Cos’è il Ramadan

Cos’è il Ramadan ? E’ il nono mese del calendario lunare islamico, durante il quale Maometto ricevette la prima rivelazione coranica. Santo mese del digiuno (sawm), il Ramadan è uno dei cinque pilastri dell’Islam. Secondo il Corano il digiuno è stato istituito perché in questo periodo tutti i fedeli adulti potessero coltivare la pietà.

Quando inizia

L’inizio del Ramadan (in Iran detto ramezan) dipende dall’avvistamento della luna e la tradizione vuole che esso avvenga scrutando il cielo come si faceva ai tempi del Profeta Maometto. E’ l’Arabia Saudita, in quanto custode dei luoghi santi della Mecca e di Medina, a stabilire il periodo del Ramadan. La questione suscita un vivace dibattito all’interno dell’Islam, tra chi auspica l’impiego delle tecnologie per l’avvistamento lunare e chi invece vorrebbe rimanere fedele alle tradizioni. E’ anche una questione politica: non tutti i Paesi musulmani accettano che a decidere sia l’Arabia Saudita.

Il Ramadan 2019

Comincia il 5 maggio  e termina il 4 giugno, giorno di festa chiamato Aid Al Fitr o Aid Assaghir.

Cosa si fa nel Ramadan

Per tutto il mese i fedeli devono astenersi dal mangiare, bere, fumare e avere rapporti sessuali tra l’alba e il tramonto e festeggeranno in preghiera la rivelazione del Corano da parte di Dio a Maometto. Nel mese del Ramadan (in cui secondo la tradizione il Profeta consumava solo un bicchiere di latte di capra e sei datteri al giorno) il Corano prevede che siano esentati dal digiuno i bambini, i malati, le donne incinte e coloro che devono intraprendere lunghi viaggi. Prima di ritirarsi per la notte i fedeli sono chiamati a speciali preghiere comunitarie in cui si recitano lunghi passi del Corano.

La notte della determinazione

La notte tra il ventiseiesimo e il ventisettesimo giorno del Ramadan è chiamata la Notte della Determinazione, nella quale, secondo il Corano, Dio determina il corso del mondo per l’anno seguente. Il giorno dopo la fine del Ramadan si celebra la fine del digiuno, che viene festeggiato con preghiere speciali.

Domande sull’Islam/4

Quarta puntata del nuovo programma dell’IRIB dedicato alle domande sull’Islam. Il programma è  presentato da Davood Abbasi e alle domande risponde, dalla città santa sciita di Qom (Iran), il religioso musulmano l’Hujjatulislam wal Muslimin (titolo della gerarchia religiosa sciita) Mustafa Milani.

Un ascoltatore ha chiesto cosa rappresentano le figure di Gesù e Maria per i musulmani?

Ecco l’audio della risposta: http://media2.ws.irib.ir/italian/media/k2/audio/195184.mp3

 

 

Domande sull’Islam/3

Terza puntata del nuovo programma dell’IRIB dedicato alle domande sull’Islam. Il programma è  presentato da Davood Abbasi e alle domande risponde, dalla città santa sciita di Qom (Iran), il religioso musulmano l’Hujjatulislam wal Muslimin (titolo della gerarchia religiosa sciita) Mustafa Milani.

Un ascoltatore ha chiesto una spiegazione del Corano.

Ecco l’audio della risposta:

 

Domande sull’Islam/2

Seconda puntata del nuovo programma dell’IRIB dedicato alle domande sull’Islam. Il programma è  presentato da Davood Abbasi e alle domande risponde, dalla città santa sciita di Qom (Iran), il religioso musulmano l’Hujjatulislam wal Muslimin (titolo della gerarchia religiosa sciita) Mustafa Milani.

La puntata risponde sempre alla domanda è di Francesco Mini di Fucecchio (Firenze). Ecco il suo messaggio:

Cari amici,
approfitto della pagina che avete creato su Facebook e vi porgo la prima domanda: quali sono le principali differenze tra sunniti e sciiti?

