Happy end per Rostam e Sohrab

Happy end per Rostam e Sohrab

È proprio vero: gli iraniani riescono sempre a stupirti. Nel bene e nel male. All’anteprima alla Casa del Cinema di Roma del film di animazione “La battaglia dei re: Rostam e Sohrab”, tratto dallo Shahnameh, capolavoro del poeta persiano Ferdowsi, c’era il pienone. Tanti iraniani e anche tanti italiani, accomunati, al termine della proiezione, da un imprevisto senso di smarrimento.

Cosa era successo nelle due ore scarse di film?

Antonella Vicini, sul suo blog Sguardi Persiani, ha nottetempo scritto:

(…) Il regista del film ha voluto stravolgere il testo del sommo poeta iraniano… regalando un rassicurante happy end e un to be continued agli spettatori. Quindi il padre non uccide il figlio; niente Edipo al contrario, ma agnizione finale con moglie, Tahmineh, che arriva in tempo in tempo, sul fil di lana, per rivelare a Rostam che quello che sta per uccidere non è un nemico, ma suo figlio…. Insomma, come dire che Achille non ammazza più Ettore o che Edipo, per rimanere in tema, non uccide più Laio…. chissà cosa ne avrebbe detto Ferdowsi..

E pensare che a poche centinaia di metri dalla Casa del Cinema sorge proprio l’unica statua di Ferdowsi mai eretta al di fuori dell’Iran.

Forse lo “scandalo” sta nell’aver dato a questo film una valenza “alta” che probabilmente non vuole nemmeno avere. Più che un film di animazione, Battle of the kings sembra un grande videogioco impostato su una trama presa in prestito dall’epopea preislamica dell’Iran (e infatti abbondano i simboli zoroastriani come il Faravahar).

Un po’ come Dante’s Inferno, videogame uscito nel 2010 e  “liberamente ispirato alla cantica dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri”. Come recitano le istruzioni, in quel caso,

il giocatore controlla Dante, un veterano della terza crociata, che ha lasciato la sua amata Beatrice e cerca di salvare la sua anima da Lucifero.

Certo, trasformare Dante da poeta a crociato, è un po’ un azzardo. Però è un gioco. E forse la grandezza dei miti e dei classici è anche quella di resistere alle variazioni e agli stravolgimenti.

In fondo, come diceva un iraniano all’uscita del cinema, “il finale è cambiato, ma questo è un film”.

BATTLE OF THE KINGS: Rostam and Sohrab

Rostam and Sohrab

BATTLE OF THE KINGS: Rostam and Sohrab

di Kianoush DALVAND

(in persiano con sottotitoli inglese)

ROMA, CASA DEL CINEMA, sala Deluxe

Martedi 28 Maggio, ore 20.45

 

Realizzato da una equipe di cento persone che ha lavorato per più di cinque anni utilizzando le più moderne tecnologie digitali e cinematografiche grazie all’impegno congiunto dell’Iran’s Experimental and Documentary Film Centerd (EDFC) e dell’Arya Animation Studio, questa spettacolare animazione narra la tragica vicenda della morte del giovane Sohrab per mano del padre Rostam, il più grande eroe dell’Iran nella lotta contro il perfido re Afrasyab. Tratta dallo Shahnameh (Il Libro dei Re) di Abolqasem Ferdousi, immortale epica persiana, la storia è un intreccio di avventura, amore, coraggio e tradimento che continua a suscitare emozione e pietà per il crudele destino di due uomini nei quali si incarna lo spirito di un popolo.

 Accolto molto favorevolmente in Iran, in Turchia e in molti paesi del Medio Oriente dove è stato già presentato, il film è in questo momento distribuito negli Stati Uniti dalla Fantastic Film International che ne ha acquistato i diritti lo scorso anno a Cannes.

 L’anteprima italiana, inserita in un tour europeo di promozione, avverrà alla presenza del regista e dei produttori.

No Ruz 1392

No Ruz

Il capodanno persiano in Italia. Appuntamenti, notizie, foto e video. Ecco lo storify.

 

Civiltà dell’Iran. Passato, presente e futuro

Iran passato presente e futuro

Civiltà dell’Iran. Passato, presente e futuro. E’ il titolo della due giorni in programma a Roma venerdì 22 e sabato 23 febbraio presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, Museo dell’Arte Classica, Sala Odeion (venerdì) e il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Via Merulana, 248 (sabato).

 Ecco il programma

 

22 FEBBRAIO ALLE ORE 9,00

presso l’Odeion della facoltà di lettere e filosofia della Sapienza Università di Roma

Piazzale Aldo Moro, 5

 

23 FEBBRAIO ALLE ORE 9,00

presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”

Via Merulana, 248

 

Intervista sull’Iran

Giovanna Canzano intervista Antonello Sacchetti

Giovanna Canzano intervista Antonello Sacchetti, autore di Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia. Si parla di Iran, di cultura persiana, di nucleare e diritti umani.

Intervista realizzata domenica 25 novembre 2012 a Roma.

 

[youtube]http://youtu.be/n–S23oChCE[/youtube]

Luci dall’Iran

Luci dall'Iran

La registrazione audio della presentazione

 

 

 

 

Si svolge SABATO 9 FEBBRAIO  a partire dalle ore 18.30, presso il Centro del Tango Argentino in Via Macerata 9, a Roma, l’evento Luci dall’Iran. Visioni.

Il critico letterario FILIPPO LA PORTA dialogherà con ANTONELLO SACCHETTI  sul suo ultimo libro “Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?”

Dopo la presentazione assaggio di cibo persiano e altre finestre e curiosità sull’Iran

Al termine della serata RAMIN RAHMI presenterà il suo corso di canto e percussioni persiane.

Chi vorrà potrà partecipare alla LEZIONE APERTA.

Per la presentazione del LIBRO TRANS-IRAN: INGRESSO LIBERO

Per il resto della serata: assaggi persiani, proiezioni… presentazione del corso di percussioni e canto PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA entro il 7 febbraio

(capienza limitata) contributo 10 €

 

INFO E PRENOTAZIONI:

 

CENTRO DEL TANGO ARGENTINO

segreteria@tangoargentino.it

335251628

www.tangoargentino.it

 

L’ARCO DI ARTEMIDE

info@arcodiartemide.it

3296120915

www.arcodiartemide.it

 

Un pomeriggio con Attar

Attar

L’Istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività svolte a promuovere lo scambio culturale e a presentare le personalità letterarie e culturali dell’Iran, organizza un ciclo di incontri letterari.

“Un pomeriggio con ‘Attar” è il titolo del primo incontro, alla presenza della Prof.ssa Meneghini, docente di lingua e di letteratura persiana presso l’ Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”, che si terrà il prossimo 14 Gennaio dalle ore 16 alle 17 presso i locali dell Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran siti in Via Maria Pezze Pascolato, 9.

Farid Addin Abu Hamed Mohammad ‘Attar Neishapuri è uno dei sommi poeti e mistici persiani del XIII secolo. Preparatore di rimedi medici, di erbe medicamentose e di profumi (da cui il titolo di ‘Attār “profumiere”, di fatto all’epoca una figura quasi equivalente a quella del medico) ricevette un’eccellente educazione in diverse scienze.

