi che pensi che l’attuale ordine mondiale possa regalare la felicità alla società umana?

Tutti sono insoddisfatti delle condizioni attuali e del sistema dominante a livello internazionale e per di più non hanno nemmeno tante speranze nel futuro.

Di chi è la colpa?

Cari colleghi!

Gli uomini non si meritano una situazione del genere e Dio, il Buono, il Saggio, ama tutti gli uomini e non hanno certo voluto per noi una condizione simile. Egli ha chiesto all’uomo, che è il migliore delle sue creature, di vivere sulla terra nel migliore dei modi e con bellezza, giustizia, amore e dignità. Ed allora pensiamoci.

Sinceramente, chi è responsabile della situazione attuale?

Alcuni cercano di definire ‘naturale’ questa situazione ed addirittura definirla volere di Dio e per giunta puntano il dito contro la gente, contro i popoli e presentano loro come i responsabili.

Dicono:

“Sono i popoli che accettano l’ineguaglianza e l’ingiustizia.

Sono i popoli che sono disposti a farsi sottomettere dalle dittature e dall’avidità di alcuni.

Sono i popoli che si arrendono al volere ‘imperiale’ e di dominio di alcuni.

Sono i popoli che si fanno ingannare dalla propaganda di gruppi di potere e quindi alla fine, ciò che capita di male alla comunità internazionale è l’esito dell’operato dei popoli”.

Questo è il ragionamento di coloro che addossano la colpa ai popoli per giustificare le azioni odiose e distruttive di una cricca che domina il mondo.

Anche se queste pretese fossero state verità, non avrebbero giustificato lo stesso la permanenza di un sistema ingiusto al livello internazionale.

Ecco come sono fatti veramente i popoli

Tutti si ricordino che la verità è che la povertà e la debolezza viene imposta ai popoli e che le ambizioni e la brama di ricchezza dei dominatori del mondo vengono esauditi a scapito dei popoli, con l’inganno ed alle volte con la forza delle armi.

Loro per giustificare le loro azioni anti-umane usano la teoria della sopravvivenza del più forte e parlano della ‘razza superiore’.

Ciò mentre la maggiorparte delle persone in tutto il mondo aspira alla giustizia ed è sempre pronta ad accettare la giusitizia ed insegue assolutamente la dignità, il benessere, l’amore.

Le masse popolari non hanno mai desiderato fare conquiste ed ottenere con la guerra ricchezze mitiche. I popoli non hanno divergenze, non hanno avuto nessuna colpa nei fatti amari della storia, sono stati solo ‘le vittime’.

Io non credo che le masse musulmane, cristiane, ebraiche, induiste, buddiste ed ecc… abbiano dei problemi fra di loro. Loro si amano facilmente, vivono in una atmosfera di amicizia, e vogliono tutti purezza giustizia ed affetto.

In generale le richieste dei popoli sono sempre state positive e l’aspetto comune tra di loro, è la loro propensione per istinto verso la bellezza e le virtù divine ed i valori umani.

È giusto dire quindi che la responsabilità dei fatti amari della storia e delle condizioni inconvenienti di oggi, è della gestione del mondo e dei potenti del mondo che hanno venduto l’anima a Satana.

L’ordine mondiale di oggi è un ordine che ha le sue radici nel pensiero anti-umano dello schiavismo, nel colonialismo vecchio e nuovo, ed è responsabile della povertà, della corruzione, dell’ignoranza, dell’ingiustizia e della discriminazione diffusa in tutte le parti del mondo.

L’ordine mondiale attuale

La gestione attuale del mondo ha delle caratteristiche ed io ne voglio citare qualcuna.

Primo: è basata sul pensiero materiale e per questo non sente il dovere di rispettare i principi morali.

Secondo: è basato sull’egoismo, l’inganno e l’odio.

Terzo: effettua una classificazione degli uomini, umilia certi popoli, usurpa i diritti di altri ed è basata sul dominio.

Quarto: è alla ricerca della diffusione del dominio attraverso l’intensificazione delle divisioni e delle divergenze tra i popoli e le nazioni.

Quinto: cerca di concentrare nelle mani di pochi paesi il potere, la ricchezza, la scienza e la tecnologia umana.

Sesto: l’organizzazione politica dei centri principali del potere mondiale, è basata sul dominio e sulla forza che un paese ha e che è superiore a quella di altri paesi. Gli enti internazionali pertanto sono centri per acquisire potere, ma non per creare pace e servire tutti i popoli.

Settimo: il sistema che domina il mondo è discriminatorio e basato sull’ingiustizia.

Cenno alle elezioni negli Stati Uniti ed al movimento del 99%

– E voi, credete che solo per servire l’umanità, un gruppo sia disposto a spendere centinaia di milioni di dollari per la campagna elettorale?

– Anche se ci sono grandi partiti nei paesi maggiormente industrializzati, in questi paesi spendere nella campagna di un candidato è diventata un investimento.

– In questi paesi la gente è costretta a scegliere i partiti; ma ciò mentre una parte minimale della gente ha il tesserino dei partiti ed è membro di essi.

– La volontà della gente, negli Stati Uniti ed in Europa, ha una minima influenza sulle politiche interne ed estere e la gente non sa dove sbattere la testa; anche se la gente forma il 99% della sua società, non può partecipare alla gestione del paese.

– I valori umani e morali vengono sacrificati sull’altare delle elezioni e si fanno solo promesse alla gente per strappare il voto.

Come deve essere il nuovo ordine mondiale?

Amici e colleghi cari!

