United History Iran 1960-2014

Più di 20 artisti e 200 opere, che raccontano il Paese attraverso la sua arte dal 1960 ad oggi, passando per la Rivoluzione del 1979 e la guerra tra Iran e Iraq degli anni Ottanta.

Tra realtà e ideale, politica e poetica, attualità e ricordo: uno sguardo rivolto in particolare su alcune figure di spicco provenienti dalle avanguardie più recenti nel campo delle arti visive e del cinema, compresa l’ultima generazione di artisti.

La mostra è ideata e organizzata dal Musée d’Art moderne de la Ville de Paris in coproduzione con il MAXXI.

La mostra e gli eventi collaterali sono stati resi possibili grazie al supporto di Hormoz Vasfi.

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo ∙ Via Guido Reni 4A – 00196 Roma

01.mazdak ayari_web-ced0964758

United History Iran 1960-2014

11 dicembre 2014 – 29 marzo 2015

a cura di Catherine David, Odile Burluraux, Morad Montazami, Narmine Sadeg e Vali Mahlouji

http://www.fondazionemaxxi.it/2014/08/05/unedited-history-iran-1960-2014/

 SCARICA LA MINI GUIDA

[mappress mapid=”10″]

Melbourne

Locandina Melbourne

Il 27 novembre esce nelle sale italiane Melbourne, film dell’iraniano Nima Javidi. Distribuito da Microcinema, il film è stato  presentato allo scorso Festival di Venezia come Film di apertura della 29. Settimana Internazionale della Critica.

La storia

Amir (Payman Maadi, il protagonista del film Premio Oscar Una separazione) e Sara (Negar Javaherian) stanno per trasferirsi a Melbourne per continuare gli studi. Nelle poche ore che li separano dal volo, i due stanno sistemando le ultime cose nel loro appartamento. Con loro, in casa c’è la figlia neonata dei vicini: la tata è dovuta uscire e l’ha affidata alla coppia. Mentre i preparativi per la partenza continuano, e dopo aver chiamato il padre della piccola perché venga a prenderla, Amir e Sara dovranno fare i conti con un evento tragico che rischia di sconvolgere la loro vita.​​

 

Note di regia

Una delle domande che continuavo a pormi dopo la prima proiezione di prova del film è se questa coppia sarebbe riuscita a vivere insieme dopo tutto quello che era successo. Non era importante ai fini della narrazione, ma lo era per me, considerando che avevo vissuto assieme a loro fin dall’inizio della sceneggiatura.

Quel giorno, dopo che le luci del cinema si erano accese, mentre tutti gli altri parlavano del montaggio, del sonoro e dell’assenza di musica in quella copia di lavorazione, io continuavo ossessivamente a riflettere sul destino dei personaggi del film.

Da quel giorno, questo pensiero non mi ha più abbandonato. Ho riflettuto sul futuro e ho immaginato Amir e Sara in varie situazioni, ma non riuscivo a credere che vivessero ancora sotto lo stesso tetto. Mi dispiaceva molto, ma tutto sembrava finito, perché conoscevano meglio alcuni loro aspetti caratteriali che avrebbero messo in crisi il rapporto.

Credo che la caratteristica più affascinante e, allo stesso tempo, terribile degli esseri umani sia l‘imprevedibilità. Qualcosa che è legato a una componente della natura umana che appare nelle situazioni complesse e che risulta anche sorprendente.

Questa è la stessa esperienza che ha vissuto la coppia, apparentemente innocente, di Melbourne, un’esperienza amara, anche se profonda.

Ma credo che la situazione non sia del tutto negativa. In qualsiasi posto del mondo si trovino ora, sotto lo stesso tetto o meno, queste due persone conoscono meglio la propria vera natura. E questo è un passo in avanti.

Nima Javidi

Nato nel 1980, Nima Javidi si è laureato in ingegneria meccanica e ha iniziato a girare dei cortometraggi nel 1999. Ha già diretto sei corti, due documentari e più di trenta pubblicità per la televisione. Melbourne è il suo primo lungometraggio.

Galleria di immagini

Iran, di nuovo

Turisti a Persepoli

Da dove cominciare questa volta? Come provare a raccontare questo ennesimo viaggio in Iran? Come provare a mettere un minimo di ordine nel groviglio di emozioni, ricordi e pensieri? Sembra impossibile ma è così: ogni volta credo di essere ormai “vaccinato”, abituato all’Iran, nel bene e nel male. E invece no. L’inquietudine che mi assale alla vigilia di ogni partenza, mi viene restituita come incantamento prolungato al ritorno. Ritorno? Perché, sono davvero mai tornato dall’Iran?

Dopo quasi dieci anni di viaggi più o meno lunghi, stavolta ho mia moglie al mio fianco. Una volta tornati a Roma, ci ritroviamo smarriti entrambi. Condividiamo uno stordimento, una ubriacatura che non svanisce col passare dei giorni, ma anzi si cristallizza in un determinatissimo desiderio di tornare presto in Iran.

La grande bellezza. #Isfahan ##MustSeeIran moschea sheikh loftollah

Una foto pubblicata da Antonello Sacchetti (@anto_sacchetti) on

 

  #tehran #instehran Hafez street #MustSeeIran @AliAraghchi   Una foto pubblicata da Antonello Sacchetti (@anto_sacchetti) on

Qui, adesso

Anche questa volta, come la precedente, accompagno un gruppo di turisti italiani. Sono passati appena cinque mesi dall’ultimo viaggio, eppure in Iran sono già cambiate delle cose significative. Nulla di eclatante, ma tanti segnali che denotano un movimento in atto, un processo di trasformazione forse più avanzato di quanto non emerga da analisi e resoconti. La telefonia mobile, ad esempio, ha fatto un salto in avanti. Gli amici iraniani usano tutti Viber, la app di messaggistica che si rivelerà utilissima anche per chiamare gratis in Italia. Fino a qualche mese fa non la usava quasi nessuno, ma con il lancio del 3G e del 4G ormai gli smartphone stanno soppiantando i cellulari tradizionali. La qualità del wi fi negli hotel non è velocissima ma senza dubbio accettabile, di certo non peggiore di tanti posti in Italia. Whatsapp non è bloccato come qualche mese fa e nemmeno Instagram. Aggirare i filtri per utilizzare Facebook e Twitter si rivela meno complicato del previsto.

Una trentina di italiani su e giù per l’Iran. Prima una puntata nel nord ovest – Soltaniyeh, Zanjan, Takht-e Soleyman, Bisetun, Kermanshah, Hamedan – poi dritti al cuore dell’altopiano iranico: Kashan, Yazd, Shiraz, Isfahan – passando per le meravigliose moschee di Ardestan e Na’in e la magia di Meybod.

Quanto rimarrà ai viaggiatori italiani di tutta questa bellezza? Le lunghe ore di viaggio regalano scorci improvvisi di caravanserragli confusi tra il nulla dell’orizzonte e costruzioni nuove e orribili. Ma quanto, di tutto questo, viene colto davvero? Quanto invece è macinato nel meccanismo consumistico del turista che visita posti di cui poi ricorda a malapena il nome?

Per riassumere l’impatto con la grandezza, la vastità e la grandiosa e spesso faticosa complessità del Paese, basta forse un’immagine di dettaglio, una di quelle che non compaiono mai negli album di viaggio. Mentre ci arrampichiamo sulle montagne dell’Azerbaijan occidentale verso i 2.300 metri di Takht-e Soleyman – santuario zoroastriano di epoca sasanide – non possiamo fare a meno di notare le file di colonnine arancioni tra il verde dei prati che già tende ai colori autunnali. Sono le tracce per la fibra ottica, in espansione in tutto l’Iran. Le ritroveremo ovunque, per tutto il viaggio, anche nel deserto alle porte di Yazd. Il progresso tecnologico avanza in un apparente nulla civile, tra casupole sperdute e pastori che sembrano usciti da un’illustrazione del XVIII secolo.

