Chaharshanbe Surì

La festa del fuoco (Chaharshanbe Surì) è senza dubbio la più divertente tra quelle legate all’arrivo del No Ruz, il nuovo anno persiano. Si celebra la sera dell’ultimo martedì dell’anno, in attesa del mercoledì. Nelle strade si accendono piccoli falò su cui saltare dopo aver recitato la formula «Zardî-ye man az to, sorkhî-ye to az man», ovvero «il mio giallo (simbolo della debolezza) a te, il tuo rosso (la forza) a me». È un rito purificatore che simboleggia il passaggio dall’inverno alla primavera, con la sconfitta delle tenebre e la vittoria della luce. Si crede inoltre che in questa notte gli spiriti dei morti possano tornare a far visita ai loro cari.

Chaharshanbe Surì è anche il titolo di un film del 2006 di Asghar Farhadi, oggi celebre in tutto il mondo per l’Oscar vinto con “Una separazione”. Un critico cinematografico ha definito Chaharshanbe Surì, About Elly e Una separazione la “trilogia delle bugie”.

 

Inedito in Italia, Chaharshanbe Surì è  forse meno compiuto ma più affascinante del film che ha vinto la statuetta d’oro. Racconta una crisi coniugale che esplode proprio l’ultimo martedì dell’anno. Una coppia borghese sulla quarantina si sta preparando a partire per le vacanze a Dubai. Ma lei è convinta che il marito la tradisca e sui preparativi per il viaggio incombe la rottura definitiva. In mezzo ai litigi di marito e moglie finisce una giovane domestica di umili origini, prossima al matrimonio. Un confronto tra sessi ma anche tra classi sociali diverse, separate da stili di vita, abbigliamento e prospettive. Sullo sfondo, i fuochi e i botti della festa. All’epoca venne salutato come un film innovativo per il cinema iraniano, sia per lo stile sia per i contenuti. L’adulterio è raccontato senza tabù e i dialoghi sono molto duri e sconfinano spesso nel  turpiloquio.

 

Festività in Iran nel 2018

Festività in Iran nel 2018

Spesso il calendario persiano genera confusione nei non iraniani. Si intrecciano, infatti, tre calendari: quello solare iraniano, quello lunare islamico e quello cristiano comunemente adottato a livello internazionale. Le festività islamiche seguono il calendario lunare e quindi cadono ogni anno in giorni diversi. Quelle invece più legate alla tradizione preislamica, come il No Ruz, seguono il calendario solare.

Chi deve programmare un viaggio in Iran, rischia perciò di incappare spesso nei giorni sbagliati, anche perché le feste sono davvero molte.

Ecco l’elenco delle festività in Iran nel 2018. Quelle, per intenderci, in cui gli uffici e la maggior parte degli esercizi pubblici rimangono chiusi.

 

Festività in Iran nel 2018

Febbraio

11 Febbraio: anniversario della Rivoluzione

Marzo

20 marzo: Nazionalizzazione del Petrolio
20 marzo: No Ruz (Capodanno persiano, inizia il 1397)
21, 22,  23, 24 marzo: Ferie di No Ruz
30 marzo: Nascita dell’Imam Ali

Aprile

1 aprile: Anniversario della nascita della Repubblica islamica
2 aprile: Giornata nazionale della natura (Sizdah bedar, fine delle celebrazioni di No Ruz)
13 aprile: Ascensione del Profeta

 

Maggio

2 maggio: nascita del Mahdi, l’Imam occultato

Giugno

4 giugno: Anniversario della morte di Khomeini
5 giugno: Anniversario Rivolta del 15 Khordad (sollevazioni contro l’arresto di Khomeini nel 1963)
6 giugno: Martirio dell’Imam Ali
15 giugno: Eid-e-Fetr (Fine del Ramadan)
16 giugno Eid-e-Fetr (festa aggiuntiva)

 

Luglio

9 luglio: Martirio dell’Imam Sadeq

 

Agosto

21 agosto: Eid-e-Ghorban (Festa del Sacrificio)
29 agosto: Eid-al-Ghadir (Celebrazione della designazione di Ali come successore di Muhammad)

 