 

Ecco la seconda parte dell’audio della risposta:

Domande sull’Islam/1

Islam sciita

Ospitiamo un nuovo programma dell’IRIB dedicato alle domande sull’Islam. Il programma è  presentato da Davood Abbasi e alle domande risponde, dalla città santa sciita di Qom (Iran), il religioso musulmano l’Hujjatulislam wal Muslimin (titolo della gerarchia religiosa sciita) Mustafa Milani.

La prima domanda è di Francesco Mini di Fucecchio (Firenze). Ecco il suo messaggio:

Cari amici,
approfitto della pagina che avete creato su Facebook e vi porgo la prima domanda: quali sono le principali differenze tra sunniti e sciiti?

ed ecco l’audio della risposta:

Per interagire

Domande sull’Islam
https://www.facebook.com/domandesullislamirib?fref=ts

Potete inviare le vostre domande pure all’indirizzo email

domandeislam@gmail.com

Il discorso di Rouhani a Jakarta

Rouhani a Jakarta

Testo del discorso del Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran alla Conferenza Asia-Africa svoltasi a Jakarta.

Nel nome di Dio

Lode ad Allah Signore dei mondi,

saluto di Dio sul Nostro Profeta Mohammad e la sua famiglia

Io e la mia delegazione siamo molto lieti di poter essere qui presenti tra sapienti religiosi, autorità istituzionali, intellettuali e accademici di un paese amico come l’Indonesia.

L’Indonesia ha una posizione particolare nel mondo dell’Islam. È il paese islamico più popoloso ed è un simbolo di convivenza pacifica tra altre religioni e di fratellanza fra gli uomini.

Oggi il fatto che voi – autorità religiose, accademici e intellettuali – e i governi islamici possiate analizzare la situazione internazionale e individuare gli affari più importanti per il mondo dell’Islam, ha una importanza notevole.

Stabilire una scala dei problemi più importanti del mondo dell’Islam è il nostro primo dovere. Come dice il nostro Profeta, “Dobbiamo prestare maggiore attenzione alle problematiche del mondo dell’Islam”.

In una società islamica noi dobbiamo considerare tutti i musulmani uguali come i denti di un pettine, e dobbiamo inoltre saper distinguere i problemi importanti da quelli meno importanti sia per quanto riguarda gli affari culturali che quelli religiosi. La base, il principio è l’Islam, e solo dopo vi sono la scuola sciita, hanafita, malikita e hanbalita, in quanto quest’ultime sono tutti correnti che sorgono da un’unica fonte che è l’Islam.

Se un pericolo minaccia la fonte, allora le correnti sono a rischio di estinzione, per cui prima di pensare alle correnti dobbiamo pensare alla fonte dell’Islam, alla Rivelazione, al Tawhid, al Sacro Corano, alla Profezia e al principio generale della fede.

Oggi il mondo dell’Islam soffre per la scissione causata dai nemici, da ignoranti e da persone che hanno dimenticato i principi dell’Islam. Vorrei citare una frase del fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran, l’Imam Khomeini, che dice: “ogni sciita che si mette contro un sunnita non è uno sciita, e ogni sunnita che si mette contro uno sciita non è un sunnita. Il mondo d’oggi è quello dell’unità dell’Islam”.

Il problema più importante d’oggi per noi musulmani è la vita degli uomini, non solo quella dei musulmani, ma di tutti gli uomini. Non dobbiamo permettere l’uccisione di persone innocenti: uccidere un uomo vuol dire uccidere tutta l’umanità. In quale fede potete trovare una affermazione così bella per cui la vita di un essere umano vale come tutta l’umanità!

Il nostro Profeta (saluto di Dio su di lui e la sua famiglia) dice:

“Il grido dell’oppresso per noi è importante, ed è nostro dovere aiutare chiunque ci chieda aiuto, a prescindere che sia musulmano o meno”.

Se un uomo innocente, a prescindere dalla sua fede e religione – sia egli sciita, sunnita, ebreo, cristiano o buddista – viene ucciso, ciò è da condannare fermamente, in quanto dal punto di vista dei diritti i credenti delle diverse religioni sono uguali. Noi siamo dispiaciuti per l’uccisione di un essere umano innocente a prescindere dalla sua fede e dalla sua razza – può essere arabo, persiano, indonesiano, dell’est o dell’ovest del mondo, dell’Islam o di un’altra religione, africano o asiatico – in quanto la vita e la sicurezza degli esseri umani per noi è il fattore più importante, e la loro salvaguardia deve costituire un dovere per i governi, i sapienti religiosi e gli intellettuali.

