Da Riad con livore

Se il 2016 sarà davvero l’anno dell’Iran, come ipotizzato da diversi analisti, lo vedremo. Per ora possiamo dire che il nuovo anno è iniziato all’insegna della tensione tra Iran e Arabia Saudita. L’esecuzione da parte delle autorità saudite dell’Ayatollah sciita Nimr Al Nimr – insieme ad altre 47 persone genericamente accusate di “terrorismo” – ha scatenato la protesta degli sciiti del Medio Oriente e, in particolare, degli iraniani. A Teheran una folla di manifestanti ha assaltato l’ambasciata saudita con bombe molotov e sassi, prima di essere dispersa dalla polizia. Proteste altrettanto violente si sono registrate contro il consolato saudita nella città di Mashad.

Per un’analisi come sempre puntuale e completa delle dinamiche che hanno portato a questa crisi e delle possibili ripercussioni geopolitiche, rimando all’articolo di Alberto Negri sul sito del Sole 24 Ore.

Vorrei invece brevemente soffermarmi sulle diverse reazioni all’accaduto. Per semplicità, mi riferisco direttamente alle dichiarazioni manifestate attraverso il web e i social.

Dalla Guida Ali Khamenei, sono arrivate immediatamente parole durissime contro Riad.

Il primo tweet è un invito alla rivolta sciita nel nome del nuovo martire Nimr Al Nimr:

Il risveglio non si può sopprimere

Va ricordato che l’ayatollah giustiziato da Riad, secondo quanto riportato da organizzazione internazionali quali Amnesty International era un leader non violento e non è mai stato provato un suo legame diretto con Teheran. La sua esecuzione, oltre che ingiusta, suona come un atto di sfida, una provocazione abilmente pianificata.

 

Poi Khamenei ci va giù pesante con altri messaggi di fuoco, affermando, tra le altre cose, che

la giustizia divina si abbatterà sui suoi assassini.

Mentre la Guida attacca verbalmente l’Arabia Saudita, il presidente Hassan Rouhani si assume il complicato compito di condannare l’esecuzione di Al Nimr e allo stesso tempo prendere le distanze dall’assalto all’ambasciata di Teheran. Il presidente quindi condanne gli atti commessi “da estremisti che danneggiano l’immagine dell’Iran”. Rouhani parla indirettamente a chi in Iran sta soffiando sul fuoco della crisi, anche per danneggiare il corso di apertura e distensione promosso dal presidente eletto nel 2013.

 

 

French ambassador to U.S. Iranians obliged to react with attack on Saudi embassy Washington Examiner

 

Ma, a parte il dibattito interno che nei prossimi giorni sarà sicuramente ancora più acceso, è interessante notare come a livello internazionale ci siano delle prese di posizione assolutamente inedite. L’ambasciatore francese negli Usa Gerard Araud – in un tweet poi cancellato – ha preso apertamente le parti dell’Iran, scrivendo che

 

l’Iran era obbligato a reagire, Bruciare un’ambasciata è spettacolare, ma non è guerra.

La Francia, ricordiamolo, è stata fino all’ultimo secondo contraria all’accordo sul nucleare con Teheran. Ma una volta raggiunta l’intesa, ha operato un drastico cambio di alleanze in Medio Oriente. Qualcuno ipotizza che proprio questo cambio di strategia, non più filo Arabia Saudita ma più filo Teheran, abbia fatto finire Parigi sotto il mirino degli attentati dell’Isis. Forse si tratta di mere supposizioni, ma resta il fatto che il viaggio in Europa di Rouhani venne annullato in extremis proprio per quegli attentati.

La sera del 3 gennaio, Riad annuncia poi il ritiro del proprio personale diplomatico da Teheran e l’espulsione dei diplomatici iraniani da Riad. La rottura dei rapporti diplomatici è un passo ulteriore verso una crisi molto grave. La rottura dei rapporti diplomatici, tanto per fare un esempio, comporta l’impossibilità per gli iraniani, nel futuro immediato, di svolgere il pellegrinaggio alla Mecca.

Per un approfondimento sulle differenze tra sciiti e sunniti, leggi anche Sciiti. L’Islam della contestazione

Primavera in Persia

Dal 2 al 9 aprile 2016 un nuovo viaggio in Iran insieme ad Antonello Sacchetti e Davood Abbasi. Sette giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

CON CHI

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

QUANDO

Dal 2 al 9 aprile 2016

ITINERARIO

1° Giorno ROMA – SHIRAZ

Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino con la guida italiana e partenza per Shiraz via Istanbul. Arrivo e sistemazione in hotel.

2° Giorno SHIRAZ – PERSEPOLI – SHIRAZ

Visita di Persepoli e della necropoli di Naqshe Rostam. Nel pomeriggio rientro a Shiraz e visita della città (Mausoleo di Hafez, Moschea del Venerdì, ecc.)

3° Giorno SHIRAZ – YAZD

Partenza per Yazd e visita di Pasargade e della tomba di Ciro. Sosta ad Abarkuh per la visita del cipresso di 4.000 anni. Arrivo a Yazd nel pomeriggio e prime visite.

4° GIORNO YAZD – NAEIN – ESFAHAN

Visita alle Torri del Silenzio e al Tempio zoroastriano. Partenza per Esfahan. Lungo la strada visita di Naein. Arrivo nel pomeriggio e prime visite a Esfahan.

5° GIORNO ESFAHAN

Visita della bellissima piazza Naqshe Jahan, delle sue moschee e dei suoi palazzi. Nel pomeriggio visita quartiere armeno di Jolfa.

6° GIORNO ESFAHAN – NATANZ – KASHAN – QOM – TEHERAN

Viaggio verso la capitale. Durante il tragitto visite a Natanz, Kashan e Qom. Arrivo in serata a Tehran.

7° GIORNO TEHERAN

Visita al Golestan, all’Iran Bastan, al Museo dei Gioielli, al Pol- Tabiat, il nuovo “Ponte della Natura”.

8° GIORNO TEHRAN – ROMA

Nelle prime ore del mattino trasferimento in aeroporto e partenza per Roma.

QUOTA INDIVIDUALE :  EURO 2.090 

SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA:  EURO 250

 

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Volo Roma – Shiraz (Via Istanbul) e Teheran – Roma (via Istanbul) con Turkish Airline e tasse aeroportuali.
  • Assicurazione medico/bagaglio.
  • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
  • 7 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
  • Trattamento di pensione completa, con cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
  • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
  • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
  • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
  • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • tasse consolari
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

MINIMO 10 PARTECIPANTI

ADESIONI ENTRO IL 12 FEBBRAIO 2016 CON CAPARRA DI 700 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO 

SALDO ENTRO IL 10 MARZO 2016

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

VOLANTINO PRIMAVERA IN PERSIA OK (1)

    Video di una partita di polo nella piazza di Esfahan

    Chi è stato a Esfahan lo avrà certamente sentito dire: nella piazza – a Esfahan “la” piazza è la Piazza dell’Imam Khomeini, da tutti chiamata Naqshe Jahan, cioè disegno del mondo – una volta si giocavano partite di polo. Ma un conto è immaginarla, un conto è vederla una partita di polo nella seconda piazza più grande del mondo.

    Da questo breve filmato della BBC, risalente ai primi del Novecento, possiamo almeno farci un’idea. L’effetto è comunque affascinante.

     

     

     

     

    La narrativa persiana in italiano

    Cosa leggere di Iran? Quali libri e in quale edizione? Sono alcune delle domande che mi sento spesso rivolgere al termine di un viaggio in Iran o in occasione di qualche incontro  su temi legati alla Persia. In genere, il lettore medio italiano apprezza più un romanzo che un saggio o un reportage. E allora si finisce per parlare – qualche volta anche per litigare – sui soliti titoli arcinoti.

    Sull’ultimo numero della rivista Tradurre  Anna Vanzan ha pubblicato un articolo molto interessante dal titolo Opportunità, opportunismo e politiche di genere.

    Lo potete leggere a questo link: http://rivistatradurre.it/2015/11/opportunita-opportunismo-e-politiche-di-genere/

    Radicalismi, censura, dialogo nei media e nelle società musulmane

    Convegno organizzato da Reset-Dialogues on Civilizations nell’ambito del progetto Arab Media Report con il contributo del Ministero degli Affari Esteri.

     

    Roma, 27 ottobre 2015
    Sala Aldo Moro – Ministero degli Affari Esteri
    Piazzale della Farnesina 1

    10.00 Saluti di benvenuto

    Armando Barucco, Luca Giansanti | Ministero degli Affari Esteri
    Giancarlo Bosetti | Reset-DoC
    10.15: Apertura dei lavori

    Olivier Roy | Istituto Universitario Europeo
    La strategia di comunicazione dello “stato islamico”

    Sessione 1
    ore 10.45-12.00

    L’immagine dello “stato islamico” nei media arabi
    La prospettiva araba sarà affiancata da una parallela indagine comparativa di quanto avviene nel contesto occidentale.

    Fawaz Gerges | The London School of Economics
    Differences and similarities: a comparison between Al Qaeda and IS media apparatus

    Ursula Lindsey | The Arabist blog
    Ridicule and satire, how ISIS targets Western and Arab audiences and the effects on the local societies

    Donatella Della Ratta | Università di Copenhagen
    L’immagine dello Stato Islamico nei media arabi

    Chair: Francesca Corrao | Università LUISS Guido Carli

    ***

    Sessione 2
    ore 12.15-13.30

    L’apparato mediatico iraniano tra la censura del regime e la creatività delle start-up
    Lo sviluppo dei social media iraniani, che hanno peraltro accompagnato l’ascesa al potere del presidente Hassan Rouhani, e l’innovazione portata dall’arrivo del 3G e del 4G si scontrano con la censura governativa.

    Gholan Khiabany | Goldsmiths, University of London

    Antonello Sacchetti | Collaboratore Arab Media Report
    Iran’s digital media landscape

    Roberto Toscano | Ex ambasciatore a Teheran, collaboratore de La Stampa.

    Chair: Azzurra Meringolo | Arab Media Report

    ***

    ore 13.30- 14.30
    Buffet

    ***

    Sessione 3
    ore 14.30- 16.00

    I media turchi, da campo di battaglia a canale di soft power
    La Turchia, paese ponte tra Europa e Oriente, con la produzione soap opera tradotte e diffuse con successo in arabo, è riuscita a presentarsi come una realtà vincente e attraente, anche se nell’ultimo quindicennio, alle aperture pluraliste si accompagnano pressioni minacciose sulla libertà di stampa.

    Marco Ansaldo | Giornalista de La Repubblica

    Joshua D. Hendrick | Loyola University Maryland
    The politicization of Turkey’s domestic media landscape

    Mustapha Akyol | Intellettuale e giornalista turco
    How Majoritarianism Crushes Media Freedom

    Collegamento Skype con
    Marwan Kraidy, The Annenberg School for Communication, University of Pennsylvania
    “From Neo-Ottoman Cool to Neo-Ottoman Kitsch: The Rise (and Fall?) of Turkey in Arab Media Space.”

    Stefano Manservisi  | Capo di Gabinetto dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione Europea-Vice Presidente della Commissione Europea
    Turkey in Europe: the door is still open?

    Chair: Lea Nocera | Università di Napoli l’Orientale,  collaboratrice Arab Media Report

    ***
    L’incontro si terrà in lingua inglese
    ***

    È necessario accreditarsi all’indirizzo:
    resetmag@tin.it

    Iscrizioni aperte fino a esaurimento posti.

    ___
    Evento organizzato con un contributo del Ministero degli Affari Esteri

    Responsabile del progetto: Giancarlo Bosetti | Direttore Reset-Dialogues on Civilizations
    Consulenza scientifica del progetto: Nicola Missaglia
    Coordinamento scientifico-editoriale progetto Arab Media Report: Azzurra Meringolo
    Relazioni con i relatori: Elisa Gianni
    Segreteria amministrativa e organizzativa: Letizia Durante

    Download: Radicalismi e Censura MAE 27 ottobre 2015.pdf

    Iran Expo 2015

    Nonostante non ci siano le file chilometriche come al padiglione del Giappone o a quello degli Emirati Arabi, il Global Sofreh dell’Iran sta riscuotendo un buon successo all’Expo di Milano. E’ un padiglione che incuriosisce il visitatore e non lo sfianca. L’ingresso leggermente in salita consente di sbirciare all’interno, dato che si tratta di un padiglione senza una vera e propria chiusura.

    E’ uno spazio da attraversare, da percorrere, più che visitare. In un certo senso, si tratta davvero di un’esperienza, più che di una visita. Se i video trasmessi sulle pareti avrebbero senz’altro avuto bisogno di una traduzione più accurata, l’atmosfera complessiva del padiglione è sicuramente coinvolgente.

    Il ristorante non è propriamente economico, ma permette comunque di assaggiare sapori iraniani veri. Peccato non sia servito dough, una bevanda tipica che accompagnerebbe benissimo i piatti nel menu.

    Come riportato sul sito Expo, il tema della partecipazione è

    “Global Sofreh, Iranian Culture”

    Il popolo iraniano coltiva la convinzione che l’essenza del mondo sia basata sulla saggezza, per questo l’approccio al Tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita è applicare la saggezza per trovare soluzioni ragionate a tale sfida globale. Un altro profondo credo del popolo iraniano è che l’umanità sia “invitata alla festa divina sulla Terra”, un’immagine, questa, dalla quale deriva un’attitudine al consumo di cibo fondata su quattro assiomi: “equità”, “carità”, “appagamento” e “gratitudine”. Sofreh è il concept del Padiglione iraniano per Expo Milano 2015, attraverso il quale i doni di Dio sono presentati ai cittadini del mondo.

    Il Padiglione dell’Iran è una tenda gonfiata dal vento con un soffitto ricoperto di specchi. È quindi possibile passeggiare nel verde osservando i riflessi prodotti dagli specchi. Durante il semestre saranno proposti spettacoli tradizionali.

    Il progetto del Padiglione

    Tradizione, sostenibilità, apertura verso la diversità, sviluppati dall’Iran grazie alla sua posizione strategica di ponte tra Oriente e Occidente, sono i tre temi guida del concept del Padiglione iraniano pensato per Expo Milano 2015. Il concept del Padiglione è stato studiato dal team guidato dall’architetto locale Kamran Safamanesh, la prima fase avanzata di architettura è stata sviluppata da Rah Shahr Architectural Consulting Engineers mentre la seconda fase è stata seguita dallo studio italiano RPA S.r.l. I tre temi sono riassunti da un elemento che li contiene tutti: il sofreh, un riquadro di stoffa che identifica la tavola imbandita, uno degli oggetti più importanti per la cultura culinaria iraniana. Da questa immagine deriva, dunque, l’architettura del Padiglione: una struttura aperta simile a una tenda la cui pelle interna ricorda il ricamo tipico del sofreh. La sua trama racconta la storia del cibo e dell’agricoltura del popolo iraniano passato e presente.