Settembre

19 settembreTassoua
20 settembre: Ashura

Ottobre

29 ottobre: Arbaeen

Novembre

7 novembre: morte del Profeta Muhammad e Martirio dell’Imam Hassan
8 novembre: martirio dell’Imam Reza
25 novembre: nascita del Profetta Muhammad e dell’Imam Sadeq

Dicembre

21 dicembre: Shabe Yalda, Solstizio di inverno

Shabe yalda

Il 21 dicembre gli iraniani celebrano la notte più lunga dell’anno con una festa tipicamente zoroastriana: Shab-e yaldaShab in persiano vuol dire “notte”, mentre la parola Yalda proviene dal siriano e vuol dire “nascita”. Per la notte più lunga dell’anno, le famiglie iraniane si riuniscono per mangiare anguria, cantare ed esprimere desideri attraverso le poesie di Hafez. Per esorcizzare il buio della notte, vengono accese candele e lanterne. L’origine di questa festa non è chiara: probabilmente furono i cristiani siriani a introdurla prima in Caldea e poi in Persia durante l’epoca dei Sassanidi (224-636 d.C.). A loro volta, i cristiani avrebbero mutuato questa festa dal mitraismo, la religione nata in Persia e diffusasi in tutto l’Impero Romano attorno all’anno zero. Per i seguaci di questa religione, Mitra era nato proprio nella notte più lunga dell’anno e da questa celebrazione verrà la festività del Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”).

Il mitraismo contese al cristianesimo il primato di religione dell’Impero fino all’editto col quale Teodosio riconobbe il cristianesimo come religione di Stato (380 d.C.). I tanti mitrei di Roma (quello di San Clemente è solo il più celebre) testimoniano quanto fosse diffusa la religione che adorava il sole. La data del Natale cristiano è legata proprio al culto di Sol Invictus. Il vescovo siriano Jacob Bar-Salibi scrive: ”Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la “vera” Natività doveva essere proclamata in quel giorno”.

Fu papa Giulio I a ufficializzare nel 337 che il Natale si sarebbe celebrato il 25 dicembre, in precedenza ultimo giorno di festa per la nascita di Mitra. Il carattere orgoglioso degli iraniani spinge alcuni di loro ad affermare che persino il Natale sia ispirato al loro Shab-e Yalda. In realtà è vero che questa festa è un po’ l’emblema di come religioni e usanze trovino in Iran un ambiente ideale per incontrarsi e contaminarsi. Non va dimenticato che è sempre in Persia, nella seconda metà del III secolo d.C, che nasce il manicheismo, sintesi delle grandi religioni allora conosciute: mazdaismo, buddismo e cristianesimo. Yalda (che è anche un nome femminile) è da secoli una parola chiave della poesia persiana, una metafora per definire il nero perfetto degli occhi e dei capelli della donna amata. Nero assoluto, totale. Shab-e Yalda è quindi anche una metafora dell’oppressione, del dolore, della sofferenza.

Marzo nel segno dell’Iran

Come ogni anno, il mese di marzo, in concomitanza con il No Ruz, è ricco di appuntamenti riguardanti l’Iran. Personalmente, sarò impegnato in diverse iniziative.

Sabato 4 marzo, Torino

Si comincia nel prossimo weekend a Torino, con l’inaugurazione della rassegna cinematografica iraniana sabato 4 marzo alle ore 20,30 presso il Cinema Massimo (Via Verdi, 18). Si comincia con “Night Shift, film di Niki Karimi con Mohammadreza Forotan, Gohar Kheirandish, Amir Aghaei, Sahar Ghoreishi, Leila Zaree e Tarlan Parvane. Interverrò insieme ad Ali Reaza Shoja Noori.

Domenica 5 marzo, Roma

Alle ore 16.30, verrà presentato il romanzo “Via della Rivoluzione” (edito da Lastaria edizioni), scritto dall’autore iraniano Amir Cheheltan.
La presentazione avrà luogo a Roma, presso la libreria Griot, in via Santa Cecilia, 1/A.
Parteciperanno, insieme all’autore, Farian Sabahi (scrittrice, giornalista e docente universitaria specializzata sul Medio Oriente) e Antonello Sacchetti (giornalista e scrittore, esperto di Iran).
Vittorio Di Maio (attore) leggerà alcuni brani tratti dall’opera.