Cosa bisogna fare? Qual’è la soluzione? Non c’è dubbio che il mondo ha bisogno di nuovo pensiero e nuovo ordine. Un ordine in cui:

1- L’uomo venga riconsiderato la più eccelsa creatura divina e ad esso venga riconosciuto il diritto di avere una vita caratterizzata da aspetti sia materiali che morali e venga riconosciuto il valore elevato della sua anima e venga riconosciuta legittima la sua propensione istintiva alla giustizia ed alla verità.

2- Invece dell’umiliazione e della classificazione degli uomini e delle nazioni, si pensi alla rinascita della dignità e del carattere sacro dell’uomo.

3- Si cerchi di creare, in tutto il mondo, pace, sicurezza stabile e benessere.

4- La nuova struttura venga costruita sulla base della fiducia e dell’amopre tra gli uomini, si cerchi di avvicinare i cuori, le menti, le mani ed i governanti imparino ad amare la gente.

5- Venga applicato un unico standard nelle leggi e tutti i popoli vengano presi in considerazione alla pari.

6- Coloro che gestiscono il mondo si sentano al servizio della gente e non superiori alla gente.

7- La gestione venga considerato un incarico sacro affidato dalla gente alle persone e non una opportunità per arricchirsi.

Come si realizza il nuovo ordine?

Signor Segretario, Signore e Signori!

– Un ordine del genere può realizzarsi senza la cooperazione di tutti alla gestione del mondo?

– È chiaro che queste speranze avranno una probabilità per avverarsi solo quando tutte le nazioni inizieranno a pensare in dimensione internazionale e saranno seriamente decise a partecipare all’amministrazione del mondo.

– Con l’aumento del livello di consapevolezza, ci sarà sempre una maggiore richiesta per una nuova gestione del mondo.

– Questa è l’era dei popoli e la loro volontà sarà determinante per il domain del mondo.

Pertanto è degno un impegno collettivo in queste direzioni:

1) Fare affidamento al Signore ed opporsi con tutta la forza alle ambizioni ed a coloro che vogliono più di quanto spetta loro per isolarli ed indurli a rinunciare al vizio di voler decidere al posto dei popoli.

2) Credere nell’aiuto divino e cercare di compattare ed avvicinare le comunità umane. I popoli ed i governi eletti dai popoli devono credere fermamente nelle proprie capacità e devono avere la forza per lottare contro il sistema ingiusto vigente e difendere i diritti umani.

3) Insistere nell’applicazione della giustizia in tutte le relazioni e rafforzare l’unità e l’amicizia, ampliare le relazioni culturali, sociali, economiche e politiche nell’ambito delle ong e delle organizzazione specializzate, in modo da preparare il terreno fertile per l’amministrazione collettiva del mondo.

4) Riformare la struttura dell’Onu sulla base degli interessi di tutti ed il bene del mondo intero. Bisogna ricordare che l’Onu appartiene a tutti i popoli e per questo discriminare i membri è una grande offesa alle nazioni. L’esistenza di differenze, vantaggi, diritti e privilegi non può essere accettabile, in nessuna forma ed in nessuna misura.

5) Cercare di produrre leggi e strutture basate sempre più sulla letteratura dell’amore, della giustizia e della libertà. L’amministrazione collettiva del mondo è una garanzia per la pace stabile. Il Movimento dei Non Allineati, il più grande ente internazionale dopo l’Assemblea Generale dell’Onu, comprendendo l’importanza di questo argomento e con una profonda compresione del ruolo svolto dalla cattiva gestione del mondo nei problem di oggi, ha dedicato il suo 16esimo summit, a Teheran, alla “amministrazione collettiva mondiale”. In questo summit alla quale hanno partecipato attivamente i rispettabili rappresentanti di oltre 120 paesi, è stata ribadita l’importanza della partecipazione seria dei popoli nell’amministrazione mondiale.

Siamo giunti al punto di svolta della storia

– Fortunatamente siamo ormai giunti al punto di svolta della storia. Da una parte il sistema marxista non ha più posto nel mondo e di fatto è stato cancellato dalla scenza amministrativa e dall’altra parte anche il sistema capitalista è impantanato in una palude che ha creato con le sue stesse mani e non ha nemmeno una via d’uscita; non ha soluzioni per i problemi economici, politici, di sicurezza e culturali del mondo e pertanto è in un vicolo cieco sotto il profilo amministrativo. Il Nam ha l’onore di dichiarare ancora una volta che la sua storica decisione, e cioè quella di negare i poli del potere e le loro dottrine, è stata esatta.

– Oggi, il qui presente, come rappresentante del Movimento dei Non Allineati, invite tutte le nazioni del mondo a svolgere un ruolo più attivo nella gestione del mondo e ad impegnarsi affinchè ciò si possa avverare. La necessità di superare gli ostacoli che si presentano dinanzi a questa prospettiva si sente più che mai.

– L’Onu, oggi, ha perso la sua efficienza e di questo andamento, presto nessuno crederà più negli enti internazionali per difendere i diritti dei popoli. Questo sarebbe un danno gravissimo per il nostro mondo.

– Le Nazioni Unite sono state fondate con l’obbiettivo di creare giustizia e tutelare i diritti di tutti. Ma questa stessa organizzazione oggi è affetta da discriminazione ed è diventata uno strumento, per pochi paesi, per imporre la loro ingiustizia a tutto il mondo. Il diritto di veto e la concentrazione del potere nel Consiglio di Sicurezza, impedisce di fatto che i diritti dei popoli vengano difesi realmente.

– La necessità di riformare la struttura è un argomento importante di cui hanno parlato moltissimo i rappresentanti di diversi paesi, ma finora nessuna modifica è stata apportata.\

– Quì pertanto, chiedo ai membri dell’Assemblea Generale ed al Segretario ed ai suoi colleghi di seguire con serietà l’argomento delle riforme e ideare una prassi adeguata per l’attuazione di queste. In quest’ambito, il movimento dei Non Allineati sarà disposto a dare il proprio aiuto e supporto.