    Gradualmente la superficie si dispiega in aria in una parete curva a cellule triangolari, contenente diversi oggetti-teche espositive. In alto un mosaico di specchi riflette e riproduce quanto accade al di sotto. Il padiglione è diviso in due livelli distinti: il piano superiore è dedicato allo spazio espositivo, diviso secondo le sette regioni climatiche dell’Iran, mentre il piano inferiore è riservato ai prodotti tipici e alla cucina iraniana, insieme a tutti gli altri servizi richiesti per l’accoglienza dei visitatori.

     

     

     

    Perché una rete di impresa Italia-Iran

    Il 28 ottobre 2015 sarà presentata a Milano la Rete di Impresa Italia – Iran, creata da H2biz per consentire ai fornitori di posizionarsi in Iran prima che termini l’embargo internazionale.

    Luigi De Falco, presidente di H2Biz, ci spiega il progetto in questa breve intervista.

    Cosa è una rete di impresa e quali vantaggi che può portare alla singola impresa?
    Una rete di impresa è una forma di aggregazione tra aziende che condividono risorse e obiettivi. I vantaggi sono di natura economica (acquisti in comune, incentivi fiscali) e di natura operativa (la rete è più forte del singolo aderente sul mercato, ha maggiore potere contrattuale e può gestire operazioni complesse).

    La rete Italia-Iran: come e quando nasce l’idea?
    E’ un’idea lunga, partita 2 anni fa. Uno dei punti focali della strategia del Gruppo H2biz è investire sulle aree ad alto tasso di rischio e l’Iran, durante la crisi diplomatica con l’Occidente per la querelle sul nucleare, erano una di queste. Abbiamo aspettato il momento giusto per lanciarla. Momento che è arrivato quando l’Iran ha firmato il primo protocollo di intesa sul nucleare. A quel punto era chiaro che l’embargo aveva i giorni contati e noi eravamo pronti per portare la Rete sul mercato.

    Le relazioni commerciali tra Italia e Teheran: quali sono state e quali sono adesso, alla vigilia della fine delle sanzioni?
    L’Italia ha sempre avuto un rapporto speciale con l’Iran, rapporto confermato dai dati della Camera di Commercio Italo-Iraniana: l’interscambio commerciale Italia-Iran ha raggiunto il suo massimo storico (7.097 milioni di euro) nel 2011, dopo la flessione del 2009 dovuta alla crisi economica. La recente visita del Ministro degli Esteri Gentiloni a Teheran ha confermato questa “special relation” tra Italia e Iran. Non dimentichiamo che l’ENI ha un rapporto storico con l’Iran. Insomma, l’Italia è in pole position, un vantaggio che non dobbiamo in alcun modo perdere.

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    Luigi De falco, Presidente H2Biz

    Cosa può rappresentare la fine dell’isolamento economico dell’Iran per le imprese italiane?
    Una grande opportunità commerciale. Un paese di 77 milioni di abitanti posizionato al centro del Golfo Persico che sta per aprirsi al mercato. Non dimentichiamo che l’Iran è ricco di idrocarburi, non è un paese del terzo mondo, quindi ha una capacità di spesa decisamente elevata. Le piccole e medie imprese sono quelle che hanno più da guadagnarci, il mercato iraniano sotto embargo era inaccessibile per gli operatori di piccole dimensioni. Adesso lo è e l’eccellenza del Made in Italy può dire la sua anche in Iran.

    Le prime azioni messe in campo dalla rete.
    Presenteremo ufficialmente la Rete a Milano il 28 ottobre. Poi voleremo in Iran a metà novembre per siglare i primi accordi di partnership, le cui condizioni sono già state negoziate. Da quel momento la Rete sarà pienamente operativa. Contiamo di cominciare a ricevere le prime commesse per la Rete per gennaio 2016.

    Una panoramica sulle imprese italiane che hanno aderito e su quelle iraniane che parteciperanno all’evento del 28 ottobre.
    Gli aderenti alla Rete appartengono a 47 settori merceologici, abbiamo dato un taglio inter-settoriale all’operazione convinti che un’offerta vasta e articolata possa essere un vantaggio nell’acquisizione di commesse complesse. Le richieste di adesione alla Rete hanno superato le nostre più rosee aspettative. Abbiamo dovuto porre il limite di 5 aderenti per settore, altrimenti la Rete sarebbe stata ingestibile in fase di start up. Non escludiamo, comunque, di allargare la base di aderenti, magari dopo un anno di operatività. All’evento del 28 ottobre parteciperà una piccola rappresentanza delle controparti iraniane, aziende industriali e di servizi che vengono in Italia per conoscere i loro futuri fornitori. Sono 48 gli operatori iraniani che parteciperanno all’evento.

    Aspettative concrete della Rete per il 2016
    Il nostro obiettivo per il primo anno sono 100 milioni di euro di commesse per gli aderenti italiani alla Rete. Un obiettivo alla nostra portata, che siamo siamo già riusciti a raggiungere con le missioni imprenditoriali che periodicamente facciamo ogni 3 mesi in altre aree geografiche. Essendo la Rete un’operazione strutturale di lungo termine ci aspettiamo di superare i risultati che normalmente otteniamo con le missioni all’estero.

    37° Corso di lingua Persiana

    L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il 37° Corso di lingua Persiana.

    Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanista, Pakistan, india e il Tajikistan

    Il corso è tenuto da un insegnante madrelingua, si svolgerà da sabato 3 ottobre 2015 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

    sabato: ore 08.30- 10.15 e 12.00

    la giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

    Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello.

    Il termine ultimo per l’iscrizione è fissatao per 02.10.2015

    Iscrizione:
    istitutoculturaleiran@gmail.com

    06 3052207 – 8

    N.B.

    Il giorno 3 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 9.

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    Fiabe persiane

    L’Iran non è solo un Paese unico e bellissimo, con il popolo più ospitale del mondo e una cultura millenaria. L’Iran è anche la terra in cui sono nate storie conosciute in tutto il mondo, tradotte in mille lingue e declinate nelle versioni più diverse. Davood Abbasi, studioso e docente universitario iraniano, ha raccolto queste storie in un volume in lingua italiana, appena pubblicato come ebook.

    E’ una raccolta davvero molto bella: non ci sono le solite favole tradizionali, ma tante storie davvero bellissime, imperdibili per chi ama l’Iran. Le potete leggere su smartphone, tablet, pc, dove volete, ad un prezzo davvero simbolico: 0,99 euro.

    Leggetelo, questo libro, merita davvero.

    Questa è l’intervista che ho rilasciato a Radio Irib:

     

    Questa che segue è l’introduzione che ho avuto l’onore di scrivere.

     

    «L’impero della mente». Così Michael Axworthy titolò un suo libro, pubblicato in Italia – chissà perché – come «Breve storia dell’Iran». Mi è tornato in mente, quel titolo, sfogliando le pagine di questa raccolta di favole persiane, curata e tradotta in italiano dal mio amico Davood Abbasi.

    Ho avuto la fortuna e l’onore di leggere questo libro in anteprima che potrebbe benissimo divenire – se avrà l’attenzione e la fortuna che merita – uno dei futuri “classici” sull’Iran.

    Non è un giudizio affrettato o di parte, il mio. L’Iran è molto più presente nella nostra cultura di quanto noi comunemente non immaginiamo. Ed è un incredibile serbatoio di storie, favole e poesie. Agli iraniani piacciono i racconti. Amano raccontare e amano ascoltare.

    Non c’è bisogno di scomodare le Mille e una notte – il cui nucleo centrale di storie, sebbene scritto in arabo, è appunto di derivazione persiana. Potremmo, ad esempio, prendere una favola poco nota in Italia, quel Pesciolino nero (Mahi siah kuchulu, 1968) di Samad Berangi. In pochi lo avranno notato, ma Alla ricerca di Nemo (2003), cartone animato visto e amato da milioni di bambini (e non solo) di tutto il mondo, non è che una rivisitazione in 3D e con happy end della favola di Berangi.

    Le favole persiane hanno tutte una loro morale. O, meglio, hanno un’anima. Come se queste storie non fossero necessariamente legate a un autore in particolare, ma fossero tutte figlie di un’unica grande cultura che le ha generate dopo una gestazione, in alcuni casi, millenaria.

    Grazie alla raccolta di Davood Abbasi, abbiamo l’opportunità di andare direttamente alla fonte di questo flusso ininterrotto di storie e parole.

    E come queste parole siano così presenti nella vita degli iraniani, lo sa benissimo chiunque li frequenti o sia stato in Iran. E lo possiamo capire anche leggendo l’appendice sui modi di dire persiani legati ad ogni singola favola. Un elemento distintivo che l’autore ha fortemente voluto e che rappresenta un ulteriore motivo per cui leggere questo libro.

    Personalmente, custodirò questa raccolta come una sorta di guida universale. Un testo di riferimento per tutte le volte che leggerò, scriverò o parlerò di Iran.

     

     

    Viaggi in Iran per piccoli gruppi

    E’ possibile organizzare ogni settimana un tour di sette giorni in Iran, anche per una sola persona, per un numero massimo di 8 partecipanti.

    Le quote riportate di seguito NON includono il volo Roma-Teheran. 

     

    Quando Prezzo Numero di partecipanti
    Tutte le settimane (basta iscrizione un mese prima) 2400 1-2
    Tutte le settimane (basta iscrizione un mese prima) 2000 3-4
    Tutte le settimane (basta iscrizione un mese prima) 1600 5-7
    Tutte le settimane (basta iscrizione un mese prima) 1330 8
    250 Euro Sup camera singola

     

    Per informazioni:

      VEDI ANCHE IL TOUR “PRIMAVERA IN PERSIA” (2-9 APRILE 2016) DA 2.090 TUTTO COMPRESO

       

      Nell’impero della mente

      «L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Otto giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

      CON CHI

      Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

      QUANDO

      Dal 15 al 22 novembre 2015

      ITINERARIO

      1° Giorno ROMA – SHIRAZ

      Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino con la guida italiana e partenza per Shiraz via Istanbul. Arrivo e sistemazione in hotel.

      2° Giorno SHIRAZ – PERSEPOLI – SHIRAZ

      Visita di Persepoli e della necropoli di Naqshe Rostam. Nel pomeriggio rientro a Shiraz e visita della città (Mausoleo di Hafez, Moschea del Venerdì, ecc.)

      3° Giorno SHIRAZ – YAZD

      Partenza per Yazd e visita di Pasargade e della tomba di Ciro. Sosta ad Abarkuh per la visita del cipresso di 4.000 anni. Arrivo a Yazd in serata.

      4° GIORNO YAZD – NAEIN – ESFAHAN

      Visita alle Torri del Silenzio e al Tempio zoroastriano. Partenza per Esfahan. Lungo la strada visita di Naein. Arrivo in serata a Esfahan.

      5° GIORNO ESFAHAN

      Visita della bellissima piazza Naqshe Jahan, delle sue moschee e dei suoi palazzi. Nel pomeriggio visita quartiere armeno di Jolfa.

      6° GIORNO ESFAHAN – NATANZ – KASHAN – QOM – TEHERAN

      Viaggio verso la capitale. Durante il tragitto visite a Natanz, Kashan e Qom. Arrivo in serata a Tehran.

      7° GIORNO TEHERAN

      Visita al Golestan, all’Iran Bastan, al Museo dei Gioielli e all’interno dell’ambasciata Usa (questa è una nostra esclusiva).

      8° GIORNO TEHRAN – ROMA

      Nelle prime ore del mattino trasferimento in aeroporto e partenza per Roma.

      QUOTA INDIVIDUALE : 1.950 EURO

      SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA: 250 EURO

       

      N.B. 

      Per chi non parte da Roma, c’è la possibilità di concordare voli da altre città e aggregarsi al gruppo per il volo da Istanbul a Shiraz. Allo stesso modo, al ritorno, una volta ripartiti da Teheran, a Istanbul si possono prendere voli per altre città raggiunte da Turkish (Bari, Bologna, Catania, Genova, Milano, Venezia, Torino, Napoli, Pisa). 

       

       

      LA QUOTA COMPRENDE:

      • Volo Roma – Shiraz (Via Istanbul) e Teheran – Roma (via Istanbul) con Turkish Airline e tasse aeroportuali.
      • Assicurazione medico/bagaglio.
      • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
      • 7 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
      • Trattamento di pensione completa, con cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
      • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
      • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
      • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
      • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

      LA QUOTA NON COMPRENDE:

      • spese consolari
      • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
      • mance alla guida e all’autista
      • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

       

      MINIMO 11 PARTECIPANTI

      ADESIONI ENTRO IL 7 OTTOBRE CON CAPARRA DI 500 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO

      ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO VIAGGIO (FACOLTATIVA) € 120.

      SALDO ENTRO IL 31 OTTOBRE

      PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

      SCARICA IL PROGRAMMA: Iran novembre 2015

        Iran, Italia

        Tra poche ore metteranno piede sul suolo dell’Iran due esponenti del governo italiano, Paolo Gentiloni e Federica Guidi, rispettivamente ministri degli Esteri e dello Sviluppo Economico; i due ministri, a capo di un folto gruppo di aziende da Eni a Finmeccanica, rappresentate ai massimi livelli, arrivano dopo il vice-cancelliere tedesco Gabriel e dopo il ministro degli esteri francese Fabius; Germania e Francia, inoltre, erano entrambe presenti ai negoziati sul nucleare con l’Iran, sfociati nello storico accordo del 14 Luglio a Vienna. Russia e Cina non se ne sono mai andati dal mercato iraniano nemmeno in tempo di sanzioni.
        E allora l’Italia? L’Italia, non ci crederete, può ancora superare gli altri ed eccone i perché.

        C’eravamo tanto amati
        L’Iran e l’Italia possono certamente vantare rapporti culturali molto intensi. L’affinità tra le due nazioni non si limita ai colori della bandiera ma al fatto che ognuna delle due ha avuto un ruolo simile nell’ambito della propria civiltà; in Occidente, l’Italia ha ereditato il patrimonio di Roma e non c’è nazione occidentale, dagli Stati Uniti all’Australia, che non abbia preso qualcosa da questa eredità culturale.
        Allo stesso modo, l’Iran, soprattutto con i suoi scienziati e le sue dinastie, dopo l’arrivo dell’Islam, è stato al centro di questa civiltà. Escludendo l’influenza iraniana, dell’arte, della filosofia, della teologia, della storia e della teologia islamica, rimane davvero ben poco.
        Il feeling in tempi moderni tra le due nazioni inizia dai tempi di Mattei, e poi prosegue anche dopo la rivoluzione islamica. Rilevante la partecipazione italiana alla completazione di progetti del settore siderurgico vicino Isfahan, la progettazione e realizzazione di centrali elettriche, la vendita di macchinari industriali.
        L’Italia viene amata soprattutto per quello che “non fa” più per quello che fa; persino nei momenti più difficili delle relazioni tra Iran e Occidente, l’Italia riesce, più o meno, a mantenere una politica non ostile nei confronti dell’Iran.