Noi musulmani dobbiamo essere in prima linea per difendere la vita e sicurezza degli uomini. Come possiamo sopportare che degli innocenti in Yemen, Iraq, Siria, Libia o in altre parte del mondo dell’Islam o addirittura nel cuore dell’Europa e dell’America vengano uccisi? L’uccisione di ogni innocente ci provoca dolore e tristezza. Conoscete quel racconto bellissimo che parla dell’aggressione subita da una donna non musulmana e del saccheggio dei suoi gioielli? L’Imam Alì (saluto di Dio su di lui) disse:

“Non si può biasimare la morte causata dal dolore provocato dal venire a sapere che una persona innocente è stata vittima di aggressione e molestie”. L’Imam Alì, seguace fedele del Profeta, considera la tristezza e il dolore derivanti anche solo dall’udire la notizia di una violenza subita da una persona innocente tanto gravi da causare addirittura la morte, una morte causata dal dispiacere e dal dolore.

Nel mondo d’oggi la nostra priorità è garantire la vita e la sicurezza degli uomini in tutto il mondo. Questo non è un compito che si limita solo al mondo dell’Islam. Noi musulmani abbiamo il dovere religioso di salvaguardare la vita degli esseri umani; noi riconosciamo il valore del diritto alla vita, per cui se viene uccisa una persona innocente noi non possiamo che condannare duramente tale atto, a prescindere dalla nazionalità e dalla fede della vittima.

Il secondo fattore più importante nel mondo d’oggi è la nostra dignità, la dignità del mondo dell’Islam e dei musulmani. Tutti i musulmani e coloro che percorrono il sentiero tracciato dal Profeta dell’Islam devono salvaguardare la propria dignità. Purtroppo nel mondo dell’Islam vi sono delle persone che calpestano la dignità dei musulmani e si servono del nome del jihad e della religione per colpire il volto dell’Islam e il suo Messaggero, danneggiando gravemente la religione divina e la dignità di tutti i musulmani. Essi diffondono l’ìslamofobia nel mondo facendo sorgere diversi dubbi nei giovani riguardo all’Islam e ai suoi divini insegnamenti, e siamo noi che dobbiamo assumerci la responsabilità di questo tragico fenomeno.

Oggi restare indifferenti davanti a questi attacchi sferrati all’identità e alla realtà dell’Islam vuol dire compiere un peccato. Dobbiamo sentire il dovere di reagire. In questa situazione i governi islamici, il popolo musulmano, le autorità religiose, gli intellettuali e gli accademici hanno una responsabilità enorme. Dobbiamo servirci a tal fine di tutta la nostra forza culturale, scientifica e intellettuale.

Noi musulmani abbiamo vissuto per secoli insieme a seguaci di altre fedi, in una convivenza pacifica e proficua per tutti. La presenza di luoghi di culto di religioni diverse dall’Islam a fianco di quelli islamici in Iraq e in altri paesi islamici, luoghi di culto che risalgono ai primi tempi dell’Islam oppure addirittura antecedenti alla sua diffusione, sono una testimonianza e una conferma di quanto affermiamo, ma purtroppo molti di questi luoghi di culto sono stati distrutti da queste persone malvagie nel nome dell’Islam e con la scusa del “Jihad”.

Qual è il primo versetto del Sacro Corano che parla del Jihad? Il sacro Corano mette in rilievo il jihad dicendo che si tratta solo di un atto difensivo, da attuare nel momento in cui i musulmani diventano oppressi. Quindi il Jihad nell’Islam significa solo “difendere gli oppressi”, significa difendere i templi, le chiese e le sinagoghe, i luoghi di cultura, di scienza e civiltà. L’Islam è la religione che difende tutti. Il jihad nell’islam vuol dire difendere tutti.