In età matura, decise di abbandonare la sua attività, viaggiò moltissimo e si dedicò al misticismo fino alla morte.

Le sue opere furono d’ispirazione non solo per Jalal al-Din Rumi il quale cita numerose volte il nome di ‘Attar nelle sue opere esprimendo nei suoi confronti la più alta stima, ma anche per molti altri poeti mistici successivi.

Rumi espresse le sue lodi con le seguenti parole:

“Attar percorse errante le sette città dell’amore – Siamo ancora sulla stessa Via.”

Le sue opere più importanti sono:

Ilahi-Name (Il poema Celeste), Manteq al-tayr (Il Verbo degli uccelli), ‘Asrar-Name (Il libro dei segreti), Mosibat-Name (Il Libro delle avversità), Tadhkirat al Awliya (Biografie degli intimi di Allah), un ampio Canzoniere ( Divan ) formato da liriche di diverso genere e il Mokhtar-Name, un’ampia raccolta di quartine.

 A causa del numero limitato di posti disponibili, tutti gli interessati sono pregati di comunicare la loro presenza attraverso la mail dell’istituto istitutoculturaleiran@gmail.com oppure chiamando il numero 06 3052 207/8.

Il mercante e il pappagallo

Masnavì Maanavì

C’era taluno, non c’era qualcuno, oltre al buon Dio non c’era nessuno.

Si narra che nell’antica Persia viveva un commerciante che possedeva un pappagallo molto bello, che era anche in grado di parlare.

Il commerciante amava molto il suo pappagallo e lo teneva premurosamente in gabbia in modo che gli tenesse compagnia.

Un giorno il commerciante decise di partire per l’India per un viaggio d’affari e prima di partire chiese a tutti i membri della propria famiglia cosa desiderassero come regalo da quella terra lontana. Ognuno chiese qualcosa ed il commerciante accettò. L’uomo si rivolse anche al suo amato pappagallo chiedendogli di esprimere un desiderio.

Il pappagallo non chiese nulla ma piuttosto volle che il suo padrone riferisse qualcosa ai pappagalli dell’India. “Dì loro che io sono quì e che vorrei vederli, ma questa gabbia mi impedisce di farlo”.

Il commerciante promise di riferire il messaggio e partì per l’India. Comprò la merce che voleva e fece tanti affari vendendo le merci che aveva portato con sè. Prima di tornare però, andò un giorno in un bosco e vide finalmente alcuni pappagalli. A quel punto disse loro che un loro simile, il suo pappagallo, aveva inviato loro quel determinato messaggio.

Tra i pappagalli però uno di loro, dopo aver sentito il messaggio, iniziò a fremere e qualche istante dopo cadde per terra morto.

Il commerciante era dispiaciuto e si pentì di aver riferito quel messaggio rattristante.

Ad ogni modo il commerciante tornò a casa e appena arrivato, diede a tutti i membri della famiglia i regali che aveva comprato per loro. Il pappagallo che attendeva quando vide che il commerciante non disse nulla a lui lo chiamò così: “E il mio regalo? Hai riferito ai pappagalli indiani il mio messaggio?”.

Il commerciante rispose: “Sì, l’ho fatto, ma me ne sono pentito”. E quindi raccontò la vicenda della morte del pappagallo.

Quando terminò il suo racconto anche il pappagallo nella gabbia tremò allo stesso modo e cadde all’improvviso a terra morto. L’uomo non credeva ai suoi occhi. Affranto dal dolore prese il suo pappagallo e lo portò fuori dalla gabbia ma appena fece così il pappagallo volò e si posò su un albero ritrovando così la sua libertà.

Il commerciante gli chiese il significato di quella azione. Il pappagallo rispose: “Il pappagallo indiano con quella mossa mi ha insegnato come fare a liberarmi. Per liberarsi bisogna prima credersi morti e lasciare stare tutti i legami con la vita terrena”.

***

E dopo questa bellissima fiaba del Masnavì Maanavì (Poema Spirituale) del poeta Rumi, di cui anche voi avrete inteso il messaggio gnostico, vi proponiamo il proverbio di oggi. Un proverbio simpatico e divertente molto usato ancora oggi dagli iraniani: “Con tutti sì, anche con noi sì”.

Ma ora ascoltate come è nato questo modo di dire per comprenderne il significato.

Si narra che in una città viveva un commerciante che dopo anni di dignitoso lavoro era caduto in disgrazia. Era un periodo di grande sfortuna per lui e sbagliava tutte le mosse: quando comprava una merce quella perdeva valore, quando vendeva qualcosa quella merce diveniva cara. Poco alla volta perse la sua fortuna ma nella speranza di potersi rifare e mantenere aperta la porta della sua piccola bottega andò dagli altri commercianti e prese in prestito da ognuno di loro un pò di merce, così da poterla vendere e poi naturalmente poterla pagare a chi gliel’aveva prestata.

L’uomo era dunque in debito con i colleghi e la sua bottega non riacquistò più lo splendore di un tempo. Non sapeva più cosa fare ed era costretto a chiedere scusa ogni volta che uno dei commercianti ai quali era debitore veniva a chiedergli di restituirgli i soldi.

Alla fine i suoi colleghi lo denunciarono al giudice della città e l’uomo capì che se non si inventava qualcosa per guadagnare soldi, presto sarebbe finito in prigione.

L’uomo non sapeva più cosa fare ed andò da uno dei colleghi a cui doveva meno soldi e raccontò tutta la sua storia. L’uomo dopo aver ascoltato attentamente disse: “Io ti insegnerò il modo in cui potrai aggirare coloro ai quali devi dei soldi ed anche il giudice, ma c’è una sola condizioni”.

L’uomo che era disposto a tutto disse: “Quale condizione, accetto qualunque cosa sìa”.

Il commerciante rispose: “La condizione è che quando sarai fuori dai guai dovrai restituire i miei soldi. Io penso ai miei soldi e non mi importa degli altri”.

Il commerciante accettò e chiese cosa fare. L’uomo disse: “Quando ti porteranno dal giudice, qualunque cosa lui ti chiederà tu dovrai dirgli di sì. Attenzione, non sbagliare. Qualunque domanda ti faccia tu dì solo di sì”.

Il commerciante accettò e promise di pagare il debito all’uomo che gli aveva dato il consiglio.

E così qualche giorno dopo quando lo arrestarono e lo portarono dal giudice, giunse il momento di mettere alla prova lo stratagemma dell’amico.

Il giudice chiese: “Confermi di essere in debito con tutte queste persone?”

“Sì”, disse semplicemente l’uomo seguendo le istruzioni dell’amico.

“Ma allora perchè non paghi i tuoi debiti?”, chiese il giudice.

“Sì”, rispose l’uomo.

“Cosa hai fatto con la merce e i soldi presi in prestito?”.

“Sì”.

“Mi prendi in giro? Perchè non mi rispondi?”, disse arrabbiato il giudice.

“Sì”, ripetè l’uomo.

“Restituirai i soldi?”

“Sì”.

“Non li vuoi restituire?”.

“Sì”.

Il giudice chiamò in privato i commercianti e a loro disse che le disgrazie avevano reso folle il loro amico e che non c’era modo e che non si poteva mandare in prigione un folle e che dovevano rinunciare ai loro soldi.

Tutti accettarono e se ne andarono e l’uomo felice di essere scampato ai guai tornò a casa.