        Il primo partner commerciale in Europa o quasi
        E’ nel periodo precedente all’amministrazione Ahmadinejad che l’Italia inizia a diventare il primo partner commerciale dell’Iran in Europa; in realtà, negli ultimi anni l’Italia inizia una perdita forte e viene rimpiazzata solidamente dalla Germania.
        Ad ogni modo, la tecnologia industriale italiana è ormai conosciuta ed apprezzata per la sua qualità in Iran; nei settori in cui l’Italia poi eccelle, dalla moda agli alimentari, gli iraniano sono interessati a cooperazioni, scambio di esperienza, acquisto di merce e/o macchinari.
        Insomma iraniani e italiani si conoscono già e gli anni scorsi hanno preparato un ottimo terreno fertile.

        L’Italia differente dagli altri paesi europei e dalle potenze
        Gentiloni e Guidi devono sapere una cosa e non scordarsela; in Iran l’Italia è avvantaggiata per un fattore molto importante, che non bisogna sottovalutare.
        Quando il vice di Merkel, Gabriel, arrivò in Iran e con poca cautela diplomatica si azzardò a proporre all’Iran di riconoscere Israele, l’opinione pubblica iraniana reagì indignata e un alto comandante iraniano arrivò ad apostrofare Gabriel definendolo un funzionario europeo di quarto grado. E’ chiaro che la Germania potrebbe rimetterci qualcosa.
        Quando Fabius è stato accolto da Rohani, il presidente iraniano ha detto in continuazione di voler dimenticare il passato. Perchè? Perchè la popolazione iraniana ricorda che al tempo dell’amministrazione Fabius entrarono in Iran litri di sangue infetto (di HIV il virus dell’AIDS che contagiò tanti iraniani) e non hanno nemmeno scordato quanto Fabius abbia ostacolato gli accordi nucleari su indicazione di Netanyahu.
        Germania e Francia (per non parlare di Gran Bretagna o Russia), hanno anche il loro passato coloniale che non e’ certo lontano dalla mente degli iraniani.
        L’Italia non ha nulla di tutto questo sul suo biglietto da visita ed anzi si presenta con l’immagine di una nazione che è sempre stata amica, anche nei momenti più difficili.

        La posta in gioco
        L’Italia deve far fruttare questo suo vantaggio sulle altre nazioni visto che la posta in gioco non è bassa. L’Iran ha una popolazione di circa 80 milioni di persone. Si stima che siano 185 miliardi di dollari solo i progetti energetici in cui il governo dell’Iran propone la partecipazione degli stranieri; quindi una gran bella occasione.

        Buona fortuna
        Per tutte le ragioni sopraelencate, Gentiloni e Guidi forse arrivano anche tardi, ma possono pur sempre essere i primi.

        E allora cari ministri, buona fortuna!

        Lo sviluppo del sistema bancario islamico in Iran

        Come funziona il sistema bancario in Iran? La questione diventa di stretta attualità dopo gli accordi del 14 luglio 2015 che dovrebbero portare alla rimozione delle sanzioni internazionali e all’apertura del Paese ai mercati internazionali.

        In questo articolo La finanza islamica ricostruisce lo sviluppo del sistema bancario attualmente vigente nella Repubblica Islamica.

        (..)

        Risponde all’articolo 44 della Costituzione (nel quale è prevista la suddivisione dei settori economici nei quali possono operare lo stato, le cooperative e i privati) la nazionalizzazione dell’intero sistema bancario, che in modo graduale è stato portato, a partire dal 1984, primo ed unico paese al mondo, a sottostare ai precetti del Corano. In quell’anno infatti fu promulgata la “Law for usury-free banking operation” con l’obiettivo di eliminare la pratica dell’usura (riba) dall’intero settore. Non è possibile quindi applicare nessun tasso di interesse ai depositi e ai prestiti (se non nelle transazioni commerciali internazionali), ai quali può invece essere applicata una commissione fissa e un contributo annuo dipendente dai profitti, la cui percentuale varia a secondo dei settori merceologici (per esempio, 4% per le attività manifatturiere e agricole, 8% per i servizi, ecc.). Anche le banche private, autorizzate ad operare dal 2000 con l’affievolirsi delle tensioni internazionali derivanti dalla guerra contro l’Iraq, devono sottostare al principio della condivisione degli utili e delle perdite (PLS).

        Le principali banche islamiche iraniane, molte delle quali sono al top dell’elenco delle 100 maggiori banche islamiche mondiali e che secondo un pronunciamento della Guida Suprema del 2006 non possono essere privatizzate sono la Banca Melli (nella foto; presso la sede di Teheran, in via Ferdousi, è custodito il tesoro della Corona, www.bmi.ir), la Banca Sepah, la Banca Maskan, la Banca dell’Industria e delle Miniere, quella dell’Agricoltura e quella dello Sviluppo Estero, oltre naturalmente alla Banca Centrale. Le altre possono essere possedute fino al 40% da privati, secondo una legge emanata nel 2007.

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        Domande sull’Islam/4

        Quarta puntata del nuovo programma dell’IRIB dedicato alle domande sull’Islam. Il programma è  presentato da Davood Abbasi e alle domande risponde, dalla città santa sciita di Qom (Iran), il religioso musulmano l’Hujjatulislam wal Muslimin (titolo della gerarchia religiosa sciita) Mustafa Milani.

        Un ascoltatore ha chiesto cosa rappresentano le figure di Gesù e Maria per i musulmani?

        Ecco l’audio della risposta: http://media2.ws.irib.ir/italian/media/k2/audio/195184.mp3

         

         

        Dopo Vienna

        A una settimana dallo storico accordo di Vienna, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU vota all’unanimità la risoluzione per la cancellazione delle sanzioni contro l’Iran. Tutti e 15 i Paesi membri hanno dato il via libera a un passaggio decisivo per l’effettiva realizzazione di uno dei punti cruciali dell’intesa tra Teheran e gruppo dei 5+1.

        Le reazioni dei politici e dei media iraniani sono state complessivamente positive. Arman-e emruz sceglie l’ironia e scrive che le risoluzioni ONU adesso possono essere considerate “pezzi di carta”. L’allusione è alle dichiarazioni con cui l’ex presidente Mahmud Ahmadinejad liquidava le risoluzioni ONU, sostenendo che il loro impatto sull’economia iraniana fosse praticamente nullo.

        arman-e emrooz

        Etemad apre a tutta pagina: “Risoluzione 2231”. e più in basso: “Il mondo ha chiuso la stagione in cui l’Iran era visto come una minaccia”.

        etemad

        Critico invece il conservatore Kayhan, che definisce la risoluzione “ostile all’Iran” e di un Consiglio di Sicurezza col grilletto puntato contro la Repubblica Islamica.

        kayhan

        Zarif presenta l’accordo in Parlamento

        Il 21 luglio il ministro degli Esteri Javad Zarif e il direttore dell’agenzia per l’Energia Atomica dell’Iran Ali Akbar Salehi hanno presentato l’accordo di Vienna al majles, il parlamento iraniano. Zarif ha presentato l’accordo come il migliore possibile e ha sottolineato come un compromesso sia la regola di base per qualsiasi accordo  che non può mai essere totalmente a favore di una parte sola. Salehi, rispondendo alle domande dei parlamentari, si è assunto la piena responsabilità di tutti gli aspetti tecnici dell’accordo.

         

        Con 136 voti a favore e 39 contrari, l’aula ha approvato la costituzione di una commissione speciale per il riesame dell’accordo del 14 luglio. Il presidente del Parlamento Ali Larijani ha detto che i 15 membri della commissione saranno nominati a breve.

        Da segnalare che il consigliere della Guida Khamenei per la politica estera Ali Akbar Velayati ha definito “problematici” alcuni punti dell’accordo di Vienna”. Il riferimento è alle ispezioni dei siti militari e alla produzione dei missili balistici.

        Il discorso di Khamenei

        Sabato 18 luglio la Guida ha tenuto un lungo discorso alla nazione, il primo dopo l’accordo. Il puntuale live tweet del suo staff ci consente di fermare alcuni passaggi fondamentali. In sostanza, Khamenei sostiene l’accordo ma riserva più di qualche stoccata agli Stati Uniti. In sostanza, Iran e Usa possono anche mettersi d’accorso su alcune questioni, ma i loro interessi e la loro visione generale della politica estera, rimangono fortemente divergenti. Khamenei rassicura gli alleati della regione, ma cerca anche di tenere a bada gli scontenti all’interno. Tutti quelli che hanno cioè dubbi sull’accordo e sulla buona fede degli Usa. E’ anche vero, comunque, che adesso ognuna delle due principali parti in gioco (Usa e Iran) deve vendere nel modo migliore l’accordo al proprio interno. Così come Obama ha subito dichiarato che l’intesa si basa sul “controllo e non sulla fiducia”, così Khamenei deve sottolineare che il Grande Satana non può essere diventato all’improvviso un amico.

         

         

         

        La rete di Rouhani

        Il presidente Rouhani è invece impegnato nella ricucitura dei rapporti diplomatici con le cancellerie europee. Dopo aver parlato al telefono con il Primo Ministro inglese David Cameron della possibile riapertura delle ambasciatea Londra e Teheran, ha accolto a Teheran il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel. Nel 2016 sarà costituita una commissione congiunta irano-tedesca per la cooperazione economica. La grande corsa agli investimenti è entrata nel vivo.

         

         

         

         

         

         

        Un’altra volta

        “Quante volte, figliolo?”. Mi sento sempre un po’ come davanti al confessore, prima e dopo ogni viaggio in Iran. Chiedermelo, serve un po’ a giustificare il viaggio stesso e a cercare un appiglio per quello che avverrà dopo, una volta tornato a casa. Sono ormai tanti i miei viaggi in Persia. Alcuni li ho programmati con largo anticipo, altri sono nati quasi per caso. Sempre ammesso che il caso esista.

        Questo viaggio del giugno 2015 è stato uno dei più voluti e dei più belli in assoluto. Altre volte avevo accompagnato dei turisti, stavolta ho organizzato direttamente il gruppo. Ne è nata una “magnifica dozzina” di persone motivate e pronte a lasciarsi conquistare dalla bellezza dell’Iran, a lasciarsi alle spalle i pregiudizi, le paure, i commenti stupiti (e in qualche caso forse anche stupidi) di chi non capisce il perché di un viaggio che – semplicemente – non dovrebbe avere bisogno di spiegazioni o pretesti.

        “Perché so che un giorno verrai”, recita l’iscrizione della tomba di Ciro il Grande a Pasargade.

        Arriviamo proprio all’inizio del mese di Ramadan che quest’anno capita nel momento in cui le giornate sono più lunghe. Quasi diciassette ore di digiuno, dalle 4 del mattino alle 20,45. Avremo modo di vedere un Iran a due velocità, prima e dopo l’iftar.

        Naein, preghiera di mezzogiorno

        Anche il primo viaggio in Iran, dieci anni fa, lo feci durante il ramadan. Allora però cadeva in ottobre e l’atmosfera era diversa. Oggi invece, arriviamo di venerdì e il caldo e il digiuno ci consegnano una Teheran quasi deserta. Il caldo secco (i 40 gradi saranno una costante) crea un’atmosfera rarefatta, sospesa. Paradossalmente, per un turista questo è un momento privilegiato per accostarsi al Paese. Nei musei, nei siti archeologici e nei bazar, saremo quasi sempre da soli. Persepoli praticamente deserta è uno spettacolo: qualche mese fa, i gruppi facevano la fila per vedere da vicino l’Apadana e il corteo della nazioni.

        Quando finalmente il sole cala, le strade e i tanti giardini pubblici si riempono di persone. Famiglie, coppie di ogni età. Si mangia, si parla e si ride fino a tardi. E’ una vivacità composta, accogliente. A mezzanotte, sul ponte Khajoo di Esfahan ci sono centinaia di persone. C’è un po’ d’acqua nello Zayandeh Rud. Pochi centimetri bastano ai bambini per tuffarsi a giocare e bastano per creare il riflesso delle luci del ponte.

        Una signora del mio gruppo è entusiasta: “Non c’è nemmeno una carta in terra, è incredibile!”. Questa capacità di vivere gli spazi collettivi con rispetto, non è semplice modestia: è eleganza.

        È un momento particolare per il Paese. Mancano pochi giorni alla scadenza dei colloqui sul nucleare. I media riflettono le tensioni interne, la fronda dei conservatori al governo Rouhani, i tentativi di sabotare un processo di distensione che – a guardarlo da qui – potrebbe apparire addirittura ineluttabile. Come può questo Paese far paura a qualcuno? Rappresentare una minaccia per la “comunità internazionale”?

        Non è vero che i viaggi si ripetono. Si ripetono i tragitti, i percorsi. Il viaggio, se è un vero viaggio, è sempre una storia a sé. Così come non si fotografa mai davvero la “stessa cosa”. Persino i bassorilievi di Persepoli o la facciata della Moschea del Venerdì di Yazd, possono svelare ogni volta qualcosa di nuovo, sfuggito in un viaggio precedente. E cambiano i compagni d’avventura, attraverso i quali rivivere ogni volta lo stupore della prima volta. Perché lo stupore passa, la meraviglia no.

        Iran-Usa di volley, vista in tv a Yazd

        Lo stupore altrui è inevitabile, perché, che lo ammettiamo o meno, siamo tutti alla ricerca delle “contraddizioni”, di qualcosa che siamo pronti a riconoscere degno di annotazione soltanto perché va controtendenza rispetto alla “narrazione” principale. Come spiegare, altrimenti, la voglia di fotografare una donna in chador che parla allo smartphone?

        zayandeh rud

        Un po’ d’acqua nello Zayandeh Rud, a Esfahan

        Il punto è che noi crediamo che quel chador appartenga a un passato dal quale l’Iran non riesce a staccarsi. Ma si tratta di una nostra interpretazione e – quindi – di una contraddizione nostra, non dell’Iran.

        A Qom la monorotaia che porta i fedeli al Mausoleo di Fatima Massoumeh compare come una striscia di cemento sospesa nell’aria. Il grigio del suo cemento accompagna da lontano l’oro della cupola del Mausoleo. Forse è poco affascinante per il viaggiatore che si aspetterebbe forse un’atmosfera più sobria e raccolta. O semplicemente, più povera. Eppure la monorotaia e il mausoleo, il progresso e la fede, sono evidentemente una figlia dell’altro. Non c’è contraddizione, ma conseguenza. La monorotaia nasce perché c’è il mausoleo e quindi l’esigenza di trasportarvi milioni di persone in carne e ossa. E lo sciismo, privilegiando l’interpretazione – e dunque la ragione – al dogma, riesce, nello specifico iraniano, a trovare la sua strada per il confronto con la modernità. O, sarebbe forse meglio dire, con il mondo.