Mercoledì 8 marzo – Sabato 10 marzo, Roma

L’8 marzo si tiene l’inaugurazione della mostra fotografica “Il ronzio del silenzio”.  La mostra, che sarà inaugurata l’8 marzo2017 alle ore 18:00 presso la sede di COMI – Cooperazione per il mondo in via di sviluppo in via di San Giovanni in Laterano 266, rientra tra le attività promosse dal progetto di servizio civile “Parla (e suona) con me!*, e intende promuovere il talento di una giovane artista che esporrà le proprie foto dall’inaugurazione fino a domenica 12 marzo, sempre con orario 16:00-19:00.

Attraverso l’obbiettivo, la fotografa iraniana Mona Zahedi ci aiuterà a cogliere la poesia e la bellezza presente nei dettagli della vita quotidiana, che troppo spesso la velocità con la quale viviamo e la routine di ogni giorno non ci permettono di cogliere.

Nel corso dell’evento, avremo il prezioso contributo del giornalista e scrittore Antonello Sacchetti che ci consentirà di accrescere la nostra conoscenza sul Paese e di ricevere interessanti spunti di riflessione utili a scoprire l’Iran e la sua cultura.

Inoltre, la manifestazione prevede altre due importanti appuntamenti:

  •  Giovedì 9 marzo ore 18:00 proiezione del film Persepolis, vincitore del Premio della giuria al Festival di Cannes 2007, che analizza gli effetti della Rivoluzione islamica in Iran;
  • Venerdì 10 marzo ore 18:00 incontro di approfondimento con l’esperto di Iran Antonello Sacchetti.

 

Martedì 14 marzo, Roma

La festa del fuoco (Chaharshanbe Surì) è senza dubbio la più divertente tra quelle legate all’arrivo del No Ruz, il nuovo anno persiano. Si celebra la sera dell’ultimo martedì dell’anno. Nelle strade si accendono piccoli falò su cui saltare dopo aver recitato la formula «Zardî-ye man az to, sorkhî-ye to az man», ovvero «il mio giallo (simbolo della debolezza) a te, il tuo rosso (la forza) a me». È un rito purificatore che simboleggia il passaggio dall’inverno alla primavera, con la sconfitta delle tenebre e la vittoria della luce.

In occasione della festa del fuoco Casetta Rossa organizza una serata persiana:

*ore 18.30 – presentazione del libro ‘La rana e la pioggia’ di Antonello Sacchetti con Cristina Annunziata e Sepideh Shabani di Iran Human Rights
*ore 20.00 cena iraniana a menù fisso (prenotazioni al numero 06 8936 0511)
*a seguire festa

Lunedì 20 marzo, Roma

Capodanno persiano alle ore 11 in Piazzale Ferdowsi a Roma. Come ogni anno, ci troviamo sotto la statua di Ferdowsi per l’haft sin e per scambiarci gli auguri per il 1396.

 

Festività in Iran nel 2016

Il calendario persiano può generare confusione nei non iraniani. L’Iran ha infatti un proprio calendario solare (per consultare i mesi dellìanno persiano leggi questo articolo sul No Ruz) ma tutte le festività religiose sono regolate dal calendario lunare islamico.  Il tutto va quindi rapportato al nostro calendario gregoriano per evitare il rischio di programmare un viaggio nei giorni sbagliati.  Ecco l’elenco delle feste nazionali iraniane nel 2016. Quelle, per intenderci, in cui gli uffici sono tutti chiusi.

 

 