Qualche giorno dopo il commerciante che gli aveva insegnato lo stratagemma bussò alla porta della sua casa.

L’uomo andò ad aprire e salutò. Il commerciante disse: “Hai visto che ce l’hai fatta?”

“Sì”.

“Stai bene ora?”

“Sì”.

“Allora ora è giunto il momento di mantenere la promessa e ridarmi i soldi che ti avevo prestato”.

“Sì”.

“Quando mi paghi?”

“Sì”.

“Ma allora mi paghi o no?”

“Sì”.

Il commerciante capì che l’uomo stava usando contro di lui il suo stesso stratagemma ed allora disse: “Con tutti sì, anche con noi sì”.

Da allora, in Persia, questo proverbio viene detto a qualcuno che è ingrato e si comporta male con noi anche se gli abbiamo fatto del bene in passato.

Notizia originale: http://italian.irib.ir/programmi/cera-una-volta/item/119184

La regione del Fars

Fars Province

L’Iran, dal punto di vista geografico, vanta una varietà unica al mondo ed allo stesso tempo una ricchezza storico-culturale particolare. Il nostro tappeto volante vi porterà ogni nelle regioni del nostro paese. Dunque salite su… chiudete gli occhi…usate la fantasia per viaggiare con noi nella regione del Fars, quella che vi presenteremo oggi.

Se sentite l’odore inebriante di fiori come la rosa ed il gelsomino e se l’aria è calda siete giunti nella regione del Fars; questa regione a sud-ovest dell’Iran, è una delle culle della civiltà iranica ma pure di quella dell’intera umanità; inoltre, nei secoli, è stata il cuore della letteratura, della scienza e della cultura dell’Iran e pertanto abbiamo deciso di iniziare il nostro viaggio da essa.

Nel Fars si trovano sulle pareti delle montagne le sculture del regno Elamita risalenti a 4 mila anni fà, le imponenti rovine di Persepolis e Pasargad, entrambi risalenti all’età d’oro degli Achemenidi; è possibile trovare quà e là pure reperti del periodo Sasanide.

La regione del Fars è la terra natia di grandissimi personaggi della Storia dell’Iran come il filosofo Molla Sadra ed i poeti Hafez e Saadi.

Nel lontanissimo 1100 a.C. un gruppo delle tribù ariane entrò nell’altopiano dell’Iran attraverso il nord. Questa stirpe si chiamava appunto Pars e diede il proprio nome alla zona dal clima mite del sud-ovest dell’Iran odierno, la regione che oggi noi chiamiamo Fars. Si formò quindi uno dei primi nuclei di civiltà della nostra terra che per molte volte nella Storia dell’Iran guidò il paese. Le dinastie reali degli Achemenidi e dei Sasanidi erano infatti di questa stirpe.

Gli Achemenidi presero in mano il potere nella regione tra il 559 ed il 330 a.C. ed allargarono il loro impero sulle altre regioni del mondo allora conosciuto.

Anche dopo l’arrivo dell’Islam, la regione del Fars fu la culla di dinastie come quella degli Atabak, degli Inju, dei Muzaffaridi e dei Zand. Le bellezze più recenti di questa regione sono dovute proprio ai re della dinastia Zand, che amavano la cultura e che come vedremo più Avanti fecero molto per la regione e soprattutto per la capitale del Fars ovvero la bellissima Shiraz.

La regione del Fars, con capitale Shiraz, ha una superfice di 133 mila chilometri quadrati, quasi metà dell’Italia, ed ha 29 province.

È delineata a nord dalla regione di Isfahan, ad est da quelle di Yazd e Kerman, a sud da quella di Hormozgan e ad ovest da quelle di Kohkiluye va Buir Ahmad e Bushehr.

La regione è attraversata da nord-ovest a sud-est dalla catena montuosa degli Zagros. La regione ospita al suo interno tre condizioni climatiche differenti. A nord e nord-ovest di questa, nelle zone montuose ed elevate si hanno inverni rigidi ed estati fresche. Nelle zone centrali l’inverno è più o meno freddo e le pioggie sono abbondanti e le estati sono calde e secche. Alla fine la parte a sud e a sud-est della regione ha inverni miti ma estati molto calde. La regione del Fars è realtivamente ricca di acqua ed in essa sono numerosi i fiumi, le sorgenti, le cascade ed i laghi. Il fiume più importante si chiama Kor che sfocia nel lago di Bakhtegan. Sono importanti anche i fiumi Foruz Abad, Qare Amaj e Fahlian che prendono origine dai monti della regione e si riversano nel Golfo Persico. Oltre al lago di Bakhtegan, gli altri due grandi laghi sono quelli di Maharlu e quello di Parishan o Famur.

L’esistenza di numerose cascate ha creato luoghi di villeggiatura e zone adeguate per la caccia che vengono visitate da molte persone; di questi luoghi avremo modo di parlarvi nelle prossime settimane.

L’acqua abbondante ed il terreno adatto hanno fatto del Fars uno dei poli dell’agricoltura dell’Iran. IL grano, l’orzo ed il granoturco, il riso e gli ortaggi sono i prodotti agricoli più important della regione che soddisfa anche buona parte del fabbisogno di carne e di latticini della nazione con il suo ottimo settore dell’allevamento.

***

La popolazione della regione del Fars è di 4 milioni e mezzo di persone. La lingua parlata dalla gran parte di queste persone è il farsi ma nella regione si parla anche l’azero, il lorì e l’arabo.

La regione è popolata da minoranze cristiane, ebree e zoroastriane.

La regione ospita anche una delle più grandi comunità di nomadi dell’Iran. I nomadi del Fars sono delle stirpi Qashqai, Khamse, Mammasani e Alvar di Kohkiluye; ognuna di queste stirpi si divide a sua volta.

I nomadi del Fars hanno una cultura molto ricca e particolare e la loro stessa esistenza è una delle bellezze di questa regione iraniana. I nomadi sono molto importanti per la produzione artigianale e la tessitura di tappeti, Qilim e Qabbè. Tra loro è diffusa anche la produzione di oggetti realizzati con le tecniche artistiche del Khatam, Moarragh e Monabbat. I nomadi sono pure maestri della produzione di oggetti artigianali di argento e di scultura e incisioni su questo metallo prezioso.

***

È molto interessante sotto il profilo economico la flora della regione del Fars dato che in essa si trovano numerose piante dalle proprietà farmaceutiche. Anche la diversità degli animali in questa regione è interessante che se in essa non vivono specie rare o protette o in via di estinzione.

Fonte:

http://italian.irib.ir/programmi/meraviglie-delliran/item/99958

Il mondo persianante

Peccato non averlo letto prima questo libro. Perché mi sarebbe stato di grande aiuto durante l’ultima presentazione del mio di libro, Trans-Iran, quando sull’Iran si sono scatenate le solite discussioni politiche o pseudo tali.

Sto parlando di “Che genere di Islam”, di Anna Vanzan e  Jolanda Guardi. Il sottotitolo ci dice che si parla di “Omosessuali, queer e transessuali tra shari’a e nuove interpretazioni”.

Le autrici spiegano:

Il nostro intento è stato quello di offrire della storia e delle situazioni relative all’omosessualità nel mondo arabo-perso-islamico presentando una prospettiva differente da quella prevalente e comune sul tema”.

