Persia in fiore

Viaggio in Iran dal 12 al 24 maggio 2019


«L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

Con chi

Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

Quando

Dal 12 al 24 maggio 2019

Programma

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Domenica  12/05/2019
Aereo Roma – Teheran
Incontro con la guida in aeroporto
Trasferimento in hotel 
Pernottamento a Teheran
2 Lunedi’ 13/05/2019
Visita di Teheran citta’
Museo Archeologico nazionale (parte antica)
Palazzo Golestan
Museo dei Gioielli
Ponte della natura oppure Ambasciata Usa
Volo per Shiraz 
Pernottamento a Shiraz
3 Martedi’ 14/05/2019
Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose
Madrasa del Khan
Bazaar di Vakil
Pranzo Moschea di Vakil
Hammam di Vakil
Tomba di Hafez
Cena in ristorante tradizionale
4  Mercoledi 15/05/2019
Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli
Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
Ritorno a Shiraz
Cena Moschea Re delle Lampade
Pernottamento a Shiraz
5 Giovedi 16/05/2019 Trasferimento Shiraz-Kerman
Visita a Bishapur
Visita a Tang-e-Chogan, Stretto del gioco del Polo di epoca Sassanide
Pernottamento a Kerman
6 Venerdi 17/05/2019
Visita di Kerman
Complesso Ganj-Ali-Khan
Piazza e Hammam Moschea del venerdi di Kerman
Fortezza di Rayen
Giardino Shazde di Mahan
Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan
Arrivo a Shahdad
Cena nel deserto di Lut con astronomo
Pernottamento in casa tradizionale a Shahdad
7 Sabato 18/05/2019
Partenza da Shahdad per caravanserraglio Zineddin
Visita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)
Cena in caravanserraglio
Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo
Ballo del legno dei beluci
Pernottamento nel caravanserraglio di Zineddin
8 Domenica 19/05/2019
Giro di Yazd
Torri del Silenzio
Passeggiata nel quartiere antico
Prigione di Alessandro
Cupola 12 Imam
Pranzo
Presentazione di tappeti
Museo dell’acqua
Piazza Amir Chakhmaq  
Cena
Pernottamento a Yazd
9 Lunedi  20/05/2019
Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
Partenza da Yazd
Moschea di Fahraj
Castello Narin di Meybod
Caravanserraglio di Meybod
Moschea Naeen
Arrivo a Isfahan e cena in piazza
Pernottamento a Isfahan
10 Martedi 21/05/2019
Isfahan
Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah
Moschea dello Scia’
Tempo libero bazaar
Visita palazzo delle 40 colonne 
Cena e pernottamento a Isfahan
11 Mercoledi 22/05/2019
Isfahan
Visita a cattedrale armena di Vank
Visita a moschea del venerdi’ antica
Palazzo Ali Qapu
Giro nel bazaar
Visita ai ponti
Cena in ristorante tradizionale/albergo
Pernottamento a Isfahan
12 Giovedi 23/05/2019
Isfahan-Kashan-Qom-Ibis
Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh
Visita a giardino Fin di Kashan
Visita a casa Tabatabee di Kashan
Visita a Qom
Cena in albergo Ibis
Pernottamento presso albergo Ibis 
13 Venerdi 24/05/2019
Volo per Roma da aeroporto IKIA

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 2.850 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 360 EURO

CAPARRA DI 1.000 EURO DA VERSARE ENTRO IL 29 MARZO 2019

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ALLA PARTENZA

La quota comprende

  • tariffe aeree per i voli internazionali
  • spese consolari
  • assicurazione medico, bagaglio
  • tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia
  • accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza
  •  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo
  • colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di trasporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario
  • trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata
  • guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale
  • tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei
  • un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Corso di lingua e letteratura persiana a Roma

L’istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività didattiche, organizza il 43° corso di lingua e letteratura persiana. Un ciclo di 12 lezioni presso  l’Istituto Culturale dell’Iran  con il rilascio di certificato. Il corso, tenuto da docente madre lingua, si svolgerà da sabato 6 ottobre  2018  e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00  10.30  e 12.00.

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esame  è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore al 80% del monte ore totali.  Il termine ultimo per iscriversi è 5 ottobre 2018 .

Il costo del corso è di 100 euro da versare presso l’Istituto entro la prima lezione.

N.B.
Il giorno 6 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 10.00 presso la sede dell’istituto Culturale in Via Maria Pezzè Pascolato, 9.

Per iscriversi clicca qui.

Cos’è il Ramadan

Cos’è il Ramadan ? E’ il nono mese del calendario lunare islamico, durante il quale Maometto ricevette la prima rivelazione coranica. Santo mese del digiuno (sawm), il Ramadan è uno dei cinque pilastri dell’Islam. Secondo il Corano il digiuno è stato istituito perché in questo periodo tutti i fedeli adulti potessero coltivare la pietà.

Quando inizia

L’inizio del Ramadan (in Iran detto ramezan) dipende dall’avvistamento della luna e la tradizione vuole che esso avvenga scrutando il cielo come si faceva ai tempi del Profeta Maometto. E’ l’Arabia Saudita, in quanto custode dei luoghi santi della Mecca e di Medina, a stabilire il periodo del Ramadan. La questione suscita un vivace dibattito all’interno dell’Islam, tra chi auspica l’impiego delle tecnologie per l’avvistamento lunare e chi invece vorrebbe rimanere fedele alle tradizioni. E’ anche una questione politica: non tutti i Paesi musulmani accettano che a decidere sia l’Arabia Saudita.

Il Ramadan 2018

Comincia il 15 maggio  e termina il 14 giugno, giorno di festa chiamato Aid Al Fitr o Aid Assaghir.

Cosa si fa nel Ramadan

Per tutto il mese i fedeli devono astenersi dal mangiare, bere, fumare e avere rapporti sessuali tra l’alba e il tramonto e festeggeranno in preghiera la rivelazione del Corano da parte di Dio a Maometto. Nel mese del Ramadan (in cui secondo la tradizione il Profeta consumava solo un bicchiere di latte di capra e sei datteri al giorno) il Corano prevede che siano esentati dal digiuno i bambini, i malati, le donne incinte e coloro che devono intraprendere lunghi viaggi. Prima di ritirarsi per la notte i fedeli sono chiamati a speciali preghiere comunitarie in cui si recitano lunghi passi del Corano.

La notte della determinazione

La notte tra il ventiseiesimo e il ventisettesimo giorno del Ramadan è chiamata la Notte della Determinazione, nella quale, secondo il Corano, Dio determina il corso del mondo per l’anno seguente. Il giorno dopo la fine del Ramadan si celebra la fine del digiuno, che viene festeggiato con preghiere speciali.

Viaggio in Iran Low Cost: offerta scontata tour di 7 giorni

Viaggio in Iran Low Cost: offerta scontata tour di 7 giorni

Viaggio in Iran Low Cost: offerta scontata tour di 7 giorni. Un viaggio in Iran pensato appositamente per i tanti che in questi anni ci hanno detto: “Vorrei ma non posso”. Un viaggio che concentra in una settimana le tappe essenziali per conoscere le bellezze della Persia. Sette giorni da vivere intensamente, rinunciando a qualche comfort ma senza perdersi nulla del fascino e della bellezza di quello che lo studioso britannico Michael Axworthy definì «L’impero della mente».

Rispetto ai nostri pacchetti “classici” non cambia la qualità dei servizi o il programma, ma le sistemazioni saranno in strutture più semplici rispetto al solito. E l’ultima notte si riparte direttamente per l’Italia, senza pernottamento.

Sette giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

Con chi

Con Anita Mousavian, architetto e guida turistica ufficiale iraniana.

Quando

Dal 18 al 25 maggio 2018.

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 1.800 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 180 EURO

SPESE CONSOLARI: 85 euro

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 30 MARZO 2018 

MINIMO 10 PARTECIPANTI 

 

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

 

Programma

 

 Venerdì

18/05/2018

§ Aereo

Roma – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran

Sabato

19/05/2018

§ Visita di Teheran citta’

§ Museo Archeologico nazionale (parte antica e parte islamica)

§ Museo dei Gioielli

§ Volo per Shiraz

§ Pernottamento a Shiraz

Domenica

20/05/2018

§  Shiraz e Persepoli

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

§  Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli

§  Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam

§  Ritorno a Shiraz

§  Tomba di Hafez

§  Moschea di Vakil

§  Cena in ristorante tradizionale

Lunedì

21/05/2018

§  Shiraz-Yazd

§  Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)

§  Ghiacciaia di Abarkuh

§  Arrivo a Yazd

§  Tempio del fuoco zoroastriano

§  Piazza Amir Chakhmagh

§  Passeggiata in quartieri antichi e cena

§  Pernottamento a Yazd

 Martedì

22/05/2018

§  Yazd-Isfahan

§  Visita a torri del silenzio di Yazd

§  Castello Narin di Meybod

§  Moschea Naeen

§  Arrivo a Isfahan

§  Chiesa Vank di Isfahan

§  Arrivo in albergo

§  Giro nella piazza Naqsh-e-Jahan e cena

§  Pernottamento a Isfahan

Mercoledì

23/05/2018

§  Isfahan

§  Visita a moschea del venerdi’ antica

§  Visita palazzo delle 40 colonne

§  Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§  Moschea dello Scia’

§  Tempo libero bazaar

§  Cena e pernottamento a Isfahan

Giovedì

24/05/2018

§  Ponti Khaju e 33 arcate

§  Villaggio di Abyaneh

§  Arrivo a Kashan

§  Pranzo

§  Giardino Fin

§  Casa dei Tabatabee

§  Hammam sultano Amir Ahmad

§  Visita a Qom

§  Cena in lussuoso autogrill Mehr-o-Mah

§  Arrivo all’aeroporto IKIA previsto prima di mezzanotte e riposo in bus 

Venerdì

25/05/2018

§   Volo per l’Italia

La quota comprende

  • tariffe aeree per i voli internazionali
  • assicurazione medico, bagaglio
  • tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia
  • accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza
  •  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo
  • colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario
  • trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata
  • guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale
  • tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei
  • un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

  • spese consolari
  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

Leggi il racconto dello scorso viaggio in Iran

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

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Chaharshanbe Surì

La festa del fuoco (Chaharshanbe Surì) è senza dubbio la più divertente tra quelle legate all’arrivo del No Ruz, il nuovo anno persiano. Si celebra la sera dell’ultimo martedì dell’anno, in attesa del mercoledì. Nelle strade si accendono piccoli falò su cui saltare dopo aver recitato la formula «Zardî-ye man az to, sorkhî-ye to az man», ovvero «il mio giallo (simbolo della debolezza) a te, il tuo rosso (la forza) a me». È un rito purificatore che simboleggia il passaggio dall’inverno alla primavera, con la sconfitta delle tenebre e la vittoria della luce. Si crede inoltre che in questa notte gli spiriti dei morti possano tornare a far visita ai loro cari.

Chaharshanbe Surì è anche il titolo di un film del 2006 di Asghar Farhadi, oggi celebre in tutto il mondo per l’Oscar vinto con “Una separazione”. Un critico cinematografico ha definito Chaharshanbe Surì, About Elly e Una separazione la “trilogia delle bugie”.

 

Inedito in Italia, Chaharshanbe Surì è  forse meno compiuto ma più affascinante del film che ha vinto la statuetta d’oro. Racconta una crisi coniugale che esplode proprio l’ultimo martedì dell’anno. Una coppia borghese sulla quarantina si sta preparando a partire per le vacanze a Dubai. Ma lei è convinta che il marito la tradisca e sui preparativi per il viaggio incombe la rottura definitiva. In mezzo ai litigi di marito e moglie finisce una giovane domestica di umili origini, prossima al matrimonio. Un confronto tra sessi ma anche tra classi sociali diverse, separate da stili di vita, abbigliamento e prospettive. Sullo sfondo, i fuochi e i botti della festa. All’epoca venne salutato come un film innovativo per il cinema iraniano, sia per lo stile sia per i contenuti. L’adulterio è raccontato senza tabù e i dialoghi sono molto duri e sconfinano spesso nel  turpiloquio.

 

No Ruz. Il capodanno persiano e le sue origini zoroastriane

No Ruz. Il capodanno persiano e le sue origini zoroastriane

L’arrivo della primavera segna l’inizia del nuovo anno in Iran e Afghanistan. In questi due Paesi vige infatti il calendario persiano, noto anche come calendario di Jalaali. Si tratta di un calendario solare che stabilisce gli anni bisestili non mediante una regola numerica, ma sulla base dell’osservazione dell’equinozio di primavera.

Quando è Noruz nel 2018?