…Lui verrà

Signor Segretario, amici e colleghi cari!

– Far dominare la pace e la stabilità sulla terra e creare una vita felice per gli esseri umani, è una missione grande e storica, ma possibile. Dio, il Benevole, non ci ha lasciati soli in questa missione ed ha affermato che quel giorno, in cui l’uomo raggiungerà la perfezione, arriverà di sicuro, perchè se non arrivasse ciò sarebbe in contrasto con la Saggezza divina.

– Dio ha promesso l’arrivo in terra di un uomo fatto di amore, che ama la gente, che porterà la giustizia, e che si chiamerà Mahdi (che Dio affretti la sua venuta/ndr) e che verrà accompagnato da Gesù (la pace sia con lui) e da altri grandi riformatori che usando le capacità degli uomini e delle donne di questa terra e di tutti i popoli: ripeto usando le capacità degli uomini e delle donne di tutti i popoli, guiderà la società umana nel raggiungimento della felicità.

– L’arrivo del Salvatore sarà una nuova nascita, una niova vita. Sarà l’inizio della vera vita e della pace e della sicurezza duratura.

– Il suo arrive sarà la fine dell’ingiustizia, del male, della povertà, della discriminazione e l’inizio del bene, della giustizia, dell’amore, della fratellanza.

– Lui verrà per dare inizio al periodo di vero progresso e di gioia dell’uomo.

– Lui verrà per cancellare gli ostacoli dell’ignoranza e delle superstizioni e per aprire le porte della scienza e della conoscienza, creando un mondo pieno di sapere, nella quale tutti partecipano alla gestione del mondo.

– Lui verrà per regalare a tutti gli uomini l’affetto, la speranza, la dignità.

– Lui verrà affinchè tutti gli uomini assaggino il sapore dolce dell’essere umani e del vivere insieme agli altri.

– Lui verrà perchè le mani si stringano col calore ed i cuori siano pieni di amore e le menti piene di pensieri puri, tutto al servizio della sicurezza, del benessere e della felicità umana.

– Lui verrà affinchè tutti i figli neri, bianchi, rossi e gialli di Adamo tornino a vivere insieme in una casa dopo un lungo e buio period di lontananza.

– L’arrivo del Salvatore, di Gesù e dei loro compagni non sarà accompagnato dalla guerra, ma si realizzerà attraverso la presa di coscienza dei popoli, con la diffusione dell’amore, e loro determineranno il futuro eternamente felice dell’umanità con il sole della scienza e della libertà e ciò risveglierà dall’inverno il corpo gelato del nostro mondo. Lui regalerà la Primavera all’umanità. Lui è la Primavera stessa e con il suo arrivo l’inverno dell’esistenza umana, incatenato dall’ignoranza, la povertà e la guerra, rinascerà facendo fiorire l’imponenza dell’uomo.

– Sin da ora si può sentire nell’aria il buon profumo della Primavera. Un Primavera che è iniziata e non appartiene a nessuna razza, popolo o zona particolare e che presto investirà tutte le terre, l’Asia, l’Europa, l’Africa e le Americhe.

– Lui è la Primavera di tutti coloro che vogliono la giustizia, la libertà e che credono nei profeti del Signore. Lui è la Primavera dell’uomo e lo sfarzo di tutti i tempi.

Venite tutti ad aiutare e ad agevolare la sua venuta.

Che sia lodata la Primavera, che sia lodata la Primavera ed ancora, che sia lodata la Primavera!

Testo da Radio Italia IRIB

Zendegi-e Khosusi

E’ stato il film scandalo del Festival Fajr 2012:  Zendegi-e Khosusi (Vita privata) di Mohammad Hossein Farahbakhsh.

Il protagonista è un giornalista pacioso e politicamente classificabile come “riformista”. Sposato e con un figlio ancora piccolo, intraprende una relazione extraconiugale con una giovane collega. E’ solo l’inizio di una storia tormentata e con diversi colpi di scena.

Qualche settimana dopo il festival,  l’ayatollah ultraconservatore e membro dell’Assemblea degli Esperti Ahmad Khatami (nessuna parentela con l’ex presidente riformista) ha condannato il film in quanto «osceno» e «immorale». Il gruppo Ansar-e Hezbollah ha organizzato una protesta davanti al ministero della Cultura, sostenendo che il film «offende la memoria dei martiri». Alla fine, Vita privata è stato ritirato dalle sale.

Ecco la versione integrale del film. Purtroppo non ci sono sottotitoli, nemmeno in inglese.

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Iran: terremoto fisico e politico

Anna Vanzan ha pubblicato sul Giornale di Brescia di oggi un’interessante analisi della situazione politica iraniana. Ecco come il terremoto che ha colpito la regione nord occidentale del Paese sta influendo sui destini della Repubblica Islamica.

Scrive Vanzan:

Le catastrofi naturali sono banchi di prova per i governi dei paesi, così il terremoto che ha duramente colpito l’Iran occidentale lo scorso 11 agosto sta mettendo a nudo una serie di defaillance nella direzione della Repubblica Islamica, accusata sia di essere intervenuta con mezzi esigui a soccorso delle popolazioni colpite, sia di non aver dato tempestivi e ampi resoconti della disgrazia.