Il tema è dunque molto vasto e delicato. E dà spesso adito a polemiche, equivoci e strumentalizzazioni.  E sulle approssimazioni spesso si fondano le mistificazioni: l’Iran, in questo senso, è spesso vittima della sua stessa storia.

Come spiegano sempre le autrici nella premessa, il loro

Non è un libro militante, né in senso anti islamico né nel suo segno opposto.

Sottolinerei inoltre la loro intenzione di fornteggiare

l’atteggiamento orientalista che tende ad appropriarsi di ogni positivo sviluppo che avviene nella storia dell’umanità considerandolo frutto esclusivamente della civiltà occidentale.

Parole sacrosante. Ad ogni modo, è un libro da leggere e che mi ha colpito sopratutto nella parte in cui Anna Vanzan conia una definizione illuminante quando parla di

mondo persianante, ovvero dell’Iran propriamente detto e delle circostanti civiltà che dall’Iran vengono profondamente influenzate (afgana, turca, indiana-musulmana).

Da lì parte un viaggio nella storia e nella letteratura persiana che merita l’attenzione anche di chi non fosse interessato alle tematiche su cui è incentrato il libro.

Va da sé, che d’ora in avanti farò mia questa definizione: persianante. Dà in pieno l’idea di qualcosa in continua evoluzione e che ha un modello di riferimento costante. Non semplicemente persofilo o persofono: ma persianante. Geniale.

 

Il Tar è uno strumento persiano!

Liuto a sei corde dell'Iran

Il patrimonio culturale immateriale dell’Antica Persia, ereditato dall’Iran, è talmente vasto ed affascinante che fa gola a molti altri paesi che negli ultimi anni, tramite diverse azioni, e talvolta anche corrompendo funzionari internazionali, hanno cercato di appropriarsene.

 Oggi non è difficile trovare chi ritiene Avicenna arabo, o Rumi turco, o addirittura il Golfo Persico qualche altra cosa. Questa volta ad essere colpita all’UNESCO è stata la musica tradizionale persiana con l’Azerbaijan che ha fatto registrare come proprio lo strumento musicale iraniano “Tar”. Insomma, una nazione nata nel 1991, ha fatto registrare come suo uno strumento musicale usato da millenni in Persia.

Lo strumento musicale tradizionale persiano ‘Tar’ è stato inserito nella lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, però come uno strumento azerbaigiano.

Il tar è uno strumento di origine persiana molto diffuso in Asia centrale e Cina occidentale. Il suo nome significa letteralmente “corda” ed è legato di conseguenza a tutti i cordofoni che condividono questo suffisso (ad esempio il dutar, il setar e il sitar indiano). Il Tar è un liuto a manico lungo a 6 corde, caratterizzato da tasti mobili e con una doppia cassa di risonanza modellata a forma di 8. Quest’ ultima viene ricavata dal legno di gelso e ricoperta con pelle di pecora o di pesce. Le corde sono disposte secondo 3 coppie e vengono pizzicate con un plettro metallico.

Si può dire che il tar nacque nei territori occupati o influenzati dall’Impero Persiano. Ancora oggi è uno strumento tipico in Iran, Afghanistan, ed alcuni territori dell’ex Unione Sovietica quali Azerbaijan, Georgia, Armenia e altre zone della regione del Caucaso.

Apparve nella sua attuale forma a metà del XVIII secolo. La cassa armonica è costituita da una doppia sfera intagliata in legno di gelso. La tavola, ricoperta da una sottile membrana di pelle d’agnello ha la forma di una lemniscata. Il lungo manico ha una tastatura mobile formata da 26 o 28 tasti regolabili che raggiungono un’estensione di due ottave e mezza. Il tar persiano aveva normalmente cinque corde, la sesta venne aggiunta dal grande musicista iraniano Darvish Khan. Lo strumento diffuso in Azerbaijan, leggermente differente, ha un maggior numero di corde.

Il Tar è uno dei più importanti strumenti tradizionali dell’Asia Centrale, fondamentale nella composizione e nell’esecuzione dei radif. Le tendenze generali della musica classica persiana sono state fortemente influenzate dai suonatori di tar.

Ma ora, il tar è stato registrato come uno strumento musicale proveniente dall’Azerbaigian.

“Abbiamo contattato l’ex-rappresentante dell’Iran all’UNESCO e lui ha sottolineato che il rappresentante attuale dell’Iran avrebbe dovuto reclamare contro questa registrazione sbagliata,” ha dichiarato Dariush Pirniakan, portavoce della Casa della Musica dell’Iran all’Agenzia di Stampa Mehr.

“Si invierà il reclamo della Casa di Musica al Ministro iraniano della Cultura e Guida islamica, Mohammad Hosseini e al minimo il tar dovrebbe essere registrare come uno strumento musicale comune tra l’Iran e la Repubblica dell’Azerbaigian”, ha aggiunto Pirniakan.

Inoltre, secondo il direttore della Casa di Musica dell’Iran Midreza Noorbakhsh, il tar è uno strumento musicale al cento per centro persiano e non azerbaigiano ed anche dal punto di vista dell’informazione geografica, si tratta di uno strumento musicale tradizionale dell’Iran, ma gli azerbaigiani l’hanno modificato, creando una nuova forma del tar che è conosciuto come il tar azero. Tuttavia, questo strumento musicale non ha nessun precedente storico nella Repubblica dell’Azerbaigian.

I capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità sono espressioni della cultura immateriale del mondo che l’UNESCO ha inserito in un apposito elenco, per sottolineare l’importanza che hanno secondo tale organizzazione. I capolavori immateriali si affiancano ai siti patrimonio dell’umanità. L’UNESCO si è posta il problema di salvaguardare questi capolavori per evitarne la scomparsa, allo stesso modo di come è già stato fatto per i beni materiali. La prima lista venne stilata nel 2001 e comprendeva 19 voci.

La settima edizione della riunione dell’apposita commissione patrimonio immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, si è svolta dal 3 al 7 dicembre 2012 a Parigi, sede dell’organizzazione internazionale.

Non è la prima volta che la Repubblica dell’Azerbaigian mostra tali comportamenti. Il 20 aprile 2012, Nezami Ganjawi è stato presentato come poeta dell’Azerbaijan e una sua statua è stata installata a Villa Borghese a Roma. Un poeta che non ha scritto nemmeno un solo verso in azero ma solo e solamente in persiano.

 Fonte: http://italian.irib.ir/radioculture/notizie/articoli/item/84951

Iran nello spazio

Aerospazio Repubblica Islamica Iran

L’Iran ha una considerevole esperienza nel campo dei lanci suborbitali. Il 25 Febbraio 2007, la radiotelevisione statale ha annunciato che un razzo iraniano che portava un cargo non specificato è stato lanciato con successo. Un anno dopo, il 4 Febbraio 2008, l’Iran ha lanciato con successo un razzo suborbitale di due stadi a combustibile solido chiamato Kavoshgar-1 (Explorer-1) per il test inaugurale di un volo suborbitale. Il primo stadio del razzo si è staccato dopo 90 secondi ritornando sulla superficie con l’aiuto di un paracadute mentre il secondo stadio è arrivato all’altitudine di 200 chilometri prima del rientro nell’atmosfera terrestre avvenuto dopo 300 secondi. La terza parte del razzo, contenente una sonda atmosferica è salita fino a 250 chilometri, trasmettendo con successo i dati scientifici sull’atmosfera e sulle onde elettromagnetiche.