A quegli orientalisti, islamisti o sedicenti intellettuali che hanno dichiarato, in modo falso e forse in malafede, che l’Islam è la religione della violenza, io chiedo: l’Islam in Indonesia è forse entrato con la forza? Nell’est dell’Asia, l’Islam è entrato attraverso l’aggressione e l’occupazione?

L’Islam è la religione della logica e della scienza, non è la religione della violenza. L’Islam non si impone mai a nessuno. Un versetto del Corano dice: “Non c’è costrizione nella religione”, per cui l’Islam non coincide con la violenza. La religione vuol dire credo, dottrina. Possiamo forse imporre il credo e la dottrina nelle menti e nei cuori degli uomini con la spada?

“Le frontiere dell’Islam sono frontiere di sangue”: questa è una falsa dichiarazione. Le frontiere dell’Islam sono le frontiere della logica, della ricerca, della scienza e sana passione.

Il nostro Profeta era il messaggero di sana passione ed io domando a voi autorità religiose: pensate che il comportamento del nostro Profeta con i fedeli di altre religioni quando entrò a Medina per fondare il governo islamico cambiò rispetto agli ultimi anni della sua vita, quando era al potere? Nella città di Medina non vivevano fedeli di altre religioni? Il Profeta (S) non ha espulso nessuna da Medina, né ebrei né cristiani, pur sapendo che tra di essi vi erano alcuni suoi nemici. L’Islam ci ha donato una religione che sostiene la convivenza, la tolleranza e la cooperazione con gli altri.

Ci sono delle persone che nei loro libri hanno dichiarato in modo falso che l’Islam è la religione di violenza, ed oggi proprio loro hanno creato dei gruppi terroristici per fornire delle conferme a questa loro illazione.

L’Islam non è la religione della violenza, e oggi non dobbiamo restare indifferenti nei confronti di queste persone che hanno colpito l’immagine dell’Islam, del Sacro Corano e del Profeta in modo così grave.

Dobbiamo avere una voce unica e dobbiamo gridare contro la violenza e l’estremismo in modo unito.

L’Islam è la religione dell’equilibrio, della logica e della scienza. Dobbiamo presentare l’Islam vero al mondo.

Oggi questo compito è diventato il nostro dovere improrogabile. L’Islam è la religione contro ogni disordine e caos.

Quando il Profeta (S) inviò Ali Ibn Abi Taleb e Moaz nello Yemen, ha raccomandato loro di comportarsi con la gente in modo tale che non si allontanassero all’Islam, di non essere duri con la gente, in quanto l’Islam è la religione che semplifica le cose, e non quella che le complica, e noi dobbiamo presentare questa religione al mondo intero. L’unità nel mondo dell’Islam oggi è il nostro dovere più importante.

Il terzo fattore più importante per il mondo dell’Islam è lo sviluppo e il progresso. L’Islam è la religione della scienza, della civiltà, della purezza interiore ed esteriore. Il Profeta (S) invitava sempre il suo popolo a curare l’aspetto e l’igiene personale.         L’Islam invita i suoi fedeli ad avere massima cura sia per l’igiene personale che la purificazione prettamente interiore, e chiede loro di imparare e coltivare le scienze e vivere in una convivenza pacifica. La nostra religione è dunque la religione dell’etica e della convivenza con gli altri, che ci chiede di imparare e coltivare le scienze. Noi musulmani dobbiamo quindi approfondire lo studio e progredire dal punto di vista scientifico ed economico: se non lo facciamo, non potremo liberarci dai complotti dei nostri nemici. E per far ciò dobbiamo aiutarci a vicenda.

     L’Iran ha pagato un caro prezzo per il suo sviluppo scientifico. Gli occidentali ci hanno imposto le sanzioni solo a causa del nostro sviluppo scientifico, perché volevano che alcune tecnologie rimanessero solo nelle loro mani. Sono dispiaciuti solo perché hanno visto che non esiste più l’esclusiva nella tecnologia, e sono stati testimoni della fine del loro dominio economico, scientifico e militare.