Giovedì 11 Febbraio: anniversario della Rivoluzione
Domenica 13 marzo: martirio di Fatima
Sabato 19 marzo: Nazionalizzazione del Petrolio
Domenica 20 marzo: No Ruz (Capodanno persiano, inizia il 1395)
Lunedì 21, martedì 22, mercoledì 23: Ferie di No Ruz
Giovedì 31 marzo: Anniversario della nascita della Repubblica islamica
Venerdì 1 aprile: Giornata nazionale della natura (Sizdah bedar, fine delle celebrazioni di No Ruz)
Giovedì 21 aprile: Nascita dell’Imam Ali
Giovedì 5 maggio: Ascensione del Profeta
Domenica 22 maggio: nascita del Mahdi, l’Imam occultato
Venerdì 3 giugno: Anniversario della morte di Khomeini
Domenica 4 giugno: Anniversario Rivolta del 15 Khordad (sollevazioni contro l’attesto di Khomeini nel 1963)
Lunedì 27 giugno: Martirio dell’Imam Ali
Giovedì 7 luglio: Eid-e-Fetr (Fine del Ramadan)
Domenica 31 luglio: Martirio dell’Imam Sadeq
Martedì 13 settembre: Eid-e-Ghorban (Festa del Sacrificio)
Mercoledì 21 settembre: Eid-al-Ghadir (Celebrazione della designazione di Ali come successore di Muhammad)
Martedì 11 ottobreTassoua
Mercoledì 12 ottobre: Ashura
Lunedì 21 novembre: Arbaeen
Mercoledì 30 novembre: Martirio dell’Imam Reza
Sabato 17 dicembre: Nascita del Profeta Muhammad e dell’Imam Sadeq
Mercoledì 21 dicembre: Shabe Yalda, Solstizio di inverno

Festività in Iran nel 2015

Spese di Noruz

Ecco l’elenco delle feste nazionali iraniane nel 2015. Quelle, per intenderci, in cui gli uffici sono tutti chiusi.

 

Venerdì 9 GENNAIO Nascita del Profeta Maometto e dell’Imam Sadeq

Mercoledì 11 FEBBRAIO Anniversario della Rivoluzione

Venerdì 20 MARZO Giornata della nazionalizzazione del petrolio

Sabato 21 MARZO No Ruz , Capodanno persiano

Da domenica 22 a martedì 24 MARZO Vacanze per il Capodanno persiano

Martedì 24 MARZO Martirio di Fatima

Mercoledì 1 APRILE Anniversario nascita Repubblica islamica

Giovedì 2 APRILE Sizdha bedar – Giornata nazionale della natura

Sabato 2 MAGGIO Nascita dell’Imam Ali

Sabato 16 MAGGIO Ascensione del Profeta

Mercoledì 3 GIUGNO Nascita dell’Imam Mahdi

Giovedì 4 GIUGNO Anniversario della morte di Khomeini

Venerdì 5 GIUGNO Rivolta del 15 Khordad 1963

Mercoledì 8 GIUGNO Martirio dell’Imam Ali

Sabato 18 LUGLIO Eid-e-Fetr (Fine del Ramadan)

Martedì 11 AGOSTO Martirio dell’Imam Sadeq

Giovedì 24 SETTEMBRE  Eid-e-Ghorban (Festa del sacrificio)

Venerdì 2 OTTOBRE Eid-al-Ghadir (Nomina di Ali quale successore del Profeta)

Venerdì 23 OTTOBRE  Tassoua

Sabato 24 OTTOBRE Ashura

Mercoledì 2 DICEMBRE Arbaeen

Giovedì 10 DICEMBRE Morte del Profeta Maometto e martirio dell’Imam Hassan

Sabato 12 DICEMBRE Martirio dell’Imam Reza

Martedì 29 DICEMBRE Nascita del Profeta Maometto e dell’Imam Sadeq

Vacanze iraniane

Sizdah bedar

Spesso il calendario persiano genera confusione nei non iraniani. E si corre sempre il rischio di programmare un viaggio in Iran nei giorni sbagliati.  Ecco l’elenco delle feste nazionali iraniane nel 2014. Quelle, per intenderci, in cui gli uffici sono tutti chiusi.

Giovedì 2 gennaio – Martirio dell’Imam Reza 

Domenica 19 gennaio – Nascita del Profeta dell’Imam Sadeq

Martedì 11 febbraio –  Anniversario della Rivoluzione

Giovedì 20 marzo – Giornata della nazionalizzazione del petrolio 

Da venerdì 21 -a lunedì 24 marzo – Noruz, Capodanno persiano

Martedì 1 aprile – Anniversario nascita Repubblica islamica

Mercoledì 2 aprile Sizdha bedar – Giornata nazionale della natura

Venerdì 4 aprile – Martirio di Fatima

Martedì 13 maggio – Nascita dell’Imam Ali

Martedì 27 maggio – Ascensione del Profeta

Mercoledì 4 giugno – Morte di Khomeini

Giovedì 5 giugno – Rivolta 15 Khordad 1963

Sabato 14 giugno – Nascita dell’Imam Mahdi

Sabato 19 luglio – Martirio dell’Imam Ali 

Martedì 29 luglio – Eid-e-Fetr (Fine del Ramadan)