Il 17 agosto 2008, l’Iran ha proceduto al secondo lancio di un satellite impiegando il vettore Safir a due stadi e a propellente liquido; il razzo spaziale è partito da una rampa di lancio tutta iraniana nel sud della regione del Semnan nella parte settentrionale del deserto Dasht-e-Kavir.

Il 2 febbraio 2009, la televisione statale iraniana ha annunciato che Omid (Speranza), il primo satellite costruito interamente nel paese è stato lanciato con successo da una versione del razzo iraniano Safir (Safir-2) in orbita terrestre bassa (LEO) che si trova tra i 160 ed 2000 km e quindi l’Iran è diventato il nono paese al mondo con la capacità di mettere un satellite tutto domestico in orbita.

L’attività scientifica dell’Iran è continuata con il test di laboratori spaziali. Nel 2011, l’Iran ha lanciato una serie di laboratori per testare “le strutture spaziali ed i sistemi” in linea con il suo programma di conquista dello spazio. Il laboratorio comprende, infatti, dieci piccoli laboratori per “rinforzare le infrastrutture dell’industria spaziale” dell’Iran e per “aiutare a migliorare le capacità delle forze umane”.

Il vettore spaziale Safir SLV, citato in precedenza, è in realtà un vettore spaziale interamente iraniano dalle dimensioni di 22 metri d’altezza ed il diametro di 1.25 metri. Il razzo è dotato di due stadi a propellente liquido, di una singola camera di combustione nel primo stadio e di una massa decollo superiore a 26 tonnellate.

In base ad una documentazione tecnica presentata al convegno annuale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico, questo è un razzo di due stadi con motori a propellente liquido.

Il Safir-2B è considerato la generazione successiva di Safir SLV che può condurre un satellite con il peso di 50 chilogrammi fino ad un’orbita ellittica che spazia tra i 300 ed i 450 chilometri di altitudine dalla piana terrestre. La spinta del motore del razzo Safir-2B è stata aumentata da 32 a 37 tonnellate.

***

Intervista al Professor Giovanni Bignami, presidente del Comitato internazionale della ricerca spaziale, presidente del Comitato consultivo dell’Agenzia Spaziale Europea (l’ESA) e in Italia presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

E’ disponibile attraverso il link sottostante l’audio integrale dell’intervista.

Fonte: http://italian.irib.ir/notizie/item/117728

La civiltà della Città bruciata

Reperti città iraniana di Zabol

Il Museo Nazionale di Arte Orientale di Roma sta pianificando l’esibizione di una collezione di reperti archeologici rinvenuti nella misteriosa “Città Bruciata”, appartenente ad una civiltà persiana del 5 mila a.C. le cui tracce sono state ritrovate nell’Iran meridionale.

Lo ha riferito il Capo dell’Istituto italiano per gli Studi Orientali professor Lorenzo Costantini. Nel riportare alla luce la “Città Bruciata”, i cui resti si trovano nella regione iraniana del Sistan e Beluchistan, hanno avuto da anni fa un ruolo rilevante gli archeologi italiani e per questo l’Iran oggi ha deciso di concedere al museo di Roma una prima assoluta al livello mondiale su una civiltà ancora misteriosa del remoto passato dell’Iran. La Città Bruciata, con 151 ettari di superficie, fu nel 5 mila a.C. uno dei più grandi centri urbani del mondo allora conosciuto.

Particolarità di questa civiltà è che a quanto pare, in questa, erano le donne a comandare.

Per saperne di più sulla civiltà della Città Bruciata:

http://italian.irib.ir/programmi/meraviglie-delliran/item/85339

Fonte: http://italian.irib.ir/notizie/cultura/item/116288

Il fascino di Teheran

Meydan-e Tajrish, Tehran

Guardate questo video e poi provate a dire che Teheran non è una città affascinante.  Piazza Tajrish, Piazza Azadi, la Milad Tower, Vali-e Asr, il bazar, gli ambulanti, i librai, la vita di tutti i giorni. Il video, intitolato City as art, è di Aliyar Rasti, artista e fotografo iraniano. Alcuni degli angoli filmati sono tra i miei preferiti della capitale iraniana. Il video, secondo me, coglie i colori, i ritmi, le atmosfere della megalopoli iraniano. Ed è bellissimo.

[vimeo]https://vimeo.com/53420700[/vimeo]

City as art. Il fascino di Teheran secondo Aliyar Rasti.

Imparare il persiano

Lingua persiana

Imparare il persiano. Pare facile. E forse non è poi così nemmeno difficile, per noi italiani. Io ci provo ormai da qualche anno e se i risultati rimangono incerti,  crescono il piacere e la passione di misurarmi con questo aspetto fondamentale dell’Iran.

Il primo approccio al persiano è stato attraverso un amico iraniano che mi ha dato le prime preziosissime lezioni private. Poi ho seguito un corso all’Istituto per l’Oriente (Nallino) a Roma (www.ipocan.it). La grammatica di riferimento era lo storico e temutissimo Coletti.

Lo scorso anno ho ripreso a esercitarmi da solo con Rosetta Stone. A questo strumento da autodidatta ho appena affiancato il Corso di lingua Persiana di Daniela Meneghini e Paola Orsatti (Hoepli Editore).

Devo dire che per ora è il libro che si sta rivelando più chiaro e utile di tutti quelli (italiani, inglesi e iraniani) usati per studiare il farsi. Lo consiglio senza alcun dubbio.

Un assaggio di Iran

Cucina persiana

Domenica 25 novembre ore 17:30, presso il Ristorante Taberna Persiana un incontro per parlare del nuovo libro di Antonello Sacchetti Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia? e assaggiare cose buonissime.

Entrata libera. Aperitivo a buffet completo a 7 euro.

È gradita la prenotazione.

 

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

 

Trans-Iran

Che cosa succede a chi s’innamora della Persia?

(pag. 80, € 10,00)

di Antonello Sacchetti

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente. “Trans-Iran” è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro… Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perché non ne possiamo fare a meno.

Taberna Persiana

Via Ostiense, 36 H

00154 Roma

www.tabernapersiana.it; tel. 0681109052; cell. 3385951178   info@tabernapersiana.it

Lo stato interessante

Lo stato interessante. Ecoradio

Mercoledì 7 novembre sono stato ospite di Alfredo Angelici nel suo Stato interessante, trasmissione ormai “storica” di Eco Radio. Abbiamo parlato del mio libro Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia? e di altre cose.

Per me è stata un’oretta molto piacevole.

Ecco la registrazione (senza le interruzioni pubblicitarie).

Trans-Iran. Le prossime presentazioni

Il nuovo libro di Antonello Sacchetti

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente.

“Trans-Iran” (Infinito edizioni, pag. 80, € 10,00) è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro. Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perché non ne possiamo fare a meno.

