Autunno in Iran

Il primo sguardo. Sarebbe bello poterlo rivivere per davvero, non solo filtrato dalla memoria. Come è stato, cosa ho visto la prima volta che sono venuto in Iran, ormai dieci anni fa? Ho l’immagine dei colori della gente dell’aeroporto di Mehrabad, dove si arrivava allora, quando non era ancora stato inaugurato l’Imam Khomeini. Non posso riviverlo, quello sguardo, ma posso provarci attraverso lo sguardo delle persone che arrivano in Persia per la prima volta. Per le quali, lo ammetto, provo sempre un po’ di invidia.

Rieccomi qui, a distanza di pochi mesi dall’ultimo viaggio. Anche questa volta accompagno un gruppo di turisti italiani. La volta scorsa eravamo all’inizio del ramadan, pochi giorni prima che lo storico accordo sul nucleare si concretizzasse. Adesso il destino vuole che la partenza avvenga all’indomani dei terribili attentati di Parigi, in un clima cupissimo di paura, destinato ancora una volta a rinfocolare le polemiche e i pregiudizi sull’Islam.

La Persia ci accoglie ancora una volta con discrezione e gentilezza, avvolta nei colori magnifici del suo autunno. Per qualche giorno saremo lontani dagli echi di odio e di paura che sconvolgono l’Europa.

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Da Paese paria ad oasi di stabilità nel Medio Oriente: strano davvero il destino dell’Iran. Adesso qualcuno afferma di essersi affrettato a vedere l’Iran prima che la globalizzazione lo renda omologato e “normale”. E pensare che invece fino a due o tre anni fa, i pochi che venivano qui dicevano di volersi sbrigare prima che una guerra ne cancellasse le bellezze. In un caso o nell’altro, sembra davvero che ci sia sempre bisogno di un alibi per venire in Iran.

Ashura è trascorsa da un paio di settimane, l’inverno non ha ancora conquistato l’altopiano. Sono giornate piene di luce, l’aria è tersa e frizzante. Così come l’atmosfera generale, per le strade, nei negozi, nelle parole della gente. Non si respira entusiasmo ma un’aria positiva, costruttiva.

In Iran in pochi mesi le cose possono cambiare rapidamente. Strade ricostruite, hotel nuovi, edifici in ristrutturazione. Le sanzioni non sono ancora state rimosse e il mattone continua a essere uno dei principali canali di investimento, quasi di “sfogo” del mercato interno.

Il Paese si sta aprendo all’esterno, lo si capisce da tanti piccoli cambiamenti intervenuti negli ultimi cinque mesi. Sembrano dettagli, ma sono importanti. Ci sono nuovi hotel e in molti siti turistici, accanto ai tradizionali bagni “alla turca”, ci sono le toilet all’occidentale. Guide e cataloghi vari sono distribuiti in più lingue rispetto a poco tempo fa. Gli italiani sembrano aver riscoperto l’Iran: dai 3.000 visti turistici nel 2011, si è passati ai 14.000 del 2014.

Ma perché gli italiani vanno in Iran? Cosa vengono a cercare, cosa rimane loro dopo un tour nelle città d’arte?

Una signora del mio gruppo, dopo aver visto Persepoli e Yazd, mi dice con un filo di voce:

Non avevo mai visto un Paese con così tanta storia. E’ una cosa che mi mette a disagio.

Strano sentirlo da una persona che vive in Italia. Ma forse a sorprendere e a stordire non è tanto la storia quanto la coscienza che l’Iran ha della propria storia, della propria identità, in un mondo sempre più globalizzato.

E allora arriviamo alla questione del momento: l’Iran è pronto ad aprirsi? E aprirsi a cosa? Ai consumi, agli investimenti, agli scambi. O è altro quello che ci si aspetta?

E’ tornata l’acqua nello Zayandeh Rud di Esfahan, Ce n’è molta di più rispetto a giugno, quando era possibile per i bambini giocare nel letto del fiume senza pericolo. Anche questo è un segnale di speranza, anche se si tratta di una soluzione temporanea: l’acqua ci sarà soltanto per un mese, poi il letto tornerà a essere secco a causa della decisione di deviarne il corso per irrigare le campagne di Yazd.

Certo è bello rivedere l’acqua correre sotto gli storici ponti di Esfahan: il Khaju è affollatissimo in un fredda sera di novembre, con tanto di gara di canto sotto le arcate, come vuole la tradizione.

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Pol e Tabiat, Tehran

Dai ponti storici di Esfahan al Pol-e Tabiat, il Ponte della natura, a Teheran. E’ qui che abbiamo deciso di far terminare il nostro tour. Siamo partiti dall’antichità di Persepoli e siamo arrivati al postmoderno della capitale. Il ponte della natura è un ponte pedonale a tre livelli, lungo 270 metri, che collega due dei sette grandi parchi della capitale, l’Ab-o Atash e il Taleghani. Al di sotto, corre non un fiume ma la superstrada Modarres, una delle grandi arterie di Teheran. Inaugurato nell’ottobre 2014, il ponte si basa sul progetto di Leila Araghian, architetto donna oggi 31 enne. Cinque anni fa, quando era ancora studente dell’Università Shahid Beheshti, vinse un concorso del comune per la progettazione di una struttura di collegamento tra due parchi separati da una strada a nord di Teheran.

Lei stessa ha spiegato:

Io non volevo fosse solo un ponte che la gente avrebbe usato per andare da un parco all’altro. Volevo che fosse un luogo di ritrovo per le persone, uno spazio per riflettere, non solo passare.

E infatti sul ponte ci sono ristoranti, caffè e aree salotto. Proprio come sugli antichi ponti di Esfahan ci sono le case da the. Costruito in quattro anni, il ponte ha ricevuto uno dei premi architizer A +, un concorso di architettura con sede a New York.

Un altro membro del gruppo ammette:

Grazie per averci portato qui. Un occidentale non penserebbe mai che a Teheran possa esserci un posto simile.

(Per sapere di più sul Ponte della Natura clicca qui).

Già, l’occidente. Fa uno strano effetto passare davanti all’ex ambasciata Usa in via Taleghani, oggi museo sulle attività di spionaggio degli americani. I murales più famosi di Teheran scivolano via in modo piuttosto anonimo. ignorati dai passanti e dalle persone che aspettano l’autobus sotto la pensilina poco distante da una delle torrette di guardia del vecchio “nido di spie”. Se mai gli Usa dovessero riaprire l’ambasciata a Teheran, sarà questa la sede? E che ne sarà dei murales e del museo? Non sono domande banali se si pensa quanto la retorica antiamericana sia servita – e serva tutt’ora –  a cementare la Repubblica islamica.

Ex ambasciata Usa
Ex ambasciata Usa

Poco distante dall’incrocio di via Taleghani con l’infinita Vali Asr (il viale lungo 20 chilometri che attraversa la città) sorge il centro computer Lotus. Quattro piani di delirio per i patiti di informatica: computer, smartphone, tablet delle marche più importanti. Gli iraniani sono affamati di tecnologia e gli investitori stranieri stanno correndo incontro a un mercato potenzialmente enorme.

In una vetrina, accanto a una memoria esterna, è stata posta una piccola copia del Corano. Da un negozio della Apple scorgo il ritratto del presidente Hassan Rouhani. Ora che ci faccio caso, è la prima volta in oltre due anni che vedo in un luogo pubblico una foto del presidente in carica. D’altra parte, anche del suo predecessore Ahmadinejad non si vedevano ritratti in giro. Le due icone “ufficiali” della Repubblica Islamica rimangono sempre Khomeini e l’attuale Guida Khamenei.

Poche centinaia di metri e siamo a Piazza Vali Asr dove campeggia una fotografia enorme intitolata “Storia di una bandiera”.

The story of a flag

Si tratta di un’opera di Seyed Ehsan Bagheri in cui la celebre foto risalente alla Seconda Guerra Mondiale, viene trasformata in un atto di denuncia contro gli Usa. Sotto la bandiera a stelle e strisce, c’è infatti un mucchio di cadaveri di palestinesi, siriani e vietnamiti, vittime tutte dell’imperialismo nordamericano. L’opera è stata installata in occasione della “Giornata Nazionale della lotta contro l’arroganza globale” che si celebra ogni 4 novembre, ricorrenza dell’occupazione dell’ambasciata Usa. Nulla di nuovo, verrebbe da dire. Eppure qui la retorica, filtrata attraverso il fotomontaggio,  sembra farsi meno diretta. Il messaggio è chiaro ma è come se uscisse da un libro di storia, come se arrivasse con meno forza, forse meno convinzione. Sembra cioè filtrato da una rappresentazione che non è più quella diretta, militane, del murale. Qui siamo già alla sublimazione della propaganda.

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Centro computer Lotus in Vali-e Asr

A cena al ristorante del nostro hotel ci imbattiamo nella squadra di pallavolo del Payakan, in cui milita anche Valerio Vermiglio, oggi 39enne, ex capitano della nostra nazionale. In mezzo a una schiera di ragazzoni, lo riconosco subito, perché è l’unico con le braccia tatuate e l’orecchino. Quando glielo dico, sorride compiaciuto e mi spiazza:

Eh già, sono l’unico civilizzato!

Poi comincia a parlare della sua esperienza in Iran.

Sono il contrario di noi. Tutto deve essere sempre una contrattazione continua, ci mettono le ore per salutarsi, anche tra amici. e poi non hanno rispetto per le donne, non hanno rispetto per nessuno.

In piena notte, a pochi chilometri dall’aeroporto Imam Khomeini, assisto a una scena surreale. Un mullah aspetta sul bordo dell’autostrada, solo, in un tratto quasi completamente buio. Non sembra affatto preoccupato, lì, nel deserto, al freddo e al buio. Tutto è simbolo e analogia, diceva Pessoa.

Questo non è un taxi

Secondo il primo assioma della comunicazione è impossibile non comunicare. Qualsiasi comportamento, in situazione di interazione tra persone, è ipso facto una forma di comunicazione. Prima ancora della politica, basta forse la logica a spiegare perché il divieto di girare film imposto a Jafar Panahi, oltre che ingiusto è insensato.

Inutile girarci intorno. Taxi Teheran, il film del regista iraniano Jafar Panahi, premiato con l’Orso d’Oro all’ultimo Festival di Berlino, nelle sale italiane dal 27 agosto 2015, si basa tutto su questa condanna. Di più: si regge su questa condanna. Non avrebbe probabilmente senso se non ci fosse alle spalle il “caso Panahi”.

Tutto comincia nella lunga e tormentata estate 2009, dopo le contestatissime elezioni che confermarono alla presidenza della Repubblica islamica Mahmoud Ahmedinejad. Panahi, regista tra i più noti e amati in Iran, partecipa alle manifestazioni di piazza e viene prima arrestato, poi rilasciato su cauzione e poi condannato a non poter più realizzare film, scrivere sceneggiature, concedere interviste alla stampa e uscire dal suo paese per un periodo di tempo indeterminato, pena 20 anni di incarcerazione per ogni divieto violato.

Panahi viola il divieto già nel 2011, quando realizza In film nist (Questo non è un film), documentario in cui racconta come è cambiata la sua vita dopo la condanna. E poi realizza questo film, premiato a Berlino e uscito con successo in Francia.

Lo stesso regista spiega:

Sono un cineasta. Non posso fare altro che realizzare dei film. Il cinema è il mio modo di esprimermi ed è ciò che dà un senso alla mia vita. Niente può impedirmi di fare film e quando mi ritrovo con le spalle al muro, malgrado tutte le costrizioni, l’esigenza di creare si manifesta in modo ancora più pressante. Il cinema in quanto arte è la cosa che più mi interessa. Per questo motivo devo continuare a filmare, a prescindere dalla circostanze: per rispettare quello in cui credo e per sentirmi vivo.