Venerdì 22 agosto – Martirio dell’Imam Sadeq

Domenica 5 ottobre-  Eid-e-Ghorban (Festa del Sacrificio) 

Lunedì 13 ottobre – Eid-al-Ghadir (Nomina di Ali quale successore del Profeta)

Domenica 2 novembre –  Tassoua

Lunedì 3 novembre –  Ashura

Sabato 13 dicembre – Arbaeen (celebrazione 40 giorni dopo Ashura)

Domenica 21 dicembre – Shabe Yalda

Lunedì 23 dicembre – Martirio dell’Imam Reza

 

Elogio di Facebook

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FB serve anche a te

I

Voglio scrivere una storia. Anzi, un apologo. L’apologo è un “racconto breve e solitamente di carattere allegorico che normalmente si prefigge un fine pedagogico, morale o filosofeggiante.In esso protagonisti sono gli animali ma più spesso gli uomini” (Wikipedia).

Protagonisti di questo apologo sono una signora molto apprensiva e una storia molto antica.

La vicenda inizia più di dieci anni fa, a Teheran, in un pomeriggio di settembre.

II

Nell’autunno del 1994, Teheran era una città che stava ricominciando a vivere. La guerra con l’Iraq era finita ormai da sei anni e l’Iran pensava alla ricostruzione. Il nero dei chador in cui si avvolgevano le donne, e i volti dei martiri che coprivano i muri della città, testimoniavano un dolore e una rabbia ancora cocenti ma la vita stava faticosamente ritornando alla normalità. Presidente della Repubblica era, al suo secondo mandato,‘Ali Akbar Hāshemi Rafsanjāni: la sua facciona sorridente, da gatto del Cheshire, anticipava in qualche modo la “primavera di Teheran” che sarebbe iniziata due anni dopo con l’elezione di Mohammad Khātami.

La sorveglianza dei pasdārān era sempre concentrata sui riccioli che sfuggivano ribelli dai severi maghnaeh delle studentesse, e sull’alito degli automobilisti che attraversavano nottetempo la città. In quei giorni, però, la figlia del Presidente, Faezè, stava preparandosi per vincere alla grande le prossime elezioni del majlis, e tutti sapevano che sotto il chador indossava un paio di jeans.

C’era qualcosa di nuovo nell’aria, anzi, d’antico.

Ogni venerdì, gli stupendi giardini dell’Ambasciata italiana si spalancavano per accogliere una comunità la cui composizione rispecchiava la varietà e la vivacità dei rapporti che allora intercorrevano tra Italia e Iran, mentre la domenica i sacerdoti della Chiesa della Consolata officiavano in italiano e in persiano, a poche decine di metri dalla Moschea del Venerdi.

A nord, sul Mar Caspio, le ville appartenute alla famiglia reale e ai nobili della corte scivolavano verso la rovina, mentre mucche pezzate osservavano con bonomia le cavalcate mattutine di anziane principesse sopravvissute a tutte le rivoluzioni, con i loro capelli bianchi e gli azzurri occhi indoeuropei.

Molto più a Sud, dalle parti di Bandar-e ‘Abbas, le donne si coprivano il volto con mascherine colorate, mentre l’Isola di Kish si preparava a diventare una free zone di lusso, il primo avamposto del mercato globale in Iran.

Che era, allora, un posto bellissimo in cui vivere.

Le pianure del nord e le cupole azzurre di Isfahan; i vicoli di Yazd inondati di luna e le torri del silenzio; le valli verdi di nebbia, i viottoli e le case di fango delle porte azzurro e ocra di villaggi inerpicati sulle pendici dell’Elburz, dove gli asini trotterellavano indisturbati, alzando il capo incuriositi al richiamo della preghiera.

Gli specchi e i pesciolini rossi sulle tavole di Now Rouz; la processione dei dignitari lungo la scalinata dell’Apadana recando doni al Re dei Re; il sole bianco del Fars e poi l’erba, l’ombra e un ruscello accanto al quale si stendeva la coperta e si tagliava l’anguria, tra chiacchiere molli; le tempeste di sabbia e neve nel deserto; l’isola perduta di Ashuradè a Bandar-e Turkeman.