        Tra qualche giorno in Italia, all’indomani dell’ennesimo episodio di terrorismo avvenuto a migliaia di chilometri dall’Iran, ci toccherà di nuovo fare i conti col solito diluvio di riflessioni “sull’Islam”. E qualcuno ci dirà nuovamente che siamo stati dei pazzi a venire in Iran.

        È l’Occidente, bellezza. E puoi farci davvero poco.

        Galleria di foto di Stefano Terracina

        Domande sull’Islam/3

        Terza puntata del nuovo programma dell’IRIB dedicato alle domande sull’Islam. Il programma è  presentato da Davood Abbasi e alle domande risponde, dalla città santa sciita di Qom (Iran), il religioso musulmano l’Hujjatulislam wal Muslimin (titolo della gerarchia religiosa sciita) Mustafa Milani.

        Un ascoltatore ha chiesto una spiegazione del Corano.

        Ecco l’audio della risposta:

         

        Domande sull’Islam/2

        Seconda puntata del nuovo programma dell’IRIB dedicato alle domande sull’Islam. Il programma è  presentato da Davood Abbasi e alle domande risponde, dalla città santa sciita di Qom (Iran), il religioso musulmano l’Hujjatulislam wal Muslimin (titolo della gerarchia religiosa sciita) Mustafa Milani.

        La puntata risponde sempre alla domanda è di Francesco Mini di Fucecchio (Firenze). Ecco il suo messaggio:

        Cari amici,
        approfitto della pagina che avete creato su Facebook e vi porgo la prima domanda: quali sono le principali differenze tra sunniti e sciiti?

         

        Ecco la seconda parte dell’audio della risposta:

        Uno scatto dall’Iran

        L’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran  intende promuovere, nel quadro delle sue attività culturali, il primo concorso fotografico tra gli italiani appassionati della cultura e della civiltà iraniana per valorizzarne gli aspetti e le caratteristiche.

        – Finalità

        Il concorso intende promuovere una maggiore e diversa visibilità della cultura iraniana e della vita quotidiana attraverso foto scattate in occasione di un viaggio in Iran che ne mettano in rilievo gli aspetti sociali, le tradizioni, la diversità religiosa e etnica, lo spirito di convivenza, il patrimonio storico-artistico, il patrimonio paesaggistico, le grandi innovazioni.

        – Requisiti di partecipazione

         Il concorso è gratuito e aperto a tutti gli italiani senza limiti di età .

        I partecipanti dovranno dichiarare il pieno possesso dei diritti sulle immagini inviate nonché acconsentire all’uso gratuito delle stesse da parte dell’Istituto Culturale o di soggetti terzi individuati  dall’Istituto per attività di comunicazione e divulgazione.

        – Tema

        Le fotografie dovranno  rappresentare in modo originale le bellezze culturali, artistiche e naturali dell’Iran, nonché aspetti della  vita quotidiana della società iraniana e delle sue  tradizioni, delle minoranze religiose e delle diverse etnie.

        – Modalità e termini di partecipazione

        Per ciascuna foto inviata devono essere indicati: il nome dell’autore, il titolo, una breve e semplice descrizione del soggetto, la data e il luogo nel quale la foto è stata scattata.

        Non sono ammesse fotografie modificate digitalmente se non per gli adeguamenti di colore, contrasto, luminosità, nitidezza e peso informatico.

        Ciascun concorrente può partecipare per uno o tutti i temi, inviando un portfolio composto da un minimo di 3 a un massimo di 10 foto.

        Le foto possono essere a colori o in bianco e nero. Sono ammesse immagini realizzate con fotocamere digitali.

        Gli scatti dovranno essere inviate in formato elettronico su CD con estensione .jpeg e .tiff  e con risoluzione 300 dpi.

        Ogni partecipante autorizza la pubblicazione e la diffusione delle proprie immagini che potranno essere utilizzate gratuitamente per pubblicazioni e mostre ogni qualvolta lo si ritenga utile. Ad ogni uso dell’opera verrà indicato il nome dell’autore.

        Le opere pervenute non verranno restituite. Le stesse rimarranno di proprietà dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma  per gli usi che riterrà opportuni.

        Ogni autore deve assumere la responsabilità prevista dalla legge in caso di partecipazione con immagini raffiguranti minori e/o soggetti dal volto riconoscibile.

        L’invio del materiale (fotografie + eventuale liberatoria) è a carico dei partecipanti e potrà essere effettuato tramite servizi di sharing online (Wetransfer, Dropbox, ecc…) e inviando il link di download alla mail: istitutoculturaleiran@gmail.com. In alternativa il materiale (CD o DVD dati) può essere spedito tramite posta tradizionale (preferibilmente Posta Raccomandata) al seguente indirizzo: Istituto Culturale dell’Iran, Via Maria Pezzè Pascolato, 9  Roma 00135.

        La scadenza del bando è fissata per Lunedi 31 agosto 2015.

        Le opere giunte fuori tempo massimo non saranno prese in considerazione (farà fede il timbro postale). L’organizzazione non è responsabile di danni o perdita dei materiali durante il tragitto di invio degli stessi a mezzo posta.

        Ogni partecipante è responsabile delle opere presentate,  garantisce di essere unico ed esclusivo autore delle immagini inviate, garantisce che le immagini non ledono diritti di terzi.

        Commissione giudicatrice

         La Commissione giudicatrice è composta da almeno 3 esperti, italiani ed iraniani i cui nominativi saranno pubblicati sul portale: www.rome.icro.ir , nell’apposita sezione dedicata al concorso fotografico.

        I giudizi della Commissione, espressi sulla base dei criteri di originalità, creatività, qualità della fotografia, coerenza con le finalità e il tema del concorso, sono insindacabili.

        Premiazione

        Le foto inviate saranno esaminate dalla giuria, che a suo insindacabile e inappellabile giudizio eleggerà le due migliori opere. Alle opere che risulteranno vincitrici del concorso saranno attribuiti i seguenti premi.

        Primo premio: Un biglietto andata ritorno in classe economica per Teheran.

        Secondo premio: Un viaggio a Teheran per tre giorni tutto compreso, biglietto escluso

        Le fotografie selezionate dalla Commissione giudicatrice verranno esposte in una mostra prevista nel corso del 2015 in una sede prestigiosa.

        Privacy

         I dati personali rilasciati dai concorrenti sono trattati nel rispetto di quanto previsto dal D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003 (Codice in materia di protezione dati personali) e della normativa vigente in tema di privacy.

        In ogni momento, i partecipanti potranno esercitare i diritti previsti dall’art. 7 del Codice Privacy (accesso, correzione, cancellazione, opposizione al trattamento) mediante richiesta rivolta senza formalità all’Istituto.

        Disposizioni generali

        L’Istituto Culturale dell’Iran  si riserva il diritto di modificare e/o annullare  in ogni momento le condizioni e le procedure aventi oggetto il presente concorso prima della data della sua conclusione. In tal caso l’istituto provvederà a dare adeguata comunicazione.

        L’Istituto Culturale  non assume responsabilità per qualsiasi problema o circostanza che possa inibire lo svolgimento o la partecipazione al presente concorso.

        Per maggiori informazioni  e per l’iscrizione, inviare una mail all’indirizzo:

        istitutoculturaleiran@gmail.com  oppure contattare il numero  06- 30 52 207 – 8

         

        Codice civile della Repubblica Islamica dell’Iran

        L’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran e
        la Fondazione Link Campus University

        invitano alla presentazione del libro

        CODICE CIVILE
        DELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN
        Traduzione dal persiano di Raffaele Mauriello edito da Eurilink Edizioni

        Introducono
        Prof. Vincenzo Scotti – Presidente Fondazione Link Campus University
        S. E. Jahanbakhsh Mozafari – Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso il Quirinale
        Intervengono
        Ghorban Ali Pourmarjan – Direttore dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran – Roma
        Piero Guido Alpa – Presidente Italian Bar Council, Professore Ordinario di Diritto Civile, Sapienza – Università di Roma
        Mohammad Jalali – Professore Ordinario di Diritto Privato, Università di Shahid Beheshti – Teheran
        Raffaele Mauriello – Postdoctoral Research Fellow Faculty of World Studies University – Teheran
        Massimo Papa – Professore Ordinario di Diritto Privato Comparato, Tor Vergata – Università di Roma
        Guido Sirianni – Professore Associato di Diritto Pubblico, Università degli Studi – Perugia

        Roma, 26 giugno – ore 10,30
        Link Campus University – Sala Biblioteca – Via Nomentana, 335 – Roma
        Per informazioni: ufficiostampa@eurilink.it
        R.S.P
        Chiara Scotti: c.scotti@unilink.it

        Su iniziativa dell’Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, Eurilink, casa editrice dell’Università degli Studi “Link Campus” di Roma, ha pubblicato la prima traduzione dal persiano del Codice Civile Iraniano.

        L’Istituto Culturale ha affidato la traduzione a Raffaele Mauriello, Dottore di ricerca in Civiltà islamica, storia e filologia presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza e Postdoctoral Research Fellow Faculty of World Studies University of Teheran, e la sua revisione al Prof. Massimo Papa, ordinario di Diritto privato comparato presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

        Di una tale traduzione se ne avvertiva la necessità da tempo da parte degli operatori del diritto italiani (avvocati, giudici, accademici e imprenditori) oltre che degli studenti e degli studiosi, vieppiù alle prese, per l’intensificarsi dei rapporti – giuridici e commerciali – con l’ordinamento iraniano del quale il Codice rappresenta un cardine fondamentale.

        Il Codice civile dell’Iran è un corpo organico di disposizioni di diritto civile e di norme di diritto processuale di rilievo generale. Il Codice venne emanato a più riprese fra il 1928 e il 1935 ed è stato emendato diverse volte. La traduzione è stata compiuta tenendo conto dei più recenti emendamenti. Esso è uno dei pochi codici civili dei Paesi Islamici a essere strettamente ancorato alle fonti del diritto islamico e l’unico codice civile a osservare i principi del diritto sciita imamita. I membri delle commissioni sono stati in grado di inserire con successo le fonti del diritto imamita all’interno della moderna logica della codificazione di matrice europea, combinandole con gli aspetti più avanzati presenti nel codice francese e di altri paesi del continente. Dal punto di vista sostanziale, infatti, si registrano molte convergenze e parallelismi tra le soluzioni del diritto romano, soprattutto giustinianeo, le disposizioni di molti codici europei e le soluzioni del diritto islamico, soprattutto in materia di obbligazioni e contratti.

        Il Codice consta di 1335 articoli ed è diviso in tre parti: Libro primo “Dei beni”, Libro secondo “Delle persone”, e Libro terzo “Delle prove nelle azioni”. I tre libri sono preceduti da un Preambolo che tratta della promulgazione, degli effetti, e dell’attuazione delle leggi in generale.

        Un glossario bilingue persiano-italiano, contenente la grande maggioranza dei termini presenti nel Codice, costituisce un importante valore aggiunto di questo lavoro per i ricercatori di Islamistica e Diritto comparato.

        Verso il 30 giugno

        A poche settimane dall’Accordo sul nucleare destinato a mutare il quadro geopolitico in Medio Oriente, con riflessi sul piano internazionale nelle alleanze tra vecchi nemici e nuovi partners, il riavvicinamento tra Stati Uniti e Teheran è mirato principalmente a tre obbiettivi.

        Garantire gli interessi di lungo periodo di Washington, contenere la Russia e la Cina, e delineare un nuovo ordine geopolitico nella regione.

        Gli accordi sul nucleare consentiranno alla Repubblica islamica di fare il suo ingresso da protagonista sulla scena internazionale dopo 36 anni di isolazionismo dalla Rivoluzione del ‘79, e l’adozione di una misurata strategia conferirà a Teheran un ruolo chiave nel futuro assetto mediorientale.

        Timeline del riavvicinamento Stati Uniti – Iran

        Partendo dal punto centrale dell’accordo, ovvero limitare l’arricchimento di uranio e conseguente proliferazione di armi nucleari, gli interessi americani che spingono verso un’intesa non sono distanti da quelli che motivano la Repubblica islamica a resistere al tavolo del negoziato.

        Osservando la strategia americana in Medio Oriente, il governo di Washington valuta consapevolmente che la produzione americana di idrocarburi, grazie alla tecnica dello shale oil/shale gas, non equivale alla capacità di autosufficienza energetica.

        Pertanto petrolio e gas naturale devono fluire anche dall’Iran, il cui mercato costituirebbe un argine a quello russo.

        Inoltre gli Stati Uniti hanno interesse a gestire le dinamiche geopolitiche nell’area, in cui la presenza di un attore dominante, Arabia Saudita, contrasterebbe con la loro volontà di favorire un equilibrio multipolare.

        L’Iran è un perfetto deterrente sulla scacchiera regionale, in funzione anti-jihadista da un lato, i nemici dei persiani sono spesso i nemici degli americani, e dall’altro per diminuire la dipendenza dall’asse israelo-saudita, permettendo a Washington di garantire la propria attenzione nel Pacifico e monitorare l’ascesa della Cina. A tal proposito, l’Iran fornirebbe un valido aiuto per contenere l’attivismo cinese, considerati i numerosi investimenti di Pechino in aree sensibili per Teheran, come l’Iraq e l’Asia Centrale.

        Gli interessi americani non remano contro quelli iraniani, e il one to one tra Usa e Iran consente a Teheran di chiedere la legittimazione della propria forma di governo e rifiutare il concetto di “regime change”. Questo è un punto fondamentale, in quanto il carattere teocratico del regime non è una minaccia per Washington. Per gli americani ogni statista mira alla propria sopravvivenza e la confessione non rappresenta un’arma ad orologeria.

        Dalla sua posizione Teheran guarda al nucleare sostanzialmente per tre motivi.

        Innanzitutto ha bisogno di energia. La Repubblica islamica è un’importante esportatrice di petrolio ma non gode dei suoi frutti. Non ha capacità di raffinazione sufficienti a soddisfare il suo fabbisogno energetico.

        In secondo luogo intende diversificare la bilancia energetica. Producendo elettricità con il nucleare sarebbe meno dipendente dal petrolio, che una volta raffinato potrebbe essere esportato, aumentando la ricchezza del paese.

        Infine l’arma atomica è un deterrente. Le teorie strategiche in materia di guerra insegnano quanto il nucleare possa neutralizzare qualsiasi volontà di attacco da parte del nemico.

        L’uscita dalle sanzioni favorirebbe non soltanto la prosperità iraniana ma diventerebbe opportunità di commercio, investimenti e approvvigionamento energetico per l’intero Occidente.