La trama è semplice e non molto originale: Panahi guida un taxi per le strade di Teheran, raccogliendo e trasportando passeggeri. Della città si vede poco o nulla, la scena è fissa nell’abitacolo dell’automobile. Per intenderci, è lo schema usato da Abbas Kiarostami nel 2002 in Dieci.

Taxi Teheran

Va innanzitutto precisato che non si tratta di un documentario, come riportato da alcune recensioni. È un film di finzione, anzi, potremmo dire che un film “sulla finzione”. Gli attori (tutti non professionisti, compresa la nipotina di Panahi) sono più o meno tutti alla ricerca di una storia, di qualcosa da raccontare. Lo è lo “spacciatore di DVD”, lo è la giovane donna che ha bisogno del video testamento del marito, lo sono in modo ancora più esplicito lo studente di cinema che chiede consigli a Panahi e la nipotina impegnata nella realizzazione di un cortometraggio scolastico.

Storie da raccontare per professione, per vocazione o per bisogno. Come l’amico reduce da una rapina che sfrutta l’incontro con Panahi per sfogarsi.

L’avvocatessa dei diritti umani Nasrin Sotoudeh è l’ultima a salire sul taxi e si mangia letteralmente la scena, con un monologo degno di un’arringa. Forse proprio perché avvocatessa, è quella che recita meglio la parte, che si muove con più disinvoltura davanti alla telecamera digitale posta sul cruscotto.

nasrin sotoudeh

Nasrin Sotoudeh

In una cultura in cui tutto o quasi è rappresentazione (si pensi alle regole del tarof, il galateo persiano), il confine tra realtà e finzione è davvero labile.

Come pure, nonostante tutto, appaiono labili persino i limiti imposti. Chi visita il bellissimo Museo del Cinema a Teheran, trova in una delle prime sale la sezione dedicata ai film e ai tanti riconoscimenti ottenuti da Panahi. Segno di una messa al bando non così definitiva come si potrebbe pensare.

Lo stesso Panahi ha aderito alla campagna di sostegno all’accordo sul nucleare con cui molti iraniani famosi nel mondo chiedono al Congresso Usa di non bloccare l’intesa del 14 luglio 2015.

Video di Panahi a sostegno dell’accordo sul nucleare

Il film si chiude con questa scritta sullo schermo:

Il Ministero della Cultura e dell’Orientamento Islamico convalida i titoli di testa e di coda dei film «divulgabili». Con mio grande rammarico, questo film non ha titoli. Esprimo la mia gratitudine a tutti coloro che mi hanno sostenuto. Senza la loro preziosa collaborazione, questo film non sarebbe mai venuto al mondo.

È una chiusura che sa di speranza. La stesa genesi di questo film dimostra come nulla in Iran si possa considerare immutabile.

Taxi Teheran Official Trailer ITA from Fermenti on Vimeo.

Primavera in Persia

Dal 2 al 9 aprile 2016 un nuovo viaggio in Iran insieme ad Antonello Sacchetti e Davood Abbasi. Sette giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

CON CHI

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

QUANDO

Dal 2 al 9 aprile 2016

ITINERARIO

1° Giorno ROMA – SHIRAZ

Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino con la guida italiana e partenza per Shiraz via Istanbul. Arrivo e sistemazione in hotel.

2° Giorno SHIRAZ – PERSEPOLI – SHIRAZ

Visita di Persepoli e della necropoli di Naqshe Rostam. Nel pomeriggio rientro a Shiraz e visita della città (Mausoleo di Hafez, Moschea del Venerdì, ecc.)

3° Giorno SHIRAZ – YAZD

Partenza per Yazd e visita di Pasargade e della tomba di Ciro. Sosta ad Abarkuh per la visita del cipresso di 4.000 anni. Arrivo a Yazd nel pomeriggio e prime visite.

4° GIORNO YAZD – NAEIN – ESFAHAN

Visita alle Torri del Silenzio e al Tempio zoroastriano. Partenza per Esfahan. Lungo la strada visita di Naein. Arrivo nel pomeriggio e prime visite a Esfahan.

5° GIORNO ESFAHAN

Visita della bellissima piazza Naqshe Jahan, delle sue moschee e dei suoi palazzi. Nel pomeriggio visita quartiere armeno di Jolfa.

6° GIORNO ESFAHAN – NATANZ – KASHAN – QOM – TEHERAN

Viaggio verso la capitale. Durante il tragitto visite a Natanz, Kashan e Qom. Arrivo in serata a Tehran.

7° GIORNO TEHERAN

Visita al Golestan, all’Iran Bastan, al Museo dei Gioielli, al Pol- Tabiat, il nuovo “Ponte della Natura”.

8° GIORNO TEHRAN – ROMA

Nelle prime ore del mattino trasferimento in aeroporto e partenza per Roma.

QUOTA INDIVIDUALE :  EURO 2.090 

SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA:  EURO 250

 

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Volo Roma – Shiraz (Via Istanbul) e Teheran – Roma (via Istanbul) con Turkish Airline e tasse aeroportuali.
  • Assicurazione medico/bagaglio.
  • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
  • 7 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
  • Trattamento di pensione completa, con cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
  • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
  • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
  • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
  • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • tasse consolari
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

MINIMO 10 PARTECIPANTI

ADESIONI ENTRO IL 12 FEBBRAIO 2016 CON CAPARRA DI 700 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO 

SALDO ENTRO IL 10 MARZO 2016

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

VOLANTINO PRIMAVERA IN PERSIA OK (1)

    Di cosa parlano le scrittrici iraniane?

    Sabato 12 dicembre 2015 alle ore 16,00 il Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, nella sede del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ e l’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran diretto da Ghorban Ali Pourmarjan, in collaborazione con diretto da Massimiliano A. Polichetti, l’Associazione Culturale Italo Iraniana ALEFBA presentano l’incontro letterario

    “Di cosa parlano le scrittrici iraniane?”

     

    Interverranno Ali Asghar Mohammad Khani, direttore dell’ufficio delle Relazioni Internazionali dell’Istituto “La Città del Libro” di Teheran, lo scrittore Mostafa Mastur, la giornalista Marina FortiFelicetta Ferraro (Ponte 33)

    L’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran ha ideato e organizzato questo evento per promuovere, nel quadro delle sue attività culturali rivolte agli italiani appassionati.

    L’incontro si svolgerà presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ a Roma della cultura e della civiltà iraniane, la conoscenza della letteratura iraniana. in via Merulana, 248 che attualmente ospita la mostra fotografica “UNO SCATTO DALL’IRAN”.

    Si invitano gli interessati a gentilmente confermare la loro presenza inviando una e-mail all’Istituto: istitutoculturaleiran@gmail.com oppure chiamando il numero 06 3052208.

    Ingresso gratuito al Museo dalle ore 15.30 alle ore 16.10

    dietro presentazione della presente comunicazione

    INVITO

    Video di una partita di polo nella piazza di Esfahan

    Chi è stato a Esfahan lo avrà certamente sentito dire: nella piazza – a Esfahan “la” piazza è la Piazza dell’Imam Khomeini, da tutti chiamata Naqshe Jahan, cioè disegno del mondo – una volta si giocavano partite di polo. Ma un conto è immaginarla, un conto è vederla una partita di polo nella seconda piazza più grande del mondo.

    Da questo breve filmato della BBC, risalente ai primi del Novecento, possiamo almeno farci un’idea. L’effetto è comunque affascinante.

     

     

     

     

    Mostra: uno scatto dall’Iran

    Giovedì 26 novembre alle ore 17,00 il Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, nella sede del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ diretto da Massimiliano A. Polichetti, unitamente all’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, ideatore e organizzatore dell’evento, diretto da Ghorban Ali Pourmarjan, inaugureranno la mostra fotografica “Uno scatto dall’Iran – Valorizza le differenze”.

    L’esposizione, realizzata in collaborazione con ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, intende illustrare i risultati del Primo Concorso Fotografico, promosso dal’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran nel quadro delle sue attività culturali, rivolto gli italiani appassionati della cultura e della civiltà iraniana.

    Il Concorso ha lo scopo di valorizzare gli aspetti e le caratteristiche di questo Paese, promuovendo una maggiore e diversa visibilità della cultura iraniana e della vita quotidiana attraverso foto, scattate durante un viaggio, che mettano in rilievo gli aspetti sociali, le tradizioni, la diversità religiosa e etnica, lo spirito di convivenza, il patrimonio storico-artistico e paesaggistico ed infine le grandi innovazioni.

    La mostra si articola in tre sezioni:

    • Uno scatto dall’Iran. In questa sezione sono presentate 80 fotografie, scattate da turisti italiani in Iran (quasi 110 persone), selezionate tra 1500 immagini dalla Commissione, composta da Felicetta Ferraro direttore della casa editrice Ponte 33, già consigliere culturale dell’Ambasciata d’Italia a Tehran, da Riccardo Zipoli docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e da Bijan Bassiri, artista di origine iraniana. Da questa selezione saranno scelte le tre fotografie vincitrici.
    • Il mio nuovo Iran. In questa sezione è presentata una selezione di 10 fotografie di Riccardo Zipoli docente di lingua e letteratura persiana dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, eseguite nel dicembre 2012 durante un breve viaggio fotografico iniziato ad Hormoz e concluso a Cham (nei dintorni di Yazd). Per una decina di anni Zipoli ha fotografato solo l’Iran, e tale frequentazione ha plasmato la sua sensibilità nei confronti del paesaggio, imparando a conoscere una ‘persianità’ che lo ha profondamente educato a riscoprire i suoi segniovunque andasse. Le immagini esposte sono tratte da un diario fotografico di circa 170 fotografie, divise in trentasei capitoli e provengono in particolare da: sguardi, ombre, surrealtà, monumenti, bazar, riquadri, fotogrammi, tempo, chaykhâne, camion. Rispetto ai paesaggi ideali dei primi viaggi in Iran, diversa è la resa pittorica; i campi lunghissimi di un tempo hanno spesso ceduto il passo a campi medi, ed è aumentato l’interesse per i dettagli. I soggetti sono cambiati e il paesaggio non ha più un ruolo dominante: sono presenti infatti, piani ravvicinati di persone, animali, oggetti, interni, riflessi e ombre. Sono state anche utilizzate elaborazioni di vario tipo (esposizioni multiple e immagini mosse). Da segnalare, anche, due operazioni di stampo ‘concettuale’: in zurkhâne, le persone sembrano guardare il fotografo ma in realtà osservano gli esercizi ginnici che sono eseguiti davanti a loro e che appaiono riflessi nello specchio alla parete; la logica della scena è svelata dalle clave del ginnasta riflesso che si vedono sospese per aria. Ne In viaggio, il camion sembra fermo mentre in realtà è in corsa, fotografato da una macchina che lo segue. Si ha, infine, un’operazione di natura simbolica nelle Disarmonie al bazar di Esfahân.
    • Uno scatto dall’Iran: lavorare assieme. Questa sezione comprende circa 50 fotografie, riguardanti principalmente i cantieri avviati nel Sistan (Shahr-e Sokhteh 1967-1974, Dahane-ye Ghulaman 1966-1975, Kuh-e Kwajeh 1961) e nel Fars (Persepoli, Esfahân. 1960-1973), eseguite da F. Bonardi, D. Faccenna, E. Galdieri, G.Graziani, U.Scerrato ed altri.