    Dobbiamo mettere fine al dominio di questi poteri: la scienza appartiene a tutti. Nei tempi in cui la scienza e le università appartenevano a noi musulmani, ci hanno insegnato che insegnare la scienza ad altri era la “Zakat” della scienza. L’Occidente ha imparato tanto dal mondo dell’Islam e noi abbiamo messo la nostra scienza a loro disposizione senza pretendere nulla, e oggi loro vogliono ostacolare il nostro percorso di sviluppo. Noi riteniamo che lo sviluppo scientifico e la tecnologia appartengano a tutti, anche ai musulmani. Dobbiamo restare uniti per raggiungere il nostro obbiettivo con l’aiuto di pensatori, scienziati, accademici e studiosi, e in tal modo potremo avere un altro mondo davanti a noi.

     Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei nostri figli. Non dobbiamo permettere che i dubbi sull’Islam e la grande eredità del nostro Profeta penetrino nelle menti dei nostri giovani, non dobbiamo permettere a nessuno di dividerci servendosi di settarismi, mistificazioni, violenze e aggressioni. La nostra religione è priva di ogni violenza gratuita e ingiustificata, la nostra religione è la religione della sana passione, della fratellanza e dell’uguaglianza, per cui dobbiamo sempre rispettare la moderazione e l’equilibrio nei nostri comportamenti.

    Il nostro messaggio deve essere decisivo, chiaro e inequivocabile, deve avere salde argomentazioni e una logica inoppugnabile. Questo è il nostro compito.

     Gli intellettuali e gli scienziati, in Iran, in Indonesia e in altri paesi islamici, devono unirsi davanti agli attacchi, culturali e non, che subisce il mondo dell’Islam.

L’Islam in Iran e in Indonesia è l’Islam della moderazione e dell’equilibrio. In Iran gli sciiti e i sunniti convivono insieme in modo pacifico. Venite in Iran, e potrete vedere luoghi di culto risalenti ai secoli e millenni passati, e il nostro parlamento in cui gli sciiti, i sunniti, i cristiani, gli ebrei e gli zoroastriani hanno la loro rappresentanza, uniti tutti insieme per il bene comune!

     Questa è la logica dell’Islam e del suo Profeta (S). Noi grazie all’Islam, al Sacro Corano e alla condotta del Profeta (S), abbiamo imparato l’unità e la fratellanza. Per noi la sicurezza dei musulmani nel mondo islamico è un dovere.

     L’Iran sostiene gli sciiti del Libano e sostiene anche i sunniti di Gaza: per noi i sunniti di Gaza e gli sciiti del Libano, gli sciiti in Iraq e i sunniti in Iraq o Siria, ed anche i cristiani in Iraq e Libano, sono tutti uguali nel momento in cui sono vittime di violenze e ingiustizie. Noi vogliamo difendere gli oppressi.

     Oggi è il giorno in cui dobbiamo restare uniti, e con l’aiuto di Dio aiutarci a vicenda, come dice il Sacro Corano: “Aiutate la fede presentata da Dio, e Dio vi aiuterà”.

 

Khamenei scrive ai giovani occidentali

La lettera di Khamenei

La Guida Suprema della Repubblica Islamica l’Ayatollah Seyyed Alì Khamenei, ha deciso di parlare direttamente ai giovani dell’Europa a proposito dell’Islam, del terrorismo e dei temi di attualità che hanno occupato le prime pagine dei giornali in questi giorni. Il 21 Gennaio 2015, la Guida suprema iraniana ha diffuso, tramite il suo ufficio, una lettera aperta in lingua inglese, riportata dai media iraniani (http://jahannews.com/vdcjitexhuqeyvz.fsfu.html) e di cui segue la traduzione in lingua italiana.

Nel nome di Dio, il Misericorde, il Misericordioso,

ai Giovani in Europa e Nord America,

i recenti eventi in Francia ed altri eventi affini in altri paesi occidentali mi hanno convinto a parlare direttamente con voi a proposito di essi. Mi rivolgo a voi (i giovani/ndr), non perché io trascuri i vostri genitori, ma piuttosto perché il futuro delle vostre nazioni sarà nelle vostre mani; ed inoltre trovo che il senso di ricerca della verità sia più vigoroso ed attento nei vostri cuori.