        L’Iran è il quarto produttore di petrolio e unico asse di collegamento sia tra Medio Oriente e sub-continente indiano sia tra Caspio-Caucaso e Oceano Indiano.

        Le risorse energetiche immesse da Teheran sui mercati non solo sarebbero utili a tenere bassi i prezzi del greggio, ma da un punto di vista geopolitico il transito da Teheran sarebbe prezioso per incanalare gli idrocarburi dell’Asia Centrale verso l’Europa, riducendo la dipendenza dalla Russia.

        Un interesse primario per gli americani che hanno l’obbiettivo di tenere a bada il rinascimento moscovita nel Levante, ma anche sganciare il Vecchio Continente dal Cremlino.

        L’ambizione di diventare attore chiave nella regione ed essere coinvolto nelle iniziative negoziali, diplomatiche e strategiche mediorientali, indurrà l’Iran a giocarsi la carta del nucleare nella fase del negoziato.

        Teheran non ha interessi ad avere l’arma atomica, in quanto cosciente dell’isolamento al quale sarebbe destinata negli anni futuri.

        L’obbiettivo del programma nucleare iraniano è avere una fonte energetica alternativa per sviluppare l’industria e liberare idrocarburi da destinare all’esportazione e lo scopo dell’accordo sul nucleare è fornire una natura civile e politica al programma, monitorato da ispettori internazionali.

        L’accordo tra la Repubblica islamica e i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu – Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, più la Germania – non circoscriverà l’intesa nell’ambito esclusivo di un’agenda atomica, ma fisserà aspetti destinati a mutare le relazioni nell’area mediorientale e oltreoceano.

        La maratona diplomatica e lo scacchiere persiano

        L’importanza della posta in gioco spiega la maratona diplomatica caratterizzata dalle resistenze da parte della Francia, poco affascinata all’idea di una riabilitazione iraniana su benedizione americana, e a quelle esercitate dall’asse Israele – Arabia Saudita, due amici storici di Washington che hanno giocato per anni sull’isolamento di Teheran.

        Più che un Iran atomico, Ryhad e Gerusalemme temono il ritorno della Persia come grande potenza regionale. Ad oggi la strategia adottata da entrambi è l’ostruzionismo, giocando rispettivamente l’uno sul fronte Pakistan, manifestando sensibilità al trasferimento sul proprio territorio di testate atomiche pakistane,  e l’altro nel Congresso americano, dove la lobby israeliana esercita la sua notevole influenza nelle scelte governative di politica estera.

        L’ascesa dell’Iran sullo scacchiere mediorientale diffonde l’opinione che l’egemonia americana in Medio Oriente stia cedendo il passo ad un ordine multipolare in cui la partita non si gioca solo tra la Repubblica islamica, Arabia Saudita e Israele, ma chiama in campo Russia, Cina ed Europa, con al centro la questione energetica.

        E nella prospettiva di un nuovo assetto mediorientale, anche la crisi in Ucraina ha aperto un confronto tra due possibili scenari, mantenere lo status quo con Russia e Cina o dare vita ad un nuovo approccio nelle relazioni con entrambi.

        Mosca e Pechino, hanno favorito Teheran ogni qualvolta è stato espresso il proprio voto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riguardo alle sanzioni imposte alla Repubblica islamica.

        La Russia è un partner strategico per l’Iran, rappresenta il principale fornitore di tecnologia militare in cambio di un tacito accordo che prevede di non entrare in competizione con il mercato russo del gas diretto verso l’Europa. L’Iran è il secondo produttore di gas naturale al mondo e in questo modo rinuncerebbe ad un importante sbocco e alla potenzialità di diventare una rilevante fonte alternativa di gas per i paesi europei.

        Alla Repubblica popolare cinese Teheran garantisce buona parte del suo petrolio in cambio di beni e servizi ai quali non può accedere nelle limitazioni delle sanzioni imposte, è uno dei maggiori fornitori di risorse energetiche per la Cina, seconda consumatrice mondiale dopo gli Stati Uniti.

        Mantenere lo status quo nelle relazioni con Russia e Cina, si tradurrebbe in un enorme potere energetico da parte di Mosca nei confronti dell’Europa e la Cina continuerebbe a beneficiare quasi in maniera monopolistica dell’energia iraniana.

        Il secondo scenario potrebbe prevedere un nuovo equilibrio generato dalla crisi in Ucraina, con Europa e Russia lontane, in cui l’ottica di una distensione tra Stati Uniti e Iran consentirebbe a quest’ultimo di diventare uno dei principali fornitori di gas per il Vecchio Continente.

        L’Iran non solo sarebbe candidato a diventare un attore internazionale in qualità di secondo produttore di gas al mondo dopo la Russia, ma sarebbe autore di una ricomposizione del sistema di alleanze regionali, con prevedibili inasprimenti da parte dei vicini e alleati storici americani, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan e Azerbaijan.

        I punti dell’accordo e la fine delle sanzioni

        L’attesa da un momento all’altro dell’atomo nucleare iraniano riporta alla mente il Godot di Beckett, in cui l’aspettativa è il canovaccio di un’opera che per essere rappresentata al mondo necessita dei suoi tempi e delle sue misure.

        Trentasei anni di isolamento e inimicizia tra Teheran e Washington non potrebbero certamente convergere verso un veloce oblio e una rapida intesa.

        L’inizio dei negoziati risale al 2013, quando Hassan Rohani eletto Presidente, con l’appoggio della Guida Suprema Alì Khamenei prende le distanze dal passato e cerca contatti diretti sul piano internazionale, privilegiando la millenaria tradizione diplomatica della Persia.

        La firma dell’Accordo è prevista per il prossimo 30 giugno e le preoccupazioni sul programma iraniano ruotano attorno alla lavorazione di uno dei minerali con cui si realizza l’arma nucleare, l’uranio.

        Il punto centrale dell’accordo è limitare l’arricchimento dell’uranio al 5%.

        Dove il termine arricchimento è fuorviante, in quanto all’uranio non si aggiunge nulla, ma si separano le particella inutili da quelle preziose. Dalle miniere esce uranio che viene lavorato e trasformato in gas, UF6. Il quale contiene due particelle, l’inutile U-238 e la preziosa U-235. Quest’ultima prescelta per ottenere energia e che rappresenta solo lo 0.7% del gas, 7 ogni 1000 atomi di uranio. Così il minerale viene fatto turbinare nelle centrifughe dove una prima fase si conclude quando il rapporto tra le due particelle arriva a quota 7 su 140, ovvero il 5%.

        E l’uranio arricchito al 5% viene convertito in forma solida per farne combustibile e produrre energia elettrica. La fase successiva, che prevede un arricchimento fino al 20% è giustificato da Teheran per scopi di ricerca, non solo medici. La terza fase, fino ad un massimo di 90% non lascia prevedere altro obbiettivo che la produzione di un’arma atomica.

        L’accordo mira a limitare la percentuale di arricchimento al 5%, a non installare nuove centrifughe, impedire l’azionamento di quelle attualmente non operative ed evitare la costruzione di nuovi siti nucleari.

        Per garantire la messa in atto di quanto previsto dall’Accordo, Teheran dovrà favorire ispezioni quotidiane dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) nelle località in cui sono installati reattori nucleari.

        In cambio i 5+1 garantiscono di non imporre nuove sanzioni e di sospendere quelle in corso sugli scambi di oro e metalli preziosi, il cui principale mercato per Teheran è il continente africano, verso il quale esporta petrolio grezzo ripagato con metalli preziosi, essendo l’Iran escluso dai circuiti monetari internazionali.

        Inoltre l’accordo prevede la sospensione delle sanzioni sul settore automobilistico e sulle esportazioni petrolchimiche, assicurando all’Iran 1.5mld di dollari di potenziale fatturato.

        Qualora la fase negoziale converga verso il lieto fine e le sanzioni rimosse, gli iraniani si tirerebbero fuori dall’attuale isolamento diplomatico, ricostruendo la propria economia, e gli americani sarebbero fautori di un nuovo equilibrio volto a contemplare da un lato gli Stati sciiti mediorientali e dall’altro a contenere la Cina in Asia Centrale.

        Sul fronte degli amici storici, il nuovo riposizionamento non si tramuterà in una rottura tra Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele.

        Israele e Iran sono stati alleati di ferro negli anni settanta ed ambedue hanno gli stessi interessi nello scongiurare la formazione di una potenza regionale araba.

        L’Arabia Saudita è perfettamente consapevole che una politica di dissenso la investirebbe di un ruolo che non sarebbe in grado di gestire nella regione, al fine di salvaguardare i propri interessi economici contro gli Stati non arabi.

        Molti saranno gli ostacoli da superare, dal destino degli impianti di arricchimento al grado di ispezioni che Teheran accetterà sulla base della revoca delle sanzioni. L’opposizione più forte per i negoziatori occidentali verrà dalle file amiche, Arabia Saudita e Congresso americano, quest’ultimo detiene un monopolio decisionale quasi totale sul voto delle sanzioni imposte alla Repubblica islamica.

        Start up Iran

        Start Up Weekend Tehran

        Di certo non è stata la notizia del mese, ma il 28 agosto si è tenuta a Teheran la seconda edizione di Start up weekend, evento che raccoglie giovani imprenditori, sviluppatori, creativi e innovatori per mettere a confronto idee e progetti.

        Già, proprio così: mentre in Occidente continuiamo a guardare alla Persia come a un Paese esoticamente immerso nel passato, nella Repubblica islamica si sta sviluppando un interessante movimento di start up digitali, cioè di nuove imprese, quasi sempre di piccole dimensioni, create da giovani.

        Le start up in tutto il Paese sono circa duemila e lo scorso anno hanno dato vita a una decina di eventi come quello del 28 agosto.

        A parlare per primo di Iran come nuova frontiera per le start up è stato Christopher M. Schroeder, imprenditore statunitense e autore del libro Startup Rising: The Entrepreneurial Revolution Remaking the Middle East. 

        Schroeder è stato in Iran nel maggio 2014 ed è rimasto positivamente impressionato da quanto ha visto. In un articolo su Pando si era così espresso:

        Immagina di essere un venture capitalist alla ricerca di un potenziale eccitante nuovo mercato. Esiste un Paese che ha due terzi della sua popolazione sotto i 35 anni, con una delle più grandi coperture Internet nella sua regione. La penetrazione della telefonia mobile è di oltre il 120% – il che significa che molte persone hanno più di un dispositivo – e il 3G  sarà implementato nel corso dei prossimi due anni. Tra i suoi vicini, il paese ha uno dei più alti PIL pro capite, e la maggioranza dei suoi laureati sono ingegneri del software. L’eCommerce è appena agli albori; soltanto pochissimi viaggi in questo Paese sono prenotati on line, nonostante sia una delle più grandi popolazioni al mondo in termini di consumi e costituisca una delle  destinazioni turistiche meno visitate del mondo. La sua posizione geografica lo pone al centro del commercio globale tra Nord e Sud, Est e Ovest.

        Sto descrivendo un Paese dell’America Latina? Dell’Europa orientale? Del Sud-Est asiatico? La Turchia? No: è l’Iran.

         

        Chiunque abbia visitato di recente la Repubblica Islamica, non può non aver notato che nell’aria c’è qualcosa di nuovo. E anche chi in Iran non c’è mai stato, può ora avere una finestra su questa nuova realtà. E’ infatti on line Techly.co, un nuovo blog in inglese interamente dedicato alle “start up e alle tech news”. Un po’ stile TechCrunch, per intenderci.

        I fondatori del blog sono Nasser Ghanemzadeh e Mobin Ranjbar. Il primo è anche amministratore delegato di Opatan, la prima startup cloud iraniana e co-fondatore di Iran Startups, la più grande comunità del settore in Iran.

        Il secondo è un ingegnere informatico, fondatore di Shariksho, primo spazio di co-working in Iran.

        Ghanemzadeh spiega:

        Ci sono più di 100 startup in rapida crescita e ogni settimana ne nasce un’altra.

        Ogni mese vengono organizzati incontri in diverse città iraniane e si cominciano a vedere i primi risultati. Digikala, sito di e-commerce, ha ricevuto 150 milioni di dollari di finanziamenti.

        A Isfahan, bus e ambulanze utilizzano un GPS realizzato da una start up di sole donne. 

        D’altra parte, lo scorso anno si sono laureati 700.000 giovani nel Paese e il 40% di loro sono donne.

        Lo Stato, da parte sua, finanzia 31 incubatori di impresa, cercando però di orientare i nuovi imprenditori verso le attività programmate a livello governativo. E questo è spesso un limite, perché si rimane distanti dalle reali esigenze del mercato. Ma questo movimento di start up è anche frutto dell’onda di  “ritorno” della fuga di cervelli degli ultimi anni.

        Chi anni fa si è trasferito in Usa o Gran Bretagna, oggi magari riporta esperienza e capacità nel Paese di origine. Non è nemmeno necessario un effettivo ritorno “fisico” in Iran. Lo scambio di idee e la collaborazione può avvenire anche a distanza, grazie a Internet. Il cui sviluppo è, anche per questo motivo, uno dei punti cruciali per il futuro dell’Iran.

         

        Un ponte per Teheran

        Il Centro di Ricerca e Sperimentazione Metaculturale, ente accreditato alla Regione Lazio per la formazione e l’orientamento professionali, presenta un corso gratuito per le aziende agricole della Regione Lazio, al fine di coadiuvare la creazione di rapporti commerciali con l’Iran. Il corso è infatti suddiviso in due moduli, uno sulla lingua persiana (farsi) e il secondo più incentrato sulla cultura commerciale iraniana in tempo di sanzioni internazionali.

        Perché l’Iran? L’Iran è uno dei principali partner economici dell’Italia, secondo solo ad alcuni paesi europei. Secondo i dati ripostati sul sito del Ministero dell’Interno, infatti l’Iran è il 17° paese da cui l’Italia importa l’1,3% dei prodotti totali. Inoltre, secondo l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero Italian Embassy – Trade and Promotion Section l’Italia è il secondo partner europeo dell’Iran, dopo la Germania.

        Un ulteriore segnale dell’importanza degli scambi commerciali tra l’Italia e l’Iran è la presenza nel nostro paese di C.I.C.E. (Centro Italo Iraniano di Cooperazione Culturale e Economica) e di CCII (Camera di Commercio e Industria Italo Iraniana) che rappresentano un punto di incontro tra gli interessi dei mercati dei due paesi.

        Conoscendo la difficoltà ed il timore di avvicinarsi ad una cultura apparentemente così diversa, questi due corsi vogliono abbattere, per quanto possibile, le barriere che molte aziende italiane hanno a causa della differenza linguistica e culturale. In questo modo, le singole aziende saranno in grado di avere al proprio interno un facilitatore che possa fungere da ponte linguistico e culturale per le aziende stesse.