L’inizio del nuovo anno non cade automaticamente ogni 21 marzo, ma varia di volta in volta.   Il 1397 inizia alle 17:15 e 28 secondi  (ora italiana) di martedì 20 marzo 2018 .

Il calendario persiano è senza dubbio più esatto dal punto di vista scientifico, con un margine di errore di un giorno ogni 141.000 anni. Il calendario gregoriano, in uso in Occidente, ha invece un giorno di errore ogni 3.226 anni. I persiani furono il primo popolo a preferire il ciclo solare al ciclo lunare. Nella cultura zorostriana, predominante in Persia fino all’avvento dell’Islam, il sole ha infatti avuto un’importanza simbolica fondamentale.

Nell’XI secolo, sotto il regno del sultano selgiuchide Jalaal ad-Din Malik Shah Seljuki, una commissione di scienziati della quale faceva parte il grande poeta e matematico Omar Khayyam, elaborò un nuovo calendario sulla base di uno in uso secoli prima. Il nuovo calendario persiano viene tuttora chiamato calendario di Jalaali, in onore del sultano. Sostituito in seguito col calendario lunare islamico, il calendario persiano viene reintrodotto in Persia nel 1922. L’Afghanistan lo adotta nel 1957, ma denominando in arabo i mesi.

I mesi del calendario persiano

Il calendario persiano è così strutturato:

Farvardin (Marzo 21-Aprile 20)

Ordibehesht (Aprile 21-Maggio 21)

Khordad (Maggio 22-Giugno 21)

Tir (Giugno22-Luglio 22)

Mordad-Amordad (Luglio 23-Agosto 22)

Shahrivar (Agosto 23-Settembre 22)

Mehr (Settembre 23-Ottobre22)

Aban (Ottobre 23-Novembre 21)

Azar (Novembre 22-Dicembre 21)

Day (Dicembre 22-Gennaio 20)

Bahman (Gennaio 21-Febbraio 19)

Esfand (Febbraio 20-Marzo 20)

I primi 6 mesi sono di 31 giorni, i successivi 5 sono di 30 giorni e l’ultimo mese è di 29 giorni, 30 giorni in quelli bisestili.

 

Festa grande (e zoroastriana)

Il No Ruz (nuovo giorno), primo giorno del nuovo anno, è celebrato da almeno tremila anni ed è in assoluto la festa più importante in Iran. Dopo la rivoluzione del 1979 il governo cercò di ridurne l’importanza, in quanto festa preislamica. Fu però una mossa controproducente. La leggenda vuole che lo stesso Khomeini ci ripensò perché le donne di casa non gli rivolsero la parola per due settimane. È una festa bellissima e colorata. Le scuole e gli uffici chiudono per due settimane. Si scambiano auguri (Ayd-e Noruz Mubarak!) e regali (soprattutto banconote fresche di bancomat). Una sorta di Natale celebrato in primavera, dove tutto deve essere nuove, nel segno della rinascita della vita dopo l’inverno.

Pulizie di primavera

La tradizione vuole che le celebrazioni del No Ruz si aprano 12 giorni prima del capodanno con una pulizia a fondo della casa (Khane Tekani). La giornata prevede anche l’acquisto di fiori e la visita ad amici e parenti.

I fuochi del mercoledì

Alla vigilia dell’ultimo mercoledì dell’anno si celebra la festa del fuoco (Chaharshanbe Surì). Il martedì sera, nelle strade si accendono piccoli falò da saltare dopo aver recitato la formula “Zardî-ye man az to, sorkhî-ye to az man”, ovvero il mio giallo (simbolo della debolezza) a te, il tuo rosso (la forza) a me. È un rito purificatore che simboleggia il passaggio dall’inverno alla primavera, con la sconfitta delle tenebre e la vittoria della luce. Si crede anche che in questa notte gli spiriti dei morti possano tornare a far visita ai loro cari.

Tutti a tavola con le sette s

Al momento dell’entrata nel nuovo anno tutte le famiglie si riuniscono intorno alla tavola (sofreh) apparecchiata con sette oggetti che cominciano tutti per s: sabzeh, un dolce di germogli di grano o lenticchie che rappresenta la rinascita; samanu, un budino di germogli di grano e mandorle cotte, che simboleggia la trasformazione; sib, una mela rossa, simbolo della salute; senjed, frutto secco dell’albero di loto, simbolo dell’amore; sir, l’aglio, simbolo della medicina; somaq, una polvere di bacche usata per condire la carne, che rappresenta l’aurora; serkeh, l’aceto, simbolo della pazienza. È inoltre abitudine mettere in tavola uova colorate (che rappresentano la fertilità), acqua di rose, uno specchio a centrotavola e un pesciolino rosso in una boccia di vetro.

Haji Pirooz

Il Noruz ha anche una maschera tradizionale, “Haji Pirooz”. Incarna Domuzi, il dio sumero del sacrificio che viene ucciso alla fine del vecchio anno per rinascere all’inizio del nuovo. Haji Pirooz veste un costume rosso (simile a quello di Babbo Natale) e ha la faccia truccata di nero. Per le strade di Teheran è possibile incontrare persone vestite da Haji Pirooz che ballano e suonano tamburi e trombette per augurare un nuovo anno felice.

Sizdah Bedar

Il tredicesimo giorno del nuovo anno è chiamato Sizdah Bedar. Alcuni lo chiamano “pasquetta persiana” perché è tradizione trascorrerlo all’aperto e in compagnia. Gli antichi persiani credevano infatti che le dodici costellazioni dello zodiaco controllino i dodici mesi dell’anno e che ognuna governi il mondo per mille anni. Il tredicesimo giorno rappresenta perciò l’era del caos, che verrà alla fine dei tempi. Per questo motivo, è opportuno trascorrere Sizdah Bedar fuori casa, per scongiurare i malefici generati dal numero tredici. Alla fine di questa “pasquetta persiana”, il sabzeh messo a tavolo per Capodanno, viene messo sotto l’acqua corrente per esorcizzare il malocchio. Oltre che in Iran, il No Ruz è attualmente celebrato anche in India, Afghanistan, Tagikistan, Uzbikistan, Azerbaijan, Kazakistan e Kirghizistan.

Re Magi. Una storia persiana?

re magi

L’Epifania è senza dubbio una delle feste cristiane più popolari. Fino agli anni Settanta era in Italia la festa dei regali per antonomasia. I bambini aspettavano la calza della Befana più che i doni di Babbo Natale. Poi il modello anglosassone, trainato dalla globalizzazione dei costumi e dei consumi, ha imposto Santa Claus e fatto passare in secondo piano la vecchietta sulla scopa volante. Ma cosa si celebra il 6 gennaio?

L’Epifania

Per le Chiese occidentali, l’Epifania (dal greco, epiphaneía, manifestazione) celebra la rivelazione di Gesù bambino ai re Magi, che portano in dono oro (il regalo per i re), incenso (per il culto) e mirra (il balsamo per i defunti). Per le Chiese orientali, invece, l’Epifania è la festa del battesimo di Gesù e coincide con la celebrazione del Natale. In entrambi i casi, una festa importante, come si direbbe oggi. Eppure, tra i quattro vangeli canonici, soltanto quello di Matteo lo riporta.

La cronaca di Matteo

Un racconto essenziale, poetico nella sua semplicità.

“Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: ‘Dov’è il re dei Giudei che è nato?’ Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa. Entrati nella casa , videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono e aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra”.

Matteo non dice né che i magi fossero tre, né da quale Paese venissero. Non parla poi di una grotta, ma di una casa. Ma allora come facciamo a sapere che i magi si chiamavano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre? E perché li conosciamo come “re”?

I vangeli apocrifi

Una prima testimonianza più dettagliata viene dal Vangelo dell’Infanzia arabo siriano:

“Ora avvenne che, quando il Signore Gesù nacque a Betlemme di Giudea, ai tempi del re Erode, dall’Oriente vennero a Gerusalemme dei magi, come aveva predetto Zaratustra, e avevano con sé, come doni, oro, incenso e mirra: ed essi lo adorarono e gli offrirono i doni”.

Ecco un elemento in più, poco conosciuto, tra l’altro: la nascita del Messia (Saoshyans in persiano antico) era un evento previsto già dallo zoroastrismo (o mazdeismo), religione monoteistica praticata in Persia dal VII secolo a.C.

Più di tre?

Più dettagliato il racconto di un altro vangelo apocrifo, il Vangelo dell’infanzia armeno:

“Quando l’angelo aveva portato la buona novella a Maria era il 15 di Nisan, cioè il 6 aprile, un mercoledì, alla terza ora. Subito un angelo del Signore si recò nel paese dei Persiani, per avvertire i re magi che andassero ad adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre. In quel tempo il regno dei Persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’oriente, e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo, Melkon, regnava sui Persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli Indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli Arabi”. Lo stesso vangelo precisa che “i drappelli di cavalleria che li accompagnavano comprendevano dodicimila uomini: quattromila per ogni regno”.

Altro che magi solitari! Anche i doni sarebbero stati molto più copiosi:

“Melkon, il primo re, aveva mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino, e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio. Il secondo, il re degli Indi, Gaspar, aveva, come doni in onore del bambino, del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell’incenso e altri profumi. Il terzo, re degli Arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose,zaffiri di gran valore e perle fini”.

Natale in primavera?

In base a questa ricostruzione, Gesù sarebbe nato il 6 gennaio, data che le Chiese orientali festeggiano ancora come Natale. Fino al IV secolo, la scelta del Natale ricadeva su tre date: 28 marzo, 18 aprile e 29 maggio. La data del 25 dicembre venne imposta per sostituire il Natale alla festa pagana del Dies natalis solis invicti, che si celebrava appunto in occasione del solstizio d’inverno.

Mago o non mago

Mago è il sacerdote del culto zoroastriano. Ancora oggi, in Iran, ogni tempio zoroastriano è affidato a un mago che, tra i diversi compiti, deve far sì che non si spenga mai il fuoco sacro all’interno del luogo di culto. Tornando all’antichità, Erodoto indica come magi i sacerdoti astronomi della religione zoroastriana, che erano anche ritenuti capaci di uccidere i demoni e ridurli in schiavitù. Pochi dubbi, dunque: i magi venivano dall’Iran. La tradizione cristiana ha poi identificato i tre magi come un bianco, un arabo e un nero, a rappresentare l’intera umanità in attesa della figura redentrice del Cristo.

Il racconto di Marco Polo

”In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò piú volte in quella cittade di quegli 3 re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano 3 re soppelliti anticamente”.

Così Marco Polo racconta nel Milione la visita alle presunte tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270.

Shabe yalda

Il 21 dicembre gli iraniani celebrano la notte più lunga dell’anno con una festa tipicamente zoroastriana: Shab-e yaldaShab in persiano vuol dire “notte”, mentre la parola Yalda proviene dal siriano e vuol dire “nascita”. Per la notte più lunga dell’anno, le famiglie iraniane si riuniscono per mangiare anguria, cantare ed esprimere desideri attraverso le poesie di Hafez. Per esorcizzare il buio della notte, vengono accese candele e lanterne. L’origine di questa festa non è chiara: probabilmente furono i cristiani siriani a introdurla prima in Caldea e poi in Persia durante l’epoca dei Sassanidi (224-636 d.C.). A loro volta, i cristiani avrebbero mutuato questa festa dal mitraismo, la religione nata in Persia e diffusasi in tutto l’Impero Romano attorno all’anno zero. Per i seguaci di questa religione, Mitra era nato proprio nella notte più lunga dell’anno e da questa celebrazione verrà la festività del Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”).

Il mitraismo contese al cristianesimo il primato di religione dell’Impero fino all’editto col quale Teodosio riconobbe il cristianesimo come religione di Stato (380 d.C.). I tanti mitrei di Roma (quello di San Clemente è solo il più celebre) testimoniano quanto fosse diffusa la religione che adorava il sole. La data del Natale cristiano è legata proprio al culto di Sol Invictus. Il vescovo siriano Jacob Bar-Salibi scrive: ”Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la “vera” Natività doveva essere proclamata in quel giorno”.

Fu papa Giulio I a ufficializzare nel 337 che il Natale si sarebbe celebrato il 25 dicembre, in precedenza ultimo giorno di festa per la nascita di Mitra. Il carattere orgoglioso degli iraniani spinge alcuni di loro ad affermare che persino il Natale sia ispirato al loro Shab-e Yalda. In realtà è vero che questa festa è un po’ l’emblema di come religioni e usanze trovino in Iran un ambiente ideale per incontrarsi e contaminarsi. Non va dimenticato che è sempre in Persia, nella seconda metà del III secolo d.C, che nasce il manicheismo, sintesi delle grandi religioni allora conosciute: mazdaismo, buddismo e cristianesimo. Yalda (che è anche un nome femminile) è da secoli una parola chiave della poesia persiana, una metafora per definire il nero perfetto degli occhi e dei capelli della donna amata. Nero assoluto, totale. Shab-e Yalda è quindi anche una metafora dell’oppressione, del dolore, della sofferenza.