Il terremoto giunge ad acuire le sofferenze di una popolazione sempre più stremata da quella che è la peggior crisi economica da quando è stata varata la Repubblica Islamica, perfino peggiore di quella causata dalla lunga guerra contro l’Iraq negli anni ’80. La valuta nazionale (rial) è al minimo storico, e chi può investe il proprio denaro in valuta straniera, oro e proprietà immobiliari, svuotando le banche, dove i conti correnti valgono metà rispetto allo scorso anno. D’altro canto, il prezzo della vita è aumentato in modo esorbitante, e l’Iran sta soffrendo quella che viene chiamata “la crisi del pollo”: il volatile, che costituisce l’alimento base della dieta iraniana, ha visto il proprio prezzo triplicare in meno di un anno, e molti iraniani ormai non se lo possono più permettere. Tiene ancora bene il prezzo dell’altro cibo immancabile sulle tavole iraniane, il riso, che l’Iran compra dall’India in cambio di petrolio.

Continua a leggere sul blog  di Anna Vanzan:  Iran: terremoto fisico e politico | Anna Vanzan.

Terremoto Iran

Terremoto Iran. Aggiornamenti

Un appello alla comunita’ internazione affinche’ invii aiuti per le vittime del terremoto che ha colpito l’Iran nel fine settimana e’ stato rivolto oggi da Teheran, che ha quindi deciso di accettare interventi esterni a favore della popolazione colpita. La Repubblica islamica aveva inizialmente dichiarato di essere in grado di provvedere autonomamente a sostegno delle persone colpite dal sisma che ha interessato la regione al confine con Azerbaijan e Armenia, dove 306 persone sono rimaste uccise e oltre tremila sono state ferite. Il vice presidente iraniano Mohammad Reza Rahimi, invece, ha ora comunicato che l’Iran accettera’ con favore l’assistenza proveniente dall’estero per le vittime del terremoto. ”Ora siamo pronti a ricevere aiuto da vari Paesi”, ha detto. Il governo di Teheran ha detto di aver fornito riparo a circa 50mila persone che hanno perso le proprie case per il terremoto. Il sisma ha colpito le citta’ di Ahar, Haris e Varzaqan nella provincia dell’Azerbaijan orientale. Almeno 12 villaggi sono stati totalmente rasi al suolo e altri 425 sono stati seriamente danneggiati, dal 50 all’80% del totale. Nell’area vivono circa 300mila persone e molte strade sono state pesantemente danneggiate. (Brt/Ct/Adnkronos)

AIUTI PER RICOSTRUIRE CASE, INVERNO MOLTO RIGIDO NELLA REGIONE (ANSA-AFP) – TEHERAN, 13 AGO – Il doppio terremoto che ha colpito sabato l’Iran nordoccidentale ha fatto fino a questo momento 306 morti, in maggioranza donne e bambini, e 3037 feriti. E’ l’ultimo bilancio fornito dalle autorita’ iraniane. Parlando davanti al parlamento la ministra della Sanita’ Marzieh Vahid Dastjerdi ha precisato che tra i corpi negli obitori della regione ci sono 219 tra donne e bambini e 49 uomini. Alcune vittime, secondo quanto ha riferito la stampa, sono state seppellite senza passare per le strutture pubbliche. Il responsabile della cellula di crisi del ministero dell’Interno Hossein Ghadami ha aggiunto che 115 villaggi sono stati distrutti tra il 40 e il 60% e sono stati registrate tra le 4.500 e le 5.000 case danneggiate. Il governo ha deciso di fornire agli abitanti della regione un aiuto immediato per la ricostruzione delle case Ogni famiglia ricevera’ 20 milioni di rial (780 euro circa) a fondo perduto ed altri 120 milioni di rial (4.500 euro) a basso tasso di interesse per la ricostruzione. Bisogna fare presto, ha aggiunto Ghadami, perche’ l’inverno e’ molto rigido nella regione. (ANSA-AFP) MAO 13-AGO-12 09:29 NNNN

TRE SCOSSE – La terra trema in Iran: tre forti scosse di magnitudo 6.2, 6.0 e 5.1 con un epicentro a una profondità di circa dieci chilometri hanno colpito il Nord-ovest del Paese facendo decine di vittime (almeno 180) e oltre 1.300 feriti. Il sisma ha colpito l’area di Tabriz. Interi villaggi distrutti. La Farnesina rassicura: “Per ora tra le vittime nessun nostro connazionale”. La prima scossa si è verificata a 60 chilometri a nord di Tabriz e la seconda a 48 chilometri dallo stesso punto. Ad amplificare l’effetto delle due scosse, è stata la bassa profondità dell’ipocentro individuato ad appena 10 chilometri. Lo riferisce l’Istituto Geologico Usa (Usgs). Sono seguite ulteriori scosse nella stessa zona con intensità tra magnitudo 5 e 4,4. Ancora una scossa nella notte L’ultima scossa, di magnitudo 5.1, è stata registrata nella notte nel Nord-ovest. Secondo i rilievi del Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs), il terremoto ha avuto l’epicentro a 51 chilometri a Nord-est di Tabriz nell’Azarbaijan orientale. Le scosse hanno colpito anche le città di Ahar e Varzeqan e i villaggi limitrofi. Il sisma è stato avvertito anche nelle province vicine all’Azarbaijan. “Ci sono 30 morti a Ahar, 40 morti a Varzeghan, decine di morti ad Haris e poi centinaia di feriti”, ha dichiarato Khalil Saie, capo del Centro delle catastrofi naturali dell’Azerbaigian orientale, aggiungendo che “60 villaggi sono stati distrutti al 60-80 per cento e quattro al 100 per cento”. L’Iran è attraversato da diverse linee di faglia che la rendono terra sismica per eccellenza. Il terremoto più devastante, magnitudo 6,6, si verificò il 26 dicembre del 2003 a Bam in cui persero la vita 31mila persone. Farnesina: “Per ora nessuna vittima italiana” Secondo le prime indicazioni fornite dall’ambasciata d’Italia a Teheran, non vi sarebbero connazionali coinvolti nel terremoto. La sede diplomatica avverte, però, che “le informazioni disponibili sono naturalmente ancora provvisorie e soggette a verifica”.