     

    Uno scatto dall’Iran

    _______________________________________________

    Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’

    Martedì, Mercoledì e Venerdì: ore 9,00 – 14,00 (ultimo ingresso alle 13,30); Giovedì, Sabato,

    Domenica e festivi ore 9 – 19,30 (ultimo ingresso alle 19,00) – Chiuso il lunedì

    La narrativa persiana in italiano

    Cosa leggere di Iran? Quali libri e in quale edizione? Sono alcune delle domande che mi sento spesso rivolgere al termine di un viaggio in Iran o in occasione di qualche incontro  su temi legati alla Persia. In genere, il lettore medio italiano apprezza più un romanzo che un saggio o un reportage. E allora si finisce per parlare – qualche volta anche per litigare – sui soliti titoli arcinoti.

    Sull’ultimo numero della rivista Tradurre  Anna Vanzan ha pubblicato un articolo molto interessante dal titolo Opportunità, opportunismo e politiche di genere.

    Lo potete leggere a questo link: http://rivistatradurre.it/2015/11/opportunita-opportunismo-e-politiche-di-genere/

    Iran Expo 2015

    Nonostante non ci siano le file chilometriche come al padiglione del Giappone o a quello degli Emirati Arabi, il Global Sofreh dell’Iran sta riscuotendo un buon successo all’Expo di Milano. E’ un padiglione che incuriosisce il visitatore e non lo sfianca. L’ingresso leggermente in salita consente di sbirciare all’interno, dato che si tratta di un padiglione senza una vera e propria chiusura.

    E’ uno spazio da attraversare, da percorrere, più che visitare. In un certo senso, si tratta davvero di un’esperienza, più che di una visita. Se i video trasmessi sulle pareti avrebbero senz’altro avuto bisogno di una traduzione più accurata, l’atmosfera complessiva del padiglione è sicuramente coinvolgente.

    Il ristorante non è propriamente economico, ma permette comunque di assaggiare sapori iraniani veri. Peccato non sia servito dough, una bevanda tipica che accompagnerebbe benissimo i piatti nel menu.

    Come riportato sul sito Expo, il tema della partecipazione è

    “Global Sofreh, Iranian Culture”

    Il popolo iraniano coltiva la convinzione che l’essenza del mondo sia basata sulla saggezza, per questo l’approccio al Tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita è applicare la saggezza per trovare soluzioni ragionate a tale sfida globale. Un altro profondo credo del popolo iraniano è che l’umanità sia “invitata alla festa divina sulla Terra”, un’immagine, questa, dalla quale deriva un’attitudine al consumo di cibo fondata su quattro assiomi: “equità”, “carità”, “appagamento” e “gratitudine”. Sofreh è il concept del Padiglione iraniano per Expo Milano 2015, attraverso il quale i doni di Dio sono presentati ai cittadini del mondo.

    Il Padiglione dell’Iran è una tenda gonfiata dal vento con un soffitto ricoperto di specchi. È quindi possibile passeggiare nel verde osservando i riflessi prodotti dagli specchi. Durante il semestre saranno proposti spettacoli tradizionali.

    Il progetto del Padiglione

    Tradizione, sostenibilità, apertura verso la diversità, sviluppati dall’Iran grazie alla sua posizione strategica di ponte tra Oriente e Occidente, sono i tre temi guida del concept del Padiglione iraniano pensato per Expo Milano 2015. Il concept del Padiglione è stato studiato dal team guidato dall’architetto locale Kamran Safamanesh, la prima fase avanzata di architettura è stata sviluppata da Rah Shahr Architectural Consulting Engineers mentre la seconda fase è stata seguita dallo studio italiano RPA S.r.l. I tre temi sono riassunti da un elemento che li contiene tutti: il sofreh, un riquadro di stoffa che identifica la tavola imbandita, uno degli oggetti più importanti per la cultura culinaria iraniana. Da questa immagine deriva, dunque, l’architettura del Padiglione: una struttura aperta simile a una tenda la cui pelle interna ricorda il ricamo tipico del sofreh. La sua trama racconta la storia del cibo e dell’agricoltura del popolo iraniano passato e presente.

    Gradualmente la superficie si dispiega in aria in una parete curva a cellule triangolari, contenente diversi oggetti-teche espositive. In alto un mosaico di specchi riflette e riproduce quanto accade al di sotto. Il padiglione è diviso in due livelli distinti: il piano superiore è dedicato allo spazio espositivo, diviso secondo le sette regioni climatiche dell’Iran, mentre il piano inferiore è riservato ai prodotti tipici e alla cucina iraniana, insieme a tutti gli altri servizi richiesti per l’accoglienza dei visitatori.

     

     

     

    37° Corso di lingua Persiana

    L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il 37° Corso di lingua Persiana.

    Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanista, Pakistan, india e il Tajikistan

    Il corso è tenuto da un insegnante madrelingua, si svolgerà da sabato 3 ottobre 2015 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

    sabato: ore 08.30- 10.15 e 12.00

    la giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

    Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello.

    Il termine ultimo per l’iscrizione è fissatao per 02.10.2015

    Iscrizione:
    istitutoculturaleiran@gmail.com

    06 3052207 – 8

    N.B.

    Il giorno 3 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 9.

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    Presentazione viaggio in Iran di novembre

    Giovedì 17 settembre 2015 alle ore 17,30 presenteremo a Roma, presso la Taberna Persiana (Via Ostiense 36 H, zona Piramide), il nuovo viaggio che stiamo organizzando per novembre (15-22 novembre).

    Entrata libera. Aperitivo persiano (facoltativo) a 7 euro.

    Si tratta di un giro di 8 giorni, molto particolare e molto intenso. Si arriva diretti a Shiraz e si risale il Paese verso Teheran, visitando le mete turistiche più importanti e calandosi soprattutto nella Storia e nella cultura dell’Iran. Per questo motivo il viaggio si chiama “Nell’impero della mente”, riprendendo il titolo di un celebre saggio di Michael Axworthy.

    Le due guide del viaggio sono Antonello Sacchetti e Davood Abbasi. Si parte il 15 novembre e si torna il 22.

    Il costo individuale (volo compreso) è di 1.950 euro. Per chi aderisce entro il 17 settembre ci sono 50 euro di sconto.

    Tutti i dettagli del viaggio li trovate qui.

    Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

    Oppure compilate il form qui sotto

       

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      Fiabe persiane

      L’Iran non è solo un Paese unico e bellissimo, con il popolo più ospitale del mondo e una cultura millenaria. L’Iran è anche la terra in cui sono nate storie conosciute in tutto il mondo, tradotte in mille lingue e declinate nelle versioni più diverse. Davood Abbasi, studioso e docente universitario iraniano, ha raccolto queste storie in un volume in lingua italiana, appena pubblicato come ebook.

      E’ una raccolta davvero molto bella: non ci sono le solite favole tradizionali, ma tante storie davvero bellissime, imperdibili per chi ama l’Iran. Le potete leggere su smartphone, tablet, pc, dove volete, ad un prezzo davvero simbolico: 0,99 euro.

      Leggetelo, questo libro, merita davvero.

      Questa è l’intervista che ho rilasciato a Radio Irib:

       

      Questa che segue è l’introduzione che ho avuto l’onore di scrivere.

       

      «L’impero della mente». Così Michael Axworthy titolò un suo libro, pubblicato in Italia – chissà perché – come «Breve storia dell’Iran». Mi è tornato in mente, quel titolo, sfogliando le pagine di questa raccolta di favole persiane, curata e tradotta in italiano dal mio amico Davood Abbasi.

      Ho avuto la fortuna e l’onore di leggere questo libro in anteprima che potrebbe benissimo divenire – se avrà l’attenzione e la fortuna che merita – uno dei futuri “classici” sull’Iran.

      Non è un giudizio affrettato o di parte, il mio. L’Iran è molto più presente nella nostra cultura di quanto noi comunemente non immaginiamo. Ed è un incredibile serbatoio di storie, favole e poesie. Agli iraniani piacciono i racconti. Amano raccontare e amano ascoltare.

      Non c’è bisogno di scomodare le Mille e una notte – il cui nucleo centrale di storie, sebbene scritto in arabo, è appunto di derivazione persiana. Potremmo, ad esempio, prendere una favola poco nota in Italia, quel Pesciolino nero (Mahi siah kuchulu, 1968) di Samad Berangi. In pochi lo avranno notato, ma Alla ricerca di Nemo (2003), cartone animato visto e amato da milioni di bambini (e non solo) di tutto il mondo, non è che una rivisitazione in 3D e con happy end della favola di Berangi.

      Le favole persiane hanno tutte una loro morale. O, meglio, hanno un’anima. Come se queste storie non fossero necessariamente legate a un autore in particolare, ma fossero tutte figlie di un’unica grande cultura che le ha generate dopo una gestazione, in alcuni casi, millenaria.

      Grazie alla raccolta di Davood Abbasi, abbiamo l’opportunità di andare direttamente alla fonte di questo flusso ininterrotto di storie e parole.

      E come queste parole siano così presenti nella vita degli iraniani, lo sa benissimo chiunque li frequenti o sia stato in Iran. E lo possiamo capire anche leggendo l’appendice sui modi di dire persiani legati ad ogni singola favola. Un elemento distintivo che l’autore ha fortemente voluto e che rappresenta un ulteriore motivo per cui leggere questo libro.

      Personalmente, custodirò questa raccolta come una sorta di guida universale. Un testo di riferimento per tutte le volte che leggerò, scriverò o parlerò di Iran.

       

       

      Nell’impero della mente

      «L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Otto giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

      CON CHI

      Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

      QUANDO

      Dal 15 al 22 novembre 2015

      ITINERARIO

      1° Giorno ROMA – SHIRAZ

      Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino con la guida italiana e partenza per Shiraz via Istanbul. Arrivo e sistemazione in hotel.

      2° Giorno SHIRAZ – PERSEPOLI – SHIRAZ

      Visita di Persepoli e della necropoli di Naqshe Rostam. Nel pomeriggio rientro a Shiraz e visita della città (Mausoleo di Hafez, Moschea del Venerdì, ecc.)

      3° Giorno SHIRAZ – YAZD

      Partenza per Yazd e visita di Pasargade e della tomba di Ciro. Sosta ad Abarkuh per la visita del cipresso di 4.000 anni. Arrivo a Yazd in serata.

      4° GIORNO YAZD – NAEIN – ESFAHAN

      Visita alle Torri del Silenzio e al Tempio zoroastriano. Partenza per Esfahan. Lungo la strada visita di Naein. Arrivo in serata a Esfahan.

      5° GIORNO ESFAHAN

      Visita della bellissima piazza Naqshe Jahan, delle sue moschee e dei suoi palazzi. Nel pomeriggio visita quartiere armeno di Jolfa.

      6° GIORNO ESFAHAN – NATANZ – KASHAN – QOM – TEHERAN

      Viaggio verso la capitale. Durante il tragitto visite a Natanz, Kashan e Qom. Arrivo in serata a Tehran.

      7° GIORNO TEHERAN

      Visita al Golestan, all’Iran Bastan, al Museo dei Gioielli e all’interno dell’ambasciata Usa (questa è una nostra esclusiva).

      8° GIORNO TEHRAN – ROMA

      Nelle prime ore del mattino trasferimento in aeroporto e partenza per Roma.

      QUOTA INDIVIDUALE : 1.950 EURO

      SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA: 250 EURO

       

      N.B. 

      Per chi non parte da Roma, c’è la possibilità di concordare voli da altre città e aggregarsi al gruppo per il volo da Istanbul a Shiraz. Allo stesso modo, al ritorno, una volta ripartiti da Teheran, a Istanbul si possono prendere voli per altre città raggiunte da Turkish (Bari, Bologna, Catania, Genova, Milano, Venezia, Torino, Napoli, Pisa). 