Sciiti. L’Islam della contestazione

Gli sciiti, chi sono costoro? La lunga crisi irachena ha fatto sì che l’opinione pubblica occidentale venisse a conoscenza della loro esistenza. Ma chi sono davvero? Qualche boxino nei quotidiani ci dice che costituiscono una corrente minoritaria dell’Islam, che sono al potere in Iran e che in Iraq hanno patito una repressione feroce sotto Saddam Hussein.

Gli sciiti costituiscono circa il 10 per cento degli 1,3 miliardi di musulmani del mondo. Di questi, circa 120 milioni (sia persiani sia arabi) vivono in Medio Oriente. Sono maggioranza religiosa in Iran, Iraq, Libano, Azerbaigian e Bahrein e rappresentano una significativa minoranza in Afghanistan, Pakistan, Siria, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

In cosa il loro Islam è differente da quello dei sunniti? Perché sono così importanti negli equilibri dell’Iraq del post Saddam? Andiamo con ordine.

Alle origini dello scisma

Il profeta Maometto muore nel 632, senza eredi maschi e senza aver designato un successore. Alì è il cugino di Maometto e sposo di sua figlia Fatima. Tra i musulmani si apre la lotta alla successione. La maggioranza di loro (sunniti, da sunna, tradizione) credono che sia necessario individuare nella comunità il vicario (in arabo khalifa, da cui califfo) di Maometto. Un piccolo gruppo di musulmani (shi’ ah, da cui sciiti, significa partito) crede invece che la guida dell’Islam spetti ad Alì, unico rappresentante della famiglia del Profeta. Alì (proclamato Imam, originariamente “colui che guida la preghiera”) rimane al potere per soli cinque anni, finché non viene ucciso in un agguato. I suoi due figli Hassan e Hussein moriranno in battaglia. Nei secoli successivi il potere rimane nelle mani delle dinastie sunnite degli Omayyadi, poi degli Abassidi e infine degli Ottomani. Il califfato diventa una monarchia ereditaria. Gli sciiti passano all’opposizione.

Differenze dai sunniti

Da un punto di vista dottrinario, le differenze tra sunniti e sciiti sono non tanto teologiche quanto epistemologiche. Mentre i sunniti hanno enfatizzato l’interpretazione testuale delle scritture e la loro applicazione giuridica, gli sciiti hanno optato per un’interpretazione simbolica del Corano alla ricerca della verità della fede. Per questo gli sciiti sono accusati dai sunniti di aver introdotto la filosofia all’interno del messaggio divino che, secondo loro, non avrebbe alcun bisogno di essere razionalizzato.

Il radicalismo del no

Lo sciismo si caratterizza dall’inizio come rifiuto dell’inautentico, come radicalismo del no, come lotta contro l’ingiustizia. Nel 680 Hussein guida un esercito di soli 72 uomini contro centinaia di kharagiti (fazione sunnita). Hussein e i suoi seguaci scelgono di non arrendersi e vengono tutti uccisi e fatti a pezzi a Karbala, da allora città santa sciita. Il martirio di Hussein è al centro della teologia sciita: la sofferenza e il sacrificio acquistano un significato pregnante, a differenza di quanto accade nel sunnismo che sembra poco avvezzo alla sconfitta. Lo stesso Gesù è considerato un grande profeta, ma la sua morte in croce è – per la maggioranza dei musulmani – un fallimento. Così uno studente universitario di Teheran ci spiega cosa significa essere sciita:

Vuol dire preferire morire con orgoglio che vivere nella paura e nella schiavitù. E’ più importante pensare un’ora che pregare settant’anni. Se dormi tranquillo mentre un tuo fratello sciita ha bisogno del tuo aiuto, allora non sei un musulmano.

Persecuzioni antiche e recenti

La sopravvivenza del ceppo sciita è assicurata da un ramo dinastico di imam discendenti da Hussein (tutti morti violentemente) che si succedono fino all’874, anno in cui il dodicesimo imam, Mohamed al-Mahdi, esce misteriosamente di scena. I suoi seguaci lo considerano nascosto in attesa di tornare e regnare fino alla fine dei tempi. L’Imam, che nel sunnismo è una guida meramente spirituale, nello sciismo assume una rilevanza fortemente politica. Nello sciismo nasce la figura dell’ayatollah (segno di Dio), la cui autorevolezza discende dalla sua vicinanza a Dio.

Ancora oggi la maggioranza dei sunniti considera gli sciiti dei falsi musulmani, una setta di blasfemi da combattere con tutte le forze. Va ricordato che in Afghanistan gli hazara sono stati perseguitati sotto i Talebani e che in Arabia Saudita gli sciiti vivono in una sorta di apartheid politico. I siti web vicini ad Al Qaeda accusano oggi gli sciiti di aver aiutato gli americani a conquistare Baghdad. Mentre al Zarqawi, terrorista giordano, ha a suo tempo definito gli sciiti “uno scorpione ingegnoso e maligno”, un “nemico che veste gli abiti dell’amico”. Gli effetti di questa propaganda non si sono fatti attendere. Il 2 marzo 2004 oltre duecento sciiti che si apprestavano a festeggiare l’Ashura sono stati uccisi in attentati in Iraq (a Baghdad e Karbala) e in Pakistan. Gli sciiti vengono colpiti da Al Qaeda perché costituiscono la fazione più organizzata e più omogenea tra quelle che si contendono l’eredità di Saddam. Qualora si arrivasse a libere elezioni, sarebbero loro il “partito” più forte. Non solo: il clero dell’Iran segue sornione le vicende di Al Sadr e compagni, sapendo benissimo di essere un punto di riferimento imprescindibile per gli sciiti iracheni.

Esempio Iran

Nel XVI secolo la dinastia dei safavidi fa dello sciismo la religione di Stato della Persia. Messo al riparo dalla persecuzione sunnita, diventa il carattere fondante dell’Iran. Quattrocento anni dopo lo sciismo (più che il clero sciita) è protagonista dell’ultima rivoluzione del XX secolo. Quando nel 1979 Khomeini conquista il potere in Iran, Michel Foucault commenta: “E’ l’irruzione dello spirituale nel politico”. Lo sciismo come ideologia fornisce agli iraniani la disciplina e l’orgoglio per assumere il controllo del Paese dopo la ribellione alla tirannia dello scià. Khomeini, tra l’altro, esalta la figura dello shaid, del martire, durante la lunga guerra contro l’Iraq di Saddam (1980-88). Da allora le missioni suicide diventano una costante nella lotta armata di matrice islamica.

Lo sciismo ha un ruolo chiave anche in Libano, dove l’Hezbollah (partito di Dio), finanziato dagli iraniani, si impone come forza politica e militare e nel 2000 costringe l’esercito israeliano a ritirarsi dal sud del Paese, ponendo fine a un’occupazione iniziata nel 1978.

Il grande giornalista Ryszard Kapuscinski spiega così il ruolo della religione sciita nella rivoluzione iraniana del 1979:

Il talento dello sciita si manifesta nella lotta, non nel lavoro. Contestatori nati, sempre all’opposizione, dotati di grande dignità e forte senso dell’onore, appena scoccò l’ora di dare battaglia si sentirono di nuovo nel loro elemento.

Quel giorno a Persepoli

Quando porto i miei gruppi a Persepoli, mi fermo in prossimità dell’ingresso per  indicare uno spazio apparentemente vuoto al di là dei bagni e della biglietteria. Sono ancora oggi ben visibili gli scheletri della tendopoli di lusso allestita nel 1971 per volere dello scià Mohammad Reza Pahlavi in occasioni delle celebrazioni per i 2500 anni della monarchia.  Per tre giorni, dal 12 ottobre, governanti di tutto il mondo vennero ospitati in tende da campo arredate lussuosamente. Champagne e caviale per tutti, direttamente dal ristorante Maxim’s di Parigi. Tutto mentre una parte consistente del popolo iraniano viveva in miseria.

Tra gli invitati si ricordano il Principe Ranieri e la Principessa Grace di Monaco, il  futuro re di Spagna Juan Carlos con la principessa Sofia, il maresciallo Tito, il presidente dello Zaire Mobuti e quello dell’Indonesia Suharto. Per l’Italia c’è il presidente del Consiglio dei Ministri Emilio Colombo, per l’Unione Sovietica il Presidente del Presidium del Soviet Supremo Nikolaj Viktorovič Podgornyj.

cena-persepolis

Lo scià tentava di strumentalizzare il passato preislamico per contenere l’influenza del clero sciita. Si era proclamato “Luce degli ariani” e discendente diretto di Ciro il Grande, lui, figlio di un cosacco analfabeta messo sul trono di Persia dagli inglesi per meri interessi geopolitici.

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Davanti alla tomba di Ciro, a Pasargade, lo scià promise un futuro di progresso e benessere all’Iran. L’iscrizione della tomba recita:

Oh uomo, chiunque tu sia e da qualunque parte del mondo tu venga – perché so che un giorno verrai – ascolta: io sono Ciro, fondatore dell’impero degli Achemenidi. Ti prego di non invidiarmi questo fazzoletto di terra su cui riposo.

Mohammad Reza proclamò sollenemente:

«Kourosh, assoudeh bekhab ke ma bidarin», «Ciro, riposa in pace che vigiliamo noi»

Nel minuto di silenzio che seguì al discorso, si alzò all’improvviso un vento fortissimo che scompigliò i vestiti delle donne e sollevò la terra rossa del deserto. Il sovrano che rispondeva dall’adilà? Di certo, non fu un buon presagio per un uomo troppo amante della bella vita per comprendere il limite della pazienza del suo popolo.

Secondo alcuni storici, è l’inizio della fase discendente della parabola politica dello scià.

Di lì a poco il Paese entrerà in recessione e il malcontento popolare porterà nel giro di sette anni alla rivoluzione del febbraio 1979.

 

Festività in Iran nel 2017

Festività in Iran nel 2017. Spesso il calendario persiano genera confusione nei non iraniani. E si corre sempre il rischio di programmare un viaggio in Iran nei giorni sbagliati.  Ecco l’elenco delle feste nazionali iraniane nel 2017. Quelle, per intenderci, in cui gli uffici sono tutti chiusi.

 

Festività in Iran nel 2017

Sabato 11 Febbraio: anniversario della Rivoluzione
Giovedì 2 marzo: martirio di Fatima
Domenica 19 marzo: Nazionalizzazione del Petrolio
Lunedì 20 marzo: No Ruz (Capodanno persiano, inizia il 1396)
Martedì 22, mercoledì 23, giovedì 24: Ferie di No Ruz
Giovedì 31 marzo: Anniversario della nascita della Repubblica islamica
Venerdì 1 aprile: Giornata nazionale della natura (Sizdah bedar, fine delle celebrazioni di No Ruz)
Lunedì 10 aprile: Nascita dell’Imam Ali
Lunedì 24 aprile: Ascensione del Profeta
Venerdì 12 maggio: nascita del Mahdi, l’Imam occultato
Sabato  3 giugno: Anniversario della morte di Khomeini
Domenica 4 giugno: Anniversario Rivolta del 15 Khordad (sollevazioni contro l’arresto di Khomeini nel 1963)
Venerdì 16 giugno: Martirio dell’Imam Ali
Lunedì 26 giugno: Eid-e-Fetr (Fine del Ramadan)
Giovedì 20 luglio: Martirio dell’Imam Sadeq
Sabato 2 settembre: Eid-e-Ghorban (Festa del Sacrificio)
Domenica  10 settembre: Eid-al-Ghadir (Celebrazione della designazione di Ali come successore di Muhammad)
Sabato 30 settembreTassoua
Lunedì 1 ottobre: Ashura
Venerdì  10 novembre: Arbaeen
Domenica 19 novembre: Martirio dell’Imam Reza
Mercoledì 6 dicembre: Nascita del Profeta Muhammad e dell’Imam Sadeq
Giovedì 21 dicembre: Shabe Yalda, Solstizio di inverno

Marzo nel segno dell’Iran

Come ogni anno, il mese di marzo, in concomitanza con il No Ruz, è ricco di appuntamenti riguardanti l’Iran. Personalmente, sarò impegnato in diverse iniziative.

Sabato 4 marzo, Torino

Si comincia nel prossimo weekend a Torino, con l’inaugurazione della rassegna cinematografica iraniana sabato 4 marzo alle ore 20,30 presso il Cinema Massimo (Via Verdi, 18). Si comincia con “Night Shift, film di Niki Karimi con Mohammadreza Forotan, Gohar Kheirandish, Amir Aghaei, Sahar Ghoreishi, Leila Zaree e Tarlan Parvane. Interverrò insieme ad Ali Reaza Shoja Noori.