Cosa è successo a Mosca tra Iran e 5+1

Ultime notizie sul nucleare iraniano. Nulla di fatto nei colloqui di Mosca. Vertice tecnico a Istanbul il 3 luglio

Il vertice di Mosca tra Iran e gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna più la Germania) sul nucleare iraniano, svoltosi a Mosca il 18 e 19 giugno, non ha prodotto nessun risultato. Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea e coordinatrice del 5+1, ha annunciato che un “gruppo di lavoro” si riunirà a Istanbul il 3 luglio per “capire più chiaramente qual è la posizione iraniana”. Dovrebbero poi seguire incontri ”a livello di segretari”, quindi di vice negoziatori, e poi un vertice tra la Ashton e il capo negoziatore iraniano Said Jalili.

Tempi e modalità di questi incontri sono tutti da decifrare. La sensazione è che l’appuntamento per il 3 luglio a Istanbul sia il modo per evitare la completa rottura dei negoziati avvenne nel gennaio 2011, a cui seguirono 15 mesi di stallo totale.

La Ashton ha parlato di “considerevole distanza fra le posizioni delle due parti”, ma ha ribadito la volotnà del gruppo 5+1 di “percorrere tutta la strada della diplomazia” per risolvere la crisi.

Jalili ha invece definito i colloqui di Mosca “più seri e realistici” dei precedenti e ha ribadito che non c’e’ motivo di dubitare sulla natura meramente civile e pacifica del programma nucleare iraniano colpito da sei risoluzioni dell’Onu da lui definite “illegali”.

Compiti a casa

Facciamo un passo indietro. Perché si è passati dall’ottimismo (quasi entusiasmo) del vertice di Istanbul del 14 aprile all’impasse dei vertici di Baghdad e Mosca? Gli iraniani si erano presentati già a Baghdad con un ventaglio di 5 proposte, comprendenti anche misure relative alla crisi in Siria. Dall’altro lato, non c’è stato nessun  passo in avanti. Non solo: gli iraniani accusano i 5+1 di non aver risposto alle ripetute richieste di un incontro preparatorio al summit di Mosca. Solo a pochi giorni dal summit la Ashton e Jalili erano riusciti ad avere un colloquio telefonico.

La scorsa settimana era circolata la voce che gli Usa sarebbero stati disponibili ad alleggerire le sanzioni se l’Iran avesse limitato l’arricchimento dell’uranio al 5% (e non al 20%) e avesse consentito nuove e maggiori ispezioni. Ma questa proposta non è mai arrivata: è rimasto il vecchio “prendere o lasciare”: rinuncia all’arricchimento dell’uranio, chiusura dell’impianto sotterraneo di Fordow e via libera alle ispezioni.

Teheran invece, come base di partenza, vuole un esplicito riconoscimento al proprio diritto di arricchimento a fini civili. E avrebbe gradito un alleggerimento delle sanzioni sui ricambi per la propria aviazione civile. Per la prima volta, negli ultimi giorni, i media iraniani parlavano di una possibile rinuncia di Teheran all’arricchimento dell’uranio al 20%  e in apertura del vertice, da Mosca era trapelato un cauto ottimismo.

Ma sono bastate poche ore per capire che non si sarebbe arrivati a nulla.

In questo contesto, l’unica certezza è che dal 1° luglio scatta anche l’embargo dell’Ue sul petrolio iraniano.

Evidentemente Usa e 5 + 1 vogliono stringere ancora di più il cappio al collo dell’economia iraniana, credendo di avere così maggiore potere contrattuale.

 

Nuove sanzioni Usa contro l’Iran

Nuove sanzioni Usa contro l’Iran

Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato quasi all’unanimità nuove sanzioni contro chi permette all’Iran di vendere o trasportare petrolio allo scopo di contrastare il programma nucleare della Repubblica islamica. E se Teheran costruirà armi atomiche, ha detto ieri in Israele il segretario statunitense alla Difesa Leon Panetta, gli Stati Uniti hanno “opzioni da portare avanti”. Ma il premier israeliano Netanyahu ha considerato queste dichiarazioni insufficienti perché – ha affermato – l’Iran vuole costruire bombe per annientare lo Stato ebraico. Ci sono dunque venti di guerra tra Israele e Iran? Davide Maggiore lo ha chiesto ad Antonello Sacchetti, giornalista esperto di questioni iraniane:

 

R. – Io direi che in realtà questi venti di guerra non sono mai cessati. E’ un clima che continua ormai da anni e probabilmente negli ultimi 8-10 mesi si è fatto più pesante. Oltre a questo viaggio di Panetta, io ci metterei anche l’ultimo turno di sanzioni che sono state approvate dagli Stati Uniti, perché impone una serie di limitazioni e di penalizzazioni nei confronti dell’Iran veramente pesantissime: quando si colpisce il settore petrolifero iraniano, si colpisce il cuore dell’economia iraniana. Quindi non è soltanto un aspetto dell’economia del Paese! Direi che la situazione, sì, è più tesa rispetto a qualche settimana fa.

 

D. – Un’esplicita opzione militare può essere esclusa?

 

R. – Qui l’aspetto della questione è un pochino più complicato: c’era una battuta riportata dai quotidiani israeliani in cui si parlava di un eventuale aumento dell’Iva in Israele e un commentatore abbastanza noto diceva “questa è la prova che la guerra all’Iran non si farà!”. E questo perché Netanyahu non potrebbe sostenere due crisi in contemporanea: da una parte aumentare l’Iva e dall’altra fare anche una guerra. E’ forse poco più di una battuta, ma qualcosa di vero probabilmente c’è. Probabilmente anche questa ipotesi lasciata sempre lì sul tavolo dell’attacco, del raid sull’Iran è una minaccia che viene ogni tanto fatta per tenere calda una opzione, ma che in realtà consente poi di scegliere. Come opzione – in teoria – più leggera ci sono le sanzioni e altri tipi di intervento. Sinceramente non sono molto convinto che da qui alle elezioni statunitensi – e quindi novembre – ci sarà qualche novità in questo senso.