Questione di finestre

Me lo fa notare mia moglie: ci sono tante finestre bellissime su case orrende. Anche negli edifici in costruzione, le finestre spiccano per la cura e le dimensioni, quasi sempre sproporzionate rispetto alle facciate. Che sia anche questa l’espressione di un modo di intendere il mondo? Pubblico e privato sono ben distinti, ma ogni punto di contatto tra queste due dimensioni –  la finestra, per le case – ha un valore quasi sacrale. Così come sono sacri tutti i momenti di incontro e di contatto tra le persone. Il tè, i saluti e il taroof, il galateo da spiegare ogni volta al turista più o meno distratto.

[mappress mapid=”7″]

Uno spettro si aggira per l’Iran: i turisti italiani

Dopo aver osannato per anni le bellezze dell’Iran e incoraggiato chiunque capitasse a tiro a visitarlo, adesso sono colto da un dubbio: siamo sicuri che questo boom turistico sia salutare per l’Iran? Certo, il fatto che le presenze straniere siano triplicate in un anno, ha garantito un flusso di valuta estera significativo e dato ossigeno a un’industria turistica che languiva da tempo. Ma fa uno strano effetto vedere così tanti visitatori a Persepoli o per le strade di Esfahan. Di colpo, le strutture ricettive non bastano più. Gli hotel sono quasi tutti pieni e ne sono spuntati di nuovi e modernissimi nel giro di pochi mesi. Così a Yazd, a due passi dalle Torri del Silenzio, sorge ora un albergo nuovo di zecca, mentre a Kashan la casa tradizionale Ahmeri lascia un po’ delusi. Troppo “nuova”, troppo su misura per i turisti.

Resisterà l’Iran anche al fatto di essere divenuta “di moda”? Provo a immaginare Yazd con un paio di fast food e i bus scoperti per i turisti. E non è una bella visione.

Ma forse si tratta di una paura infondata. L’Iran non sarà mai completamente globalizzato, non abdicherà mai completamente, non svenderà la propria identità. Non lo ha fatto con l’invasione araba del VII secolo e nemmeno con la globalizzazione iniziata a fine Novecento. Negli stessi giorni del nostro viaggio, a Londra si svolge un convegno dal titolo emblematico. “Investire in Iran dopo la fine delle sanzioni”. È davvero già tutto deciso?

A proposito di pena di morte

Alla fin fine, le domande al ritorno a Roma sono più o meno le stesse di sempre. “Ma non era pericoloso?”. “Ma eri lì quando hanno impiccato Rayhanneh Jabbari?” o “quando hanno sfregiato con l’acido le donne ‘mal velate’?”.

Difficile capitare in Iran in un momento in cui non ci siano esecuzioni capitali, visto che – purtroppo – è uno dei Paesi in cui il ricorso alla pena di morte è più frequente. Più difficile ancora provare a restituire le impressioni raccolte sul campo senza rischiare di essere accusati di cinismo. Se infatti delle donne sfigurate i media iraniani hanno parlato a lungo – con lo stesso presidente Rouhani che ha condannato l’accaduto in tv – il caso Jabbari ha invece ricevuto molta meno attenzione. E non è una semplice questione di censura: in Iran l’opinione pubblica è molto meno sensibile a casi come questo (o come quello famoso di Sakineh Mohammadi Ashtiani). Per la maggior parte delle persone, sono casi di cronaca nera, punto e basta. E chi non si straccia le vesti per queste condanne, non è necessariamente un fan accanito della sharia. I sostenitori della pena di morte, d’altra parte, sono tanti. In Iran come negli Stati Uniti, ad esempio.

Verso Hamadan

A una pompa di benzina sulla strada verso Hamadan, mi fermo a chiacchierare con due curdi sulla cinquantina. Sono stupiti nel vedere le turiste italiane che fumano in strada. Dalle loro parti, non è buona educazione. Hanno voglia di chiacchierare e sono felicemente sorpresi di aver trovato un italiano che parla persiano.

“Che andate a fare a Esfahan – mi dicono – lì c’è solo il Si-o se Pol da vedere. Fate un bel giro nel Kurdistan, è molto più bello!”.

È vero, è una terra fredda e dura, ma piena di fascino. Sulla strada per Kermanshah i cartelli stradali indicano Kerbala a poco più di 600km. È la strada che dall’altopiano iranico porta alla Mesopotamia e dunque all’Iraq.  Il confine – a soli 80 km – evoca il martirio del terzo Imam sciita Hossein ma soprattutto quello dei tanti giovani caduti nella guerra contro Saddam Hussein (1980-88).

Nel cuore della Persia

Quando scendiamo verso Kashan, l’atmosfera e il clima cambiano parecchio. Kashan è una città molto più compiuta, logica, coerente di altre iraniane. Il deserto all’esterno fa da collante a una città giardino che troppo spesso viene ignorata dai tour turistici. Qui ci sono soprattutto piccoli gruppi di tedeschi e inglesi, più interessati a vedere e vivere che a consumare.

Poi ci sono i giorni della meraviglia, a Yazd, Persepoli, Shiraz, Esfahan. Non mi abituerò mai alla bellezza di questa terra. E non mi abituerò mai alla mancanza di stupore e di gioia in chi questi posti li vede per la prima volta.

A Esfahan ci accoglie un Zayandeh Rud a secco ormai da anni. Tornati in Italia, sarà una bella sorpresa leggere del ritorno dell’acqua il 5 novembre 2014. Quasi un auspicio per un futuro più consapevole, in cui i valori e la bellezza di questa terra non siano sacrificati sull’altare del progresso.

La metafora del pistacchio

Uno dei prodotti più caratteristici dell’Iran è il pistacchio, la cui pianta ha un ciclo di vita molto particolare: assolutamente non produttivo nei primi 50 anni di vita e fertile per i successivi 100 o 200.

 Diamo tempo all’Iran, verrebbe da dire.

Taberna persiana, lettura di poesie

Lingua persiana

Il team culturale di Taberna Persiana organizza un nuovo corso di lingua Farsi che sarà basato su tecniche di conversazione e dialogo, a cura di Zahra Tofigh (mediatrice culturale) che il giorno della presentazione spiegherà i dettagli e la procedura delle lezioni.

Il corso avrà una durata di 4 mesi e al termine della presentazione verranno concordate le date e gli orari degli incontri, venire incontro alla disponibilità di tutti.

Il costo concordato è di 30€ al mese.

La presentazione si aprirà con lettura di poesie persiane recitate in italiano da Antonello Sacchetti e in Farsi da Zahra Tofigh cui seguirà un aperitivo persiano con buffet completo.

2 novembre 2014 ore 17:30
via ostiense 36/H Roma

tel 0681109052
info 3271579641

www.tabernapersiana.com/

[mappress mapid=”6″]

Hamlet o la dispersione dell’essere

Chiedersi come si possa declinare oggi una riscrittura shakespeariana è un buon inizio. Implica una domanda rivolta non tanto alla coercizione della verosimiglianza, ma a un primo atto di coraggio che potrebbe ricordare in sé l’ammonimento di Peter Brook sul dovere di dimenticare Shakespeare. Vale a dire, non lasciarsi ingabbiare dalla doppia linea tesa tra autore e personaggio, ma reputare un testo la meta di una corrente stratificata e intrisa d’umanità.

Tuttavia, proprio l’equivoco dell’abbandono di una fonte può risultare letale quando non si tenga conto delle tre condizioni vitali che sempre Brook ravvisa in Shakespeare: osservazione, assimilazione e memoria. Tre nuclei portanti di un genio che non andrebbe replicato per clonazione pedissequa di scenari labili, nonché densi proprio per questo di apparati critici, ma sfidato su un terreno di conoscenza che potesse perpetuarne la realtà senza tempo.

Su queste premesse si innesta una riflessione seconda a partire dalla messinscena proposta dal collettivo di Teheran Quantum Theatre, per la prima volta in Italia con Hamlet al Piccolo Teatro Studio Melato. La scena si apre con un attore dal volto coperto da una maschera antigas che si rivelerà essere la cornice narrante del becchino cui la tragedia del bardo affidava massime e lazzi e cui la regia di Arash Dadgar e la drammaturgia di Shahram Ahmadzadeh assegnano un ruolo più che primario, oltre che di collettore fisico della vicenda dall’inizio alla fine. Un margine di personaggio essenziale a legare fili drammaturgici spesso troppo scoperti, dove alla danza sufi di un’Ofelia di pelle scura e in abito nuziale, si accompagnano la smodatezza di Gertrude dalla parrucca bionda o la posa da fantoccio di Laerte, colpito dal roteare estatico della sorella destinata al rifiuto dolente di Amleto.