Domenica 5 marzo, Roma

Alle ore 16.30, verrà presentato il romanzo “Via della Rivoluzione” (edito da Lastaria edizioni), scritto dall’autore iraniano Amir Cheheltan.
La presentazione avrà luogo a Roma, presso la libreria Griot, in via Santa Cecilia, 1/A.
Parteciperanno, insieme all’autore, Farian Sabahi (scrittrice, giornalista e docente universitaria specializzata sul Medio Oriente) e Antonello Sacchetti (giornalista e scrittore, esperto di Iran).
Vittorio Di Maio (attore) leggerà alcuni brani tratti dall’opera.

Mercoledì 8 marzo – Sabato 10 marzo, Roma

L’8 marzo si tiene l’inaugurazione della mostra fotografica “Il ronzio del silenzio”.  La mostra, che sarà inaugurata l’8 marzo2017 alle ore 18:00 presso la sede di COMI – Cooperazione per il mondo in via di sviluppo in via di San Giovanni in Laterano 266, rientra tra le attività promosse dal progetto di servizio civile “Parla (e suona) con me!*, e intende promuovere il talento di una giovane artista che esporrà le proprie foto dall’inaugurazione fino a domenica 12 marzo, sempre con orario 16:00-19:00.

Attraverso l’obbiettivo, la fotografa iraniana Mona Zahedi ci aiuterà a cogliere la poesia e la bellezza presente nei dettagli della vita quotidiana, che troppo spesso la velocità con la quale viviamo e la routine di ogni giorno non ci permettono di cogliere.

Nel corso dell’evento, avremo il prezioso contributo del giornalista e scrittore Antonello Sacchetti che ci consentirà di accrescere la nostra conoscenza sul Paese e di ricevere interessanti spunti di riflessione utili a scoprire l’Iran e la sua cultura.

Inoltre, la manifestazione prevede altre due importanti appuntamenti:

  •  Giovedì 9 marzo ore 18:00 proiezione del film Persepolis, vincitore del Premio della giuria al Festival di Cannes 2007, che analizza gli effetti della Rivoluzione islamica in Iran;
  • Venerdì 10 marzo ore 18:00 incontro di approfondimento con l’esperto di Iran Antonello Sacchetti.

 

Martedì 14 marzo, Roma

La festa del fuoco (Chaharshanbe Surì) è senza dubbio la più divertente tra quelle legate all’arrivo del No Ruz, il nuovo anno persiano. Si celebra la sera dell’ultimo martedì dell’anno. Nelle strade si accendono piccoli falò su cui saltare dopo aver recitato la formula «Zardî-ye man az to, sorkhî-ye to az man», ovvero «il mio giallo (simbolo della debolezza) a te, il tuo rosso (la forza) a me». È un rito purificatore che simboleggia il passaggio dall’inverno alla primavera, con la sconfitta delle tenebre e la vittoria della luce.

In occasione della festa del fuoco Casetta Rossa organizza una serata persiana:

*ore 18.30 – presentazione del libro ‘La rana e la pioggia’ di Antonello Sacchetti con Cristina Annunziata e Sepideh Shabani di Iran Human Rights
*ore 20.00 cena iraniana a menù fisso (prenotazioni al numero 06 8936 0511)
*a seguire festa

Lunedì 20 marzo, Roma

Capodanno persiano alle ore 11 in Piazzale Ferdowsi a Roma. Come ogni anno, ci troviamo sotto la statua di Ferdowsi per l’haft sin e per scambiarci gli auguri per il 1396.

 

She’r-e Now, la Nuova Poesia persiana

L’Iran, come l’Italia, è nota come terra di poeti. La poesia è talmente radicata nel quotidiano degli iraniani che occupa un posto in prima fila nel linguaggio di tutti giorni, fino a sostituire i proverbi e i modi di dire. È presente persino nel linguaggio politico-istituzionale, nonché in quello religioso.

Ma, come tutti gli strumenti socio-culturali, anche la poesia, ha subito dei cambiamenti significativi. Il più rilevante è avvenuto verso la fine degli anni Trenta del secolo scorso.

Alì Esfandiari (1895-1960), meglio noto con lo pseudonimo di Nima, formula per la prima volta alcune espressioni poetiche diverse nella ritmica, ma, comunque, non abbandona del tutto la metrica classica. Inizia così l’era dei cambiamenti della poesia persiana, si parte per un’avventura che finirà per stravolgere, in tutto e per tutto, la forma artistica più amata e quella comunicativa più usata dagli iraniani. Fin da subito però, Nima viene osteggiato dagli intellettuali più affermati del momento; persino dall’amministrazione governativa. Tuttavia, un gruppo di poeti intraprende il sentiero da lui tracciato tra le tante difficoltà che pervenivano da ogni direzione. Molti di loro in seguito diventeranno delle vere e proprie colonne portanti della nuova corrente. Ahmad Shamloo, Mehdi Akhavan Sales, la poetessa Forugh Farrokhzad, Sohrab Sepehri, sono solo alcuni di loro.

Molti poeti contemporanei persiani hanno attirato l’attenzione di tanti intellettuali italiani. Già all’inizio degli anni Sessanta, Bernardo Bertolucci si recava in Iran per intervistare Forough Farrokhzad, poetessa ribelle. Forough, chiamata per nome dagli iraniani in segno d’affetto, fu una delle figure più importanti della giovane corrente poetica ed anche, forse, la figura più conosciuta al di fuori dell’Iran. Muore nel 1967 in un incidente stradale all’età di 32 anni; ma la questione della sua morte, nel credo popolare, sembra ancora irrisolta. Alcune delle sue opere sono state tradotte anche in italiano: “E’ solo la voce che resta”, “La strage dei fiori”.

Non è secondario l’aspetto storico-sociale del momento. Infatti, i decenni iniziali del Novecento corrispondono agli eventi più rivoluzionari nelle società di tutto il mondo. Quindi anche quella iraniana di allora, con sembianze fortemente rurali e perciò tradizionaliste e patriarcali, non poteva restare immune dal pressare di tali cambiamenti. L’industrializzazione e la conseguente urbanizzazione, con sé portavano inesorabilmente nuove esigenze, le quali richiedevano istruzioni nuove, espressioni nuove, perfino un lessico nuovo; mentre i canoni classici si rivelavano non più versatili nel dare risposte adeguate. I tempi cominciavano a maturare.

Uno dei personaggi di notevole spessore nella letteratura contemporanea persiana è sicuramente Ahmad Shamloo (1925 – 2000). Fu lui il primo che si è discostato ulteriormente dalle regole arcaiche e ha presentato nel 1951 la “poesia libera” (o “poesia bianca”) con la pubblicazione del quaderno “Ghatnameh”, “La Risoluzione”, in cui taglia netto con il passato. Scrive in una poesia dal titolo inequivocabile, “L’inno dell’uomo che si è ucciso”:


Gli misi un pugnale alla gola
e in un lungo indugio,
l’ho ucciso,
– me stesso –
e l’avvolsi nel sudario
di suoi canti ormai dimenticati,
e lo seppellii
nei sotterranei della memoria.

—————————————

خنجر به گلویش نهادم
و در احتضاری طولانی
او را کشتم
– خودم را –
و در آهنگ فراموش‌شده‌اش
کفنش کردم
و در زیرزمین خاطره ام
دفنش کردم

“I canti dimenticati” è il titolo della prima opera di Shamloo, pubblicata nel 1945, ancora prima di conoscere Nima e la sua poesia. Una pubblicazione destinata a rimanere problematica per tutta la sua vita. Nella prefazione de “La Risoluzione” scriverà: “Doveva essere bruciata, perché io ero un bambino che desiderava camminare sulle proprie gambe, ecco che era inevitabile poggiare la mano al muro e compiere i primi passi, seppur con poca grazia.

In poco più di un decennio, la “She’r-e Now”, ovvero la “Nuova Poesia” in persiano, si afferma come forma poetica di indiscutibile dominio sulla scena letteraria iraniana, modello per un’intera nuova generazione di poeti.

Estati d’animo. Iran

Viaggio Iran 2017

Viaggio in Persia dal 16 al 23 settembre 2016 a soli 1.980 euro, voli compresi. Sette giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

CON CHI

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

QUANDO

Dal 16 al 23 settembre 2016.

 

 Guarda il video della presentazione in streaming del viaggio

Presentazione viaggi in #Iran 2016

Pubblicato da Antonello Sacchetti su Martedì 5 aprile 2016

ITINERARIO

1° Giorno ROMA – TEHRAN

Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino con la guida italiana e partenza.

2° Giorno TEHRAN – SHIRAZ

Visita al  Golestan e all’Iran Bastan. In serata volo per Shiraz.

3° Giorno SHIRAZ – PERSEPOLI – NAQSHE E ROSTAM – SHIRAZ

Visita di Persepoli e della necropoli di Naqshe Rostam. Nel pomeriggio rientro a Shiraz e visita della città (Mausoleo di Hafez, Moschea del Venerdì, ecc.)

4° GIORNO SHIRAZ – YAZD

Partenza per Yazd e visita di Pasargade e della tomba di Ciro. Sosta ad Abarkuh per la visita del cipresso di 4.000 anni. Arrivo a Yazd in serata.

5° GIORNO YAZD – ISFAHAN

Visita alle Torri del Silenzio e al Tempio zoroastriano. Partenza per Isfahan. Lungo la strada visita di Nain. Arrivo in serata a Isfahan.

6° GIORNO ISFAHAN

Visita della bellissima piazza Naqshe Jahan, delle sue moschee e dei suoi palazzi. Nel pomeriggio visita quartiere armeno di Jolfa.

7° GIORNO ISFAHAN – NATANZ – KASHAN – QOM – TEHRAN

Visita Moschea del Venerdì e partenza. Durante il viaggio visite a Natanz, Kashan e Qom. Arrivo in serata a Tehran.

8° GIORNO TEHRAN – ROMA

Nelle prime ore del mattino trasferimento in aeroporto e partenza per Roma.

QUOTA INDIVIDUALE : 1.980 EURO

SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA: 270 EURO

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Volo A/R Roma-Tehran e tasse aeroportuali.
  • Volo interno Tehran – Shiraz con Iran Air.
  • Assicurazione medico/bagaglio.
  • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
  • 7 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
  • Trattamento di pensione completa, con cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
  • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
  • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
  • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
  • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • tasse consolari (60 euro da pagare all’arrivo)
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

MINIMO 10 PARTECIPANTI

ADESIONI ENTRO IL 15 GIUGNO CON CAPARRA DI 700 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO

SALDO ENTRO IL 20 LUGLIO

VOLANTINO IRAN SETTEMBRE 2016

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

Fotografia e modernizzazione

Fotografia d’importazione
Negli anni trenta e quaranta continua il processo di modernizzazione dell’Iran sotto il regno di Reza Khan. Secondo la visione del monarca la tradizione deve cedere il passo a una società più moderna per entrare a far parte del circuito delle potenze occidentali, sempre più interessate all’area mediorientale. Di conseguenza nella società iraniana passato e futuro si scontrano, anche perché il progresso viene legato alla cultura, alle esigenze e alle caratteristiche della società occidentale, profondamente diversa da quella iraniana.  La modernizzazione viene semplicemente importata e non modellata sulla realtà del paese.  Le proteste non si fanno attendere, soprattutto da parte del clero a cui sono legati i bazari (commercianti), che vedono entrambi nello shah e nelle sue riforme un’imposizione e una svendita del Paese all’Occidente.

Anche la fotografia in questo periodo segue i canoni dettati dall’Occidente, manca una interiorizzazione e una reinterpretazione dell’arte fotografica. In un certo senso si può dire che la fotografia  rimane un passo indietro rispetto ai cambiamenti che stanno caratterizzando la società iraniana. Tra gli anni Trenta e Cinquanta è soprattutto la borghesia iraniana sperimentare la fotografia scattando per lo più immagini di avvenimenti importanti: la celebrazione del nuovo anno iraniano, il ritratto della famiglia vestita con abiti occidentali. Le pose e di conseguenza anche gli scatti fotografici, sono permeati da una forte staticità. Dopo il primo momento di fermento in cui ogni parte del Paese iraniano veniva immortalato da uno scatto anche grazie alla passione dello Sha Naser Al-Din, in questi anni invece la fotografia si chiude nel ritratto famigliare e sicuro, la campagna e la popolazione rurale non sono considerati più soggetti fotografici.