 

D. – Questa insistenza di Netanyahu che dice – ad esempio – “non consentirò agli ayatollah di distruggerci” può essere quindi vista come una mossa più che altro a fini di politica interna?

 

R. – Sì e non solo di politica interna, anche di politica internazionale. Continuare ad insistere sicuramente è un sistema che nell’equilibrio dei rapporti internazionali – parliamo di quelli con gli Stati Uniti – serve a mantenere alta l’attenzione e anche a mantenere alte le richieste per quanto riguarda sia i rapporti nello scacchiere mediorientale, sia poi in termini anche di politiche militari, di finanziamenti. Io non sono, però, così convinto che in realtà non ci possa essere un attacco: sono convinto che non ci possa essere ora! A meno di sei mesi dalle elezioni presidenziali americane e con l’attuale situazione internazionale, non credo che sarebbe una cosa che gli Stati Uniti possano tollerare.

 

D. – Su questo come influisce la situazione siriana?

 

R. – Io credo che quello sia un problema legato sia ad una questione interna di Israele e riguarda in un certo senso anche l’Iran. La Siria è l’unico Paese che abbia un rapporto – come dire – di alleanza vera e propria con l’Iran. Quindi sicuramente il perdurare di quella crisi è un qualcosa che sta condizionando un po’ tutta la situazione.

 

D. – Come reagisce a queste voci e a questa situazione l’Iran?

 

R. – La politica iraniana è in un momento difficile: intanto siamo entrati negli ultimi mesi del governo di Ahmadinejad, che non potrà ricandidarsi. In questo momento è in atto una crisi gravissima, finanziaria, con uno scandalo che è scoppiato circa un anno e mezzo fa e che ha coinvolto personaggi vicinissimi al presidente. Da un punto di vista politico, quindi, si è in una fase di stallo: in questa fase è prevalsa, come poi d’altra parte prevede la stessa Costituzione dell’Iran, la linea della Guida suprema, che è l’ultima voce sulla politica estera. La posizione di Khamenei è più dura di quella di Ahmadinejad. Cosa accadrà da qui a qualche mese è complicatissimo prevederlo, perché l’Iran ha dei tempi di reazioni e di elaborazione delle strategie politiche che spesso ci sfuggono.

Ascolta l’audio.

 

Su Twitter: @anto_sacchetti

Beppe Grillo Iran e Israele

In un’intervista al quotidiano israeliano Yedoth AhronothBeppe Grillo parla di Iran, di Israele e di Medio Oriente in generale. In Italia l’intervista ha suscitato molte polemiche. A Youdem se ne parla a Linea Mondo del 25 giugno. In studio Gabriele Natalizia e Antonello Sacchetti. In collegamento telefonico Menachem Gantz. 

 

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Intervista a Leila Hatami

L’attrice iraniana Leila Hatami (Una separazione) è stata membro della giuria del Festival del cinema di Marrakesh nel gennaio 2012.  In quell’occasione Euronews l’ha intervistata. Riproponiamo il video.

Intervista a Leila Hatami

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Petrolio persiano

Se c’è un elemento di continuità nella storia recente dell’Iran, è proprio il petrolio. O, meglio, la gestione del petrolio da parte dei governanti e le conseguenze di questa gestione nella vita politica. Se le parole sono importanti, quando parliamo di Iran dobbiamo sempre ricordare che il concetto stesso di cittadinanza (shahrvandi) è un’innovazione piuttosto recente, entrata nel linguaggio della Repubblica islamica soltanto con le due presidenze Khatami (1997 – 2005).

In Iran, infatti, il bilancio statale si basa sull’export del petrolio, non sulle tasse. La vendita di petrolio all’estero rappresenta l’80 per cento dell’export iraniano e il 60 per cento del bilancio totale del paese. È questa la grande linea di continuità tra Iran pre e post rivoluzionario: lo Stato chiede poco in termini di contributi e dà pochissimo in termini di diritti e potere decisionale. È una condizione di sudditanza, non ancora di cittadinanza. Era così con lo scià, è sostanzialmente così nella Repubblica islamica.

Secondo l’Oil and Gas Journal, le riserve petrolifere iraniane ammontano a 137,6 miliardi di barili di petrolio, pari al 10 per cento delle risorse mondiali totali. L’Iran è inoltre il secondo Paese al mondo per riserve di gas naturale. Tra il marzo 2009 e il marzo 2010 (in Iran il capodanno coincide con l’equinozio di primavera) l’Iran ha esportato più di 844 milioni di barili di greggio, approssimativamente 2,3 milioni di barili al giorno, piazzandosi al secondo posto dietro l’Arabia Saudita nella classifica dei paesi esportatori aderenti all’OPEC. Dove va tutto questo greggio? Principalmente in Giappone, Cina, Sud africa, Brasile, Pakistan, Sri Lanka, Spagna, India e Paesi Bassi. I centri produttivi sono 40 (27 on shore e 13 offshore), concentrati perlopiù nella provincia sudoccidentale del Khuzestan, la cui invasione da parte di Saddam Hussein nel 1980 fu all’origine della lunga e sanguinosissima guerra tra Iran e Iraq.