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

 

lunedì 29 ottobre, FIRENZE, presso la libreria Feltrinelli International, via Cavour 12, ore 18,00;

martedì 30 ottobre, GENOVA, presso l’Albero delle Lettere, via Canneto il Lungo 38, ore 18,00. Intervengono con l’autore Mariam Molavi e Anna Maria Monti;

mercoledì 31 ottobre, TORINO, presso la libreria Feltrinelli, piazza CLN 251, ore 18,00. Dialoga con l’autore Hamid Ziarati.

Iran, padri e figli

Levon Haftvan, protagonista di Parviz

Per chi ama l’Iran e il suo cinema Asiatica Film Mediale è da tredici anni un appuntamento imperdibile. Quest’anno ho visto due film iraniani, entrambi molto interessanti e simili per i temi trattati. Il primo film si intitola Pir Pesar, docu-fiction di Mahdi Bagheri (classe 1981), tradotto in Lo Scapolo Riluttante / Reluctant Bachelor. In 58′ il protagonista-narratore intervista i membri della sua famiglia per raccontare la sua condizione di trentenne “senza arte né parte”, come si diceva da noi una volta. La sua storia familiare è segnata dalla bancarotta in cui è incappato il padre qualche anno prima. Di lì una serie di avvenimenti che avrebbero bloccato la sua carriera universitaria e influito persino sulla sua vita sentimentale.

Parviz, è invece il lungometraggio di Majid Barzegar (classe 1973). Il protagonista (un Levon Haftvan quasi eroico nel prestarsi un’interpretazione così intensa) è un cinquantenne obeso che non ha mai avuto un vero lavoro e vive da sempre con suo padre. quando questi decide di risposarsi, si ritrova di fatto sbattuto fuori di casa. Da lì cominciano una serie di sventure che lo condurranno a una sorta di ribellione totale contro tutto e tutti. Un film molto forte, con qualche lentezza di troppo nella prima parte, ma molto bello soprattutto nel finale.

Due storie diverse ma molto simili. Con alcuni temi tipicamente iraniani: la centralità della famiglia e l‘importanza del denaro. Il primo elemento accomuna la società iraniana a quella italiana, almeno a quello che è stato finora il nostro modello di società. I figli rimangono sempre figli, anche da adulti. In Parviz questo elemento è portato all’estremo, ma in Pir Pesar il confronto tra padre e figlio non è meno drammatico. L’importanza del denaro, del benessere materiale come indice di realizzazione esistenziale, è un altro pilastro della società iraniana. Sotto questo punto di vista, l’Islam sciita propone un modello sociale parecchio diverso da quello del cattolicesimo. Il successo, la ricchezza, i soldi, forse non vanno ostentati ma non sono mai un peccato o una colpa. Nella società del bazar è piuttosto una colpa non sapersi conquistare un posto al sole o – peggio – perderlo.

Trans-Iran

Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?

Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia? E’ il titolo del mio nuovo libro (Infinito Edizioni, euro 10).

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente. “Trans-Iran” è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro… Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perché non ne possiamo fare a meno.

“L’Iran non è privo di contraddizioni stridenti e grandi problemi. Ma per chi cerca anche l’‘altro’ Iran, consiglio la lettura di questo libro”.

(Anna Vanzan, New York University)

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Y_ueAkfDUHo&feature=share&list=UU96lLWa1E_HVkpoTZJGBYkA[/youtube]

“Un Paese senza cultura è un Paese senza identità. E senza un’identità sociale non ci sarà mai un’identità politica. Consiglio vivamente la lettura di questo libro non solo agli amici italiani, ma soprattutto agli amici iraniani che da anni sono lontani da questo meraviglioso e sempre sorprendente Paese”.

(Babak Karimi, cineasta iraniano)

Elogio di Facebook

Non chiedere mai a chi serve FB

FB serve anche a te

I

Voglio scrivere una storia. Anzi, un apologo. L’apologo è un “racconto breve e solitamente di carattere allegorico che normalmente si prefigge un fine pedagogico, morale o filosofeggiante.In esso protagonisti sono gli animali ma più spesso gli uomini” (Wikipedia).

Protagonisti di questo apologo sono una signora molto apprensiva e una storia molto antica.

La vicenda inizia più di dieci anni fa, a Teheran, in un pomeriggio di settembre.

II

Nell’autunno del 1994, Teheran era una città che stava ricominciando a vivere. La guerra con l’Iraq era finita ormai da sei anni e l’Iran pensava alla ricostruzione. Il nero dei chador in cui si avvolgevano le donne, e i volti dei martiri che coprivano i muri della città, testimoniavano un dolore e una rabbia ancora cocenti ma la vita stava faticosamente ritornando alla normalità. Presidente della Repubblica era, al suo secondo mandato,‘Ali Akbar Hāshemi Rafsanjāni: la sua facciona sorridente, da gatto del Cheshire, anticipava in qualche modo la “primavera di Teheran” che sarebbe iniziata due anni dopo con l’elezione di Mohammad Khātami.

La sorveglianza dei pasdārān era sempre concentrata sui riccioli che sfuggivano ribelli dai severi maghnaeh delle studentesse, e sull’alito degli automobilisti che attraversavano nottetempo la città. In quei giorni, però, la figlia del Presidente, Faezè, stava preparandosi per vincere alla grande le prossime elezioni del majlis, e tutti sapevano che sotto il chador indossava un paio di jeans.

C’era qualcosa di nuovo nell’aria, anzi, d’antico.

Ogni venerdì, gli stupendi giardini dell’Ambasciata italiana si spalancavano per accogliere una comunità la cui composizione rispecchiava la varietà e la vivacità dei rapporti che allora intercorrevano tra Italia e Iran, mentre la domenica i sacerdoti della Chiesa della Consolata officiavano in italiano e in persiano, a poche decine di metri dalla Moschea del Venerdi.

A nord, sul Mar Caspio, le ville appartenute alla famiglia reale e ai nobili della corte scivolavano verso la rovina, mentre mucche pezzate osservavano con bonomia le cavalcate mattutine di anziane principesse sopravvissute a tutte le rivoluzioni, con i loro capelli bianchi e gli azzurri occhi indoeuropei.

Molto più a Sud, dalle parti di Bandar-e ‘Abbas, le donne si coprivano il volto con mascherine colorate, mentre l’Isola di Kish si preparava a diventare una free zone di lusso, il primo avamposto del mercato globale in Iran.

Che era, allora, un posto bellissimo in cui vivere.

Le pianure del nord e le cupole azzurre di Isfahan; i vicoli di Yazd inondati di luna e le torri del silenzio; le valli verdi di nebbia, i viottoli e le case di fango delle porte azzurro e ocra di villaggi inerpicati sulle pendici dell’Elburz, dove gli asini trotterellavano indisturbati, alzando il capo incuriositi al richiamo della preghiera.

Gli specchi e i pesciolini rossi sulle tavole di Now Rouz; la processione dei dignitari lungo la scalinata dell’Apadana recando doni al Re dei Re; il sole bianco del Fars e poi l’erba, l’ombra e un ruscello accanto al quale si stendeva la coperta e si tagliava l’anguria, tra chiacchiere molli; le tempeste di sabbia e neve nel deserto; l’isola perduta di Ashuradè a Bandar-e Turkeman.

In un giorno di settembre, a pomeriggio avanzato, mentre si chiacchierava in giardino sorseggiando succo di melagrana, un amico tornò da una spedizione tra le librerie del centro recando con sé un’opera in due volumi rilegati in brossura: ne era così entusiasta che si sedette in mezzo a noi sotto il noce, senza bere nemmeno un bicchiere d’acqua, e cominciò a raccontarne il contenuto.