Old Teheran
Nel frattempo lo shah è cambiato. Il governo di Reza Khan finisce nel 1941 quando la Gran Bretagna e la Russia decidono che lo shah non risponde più ai loro interessi. Al suo posto viene incoronato suo figlio Muhammad Reza che prosegue l’opera del padre per quanto riguarda la modernizzazione cercando però di ingraziarsi i religiosi accogliendone alcune richieste. Gli intellettuali vengono invitati a visitare altri Paesi e a confrontarsi con le varie correnti d’arte, cosa che ovviamente  favorisce uno scambio di idee anche all’interno del Paese.

In questo clima di rinnovamento muove i primi passi un noto fotografo iraniano, Mahmoud Pakzad (1924-1991), che fin dalla giovinezza fa della fotografia la sua arte.  Pakzad va in giro per la città, Teheran, per scattare immagini di vita quotidiana. Fotografa tutto: edifici, strade, negozi, cinema, il bazar, ecc. Grazie alle sue fotografie, riunite nella raccolta Old Teheran, abbiamo uno spaccato della Teheran degli anni Cinquanta.  Qualche decennio più tardi queste fotografie sarebbero diventate un ritratto unico di un tempo e di una città che presto avrebbe cambiato natura e immagine. Grazie a questo fotografo la quotidianità, la spontaneità iniziano a essere considerati soggetti di scatti fotografici.

Fotografare il cambiamento
Gli anni Cinquanta rappresentano per l’Iran una tappa fondamentale per l’evolversi degli eventi futuri. Nel 1953 infatti c’è il colpo di stato contro il Primo ministro Mohammad Mossadeq ad opera dello Shah e dei servizi segreti americani e britannici. Mossadeq aveva infatti intrapreso una serie di misure per la nazionalizzazione della compagnia petrolifera britannica e avviato i primi passi per una riforma agraria, due cambiamenti che né lo shah né le potenze occidentali apprezzavano. Il regime di Muhammad Reza Shah diventa, dopo questo avvenimento, molto più autoritario e violento. Il clima iraniano è quindi carico di tensione, e tutto ciò favorisce un’attenzione dei fotografi allo scatto che riesca a immortalare il cambiamento, la trasformazione della società. L’avvenimento storico diventa immagine. Non è più il solo ritratto di Mossadeq a essere inquadrato ma anche e soprattutto le manifestazioni a suo favore: la società civile si scopre anche attraverso la fotografia. Una particolarità questa che accompagnerà da adesso in avanti la storia della fotografia iraniana: la costante ricerca di una rappresentazione dei sentimenti di un popolo troppe volte imprigionato in un sistema politico autoritario.

 

 

 

 

Fonti

www.payvand.com
www.fouman.com
Rose Issa, Iranian photography now, Hatje Cantz Verlag

Primavera in Persia

Dal 2 al 9 aprile 2016 un nuovo viaggio in Iran insieme ad Antonello Sacchetti e Davood Abbasi. Sette giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

CON CHI

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

QUANDO

Dal 2 al 9 aprile 2016

ITINERARIO

1° Giorno ROMA – SHIRAZ

Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino con la guida italiana e partenza per Shiraz via Istanbul. Arrivo e sistemazione in hotel.

2° Giorno SHIRAZ – PERSEPOLI – SHIRAZ

Visita di Persepoli e della necropoli di Naqshe Rostam. Nel pomeriggio rientro a Shiraz e visita della città (Mausoleo di Hafez, Moschea del Venerdì, ecc.)

3° Giorno SHIRAZ – YAZD

Partenza per Yazd e visita di Pasargade e della tomba di Ciro. Sosta ad Abarkuh per la visita del cipresso di 4.000 anni. Arrivo a Yazd nel pomeriggio e prime visite.

4° GIORNO YAZD – NAEIN – ESFAHAN

Visita alle Torri del Silenzio e al Tempio zoroastriano. Partenza per Esfahan. Lungo la strada visita di Naein. Arrivo nel pomeriggio e prime visite a Esfahan.

5° GIORNO ESFAHAN

Visita della bellissima piazza Naqshe Jahan, delle sue moschee e dei suoi palazzi. Nel pomeriggio visita quartiere armeno di Jolfa.

6° GIORNO ESFAHAN – NATANZ – KASHAN – QOM – TEHERAN

Viaggio verso la capitale. Durante il tragitto visite a Natanz, Kashan e Qom. Arrivo in serata a Tehran.

7° GIORNO TEHERAN

Visita al Golestan, all’Iran Bastan, al Museo dei Gioielli, al Pol- Tabiat, il nuovo “Ponte della Natura”.

8° GIORNO TEHRAN – ROMA

Nelle prime ore del mattino trasferimento in aeroporto e partenza per Roma.

QUOTA INDIVIDUALE :  EURO 2.090 

SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA:  EURO 250

 

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Volo Roma – Shiraz (Via Istanbul) e Teheran – Roma (via Istanbul) con Turkish Airline e tasse aeroportuali.
  • Assicurazione medico/bagaglio.
  • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
  • 7 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
  • Trattamento di pensione completa, con cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
  • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
  • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
  • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
  • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • tasse consolari
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

MINIMO 10 PARTECIPANTI

ADESIONI ENTRO IL 12 FEBBRAIO 2016 CON CAPARRA DI 700 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO 

SALDO ENTRO IL 10 MARZO 2016

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

VOLANTINO PRIMAVERA IN PERSIA OK (1)

Di cosa parlano le scrittrici iraniane?

Sabato 12 dicembre 2015 alle ore 16,00 il Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, nella sede del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ e l’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran diretto da Ghorban Ali Pourmarjan, in collaborazione con diretto da Massimiliano A. Polichetti, l’Associazione Culturale Italo Iraniana ALEFBA presentano l’incontro letterario

“Di cosa parlano le scrittrici iraniane?”

 

Interverranno Ali Asghar Mohammad Khani, direttore dell’ufficio delle Relazioni Internazionali dell’Istituto “La Città del Libro” di Teheran, lo scrittore Mostafa Mastur, la giornalista Marina FortiFelicetta Ferraro (Ponte 33)

L’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran ha ideato e organizzato questo evento per promuovere, nel quadro delle sue attività culturali rivolte agli italiani appassionati.

L’incontro si svolgerà presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ a Roma della cultura e della civiltà iraniane, la conoscenza della letteratura iraniana. in via Merulana, 248 che attualmente ospita la mostra fotografica “UNO SCATTO DALL’IRAN”.

Si invitano gli interessati a gentilmente confermare la loro presenza inviando una e-mail all’Istituto: istitutoculturaleiran@gmail.com oppure chiamando il numero 06 3052208.

Ingresso gratuito al Museo dalle ore 15.30 alle ore 16.10

dietro presentazione della presente comunicazione

INVITO

Fiabe persiane

L’Iran non è solo un Paese unico e bellissimo, con il popolo più ospitale del mondo e una cultura millenaria. L’Iran è anche la terra in cui sono nate storie conosciute in tutto il mondo, tradotte in mille lingue e declinate nelle versioni più diverse. Davood Abbasi, studioso e docente universitario iraniano, ha raccolto queste storie in un volume in lingua italiana, appena pubblicato come ebook.

E’ una raccolta davvero molto bella: non ci sono le solite favole tradizionali, ma tante storie davvero bellissime, imperdibili per chi ama l’Iran. Le potete leggere su smartphone, tablet, pc, dove volete, ad un prezzo davvero simbolico: 0,99 euro.

Leggetelo, questo libro, merita davvero.

Questa è l’intervista che ho rilasciato a Radio Irib:

 

Questa che segue è l’introduzione che ho avuto l’onore di scrivere.

 

«L’impero della mente». Così Michael Axworthy titolò un suo libro, pubblicato in Italia – chissà perché – come «Breve storia dell’Iran». Mi è tornato in mente, quel titolo, sfogliando le pagine di questa raccolta di favole persiane, curata e tradotta in italiano dal mio amico Davood Abbasi.

Ho avuto la fortuna e l’onore di leggere questo libro in anteprima che potrebbe benissimo divenire – se avrà l’attenzione e la fortuna che merita – uno dei futuri “classici” sull’Iran.

Non è un giudizio affrettato o di parte, il mio. L’Iran è molto più presente nella nostra cultura di quanto noi comunemente non immaginiamo. Ed è un incredibile serbatoio di storie, favole e poesie. Agli iraniani piacciono i racconti. Amano raccontare e amano ascoltare.

Non c’è bisogno di scomodare le Mille e una notte – il cui nucleo centrale di storie, sebbene scritto in arabo, è appunto di derivazione persiana. Potremmo, ad esempio, prendere una favola poco nota in Italia, quel Pesciolino nero (Mahi siah kuchulu, 1968) di Samad Berangi. In pochi lo avranno notato, ma Alla ricerca di Nemo (2003), cartone animato visto e amato da milioni di bambini (e non solo) di tutto il mondo, non è che una rivisitazione in 3D e con happy end della favola di Berangi.

Le favole persiane hanno tutte una loro morale. O, meglio, hanno un’anima. Come se queste storie non fossero necessariamente legate a un autore in particolare, ma fossero tutte figlie di un’unica grande cultura che le ha generate dopo una gestazione, in alcuni casi, millenaria.

Grazie alla raccolta di Davood Abbasi, abbiamo l’opportunità di andare direttamente alla fonte di questo flusso ininterrotto di storie e parole.

E come queste parole siano così presenti nella vita degli iraniani, lo sa benissimo chiunque li frequenti o sia stato in Iran. E lo possiamo capire anche leggendo l’appendice sui modi di dire persiani legati ad ogni singola favola. Un elemento distintivo che l’autore ha fortemente voluto e che rappresenta un ulteriore motivo per cui leggere questo libro.

Personalmente, custodirò questa raccolta come una sorta di guida universale. Un testo di riferimento per tutte le volte che leggerò, scriverò o parlerò di Iran.

 

 

Un’altra volta

“Quante volte, figliolo?”. Mi sento sempre un po’ come davanti al confessore, prima e dopo ogni viaggio in Iran. Chiedermelo, serve un po’ a giustificare il viaggio stesso e a cercare un appiglio per quello che avverrà dopo, una volta tornato a casa. Sono ormai tanti i miei viaggi in Persia. Alcuni li ho programmati con largo anticipo, altri sono nati quasi per caso. Sempre ammesso che il caso esista.

Questo viaggio del giugno 2015 è stato uno dei più voluti e dei più belli in assoluto. Altre volte avevo accompagnato dei turisti, stavolta ho organizzato direttamente il gruppo. Ne è nata una “magnifica dozzina” di persone motivate e pronte a lasciarsi conquistare dalla bellezza dell’Iran, a lasciarsi alle spalle i pregiudizi, le paure, i commenti stupiti (e in qualche caso forse anche stupidi) di chi non capisce il perché di un viaggio che – semplicemente – non dovrebbe avere bisogno di spiegazioni o pretesti.

“Perché so che un giorno verrai”, recita l’iscrizione della tomba di Ciro il Grande a Pasargade.

Arriviamo proprio all’inizio del mese di Ramadan che quest’anno capita nel momento in cui le giornate sono più lunghe. Quasi diciassette ore di digiuno, dalle 4 del mattino alle 20,45. Avremo modo di vedere un Iran a due velocità, prima e dopo l’iftar.

Naein, preghiera di mezzogiorno

Anche il primo viaggio in Iran, dieci anni fa, lo feci durante il ramadan. Allora però cadeva in ottobre e l’atmosfera era diversa. Oggi invece, arriviamo di venerdì e il caldo e il digiuno ci consegnano una Teheran quasi deserta. Il caldo secco (i 40 gradi saranno una costante) crea un’atmosfera rarefatta, sospesa. Paradossalmente, per un turista questo è un momento privilegiato per accostarsi al Paese. Nei musei, nei siti archeologici e nei bazar, saremo quasi sempre da soli. Persepoli praticamente deserta è uno spettacolo: qualche mese fa, i gruppi facevano la fila per vedere da vicino l’Apadana e il corteo della nazioni.

Quando finalmente il sole cala, le strade e i tanti giardini pubblici si riempono di persone. Famiglie, coppie di ogni età. Si mangia, si parla e si ride fino a tardi. E’ una vivacità composta, accogliente. A mezzanotte, sul ponte Khajoo di Esfahan ci sono centinaia di persone. C’è un po’ d’acqua nello Zayandeh Rud. Pochi centimetri bastano ai bambini per tuffarsi a giocare e bastano per creare il riflesso delle luci del ponte.

Una signora del mio gruppo è entusiasta: “Non c’è nemmeno una carta in terra, è incredibile!”. Questa capacità di vivere gli spazi collettivi con rispetto, non è semplice modestia: è eleganza.