Io non mi rivolgo ai vostri politici e uomini di stato nemmeno in questa lettera perché credo che loro abbiano separato consciamente la via della politica dal sentiero della giustizia e della verità.

Vorrei parlare con voi a proposito dell’Islam, in particolare dell’immagine che vi e’ stata presentata col nome di Islam. Negli ultimi due decenni molti sforzi sono stati compiuti, più o meno dal crollo dell’Unione Sovietica, per piazzare questa grande religione sulla poltrona del “terrificante nemico”. La creazione di un sentimento di orrore e di odio e successivamente la strumentalizzazione di questo sentimento e’ purtroppo un fenomeno di lunga data nella storia politica dell’Occidente.

Qui io non voglio trattare delle diverse paure con cui le nazioni occidentali sono indottrinate. Un veloce ripasso dei recenti studi critici della storia vi diranno che il trattamento falso e ipocrita riservato dalle nazioni occidentali alle altre nazioni e’ stato censurato nei testi di storia.

La storia degli Stati Uniti e dell’Europa e’ purtroppo annerita dallo schiavismo, e’ messa in imbarazzo dal periodo coloniale ed e’ macchiata dall’oppressione della gente di colore e dei non-cristiani. I vostri studiosi e storici si vergognano profondamente degli spargimenti di sangue commessi in nome della religione tra Cattolici e Protestanti o in nome del nazionalismo e della razza durante la prima e la seconda guerra mondiale; e questo approccio e’ ammirabile.

Citando una frazione di una lunga lista, non intendevo fare una discussione storica; desideravo solo che voi chiedeste ai vostri intellettuali perché la coscienza pubblica, in Occidente, si sia risvegliata solo dopo una parentesi di diversi decenni o addirittura secoli. In altre parole, perchè la revisione della coscienza collettiva riguarda solo il passato remoto e non questioni d’attualità? Cosa sono questi sforzi per impedire una presa di coscienza pubblica su un tema importante come la cultura ed il pensiero islamici?

Voi sapete bene che l’umiliazione e la diffusione dell’odio e della falsa paura “dell’altro” sono stati alla base di tutti i sistemi oppressivi. Ora, io voglio che voi vi chiediate perchè la vecchia politica della creazione del terrore e dell’odio abbia colpito l’Islam ed i musulmani con una intensità senza precedenti. Perché la struttura del potere nel mondo vuole che il pensiero islamico venga isolato? Quali concetti e valori nell’Islam disturbano i piani delle superpotenze e quali interessi vengono salvaguardati mettendo in cattiva luce l’Islam? Ed allora, la mia prima richiesta e’ questa: studiate e informatevi su ciò che favorisce questa ampia azione ai danni dell’immagine dell’Islam.

La mia seconda richiesta viene formulata in reazione alla marea di pregiudizi e di campagne di disinformazione; cercate di ottenere una conoscenza diretta e di prima mano di questa religione. La ragione indica che voi siete in grado di comprendere la natura e l’essenza di questa religione intorno a cui loro creano paura proprio per farvici stare alla larga.

Io non insisto affinché voi accettiate la mia lettura o qualsiasi altra lettura dell’Islam.Ciò che vi voglio dire è: non permettete che questa realtà dinamica ed influente del mondo di oggi vi venga presentata con odio e pregiudizio. Non permettete loro di presentarvi i terroristi che hanno reclutato come rappresentanti dell’Islam.

Conoscete l’Islam attingendo alle fonti primarie ed originali. Prendete informazioni sul pensiero islamico dal Corano e dalla vita del profeta. Desidero chiedervi se avete letto direttamente il Corano dei musulmani. Avete studiato gli insegnamenti del Profeta dell’Islam e la sua dottrina etica ed umana? Avete mai ricevuto una informazione dall’Islam oltre che dai media?

Vi siete mai chiesti come e sulla base di quali valori l’Islam stabilì la più grande civiltà scientifica ed intellettuale del mondo ed allevò i migliori scienziati ed intellettuali per diversi secoli?  

Desidero che impediate a coloro che offendono di creare distanza tra voi e la realtà, privandovi della possibilità di avere un vostro giudizio imparziale. Oggi, i media hanno superato i confini geografici. Ed allora, non permettete loro di assediarvi nelle frontiere mentali che hanno fabbricato.