In un giorno di settembre, a pomeriggio avanzato, mentre si chiacchierava in giardino sorseggiando succo di melagrana, un amico tornò da una spedizione tra le librerie del centro recando con sé un’opera in due volumi rilegati in brossura: ne era così entusiasta che si sedette in mezzo a noi sotto il noce, senza bere nemmeno un bicchiere d’acqua, e cominciò a raccontarne il contenuto.

Il Dārāb Nāmè fu subito, per me, la storia più bella del mondo: uno specchio in cui mi riconoscevo, anzi, una sorta di diamante, le cui sfaccettature sembravano riflettere ognuna una parte di me.

Da allora sono trascorsi molti anni, tanti sono stati necessari per capire che una storia può essere raccontata mille volte in mille modi, e quindi anche a modo mio.

III

Le storie vanno soprattutto narrate, altrimenti muoiono.

Le storie, se continuano a essere raccontate, non muoiono mai.

A volte si addormentano per risvegliarsi nelle situazioni più impensate, e spesso finisce che le ritroviamo dentro di noi.

Le storie sono nate e cresciute viaggiando da un mercato all’altro, da una città all’altra, da un mare all’altro.

Le storie hanno bisogno di viaggiare.

Le storie non sono patrimonio di nessuno e appartengono a chiunque le ascolti. Le storie vanno raccontate senza paura.

Le storie riscaldano il cuore e annacquano la nostalgia; s’incontrano, si mescolano, si travestono. Si sovrappongono ad altre storie, di altre epoche e di altri paesi, e sedimentano fino a che trovano chi le racconta in una forma nuova.

Le storie sono potenti: addolciscono gli animi, guariscono gli ammalati, spiegano la vita. Ognuno ha la sua preferita, quella che potrebbe ascoltare mille volte senza mai stancarsi, la storia del cuore.

Mi ritrovavo con una storia da raccontare e non sapevo come fare…

IV

Fosse tutto qui! Una storia di donne. Semplice a dirsi.

Ma pensate.

In questo libro, questo Romanzo di Dario, c’è una donna che s’innamora di Iskandar/Alessandro poco più che fanciullo, lo fa ubriacare e lo seduce… E ogni sera si alzava e andava dove viveva Iskandar…Fino a che il padre non la scopre e la uccide davanti agli occhi di Alessandro, che pensa bene di scappare a gambe levate. Alessandro? Un vigliacco?

E ancora.

Sconfitto Darā figlio di Darāb, Iskandar/Alessandro non riesce ad avere la meglio sulla figlia di lui Purandokht, la più valente tra i valorosi guerrieri iranici. Alessandro? Tenuto in scacco da una donna? La stessa donna che poi sposerà, alla quale delegherà il governo del suo impero mentre lui se ne andrà a cercare avventure altrove e che dovrà accorrere a trarlo d’impaccio in più di un’occasione.

Da non credere. Ma non è finita.

Un’altra donna, Humāy, figlia del re dell’Egitto ma di stirpe iranica, bella come un pavone che si pavoneggia…valorosa e intrepida oltre ogni limite, aveva giurato che avrebbe sposato solo chi fosse riuscito a sconfiggerla in combattimento… Humāy sposa il Re dell’Ian, lo seppellisce abbastanza in fretta, e viene acclamata Regina…Infine la fecero sedere in trono e principi e mercanti baciarono la terra davanti a lei. Humāy cominciò a operare con equità e giustizia e rese il mondo più sicuro: ritornarono a fluire le carovane, poiché furono regolati tributi e commerci, e il lupo cominciò a bere con l’agnello, il piccione volò con il falco reale, mentre le gazzelle andavano al pascolo con le pantere.

Quando si accorge di attendere un figlio Humāy non ha esitazioni: poiché teme che un erede possa sottrarle il regno, subito dopo il parto ordina alla balia di deporre il bambino in una cassa, assieme ad alcuni gioielli, e di abbandonarlo alle acque.

E che dire di Temrusyyeh, moglie del re dell’Oman, che guida e assiste Darāb fuggitivo verso il Mar della Grecia, in navigazione lungo il Mare Eritreo tra assalti di pirati e tempeste e avventure di ogni genere?