È un momento particolare per il Paese. Mancano pochi giorni alla scadenza dei colloqui sul nucleare. I media riflettono le tensioni interne, la fronda dei conservatori al governo Rouhani, i tentativi di sabotare un processo di distensione che – a guardarlo da qui – potrebbe apparire addirittura ineluttabile. Come può questo Paese far paura a qualcuno? Rappresentare una minaccia per la “comunità internazionale”?

Non è vero che i viaggi si ripetono. Si ripetono i tragitti, i percorsi. Il viaggio, se è un vero viaggio, è sempre una storia a sé. Così come non si fotografa mai davvero la “stessa cosa”. Persino i bassorilievi di Persepoli o la facciata della Moschea del Venerdì di Yazd, possono svelare ogni volta qualcosa di nuovo, sfuggito in un viaggio precedente. E cambiano i compagni d’avventura, attraverso i quali rivivere ogni volta lo stupore della prima volta. Perché lo stupore passa, la meraviglia no.

Iran-Usa di volley, vista in tv a Yazd

Lo stupore altrui è inevitabile, perché, che lo ammettiamo o meno, siamo tutti alla ricerca delle “contraddizioni”, di qualcosa che siamo pronti a riconoscere degno di annotazione soltanto perché va controtendenza rispetto alla “narrazione” principale. Come spiegare, altrimenti, la voglia di fotografare una donna in chador che parla allo smartphone?

zayandeh rud

Un po’ d’acqua nello Zayandeh Rud, a Esfahan

Il punto è che noi crediamo che quel chador appartenga a un passato dal quale l’Iran non riesce a staccarsi. Ma si tratta di una nostra interpretazione e – quindi – di una contraddizione nostra, non dell’Iran.

A Qom la monorotaia che porta i fedeli al Mausoleo di Fatima Massoumeh compare come una striscia di cemento sospesa nell’aria. Il grigio del suo cemento accompagna da lontano l’oro della cupola del Mausoleo. Forse è poco affascinante per il viaggiatore che si aspetterebbe forse un’atmosfera più sobria e raccolta. O semplicemente, più povera. Eppure la monorotaia e il mausoleo, il progresso e la fede, sono evidentemente una figlia dell’altro. Non c’è contraddizione, ma conseguenza. La monorotaia nasce perché c’è il mausoleo e quindi l’esigenza di trasportarvi milioni di persone in carne e ossa. E lo sciismo, privilegiando l’interpretazione – e dunque la ragione – al dogma, riesce, nello specifico iraniano, a trovare la sua strada per il confronto con la modernità. O, sarebbe forse meglio dire, con il mondo.

Tra qualche giorno in Italia, all’indomani dell’ennesimo episodio di terrorismo avvenuto a migliaia di chilometri dall’Iran, ci toccherà di nuovo fare i conti col solito diluvio di riflessioni “sull’Islam”. E qualcuno ci dirà nuovamente che siamo stati dei pazzi a venire in Iran.

È l’Occidente, bellezza. E puoi farci davvero poco.

Galleria di foto di Stefano Terracina

Domande sull’Islam/2

Seconda puntata del nuovo programma dell’IRIB dedicato alle domande sull’Islam. Il programma è  presentato da Davood Abbasi e alle domande risponde, dalla città santa sciita di Qom (Iran), il religioso musulmano l’Hujjatulislam wal Muslimin (titolo della gerarchia religiosa sciita) Mustafa Milani.

La puntata risponde sempre alla domanda è di Francesco Mini di Fucecchio (Firenze). Ecco il suo messaggio:

Cari amici,
approfitto della pagina che avete creato su Facebook e vi porgo la prima domanda: quali sono le principali differenze tra sunniti e sciiti?

 

Ecco la seconda parte dell’audio della risposta:

http://media2.ws.irib.ir/italian/media/k2/audio/190983.mp3

Un ponte per Teheran

Il Centro di Ricerca e Sperimentazione Metaculturale, ente accreditato alla Regione Lazio per la formazione e l’orientamento professionali, presenta un corso gratuito per le aziende agricole della Regione Lazio, al fine di coadiuvare la creazione di rapporti commerciali con l’Iran. Il corso è infatti suddiviso in due moduli, uno sulla lingua persiana (farsi) e il secondo più incentrato sulla cultura commerciale iraniana in tempo di sanzioni internazionali.

Perché l’Iran? L’Iran è uno dei principali partner economici dell’Italia, secondo solo ad alcuni paesi europei. Secondo i dati ripostati sul sito del Ministero dell’Interno, infatti l’Iran è il 17° paese da cui l’Italia importa l’1,3% dei prodotti totali. Inoltre, secondo l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero Italian Embassy – Trade and Promotion Section l’Italia è il secondo partner europeo dell’Iran, dopo la Germania.

Un ulteriore segnale dell’importanza degli scambi commerciali tra l’Italia e l’Iran è la presenza nel nostro paese di C.I.C.E. (Centro Italo Iraniano di Cooperazione Culturale e Economica) e di CCII (Camera di Commercio e Industria Italo Iraniana) che rappresentano un punto di incontro tra gli interessi dei mercati dei due paesi.

Conoscendo la difficoltà ed il timore di avvicinarsi ad una cultura apparentemente così diversa, questi due corsi vogliono abbattere, per quanto possibile, le barriere che molte aziende italiane hanno a causa della differenza linguistica e culturale. In questo modo, le singole aziende saranno in grado di avere al proprio interno un facilitatore che possa fungere da ponte linguistico e culturale per le aziende stesse.

MODULO I: LINGUA PERSIANA (Farsi)
Il primo modulo del corso sarà concentrato nell’apprendimento base della lingua persiana (farsi) con particolare attenzione all’area tematica del commercio e del marketing. Al termine del corso i corsisti saranno in grado di presentare la propria azienda ed i propri prodotti in lingua persiana. Il corso avrà una capacità di 10-15 corsisti ed una durata di 80 h, divise in 3 ore ad incontro per tre giorni a settimana dal 4 giugno 2015 al 17 luglio 2015.

MODULO II: INTRODUZIONE ALLA CULTURA COMMERCIALE IRANIANA
In questo modulo entreremo più nei dettagli dell’economia iraniana, dei suoi rapporti commerciali con il resto del mondo in tempo di sanzioni internazionali, delle sue caratteristiche peculiari, della normativa import-export e dell’importante ruolo che gioca l’Italia.

Biografia insegnante del corso
La Dott.ssa Elena Scarinci si è laureata nel 2013 in Lingue e Culture Straniere per le Istituzioni, le Imprese e il Commercio presso l’Università degli Studi della Tuscia. Ha vissuto in Turchia per 6 mesi ed in Iran per un anno ad intervalli alterni. Nel frattempo ha lavorato come insegnante di italiano per stranieri sia in Italia che in Iran, dove grazie ad una borsa di studio ha perfezionato la sua conoscenza della lingua persianaottenendo la certificazione di conoscenza della lingua Avanzato 2 presso l’Istituto di lingua persiana Dehkhoda nella capitale Teheran. A Teheran inoltre ha lavorato presso la scuola dell’Ambasciata Italiana Pietro della Valle e con la quale ha pubblicato due libri per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri.

Dove siamo:

A circa 50km da Roma, Terni e Viterbo.
Facilmente raggiungibile in auto (autostrada A1 uscita Ponzano Romano-Soratte) e in treno (linea Fiumicino-Orte FL1 stazione Gavignano)

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Per informazioni:
0765.570574 – 333.9708927
metaculturale@alice.it

Costi:
I corsi saranno gratuiti.
Tessera sociale annuale 20€
Inizio corsi:
4 giugno 2015

Locandina corsi di persiano

Raccontare l’Iran

Bisetun

L’Associazione Culturale Studi Asiatici “Centro Studi Euroasiatici” ( A.C.S.A.) organizza per il ciclo Iran Contemporaneo “Raccontare l’Iran”.

Dal 1979 in poi l’Iran è stato spesso rappresentato dai media come la perfetta antitesi dei valori occidentali. Un Paese lontano, in tutti i sensi, da evitare. O da negare. Eppure chi lo visita rimane quasi sempre affascinato dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente.

Oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni, si può e si deve imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro.

Interverrà Antonello Sacchetti, giornalista, blogger , autore di 4 libri sull’Iran.

Modera il professor Luigi Tomasi.

La serata continua con la lettura delle poesie tradotte da Nina Sadeghi e interpretate dall’attrice Carmen Esposito.

Venerdì 5 giugno 2015 alle 20.30 aula Kessler del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale

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36° Corso di lingua persiana

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il 36° Corso di lingua Persiana. Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali, la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanistan, Pakistan, India e Tajikistan.

Il corso, tenuto da insegnante universitario, si svolgerà da sabato 11 aprile 2015 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 17 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 51 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 10 settimane con la seguente
cadenza:
sabato: ore 08.30- 10.15 e 12.00

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli asami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello

Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato per il 10 aprile 2015

Iscrizione:
istitutoculturaleiran@gmail.com
06 3052207 – 8

N.B.
Il giorno 11 aprile (prima lezione) è didicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 09.00.

Iran, arte e cultura

In occasione del 36° anniversario della vittoria della Rivoluzione Islamica l’ Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran organizza in collaborazione con l’Organizzazione della Cultura e delle Relazioni Islamiche, il Museo d’Arte Contemporanea di Teheran, il Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” e la “Casa del Cinema” di Roma il “mese della cultura iranica” con la presentazione di una grande mostra di arte contemporanea dedicata alla produzione ceramica, alle calligrafie e alle miniature e completata da una serie di fotografie che illustrano il passato ed il presente dell’Altopiano iranico .

La mostra si articola attraverso quattro sezioni:

La ceramica: l’arte della ceramica affonda le sue origini in epoche remote, raccontando i progressi della civiltà e le relazioni socio-economiche che ne derivano. In questa sezione saranno esposti manufatti antichi, di proprietà del MNAO che dialogheranno con la più alta espressione artistica contemporanea, ispirata da un lato dalle produzioni delle ceramiche grigie dell’Altopiano e dall’altra dalle grandi fabbriche di Nishapur nel Khorasan e di Samarcanda in Transoxiana, di Rayy e di Kashan solo per citarne alcune.

La miniatura: Le opere d’arte scoperte nella regione del Lorestan risalgono a diecimila anni fa, arte conosciuta e praticata anche nell’impero partico e sasanide, . Dopo l’avvento dell’Islam, in particolare a partire dal XIII secolo l’arte della miniatura, influenzata alle origini dalla tradizione bizantina, divenne un vero e proprio genere artistico, raggiungendo la sua più alta espressione tra il XV e il XVI secolo, raffigurando non solo scene di corte, di caccia, ma anche motivi desunti da altre classi di oggetti come i tappeti e le calligrafie. Nel periodo classico gli artisti erano raggruppati in scuole di cui quella reale era la più prestigiosa; Tabriz e Shiraz furono importanti centri di produzione.

La calligrafia: l’arte della calligrafia, realizzata in caratteri Nasta’liq, è caratterizzata da una inclinazione delle lettere verso destra e da un uso equilibrato delle linee curve del Ta’liq e di quelle dritte del Naskh. E’ realizzata con un calamo di canna , la cui punta, tagliata in obliquo, ha una inclinazione appena visibile. L’inchiostro, nero o colorato, è realizzato con vari pigmenti, mescolati ad acqua depurata, versato su uno stoppaccio di seta, posto nel calamaio che permette di dosare la quantità di inchiostro. I testi che ispirano gli artisti sono tratti dal Libro Sacro o dalla grande poesia persiana.

La fotografia: a completamento dell’esposizione saranno esposte venti fotografie tratte dall’album “Ricordo del viaggio in Persia della missione italiana 1862” conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. L’album dedicato da Marcello Cerruti a Sir Austen Henry Layard, che dopo i celebri trascorsi d’archeologo in Oriente ebbe, in Venezia, interessi nelle arti e nell’imprenditoria, furono eseguite da Luigi Montabone (1827 ca.- 1877) pioniere della fotografia in Italia. La produzione dei fotografi italiani in Persia tra il 1848 e il 1864, oltre a costituire la più precoce documentazione conosciuta sul mondo Qajar, offre un elemento, significativo delle relazioni tra il Regno di Sardegna prima e il Regno d’Italia poi, con la Persia. Un indubbio rilievo ebbe anche l’interesse dello Shah Nasr al-Din verso la fotografia. Questa produzione sollecitò i fotografi persiani dell’epoca che da un lato si indirizzarono verso soggetti legati alla modernità e alla documentazione sociale, dall’altro presero spunto da un gruppo di autori italiani coevi al Montabone, che nella Persia Qajar, ebbero un ruolo pionieristico nello sviluppo della fotografia e nella documentazione del territorio.