       

       

      LA QUOTA COMPRENDE:

      • Volo Roma – Shiraz (Via Istanbul) e Teheran – Roma (via Istanbul) con Turkish Airline e tasse aeroportuali.
      • Assicurazione medico/bagaglio.
      • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
      • 7 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
      • Trattamento di pensione completa, con cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
      • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
      • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
      • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
      • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

      LA QUOTA NON COMPRENDE:

      • spese consolari
      • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
      • mance alla guida e all’autista
      • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

       

      MINIMO 11 PARTECIPANTI

      ADESIONI ENTRO IL 7 OTTOBRE CON CAPARRA DI 500 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO

      ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO VIAGGIO (FACOLTATIVA) € 120.

      SALDO ENTRO IL 31 OTTOBRE

      PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

      SCARICA IL PROGRAMMA: Iran novembre 2015

        Iran, Italia

        Tra poche ore metteranno piede sul suolo dell’Iran due esponenti del governo italiano, Paolo Gentiloni e Federica Guidi, rispettivamente ministri degli Esteri e dello Sviluppo Economico; i due ministri, a capo di un folto gruppo di aziende da Eni a Finmeccanica, rappresentate ai massimi livelli, arrivano dopo il vice-cancelliere tedesco Gabriel e dopo il ministro degli esteri francese Fabius; Germania e Francia, inoltre, erano entrambe presenti ai negoziati sul nucleare con l’Iran, sfociati nello storico accordo del 14 Luglio a Vienna. Russia e Cina non se ne sono mai andati dal mercato iraniano nemmeno in tempo di sanzioni.
        E allora l’Italia? L’Italia, non ci crederete, può ancora superare gli altri ed eccone i perché.

        C’eravamo tanto amati
        L’Iran e l’Italia possono certamente vantare rapporti culturali molto intensi. L’affinità tra le due nazioni non si limita ai colori della bandiera ma al fatto che ognuna delle due ha avuto un ruolo simile nell’ambito della propria civiltà; in Occidente, l’Italia ha ereditato il patrimonio di Roma e non c’è nazione occidentale, dagli Stati Uniti all’Australia, che non abbia preso qualcosa da questa eredità culturale.
        Allo stesso modo, l’Iran, soprattutto con i suoi scienziati e le sue dinastie, dopo l’arrivo dell’Islam, è stato al centro di questa civiltà. Escludendo l’influenza iraniana, dell’arte, della filosofia, della teologia, della storia e della teologia islamica, rimane davvero ben poco.
        Il feeling in tempi moderni tra le due nazioni inizia dai tempi di Mattei, e poi prosegue anche dopo la rivoluzione islamica. Rilevante la partecipazione italiana alla completazione di progetti del settore siderurgico vicino Isfahan, la progettazione e realizzazione di centrali elettriche, la vendita di macchinari industriali.
        L’Italia viene amata soprattutto per quello che “non fa” più per quello che fa; persino nei momenti più difficili delle relazioni tra Iran e Occidente, l’Italia riesce, più o meno, a mantenere una politica non ostile nei confronti dell’Iran.

        Il primo partner commerciale in Europa o quasi
        E’ nel periodo precedente all’amministrazione Ahmadinejad che l’Italia inizia a diventare il primo partner commerciale dell’Iran in Europa; in realtà, negli ultimi anni l’Italia inizia una perdita forte e viene rimpiazzata solidamente dalla Germania.
        Ad ogni modo, la tecnologia industriale italiana è ormai conosciuta ed apprezzata per la sua qualità in Iran; nei settori in cui l’Italia poi eccelle, dalla moda agli alimentari, gli iraniano sono interessati a cooperazioni, scambio di esperienza, acquisto di merce e/o macchinari.
        Insomma iraniani e italiani si conoscono già e gli anni scorsi hanno preparato un ottimo terreno fertile.

        L’Italia differente dagli altri paesi europei e dalle potenze
        Gentiloni e Guidi devono sapere una cosa e non scordarsela; in Iran l’Italia è avvantaggiata per un fattore molto importante, che non bisogna sottovalutare.
        Quando il vice di Merkel, Gabriel, arrivò in Iran e con poca cautela diplomatica si azzardò a proporre all’Iran di riconoscere Israele, l’opinione pubblica iraniana reagì indignata e un alto comandante iraniano arrivò ad apostrofare Gabriel definendolo un funzionario europeo di quarto grado. E’ chiaro che la Germania potrebbe rimetterci qualcosa.
        Quando Fabius è stato accolto da Rohani, il presidente iraniano ha detto in continuazione di voler dimenticare il passato. Perchè? Perchè la popolazione iraniana ricorda che al tempo dell’amministrazione Fabius entrarono in Iran litri di sangue infetto (di HIV il virus dell’AIDS che contagiò tanti iraniani) e non hanno nemmeno scordato quanto Fabius abbia ostacolato gli accordi nucleari su indicazione di Netanyahu.
        Germania e Francia (per non parlare di Gran Bretagna o Russia), hanno anche il loro passato coloniale che non e’ certo lontano dalla mente degli iraniani.
        L’Italia non ha nulla di tutto questo sul suo biglietto da visita ed anzi si presenta con l’immagine di una nazione che è sempre stata amica, anche nei momenti più difficili.

        La posta in gioco
        L’Italia deve far fruttare questo suo vantaggio sulle altre nazioni visto che la posta in gioco non è bassa. L’Iran ha una popolazione di circa 80 milioni di persone. Si stima che siano 185 miliardi di dollari solo i progetti energetici in cui il governo dell’Iran propone la partecipazione degli stranieri; quindi una gran bella occasione.

        Buona fortuna
        Per tutte le ragioni sopraelencate, Gentiloni e Guidi forse arrivano anche tardi, ma possono pur sempre essere i primi.

        E allora cari ministri, buona fortuna!

        Un’altra volta

        “Quante volte, figliolo?”. Mi sento sempre un po’ come davanti al confessore, prima e dopo ogni viaggio in Iran. Chiedermelo, serve un po’ a giustificare il viaggio stesso e a cercare un appiglio per quello che avverrà dopo, una volta tornato a casa. Sono ormai tanti i miei viaggi in Persia. Alcuni li ho programmati con largo anticipo, altri sono nati quasi per caso. Sempre ammesso che il caso esista.

        Questo viaggio del giugno 2015 è stato uno dei più voluti e dei più belli in assoluto. Altre volte avevo accompagnato dei turisti, stavolta ho organizzato direttamente il gruppo. Ne è nata una “magnifica dozzina” di persone motivate e pronte a lasciarsi conquistare dalla bellezza dell’Iran, a lasciarsi alle spalle i pregiudizi, le paure, i commenti stupiti (e in qualche caso forse anche stupidi) di chi non capisce il perché di un viaggio che – semplicemente – non dovrebbe avere bisogno di spiegazioni o pretesti.

        “Perché so che un giorno verrai”, recita l’iscrizione della tomba di Ciro il Grande a Pasargade.

        Arriviamo proprio all’inizio del mese di Ramadan che quest’anno capita nel momento in cui le giornate sono più lunghe. Quasi diciassette ore di digiuno, dalle 4 del mattino alle 20,45. Avremo modo di vedere un Iran a due velocità, prima e dopo l’iftar.

        Naein, preghiera di mezzogiorno

        Anche il primo viaggio in Iran, dieci anni fa, lo feci durante il ramadan. Allora però cadeva in ottobre e l’atmosfera era diversa. Oggi invece, arriviamo di venerdì e il caldo e il digiuno ci consegnano una Teheran quasi deserta. Il caldo secco (i 40 gradi saranno una costante) crea un’atmosfera rarefatta, sospesa. Paradossalmente, per un turista questo è un momento privilegiato per accostarsi al Paese. Nei musei, nei siti archeologici e nei bazar, saremo quasi sempre da soli. Persepoli praticamente deserta è uno spettacolo: qualche mese fa, i gruppi facevano la fila per vedere da vicino l’Apadana e il corteo della nazioni.

        Quando finalmente il sole cala, le strade e i tanti giardini pubblici si riempono di persone. Famiglie, coppie di ogni età. Si mangia, si parla e si ride fino a tardi. E’ una vivacità composta, accogliente. A mezzanotte, sul ponte Khajoo di Esfahan ci sono centinaia di persone. C’è un po’ d’acqua nello Zayandeh Rud. Pochi centimetri bastano ai bambini per tuffarsi a giocare e bastano per creare il riflesso delle luci del ponte.

        Una signora del mio gruppo è entusiasta: “Non c’è nemmeno una carta in terra, è incredibile!”. Questa capacità di vivere gli spazi collettivi con rispetto, non è semplice modestia: è eleganza.

        È un momento particolare per il Paese. Mancano pochi giorni alla scadenza dei colloqui sul nucleare. I media riflettono le tensioni interne, la fronda dei conservatori al governo Rouhani, i tentativi di sabotare un processo di distensione che – a guardarlo da qui – potrebbe apparire addirittura ineluttabile. Come può questo Paese far paura a qualcuno? Rappresentare una minaccia per la “comunità internazionale”?

        Non è vero che i viaggi si ripetono. Si ripetono i tragitti, i percorsi. Il viaggio, se è un vero viaggio, è sempre una storia a sé. Così come non si fotografa mai davvero la “stessa cosa”. Persino i bassorilievi di Persepoli o la facciata della Moschea del Venerdì di Yazd, possono svelare ogni volta qualcosa di nuovo, sfuggito in un viaggio precedente. E cambiano i compagni d’avventura, attraverso i quali rivivere ogni volta lo stupore della prima volta. Perché lo stupore passa, la meraviglia no.

        Iran-Usa di volley, vista in tv a Yazd

        Lo stupore altrui è inevitabile, perché, che lo ammettiamo o meno, siamo tutti alla ricerca delle “contraddizioni”, di qualcosa che siamo pronti a riconoscere degno di annotazione soltanto perché va controtendenza rispetto alla “narrazione” principale. Come spiegare, altrimenti, la voglia di fotografare una donna in chador che parla allo smartphone?

        zayandeh rud

        Un po’ d’acqua nello Zayandeh Rud, a Esfahan

        Il punto è che noi crediamo che quel chador appartenga a un passato dal quale l’Iran non riesce a staccarsi. Ma si tratta di una nostra interpretazione e – quindi – di una contraddizione nostra, non dell’Iran.

        A Qom la monorotaia che porta i fedeli al Mausoleo di Fatima Massoumeh compare come una striscia di cemento sospesa nell’aria. Il grigio del suo cemento accompagna da lontano l’oro della cupola del Mausoleo. Forse è poco affascinante per il viaggiatore che si aspetterebbe forse un’atmosfera più sobria e raccolta. O semplicemente, più povera. Eppure la monorotaia e il mausoleo, il progresso e la fede, sono evidentemente una figlia dell’altro. Non c’è contraddizione, ma conseguenza. La monorotaia nasce perché c’è il mausoleo e quindi l’esigenza di trasportarvi milioni di persone in carne e ossa. E lo sciismo, privilegiando l’interpretazione – e dunque la ragione – al dogma, riesce, nello specifico iraniano, a trovare la sua strada per il confronto con la modernità. O, sarebbe forse meglio dire, con il mondo.

        Tra qualche giorno in Italia, all’indomani dell’ennesimo episodio di terrorismo avvenuto a migliaia di chilometri dall’Iran, ci toccherà di nuovo fare i conti col solito diluvio di riflessioni “sull’Islam”. E qualcuno ci dirà nuovamente che siamo stati dei pazzi a venire in Iran.