Anche se nessuno può riempire individualmente le distanze createsi, ognuno di voi può costruire un ponte fatto di pensiero e correttezza per superare le distanze ed illuminare se e chi sta attorno. Anche se la pre-programmata sfida tra voi e l’Islam, (costruita ad arte/ndr), non e’ costruttiva, può però creare nuove domande nelle vostre menti e saranno proprio gli sforzi per trovare una risposta a queste domande che vi daranno l’opportunità di scoprire nuove verità.

Quindi, non perdete l’opportunità per ottenere una conoscenza giusta, corretta ed imparziale dell’Islam ed e’ auspicabile che in tal modo, grazie al vostro senso di responsabilità nei confronti della verità, le future generazioni possano scrivere approposito delle attuali interazioni tra Islam ed Occidente con una coscienza più pulita ed una dose minore di pregiudizio.

Seyyed Alì Khamenei

21 Gennaio 2015

Attentato di Parigi: le reazioni in Iran

Agenzia Irna

Negli approfondimenti giornalistici relativi alla strage della redazione del settimanale parigino Charlie Ebdo, si menziona spesso il caso Rushdie . Nel 1989, l’ayatollah Khomeini lanciò infatti una fatwa con cui condannava come blasfemo il romanzo Versetti satanici dello scrittore indiano Salman Rushdie e invitava i musulmani di tutto il mondo a punire con la morte il suo autore.  Rushdie vive da allora sotto sorveglianza (ma il traduttore giapponese del romanzo venne ucciso) e il suo caso ha fatto scuola. Anche allora, come nel caso delle vignette pubblicate dalla rivista francese, era la vita di Maometto ad essere rappresentata in modo considerato sacrilego.

Le reazioni della politica

Sono passati quasi 26 anni e le istituzioni politiche e religiose iraniane hanno condannato la strage di Parigi. Con sfumature diverse, ma in modo piuttosto netto.

La portavoce del ministero degli Esteri Marzieh Afkham ha dichiarato:

“Ogni atto terroristico contro innocenti è estraneo agli insegnamenti dell’Islam”.

Aggiungendo comunque una critica molto forte alla rivista che aveva pubblicato le vignette.

“È inaccettabile approfittare della libertà d’espressione per insultare le religioni e i simboli delle religioni”. E concludendo con una considerazione molto “politica”: atti terroristici come quello di Parigi sono una diretta conseguenza dell’ondata di violenza ed estremismo che ha colpito il Medio Oriente nell’ultimo decennio.

Un chiaro riferimento alla crisi siriana e al supporto dato da Usa ed Europa all’opposizione anti Assad.

Più vago il messaggio del presidente Hassan Rouhani che si è espresso con due tweet in inglese quasi identici e molto generici.

 

La condanna nella preghiera del venerdì

L’ayatollah conservatore Ahmad Khatami (da non confondere con l’ex presidente riformista Mohammad), membro dell’Assemblea degli Esperti, durante il sermone nella preghiera del venerdì (9 gennaio) a Teheran ha affermato:

Condanniamo con forza l’attacco terroristico in Francia e crediamo che l’Islam non permette assolutamente l’uccisione di innocenti, siano essi a Parigi, in Siria, in Pakistan, nello Yemen o Afghanistan. (…) Per questi omicidi sono da biasimare i dollari Usa, le sterline inglese e gli euro dell’Ue. Questi terroristi sono una vostra creazione e sono stati nutriti dal sostegno politico vostro e dei vostri alleati.”

 

La copertura dei media iraniani

I giornali iraniani hanno in media coperto i fatti di Parigi anche in modo dettagliato. Il giornale Iran, legato al governo Rouhani, ha dato ampio risalto all’accaduto, con molte immagini della strage. Anche Press Tv, la televisione statale satellitare (in inglese) segue gli eventi e twitta anche con lo slogan “Je suis Charlie”.

Curiosamente, sono stati i giornali riformisti quelli più cauti nel raccontare l’accaduto. Mentre i conservatori hanno condannato con forza la strage anche per criticare l’estremismo salafita e più in generale l’ISIS e la crisi in Siria e Iraq.