Proprio quest’ultimo si inserisce con isterismi calcolati tra un discorso e l’altro del patrigno e occupante Claudio in versione gerarca: il capo rasato e inciso da una maschera militare disegnata sulla cute per rimarcare aggressività e tracotanza. Attorno si muovono spettri, amici infedeli e servi del potere con parrucche volutamente posticce, mentre musiche delle tradizioni miste orientali e occidentali – da Nyman al motivo di Kill Bill fischiato dal becchino in presenza di Polonio – accompagnano le arcate poco definite della nuova faccia d’Amleto. Un azzardo che, da un lato, abbraccia coerentemente l’intento di scuotere i rapporti tra spettatore e scena e, dall’altro, imbocca strade pericolose di dispersione in un accumulo di simboli, richiami al presente e maschere fisse che si aggirano minacciose attorno ad Amleto e alla sua sostanziale perdita di centralità.

Da un parapetto in acciaio si sporgono i morti che lì si raccolgono in schiera, al di sotto entrano ed escono da porte in legno caratteri in pose ridicole o dall’eloquio astruso. Se inoltre la tenuta maggiore si rispecchia forse nella verità tutta iraniana che attribuisce a Polonio il ruolo di censore accanito della parola e della letteratura – non a caso verrà soffocato a morte dal principe danese con un quotidiano – non basta però a rintracciare altrettanto giustificate eversioni nel rapporto tra Amleto e Ofelia, come tra Amleto e Gertrude con gli intermezzi onirici dei dialoghi spettrali.

I canti di un’Ofelia da romanzo coloniale e gli umori schizofrenici di Amleto con occhiali tondi, balzi incontrollabili e risata sardonica, investono poi la scelta indubbiamente audace di diluire il monologo celebre del dubbio tra più identità: dall’etica dell’essere padre di Polonio all’abbandono di Gertrude come non essere sperimentato accanto a un marito che l’ha abbandonata prima e dopo la morte. Così le smanie di vendetta d’Amleto si moltiplicano in uno spirito insolente e indomito più somigliante al Kostja del Gabbiano cechoviano che non a un architetto della contraddittorietà umana.

Se allora i blocchi di partenza di Quantum Theatre, ispirati già nel nome alle combinazioni delle particelle fisiche, si connotano d’interesse e qualche visione registica non scontata – si pensi al rapporto tra potere e censura e alla tematica centrale della dissidenza di Amleto accomunati dall’uccisione della parola con giornali fatti a pezzi o seppelliti – è però nell’esito ultimo che la sovrapposizione e la carica di segni non del tutto decodificabili prevalgono confusamente sull’urgenza del racconto. Si frammentano cioè all’eccesso le dimensioni cosiddette «prismatiche» di Shakespeare per un accavallarsi complessivo di rimandi, giochi psicologici e riflessioni sulla sete di regno senza effettivo intreccio e crescita, senza il lascito necessario della teatralità più sinceramente tragica.

Dimenticare Shakespeare alla maniera di Brook non significa infatti annebbiare o seminare tracce vaghe di un sentore d’archetipo, ma più vividamente cogliere nella contemporaneità e poetica della sua eredità quei fili ancora nascosti, per esaltarne proprio l’universalità e la discussione perenne sull’essere.

Piccolo Teatro Studio Melato – Milano
dal 30 settembre al 4 ottobre 2014
Hamlet
libero adattamento di Shahram Ahmadzadeh dall’immortale “Amleto” di William Shakespeare
regia e scene Arash Dadgar
manager e produttore internazionale Camelia Ghazali
con (in ordine di apparizione) Mehran Emambakhsh, Hesam Manzour, Behrouz Kazemi, Ammar Ashoori, Mohammadreza Aliakbari, Amin Tabatabai, Shabnam Farshadjoo, Khosrow Shahraz, Sanaz Najafi, Amir Rajabi, Mehrab Rostami
costumi Elham Sha’bani
trucco Sara Eskandari
compositore Ashkan Faramarzi
musiche selezionate e pubblicate da Delara Moghadasian
produzione Quantum Theatre Group Teheran

Spettacolo in lingua farsi con sovratitoli in italiano

35° corso di lingua persiana

Corso lingua persiana

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il 35° CORSO di LINGUA Persiana

Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanista, Pakistan, india e il Tajikistan

Il corso, tenuto da insegnante universitario, si svolgerà da sabato 11 ottobre 2014 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

sabato: ore 09.00- 10.30 e 12.00

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello

Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato per 10.10.2014

Iscrizione:

istitutoculturaleiran@gmail.com

06 3052207 – 8

N.B.

Il giorno 11 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 09.30. 

La sostenibile pesantezza dell’essere

Probabilmente mi sono persa

«Io non conosco me stessa, tu non conosci me stessa, lei non conosce me stessa, noi non conosciamo me stessa, voi non conoscete me stessa».

La cantilena che la protagonista si ripete «come una beatitudine», sembra racchiudere l’anima dell’ultimo libro edito da Ponte33, Probabilmente mi sono persa, dell’iraniana Sara Salar (classe 1966), tradotto in italiano da Jasmine Nassir. In patria il romanzo ha venduto 30 mila copie ed ha avuto quattro edizioni, vincendo anche il prestigioso premio letterario Golshiri. Il libro ha avuto poi problemi con la censura e al momento non è più in vendita nelle librerie iraniane.

Sara Salar
La scrittrice Sara Salar

Forse la  copertina dice già molte cose: un volto – di certo non allegro – di donna incorniciato in una testa enorme, eppure come sospesa in cielo, con le stelle tra i capelli. Volendo fare una battuta, potremmo parlare di una sostenibile pesantezza dell’essere.

La pesantezza dei pensieri, dei dubbi, dei sogni infranti di una giovane donna che si sente con la testa per aria ma deve sostenere il peso dell’essere madre e moglie in una città che sente ostile.

È un libro cervellotico, quello della Salar. E non è detto che questo sia un limite. Ancora una volta, dall’Iran ci viene proposta l’opera di una donna, narrata in prima persona. A differenza di altri romanzi apparentemente simili (viene spontaneo il paragone con Come un uccello in volo di Fariba Vafi e anche con A quarant’anni di Nahid Tabatabai), Probabilmente mi sono persa è meno immediato e anche meno “facile”. Una donna sui 35 anni, nata nel Belucistan e trapiantata a Teheran, con un figlio piccolo, un marito assente e un corteggiatore assillante in una megalopoli dura, caotica e grigia. Fin qui, nulla di nuovo sotto il sole di Teheran. Però stavolta c’è altro. Anzi, c’è un’altra. E si chiama Gandom. In apparenza, è una vecchia amica della protagonista, sua compagnia di studi negli anni della gioventù e suo alter ego. Ma più si va avanti con le pagine e più questo personaggio sembra una proiezione della protagonista, un po’ come il Tyler Durden del celebre Fight Club di Chuck Palahniuk.

Qui non si raggiungono quei toni, ma la realtà narrata e comunque assai poco consolatoria. Tra cartelloni pubblicitari e trasmissioni radio su temi religiosi, il racconto si snoda in una città in cui povertà, droga e abbandono sembrano ancora più evidenti agli occhi di una donna nata in una delle tante province dell’immensa nazione iraniana.

L’autrice Sara Salar a Roma, 7 ottobre 2014

Anche il linguaggio scade più volte nel turpiloquio, a testimonianza di una società che si è fatta più volgare, tra speculazioni, boom edilizio e affari poco leciti.

C’è molta psicanalisi in questo romanzo. E c’è anche molta letteratura contemporanea.

in altre parole, c’è molto Iran dei nostri giorni.

«Dal vetro della macchina guardo il cielo, il cielo color piombo di Teheran…Ho detto al dottore: È come se mi fossi persa anni fa, persa nel cielo nero stellato di Zahedan».