Sarebbero queste, le donne invisibili dell’Islam? Questa girandola inconsueta di persiane, romane, greche, abissine, indiane, filosofe e schiave, regine e consigliere, guerriere e amanti? Catena femminile persiana di trasmissione del potere, da Humay regina dell’Iran al figlio Dario/Darab, e dalla nipote di lui, Purandokht al greco-persiano Alessandro/Iskandar di madre rum ̄ı, greca o forse romana?

Questo libro che mi è caduto addosso: mélange di epica iranica, tradizione alessandrina e influenze ebraiche ed ellenistiche, gioco di specchi e caleidoscopio di percorsi narrativi.

Che parole ho, io, per dare voce a questa storia? Come posso narrarla?

Come dicevo, mi ci sono voluti quasi vent’anni per capire che una storia, anche se scritta nel XII secolo, può essere raccontata in molti modi.

Questione di koinè.

(continua)

Obama, un remake di troppo

I remake raramente sono all’altezza degli originali. E quando il regista è lo stesso, il risultato può essere addirittura patetico. Nel 2009 il messaggio di auguri di Obama agli iraniani in occasione del No Ruz fu un veneto storico. Sminuito dagli eventi dei mesi successivi, ma comunque significativo.

Il messaggio per questo capodanno persiano 1391 è invece un passo indietro enorme rispetto a tre anni fa. Certo, il clima è cambiato e la situazione tra Iran e Stati Uniti non è quella che speravamo in molti.

 Però forse, in certi momenti, il silenzio è la scelta migliore.

 Nel 2009 Obama si rivolgeva al popolo iraniano e ai governanti della “Repubblica islamica”, termine tabù fino ad allora per i politici americani. Oggi Obama parla di “regime iraniano” e non “tende la mano” ma stigmatizza le restrizioni sull’uso di internet, parlando di una “cortina elettronica” calata sul Paese. Ammette di aver imposto sanzioni “al governo iraniano” ma annuncia che a breve le aziende Usa forniranno “software e servizi” perché gli iraniani possano navigare più facilmente sul web. Infine, promette di accogliere l’Iran tra la comunità delle nazioni se “il governo perseguirà un percorso responsabile”.

In queste poche righe c’è probabilmente un concentrato di equivoci e calcoli errati sull’Iran e gli iraniani. Sbaglierò, ma anche a giudicare dalle prime reazioni sui social media, non credo che gli iraniani abbiano gradito il contenuto e il tono di questo messaggio. Nel 2009 Obama parlava da pari a pari, o almeno questo era quello che voleva trasmettere. Adesso invece ha un atteggiamento paternalista nei confronti del popolo iraniano e imperialista nei confronti del Paese. A parte il fatto che le sanzioni vorranno pure punire il governo ma colpiscono il popolo, rimane innegabile che l’Iran fa ancora parte della “comunità di nazioni” di cui parla Obama.

È chiaro che Obama si rivolge all’opposizione interna, promettendo la fornitura di strumenti di comunicazione indispensabili per qualsiasi mobilitazione. Ma in questo modo sarà più semplice, per il regime, bollare l’opposizione come quinta colonna degli americani. È un discorso vecchio, che dovrebbe essere ormai chiaro a Washington, soprattutto dopo quello che è successo in Iran nella turbolenta estate 2009.

E allora cosa vuol dire questo messaggio? Un errore maldestro o il preludio a qualcosa già programmato che sta per accadere ?

Proprio ieri il New York Times ha rivelato che il Pentagono ha prodotto una simulazione di conflitto con l’Iran conseguente a un attacco unilaterale da parte di Israele. E i risultati di questo “gioco di guerra” sarebbero tutt’altro che positivi per Washington.

Da parte iraniana, la Guida Khamenei sembra al momento l’unico attore in gioco in campo internazionale. Ieri ha definito il 1391 come l’anno della “jihad economica” e ha inviatto a “comprare iraniano” per sostenere l’economia nazionale colpita dalle sanzioni.

Questo 1391 appena iniziato si preannuncia molto intenso.