        MODULO I: LINGUA PERSIANA (Farsi)
        Il primo modulo del corso sarà concentrato nell’apprendimento base della lingua persiana (farsi) con particolare attenzione all’area tematica del commercio e del marketing. Al termine del corso i corsisti saranno in grado di presentare la propria azienda ed i propri prodotti in lingua persiana. Il corso avrà una capacità di 10-15 corsisti ed una durata di 80 h, divise in 3 ore ad incontro per tre giorni a settimana dal 4 giugno 2015 al 17 luglio 2015.

        MODULO II: INTRODUZIONE ALLA CULTURA COMMERCIALE IRANIANA
        In questo modulo entreremo più nei dettagli dell’economia iraniana, dei suoi rapporti commerciali con il resto del mondo in tempo di sanzioni internazionali, delle sue caratteristiche peculiari, della normativa import-export e dell’importante ruolo che gioca l’Italia.

        Biografia insegnante del corso
        La Dott.ssa Elena Scarinci si è laureata nel 2013 in Lingue e Culture Straniere per le Istituzioni, le Imprese e il Commercio presso l’Università degli Studi della Tuscia. Ha vissuto in Turchia per 6 mesi ed in Iran per un anno ad intervalli alterni. Nel frattempo ha lavorato come insegnante di italiano per stranieri sia in Italia che in Iran, dove grazie ad una borsa di studio ha perfezionato la sua conoscenza della lingua persianaottenendo la certificazione di conoscenza della lingua Avanzato 2 presso l’Istituto di lingua persiana Dehkhoda nella capitale Teheran. A Teheran inoltre ha lavorato presso la scuola dell’Ambasciata Italiana Pietro della Valle e con la quale ha pubblicato due libri per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri.

        Dove siamo:

        A circa 50km da Roma, Terni e Viterbo.
        Facilmente raggiungibile in auto (autostrada A1 uscita Ponzano Romano-Soratte) e in treno (linea Fiumicino-Orte FL1 stazione Gavignano)

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        Per informazioni:
        0765.570574 – 333.9708927
        metaculturale@alice.it

        Costi:
        I corsi saranno gratuiti.
        Tessera sociale annuale 20€
        Inizio corsi:
        4 giugno 2015

        Locandina corsi di persiano

        Il vento degli amanti

        Baadeh Sabah (باد صبا), Il vento degli amanti, è un film per certi versi leggendario. E per altri maledetto. Girato nel 1970 dal francese Albert Lamorisse con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Arte dello scià, fu ultimato dopo la morte del regista, avvenuta proprio durante le riprese.

        L’85% delle riprese del film sono girate da un elicottero. Durante uno degli ultimi voli, l’elicottero urtò dei cavi elettrici alle porte di Karaj e precipitò, uccidendo tutti le persone a bordo.

         

        Il discorso di Rouhani a Jakarta

        Rouhani a Jakarta

        Testo del discorso del Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran alla Conferenza Asia-Africa svoltasi a Jakarta.

        Nel nome di Dio

        Lode ad Allah Signore dei mondi,

        saluto di Dio sul Nostro Profeta Mohammad e la sua famiglia

        Io e la mia delegazione siamo molto lieti di poter essere qui presenti tra sapienti religiosi, autorità istituzionali, intellettuali e accademici di un paese amico come l’Indonesia.

        L’Indonesia ha una posizione particolare nel mondo dell’Islam. È il paese islamico più popoloso ed è un simbolo di convivenza pacifica tra altre religioni e di fratellanza fra gli uomini.

        Oggi il fatto che voi – autorità religiose, accademici e intellettuali – e i governi islamici possiate analizzare la situazione internazionale e individuare gli affari più importanti per il mondo dell’Islam, ha una importanza notevole.

        Stabilire una scala dei problemi più importanti del mondo dell’Islam è il nostro primo dovere. Come dice il nostro Profeta, “Dobbiamo prestare maggiore attenzione alle problematiche del mondo dell’Islam”.

        In una società islamica noi dobbiamo considerare tutti i musulmani uguali come i denti di un pettine, e dobbiamo inoltre saper distinguere i problemi importanti da quelli meno importanti sia per quanto riguarda gli affari culturali che quelli religiosi. La base, il principio è l’Islam, e solo dopo vi sono la scuola sciita, hanafita, malikita e hanbalita, in quanto quest’ultime sono tutti correnti che sorgono da un’unica fonte che è l’Islam.

        Se un pericolo minaccia la fonte, allora le correnti sono a rischio di estinzione, per cui prima di pensare alle correnti dobbiamo pensare alla fonte dell’Islam, alla Rivelazione, al Tawhid, al Sacro Corano, alla Profezia e al principio generale della fede.

        Oggi il mondo dell’Islam soffre per la scissione causata dai nemici, da ignoranti e da persone che hanno dimenticato i principi dell’Islam. Vorrei citare una frase del fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran, l’Imam Khomeini, che dice: “ogni sciita che si mette contro un sunnita non è uno sciita, e ogni sunnita che si mette contro uno sciita non è un sunnita. Il mondo d’oggi è quello dell’unità dell’Islam”.

        Il problema più importante d’oggi per noi musulmani è la vita degli uomini, non solo quella dei musulmani, ma di tutti gli uomini. Non dobbiamo permettere l’uccisione di persone innocenti: uccidere un uomo vuol dire uccidere tutta l’umanità. In quale fede potete trovare una affermazione così bella per cui la vita di un essere umano vale come tutta l’umanità!

        Il nostro Profeta (saluto di Dio su di lui e la sua famiglia) dice:

        “Il grido dell’oppresso per noi è importante, ed è nostro dovere aiutare chiunque ci chieda aiuto, a prescindere che sia musulmano o meno”.

        Se un uomo innocente, a prescindere dalla sua fede e religione – sia egli sciita, sunnita, ebreo, cristiano o buddista – viene ucciso, ciò è da condannare fermamente, in quanto dal punto di vista dei diritti i credenti delle diverse religioni sono uguali. Noi siamo dispiaciuti per l’uccisione di un essere umano innocente a prescindere dalla sua fede e dalla sua razza – può essere arabo, persiano, indonesiano, dell’est o dell’ovest del mondo, dell’Islam o di un’altra religione, africano o asiatico – in quanto la vita e la sicurezza degli esseri umani per noi è il fattore più importante, e la loro salvaguardia deve costituire un dovere per i governi, i sapienti religiosi e gli intellettuali.

        Noi musulmani dobbiamo essere in prima linea per difendere la vita e sicurezza degli uomini. Come possiamo sopportare che degli innocenti in Yemen, Iraq, Siria, Libia o in altre parte del mondo dell’Islam o addirittura nel cuore dell’Europa e dell’America vengano uccisi? L’uccisione di ogni innocente ci provoca dolore e tristezza. Conoscete quel racconto bellissimo che parla dell’aggressione subita da una donna non musulmana e del saccheggio dei suoi gioielli? L’Imam Alì (saluto di Dio su di lui) disse:

        “Non si può biasimare la morte causata dal dolore provocato dal venire a sapere che una persona innocente è stata vittima di aggressione e molestie”. L’Imam Alì, seguace fedele del Profeta, considera la tristezza e il dolore derivanti anche solo dall’udire la notizia di una violenza subita da una persona innocente tanto gravi da causare addirittura la morte, una morte causata dal dispiacere e dal dolore.

        Nel mondo d’oggi la nostra priorità è garantire la vita e la sicurezza degli uomini in tutto il mondo. Questo non è un compito che si limita solo al mondo dell’Islam. Noi musulmani abbiamo il dovere religioso di salvaguardare la vita degli esseri umani; noi riconosciamo il valore del diritto alla vita, per cui se viene uccisa una persona innocente noi non possiamo che condannare duramente tale atto, a prescindere dalla nazionalità e dalla fede della vittima.

        Il secondo fattore più importante nel mondo d’oggi è la nostra dignità, la dignità del mondo dell’Islam e dei musulmani. Tutti i musulmani e coloro che percorrono il sentiero tracciato dal Profeta dell’Islam devono salvaguardare la propria dignità. Purtroppo nel mondo dell’Islam vi sono delle persone che calpestano la dignità dei musulmani e si servono del nome del jihad e della religione per colpire il volto dell’Islam e il suo Messaggero, danneggiando gravemente la religione divina e la dignità di tutti i musulmani. Essi diffondono l’ìslamofobia nel mondo facendo sorgere diversi dubbi nei giovani riguardo all’Islam e ai suoi divini insegnamenti, e siamo noi che dobbiamo assumerci la responsabilità di questo tragico fenomeno.

        Oggi restare indifferenti davanti a questi attacchi sferrati all’identità e alla realtà dell’Islam vuol dire compiere un peccato. Dobbiamo sentire il dovere di reagire. In questa situazione i governi islamici, il popolo musulmano, le autorità religiose, gli intellettuali e gli accademici hanno una responsabilità enorme. Dobbiamo servirci a tal fine di tutta la nostra forza culturale, scientifica e intellettuale.

        Noi musulmani abbiamo vissuto per secoli insieme a seguaci di altre fedi, in una convivenza pacifica e proficua per tutti. La presenza di luoghi di culto di religioni diverse dall’Islam a fianco di quelli islamici in Iraq e in altri paesi islamici, luoghi di culto che risalgono ai primi tempi dell’Islam oppure addirittura antecedenti alla sua diffusione, sono una testimonianza e una conferma di quanto affermiamo, ma purtroppo molti di questi luoghi di culto sono stati distrutti da queste persone malvagie nel nome dell’Islam e con la scusa del “Jihad”.

        Qual è il primo versetto del Sacro Corano che parla del Jihad? Il sacro Corano mette in rilievo il jihad dicendo che si tratta solo di un atto difensivo, da attuare nel momento in cui i musulmani diventano oppressi. Quindi il Jihad nell’Islam significa solo “difendere gli oppressi”, significa difendere i templi, le chiese e le sinagoghe, i luoghi di cultura, di scienza e civiltà. L’Islam è la religione che difende tutti. Il jihad nell’islam vuol dire difendere tutti.

        A quegli orientalisti, islamisti o sedicenti intellettuali che hanno dichiarato, in modo falso e forse in malafede, che l’Islam è la religione della violenza, io chiedo: l’Islam in Indonesia è forse entrato con la forza? Nell’est dell’Asia, l’Islam è entrato attraverso l’aggressione e l’occupazione?

        L’Islam è la religione della logica e della scienza, non è la religione della violenza. L’Islam non si impone mai a nessuno. Un versetto del Corano dice: “Non c’è costrizione nella religione”, per cui l’Islam non coincide con la violenza. La religione vuol dire credo, dottrina. Possiamo forse imporre il credo e la dottrina nelle menti e nei cuori degli uomini con la spada?

        “Le frontiere dell’Islam sono frontiere di sangue”: questa è una falsa dichiarazione. Le frontiere dell’Islam sono le frontiere della logica, della ricerca, della scienza e sana passione.

        Il nostro Profeta era il messaggero di sana passione ed io domando a voi autorità religiose: pensate che il comportamento del nostro Profeta con i fedeli di altre religioni quando entrò a Medina per fondare il governo islamico cambiò rispetto agli ultimi anni della sua vita, quando era al potere? Nella città di Medina non vivevano fedeli di altre religioni? Il Profeta (S) non ha espulso nessuna da Medina, né ebrei né cristiani, pur sapendo che tra di essi vi erano alcuni suoi nemici. L’Islam ci ha donato una religione che sostiene la convivenza, la tolleranza e la cooperazione con gli altri.

        Ci sono delle persone che nei loro libri hanno dichiarato in modo falso che l’Islam è la religione di violenza, ed oggi proprio loro hanno creato dei gruppi terroristici per fornire delle conferme a questa loro illazione.

        L’Islam non è la religione della violenza, e oggi non dobbiamo restare indifferenti nei confronti di queste persone che hanno colpito l’immagine dell’Islam, del Sacro Corano e del Profeta in modo così grave.

        Dobbiamo avere una voce unica e dobbiamo gridare contro la violenza e l’estremismo in modo unito.

        L’Islam è la religione dell’equilibrio, della logica e della scienza. Dobbiamo presentare l’Islam vero al mondo.

        Oggi questo compito è diventato il nostro dovere improrogabile. L’Islam è la religione contro ogni disordine e caos.

        Quando il Profeta (S) inviò Ali Ibn Abi Taleb e Moaz nello Yemen, ha raccomandato loro di comportarsi con la gente in modo tale che non si allontanassero all’Islam, di non essere duri con la gente, in quanto l’Islam è la religione che semplifica le cose, e non quella che le complica, e noi dobbiamo presentare questa religione al mondo intero. L’unità nel mondo dell’Islam oggi è il nostro dovere più importante.

        Il terzo fattore più importante per il mondo dell’Islam è lo sviluppo e il progresso. L’Islam è la religione della scienza, della civiltà, della purezza interiore ed esteriore. Il Profeta (S) invitava sempre il suo popolo a curare l’aspetto e l’igiene personale.         L’Islam invita i suoi fedeli ad avere massima cura sia per l’igiene personale che la purificazione prettamente interiore, e chiede loro di imparare e coltivare le scienze e vivere in una convivenza pacifica. La nostra religione è dunque la religione dell’etica e della convivenza con gli altri, che ci chiede di imparare e coltivare le scienze. Noi musulmani dobbiamo quindi approfondire lo studio e progredire dal punto di vista scientifico ed economico: se non lo facciamo, non potremo liberarci dai complotti dei nostri nemici. E per far ciò dobbiamo aiutarci a vicenda.

             L’Iran ha pagato un caro prezzo per il suo sviluppo scientifico. Gli occidentali ci hanno imposto le sanzioni solo a causa del nostro sviluppo scientifico, perché volevano che alcune tecnologie rimanessero solo nelle loro mani. Sono dispiaciuti solo perché hanno visto che non esiste più l’esclusiva nella tecnologia, e sono stati testimoni della fine del loro dominio economico, scientifico e militare.

            Dobbiamo mettere fine al dominio di questi poteri: la scienza appartiene a tutti. Nei tempi in cui la scienza e le università appartenevano a noi musulmani, ci hanno insegnato che insegnare la scienza ad altri era la “Zakat” della scienza. L’Occidente ha imparato tanto dal mondo dell’Islam e noi abbiamo messo la nostra scienza a loro disposizione senza pretendere nulla, e oggi loro vogliono ostacolare il nostro percorso di sviluppo. Noi riteniamo che lo sviluppo scientifico e la tecnologia appartengano a tutti, anche ai musulmani. Dobbiamo restare uniti per raggiungere il nostro obbiettivo con l’aiuto di pensatori, scienziati, accademici e studiosi, e in tal modo potremo avere un altro mondo davanti a noi.

             Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei nostri figli. Non dobbiamo permettere che i dubbi sull’Islam e la grande eredità del nostro Profeta penetrino nelle menti dei nostri giovani, non dobbiamo permettere a nessuno di dividerci servendosi di settarismi, mistificazioni, violenze e aggressioni. La nostra religione è priva di ogni violenza gratuita e ingiustificata, la nostra religione è la religione della sana passione, della fratellanza e dell’uguaglianza, per cui dobbiamo sempre rispettare la moderazione e l’equilibrio nei nostri comportamenti.

            Il nostro messaggio deve essere decisivo, chiaro e inequivocabile, deve avere salde argomentazioni e una logica inoppugnabile. Questo è il nostro compito.

             Gli intellettuali e gli scienziati, in Iran, in Indonesia e in altri paesi islamici, devono unirsi davanti agli attacchi, culturali e non, che subisce il mondo dell’Islam.

        L’Islam in Iran e in Indonesia è l’Islam della moderazione e dell’equilibrio. In Iran gli sciiti e i sunniti convivono insieme in modo pacifico. Venite in Iran, e potrete vedere luoghi di culto risalenti ai secoli e millenni passati, e il nostro parlamento in cui gli sciiti, i sunniti, i cristiani, gli ebrei e gli zoroastriani hanno la loro rappresentanza, uniti tutti insieme per il bene comune!

             Questa è la logica dell’Islam e del suo Profeta (S). Noi grazie all’Islam, al Sacro Corano e alla condotta del Profeta (S), abbiamo imparato l’unità e la fratellanza. Per noi la sicurezza dei musulmani nel mondo islamico è un dovere.

             L’Iran sostiene gli sciiti del Libano e sostiene anche i sunniti di Gaza: per noi i sunniti di Gaza e gli sciiti del Libano, gli sciiti in Iraq e i sunniti in Iraq o Siria, ed anche i cristiani in Iraq e Libano, sono tutti uguali nel momento in cui sono vittime di violenze e ingiustizie. Noi vogliamo difendere gli oppressi.

             Oggi è il giorno in cui dobbiamo restare uniti, e con l’aiuto di Dio aiutarci a vicenda, come dice il Sacro Corano: “Aiutate la fede presentata da Dio, e Dio vi aiuterà”.

         

        Festività in Iran nel 2015

        Spese di Noruz

        Ecco l’elenco delle feste nazionali iraniane nel 2015. Quelle, per intenderci, in cui gli uffici sono tutti chiusi.

         

        Venerdì 9 GENNAIO Nascita del Profeta Maometto e dell’Imam Sadeq

        Mercoledì 11 FEBBRAIO Anniversario della Rivoluzione

        Venerdì 20 MARZO Giornata della nazionalizzazione del petrolio

        Sabato 21 MARZO No Ruz , Capodanno persiano

        Da domenica 22 a martedì 24 MARZO Vacanze per il Capodanno persiano

        Martedì 24 MARZO Martirio di Fatima

        Mercoledì 1 APRILE Anniversario nascita Repubblica islamica

        Giovedì 2 APRILE Sizdha bedar – Giornata nazionale della natura

        Sabato 2 MAGGIO Nascita dell’Imam Ali

        Sabato 16 MAGGIO Ascensione del Profeta

        Mercoledì 3 GIUGNO Nascita dell’Imam Mahdi

        Giovedì 4 GIUGNO Anniversario della morte di Khomeini

        Venerdì 5 GIUGNO Rivolta del 15 Khordad 1963

        Mercoledì 8 GIUGNO Martirio dell’Imam Ali

        Sabato 18 LUGLIO Eid-e-Fetr (Fine del Ramadan)

        Martedì 11 AGOSTO Martirio dell’Imam Sadeq

        Giovedì 24 SETTEMBRE  Eid-e-Ghorban (Festa del sacrificio)

        Venerdì 2 OTTOBRE Eid-al-Ghadir (Nomina di Ali quale successore del Profeta)

        Venerdì 23 OTTOBRE  Tassoua

        Sabato 24 OTTOBRE Ashura

        Mercoledì 2 DICEMBRE Arbaeen

        Giovedì 10 DICEMBRE Morte del Profeta Maometto e martirio dell’Imam Hassan

        Sabato 12 DICEMBRE Martirio dell’Imam Reza

        Martedì 29 DICEMBRE Nascita del Profeta Maometto e dell’Imam Sadeq

        L’Iran nell’era digitale

        In L’Iran degli ayatollah nell’era digitale sono riassunte indagini sulla televisione satellitare, l’editoria, la stampa e internet in Iran, con inediti approfondimenti sul mondo dei social network e delle start-up. Seguendo lo sviluppo dei media in questi ambiti, in ognuno di essi si approfondisce la nascita e l’espansione della censura governativa, i mezzi cui ricorre la società per aggirarla e gli aspetti paradossali e contraddittori che emergono da questa interazione. Tanto da domandarci fino a che punto possiamo pensare l’Iran come una società chiusa, in cui i cittadini sono costantemente controllati e messi sotto pressione, e fin dove, invece, può estendersi il controllo del governo nell’era di internet e dei media globalizzati.

        Collaborando con Small Media, il sito specializzato nell’analisi e l’approfondimento dell’universo mediatico iraniano, il team di Arab Media Report ha contribuito alla stesura del testo grazie al contributo di Antonello Sacchetti, all’editing di Giulia Ciatto e Valeria Spinelli e al coordinamento scientifico di Azzurra Meringolo.

        Per scaricare la monografia in PDF: L’Iran degli ayatollah nell’era digitale

        Di seguito, un estratto dell’introduzione di Antonello Sacchetti alla monografia.

        Tra il regime islamico e le startup, gli ayatollah sui social network, la rivoluzione del 1979 e una popolazione odierna con una media di 28 anni di età, osservando l’Iran di oggi emergono degli aspetti singolari e delle contraddizioni che lo caratterizzano non solo sul piano sociale ma anche politico e culturale. Queste contraddizioni vengono sottoposte alla nostra attenzione dai mezzi d’informazione globali senza riuscire a ricostruire una quadro completo della Repubblica Islamica, lasciandoci confondere, da una parte, dalla narrativa dei negoziati sul nucleare e le conseguenze economiche catastrofiche delle sanzioni, dall’altra il dibattito sullo sviluppo delle connessioni 3G e 4G e dell’internet nazionale. Viene da domandarsi quale sia la vera faccia dell’Iran, se un paese in cui lo Stato è ancora al lavoro per mantenere viva la “morale islamica” come aspetto caratterizzante della vita pubblica e privata della società iraniana, in cui internet è ancora controllato e la televisione satellitare oscurata dai segnali di interferenza delle stazioni governative, oppure un paese nel pieno del boom tecnologico, i cui cittadini fanno uso di un’ampia schiera di piattaforme di social media per costruire vivaci comunità online. Nata dalla collaborazione con Small Media, il sito specializzato nell’analisi della censura, dei media e della libertà d’informazione in Iran, questa monografia è un progetto esclusivo e inedito in cui, attraverso la chiave di lettura dei mezzi di comunicazione di un paese che emerge così contraddittorio, si tenta di aprire una nuova narrativa, quella dell’Iran nell’era dell’informazione e delle telecomunicazioni.

        Si potrebbe ipotizzare che raccontare l’Iran voglia dire, dunque, anche raccontare come i media abbiano raccontato e continuino a raccontare il paese. La cosiddetta “era della comunicazione” comincia – a livello mondiale – proprio quando in Iran nasce la Repubblica Islamica. I leader dei primi anni Ottanta – da Ronald Reagan negli Usa a Margareth Thatcher in Gran Bretagna, da Francois Mitterand in Francia allo stesso Ruhollah Khomeini in Iran – riconoscono ai mass media (e alla televisione in particolare) una centralità nuova, non più meramente strumentale. I media occupano ormai una parte importante nella vita delle persone e quindi dei popoli, non si limitano a “informarli”, ma li “formano” attraverso dinamiche e linguaggi in continua evoluzione. Quando nel 1983 la Repubblica Islamica decide di liquidare definitivamente il Partito comunista Tudeh, non si limita a processarne i leader, ma lo fa in diretta televisiva. I processi proposti in prima serata al pubblico iraniano servono ad elaborare, prima ancora che diffondere, una narrazione ufficiale della rivoluzione, estorta in questo caso attraverso la tortura e la coercizione e condivisa con le masse attraverso la tecnologia. (Si veda a tal proposito il saggio di Ervand Abrahamian, Tortured Confessions Prisons and Public Recantations in Modern Iran, Berkeley, University of California Press, 1999.

        Da allora mezzi e linguaggi della comunicazione si sono trasformati radicalmente. Il sistema creato nel 1979 si è dovuto misurare, a più riprese, con scenari completamente inediti: con le televisioni satellitari all’inizio degli anni Novanta, con l’avvento di internet qualche anno più tardi, fino al boom dei social media e della telefonia mobile. Dalle audiocassette con i sermoni di Khomeini che sfuggivano ai controlli della polizia dello scià, siamo passati ai tweet della Guida Khamenei. Un bel salto, indubbiamente. Ma è un cambiamento che riguarda e spiazza, in fondo, un po’ tutti. Alcuni paesi europei, come l’Italia, faticano ancora ad assimilare un cambiamento che ha stravolto i parametri della vecchia comunicazione analogica. Sarebbe perciò un errore limitare lo sguardo sull’Iran a un semplice problema di controlli e censura.

        In gioco c’è qualcosa di molto più vitale: l’identità stessa del paese, prima ancora che del sistema politico che lo governa. Proprio per la sua posizione geografica strategica, che lo pone esattamente nel mezzo tra Estremo Oriente e civiltà mediterranee, nel corso di tutta la sua storia l’Iran ha dovuto sempre fare i conti con un dilemma fondamentale: come sopravvivere senza rinunciare alla propria identità. È stato così con l’invasione araba nel VII secolo, con quella dei mongoli nel XIII, con il “Grande gioco” tra Russia e Gran Bretagna e con la Guerra Fredda nel XX. Avvenimenti storici certamente drammatici e dolorosi, dai quali l’Iran è uscito trasformato ma mai stravolto nei propri caratteri fondamentali. Un esempio su tutti: la Persia è l’unico grande territorio conquistato dal califfato a non subire l’imposizione dell’arabo. Della lingua dei conquistatori viene adottato soltanto l’alfabeto, che sostituisce i vecchi ideogrammi del pahlavie rende più semplice la diffusione della scrittura.

        Una delle parole d’ordine delle piazze del 1979 era esteqlal, “indipendenza”. Indipendenza innanzitutto culturale, di valori e di linguaggio. La rivoluzione non nasce come “islamica”, ma contro lo scià e contro la propaganda filo-statunitense. La gharbzadeghi, la “intossicazione da Occidente”, o “Occidentosi”, descritta nel 1962 dall’intellettuale ex marxista Jalal Al-e Ahmad, è innanzitutto un malessere culturale: “Siamo stranieri a noi stessi: è straniero quello che mangiamo e come ci vestiamo, sono straniere le nostre case, stranieri i nostri modi, i nostri libri e, quel che è più pericoloso, è straniera la nostra cultura. Cerchiamo di farci un’istruzione di stampo europeo e ci affanniamo per risolvere qualsiasi problema ci si presenti nel modo in cui lo farebbero gli europei.” Quella descritto da Jalal Al-e Ahmad era la gharbzadeghi degli iraniani; a distanza di cinquant’anni, sembra che anche molti osservatori occidentali soffrano di una sorta di autointossicazione che impedisce di accettare la diversità culturale e di valori alla base del modello politico proprio dell’Iran. Come giustamente ricordato in questa monografia, la Repubblica Islamica, nata dopo la rivoluzione del 1979, “si è definita più di ogni altra cosa in senso culturale”. Il che ha implicato un azzeramento iniziale del sistema precedente, con la chiusura delle università per due anni e una massiccia e rapida islamizzazione dei mass media, del sistema di istruzione e dei canoni estetici e di comunicazione. Canoni che, in questi 35 anni, sono cambiati completamente, in tutto il mondo.

        E questa enorme, continua trasformazione ha certamente rappresentato un trauma per il sistema creato nel 1979, che ha dovuto confrontarsi, quasi di colpo, con strumenti e linguaggi del tutto inediti. Si pensi all’avvento delle antenne paraboliche, cominciate a spuntare sui tetti di Teheran nel 1991, in concomitanza con la Guerra del Golfo scatenata da Bush senior contro Saddam Hussein. L’Iran usciva da otto lunghissimi anni di guerra proprio contro l’Iraq. Anni di distruzione, morte e chiusura culturale. Per una straordinaria simmetria della storia, la fine della “guerra imposta” (luglio 1988) è seguita dalla morte dell’Ayatollah Khomeini (giugno 1989) e dalla fine della Guerra Fredda. Di colpo, l’Iran si ritrova in uno scenario completamente nuovo, impensabile soltanto pochi mesi prima. Le parabole per vedere le televisioni satellitari non sono solo un espediente per aggirare la censura dei media statali: sono il simbolo di una nuova epoca sociale. I ragazzi cresciuti sotto i bombardamenti di Saddam e la retorica propagandistica dei media della Repubblica Islamica, hanno adesso “fame di mondo”, vogliono vedere come si vive fuori dal loro paese. Il pretesto, la scintilla che accende questa passione per le antenne paraboliche, è vedere come l’arcinemico Saddam le busca dal “grande satana” (gli Usa). Ma poi le televisioni satellitari entrano nella dieta mediatica degli iraniani e non ne escono più, nonostante siano ufficialmente al bando.

        Gli stessi organi di comunicazione della Repubblica Islamica sono stati costretti ad adeguarsi, a cercare di non perdere completamente il contatto con il pubblico. L’Irib (Islamic Republic of Iran Broadcasting), soprattutto negli ultimi anni, ha intrapreso un processo di modernizzazione notevole, proprio nel tentativo di mantenere la propria rilevanza in ambito culturale. All’interno dello stesso ministero della Cultura e della Guida Islamica, lavorano oggi giovani formatisi all’estero, che parlano perfettamente l’inglese e sono a loro agio con i nuovi strumenti digitali. Per rendersene conto, è sufficiente seguire gli account social del presidente Hassan Rouhani o della Guida Suprema Ali Khamenei. L’effetto è spesso sconcertante per un occidentale: commentare la politica internazionale con una citazione di un Imam sciita dell’XI secolo può in effetti sembrarci bizzarro. Ma è un nostro limite, più che una reale contraddizione. Lo stesso è accaduto con il web. I primi blog iraniani sono nati alla fine degli anni Novanta nelle scuole coraniche di Qom e solo dopo sono diventati talmente popolari da far divenire il persiano, per alcuni anni, la sesta lingua più usata nel web. L’universo dei blog iraniani – il cosiddetto Blogistan – va in crisi con le elezioni del 2009, le contestazioni da parte del movimento verde e la seguente repressione. Molti blog chiudono, altri non sono più aggiornati. Tutto ciò non dipende però soltanto dalla censura: il web si sta evolvendo, cominciano a diffondersi i social media e gli utenti iraniani si spostano su Facebook e Twitter. Dove si comincia a concentrare anche l’attenzione della censura. Anche da questo passaggio l’Iran è uscito trasformato e – in un certo senso – più moderno.