Un pomeriggio con Sohrab Sepehri

Un pomeriggio con Sohrab Sepheri

Giovedì 18 settembre ore 17,00

Un pomeriggio con Sohrab Sepehri

In occasione della presentazione del volume Sino al fiore del nulla

a cura di Nahid Norozi, Aracne, Roma 2014

Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte[mappress mapid=”1″][mappress mapid=”1″][mappress mapid=”1″]

Sala della Crociera c/o MIBACT Roma, Via del Collegio Romano, 27 –

II° piano

Intervengono:

  • Domenico Ingenito (Università di Los Angeles)
  • Nahid Norozi (Università di Bologna)
  • Carlo Saccone (Università di Bologna)

Sohrāb Sepehri (1928-1980), molto amato in Iran dal pubblico di ogni età che ne ammira l’arte squisita e la raffinata spiritualità, è uno dei massimi poeti e pittori persiani contemporanei. La sua poetica dello “sguardo vergine” gli dona una visione fanciullesca che lo libera da ogni condizionamento permettendogli di amalgamarsi spontaneamente coi colori, di girovagare innocente in un mondo onirico, di ritrovare con timore tremore e stupore, nelle immagini chiaro-scure, il proprio specchio in cui contemplarsi. Per poi introdursi magari nel mondo della veglia in cerca di specchi più limpidi, di altre visioni. Il tema del viaggio, soprattutto spirituale, è onnipresente nel suo dettato, in cui il poeta affiora costantemente come cercatore di un Sé perduto, di un Sé sospeso nell’aura del “Nulla”, quel Nulla che di “nomi” convenzionali non si contamina e nuota nel silenzio del linguaggio:

Andavamo, gli alberi: quanto alti, e la visione: quanto nera! / Una strada era, da noi sino al fiore del nulla!  

Nota sulla Curatrice: Nahid Norozi, poetessa e studiosa di origini iraniane da anni in Italia, ha curato la prima traduzione italiana del mistico iranico medievale Najm al-Din Kubra, (Gli schiudimenti della Bellezza e i profumi della Maestà, Mimesis 2011) ed è autrice del volume Prestiti arabo-persiani nella lingua spagnola, Centro Essad Bey, 2014. Suoi saggi di traduzione di poeti persiani contemporanei sono apparsi su “Meykhane. Voci e memorie persiane”. Come poetessa ha pubblicato un’antologia (Soluk-e Pichak, ‘Il sentiero dell’edera’, Centro Essad Bey 2013). È tutor di lingua persiana presso l’università di Bologna.

Nota sul Direttore della Collana “Gundishapùr” di Edizioni Aracne: Carlo Saccone, insegna Letteratura persiana e Storia del pensiero islamico all’Università di Bologna. Ha curato la traduzione dei vari poeti e mistici persiani (Sanā’i, ‘Attār, Hāfez, Nezāmi, Ahmad Ghazāli, Ansāri) ed è autore di diversi saggi, tra cui tre volumi di una Storia tematica della letteratura persiana (Luni 1999, Carocci 2005, Aracne 2014) e di saggi sull’islam (I percorsi dell’Islam, EMP, 2003) e sul Corano (Allah, il Dio del Terzo Testamento, Medusa 2006 e Iblis, il Satana del Terzo Testamento, Centro Essad Bey 2012).

Nota sul Relatore: Domenico Ingenito, Professore di letteratura persiana presso l’Università UCLA di Los Angeles, tra il 2010 e il 2013 ha insegnato presso l’Università di Oxford e la Harvard Summer School in Ottoman Studies. Ha pubblicato saggi e contributi scientifici su diverse riviste ed è stato ospite di numerose manifestazioni poetiche, in Italia e all’estero. È curatore di La Strage dei Fiori – Poesie persiane di Forugh Farrokhzad, Orientexpress  2008, e autore di altri studi letterari. Come poeta, ha pubblicato la raccolta Per camminare rapidi sulle acque, Ladolfi Editore 2012 

[mappress mapid=”2″]

Letteratura italiana in Iran

Quanto è conosciuta la letteratura italiana in Iran? Quali sono gli autori pubblicati in Iran e quali i più letti e apprezzati dai lettori persiani?

E’ stato il tema di un incontro tenutosi a Roma il 26 giugno 2014 con Ali Asgar Mohammadkhani, vice direttore dell’Istituto Culturale Shahr-e ketab (Città del libro) di Teheran.

Ecco il video di una parte del suo intervento:


Qui di seguito alcune copertine di autori contemporanei italiani pubblicati in Iran.

 

 Si ringrazia l’Istituto della Repubblica Islamica dell’Iran per le immagini delle copertine dei libri.

L’Italia vista dall’Iran

Italia vista dall'Iran

Ali Asgar Mohammadkhani, vice direttore dell’Istituto Culturale Book City di Tehran, illustrerà come le traduzioni di letteratura italiana abbiano contributo a creare l’immagine che gli iraniani hanno attualmente del nostro Paese.

Nel corso degli ultimi cinquant’anni, la letteratura italiana contemporanea e le problematiche della nostra società sono state presentate ai lettori iraniani attraverso i principali esponenti della scena letteraria:  Silone, Tomasi di Lampedusa, Pirandello, Moravia, Morante, Calvino,  Eco, Benni, Tamaro e tanti altri.

In collaborazione con l’Istituto Culturale Iraniano e l’Associazione culturale Ponte33

L’Italia vista dall’Iran attraverso la traduzione letteraria

Casa delle Traduzioni
via degli Avignonesi 32 – 0645460720
casadelletraduzioni@bibliotechediroma.it

invito_iran 26 giugno

Riso alle amarene

Riso alle amarene

Albaloo polo, cioè riso alle amarene. Non è un piatto molto diffuso, ma non è difficile comunque trovarlo nei ristoranti iraniani. E’ servito in particolare nei ricevimenti.

Ingredienti per 8 persone:

Un chilo di riso
2 chili di amarene
Un chilo e mezzo di pollo o di carne
Un chilo e mezzo di zucchero
150 grammi di olio
un cucchiaino di zafferano
50 grammi di pistacchio macinato
50 grammi di mandorle macinate

Lavare e snocciolare le amarene; mescolare amarene e zucchero e mettere su fuoco vivo per 20 minuti.

Cucinare pollo o manzo con cipolla cruda e sale. Quindi, tagliare la carne a pezzetti. Il riso va bollito in acqua salata e poi scolato.

Mettere in un tegame burro o olio, un cucchiaio d’acqua ed un pizzico di sale. Versare circa metà del riso bollito nella pentola e aggiungere le amarene e la carne.

Mescolare bene con sciroppo di  amarene e poi mettere sul fuoco per un’oretta. Condire infine il piatto con un po’ di zafferano sciolto nell’acqua calda. Cospargere il tutto di mandorle e pistacchio macinati.

Il sapore è molto particolare. Per alcuni versi simile a quello dello zereshk polo e comunque da provare almeno una volta.

Ragazzi di Isfahan

Piazza di Isfahan, Iran

Isfahan, maggio 2014. Cosa c’è di più sorprendente della normalità? In questo video un gruppo di studenti festeggia un compleanno nella grandiosa piazza Naqsh-e jahàn.

Avvertenza: la piazza oggi è intitolata all’Imam Khomeini, quindi nelle indicazioni a Isfahan si trova “Imam square”. Ma nella memoria storica degli iraniani, resiste il vecchio nome. 

Probabilmente non dovrebbe nemmeno essere una notizia questa: scene così se ne vedono a tutte le latitudini e in ogni tempo. Però per anni abbiamo letto soltanto notizie negative riguardo l’Iran. Come se in questo Paese non ci fosse spazio per l’allegria. E sono sicuro che non sono poche le persone che si stupiranno nel vedere queste immagini. Anche alcuni dei turisti italiani presenti a Isfahan erano evidentemente sorpresi della “normale” allegria a cui stavano assistendo.

Con questo non voglio dire che gli iraniani – e i giovani iraniani in particolare – non abbiano problemi, limitazioni e censure. Ma questo è un pezzetto di realtà che mi piacere riproporre così, al naturale.

E con l’occasione, mostrare anche un po’ di immagini di Isfahan. Da sola, merita il viaggio in Iran. Date un’occhiata e capirete perché.

