Il Tar è uno strumento persiano!

Liuto a sei corde dell'Iran

Il patrimonio culturale immateriale dell’Antica Persia, ereditato dall’Iran, è talmente vasto ed affascinante che fa gola a molti altri paesi che negli ultimi anni, tramite diverse azioni, e talvolta anche corrompendo funzionari internazionali, hanno cercato di appropriarsene.

 Oggi non è difficile trovare chi ritiene Avicenna arabo, o Rumi turco, o addirittura il Golfo Persico qualche altra cosa. Questa volta ad essere colpita all’UNESCO è stata la musica tradizionale persiana con l’Azerbaijan che ha fatto registrare come proprio lo strumento musicale iraniano “Tar”. Insomma, una nazione nata nel 1991, ha fatto registrare come suo uno strumento musicale usato da millenni in Persia.

Lo strumento musicale tradizionale persiano ‘Tar’ è stato inserito nella lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, però come uno strumento azerbaigiano.

Il tar è uno strumento di origine persiana molto diffuso in Asia centrale e Cina occidentale. Il suo nome significa letteralmente “corda” ed è legato di conseguenza a tutti i cordofoni che condividono questo suffisso (ad esempio il dutar, il setar e il sitar indiano). Il Tar è un liuto a manico lungo a 6 corde, caratterizzato da tasti mobili e con una doppia cassa di risonanza modellata a forma di 8. Quest’ ultima viene ricavata dal legno di gelso e ricoperta con pelle di pecora o di pesce. Le corde sono disposte secondo 3 coppie e vengono pizzicate con un plettro metallico.

Si può dire che il tar nacque nei territori occupati o influenzati dall’Impero Persiano. Ancora oggi è uno strumento tipico in Iran, Afghanistan, ed alcuni territori dell’ex Unione Sovietica quali Azerbaijan, Georgia, Armenia e altre zone della regione del Caucaso.

Apparve nella sua attuale forma a metà del XVIII secolo. La cassa armonica è costituita da una doppia sfera intagliata in legno di gelso. La tavola, ricoperta da una sottile membrana di pelle d’agnello ha la forma di una lemniscata. Il lungo manico ha una tastatura mobile formata da 26 o 28 tasti regolabili che raggiungono un’estensione di due ottave e mezza. Il tar persiano aveva normalmente cinque corde, la sesta venne aggiunta dal grande musicista iraniano Darvish Khan. Lo strumento diffuso in Azerbaijan, leggermente differente, ha un maggior numero di corde.

Il Tar è uno dei più importanti strumenti tradizionali dell’Asia Centrale, fondamentale nella composizione e nell’esecuzione dei radif. Le tendenze generali della musica classica persiana sono state fortemente influenzate dai suonatori di tar.

Ma ora, il tar è stato registrato come uno strumento musicale proveniente dall’Azerbaigian.

“Abbiamo contattato l’ex-rappresentante dell’Iran all’UNESCO e lui ha sottolineato che il rappresentante attuale dell’Iran avrebbe dovuto reclamare contro questa registrazione sbagliata,” ha dichiarato Dariush Pirniakan, portavoce della Casa della Musica dell’Iran all’Agenzia di Stampa Mehr.

“Si invierà il reclamo della Casa di Musica al Ministro iraniano della Cultura e Guida islamica, Mohammad Hosseini e al minimo il tar dovrebbe essere registrare come uno strumento musicale comune tra l’Iran e la Repubblica dell’Azerbaigian”, ha aggiunto Pirniakan.

Inoltre, secondo il direttore della Casa di Musica dell’Iran Midreza Noorbakhsh, il tar è uno strumento musicale al cento per centro persiano e non azerbaigiano ed anche dal punto di vista dell’informazione geografica, si tratta di uno strumento musicale tradizionale dell’Iran, ma gli azerbaigiani l’hanno modificato, creando una nuova forma del tar che è conosciuto come il tar azero. Tuttavia, questo strumento musicale non ha nessun precedente storico nella Repubblica dell’Azerbaigian.

I capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità sono espressioni della cultura immateriale del mondo che l’UNESCO ha inserito in un apposito elenco, per sottolineare l’importanza che hanno secondo tale organizzazione. I capolavori immateriali si affiancano ai siti patrimonio dell’umanità. L’UNESCO si è posta il problema di salvaguardare questi capolavori per evitarne la scomparsa, allo stesso modo di come è già stato fatto per i beni materiali. La prima lista venne stilata nel 2001 e comprendeva 19 voci.

La settima edizione della riunione dell’apposita commissione patrimonio immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, si è svolta dal 3 al 7 dicembre 2012 a Parigi, sede dell’organizzazione internazionale.

Non è la prima volta che la Repubblica dell’Azerbaigian mostra tali comportamenti. Il 20 aprile 2012, Nezami Ganjawi è stato presentato come poeta dell’Azerbaijan e una sua statua è stata installata a Villa Borghese a Roma. Un poeta che non ha scritto nemmeno un solo verso in azero ma solo e solamente in persiano.

 Fonte: http://italian.irib.ir/radioculture/notizie/articoli/item/84951

Nezami è un poeta persiano

Il 20 aprile 2012 è stata installata a Villa Borghese a Roma la scultura di Nezami (Nezāmi-ye Ganjavī ) il più grande poeta epico – romanzesco, che portò uno stile realistico e colloquiale nell’epica persiana.

 

Sul piedistallo è stato inciso “POETA AZERBAIGIANO NIZAMI GANJAVI, 1141 – 1209”, e una targa porta la dicitura: “ Dono della Repubblica dell’Azerbaigian alla città di Roma, 20 aprile 2012” .

 

Solo chi non conosce la storia può credere a questo falso storico. Nezami è un poeta persiano al 100%, non azero. Italo Calvino parla della sua opera Le Sette principesse nel celebre Perché leggere i classici.

 

L’Associazione Culturale Italo Iraniana “ALEFBA” si sta adoperando per organizzare una protesta del mondo Accademico, Culturale e Civile affinché venga rimossa la dicitura “POETA AZERBAIGIANO”.

Diruz aderisce a questa causa culturale e civile.

Per informazioni e suggerimenti scrivere a : info@alefba.it

o telefonare al n.3473511465 (Bijan)

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