Tre anni dopo

Tre anni dopo lo storico messaggio della “mano tesa”, il presidente Usa Barack Obama ha nuovamente inviato un messaggio di auguri agli iraniani in occasione del No Ruz, il capodanno persiano.Ecco il testo integrale del messaggio, sottotitolato in persiano e trasmesso dal canale You Tube della Casa Bianca.

Quest’anno Michelle ed io vogliamo fare i nostri migliori auguri a chi oggi celebra il No Ruz in tutto il mondo. In comunità e case, dall’America al Sud Est asiatico, amici e famiglie si riuniscono per celebrare la speranza che arriva con la nuova stagione.

Per il popolo dell’Iran questa festa arriva in un momento di continue tensioni tra i nostri due paesi, ma ci ricorda l’umanità comune che condividiamo. Non c’è  alcuna ragione perché i due Paesi siano divisi. Qui, negli Stati Uniti, gli irano-americani prosperano e danno un grosso contributo alla nostra cultura.

Quest’anno una produzione iraniana, Una separazione, ha vinto il miglior premio per un film straniero. I nostri marinai si confrontano col pericolo della pirateria e marinai Usa hanno persino salvato cittadini iraniani presi in ostaggio. E da Facebook a Twitter – dai cellulari a internet – i nostri popoli usano gli stessi mezzi per comunicare e per arricchire le nostre vite.

Sempre più al popolo iraniano viene negato l’accesso alla libertà fondamentale di accesso all’informazione. Il governo iraniano blocca il segnale dei satelliti per oscurare televisioni ed emittenti radio. E censura internet, per controllare e per decidere cosa la gente iraniana può vedere e sentire. Il regime – prosegue il presidente americano – sorveglia i computer, i telefoni cellulari solamente per proteggere il suo potere. E nelle ultime settimane le restrizioni di internet sono diventate così severe che gli iraniani non possono comunicare liberamente con i loro cari all’interno del Paese o all’estero. Le tecnologie che dovrebbero dare più potere ai cittadini vengono invece usate per reprimerlo.

A causa delle azioni del regime iraniano, una cortina elettronica è calata attorno all’Iran, una barriera che stoppa il flusso delle informazioni e di idee nel paese e nega al resto del mondo la possibilità di interagire col popolo iraniano, che ha così tanto da offrire.

Io voglio che il popolo iraniano sappia che l’America cerca il dialogo per ascoltare le vostre opinioni e capire le vostre aspirazioni. Per questo abbiamo realizzato un’ambasciata virtuale, così che possiate vedere voi stessi cosa gli Stati Uniti stanno dicendo e facendo. A tal fine stiamo utilizzando il farsi su Facebook, Twitter e Google Plus.

E anche se abbiamo imposto sanzioni al governo iraniano, oggi, la mia Amministrazione emetterà nuove linee guida per rendere più facile per le imprese americane la fornitura di software e servizi in Iran, in modo da rendere più facile l’uso di Internet per il popolo iraniano.

Gli Stati Uniti continueranno ad attirare l’attenzione sulla cortina elettronica che sta tagliando il popolo iraniano fuori dal resto del mondo. E speriamo che altri si uniranno a noi nel portare avanti una libertà fondamentale per il popolo iraniano: la libertà di connettersi tra di loro e con gli altri esseri umani.

Nel corso dell’ultimo anno, abbiamo imparato ancora una volta che sopprimere le idee non serve a farle sparire per sempre. Il popolo iraniano è  erede di una grande civiltà e antica. Come le persone in tutto il mondo, gli iraniani hanno il diritto universale di pensare e parlare da soli. Il governo iraniano ha la responsabilità di rispettare tali diritti, così come ha la responsabilità di adempiere ai suoi obblighi rispetto al suo programma nucleare. Lasciatemi dire ancora una volta che se il governo iraniano persegue un percorso responsabile, sarà accolto ancora una volta tra la comunità delle nazioni, e il popolo iraniano avrà maggiori opportunità di prosperare.

Quindi, in questa stagione di rinnovamento, il popolo iraniano deve sapere che gli Stati Uniti d’America cercano un futuro di profonde connessioni tra la nostra gente – un momento in cui  la cortina elettronica che ci divide sia sollevata e le vostre voci si sentono. Una stagione in cui la diffidenza e la paura vengono superati dalla comprensione reciproca e dalle nostre speranze comuni di esseri umani.

Grazie e ayde shoma mobarak.