La gestione dello sfruttamento delle risorse petrolifere è affidata alla Compagnia nazionale del petrolio iraniano (NIOC), di proprietà statale e sotto la supervisione del ministro del petrolio. La Costituzione iraniana proibisce la proprietà privata per le funzioni di esplorazione ed estrazione, ma il governo permette contratti buy-back, in virtù dei quali le compagnie straniere forniscono impianti o macchinari e ricevono in cambio diritti sul greggio o sul gas estratto.

Le partnership con le imprese straniere sono fondamentali per l’industria petrolifera iraniana, assai limitata dall’arretratezza dei propri mezzi tecnici. Basti pensare che oggi l’Iran produce meno della metà dei 5 milioni di barili di greggio al giorno che venivano prodotti nel 1978. La rivoluzione, 8 anni di guerra con l’Iraq, le sanzioni, i tagli agli investimenti e un naturale declino dei giacimenti di greggio, impediscono di tornare a quei livelli. Per arrestare il declino, i giacimenti iraniani avrebbero bisogno di interventi strutturali, come iniezioni di gas naturale.

Il piano di sviluppo quinquennale approvato dal parlamento iraniano nel gennaio 2010 prevede di arrivare a 5,1 milioni di barili al giorno dal 2015, ma per raggiungere questo obiettivo, la collaborazione con imprese straniere è indispensabile. Un esempio: nel 1999 è stato scoperto il giacimento di Azadegan, vicino ad Ahvaz, le cui riserve sono stimate in 26 miliardi di barili. Nulla di eccezionale, ma è comunque la scoperta più importante – in Iran – degli ultimi 30 anni. Si tratta però di un sito geologicamente complesso, in cui l’estrazione è molto difficile. Nel gennaio 2009 la NIOC ha perciò siglato un contratto buyback con la China National Petroleum Corporation, che prevede un piano di sviluppo in due fasi.

La ricchezza di petrolio è però un’arma a doppio taglio. Proprio perché dispone di tanto petrolio, l’Iran è un Paese abituato a consumarne moltissimo. Il visitatore occidentale rimane in genere sorpreso dall’abituale spreco di energia nelle case e negli uffici iraniani. In inverno i riscaldamenti rimangono accesi giorno e notte e nessuno si preoccupa di spegnere le luci nelle stanze vuote. Fino a poco tempo fa, la benzina aveva un prezzo politico irrisorio (equivalente a meno di 10 centesimi di euro al litro), insufficiente a coprire persino le spese di raffinazione. Questo incoraggiava un uso dissennato delle auto, con conseguenze catastrofiche per l’ambiente e per il traffico, soprattutto a Teheran. L’Iran consuma approssimativamente 400.000 barili di benzina al giorno e l’insufficienza delle proprie raffinerie ha creato il paradosso: il secondo esportatore di greggio è costretto a importare benzina per soddisfare la domanda interna.

Per risolvere questo problema, il governo ha messo a punto un piano di sviluppo delle raffinerie locali attraverso una serie di joint venture con Cina, Malesia, Indonesia e Singapore. L’obiettivo, per la verità molto ambizioso, è di arrivare a esportare benzina nel 2013. La cura elaborata dal governo Ahmadinejad è drastica: il taglio dei sussidi agli idrocarburi lanciato nel dicembre 2010 ha quadruplicato il prezzo della benzina. È solo il primo passo di una grande riforma che deve porre fine a un sistema che costa 100 miliardi di dollari l’anno. Sistema che lo stesso Ahmadinejad ha però finora incoraggiato. Sostenendo di voler portare i proventi sul sofreh (la tavola) dei poveri, ha approfittato del prezzo del greggio che nella prima fase del suo mandato si è mantenuto alto, tra i 50 e 100 dollari.

Ahmadinejad ha così potuto elargire sussidi a pioggia, soprattutto per gli agricoltori, e favorire gli uomini d’affari a lui vicini e rafforzare i pasdaran. Questa congiuntura favorevole ha consentito il rinvio di decisioni strutturali e ha contenuto il malessere sociale. Non aveva avuto la stessa fortuna il predecessore di Ahmadinejad, il riformista Khatami. Sotto i suoi due mandati il prezzo del greggio era arrivato a costare appena 9 dollari al barile. Col picco del prezzo del greggio nel 2007-08 l’Iran portò a casa 250 miliardi di dollari di proventi dal petrolio. Quando nella seconda metà del 2008 è arrivata la crisi mondiale, nelle casse dello Stato iraniano non c’erano più di 25 miliardi di dollari. Dove erano finiti tutti i soldi? Di certo, non in investimenti strutturali, dato che l’inflazione è volata al 27 per cento e la disoccupazione al 35 per cento.

La spesa crescente del governo Ahmadinejad ha fatto sì che il Paese abbia bisogno del petrolio a 90 dollari al barile per andare avanti, anche se il governo ha fissato il suo budget a quota 37 dollari. Anche lo scià si ritrovò in una situazione simile. Tra il 1973 e il 1977 l’Iran fu inondato di petrodollari. Quando nel 1977 il prezzo del greggio calò, l’economia nazionale visse una crisi inattesa e durissima. Cominciò così il biennio che avrebbe portato alla rivoluzione. Molto improbabile che la storia si ripeta, ma di sicuro il petrolio è ancora una volta decisivo negli equilibri della politica iraniana.

Iran – Qatar 0-0

Pareggio a reti bianche tra Iran e Qatarnel secondo turno del gruppo A per le qualificazioni asiatiche ai Mondiali 2014. Allo stadio Azadi di Teheran,  davanti a 100mila spettatori, il Team Melli ha deluso parecchio.

Partite del girone: Iran – Qatar 0-0 ; Corea del Sud-Libano 3-0. Classifica gruppo A: Corea Sud (2 partite) 6 punti/ Iran (2 partite) e Qatar (3 partite) 4/ Uzbekistan(2 partite) e Libano (3 partite) 1.