        È l’Occidente, bellezza. E puoi farci davvero poco.

        Galleria di foto di Stefano Terracina

        Domande sull’Islam/3

        Terza puntata del nuovo programma dell’IRIB dedicato alle domande sull’Islam. Il programma è  presentato da Davood Abbasi e alle domande risponde, dalla città santa sciita di Qom (Iran), il religioso musulmano l’Hujjatulislam wal Muslimin (titolo della gerarchia religiosa sciita) Mustafa Milani.

        Un ascoltatore ha chiesto una spiegazione del Corano.

        Ecco l’audio della risposta:

         

        Uno scatto dall’Iran

        L’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran  intende promuovere, nel quadro delle sue attività culturali, il primo concorso fotografico tra gli italiani appassionati della cultura e della civiltà iraniana per valorizzarne gli aspetti e le caratteristiche.

        – Finalità

        Il concorso intende promuovere una maggiore e diversa visibilità della cultura iraniana e della vita quotidiana attraverso foto scattate in occasione di un viaggio in Iran che ne mettano in rilievo gli aspetti sociali, le tradizioni, la diversità religiosa e etnica, lo spirito di convivenza, il patrimonio storico-artistico, il patrimonio paesaggistico, le grandi innovazioni.

        – Requisiti di partecipazione

         Il concorso è gratuito e aperto a tutti gli italiani senza limiti di età .

        I partecipanti dovranno dichiarare il pieno possesso dei diritti sulle immagini inviate nonché acconsentire all’uso gratuito delle stesse da parte dell’Istituto Culturale o di soggetti terzi individuati  dall’Istituto per attività di comunicazione e divulgazione.

        – Tema

        Le fotografie dovranno  rappresentare in modo originale le bellezze culturali, artistiche e naturali dell’Iran, nonché aspetti della  vita quotidiana della società iraniana e delle sue  tradizioni, delle minoranze religiose e delle diverse etnie.

        – Modalità e termini di partecipazione

        Per ciascuna foto inviata devono essere indicati: il nome dell’autore, il titolo, una breve e semplice descrizione del soggetto, la data e il luogo nel quale la foto è stata scattata.

        Non sono ammesse fotografie modificate digitalmente se non per gli adeguamenti di colore, contrasto, luminosità, nitidezza e peso informatico.

        Ciascun concorrente può partecipare per uno o tutti i temi, inviando un portfolio composto da un minimo di 3 a un massimo di 10 foto.

        Le foto possono essere a colori o in bianco e nero. Sono ammesse immagini realizzate con fotocamere digitali.

        Gli scatti dovranno essere inviate in formato elettronico su CD con estensione .jpeg e .tiff  e con risoluzione 300 dpi.

        Ogni partecipante autorizza la pubblicazione e la diffusione delle proprie immagini che potranno essere utilizzate gratuitamente per pubblicazioni e mostre ogni qualvolta lo si ritenga utile. Ad ogni uso dell’opera verrà indicato il nome dell’autore.

        Le opere pervenute non verranno restituite. Le stesse rimarranno di proprietà dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma  per gli usi che riterrà opportuni.

        Ogni autore deve assumere la responsabilità prevista dalla legge in caso di partecipazione con immagini raffiguranti minori e/o soggetti dal volto riconoscibile.

        L’invio del materiale (fotografie + eventuale liberatoria) è a carico dei partecipanti e potrà essere effettuato tramite servizi di sharing online (Wetransfer, Dropbox, ecc…) e inviando il link di download alla mail: istitutoculturaleiran@gmail.com. In alternativa il materiale (CD o DVD dati) può essere spedito tramite posta tradizionale (preferibilmente Posta Raccomandata) al seguente indirizzo: Istituto Culturale dell’Iran, Via Maria Pezzè Pascolato, 9  Roma 00135.

        La scadenza del bando è fissata per Lunedi 31 agosto 2015.

        Le opere giunte fuori tempo massimo non saranno prese in considerazione (farà fede il timbro postale). L’organizzazione non è responsabile di danni o perdita dei materiali durante il tragitto di invio degli stessi a mezzo posta.

        Ogni partecipante è responsabile delle opere presentate,  garantisce di essere unico ed esclusivo autore delle immagini inviate, garantisce che le immagini non ledono diritti di terzi.

        Commissione giudicatrice

         La Commissione giudicatrice è composta da almeno 3 esperti, italiani ed iraniani i cui nominativi saranno pubblicati sul portale: www.rome.icro.ir , nell’apposita sezione dedicata al concorso fotografico.

        I giudizi della Commissione, espressi sulla base dei criteri di originalità, creatività, qualità della fotografia, coerenza con le finalità e il tema del concorso, sono insindacabili.

        Premiazione

        Le foto inviate saranno esaminate dalla giuria, che a suo insindacabile e inappellabile giudizio eleggerà le due migliori opere. Alle opere che risulteranno vincitrici del concorso saranno attribuiti i seguenti premi.

        Primo premio: Un biglietto andata ritorno in classe economica per Teheran.

        Secondo premio: Un viaggio a Teheran per tre giorni tutto compreso, biglietto escluso

        Le fotografie selezionate dalla Commissione giudicatrice verranno esposte in una mostra prevista nel corso del 2015 in una sede prestigiosa.

        Privacy

         I dati personali rilasciati dai concorrenti sono trattati nel rispetto di quanto previsto dal D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003 (Codice in materia di protezione dati personali) e della normativa vigente in tema di privacy.

        In ogni momento, i partecipanti potranno esercitare i diritti previsti dall’art. 7 del Codice Privacy (accesso, correzione, cancellazione, opposizione al trattamento) mediante richiesta rivolta senza formalità all’Istituto.

        Disposizioni generali

        L’Istituto Culturale dell’Iran  si riserva il diritto di modificare e/o annullare  in ogni momento le condizioni e le procedure aventi oggetto il presente concorso prima della data della sua conclusione. In tal caso l’istituto provvederà a dare adeguata comunicazione.

        L’Istituto Culturale  non assume responsabilità per qualsiasi problema o circostanza che possa inibire lo svolgimento o la partecipazione al presente concorso.

        Per maggiori informazioni  e per l’iscrizione, inviare una mail all’indirizzo:

        istitutoculturaleiran@gmail.com  oppure contattare il numero  06- 30 52 207 – 8

         

        Codice civile della Repubblica Islamica dell’Iran

        L’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran e
        la Fondazione Link Campus University

        invitano alla presentazione del libro

        CODICE CIVILE
        DELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN
        Traduzione dal persiano di Raffaele Mauriello edito da Eurilink Edizioni

        Introducono
        Prof. Vincenzo Scotti – Presidente Fondazione Link Campus University
        S. E. Jahanbakhsh Mozafari – Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso il Quirinale
        Intervengono
        Ghorban Ali Pourmarjan – Direttore dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran – Roma
        Piero Guido Alpa – Presidente Italian Bar Council, Professore Ordinario di Diritto Civile, Sapienza – Università di Roma
        Mohammad Jalali – Professore Ordinario di Diritto Privato, Università di Shahid Beheshti – Teheran
        Raffaele Mauriello – Postdoctoral Research Fellow Faculty of World Studies University – Teheran
        Massimo Papa – Professore Ordinario di Diritto Privato Comparato, Tor Vergata – Università di Roma
        Guido Sirianni – Professore Associato di Diritto Pubblico, Università degli Studi – Perugia

        Roma, 26 giugno – ore 10,30
        Link Campus University – Sala Biblioteca – Via Nomentana, 335 – Roma
        Per informazioni: ufficiostampa@eurilink.it
        R.S.P
        Chiara Scotti: c.scotti@unilink.it

        Su iniziativa dell’Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, Eurilink, casa editrice dell’Università degli Studi “Link Campus” di Roma, ha pubblicato la prima traduzione dal persiano del Codice Civile Iraniano.

        L’Istituto Culturale ha affidato la traduzione a Raffaele Mauriello, Dottore di ricerca in Civiltà islamica, storia e filologia presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza e Postdoctoral Research Fellow Faculty of World Studies University of Teheran, e la sua revisione al Prof. Massimo Papa, ordinario di Diritto privato comparato presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

        Di una tale traduzione se ne avvertiva la necessità da tempo da parte degli operatori del diritto italiani (avvocati, giudici, accademici e imprenditori) oltre che degli studenti e degli studiosi, vieppiù alle prese, per l’intensificarsi dei rapporti – giuridici e commerciali – con l’ordinamento iraniano del quale il Codice rappresenta un cardine fondamentale.

        Il Codice civile dell’Iran è un corpo organico di disposizioni di diritto civile e di norme di diritto processuale di rilievo generale. Il Codice venne emanato a più riprese fra il 1928 e il 1935 ed è stato emendato diverse volte. La traduzione è stata compiuta tenendo conto dei più recenti emendamenti. Esso è uno dei pochi codici civili dei Paesi Islamici a essere strettamente ancorato alle fonti del diritto islamico e l’unico codice civile a osservare i principi del diritto sciita imamita. I membri delle commissioni sono stati in grado di inserire con successo le fonti del diritto imamita all’interno della moderna logica della codificazione di matrice europea, combinandole con gli aspetti più avanzati presenti nel codice francese e di altri paesi del continente. Dal punto di vista sostanziale, infatti, si registrano molte convergenze e parallelismi tra le soluzioni del diritto romano, soprattutto giustinianeo, le disposizioni di molti codici europei e le soluzioni del diritto islamico, soprattutto in materia di obbligazioni e contratti.

        Il Codice consta di 1335 articoli ed è diviso in tre parti: Libro primo “Dei beni”, Libro secondo “Delle persone”, e Libro terzo “Delle prove nelle azioni”. I tre libri sono preceduti da un Preambolo che tratta della promulgazione, degli effetti, e dell’attuazione delle leggi in generale.

        Un glossario bilingue persiano-italiano, contenente la grande maggioranza dei termini presenti nel Codice, costituisce un importante valore aggiunto di questo lavoro per i ricercatori di Islamistica e Diritto comparato.

        Il vento degli amanti

        Baadeh Sabah (باد صبا), Il vento degli amanti, è un film per certi versi leggendario. E per altri maledetto. Girato nel 1970 dal francese Albert Lamorisse con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Arte dello scià, fu ultimato dopo la morte del regista, avvenuta proprio durante le riprese.

        L’85% delle riprese del film sono girate da un elicottero. Durante uno degli ultimi voli, l’elicottero urtò dei cavi elettrici alle porte di Karaj e precipitò, uccidendo tutti le persone a bordo.

         

        L’Iran nell’era digitale

        In L’Iran degli ayatollah nell’era digitale sono riassunte indagini sulla televisione satellitare, l’editoria, la stampa e internet in Iran, con inediti approfondimenti sul mondo dei social network e delle start-up. Seguendo lo sviluppo dei media in questi ambiti, in ognuno di essi si approfondisce la nascita e l’espansione della censura governativa, i mezzi cui ricorre la società per aggirarla e gli aspetti paradossali e contraddittori che emergono da questa interazione. Tanto da domandarci fino a che punto possiamo pensare l’Iran come una società chiusa, in cui i cittadini sono costantemente controllati e messi sotto pressione, e fin dove, invece, può estendersi il controllo del governo nell’era di internet e dei media globalizzati.

        Collaborando con Small Media, il sito specializzato nell’analisi e l’approfondimento dell’universo mediatico iraniano, il team di Arab Media Report ha contribuito alla stesura del testo grazie al contributo di Antonello Sacchetti, all’editing di Giulia Ciatto e Valeria Spinelli e al coordinamento scientifico di Azzurra Meringolo.