Il Dārāb Nāmè fu subito, per me, la storia più bella del mondo: uno specchio in cui mi riconoscevo, anzi, una sorta di diamante, le cui sfaccettature sembravano riflettere ognuna una parte di me.

Da allora sono trascorsi molti anni, tanti sono stati necessari per capire che una storia può essere raccontata mille volte in mille modi, e quindi anche a modo mio.

III

Le storie vanno soprattutto narrate, altrimenti muoiono.

Le storie, se continuano a essere raccontate, non muoiono mai.

A volte si addormentano per risvegliarsi nelle situazioni più impensate, e spesso finisce che le ritroviamo dentro di noi.

Le storie sono nate e cresciute viaggiando da un mercato all’altro, da una città all’altra, da un mare all’altro.

Le storie hanno bisogno di viaggiare.

Le storie non sono patrimonio di nessuno e appartengono a chiunque le ascolti. Le storie vanno raccontate senza paura.

Le storie riscaldano il cuore e annacquano la nostalgia; s’incontrano, si mescolano, si travestono. Si sovrappongono ad altre storie, di altre epoche e di altri paesi, e sedimentano fino a che trovano chi le racconta in una forma nuova.

Le storie sono potenti: addolciscono gli animi, guariscono gli ammalati, spiegano la vita. Ognuno ha la sua preferita, quella che potrebbe ascoltare mille volte senza mai stancarsi, la storia del cuore.

Mi ritrovavo con una storia da raccontare e non sapevo come fare…

IV

Fosse tutto qui! Una storia di donne. Semplice a dirsi.

Ma pensate.

In questo libro, questo Romanzo di Dario, c’è una donna che s’innamora di Iskandar/Alessandro poco più che fanciullo, lo fa ubriacare e lo seduce… E ogni sera si alzava e andava dove viveva Iskandar…Fino a che il padre non la scopre e la uccide davanti agli occhi di Alessandro, che pensa bene di scappare a gambe levate. Alessandro? Un vigliacco?

E ancora.

Sconfitto Darā figlio di Darāb, Iskandar/Alessandro non riesce ad avere la meglio sulla figlia di lui Purandokht, la più valente tra i valorosi guerrieri iranici. Alessandro? Tenuto in scacco da una donna? La stessa donna che poi sposerà, alla quale delegherà il governo del suo impero mentre lui se ne andrà a cercare avventure altrove e che dovrà accorrere a trarlo d’impaccio in più di un’occasione.

Da non credere. Ma non è finita.

Un’altra donna, Humāy, figlia del re dell’Egitto ma di stirpe iranica, bella come un pavone che si pavoneggia…valorosa e intrepida oltre ogni limite, aveva giurato che avrebbe sposato solo chi fosse riuscito a sconfiggerla in combattimento… Humāy sposa il Re dell’Ian, lo seppellisce abbastanza in fretta, e viene acclamata Regina…Infine la fecero sedere in trono e principi e mercanti baciarono la terra davanti a lei. Humāy cominciò a operare con equità e giustizia e rese il mondo più sicuro: ritornarono a fluire le carovane, poiché furono regolati tributi e commerci, e il lupo cominciò a bere con l’agnello, il piccione volò con il falco reale, mentre le gazzelle andavano al pascolo con le pantere.

Quando si accorge di attendere un figlio Humāy non ha esitazioni: poiché teme che un erede possa sottrarle il regno, subito dopo il parto ordina alla balia di deporre il bambino in una cassa, assieme ad alcuni gioielli, e di abbandonarlo alle acque.

E che dire di Temrusyyeh, moglie del re dell’Oman, che guida e assiste Darāb fuggitivo verso il Mar della Grecia, in navigazione lungo il Mare Eritreo tra assalti di pirati e tempeste e avventure di ogni genere?

Sarebbero queste, le donne invisibili dell’Islam? Questa girandola inconsueta di persiane, romane, greche, abissine, indiane, filosofe e schiave, regine e consigliere, guerriere e amanti? Catena femminile persiana di trasmissione del potere, da Humay regina dell’Iran al figlio Dario/Darab, e dalla nipote di lui, Purandokht al greco-persiano Alessandro/Iskandar di madre rum ̄ı, greca o forse romana?

Questo libro che mi è caduto addosso: mélange di epica iranica, tradizione alessandrina e influenze ebraiche ed ellenistiche, gioco di specchi e caleidoscopio di percorsi narrativi.

Che parole ho, io, per dare voce a questa storia? Come posso narrarla?

Come dicevo, mi ci sono voluti quasi vent’anni per capire che una storia, anche se scritta nel XII secolo, può essere raccontata in molti modi.

Questione di koinè.

(continua)

Nezami è un poeta persiano

Il 20 aprile 2012 è stata installata a Villa Borghese a Roma la scultura di Nezami (Nezāmi-ye Ganjavī ) il più grande poeta epico – romanzesco, che portò uno stile realistico e colloquiale nell’epica persiana.

 

Sul piedistallo è stato inciso “POETA AZERBAIGIANO NIZAMI GANJAVI, 1141 – 1209”, e una targa porta la dicitura: “ Dono della Repubblica dell’Azerbaigian alla città di Roma, 20 aprile 2012” .

 

Solo chi non conosce la storia può credere a questo falso storico. Nezami è un poeta persiano al 100%, non azero. Italo Calvino parla della sua opera Le Sette principesse nel celebre Perché leggere i classici.

 

L’Associazione Culturale Italo Iraniana “ALEFBA” si sta adoperando per organizzare una protesta del mondo Accademico, Culturale e Civile affinché venga rimossa la dicitura “POETA AZERBAIGIANO”.

Diruz aderisce a questa causa culturale e civile.

Per informazioni e suggerimenti scrivere a : info@alefba.it

o telefonare al n.3473511465 (Bijan)

[youtube]http://youtu.be/6HrL3kRmSOw[/youtube]

Intervista a Leila Hatami

L’attrice iraniana Leila Hatami (Una separazione) è stata membro della giuria del Festival del cinema di Marrakesh nel gennaio 2012.  In quell’occasione Euronews l’ha intervistata. Riproponiamo il video.

Intervista a Leila Hatami

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=GhIFq-lKQJQ[/youtube]

Iran a tavola

La gastronomia iraniana è semplicemente deliziosa. Non dobbiamo mai dimenticare che i persiani hanno contribuito con un sacco di piatti alla gastronomia mondiale. Nelle città, ma anche nei paesini, si può mangiare nei ristorianti tipici e vi consigliamo di visitare le case da tè. Ci sono anche i ristoranti tradizionali dove non solo potete degustare dei piatti eccellenti, ma anche godere della musica dal vivo e diverse rappresentazioni ed interpretazioni folcloristiche. Nelle grande città è possibile trovare ristoranti che offrono piatti occidentali.

Iran a tavola: la colazione

Iran si fa colazione fra le 7 e le 9:30 nel mattino. Il pranzo si serve normalmente a mezzogiorno, ma si può pranzare fino alle 14:00. La cena viene servita di solito dalle 19.30 alle 23:00. Capita spesso che i banchetti si celebrano molto presto e che finiscono molto tardi. La colazione segue il modello inglese ed i pasti sono molto gustosi senza avere nessun sapore forte.