Morto lo scrittore

Morto lo scrittore

Morto lo scrittore uno spettacolo scritto e diretto da Arash Abbasi, giovane regista iraniano attualmente residente in Italia.

Per la prima volta in Italia, debutterà all’ITC Teatro di San Lazzaro, Via Rimembranze 26, San Lazzaro di Savena (Bologna) giovedì 24 aprile alle ore 21:00.

Il giorno seguente, venerdì 25 aprile, sarà al Teatro della Murata, Via Giordano Bruno 19 di Venezia Mestre, alle ore 18.00.

Domenica 27 aprile lo spettacolo sarà al Teatro Sala Uno di Roma, Piazza di Porta San Giovanni 10, alle ore 18.00

Morto lo scrittore ha debuttato a Teheran nel 2012 all’interno del Festival Internazionale di Fadjr, candidato al premio per miglior sceneggiatura originale e miglior attrice protagonista, con 37 successive repliche nel teatro comunale della capitale “Theatre Shahr”.

Gli interpreti sono Ladan Mostofi, famosissima attrice cinematografica, nel ruolo di protagonista ed il pluripremiato drammaturgo Ayoub Agha Khani come co-protagonista.

E’ stato lo spettacolo più venduto dell’anno della sala Saieh, con un pubblico di oltre 4.000 spettatori.

La storia parla di una talentuosa attrice cinematografica che vuole dirigere – per la prima volta nel ruolo di regista – una nuova pellicola, basandosi sulla sceneggiatura scritta dall’amico Farhad. Incontrandosi per discutere sul film, i due scopriranno verità nascoste sula loro vita, facendo emergere aspetti sconosciuti circa le loro storie passate…

Questo spettacolo è in lingua persiana, con sopratitoli in italiano.

Questa è un’intervista ad Arash Abbasi.

Morto lo scrittore

Sole a Teheran

La scrittrice Fereshteh Sari

«Non so quanto sia giusto costringere le nuove generazioni a venire a conoscenza delle nostre angosce passate».

È il dilemma fondamentale che si pone una delle protagoniste di Sole a Teheran (Aftab dar Tehran) romanzo di Fereshteh Sari, una delle più importanti scrittrici iraniane viventi, pubblicato in Italia da Editpress con la traduzione di Anna Vanzan.

Forse sta tutto lì, in quel dubbio, il senso profondo di questo romanzo, ancora inedito in patria, che ha per protagoniste due donne, Setareh e Nilufar. Studentesse impegnate in politica nel 1978, prima e durante la rivoluzione, donne e madri nel 2009, alla vigilia delle elezioni presidenziali che porteranno alla rielezione di Ahmadinejad.

Non è un racconto lineare: si salta dalla Teheran dei nostri giorni (o, meglio, dell’altro ieri, visto che sono passati cinque anni e sembra essersi aperta una nuova stagione politica) a quella degli anni caldi della rivoluzione e della guerra con l’Iraq, con una breve finestra persino nella “preistoria”, cioè nella notte dello sbarco sulla Luna del luglio 1969.

Non è un racconto lineare perché non è un libro lineare: è anzi una riflessione contorta, complessa, non priva di contraddizioni. Le due protagoniste hanno attraversato lutti, tragedie personali e collettive, hanno creduto nella rivoluzione, nella “missione salvifica della Storia”. Ma a cosa è servito?

Come scrive Anna Vanzan nella nota introduttiva (da leggere assolutamente):

La Rivoluzione iraniana, così come molte altre rivoluzioni, divora i suoi figli – sembra volerci dire Fereshteh Sari – ma essi non sono del tutto incolpevoli. L’Autrice ripropone le inutili riunioni dei gruppi rivoluzionari con occhio disincantato, descrivendo con ironia (e/o con l’autoironia di chi vi ha preso parte?) la vana arroganza dei militanti che giocavano alla rivoluzione senza un progetto, criticando le diatribe fra i gruppi politici che li hanno minati, consegnando così il Paese alla ben più organizzata e compatta compagine religiosa.

Setareh è una militante dei Fedain-e khalq, gruppo di sinistra che sarà presto spazzato via dal regime rivoluzionario. Si innamora di un militante del Tudeh, il partito comunista di osservanza filo sovietica. Conosce il carcere, la paura, il dolore.

Nilufar vede invece la famiglia disintegrarsi con la rivoluzione: il padre, funzionario del governo dello Scià, viene giustiziato, la madre muore di dolore. Ha una figlia, Aftab (che in persiano vuole dire “sole”, da cui il titolo del libro), da un ragazzo che non saprà mai di essere padre.

La stessa Setareh a un certo punto capisce che:

loro, in quegli anni, traboccavano di energia. Non vi era l’aria inquinata di oggi, i polmoni non erano saturi di piombo e carbonio, le distanze erano accorciate e il traffico meno caotico. L’acqua di Teheran era la più sana e gustosa del mondo, mica inquinata da quella reflua e con una percentuale di nitrati superiore al consentito. E loro, soprattutto, non erano quelli di adesso. A quel tempo, nessuno parlava del colpo di Stato del 1953, quelli erano ricordi risalenti all’epoca dei genitori. Scoppiavano di energia. Non conoscevano il termine “depressione”. Gli avvenimenti del resto del mondo erano lontani. Certo avevano notizia delle guerra in Vietnam, dei fronti socialisti e di quelli imperialisti, ma non si trattava di guerre palpabili: erano lontane. Mica come oggi, che le guerre entrano nelle case via internet o grazie alle parabole, in teoria fuori legge, ma che in realtà affollano tutti i tetti iraniani.

Cosa scegliere nella quotidiana lotta tra il passato e il futuro? Tra il rimpianto e la speranza? La letteratura da sola non basta per capire un’epoca o un Paese. Però un libro come questo potrebbe essere uno spunto per ridiscutere gli ultimi 35 anni di Storia iraniana. Un’occasione soprattutto per chi quegli anni li ha vissuti sulla propria pelle.

Esiste, tra gli iraniani (in patria e all’estero) la capacità di ripensare alla Storia recente superando le divisioni, i sospetti, i pregiudizi che troppo spesso attanagliano il dibattito politico? Personalmente ho forti dubbi in proposito (e noi italiani, a onor del vero, non abbiamo nulla da insegnare in questo senso). Forse è ancora presto. Ma la letteratura – in alcuni casi – può essere anche il terreno dell’impossibile.

Fereshteh Sari è una delle maggiori scrittrici iraniane contemporanee. Autrice versatile, ha al suo attivo numerosi romanzi, racconti brevi e raccolte di poesie. Tra i premi ricevuti in patria e all’estero, vi è un significativo riconoscimento attribuito dal Parlamento Europeo degli Scrittori. In italiano sono stati tradotti alcuni suoi racconti in antologie di scrittrici iraniane, fra cui uno pubblicato dalla rivista on line Studi Indo-Mediterranei. Vive a Tehran.

Vacanze iraniane

Sizdah bedar

Spesso il calendario persiano genera confusione nei non iraniani. E si corre sempre il rischio di programmare un viaggio in Iran nei giorni sbagliati.  Ecco l’elenco delle feste nazionali iraniane nel 2014. Quelle, per intenderci, in cui gli uffici sono tutti chiusi.

Giovedì 2 gennaio – Martirio dell’Imam Reza 

Domenica 19 gennaio – Nascita del Profeta dell’Imam Sadeq

Martedì 11 febbraio –  Anniversario della Rivoluzione

Giovedì 20 marzo – Giornata della nazionalizzazione del petrolio 

Da venerdì 21 -a lunedì 24 marzo – Noruz, Capodanno persiano

Martedì 1 aprile – Anniversario nascita Repubblica islamica

Mercoledì 2 aprile Sizdha bedar – Giornata nazionale della natura

Venerdì 4 aprile – Martirio di Fatima

Martedì 13 maggio – Nascita dell’Imam Ali

Martedì 27 maggio – Ascensione del Profeta

Mercoledì 4 giugno – Morte di Khomeini

Giovedì 5 giugno – Rivolta 15 Khordad 1963

Sabato 14 giugno – Nascita dell’Imam Mahdi

Sabato 19 luglio – Martirio dell’Imam Ali 

Martedì 29 luglio – Eid-e-Fetr (Fine del Ramadan)

Venerdì 22 agosto – Martirio dell’Imam Sadeq

Domenica 5 ottobre-  Eid-e-Ghorban (Festa del Sacrificio) 

Lunedì 13 ottobre – Eid-al-Ghadir (Nomina di Ali quale successore del Profeta)

Domenica 2 novembre –  Tassoua

Lunedì 3 novembre –  Ashura

Sabato 13 dicembre – Arbaeen (celebrazione 40 giorni dopo Ashura)

Domenica 21 dicembre – Shabe Yalda

Lunedì 23 dicembre – Martirio dell’Imam Reza

 

Sound of unity – Sedaye ettehad

Un lettore, Human Hashembeiky, ci ha segnalato questo video (grazie!). Due rapper, uno iraniano (Yas), l’altro statunitense (Tech 9) hanno inciso questa canzone intitolata Sound of unity – Sedaye ettehad, ovvero Canzone di unità. 