Tra i quotidiani, il più sensibile è stato il riformista Shargh che ha dato ampio spazio all’accaduto e ha pubblicato sul proprio sito e poi twittato l’ultima vignetta di Charlie Ebdo contro il lader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi e un collage di foto con i redattori della rivista e il direttore Stephane Charbonnier.

Io non sono Charlie Hebdo

Charlie Ebdo

È molto probabile che per giorni, se non per settimane, leggeremo, parleremo e sentiremo parlare del massacro dei redattori di Charlie-Hebdo. Come è giusto che sia: per onorare le vittime e condannare gli assassini. L’hashtag #JeSuisCharlie sarà il più diffuso su Twitter; su social, media tradizionali e per strada se ne parlerà moltissimo.

È l’obiettivo per cui è stata commessa la strage. Il delitto come strumento di propaganda. Fino a una trentina di anni fa, nel nostro Paese, gruppi come Prima Linea cercavano visibilità ammazzando giornalisti e cittadini inermi. Era una questione di marketing, più che di strategia politica. Ammazzo, dunque sono.

Oggi ci stupiamo che si possa morire per una vignetta: ricordiamoci perché vennero trucidati – due nomi su tutti – Walter Tobagi e Carlo Casalegno. Ma la memoria, si sa, non si trasmette per osmosi e ormai, dal 2001, la stessa parola “terrorismo” si accompagna sempre all’aggettivo “islamico”.

Islam non è sinonimo di terrorismo
E quindi rieccoci a parlare di “Undici settembre europeo”, come ha fatto Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera , a inveire contro l’Islam “religione incompatibile coi valori occidentali”, a citare per l’ennesima volta Oriana Fallaci. L’orrore del terrorismo porta con sé l’orrore della banalità dei commenti e la grettezza dei commenti basati sul nulla. Chi sono gli attentatori di Parigi? Scoprirlo è certo compito degli inquirenti francesi, come subito si è affrettato a scrivere Galli della Loggia. Cellula di Al Qaeda? ISIL? Poco importa, la discussione si sposta subito sul livello altissimo (e quindi bassissimo) della religione e della morale.

È successo a Parigi e quindi “da noi”. E per questo ci interessa. Quando l’ISIL uccide in Iraq o il terrorismo sunnita uccide in Iran (eh sì, succede proprio così, lo avreste mai detto?) ci importa pochissimo, non “siamo Charlie”, non siamo nessuno in quei casi.

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Sulle orme di Lady Zaynab – 2

L'Ashura viene rievocata con la Ta'zieh

(Noshabad-Iran. L’Ashura viene rievocata con la Ta’zieh (tipica rappresentazione teatrale iraniana).

Testo e foto di Claudia Borgia, Zeroviolenzadonne

Claudia: C’è una cerimonia particolare per la conversione?

Samaneh: No, l’unica cosa è che bisogna dichiarare davanti a testimoni l’accettazione di Dio come unico Dio, e del Profeta Maometto come ultimo messaggero di Dio.

Devi accettare tutti i messaggeri perchè loro sono mandati da Dio, ma il punto è che i musulmani dicono che il profeta Maometto sia l’ultimo messaggero.

L’unica differenza (con i sunniti) è che tu testimoni che Alì è il primo Imam dopo il Profeta Maometto e che ci sono dodici Imam. I nomi dei 12 Imam sono in tutti i libri autentici, anche nei libri sunniti, ma a volte gli Wahabiti, in Arabia Saudita, cancellano delle parti. Nelle nostre biblioteche, però, abbiamo tutti i manoscritti autentici, quindi non siamo preoccupati di queste cose.

Claudia: hai fatto il pellegrinaggio di Arbaeen, verso Karbala. (Arabaeen è una parola araba che significa 40 e corrisponde al 20° giorno del mese lunare Safar. Nella religione islamica il periodo di lutto che in generale viene rispettato per la morte di familiari o persone care è proprio di 40 giorni). Posso chiederti se hai deciso da sola di farlo e perchè hai scelto di fare questo pellegrinaggio?

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