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Larijani speaker

Ali Larijani è il nuovo presidente del Majles, il parlamento iraniano. Nuovo per modo di dire, visto che Larijani era stato lo speaker già nella scorsa legislatura. Considerato vicino alla Guida (ma non così vicino come era qualche anno fa), Larijani è senza dubbio uno dei rivali più agguerriti del presidente Ahmadinejad, a cui non risparmia critiche molto dure, soprattutto sull’economia.

Larijani ha ricevuto 173 voti su 275. Il suo rivale Gholam-Ali Haddad-Adel si è fermato a 100. Questa votazione era considerata un primo test sull’esito reale delle elezioni parlamentari. Che Larijani vincesse non era affatto scontato.

Il Majles ha inoltre eletto come primo e secondo vicepresidente Mohammad-Reza Bahonar e Seyyed Mohammad-Hassan Aboutorabi-Fard.

Nucleare, tanto rumore per poco

Si rivedranno il 18 e 19 giugno a Mosca. E per come si erano messe le cose, è già qualcosa. Che le cose non sarebbero andate benissimo lo si era capito subito. A dispetto delle previsioni di qualche politico italiano, 5+1  (Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia, Usa più Germania) e Iran non avevano già trovato un accordo sul nucleare. Nulla di fatto, in pratica. Ma non è tutto da rifare.

Gli iraniani si dicono delusi dal vertice, ma sembrerebbero intenzionati a proseguire nel dialogo.

Quello che sembra ancora mancare è una reale “reciprocità”: il gruppo 5+1 chiede  all’Iran di fermare l’arricchimento dell’uranio al 19,75% e di portare l’uranio già arricchito al di fuori del Paese. L’arricchimento potrebbe proseguire soltanto per arrivare a un livello del 3,5% o del 5%. E in cambio?

Praticamente nulla. Le sanzioni non sarebbero alleggerite subito.

Dal canto suo, Teheran si era presentata a Baghdad con un pacchetto di proposte con 5 punti chiave, uno dei quali riguarderebbe la crisi siriana.

Sta anche qui la vera distanza tra le parti: il nucleare è usato strumentalmente un po’ da tutti. L’Iran vuole arrivare a un accordo che non riguardi solo il nucleare ma che fornisca garanzie sulla propria sicurezza, come Repubblica islamica e come Paese detentore di interessi economici e politici nella regione.

Gli Usa vorrebbero forse un accordo di minima, solo sul nucleare, lasciando stare – al momento – grandi accordi e regolarizzazione dei rapporti con Teheran. All’inizio Obama ci aveva pensato, ma la cosa si è rivelata difficile e poi ora siamo in campagna elettorale.

Gli europei vorrebbero tranquillizzarsi e tranquillizzare tutti: hanno troppi interessi con l’Iran per permettersi di giocare duro, al di là delle frasi del nostro ministro Terzi.

Cina e Russia hanno una posizione più ambigua. Da una parte contrastano gli Usa in Medio Oriente, dall’altra le sanzioni e l’embargo petrolifero giocano a loro favore. Mosca è avvantaggiata come paese esportatore di greggio, Pechino lo è come importatore. Se il petrolio iraniano non arriva in Europa, Teheran lo vende (a prezzo ribassato) alla Cina.

Israele – convitato di pietra a tutti i summit – vuole che non accada nulla, che rimanga questo clima di minacce, paura e tensione. Finché può agitare lo spauracchio assolutamente irrealistico di un’aggressione da parte iraniana, può continuare a ignorare il dramma del popolo palestinese ed ergersi a baluardo della democrazia e della civiltà occidentale in Medio Oriente.

Sullo sfondo, il fattore tempo. I 5+1 vorrebbero coinvolgere Teheran in un calendario prestabilito di incontri. Teheran nicchia, non fidandosi delle reali intenzioni della controparte. Di sicuro, dopo i convenevoli di Istanbul, si è entrati nella fase più delicata.

Iran Day

“È possibile un attacco all’Iran?”. C’è chi ne è convinto. Scrivici la tua opinione, anche con un messaggio privato, sarà discussa in diretta con gli ospiti di Iran Day in onda martedì dalle 10:00 alle 12:00 su oltreradio.it

Nel corso della trasmissione interviste esclusive a

Leila Hatami (Attrice iraniana)

e Zahra Mostafavi (Figlia dell’Imam Khomeini)

conducono

Francesco De Leo

(Direttore di oltreradio.it)

Luigi Spinola

(Radio 3 Mondo)

in studio

Lapo Pistelli

(Responsabile Esteri del PD)

interverranno

Michele Bernardini, Pasquale Ferrara, Felicetta Ferraro, Bianca Maria Filippini, Silvia Francescon, Carmela Giglio, Lucia Goracci, Renzo Guolo, Farzaneh Joorabchi, Claudio Landi, Alfredo Mantica, Alberto Negri, Nicola Pedde, Stefano Polli, Luigi Ramponi, Antonello Sacchetti, Natalia Tornesello, Roberto Toscano, Roberto Tottoli, Vanna Vannuccini, Anna Vanzan.

in diretta da:

oltreradio.it – radioradicale.it (audio)

sul canale 808 di Sky e in streaming sul sito www.youdem.tv (video)

in collaborazione con Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

Lo zoo di Teheran

Ci sono capitato per caso quattro anni fa, in una mattinata di primavera in cui dovevo perdere un po’ di tempo. E alla fine mi sono perso io. E sono finito allo zoo, posto che non mi piace per niente.  Lo zoo di Teheran è un po’ come tutti gli zoo del mondo. Triste, un po’ crudele e un po’ divertente. O forse no? Forse è diverso dagli altri zoo?

L’artista iraniano Arash Khakpour ha realizzato questo video. Ve lo propongo.

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