Non siamo esperti di rap, ma l’esperimento ci sembra interessante. Per far capire cosa dice il testo, mettiamo di seguito sia il video ufficiale sia quello con i testi in inglese e persiano.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=gk0H6jUYQEw[/youtube]

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=xndVenDivrM[/youtube]

34° Corso di lingua persiana

Lingua persiana

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il:

34° CORSO di LINGUA Persiana

Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanista, Pakistan, india e il Tajikistan

Il corso, tenuto da insegnante universitario, si svolgerà dal 1° marzo 2014 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

sabato: ore 09.00- 10.30 e 12.00

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale.

L’ammissione agli asami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali.

A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello.

Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato al 28 febbraio 2014 

Iscrizione: istitutoculturaleiran@gmail.com

Tel. 06 3052207 – 8

N.B.   Il giorno 1 marzo (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 09.30

Un pomeriggio con Ferdousi

Prof. Angelo Piemontese

L’Istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività svolte a promuovere lo scambio culturale e presentare le grandi figure della letteratura e della cultura dell’Iran, in collaborazione con la Biblioteca Rispoli, organizza il quarto incontro letterario.

Un pomeriggio con Ferdousi

che si svolgerà con la presenza del Prof. Angelo Michele Piemontese, professore emerito di lingua e letteratura persiana, Università degli studi di Roma, La Sapienza. Abul-Qasem Ferdousi Tusi (ca. 935-1020) è il più prestigioso poeta persiano, autore del grande poema epico Shah-namé (“Il libro dei Re”), un capolavoro della letteratura universale.

Molto ho sofferto in questi trenta anni, ho vivificato la Persia antica con questa lingua persiana. Non morirò ormai, siccome sono vivo, perché ho diffuso il seme della parola.

Venerdì 14 febbraio 2014 dalle ore 17 alle ore 18.30 presso la Biblioteca Rispoli Roma, Piazza Grazioli, 4.

Gli interessati sono pregati di comunicare la loro presenza inviando una e-mail a istitutoculturaleiran@gmail.com oppure chiamando il numero 06 30 52 208. 

Ciao maschio iraniano

Soheila Beski - Particelle

Forse sarebbe meglio decidere di ritornare nella giungla. Ma proprio alcuni giorni fa, ho letto un articolo preoccupante che diceva che persino tra gli animali vi sono alcune specie, come i covi, che sono monogame.

Forse è la frase che sintetizza al meglio il protagonista (innominato) di Particelle (Zarre), romanzo dell’iraniana Soheila Beski, pubblicato in Italia da Ponte33.

La quarta di copertina lo descrive così:

Mammone, debole, opportunista. Attento al rispetto delle norme sociali per amore del quieto vivere ma pronto a irridere gli eccessi di ossequio religioso o la mistificazione ingenua della democrazia, giudicata nient’altro che un nuovo conformismo. Ossessionato in egual misura dal sesso e da una nevrosi esistenziale che le sue avventure extraconiugali ampliano fino alla paranoia, il protagonista di questo romanzo di Soheila Beski fluttua tra le norme, i divieti, le consuetudini e gli accomodamenti della società iraniana di oggi, cogliendo con cinismo le opportunità che la sua condizione di maschio gli offre. Una particella che vaga tra la realtà concreta fatta di madri, padri, figli, amici, lavoro, amori, tradimenti, piccole viltà – e scarse, scarsissime virtù – e un mondo virtuale dalle seducenti possibilità spalancato da un semplice computer da ufficio. Infilarsi nel buco nero del mondo virtuale, per sfuggire alle trappole che la vita e la sua incapacità di affrontarla responsabilmente gli tendono, diventa per questo sessantenne vicino alla resa dei conti un espediente per ancorarsi ad una realtà più vasta dove tutto può essere “svelato rimanendo velati”.

Personaggio meschino, anche se a suo modo brillante, persino divertente, capace di riflessioni tutt’altro che banali sulla vita e anche sulla politica. Tra le righe, si coglie un riferimento esplicito alle contestate elezioni del 2009 (anno di pubblicazione del libro in Iran), oltre a una serie di battute sul sistema politico e la morale religiosa.

Soheila Beski, scrittrice affermata in patria (ne parla Vanna Vannuccini nel suo blog ) si cala in un sessantenne maschio e descrive forse qualcosa di più di una singola storia. Chissà che non si possa parlare in Iran di una vera e propria “questione maschile”: l’uomo iraniano, privilegiato da una cultura maschilista e da un sistema giuridico dichiaratamente sessista, oggi sembra messo in crisi da una presenza sociale sempre più forte e vivace delle donne. Esempio banale: la ventilata introduzione di “quote azzurre” all’università, dove le donne rappresentano il 65% degli studenti.

Ma – a parte queste considerazioni “sociali”, Particelle è un libro piacevole, divertente. Ci scommetterei che la stessa Beski si è divertita a scriverlo, così come Mario Vitalone a tradurlo. Io di sicuro mi sono divertito a leggerlo.

Soheila Beski, Particelle, Novembre 2013, pp. 112, ISBN 978-88-96908-04-4, € 15,00, Traduzione dal persiano di M. Vitalone

 

A proposito di narrativa iraniana

Fiera del libro di Teheran

Libri, scrittori e scrittrici dall’Iran. Ne ha scritto Cristina Taglietti sul Corriere della Sera di domenica 12 gennaio 2014.

Donne velate e ribellione. L’Iran della letteratura non è soltanto questo. Il Paese torna ad affascinare l’Occidente, complici anche gli accenni di disgelo politico e diplomatico, con un’onda di interesse che è partita soprattutto dal cinema, grazie a registi come Abbas Kiarostami, Jafar Panahi, Majid Majidi e ora Asghar Farhadi, il cui film più recente, Il passato, ha avuto successo anche nelle sale italiane. Qui il Paese d’origine del regista rimane lontano, quasi sullo sfondo (la storia è ambientata a Parigi), ma con Una separazione, Orso d’oro a Berlino nel 2011, Farhadi aveva offerto, attraverso la storia privata di un divorzio, una lettura profonda della società iraniana.

Il primo febbraio inizia il Fajr International Film Festival, forse l’evento culturale più importante del Paese, che farà il punto su che cosa si muove dietro la macchina da presa. Tuttavia la letteratura, che a maggio ha a Teheran la sua Fiera del libro, ha ancora un po’ di strada da percorrere per uscire e affermarsi fuori dai confini. La più famosa tra gli scrittori in esilio resta senza dubbio Azar Nafisi, che in Leggere Lolita a Teheran ha raccontato la sua esperienza di docente che cerca, negli spiragli lasciati aperti dalla catechesi islamica dell’Iran postrivoluzionario, di parlare ai suoi allievi di «romanzi sconsigliati», come Il grande Gatsby, Lolita, Huckleberry Finn: in un Paese in cui il valore delle opere letterarie è strettamente connesso alla loro utilità come puntello alla teocrazia sciita. Nafisi, espulsa dall’università per essersi rifiutata di indossare il velo, ha lasciato Teheran nel 1997 per trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti con la famiglia, così come vive a Parigi da quando aveva 25 anni Marjiane Satrapi, 44 anni, autrice di Persepolis, un’autobiografia a fumetti diventata anche film d’animazione.