Antipasti

Lo yogurt è uno dei cibi da assaggiare nelle sue infinite varietà, naturale, come la zuppa insieme alle noci e alla frutta secca, insieme agli spinaci, con musir. Le zuppe, molto varie, sono ricche e saporite, come pure dolme e altri antipasti a base di melanzane ecc.

Primi Piatti

I piatti persiani sono a base di verdure, legumi, carne e riso e offrono una grande varietà di sapori per tutti i gusti. Il piatto “nazionale” è il “Celo Kebab” a base di riso fino e lungo con carne magra di grande qualità. Il riso è cotto al vapore e poi viene servito su un vassoio, preferibilmente in porcellana, decorato con lo zafferano mentre la carne è tagliata a pezzi lunghi e grigliata.

Questo piatto è accompagnato da burro, tuorlo di uovo e sumac (bacche selvagge). A volte il riso è accompagnato anche con pollo, verdure, frutta secca ed un’infinità di salse (Khoresht).

Il Juje Kabab è a base pollo cotto alla griglia.

Tra le salse risalta il Ghorme Sabzi, composta da carne, verdure, fagioli neri e spezie. Gheime è preparato con carne di agnello, puree di lenticchie, patate, pomodori e spezie. Il Khoresht Fesenjun è fatto con carne di vitello, agnello oppure pollo, noci macinate, sciroppo di melagrana e spezie.

Pasticceria

Oltre ai piatti principali esiste una grande varietà di dolci e prodotti agrodolci e anche molti tipi di prodotti tipici della pasticceria orientale.

Vi consigliamo specialmente il Falude ed i succhi naturali di frutta come il melone, l’anguria, la melagrana, le more, ecc…

Frutta

I meloni, le albicocche e le mele vengono consumati ad ogni pranzo. Inoltre esistono più di sessanta varietà diverse di uve .

Bevande

Tra le bevande più tipiche risale il Chay o tè che è servito con molta ospitalità da parte degli iraniani ( potete aggiungere un po´di zucchero). I succhi di frutta, le bevande analcoliche imbottigliate, la birra iraniana (maoshair) e dugh ( yoghourt da bere) sono l’accompagnamento ideale di tutti i pranzi.

Zereshk Polo ba Morgh

È uno dei piatti iraniani più comuni. Zereshk polo ba morgh , ovvero pollo con riso e crespino. Cos’è il crespino? Me lo sono chiesto pure io quando ho tradotto la parola “zereshk”  (زرشک)  dal persiano.

Trattasi della pianta Berberis vulgaris, molto diffusa in Iran. Il frutto è una bacca rossa, piccola e dal sapore aspro. Una volta essiccata, viene usata come condimento. È anche bella da vedere.

Per il piatto in questione i crespini vengono servii fritti.

Ecco gli ingredienti per  5 persone:

3 bicchieri di riso Basmati

Mezzo chilo di petto e coscia di pollo

Mezzo bicchiere di crespini

2 bicchieri di zucchero

1 cucchiaino di cumino

3 cucchiaini di zafferano sciolto in acqua calda

1 cipolla

sale e pepe

 Si soffriggono in padella il pollo (tagliati a pezzi non troppo piccoli) e la cipolla. Quando sono dorati, si aggiungono crespini e cumino. Dopo qualche minuto ci si versa lo zafferano precedentemente sciolto nell’acqua calda. Il tutto deve restare a cuocere a fuoco basso per 40 minuti. Nel caso, aggiungere un bicchiere d’acqua.

Altri crespini vanno soffritti nell’olio con zucchero e zafferano per 2 minuti.

Pollo e riso vanno infine conditi con i crespini fritti.

Consiglio personale: mischiate il tutto con il mast, la salsa di yogurt. Come si dice a Roma, “è la morte sua”.

Mahmoud Doulatabadi al Salone del Libro di Torino del 2012

Mahmoud Doulatabadi al Salone del Libro di Torino del 2012

Mahmoud Doulatabadi  irrompe sulla scena letteraria internazionale con il suo libro Il Colonnello, un romanzo scritto più di venti anni fa ma che solo ora viene pubblicato  (il primo Paese a darlo alle stampe è stata la Germania).  Il Colonnello è ancora inedito in Iran. Doulatabadi, arrestato nel 1975 durante una rappresentazione  teatrale dal regime dello Shah ed estromesso dall’Università dal regime degli ayatollah, ha scelto di continuare a vivere in Iran.

E scrivere è il mezzo attraverso cui raccontare la complessa storia del suo Paese, denunciando il paradosso di una Rivoluzione che ha mangiato i suoi figli.  Il romanzo racconta infatti le tragiche vicende della famiglia di un ex colonnello dell’esercito di Reza Pahlavi caduto in disgrazia, i cui figli prendono parte  alla rivoluzione del 1979 seguendo le diverse le  diverse anime che l’hanno guidata.  Attraverso la storia della famiglia del Colonnello, l’autore  narra la storia e il declino dell’intera società iraniana i cui figli continuano, ancora oggi, a lottare.

Mahmoud Doulatabadi, Il colonnello, Narratori di Cargo, 2012

 

#SalTo12

Il Salone è finito, evviva il Salone. Ogni volta se ne parla un sacco, prima, dopo e durante. Il Salone di Torino, il mercato del libro, l’editoria in crisi, ecc. ecc. Per me è stata la quarta volta. Com’è andata? Non lo so. Giudizio sospeso. Tanta confusione, ma anche diversi segnali interessanti, di discontinuità. In un momento come questo, in generale, credo che i cambiamenti siano tendenzialmente positivi. La vera novità è rappresentata dall’editoria elettronica. Vedremo se i cambiamenti che oggi cominciamo a vedere diverranno concreti nei prossimi mesi.

In attesa di chiarirmi io per primo le idee, ho raccolto in uno storify immagini, video e tweet dello scorso weekend. Eccolo qua:

 

Lo zoo di Teheran

Ci sono capitato per caso quattro anni fa, in una mattinata di primavera in cui dovevo perdere un po’ di tempo. E alla fine mi sono perso io. E sono finito allo zoo, posto che non mi piace per niente.  Lo zoo di Teheran è un po’ come tutti gli zoo del mondo. Triste, un po’ crudele e un po’ divertente. O forse no? Forse è diverso dagli altri zoo?

L’artista iraniano Arash Khakpour ha realizzato questo video. Ve lo propongo.

[vimeo]http://vimeo.com/12678238[/vimeo]

Artisti di strada a Teheran

Incontri casuali e fortunati. Cercando immagini sull’Iran, mi sono imbattuto in questo video di due artisti di strada a Teheran. Si firmano icy and sot , sono aritisti di strada di Tabriz. Hanno iniziato la loro carriera professionale nel 2008. Le loro opere trattano temi quali pace, guerra, amore, odio, speranza, disperazione, e vari problemi della società e della cultura iraniana. Hanno tenuto numerose mostre in Iran e all’estero.  Non li conoscevo, mi sono piaciuti moltissimo e ve propongo questo loro Pavement. Se la memoria non mi inganna, quelle riprese sono strade di Teheran.

[vimeo]http://vimeo.com/24679730[/vimeo]

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