        Per scaricare la monografia in PDF: L’Iran degli ayatollah nell’era digitale

        Di seguito, un estratto dell’introduzione di Antonello Sacchetti alla monografia.

        Tra il regime islamico e le startup, gli ayatollah sui social network, la rivoluzione del 1979 e una popolazione odierna con una media di 28 anni di età, osservando l’Iran di oggi emergono degli aspetti singolari e delle contraddizioni che lo caratterizzano non solo sul piano sociale ma anche politico e culturale. Queste contraddizioni vengono sottoposte alla nostra attenzione dai mezzi d’informazione globali senza riuscire a ricostruire una quadro completo della Repubblica Islamica, lasciandoci confondere, da una parte, dalla narrativa dei negoziati sul nucleare e le conseguenze economiche catastrofiche delle sanzioni, dall’altra il dibattito sullo sviluppo delle connessioni 3G e 4G e dell’internet nazionale. Viene da domandarsi quale sia la vera faccia dell’Iran, se un paese in cui lo Stato è ancora al lavoro per mantenere viva la “morale islamica” come aspetto caratterizzante della vita pubblica e privata della società iraniana, in cui internet è ancora controllato e la televisione satellitare oscurata dai segnali di interferenza delle stazioni governative, oppure un paese nel pieno del boom tecnologico, i cui cittadini fanno uso di un’ampia schiera di piattaforme di social media per costruire vivaci comunità online. Nata dalla collaborazione con Small Media, il sito specializzato nell’analisi della censura, dei media e della libertà d’informazione in Iran, questa monografia è un progetto esclusivo e inedito in cui, attraverso la chiave di lettura dei mezzi di comunicazione di un paese che emerge così contraddittorio, si tenta di aprire una nuova narrativa, quella dell’Iran nell’era dell’informazione e delle telecomunicazioni.

        Si potrebbe ipotizzare che raccontare l’Iran voglia dire, dunque, anche raccontare come i media abbiano raccontato e continuino a raccontare il paese. La cosiddetta “era della comunicazione” comincia – a livello mondiale – proprio quando in Iran nasce la Repubblica Islamica. I leader dei primi anni Ottanta – da Ronald Reagan negli Usa a Margareth Thatcher in Gran Bretagna, da Francois Mitterand in Francia allo stesso Ruhollah Khomeini in Iran – riconoscono ai mass media (e alla televisione in particolare) una centralità nuova, non più meramente strumentale. I media occupano ormai una parte importante nella vita delle persone e quindi dei popoli, non si limitano a “informarli”, ma li “formano” attraverso dinamiche e linguaggi in continua evoluzione. Quando nel 1983 la Repubblica Islamica decide di liquidare definitivamente il Partito comunista Tudeh, non si limita a processarne i leader, ma lo fa in diretta televisiva. I processi proposti in prima serata al pubblico iraniano servono ad elaborare, prima ancora che diffondere, una narrazione ufficiale della rivoluzione, estorta in questo caso attraverso la tortura e la coercizione e condivisa con le masse attraverso la tecnologia. (Si veda a tal proposito il saggio di Ervand Abrahamian, Tortured Confessions Prisons and Public Recantations in Modern Iran, Berkeley, University of California Press, 1999.

        Da allora mezzi e linguaggi della comunicazione si sono trasformati radicalmente. Il sistema creato nel 1979 si è dovuto misurare, a più riprese, con scenari completamente inediti: con le televisioni satellitari all’inizio degli anni Novanta, con l’avvento di internet qualche anno più tardi, fino al boom dei social media e della telefonia mobile. Dalle audiocassette con i sermoni di Khomeini che sfuggivano ai controlli della polizia dello scià, siamo passati ai tweet della Guida Khamenei. Un bel salto, indubbiamente. Ma è un cambiamento che riguarda e spiazza, in fondo, un po’ tutti. Alcuni paesi europei, come l’Italia, faticano ancora ad assimilare un cambiamento che ha stravolto i parametri della vecchia comunicazione analogica. Sarebbe perciò un errore limitare lo sguardo sull’Iran a un semplice problema di controlli e censura.

        In gioco c’è qualcosa di molto più vitale: l’identità stessa del paese, prima ancora che del sistema politico che lo governa. Proprio per la sua posizione geografica strategica, che lo pone esattamente nel mezzo tra Estremo Oriente e civiltà mediterranee, nel corso di tutta la sua storia l’Iran ha dovuto sempre fare i conti con un dilemma fondamentale: come sopravvivere senza rinunciare alla propria identità. È stato così con l’invasione araba nel VII secolo, con quella dei mongoli nel XIII, con il “Grande gioco” tra Russia e Gran Bretagna e con la Guerra Fredda nel XX. Avvenimenti storici certamente drammatici e dolorosi, dai quali l’Iran è uscito trasformato ma mai stravolto nei propri caratteri fondamentali. Un esempio su tutti: la Persia è l’unico grande territorio conquistato dal califfato a non subire l’imposizione dell’arabo. Della lingua dei conquistatori viene adottato soltanto l’alfabeto, che sostituisce i vecchi ideogrammi del pahlavie rende più semplice la diffusione della scrittura.

        Una delle parole d’ordine delle piazze del 1979 era esteqlal, “indipendenza”. Indipendenza innanzitutto culturale, di valori e di linguaggio. La rivoluzione non nasce come “islamica”, ma contro lo scià e contro la propaganda filo-statunitense. La gharbzadeghi, la “intossicazione da Occidente”, o “Occidentosi”, descritta nel 1962 dall’intellettuale ex marxista Jalal Al-e Ahmad, è innanzitutto un malessere culturale: “Siamo stranieri a noi stessi: è straniero quello che mangiamo e come ci vestiamo, sono straniere le nostre case, stranieri i nostri modi, i nostri libri e, quel che è più pericoloso, è straniera la nostra cultura. Cerchiamo di farci un’istruzione di stampo europeo e ci affanniamo per risolvere qualsiasi problema ci si presenti nel modo in cui lo farebbero gli europei.” Quella descritto da Jalal Al-e Ahmad era la gharbzadeghi degli iraniani; a distanza di cinquant’anni, sembra che anche molti osservatori occidentali soffrano di una sorta di autointossicazione che impedisce di accettare la diversità culturale e di valori alla base del modello politico proprio dell’Iran. Come giustamente ricordato in questa monografia, la Repubblica Islamica, nata dopo la rivoluzione del 1979, “si è definita più di ogni altra cosa in senso culturale”. Il che ha implicato un azzeramento iniziale del sistema precedente, con la chiusura delle università per due anni e una massiccia e rapida islamizzazione dei mass media, del sistema di istruzione e dei canoni estetici e di comunicazione. Canoni che, in questi 35 anni, sono cambiati completamente, in tutto il mondo.

        E questa enorme, continua trasformazione ha certamente rappresentato un trauma per il sistema creato nel 1979, che ha dovuto confrontarsi, quasi di colpo, con strumenti e linguaggi del tutto inediti. Si pensi all’avvento delle antenne paraboliche, cominciate a spuntare sui tetti di Teheran nel 1991, in concomitanza con la Guerra del Golfo scatenata da Bush senior contro Saddam Hussein. L’Iran usciva da otto lunghissimi anni di guerra proprio contro l’Iraq. Anni di distruzione, morte e chiusura culturale. Per una straordinaria simmetria della storia, la fine della “guerra imposta” (luglio 1988) è seguita dalla morte dell’Ayatollah Khomeini (giugno 1989) e dalla fine della Guerra Fredda. Di colpo, l’Iran si ritrova in uno scenario completamente nuovo, impensabile soltanto pochi mesi prima. Le parabole per vedere le televisioni satellitari non sono solo un espediente per aggirare la censura dei media statali: sono il simbolo di una nuova epoca sociale. I ragazzi cresciuti sotto i bombardamenti di Saddam e la retorica propagandistica dei media della Repubblica Islamica, hanno adesso “fame di mondo”, vogliono vedere come si vive fuori dal loro paese. Il pretesto, la scintilla che accende questa passione per le antenne paraboliche, è vedere come l’arcinemico Saddam le busca dal “grande satana” (gli Usa). Ma poi le televisioni satellitari entrano nella dieta mediatica degli iraniani e non ne escono più, nonostante siano ufficialmente al bando.

        Gli stessi organi di comunicazione della Repubblica Islamica sono stati costretti ad adeguarsi, a cercare di non perdere completamente il contatto con il pubblico. L’Irib (Islamic Republic of Iran Broadcasting), soprattutto negli ultimi anni, ha intrapreso un processo di modernizzazione notevole, proprio nel tentativo di mantenere la propria rilevanza in ambito culturale. All’interno dello stesso ministero della Cultura e della Guida Islamica, lavorano oggi giovani formatisi all’estero, che parlano perfettamente l’inglese e sono a loro agio con i nuovi strumenti digitali. Per rendersene conto, è sufficiente seguire gli account social del presidente Hassan Rouhani o della Guida Suprema Ali Khamenei. L’effetto è spesso sconcertante per un occidentale: commentare la politica internazionale con una citazione di un Imam sciita dell’XI secolo può in effetti sembrarci bizzarro. Ma è un nostro limite, più che una reale contraddizione. Lo stesso è accaduto con il web. I primi blog iraniani sono nati alla fine degli anni Novanta nelle scuole coraniche di Qom e solo dopo sono diventati talmente popolari da far divenire il persiano, per alcuni anni, la sesta lingua più usata nel web. L’universo dei blog iraniani – il cosiddetto Blogistan – va in crisi con le elezioni del 2009, le contestazioni da parte del movimento verde e la seguente repressione. Molti blog chiudono, altri non sono più aggiornati. Tutto ciò non dipende però soltanto dalla censura: il web si sta evolvendo, cominciano a diffondersi i social media e gli utenti iraniani si spostano su Facebook e Twitter. Dove si comincia a concentrare anche l’attenzione della censura. Anche da questo passaggio l’Iran è uscito trasformato e – in un certo senso – più moderno.

        In anticipo di almeno due anni sulle cosiddette “primavere arabe”, durante le elezioni presidenziali del 2009 gli iraniani hanno dato vita a un movimento che ha utilizzato in modo sistematico i nuovi media e che ha svelato al mondo l’esistenza di un’opinione pubblica giovane e vivace. Dopo quella crisi, il modo di raccontare l’Iran non è stato più lo stesso. Ma anche la stessa Repubblica Islamica, nelle sue mille sfaccettature, è una “macchina che impara”. E che da quell’esperienza ha capito che non può rinunciare completamente se non al consenso, quanto meno alla partecipazione del popolo ai momenti decisionali. Come spiegare altrimenti l’esito delle successive elezioni del 2013? Non solo si prevedeva una bassa affluenza alle urne, ma nessuno o quasi avrebbe scommesso sulla vittoria del moderato Rouhani. Sono state decisive le ultime due settimane di campagna elettorale, condotta in modo magistrale dal candidato vincitore, soprattutto nel web e sui social in particolare. Nell’eterno confronto con la modernità – o meglio con i processi di modernizzazione – l’Iran adotta spesso una via indiretta, tortuosa. Il grande iranista italiano Alessandro Bausani parlava di “apparenti re-arcaizzazioni” attraverso le quali l’Iran riesce sempre a venire a capo dei momenti più critici. Forse non è poi così azzardato pensare all’intera esperienza della Repubblica Islamica come una grande reazione al processo di globalizzazione che proprio verso la fine degli anni Settanta diveniva evidente.