La missione italiana in Persia fu progettata sin dal 1860 da Camillo Benso di Cavour, ma solamente nell’aprile del 1862, con la partenza del folto gruppo di componenti, poté prendere l’avvio. Marcello Cerruti, genovese, già ministro in Costantinopoli, guidava l’ambasciata straordinaria, ricca di ben 19 membri (tutti destinati ad occupare posizioni di rilievo nel panorama scientifico italiano).

MOSTRA
IRAN Arte e Cultura
La civiltà dell’Iran attraverso ceramiche, calligrafie, miniature e immagini del passato e del presente
15 marzo -19 aprile 2015

 


Luigi Montabone ed il suo album

“Ricordi del viaggio in Persia della missione italiana del 1862″

 

Luigi Montabone fu un pioniere della fotografia in Italia, attivo dal 1856 fino alla sua morte. La sua carriera è culminata con l’apertura di diversi studi fotografici a RomaFirenzeTorino e Milano oltre ad essere uno dei fotografi italiani che operarono in Persia negli anni 1848-1864, sotto il regno di Nâseroddin Shah, della dinastia Q

ajar (1831-1896). L’identificazione e il recupero della loro opera, ancora oggi poco conosciuta, ha consentito di aggiungere alla conoscenza della storia della rappresentazione fotografica un episodio singolare e di particolare significato, sia per la cultura fotografica italiana, sia per quella iraniana, mettendo in luce l’originale contributo fotografico italiano fuori dei confini nazionali, in particolare per quel capitolo della storia della fotografia dell’Ottocento che riguarda il viaggio in Oriente e la costruzione della sua immagine nella cultura letteraria e visiva occidentale.

Il periodo considerato, eccezionalmente vivo per lo sviluppo degli interessi fotografici, fu particolarmente ricco di avvenimenti che investirono la Persia, sia per quanto riguarda le iniziative diplomatiche italiane ed europee, sia in relazione alle vicende interne e all’interesse verso l’Occidente manifestato dallo shah Nâseroddin. Risalgono a quest’epoca, ad esempio, la formazione dell’Università di Tehran, l’attività fotografica dello stesso Shah e, sul versante occidentale, importanti missioni diplomatiche e scientifiche, come quella del ministro plenipotenziario francese Prosper Bourée (1855-1856), alla quale partecipò come illustratore Alberto Pasini (1826-1899), e quella italiana del 1862 guidata dal ministro Marcello Cerruti, che vide in campo il fotografo Luigi Montabone (1827 ca.-1877), assistito da Alberto Pietrobon, e l’illustratore Stanislao Grimaldi del Poggetto (1825-1903), coadiuvato da Giuseppe Centurione (1824-1897), impegnati al servizio dei diplomatici e del folto gruppo di scienziati tra cui Filippo De Filippi, Giacomo Doria e Michele Lessona.

La fortuna della campagna di riprese realizzata da Luigi Montabone durante la missione del 1862, riscontrabile nella diffusione internazionale degli album fotografici che ne celebrarono l’evento, testimonia l’interesse verso la singolarità dell’impresa visiva e il particolare rilievo che veniva attribuito alla più moderna e realistica documentazione fotografica. Nella serie di Montabone, che comprende vedute ed edifici di Yerevan, Qazvin, Soltaniyeh, Tabriz, Tbilisi, Tajrish, Tehran, Zanjan, si riassumono e si condensano sapientemente tutti gli intenti documentativi, scientifici, narrativi e celebrativi della missione stessa. Le fotografie così ottenute occupano una posizione particolare rispetto alla ricca produzione di indirizzo orientalista che nel decennio successivo inizierà a circolare con abbondanza in Occidente. Fortemente orientate dagli interessi del gruppo di giovani naturalisti che presero parte alla missione, le immagini fotografiche di Luigi Montabone, nel panorama della fotografia persiana dell’epoca, rappresentano un episodio anticipatore, che sollecitò l’interesse verso soggetti legati alla modernità e alla documentazione sociale.

L’esemplare “Ricordi del viaggio in Persia della missione italiana del 1862”, conservato alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, dal quale sono tratte le diciassette fotografie in mostra fu acquisito nel 1918 e si compone da sessanta fotografie, con ritratti di personaggi della Corte, di una ventina di personaggi georgiani, paesaggi dell’Armenia e del Caucaso e vedute persiane..

Questa copia presumibilmente proviene dalla dispersione di parte dei beni dell’abitazione veneziana di Sir Austen Henry Layard (1817–1894), eminente archeologo inglese al quale si deve la scoperta delle città assire di Nimrud (1845) e di Niniveh (1849). Infatti  nel frontespizio si legge una dedica manoscritta di Marcello Cerruti “Al miglior amico d’Italia | al Sig Layard | il suo devotissimo | M Cerruti | li 29 ottobre 1865 (Firenze)”.

L’esemplare Marciano è particolarmente rappresentativo, vuoi per essere stato il primo album indagato, vuoi perché le sue caratteristiche ricorrono in gran parte degli esemplari esaminati, tanto da farne il modello di riferimento. Eccetto l’esemplare allestito per Vittorio Emanuele II, (Torino, Biblioteca Reale) le copie degli album finora noti sono composti con identica quantità di fotografie.

Le immagini, rispettano la progressione dell’itinerario percorso dalla Missione per giungere a Tehran, mentre sono frequenti le varianti di montaggio delle fotografie nella sequenza relativa alle singole località illustrate.

Il criterio di ordinamento degli album privilegia in apertura della sequenza le raffigurazioni delle autorità, a cui vengono fatte seguire le residenze ufficiali e le vedute delle singole località documentate.
Gli esemplari che più concordano con l’album marciano, sono le copie conservate nell’Archivio della Casa Reale dell’Aia e alla Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro.


Il Museo di arte Contemporanea di Teheran

Il Museo, sito al centro della città, è circondato da un’area verde denominata Il Parco delle Statue per la presenza di sculture di importanti maestri dell’Iran e del mondo.

Opera sotto la direzione generale degli affari artistici del Ministero della Cultura e della Guida Islamica della Repubblica Islamica dell’Iran.

L’edificio è stato progettato dall’architetto Kamran Diba ed è uno fra i più importanti palazzi della capitale iraniana per la sua architettura persiana moderna ispirata all’architettura tradizionale iraniana, in particolare lla torre del vento di Yazd.

Il vestibolo (la sala d’ingresso di rappresentanza), i punti d’incrocio e il passaggio utilizzati nell’architettura di questo edificio sono studiati proprio per invitare i visitatori ad immergersi nell’approfondimento della storia gloriosa dell’arte e della cultura dell’Iran.

Il Museo d’arte contemporanea viene considerato il centro dell’attività artistiche più importanti dell’Iran nell’ambito delle arti visive. Nei suoi due mila metri quadrati di spazi riservati alle esposizioni,

divisi in nove sale, vengono costantemente presentate le diverse esposizioni artistiche creando l’occasione, per gli appassionati dell’arte, di ammirare le bellezze dei capolavori artistici.

Il Museo d’arte Contemporanea di Teheran ha iniziato ufficialmente le sue attività culturali nel

1978 e cerca con tutte le forze di promuovere l’arte della Rivoluzione Islamica. Gli obiettivi si

concentrano in maggior misura nella presentazione dell’arte contemporanea per promuovere le capacità

iraniane dal punto di vista di qualità e quantità, sostenendo gli artisti in modo che possano promuovere

l’arte iraniana nel mondo pur conservando la propria identità estrinsecata nelle loro opere e scoprire al contempo nuovi talenti e nuove idee.

Il museo possiede un patrimonio ricco di capolavori artistici tra i più prestigiosi al mondo. Le statue, posizionate all’interno del Parco, di grandi artisti scultori come Alberto Giacometti, Henry Moore, Parviz Tanavoli, hanno donato a questo luogo, non solo una bellezza sorprendente ma anche un alto valore artistico. Alcune opere dei noti scultori mondiali posizionate nel Parco delle Statue sono: Cavallo e Cavaliere di Marino Marini; Le Therapeute di Renè Magritte.; L’uomo esteso di Henry Moore; La grande Donna e L’uomo che cammina, due capolavori di Alberto Giacometti; Torsione nello spazio di Max Bill; Omaggio a Pablo Neruda di Eduardo Chillida

Il visitatore non appena entra nel museo dopo aver fatto un percorso rotatorio visitando le sale arriva al vestibolo che ospita il capolavoro dell’artista Giapponese Haraguchi Noriyuki intitolato La Materia e il Pensiero.

Oltre le nove sale espositive il museo possiede anche una biblioteca specializzata, con la sezione

audiovisiva e cineteca.

Tra le opere che fanno parte del patrimonio del Museo di Arte Contemporanea di Teheran possiamo elencare quelle di artisti come Pierre- Auguste Renoir, Lautrec, Paul Gauguin, Pablo Picasso,

Max Ernest, Magritte, Jackson Pollock, Franz Jozef Kline, Francis Bacon ed altri artisti di fama internazionale.

Cultura iraniana a Roma

Doppio appuntamento con la cultura iraniana a Roma a partire da venerdì 13 marzo 2015. Una mostra al museo di Arte orientale di via Merulana e una rassegna di cinema presso la Casa del Cinema a Largo Marcello Mastroianni. Ecco i dettagli.

LEGAMI DI CELLULOIDE
Poetica e sentimenti del nuovo cinema iraniano

Sette film per illustrare la poetica dei sentimenti nell’Iran contemporaneo. Il cinema come forma d’arte privilegiata per esprimere il cambiamento senza tradire i valori più profondi della società iraniana.

Consulta il programma completo: Programma rassegna cinema

13/14/15 marzo 2015
Casa del Cinema
Roma, Largo Marcello Mastroianni 1

Info: 06 30 52 207 / 8
istitutoculturaleiran@gmail.com

Programma rassegna cinema

Invito inaugurazione rassegna

 

 

INVITO CINEMA iran 2015

 

 

IRAN, ARTE E CULTURA
La civiltà iraniana attraverso ceramiche, calligrafie, miniature e immagini del presente e del passato

Inaugurazione sabato 14 marzo, ore 11.00

Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Via Merulana 248, Roma

Iran, arte e cultura

Taberna persiana, lettura di poesie

Lingua persiana

Il team culturale di Taberna Persiana organizza un nuovo corso di lingua Farsi che sarà basato su tecniche di conversazione e dialogo, a cura di Zahra Tofigh (mediatrice culturale) che il giorno della presentazione spiegherà i dettagli e la procedura delle lezioni.

Il corso avrà una durata di 4 mesi e al termine della presentazione verranno concordate le date e gli orari degli incontri, venire incontro alla disponibilità di tutti.

Il costo concordato è di 30€ al mese.

La presentazione si aprirà con lettura di poesie persiane recitate in italiano da Antonello Sacchetti e in Farsi da Zahra Tofigh cui seguirà un aperitivo persiano con buffet completo.

2 novembre 2014 ore 17:30
via ostiense 36/H Roma

tel 0681109052
info 3271579641

www.tabernapersiana.com/

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Un pomeriggio con Sohrab Sepehri

Un pomeriggio con Sohrab Sepheri

Giovedì 18 settembre ore 17,00

Un pomeriggio con Sohrab Sepehri

In occasione della presentazione del volume Sino al fiore del nulla

a cura di Nahid Norozi, Aracne, Roma 2014

Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte[mappress mapid=”1″][mappress mapid=”1″][mappress mapid=”1″]

Sala della Crociera c/o MIBACT Roma, Via del Collegio Romano, 27 –

II° piano

Intervengono:

  • Domenico Ingenito (Università di Los Angeles)
  • Nahid Norozi (Università di Bologna)
  • Carlo Saccone (Università di Bologna)

Sohrāb Sepehri (1928-1980), molto amato in Iran dal pubblico di ogni età che ne ammira l’arte squisita e la raffinata spiritualità, è uno dei massimi poeti e pittori persiani contemporanei. La sua poetica dello “sguardo vergine” gli dona una visione fanciullesca che lo libera da ogni condizionamento permettendogli di amalgamarsi spontaneamente coi colori, di girovagare innocente in un mondo onirico, di ritrovare con timore tremore e stupore, nelle immagini chiaro-scure, il proprio specchio in cui contemplarsi. Per poi introdursi magari nel mondo della veglia in cerca di specchi più limpidi, di altre visioni. Il tema del viaggio, soprattutto spirituale, è onnipresente nel suo dettato, in cui il poeta affiora costantemente come cercatore di un Sé perduto, di un Sé sospeso nell’aura del “Nulla”, quel Nulla che di “nomi” convenzionali non si contamina e nuota nel silenzio del linguaggio:

Andavamo, gli alberi: quanto alti, e la visione: quanto nera! / Una strada era, da noi sino al fiore del nulla!  