Continua a leggere l’articolo originale sul sito del Corriere della Sera

Un pomeriggio con Nezami

Un pomeriggio con Nizami

L’Istituto Culturale dell’Iran, nel quadro delle sue attività svolte a promuovere lo scambio culturale e presentare le grandi figure della letteratura e della cultura dell’Iran, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, organizza il terzo incontro letterario

Un pomeriggio con Nizami Ganjavi

che si svolgerà con la presenza della Prof.ssa Paola Orsatti, docente di lingua e letteratura persiana presso l’Università degli Studi di Roma, Sapienza.

Neẓāmi-ye Ganjavī (1141-1209), è il più grande poeta epico-romanzesco della letteratura persiana, che per la sua capacità miracolosa nel descrivere e immaginare, creò un nuovo stile nella letteratura persiana. L’utilizzo dei concetti gnostici e logici ha donato l’aspetto misterioso alle sue poesie che conduce il lettore a pensare con maggiore profondità.

Nelle sue opere si notano le numerose metafore, i pensieri profondi, i segreti e le passioni. Nizami con la sua ispirazione del mondo iranico, sia prima che dopo l’arrivo dell’islam, è riuscito a donare il senso dell’unità a tutte le nazioni che costituiscono la civiltà dell’Iran.

Tutt’il mondo un corpo pare e la Persia è il suo cuore

Non si vergogna di tal paragone colui che col vanto lo professa!

O Persia! O del pianeta il cuore! Il cor è del corpo la parte migliore.

Venerdì 17 gennaio 2014 dalle ore 16 alle ore 17.30 presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma in Viale Castro Pretorio, 105

Gli interessati sono pregati a comunicare la loro presenza inviando una e-mail all’istituto: istitutoculturaleiran@gmail.com 

locandina nizami

Siamo sicuri di essere superiori all’Iran?

Massimo Fini

Su Il Fatto Quotidiano del 28 dicembre 2013 Massimo Fini ha scritto un interessante editoriale sull’Iran e sul malcelato (o addirittura ostentato) “senso di superiorità” di noi occidentali. Mi sento di condividerlo in pieno e ve lo propongo.

 

 

Nella conferenza stampa di fine anno un giornalista d’area radicale ha chiesto al presidente del Consiglio se l’Italia non fosse troppo morbida con l’Iran. Letta ha risposto in diplomatichese ma una cosa interessante l’ha detta: “L’Italia puo’ essere un buon mediatore con l’Iran perchè entrambi veniamo da grandi culture millenarie e possiamo quindi intenderci”. L’Iran è infatti l’antica Persia. E le vestigia di questa cultura si possono trovare nella plurimillenaria città di Isfahan o a Qom (non a Teheran che, come Tel Aviv, è di costruzione recente). Ma a parte questo, eppero’ in sua stretta correlazione, gli iraniani, almeno a partire da un certo livello sociale, sono delle persone colte che non si limitano a sapere a memoria i versetti del Corano. Me ne resi conto quando stavo da quelle parti: la piccola borghesia di Teheran non solo conosceva i nostri maggiori (Dante, Petrarca, Boccaccio) ma in quel periodo (siamo negli anni ’80, in pieno khomeinismo) leggeva Moravia e Calvino. Noi della loro cultura letteraria conosciamo, quando va bene, solo Omar Khayyam. E’ questa supponenza della ‘cultura superiore’ (che Letta, gli va dato atto, ha dimostrato di non avere) che infastidisce, soprattutto nel momento in cui questa cultura dovrebbe fare un po’ i conti con se stessa e con la lunga striscia di sangue e di violenze, militari, politiche, economiche, che ha alle spalle e non solo alle spalle. Io non riesco a capire su quali basi giuridiche e morali capi di Stato (Obama, Hollande, Cameron) che sono seduti su giganteschi arsenali atomici si possano permettere di impedire all’Iran di farsi il nucleare civile perchè da qui potrebbe, in teoria, arrivare all’Atomica (passare dal 20% di arricchimento dell’uranio, che è quanto serve per il nucleare ad usi civili e medici, al 90% della Bomba è cosa che richiede anni).

Continua a leggere sul blog di Massimo Fini

Iranian Living Room

iranian living room

Martedì 17 dicembre ore 18.00

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Roma, Via Guido Reni 4/A

Presentazione pubblica

Iranian Living Room

Libro fotografico sull’Iran nascosto, prodotto da Fabrica

Gli scatti di 15 giovanissimi fotografi iraniani raccontano in modo discreto e incondizionato il salotto di casa, spazio fsico e metaforico nascosto agli sguardi dei media internazionali e dello stato locale.

Partecipano:

Vanna Vannuccini, inviata speciale de “La Repubblica”

Enrico Bossan, curatore del progetto per Fabrica

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Per informazioni: Fabrica tel. 0422.516349, fabrica@fabrica.it

 

[vimeo]http://vimeo.com/70631727[/vimeo]

Mahi va gorbeh

Fish and cat

Visto finalmente Mahi va gorbeh, Pesce e gatto, film iraniano vincitore allo scorso Festival di Venezia del Premio speciale Orizzonti per il contenuto innovativo. Mi è piaciuto? Sinceramente non lo so. Forse avevo aspettative troppo alte, ma quanto avevo letto mi intrigava parecchio.

La storia è in parte tratta da un episodio di cronaca: nel 1998 venne infatti scoperto un ristorante sul Mar Caspio che aveva cucinato carne umana. La trama del film sembra un classico del cinema horror made in Usa: un gruppo di studenti campeggia in una plumbea giornata di dicembre e viene a contatto con i sinistri gestori di un ristorante nelle vicinanze.

Babak Karimi

Scritto e diretto da Shahram Mokri, è costituito da un unico piano sequenza di 123 minuti. Nonostante ciò, il film non è narrato in modo sequenziale, ma circolare. La macchina da presa segue di volta in volta i vari personaggi che si incrociano. In questo modo, alcune scene le vediamo più volte e sono nell’ultima sequenza veniamo a capo del mistero alla base del film.

Il regista, dopo due settimane di prove, ha girato due ciak e alla fine ha scelto la mega sequenza migliore.

Esperimento coraggioso e sicuramente interessante, ma un po’ troppo lungo nei tempi e in alcuni dialoghi.

Un’ultima considerazione: ma perché in qualsiasi film iraniano bisogna per forza trovare un messaggio politico? La recensione di My Movies si conclude così:

«Una riuscita e coraggiosa metafora di un Paese che fagocita i propri giovani, che li priva di un qualsiasi futuro, tarpandone le ali».

Sarà. Ma a me sembra un po’ una forzatura.

Mahi Va Gorbeh (Fish & Cat) di Shahram Mokri – Iran, 134′

v.o. farsi – s/t inglese, italiano

Babak Karimi, Saeed Ebrahimi Far, Abed Abes

Note del regista

Mahi va gorbeh è un film sul tempo, su come creare una prospettiva all’interno del tempo e, dunque, su come sconvolgere il tempo. Ciò che mi ha affascinato nel fare questo film è lo stile della sua realizzazione: l’insistenza su uno stile narrativo entro i confini della ripresa unica e il tentativo di immettere, in quell’unica ripresa, fessure temporali. Ho scelto di raccontare una storia vera, una storia vera che, tuttavia, assomiglia a un incubo irreale. 

8 giorni di Iran

Yazd - Iran

Otto giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

CON CHI

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

 

QUANDO

Dal 18 al 25 giugno 2015.

 

ITINERARIO

1° Giorno ROMA – TEHRAN

Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino con la guida italiana e partenza.

 

2° Giorno TEHRAN – SHIRAZ

Visita al museo archeologico, al Museo del Cinema e al Mausoleo dell’Imam Khomeini. In serata volo per Shiraz.

 

3° Giorno SHIRAZ – PERSEPOLI – NAQSHE E ROSTAM – SHIRAZ

Visita di Persepoli e della necropoli di Naqshe Rostam. Nel pomeriggio rientro a Shiraz e visita della città (Mausoleo di Hafez, Moschea del Venerdì, ecc.)