        In questo lungo viaggio attraverso il problematico rapporto tra Repubblica Islamica e comunicazione, occorre sempre ricordare che in Iran la censura è un dato storico, nato molto prima della rivoluzione e intrinseco forse alla stessa concezione storica del potere politico. La richiesta di libertà di espressione e di democrazia degli iraniani di oggi, non è figlia soltanto dei 35 anni di Repubblica Islamica, ma affonda le proprie radici nel movimento politico che nel 1906 portò alla Rivoluzione costituzionale. L’Iran fu allora il primo paese musulmano a dotarsi di una Carta. Quel processo democratico non si è mai del tutto interrotto e rivive oggi in forme diverse, con strumenti, linguaggi e urgenze in continua evoluzione. Questa monografia si apre appunto con l’analisi dell’evoluzione generale della censura nella Repubblica Islamica. La scelta di porre le basi della regolamentazione dei media sull’Islam politico è stata la prima fonte di problemi controversi. Attraverso la descrizione del contesto ideologico da cui prende forma la Costituzione iraniana e delle leggi che regolano la libertà di espressione nel paese, il primo capitolo chiarisce il ruolo attribuito ai media nazionali quali armi da puntare contro le ingerenze straniere per combattere l’invasone culturale dell’Occidente, una paura alimentata dalla politica filoccidentale del regime Pahlavi. Con l’analisi dei testi legislativi, si fa invece luce sull’ambiguità normativa che vige nel paese e che rende l’azione della censura imprevedibile e discrezionale.

        Per riportare la fumosità di queste norme alla realtà, nel testo sono riportati due esempi esplicativi di come agisce la censura in Iran: il caso del sito di informazione sull’innovazione digitale e tecnologica Narenji e quello della giornalista Marzieh Rasouli, arrestata e condotta nel carcere di Evin, nel luglio 2014,con l’accusa di aver diffuso propaganda antigovernativa. Nel secondo capitolo viene analizzato nel dettaglio il controllo che lo stato esercita su internet. Descritto come un “sistema triangolato”, in cui il governo adotta misure di prevenzione, intercettazione e reazione per esercitare la propria censura anche in rete e proteggere la natura islamica della repubblica, non solo si entra nel dettaglio nell’analisi degli strumenti di controllo (dai software per filtrare i contenuti internet al reindirizzo dns) e del palinsesto che forma i vari organi preposti a questo scopo sorti dopo le proteste del 2009, ma si affronta l’argomento anche da un’altra prospettiva, ovvero quella della società e dei mezzi utilizzati dai cittadini iraniani per aggirare le misure di controllo, come vpn e proxy. Grazie a delle infografiche, si è riusciti a riassumere il caotico quadro della censura su internet, ricostruendo il dedalo amministrativo di uno dei temi più incandescenti dell’Iran contemporaneo che ha portato la Repubblica Islamica a essere etichettata da Reporter Senza Frontiere come “uno dei dodici nemici di internet”. Un altro mezzo di informazione controverso e dibattuto è la televisione satellitare. Le prime parabole iniziarono ad apparire dopo la fine della guerra contro l’Iraq, all’inizio degli anni Novanta, e con esse una sfida che continua a mettere a dura prova la capacità di controllo del governo iraniano. Per questo nel terzo capitolo si approfondisce il ruolo che gioca la televisione di Stato, l’Irib, nel panorama mediatico nazionale e internazionale. Si fa qui luce sull’evoluzione della politica iraniana in merito alle parabole dalla loro comparsa sino ad oggi e la relazione con i canali satellitari in lingua persiana trasmessi in Iran e prodotti all’estero. Anche in questo ambito è descritta l’azione della censura e dei mezzi tecnologici con i quali il governo combatte la guerra dell’informazione contro “l’invasione culturale” dell’Occidente. Inoltre il capitolo è accompagnato da un’analisi dell’evoluzione della rappresentazione femminile nella televisione e nel cinema iraniani, con riferimenti alle attrici che hanno intrapreso atti di resistenza al codice di abbigliamento islamico. Conoscere l’evoluzione dei mezzi d’informazione iraniani vuol dire capire l’evoluzione della sua società. Un’affermazione che è sicuramente possibile riscontrare nell’uso che le minoranze religiose e sessuali iraniane hanno saputo fare di internet. Spesso vessate, discriminate o addirittura messe al bando, come la comunità baha’i, essere hanno sfruttato internet per rivendicare un proprio spazio in cui esprimere la propria identità. Con il quarto capitolo ci si addentra nella varietà di piattaforme online e satellitari in cui cristiani, ebrei, baha’i, lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (Lgbt) sono riusciti a ricavare un rifugio dalla repressione governativa e vivere la propria fede o la propria identità sessuale. Dalle messe trasmesse in tv dalla “Chiesa domestica” alle università clandestine baha’i online, dalle chat di incontri per Lgbt al contro attacco dei conservatori, l’analisi è ricca di esempi di come il governo e queste comunità clandestine si muovano fra tolleranza e illegalità. Il quinto capitolo è dedicato all’editoria che in fatto di censura rappresenta un ponte di continuità fra il regime Pahlavi e Repubblica Islamica. Questo capitolo si apre con l’eredità dell’epoca Pahlavi ripresa dal Ministero della Cultura e della Guida Islamica (Mcgi) e spiega la sua azione nel campo culturale ed editoriale iraniano.

        Come per l’approfondimento sulla televisione satellitare, anche in questo caso si è resa necessaria un’analisi del suo sviluppo durante le diverse presidenze che si sono succedute dal 1979 ad oggi, in termini legali, politici e sociali. Così si viene a conoscenza che in risposta a una stretta della censura sotto il governo di Ahmadinejad, gli editori iraniani si sono organizzati creando proprie piattaforme per ebook nel tentativo di aggirare la censura, mentre altri scrittori, incessantemente respinti dal Mcgi, hanno smesso di scrivere. L’ultima parte della monografia è interamente dedicata agli aspetti più recenti del panorama mediatico iraniano, ovvero i social media, le start-up e lo sviluppo della fibra ottica. Nelle più diverse esemplificazioni in cui questi temi si concretizzano in Iran, il raffronto con il governo attuale è costante. Rouhani all’alba della sua elezione, si è presentato come il candidato eletto dagli iraniani desiderosi di cambiamento. “Viviamo in un’epoca in cui limitare la circolazione delle informazioni è impossibile”, sono le parole con cui ha manifestato le proprie posizione in merito alla censura del regime, e dall’inizio del suo governo sono numerosi gli scontri con la Guida Suprema e i rappresentanti più conservatori sul cambiamento tanto desiderato dai suoi elettori, primo fra tutti quello del controllo governativo di internet.

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        Raccontare l’Iran

        Bisetun

        L’Associazione Culturale Studi Asiatici “Centro Studi Euroasiatici” ( A.C.S.A.) organizza per il ciclo Iran Contemporaneo “Raccontare l’Iran”.

        Dal 1979 in poi l’Iran è stato spesso rappresentato dai media come la perfetta antitesi dei valori occidentali. Un Paese lontano, in tutti i sensi, da evitare. O da negare. Eppure chi lo visita rimane quasi sempre affascinato dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente.

        Oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni, si può e si deve imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro.

        Interverrà Antonello Sacchetti, giornalista, blogger , autore di 4 libri sull’Iran.

        Modera il professor Luigi Tomasi.

        La serata continua con la lettura delle poesie tradotte da Nina Sadeghi e interpretate dall’attrice Carmen Esposito.

        Venerdì 5 giugno 2015 alle 20.30 aula Kessler del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale

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        La fattoria degli umani

        La fattoria degli umani

        La Fattoria degli Umani tratta il ciclo storico della violenza umana con uno sguardo acuto sia alle vicende attuali di un’area geografica specifica del medio oriente – oggi tristemente conosciuta come roccaforte dell’ISIS – sia alle verità storiche delle invasioni mongole del quattordicesimo secolo in quella stessa terra dove dopo più di 700 anni vengono compiute atrocità disumane, l’eccidio di popolazioni intere e la distruzione delle città costruite in migliaia di anni.

        Il regista tenta di svelare il mostro che vive in ciascuno di noi, dividendo con la noncuranza del caso tra vittime e carnefici. In una suggestiva scenografia un grande tavolo rotondo e girevole rappresenta la città. Un grande tavolo sopra il quale sono posizionati alcuni oggetti simbolici che hanno la funzione di ridurre le dimensioni di una tragedia per poterla vedere con occhi diversi; modellini per ricostruire una città millenaria che viene poi distrutta dalla furia violenta di un trattore telecomandato, la torre di Jaber, numerosi soldatini, armi, la sfera di un mappamondo luminoso e un frullatore che evoca un mulino a vento sull’Eufrate e l’orrore delle vittime triturate.

        I due personaggi dello spettacolo sono cugini e muovono tali oggetti mentre raccontano una loro versione personale della realtà dei fatti accaduti con un parallelismo storico tra le due tragedie. Una voce femminile invece rappresenta i pensieri del personaggio muto perché il cugino gli ha tagliato la lingua.

        La Fattoria degli Umani
        Scritto e diretto da Ali Shams
        Traduzione: Parisa Nazari
        Con:
        Aleandro Fusco
        Parisa Nazari
        Piero Cardano
        Assistente alla regia: Magali Steindler
        Costumi: Mandana Ansari
        27 e 28 Marzo alle 21:00
        Domenica 29 alle 20
        Teatro Salauno
        Roma , P.zza di Porta s,giovanni. dietro la scala santa 10
        Per info e Pronotazione : 3490557853

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        36° Corso di lingua persiana

        L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il 36° Corso di lingua Persiana. Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali, la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanistan, Pakistan, India e Tajikistan.

        Il corso, tenuto da insegnante universitario, si svolgerà da sabato 11 aprile 2015 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 17 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 51 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 10 settimane con la seguente
        cadenza:
        sabato: ore 08.30- 10.15 e 12.00

        La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli asami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

        Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello

        Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato per il 10 aprile 2015

        Iscrizione:
        istitutoculturaleiran@gmail.com
        06 3052207 – 8

        N.B.
        Il giorno 11 aprile (prima lezione) è didicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 09.00.

        Iran, arte e cultura

        In occasione del 36° anniversario della vittoria della Rivoluzione Islamica l’ Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran organizza in collaborazione con l’Organizzazione della Cultura e delle Relazioni Islamiche, il Museo d’Arte Contemporanea di Teheran, il Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” e la “Casa del Cinema” di Roma il “mese della cultura iranica” con la presentazione di una grande mostra di arte contemporanea dedicata alla produzione ceramica, alle calligrafie e alle miniature e completata da una serie di fotografie che illustrano il passato ed il presente dell’Altopiano iranico .

        La mostra si articola attraverso quattro sezioni:

        La ceramica: l’arte della ceramica affonda le sue origini in epoche remote, raccontando i progressi della civiltà e le relazioni socio-economiche che ne derivano. In questa sezione saranno esposti manufatti antichi, di proprietà del MNAO che dialogheranno con la più alta espressione artistica contemporanea, ispirata da un lato dalle produzioni delle ceramiche grigie dell’Altopiano e dall’altra dalle grandi fabbriche di Nishapur nel Khorasan e di Samarcanda in Transoxiana, di Rayy e di Kashan solo per citarne alcune.

        La miniatura: Le opere d’arte scoperte nella regione del Lorestan risalgono a diecimila anni fa, arte conosciuta e praticata anche nell’impero partico e sasanide, . Dopo l’avvento dell’Islam, in particolare a partire dal XIII secolo l’arte della miniatura, influenzata alle origini dalla tradizione bizantina, divenne un vero e proprio genere artistico, raggiungendo la sua più alta espressione tra il XV e il XVI secolo, raffigurando non solo scene di corte, di caccia, ma anche motivi desunti da altre classi di oggetti come i tappeti e le calligrafie. Nel periodo classico gli artisti erano raggruppati in scuole di cui quella reale era la più prestigiosa; Tabriz e Shiraz furono importanti centri di produzione.