Nota sulla Curatrice: Nahid Norozi, poetessa e studiosa di origini iraniane da anni in Italia, ha curato la prima traduzione italiana del mistico iranico medievale Najm al-Din Kubra, (Gli schiudimenti della Bellezza e i profumi della Maestà, Mimesis 2011) ed è autrice del volume Prestiti arabo-persiani nella lingua spagnola, Centro Essad Bey, 2014. Suoi saggi di traduzione di poeti persiani contemporanei sono apparsi su “Meykhane. Voci e memorie persiane”. Come poetessa ha pubblicato un’antologia (Soluk-e Pichak, ‘Il sentiero dell’edera’, Centro Essad Bey 2013). È tutor di lingua persiana presso l’università di Bologna.

Nota sul Direttore della Collana “Gundishapùr” di Edizioni Aracne: Carlo Saccone, insegna Letteratura persiana e Storia del pensiero islamico all’Università di Bologna. Ha curato la traduzione dei vari poeti e mistici persiani (Sanā’i, ‘Attār, Hāfez, Nezāmi, Ahmad Ghazāli, Ansāri) ed è autore di diversi saggi, tra cui tre volumi di una Storia tematica della letteratura persiana (Luni 1999, Carocci 2005, Aracne 2014) e di saggi sull’islam (I percorsi dell’Islam, EMP, 2003) e sul Corano (Allah, il Dio del Terzo Testamento, Medusa 2006 e Iblis, il Satana del Terzo Testamento, Centro Essad Bey 2012).

Nota sul Relatore: Domenico Ingenito, Professore di letteratura persiana presso l’Università UCLA di Los Angeles, tra il 2010 e il 2013 ha insegnato presso l’Università di Oxford e la Harvard Summer School in Ottoman Studies. Ha pubblicato saggi e contributi scientifici su diverse riviste ed è stato ospite di numerose manifestazioni poetiche, in Italia e all’estero. È curatore di La Strage dei Fiori – Poesie persiane di Forugh Farrokhzad, Orientexpress  2008, e autore di altri studi letterari. Come poeta, ha pubblicato la raccolta Per camminare rapidi sulle acque, Ladolfi Editore 2012 

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Iran 1979

Trent’anni sono tanti. Come giudicare in modo obiettivo un fenomeno che appartiene ormai alla storia? Che cosa rimane della rivoluzione iraniana del 1979? In un incontro a Roma nel 2009 l’hojatoleslam (esperto di Islam di grado appena inferiore a quello di ayatollah) Hassan Jusufi Eshkevari ha provato a tracciare un bilancio di questi 30 anni.

Scrittore e giornalista, rivoluzionario della prima ora, Eshkevari ha conosciuto il carcere sia sotto lo scià sia sotto la Repubblica islamica. Venne arrestato nel 2000 dopo aver partecipato a un convegno a Berlino nel quale venne messo in discussione il principio della velayat-e faqih, cioè del “governo del giureconsulto”, il cardine della costituzione iraniana. Accusato di attentato alla sicurezza nazionale, Eshkevari venne condannato dal Tribunale rivoluzionario per il clero a sette anni di carcere, ridotti poi a quattro e mezzo. Uscito di galera nel febbraio 2005, vive oggi a Chiusi (Siena) grazie al sostegno dell’International Pen Writers in Prison Committee.

Un bilancio sospeso

Oggi Eshkevari appare un uomo provato dalle sofferenze, ma pacatamente convinto delle sue idee. In maglione, senza turbante, comincia il suo intervento con il tradizionale ”Be name Khoda”, ”Nel nome di Dio”, formula con cui in Iran devono cominciare tutti i discorsi pubblici. Il suo bilancio di 30 anni di Repubblica islamica si basa sui 5 grandi obiettivi che la rivoluzione si poneva:

1- Libertà. In tutti i campi, con l’eliminazione di ogni tipo di censura.

2- Indipendenza. Iran unito e non più sottomesso alle potenze straniere.

3- Democrazia e partecipazione del popolo alla vita politica.

4- Sviluppo e modernizzazione.

5- Giustizia sociale.

Cosa è stato realizzato di questi punti? Libertà e democrazia sembrano ancora lontane. Più complesso il discorso per quanto riguarda lo sviluppo e la giustizia sociale. Forse l’unico obiettivo centrato in pieno è l’indipendenza (estghlal). Ma non sarebbe nemmeno corretto affermare che la rivoluzione è stata un fallimento totale. Cerchiamo quindi di guardare all’Iran senza i paraocchi del pregiudizio ideologico e cercando il più possibile di calarci nel contesto locale. Di Iran si parla sempre a proposito del programma nucleare e del suo controverso presidente. L’Iran come problema, in poche parole. Siamo ormai abituati a vedere la Repubblica islamica come istituzione identitaria e permanente di quel Paese, quasi facesse parte della sua geografia e a Teheran governassero da sempre i “turbanti”. Questo anche perché oggi la maggior parte degli iraniani (circa il 70 per cento dell’intera popolazione) è nata dopo la rivoluzione e non ha una memoria diretta della cacciata dello scià e dell’avvento di Khomeini. Per noi occidentali, l’errore più grave è considerare l’Iran un monolite di estremismo “fondamentalista”. Quando poi ci capita di visitare Teheran rimaniamo sempre colpiti dalla differenza tra ciò che vediamo e quello che abbiamo appreso dai mass media. L’Iran è un Paese giovane, mediamente più istruito, più aperto e più moderno di tutti gli altri Paesi mediorientali. Definirlo “regime degli ayatollah” è molto sbrigativo e non serve a rispondere a un quesito basilare: perché quel sistema politico resiste, nonostante sia in crisi evidente ormai da anni? Per provare a dare una spiegazione è necessario un passo indietro.

L’ultima (e strana) rivoluzione del Novecento

Lo scià governava con il terrore un Paese profondamente ingiusto: i profitti del boom petrolifero erano nelle mani di 50 famiglie, mentre buona parte della popolazione rimaneva povera e analfabeta. Ma nel 1978 nessuno si aspettava un cambiamento tanto profondo e repentino. Perché la rivoluzione iraniana – è bene ricordalo – non nasce come islamica: vi partecipano forze laiche e marxiste, alleate con i mullah contro il tiranno. E sono tanti a credere che il clero – una volta cacciato lo scià – tornerà nelle moschee, non si occuperà di politica. E’ proprio questo il grande paradosso: la rivoluzione islamica avviene in Iran e non nei Paesi in cui sono nati i primi movimenti islamisti sunniti (Pakistan o Egitto), che hanno teorizzato per primi la creazione di uno stato islamico. La tradizione sciita non prevede affatto che il clero prenda in mano le redini della politica, ma afferma anzi già dalla fine del IX secolo, che la ricomposizione tra politica e religione sia affidata al Mahdi, il dodicesimo Imam nascosto che tornerà alla fine dei tempi per riportare l’ordine di Dio in terra. Fino ad allora religione e politica devono restare separate e non spetta certo al clero sciita chiedere o realizzare uno Stato islamico. In questo contesto il pensiero di Khomeini e i suoi sviluppi dopo il 1979 sono una novità sconvolgente, per il pensiero sciita. La rivoluzione si realizza anche perché in Iran il clero è l’unica forza organizzata in grado prima di resistere e poi di sostituire la macchina repressiva dei Pahlavi. Ma resterà una rivoluzione più “sciita” che “islamica” e irrimediabilmente circoscritta all’Iran, malgrado gli sforzi di Khomeini di esportarla nei Paesi arabi.

Quanto pesa il bazar

Il clero si impone in virtù non solo di un’organizzazione capillare, ma anche di un’enorme disponibilità economica. Nello sciismo, infatti, il fedele può scegliere una propria guida religiosa (marja’ al taqlid, “fonte di imitazione”) a cui devolvere anche il proprio sostegno economico. Khomeini, fin dal suo primo esilio in Turchia, accumulò un’autentica fortuna (valutabile in milioni di euro) proprio dalla sua rapida affermazione presso i bazarì, i commercianti benestanti. Che sono uno dei pilastri della società iraniana, oggi come ieri. Non c’è passaggio storico nella storia recente che avvenga senza l’approvazione dei bazarì. La rivoluzione del 1979 non fu opera soltanto di studenti, intellettuali e mullah. Il bazar ebbe un ruolo chiave nel cambio di regime e ha oggi un ruolo altrettanto decisivo nel mantenimento dello status quo.

Il regime ha una base di consenso proprio nelle classi più ricche, che possono fare affari pazzeschi in virtù di un prelievo fiscale praticamente inesistente. In Iran il bilancio statale si basa sui proventi del petrolio, non sulle tasse. Ai cittadini si può dare poco in termini di servizi proprio perché si chiede loro pochissimo in termini di contributi. Il petrolio è probabilmente il più importante elemento di continuità tra Iran pre e post rivoluzionario. La distribuzione della ricchezza (a dispetto di quanto proclamato dal regime nei sermoni della preghiera del venerdì) avviene ancora dall’alto. Gli iraniani non sono forse meno sudditi oggi di quanto lo fossero sotto i Pahlevi.

Il consenso reale

La borghesia medio alta di Teheran nord è stanca dei limiti alla libertà personale, storce il naso di fronte alla polizia religiosa e manda i propri figli a studiare all’estero, ma poi continua a fare affari con gli ayatollah. I 150.000 giovani che lasciano l’Iran ogni anno sono in genere laureati e possono contare su una rete di contatti solidi in Europa, negli Usa o in Australia. Quando nell’ottobre 2008 Ahmadinejad propone l’introduzione dell’IVA, i bazar delle principali città scelgono la serrata. E il presidente si rimangia il provvedimento. Non dobbiamo pensare ai bazarì come a semplici venditori di tappeti o pistacchi. Nel bazar di Teheran si stipulano accordi miliardari, si decidono investimenti in infrastrutture e movimenti finanziari. Lo stato controlla (direttamente o attraverso le fondazioni) quasi l’80 per cento di un’economia drogata e lascia alle classi più povere le briciole (sussidi all’agricoltura) e qualche occupazione nelle varie fondazioni nate con la repubblica. Ahmadinejad è stato votato proprio dai mostazafin, gli oppressi, i “senza scarpe”. Che sono tanti, ma stanno sicuramente meglio di trent’anni fa. L’Iran dello scià non era solo quello di Soraya e delle feste a corte. Era soprattutto un paese in cui la mortalità infantile era il doppio rispetto ad oggi e in cui era alfabetizzata meno della metà della popolazione. Non dobbiamo dimenticare, poi, che dal 1979 la popolazione iraniana è raddoppiata, passando da 35 a 70 milioni.

La paradossale modernizzazione

Ciò che muta drasticamente sotto la Repubblica islamica è la condizione delle donne: il nuovo diritto civile le considera la metà degli uomini e le esclude dai ruoli chiave delle istituzioni. Ma, paradossalmente, le donne dei ceti più bassi soltanto dopo il 1979 accedono all’istruzione e al mondo del lavoro. Se prima della rivoluzione le studentesse erano meno del 20 per cento della popolazione universitaria, oggi sono oltre il 60 per cento. E basta recarsi una volta in Iran per rendersi conto di quante donne lavorino negli aeroporti, nelle scuole e negli ospedali. La “emancipazione nella dignità”, secondo la formula dello stesso Khomeini, ha senza dubbio prodotto dei risultati positivi. È uno dei ricorrenti paradossi della storia della Persia. Nel 1971 Alessandro Bausani scriveva profeticamente che per sopravvivere l’Iran ha sempre scelto “continue ri-arcaizzazioni, che talora possono apparire, sì, artificiose, ma salvatrici”. La fase autenticamente rivoluzionaria termina con la morte di Khomeini nel giugno 1989. Ciò che viene dopo di lui è frutto di dinamiche spesso contrapposte e in genere poco conosciute al di fuori dell’Iran. Nel 1988 si è conclusa l’immane e inutile strage della guerra con l’Iraq e sono stati liquidati migliaia di oppositori interni in carcere da anni. L’Iran dei primi anni Novanta è stremato da dieci anni di guerra e lotte interne. Cerca stabilità, punta alla ricostruzione. Da allora, alla presidenza si sono succeduti il pragmatico Rafsanjani, abile ad accumulare un patrimonio personale enorme, il timido riformista Khatami, l’incendiario ex pasdaran Ahmadinejad. Ma a comandare davvero è sempre la Guida Suprema Khamenei, succeduto a Khomeini nel 1989 e vero monarca col turbante. Come dicono alcuni, l’Iran è il Paese musulmano in cui si vota di più e si cambia di meno. Prevale sempre la logica del clan, non il senso dello Stato. Chi “è dei nostri” (khodi) decide, chi no (kheir-e khodi) subisce. Il concetto di “società civile”, entrato nel dibattito politico con Khatami, è ancora poco applicabile al contesto iraniano.


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