        In anticipo di almeno due anni sulle cosiddette “primavere arabe”, durante le elezioni presidenziali del 2009 gli iraniani hanno dato vita a un movimento che ha utilizzato in modo sistematico i nuovi media e che ha svelato al mondo l’esistenza di un’opinione pubblica giovane e vivace. Dopo quella crisi, il modo di raccontare l’Iran non è stato più lo stesso. Ma anche la stessa Repubblica Islamica, nelle sue mille sfaccettature, è una “macchina che impara”. E che da quell’esperienza ha capito che non può rinunciare completamente se non al consenso, quanto meno alla partecipazione del popolo ai momenti decisionali. Come spiegare altrimenti l’esito delle successive elezioni del 2013? Non solo si prevedeva una bassa affluenza alle urne, ma nessuno o quasi avrebbe scommesso sulla vittoria del moderato Rouhani. Sono state decisive le ultime due settimane di campagna elettorale, condotta in modo magistrale dal candidato vincitore, soprattutto nel web e sui social in particolare. Nell’eterno confronto con la modernità – o meglio con i processi di modernizzazione – l’Iran adotta spesso una via indiretta, tortuosa. Il grande iranista italiano Alessandro Bausani parlava di “apparenti re-arcaizzazioni” attraverso le quali l’Iran riesce sempre a venire a capo dei momenti più critici. Forse non è poi così azzardato pensare all’intera esperienza della Repubblica Islamica come una grande reazione al processo di globalizzazione che proprio verso la fine degli anni Settanta diveniva evidente.

        In questo lungo viaggio attraverso il problematico rapporto tra Repubblica Islamica e comunicazione, occorre sempre ricordare che in Iran la censura è un dato storico, nato molto prima della rivoluzione e intrinseco forse alla stessa concezione storica del potere politico. La richiesta di libertà di espressione e di democrazia degli iraniani di oggi, non è figlia soltanto dei 35 anni di Repubblica Islamica, ma affonda le proprie radici nel movimento politico che nel 1906 portò alla Rivoluzione costituzionale. L’Iran fu allora il primo paese musulmano a dotarsi di una Carta. Quel processo democratico non si è mai del tutto interrotto e rivive oggi in forme diverse, con strumenti, linguaggi e urgenze in continua evoluzione. Questa monografia si apre appunto con l’analisi dell’evoluzione generale della censura nella Repubblica Islamica. La scelta di porre le basi della regolamentazione dei media sull’Islam politico è stata la prima fonte di problemi controversi. Attraverso la descrizione del contesto ideologico da cui prende forma la Costituzione iraniana e delle leggi che regolano la libertà di espressione nel paese, il primo capitolo chiarisce il ruolo attribuito ai media nazionali quali armi da puntare contro le ingerenze straniere per combattere l’invasone culturale dell’Occidente, una paura alimentata dalla politica filoccidentale del regime Pahlavi. Con l’analisi dei testi legislativi, si fa invece luce sull’ambiguità normativa che vige nel paese e che rende l’azione della censura imprevedibile e discrezionale.

        Per riportare la fumosità di queste norme alla realtà, nel testo sono riportati due esempi esplicativi di come agisce la censura in Iran: il caso del sito di informazione sull’innovazione digitale e tecnologica Narenji e quello della giornalista Marzieh Rasouli, arrestata e condotta nel carcere di Evin, nel luglio 2014,con l’accusa di aver diffuso propaganda antigovernativa. Nel secondo capitolo viene analizzato nel dettaglio il controllo che lo stato esercita su internet. Descritto come un “sistema triangolato”, in cui il governo adotta misure di prevenzione, intercettazione e reazione per esercitare la propria censura anche in rete e proteggere la natura islamica della repubblica, non solo si entra nel dettaglio nell’analisi degli strumenti di controllo (dai software per filtrare i contenuti internet al reindirizzo dns) e del palinsesto che forma i vari organi preposti a questo scopo sorti dopo le proteste del 2009, ma si affronta l’argomento anche da un’altra prospettiva, ovvero quella della società e dei mezzi utilizzati dai cittadini iraniani per aggirare le misure di controllo, come vpn e proxy. Grazie a delle infografiche, si è riusciti a riassumere il caotico quadro della censura su internet, ricostruendo il dedalo amministrativo di uno dei temi più incandescenti dell’Iran contemporaneo che ha portato la Repubblica Islamica a essere etichettata da Reporter Senza Frontiere come “uno dei dodici nemici di internet”. Un altro mezzo di informazione controverso e dibattuto è la televisione satellitare. Le prime parabole iniziarono ad apparire dopo la fine della guerra contro l’Iraq, all’inizio degli anni Novanta, e con esse una sfida che continua a mettere a dura prova la capacità di controllo del governo iraniano. Per questo nel terzo capitolo si approfondisce il ruolo che gioca la televisione di Stato, l’Irib, nel panorama mediatico nazionale e internazionale. Si fa qui luce sull’evoluzione della politica iraniana in merito alle parabole dalla loro comparsa sino ad oggi e la relazione con i canali satellitari in lingua persiana trasmessi in Iran e prodotti all’estero. Anche in questo ambito è descritta l’azione della censura e dei mezzi tecnologici con i quali il governo combatte la guerra dell’informazione contro “l’invasione culturale” dell’Occidente. Inoltre il capitolo è accompagnato da un’analisi dell’evoluzione della rappresentazione femminile nella televisione e nel cinema iraniani, con riferimenti alle attrici che hanno intrapreso atti di resistenza al codice di abbigliamento islamico. Conoscere l’evoluzione dei mezzi d’informazione iraniani vuol dire capire l’evoluzione della sua società. Un’affermazione che è sicuramente possibile riscontrare nell’uso che le minoranze religiose e sessuali iraniane hanno saputo fare di internet. Spesso vessate, discriminate o addirittura messe al bando, come la comunità baha’i, essere hanno sfruttato internet per rivendicare un proprio spazio in cui esprimere la propria identità. Con il quarto capitolo ci si addentra nella varietà di piattaforme online e satellitari in cui cristiani, ebrei, baha’i, lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (Lgbt) sono riusciti a ricavare un rifugio dalla repressione governativa e vivere la propria fede o la propria identità sessuale. Dalle messe trasmesse in tv dalla “Chiesa domestica” alle università clandestine baha’i online, dalle chat di incontri per Lgbt al contro attacco dei conservatori, l’analisi è ricca di esempi di come il governo e queste comunità clandestine si muovano fra tolleranza e illegalità. Il quinto capitolo è dedicato all’editoria che in fatto di censura rappresenta un ponte di continuità fra il regime Pahlavi e Repubblica Islamica. Questo capitolo si apre con l’eredità dell’epoca Pahlavi ripresa dal Ministero della Cultura e della Guida Islamica (Mcgi) e spiega la sua azione nel campo culturale ed editoriale iraniano.

        Come per l’approfondimento sulla televisione satellitare, anche in questo caso si è resa necessaria un’analisi del suo sviluppo durante le diverse presidenze che si sono succedute dal 1979 ad oggi, in termini legali, politici e sociali. Così si viene a conoscenza che in risposta a una stretta della censura sotto il governo di Ahmadinejad, gli editori iraniani si sono organizzati creando proprie piattaforme per ebook nel tentativo di aggirare la censura, mentre altri scrittori, incessantemente respinti dal Mcgi, hanno smesso di scrivere. L’ultima parte della monografia è interamente dedicata agli aspetti più recenti del panorama mediatico iraniano, ovvero i social media, le start-up e lo sviluppo della fibra ottica. Nelle più diverse esemplificazioni in cui questi temi si concretizzano in Iran, il raffronto con il governo attuale è costante. Rouhani all’alba della sua elezione, si è presentato come il candidato eletto dagli iraniani desiderosi di cambiamento. “Viviamo in un’epoca in cui limitare la circolazione delle informazioni è impossibile”, sono le parole con cui ha manifestato le proprie posizione in merito alla censura del regime, e dall’inizio del suo governo sono numerosi gli scontri con la Guida Suprema e i rappresentanti più conservatori sul cambiamento tanto desiderato dai suoi elettori, primo fra tutti quello del controllo governativo di internet.

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        Raccontare l’Iran

        Bisetun

        L’Associazione Culturale Studi Asiatici “Centro Studi Euroasiatici” ( A.C.S.A.) organizza per il ciclo Iran Contemporaneo “Raccontare l’Iran”.

        Dal 1979 in poi l’Iran è stato spesso rappresentato dai media come la perfetta antitesi dei valori occidentali. Un Paese lontano, in tutti i sensi, da evitare. O da negare. Eppure chi lo visita rimane quasi sempre affascinato dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente.

        Oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni, si può e si deve imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro.

        Interverrà Antonello Sacchetti, giornalista, blogger , autore di 4 libri sull’Iran.

        Modera il professor Luigi Tomasi.

        La serata continua con la lettura delle poesie tradotte da Nina Sadeghi e interpretate dall’attrice Carmen Esposito.

        Venerdì 5 giugno 2015 alle 20.30 aula Kessler del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale

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        Nucleare, storico accordo

        Accordi di Losanna

        E alla fine accordo fu. Dopo otto giorni serratissimi di trattative, il 2 aprile 2015 (13 farvardin 1394 per il calendario persiano) Iran e 5+1 hanno raggiunto un traguardo che non è esagerato definire storico. Si tenga presente che l’accordo ad interim rinnovato il 24 novembre 2014 aveva fissato il 31 marzo come termine per il raggiungimento di un accordo politico, non dell’accordo tecnico.

        E alla fine, con 48 ore di ritardo e dopo un’autentica maratona diplomatica, quell’accordo c’è. Il termine inglese di Joint Comprehensive Plan of Action (JCPA) fissa i punti chiave di un trattato che andrà scritto e approvato entro il 30 giugno. Ma chi si aspettava (o sperava) una generica dichiarazione di intenti, è rimasto deluso. Questo è un passo importante per un accordo vero; indica un percorso preciso e soprattutto una volontà politica chiara.

        D’altra parte, sarebbe stato difficile per tutti tornare ancora una volta a casa a mani vuote. Ma la difficoltà e la lunghezza della trattative indica come non si sia trattato di un gioco al ribasso.

         

         

        Almeno ufficialmente, Iran e Usa non ristabiliscono relazioni diplomatiche. D’altra parte, non era uno dei punti sul tavolo. Ma è chiaro che – dopo 18 mesi di trattative e incontri – la percezione e l’atteggiamento di Ue e Usa nei confronti della Repubblica Islamica sia completamente cambiata . Lo stesso Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli Affari Esteri Federica Mogherini ha sottolineato come l’accordo punti a includere l’Iran nella comunità internazionale sia a livello politico sia economico.

        obama irib

        Il presidente Usa Barack Obama ha parlato di una “storica intesa”. Il suo discorso è stato trasmesso anche dalla TV iraniana.

         

         

         

        [youtube]https://youtu.be/L4tt6EdxTlg[/youtube]

         

         

        Ecco i punti chiave dell’accordo quadro raggiunto a Losanna:

        Riduzione centrifughe

        L’Iran ha accettato di ridurre di circa due terzi le centrifughe installate. L’Iran passerà dalle attuali 19.000 a 6.104 centrifughe. Solo 5.060 di queste provvederanno all’arricchimento dell’uranio per 10 anni. Tutte le 6.104 centrifughe saranno del tipo IR-1, ovvero della prima generazione (attualmente, l’Iran dispone di modelli di centrifughe fino all’IR-8). Tutte le centrifughe in eccesso e le infrastrutture di arricchimento saranno messe sotto il diretto monitoraggio dell’AIEA e verranno utilizzate solo come ricambi delle centrifughe operative.

        Riduzione stock

        L’Iran si impegna a ridurre il suo attuale stock di 10mila chili di uranio arricchito a non più di 300 chili, arricchiti al massimo al 3,67 per cento. La maggior parte delle riserve di uranio arricchito dell’Iran dovrà essere diluita (degradata a un livello di purezza inferiore all’attuale) o trasferita all’estero.

        No a nuovi impianti

        Per 15 anni l’Iran non costruirà alcun nuovo impianto al fine di arricchimento dell’uranio.

        L’impianto di Fordow

        Iran convertirà il suo impianto di Fordow in modo che non potrà più essere utilizzato per arricchire l’uranio per almeno 15 anni. L’impianto non ospiterà alcun materiale fissile e sarà convertito in centro di ricerca fisica e tecnologica.

        Un solo impianto di arricchimento, a Natanz

        L’Iran avrà “un solo impianto nucleare” per l’arricchimento dell’uranio, a Natanz, per dieci anni.

        Reattore ad acqua pesante di Arak

        Sarà modificato e il plutonio prodotto andrà all’estero. L’Iran non costruirà impianti simili per almeno 15 anni.

        Breakout a un anno

        L’attuale breakout – il tempo necessario a produrre materiale fissile sufficiente per un’arma – è stimato tra i 2 e i 3 mesi. Con l’accordo viene esteso ad almeno un anno, per una durata di almeno dieci anni.

        Le sanzioni

        In cambio degli impegni assunti, sarà gradualmente alleggerito il peso delle sanzioni internazionali sull’Iran. Le sanzioni di Ue e Usa saranno sospese dopo che l’AIEA avrà verificato l’adempimento da parte iraniana dei propri obblighi.

        Tutte le precedenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla questione nucleare iraniana saranno abolite in simultanea con il completamento, da parte dell’Iran, di azioni legate al nucleare legati ai punti principali (arricchimento, Fordow, Arak e trasparenza).

        Tuttavia, le disposizioni di base nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite saranno ristabilite da una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che approverà le linee guida e solleciterà la loro piena attuazione.

        Verrà definito un processo di risoluzione delle controversie.

        Il mancato rispetto dell’accordo porterà automaticamente al ristabilimento delle sanzioni contro Teheran.

        Tutte le altre sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran per terrorismo, violazioni dei diritti umani, e missili balistici rimarranno in vigore.

        Monitoraggio e controllo

        Dopo i primi 10 anni di monitoraggio, le attività di ricerca e sviluppo continueranno a essere limitate e supervisionate, con le diverse restrizioni sul programma nucleare iraniano che resteranno in vigore per 25 anni.

        IL TESTO INTEGRALE (IN INGLESE) DELLA DICHIARAZIONE CONGIUNTA FINALE

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