 

4° GIORNO SHIRAZ – YAZD

Partenza per Yazd e visita di Pasargade e della tomba di Ciro. Sosta ad Abarkuh per la visita della moschea e del cipresso di 4.000 anni. Arrivo a Yazd in serata.

 

5° GIORNO YAZD – ISFAHAN

Visita alle Torri del Silenzio e al Tempio zoroastriano. Partenza per Isfahan. Lungo la strada visita di Meybod e Nain. Arrivo in serata a Isfahan.

 

6° GIORNO ISFAHAN

Visita della bellissima piazza Naqshe Jahan, delle sue moschee e dei suoi palazzi. Nel pomeriggio visita quartiere armeno di Jolfa.

 

7° GIORNO ISFAHAN – NATANZ – KASHAN – QOM – TEHRAN

Visita Moschea del Venerdì e partenza. Durante il viaggio visite a Natanz, Kashan e Qom. Arrivo in serata a Tehran.

 

8° GIORNO TEHRAN – ROMA

Nelle prime ore del mattino trasferimento in aeroporto e partenza per Roma.

 

 

QUOTA INDIVIDUALE : 1.900 EURO

SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA: 200 EURO

 

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Volo A/R Roma-Tehran con Turkish Airline e tasse aeroportuali.
  • Volo interno Tehran – Shiraz con Iran Air.
  • Assicurazione medico/bagaglio.
  • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
  • 7 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
  • Trattamento di pensione completa, cone cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
  • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
  • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
  • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
  • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

 

MINIMO 15 PARTECIPANTI

ADESIONI ENTRO IL 18 APRILE CON CAPARRA DI 500 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO

ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO VIAGGIO (FACOLTATIVA) € 120.

SALDO ENTRO IL 31 MAGGIO

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

 

SCARICA IL PROGRAMMA

8 GIORNI DI IRAN

 

 

Iran ed Europa: un dialogo in evoluzione

Incontro a Gorizia

Le molte emergenze e le crisi che distinguono il Medio Oriente si riverberano in Europa e nel resto dell’Occidente. Di tali emergenze e crisi, l’Iran sembra vivere una situazione paradigmatica, sia per quanto riguarda il suo interno sia per quanto riguarda quell’eco che in Europa si può percepire. La conoscenza di quel Paese è comunque limitata ad informazioni ancora frammentarie, talora fuorvianti. Pare un peccato alla luce della sua storia e delle relazioni economiche che, anche con l’Italia e in particolare con la nostra Regione, non sono trascurabili.

E’ un fatto che l’Iran è un Paese importante ed interessante, rappresentando un formidabile intreccio di microcosmi culturali, religiosi e ambientali. Per questo motivo, il focus tenterà di dare una risposta ai molti interrogativi e alle curiosità che il pubblico attende.

Tale incontro, al quale siete gentilmente invitati, conclude il ciclo di conferenze, organizzato dall’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia, dal titolo “Scenari tra Europa e Oriente”.

Interverranno:

Claudio Cressati, Presidente dell’Accademia Europeista del F.V.G.

Fabio Romano, cultore di Storia delle relazioni internazionali, Università di Trieste

Antonello Sacchetti, giornalista e blogger

Merzad Zarei, Console dell’Iran a Milano

Haji Hosseini, Consigliere dell’Ambasciata iraniana in Italia

Modera Pio Baissero, Direttore dell’Accademia Europeista del F.V.G.

Il convegno, a ingresso libero, si terrà presso la sala conferenze dell’Hotel Best Western Gorizia Palace, in Corso Italia 63, con inizio alle ore 17.30.

 

www.accademia-europeista.eu

Acrid

Acrid

Gli uomini (iraniani), che mascalzoni! Potremmo parafrasare il titolo del celebre film di Mario Camerini del 1932 per condensare in una battuta il film di Kiarash Asadizadeh in concorso all’ottava edizione del Festival Internazionale di Roma.

Acrid in inglese, dal persiano Gass , cioè Acre. E in effetti è un film senza consolazione e, purtroppo, senza sfumature. I personaggi maschili, a prescindere dall’ età e dall’estrazione sociale, sono inevitabilmente traditori, violenti, egoisti, bugiardi, alcolizzati.

Come in una staffetta, tre storie si danno il cambio, portando in scena contesti sociali e generazionali molto diversi tra loro. In ognuna delle tre storie c’è una coppia in crisi, sempre per colpa dell’uomo. E all’interno dei singoli “episodi”, si aprono finestre su situazioni in cui è sempre l’uomo a essere infido.

Non è un film riuscitissimo e forse nemmeno la recitazione è sempre all’altezza della media iraniana. Però colpisce che per il suo primo lungometraggio un regista maschio di 32 anni scelga un punto di vista così “femminile”. E non è un caso isolato, se ripensiamo a Barf roye kajha (La neve sui pini) di Peyman Moaadi (ne scrivemmo qui).

Probabilmente il film non sarà ricordato come una delle migliori produzioni iraniane, però ci dice qualcosa di molto interessante sui cambiamenti in atto nella società iraniana.

Lo stesso Asadizadeh spiega nelle note di regia:

Molti anni fa, gli iraniani si dedicavano completamente alla famiglia. Famiglia e coniuge erano parole cariche di amore e rispetto. Ora, dopo molti anni, le fondamenta delle famiglie sono traballanti, per colpa della società ma anche della famiglia stessa. Queste considerazioni hanno ispirato il mio primo lungometraggio. Il film rappresenta solo in parte le famiglie iraniane di oggi. Non vuole necessariamente diagnosticare o risolvere problemi. Il mio scopo è semplicemente di mettere in guardia quelle famiglie inconsapevoli, all’interno delle quali persone innocenti rischiano di essere vittime di violenze e mancanze. Secondo il mio punto di vista, si raccoglie ciò che si semina e il film è ispirato a questa filosofia. Speriamo che possa colpirci al cuore e farci comprendere cosa stiamo facendo e dove stiamo andando.

Regia: Kiarash Asadizadeh

Sceneggiatura: Kiarash Asadizadeh

Fotografia: Majid Gorjian

Montaggio: Kiarash Asadizadeh

Scenografia: Kiarash Asadizadeh

Costumi: Melodi Ali Esmaeili

Musica: Ankido Darash

Suono: Vahid Moghadasi

Cast: Roya Javidnia, Ehsan Amani, Pantea Panahiha, Saber Abar, Shabnam Moghadami, Mahsa Alafar, Mahana Noormohammadi, Sadaf Ahmadi, Nawal Sharifi, Mohammadreza Ghaffari

Asiatica Film Mediale, XIV edizione

Asiatica Film Mediale 2013

Si svolge a Roma dal 12 al 20 ottobre la XIV edizione di ASIATICA Incontri con il cinema asiatico. 

Vediamo, nel dettaglio, i film e gli appuntamenti targati Iran.

SABATO 12

Sala 1

20,00

PICTURESQUE

Concerto per solo piano

Peyman Yazdanian

21,30

RAGBAR

Downpour/Temporale

Bahram Beyzai

1971, Iran, 122’

GIOVEDI 17

Sala 1

20,15

SNOW ON PINES

Barf Rooy-e Kaj-ha/Neve sui pini

Payman Maadi

2013, Iran, 96’

Sarà presente l’autore

Sala 2

18,30

MY STOLEN REVOLUTION (DOC)

Min Stulna Revolution/La mia rivoluzione rubata

Nahid Persson Sarvestani

2013, Iran, 75’

VENERDI 18

18,00

Sala 1

SNOW ON PINES (R)

Barf Rooy-e Kaj-ha/Neve sui pini

Payman Maadi

2013, Iran, 96’

Sarà presente l’autore

Sala 2

20,30

MY STOLEN REVOLUTION (R) (DOC)

Min Stulna Revolution/La mia rivoluzione rubata

Nahid Persson Sarvestani

2013, Iran, 75’

Legenda

(R) Replica

(DOC)  Documentario in Competizione

Ove non altrimenti indicato tutti i film sono in sottotitolati in inglese e in italiano

Leggi: Asiatica_Programma XIV edizione 2013

Incontri con il cinema asiatico 14

La Pelanda – Centro di produzione culturale

Ex Mattatoio, Testaccio

Piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma

 12/20 ottobre 2013