        La calligrafia: l’arte della calligrafia, realizzata in caratteri Nasta’liq, è caratterizzata da una inclinazione delle lettere verso destra e da un uso equilibrato delle linee curve del Ta’liq e di quelle dritte del Naskh. E’ realizzata con un calamo di canna , la cui punta, tagliata in obliquo, ha una inclinazione appena visibile. L’inchiostro, nero o colorato, è realizzato con vari pigmenti, mescolati ad acqua depurata, versato su uno stoppaccio di seta, posto nel calamaio che permette di dosare la quantità di inchiostro. I testi che ispirano gli artisti sono tratti dal Libro Sacro o dalla grande poesia persiana.

        La fotografia: a completamento dell’esposizione saranno esposte venti fotografie tratte dall’album “Ricordo del viaggio in Persia della missione italiana 1862” conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. L’album dedicato da Marcello Cerruti a Sir Austen Henry Layard, che dopo i celebri trascorsi d’archeologo in Oriente ebbe, in Venezia, interessi nelle arti e nell’imprenditoria, furono eseguite da Luigi Montabone (1827 ca.- 1877) pioniere della fotografia in Italia. La produzione dei fotografi italiani in Persia tra il 1848 e il 1864, oltre a costituire la più precoce documentazione conosciuta sul mondo Qajar, offre un elemento, significativo delle relazioni tra il Regno di Sardegna prima e il Regno d’Italia poi, con la Persia. Un indubbio rilievo ebbe anche l’interesse dello Shah Nasr al-Din verso la fotografia. Questa produzione sollecitò i fotografi persiani dell’epoca che da un lato si indirizzarono verso soggetti legati alla modernità e alla documentazione sociale, dall’altro presero spunto da un gruppo di autori italiani coevi al Montabone, che nella Persia Qajar, ebbero un ruolo pionieristico nello sviluppo della fotografia e nella documentazione del territorio.

        La missione italiana in Persia fu progettata sin dal 1860 da Camillo Benso di Cavour, ma solamente nell’aprile del 1862, con la partenza del folto gruppo di componenti, poté prendere l’avvio. Marcello Cerruti, genovese, già ministro in Costantinopoli, guidava l’ambasciata straordinaria, ricca di ben 19 membri (tutti destinati ad occupare posizioni di rilievo nel panorama scientifico italiano).

        MOSTRA
        IRAN Arte e Cultura
        La civiltà dell’Iran attraverso ceramiche, calligrafie, miniature e immagini del passato e del presente
        15 marzo -19 aprile 2015

         


        Luigi Montabone ed il suo album

        “Ricordi del viaggio in Persia della missione italiana del 1862″

         

        Luigi Montabone fu un pioniere della fotografia in Italia, attivo dal 1856 fino alla sua morte. La sua carriera è culminata con l’apertura di diversi studi fotografici a RomaFirenzeTorino e Milano oltre ad essere uno dei fotografi italiani che operarono in Persia negli anni 1848-1864, sotto il regno di Nâseroddin Shah, della dinastia Q

        ajar (1831-1896). L’identificazione e il recupero della loro opera, ancora oggi poco conosciuta, ha consentito di aggiungere alla conoscenza della storia della rappresentazione fotografica un episodio singolare e di particolare significato, sia per la cultura fotografica italiana, sia per quella iraniana, mettendo in luce l’originale contributo fotografico italiano fuori dei confini nazionali, in particolare per quel capitolo della storia della fotografia dell’Ottocento che riguarda il viaggio in Oriente e la costruzione della sua immagine nella cultura letteraria e visiva occidentale.

        Il periodo considerato, eccezionalmente vivo per lo sviluppo degli interessi fotografici, fu particolarmente ricco di avvenimenti che investirono la Persia, sia per quanto riguarda le iniziative diplomatiche italiane ed europee, sia in relazione alle vicende interne e all’interesse verso l’Occidente manifestato dallo shah Nâseroddin. Risalgono a quest’epoca, ad esempio, la formazione dell’Università di Tehran, l’attività fotografica dello stesso Shah e, sul versante occidentale, importanti missioni diplomatiche e scientifiche, come quella del ministro plenipotenziario francese Prosper Bourée (1855-1856), alla quale partecipò come illustratore Alberto Pasini (1826-1899), e quella italiana del 1862 guidata dal ministro Marcello Cerruti, che vide in campo il fotografo Luigi Montabone (1827 ca.-1877), assistito da Alberto Pietrobon, e l’illustratore Stanislao Grimaldi del Poggetto (1825-1903), coadiuvato da Giuseppe Centurione (1824-1897), impegnati al servizio dei diplomatici e del folto gruppo di scienziati tra cui Filippo De Filippi, Giacomo Doria e Michele Lessona.

        La fortuna della campagna di riprese realizzata da Luigi Montabone durante la missione del 1862, riscontrabile nella diffusione internazionale degli album fotografici che ne celebrarono l’evento, testimonia l’interesse verso la singolarità dell’impresa visiva e il particolare rilievo che veniva attribuito alla più moderna e realistica documentazione fotografica. Nella serie di Montabone, che comprende vedute ed edifici di Yerevan, Qazvin, Soltaniyeh, Tabriz, Tbilisi, Tajrish, Tehran, Zanjan, si riassumono e si condensano sapientemente tutti gli intenti documentativi, scientifici, narrativi e celebrativi della missione stessa. Le fotografie così ottenute occupano una posizione particolare rispetto alla ricca produzione di indirizzo orientalista che nel decennio successivo inizierà a circolare con abbondanza in Occidente. Fortemente orientate dagli interessi del gruppo di giovani naturalisti che presero parte alla missione, le immagini fotografiche di Luigi Montabone, nel panorama della fotografia persiana dell’epoca, rappresentano un episodio anticipatore, che sollecitò l’interesse verso soggetti legati alla modernità e alla documentazione sociale.

        L’esemplare “Ricordi del viaggio in Persia della missione italiana del 1862”, conservato alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, dal quale sono tratte le diciassette fotografie in mostra fu acquisito nel 1918 e si compone da sessanta fotografie, con ritratti di personaggi della Corte, di una ventina di personaggi georgiani, paesaggi dell’Armenia e del Caucaso e vedute persiane..

        Questa copia presumibilmente proviene dalla dispersione di parte dei beni dell’abitazione veneziana di Sir Austen Henry Layard (1817–1894), eminente archeologo inglese al quale si deve la scoperta delle città assire di Nimrud (1845) e di Niniveh (1849). Infatti  nel frontespizio si legge una dedica manoscritta di Marcello Cerruti “Al miglior amico d’Italia | al Sig Layard | il suo devotissimo | M Cerruti | li 29 ottobre 1865 (Firenze)”.

        L’esemplare Marciano è particolarmente rappresentativo, vuoi per essere stato il primo album indagato, vuoi perché le sue caratteristiche ricorrono in gran parte degli esemplari esaminati, tanto da farne il modello di riferimento. Eccetto l’esemplare allestito per Vittorio Emanuele II, (Torino, Biblioteca Reale) le copie degli album finora noti sono composti con identica quantità di fotografie.

        Le immagini, rispettano la progressione dell’itinerario percorso dalla Missione per giungere a Tehran, mentre sono frequenti le varianti di montaggio delle fotografie nella sequenza relativa alle singole località illustrate.

        Il criterio di ordinamento degli album privilegia in apertura della sequenza le raffigurazioni delle autorità, a cui vengono fatte seguire le residenze ufficiali e le vedute delle singole località documentate.
        Gli esemplari che più concordano con l’album marciano, sono le copie conservate nell’Archivio della Casa Reale dell’Aia e alla Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro.


        Il Museo di arte Contemporanea di Teheran

        Il Museo, sito al centro della città, è circondato da un’area verde denominata Il Parco delle Statue per la presenza di sculture di importanti maestri dell’Iran e del mondo.

        Opera sotto la direzione generale degli affari artistici del Ministero della Cultura e della Guida Islamica della Repubblica Islamica dell’Iran.

        L’edificio è stato progettato dall’architetto Kamran Diba ed è uno fra i più importanti palazzi della capitale iraniana per la sua architettura persiana moderna ispirata all’architettura tradizionale iraniana, in particolare lla torre del vento di Yazd.

        Il vestibolo (la sala d’ingresso di rappresentanza), i punti d’incrocio e il passaggio utilizzati nell’architettura di questo edificio sono studiati proprio per invitare i visitatori ad immergersi nell’approfondimento della storia gloriosa dell’arte e della cultura dell’Iran.

        Il Museo d’arte contemporanea viene considerato il centro dell’attività artistiche più importanti dell’Iran nell’ambito delle arti visive. Nei suoi due mila metri quadrati di spazi riservati alle esposizioni,

        divisi in nove sale, vengono costantemente presentate le diverse esposizioni artistiche creando l’occasione, per gli appassionati dell’arte, di ammirare le bellezze dei capolavori artistici.

        Il Museo d’arte Contemporanea di Teheran ha iniziato ufficialmente le sue attività culturali nel

        1978 e cerca con tutte le forze di promuovere l’arte della Rivoluzione Islamica. Gli obiettivi si

        concentrano in maggior misura nella presentazione dell’arte contemporanea per promuovere le capacità

        iraniane dal punto di vista di qualità e quantità, sostenendo gli artisti in modo che possano promuovere

        l’arte iraniana nel mondo pur conservando la propria identità estrinsecata nelle loro opere e scoprire al contempo nuovi talenti e nuove idee.

        Il museo possiede un patrimonio ricco di capolavori artistici tra i più prestigiosi al mondo. Le statue, posizionate all’interno del Parco, di grandi artisti scultori come Alberto Giacometti, Henry Moore, Parviz Tanavoli, hanno donato a questo luogo, non solo una bellezza sorprendente ma anche un alto valore artistico. Alcune opere dei noti scultori mondiali posizionate nel Parco delle Statue sono: Cavallo e Cavaliere di Marino Marini; Le Therapeute di Renè Magritte.; L’uomo esteso di Henry Moore; La grande Donna e L’uomo che cammina, due capolavori di Alberto Giacometti; Torsione nello spazio di Max Bill; Omaggio a Pablo Neruda di Eduardo Chillida

        Il visitatore non appena entra nel museo dopo aver fatto un percorso rotatorio visitando le sale arriva al vestibolo che ospita il capolavoro dell’artista Giapponese Haraguchi Noriyuki intitolato La Materia e il Pensiero.

        Oltre le nove sale espositive il museo possiede anche una biblioteca specializzata, con la sezione

        audiovisiva e cineteca.

        Tra le opere che fanno parte del patrimonio del Museo di Arte Contemporanea di Teheran possiamo elencare quelle di artisti come Pierre- Auguste Renoir, Lautrec, Paul Gauguin, Pablo Picasso,

        Max Ernest, Magritte, Jackson Pollock, Franz Jozef Kline, Francis Bacon ed altri artisti di fama internazionale.

        Cultura iraniana a Roma

        Doppio appuntamento con la cultura iraniana a Roma a partire da venerdì 13 marzo 2015. Una mostra al museo di Arte orientale di via Merulana e una rassegna di cinema presso la Casa del Cinema a Largo Marcello Mastroianni. Ecco i dettagli.

        LEGAMI DI CELLULOIDE
        Poetica e sentimenti del nuovo cinema iraniano

        Sette film per illustrare la poetica dei sentimenti nell’Iran contemporaneo. Il cinema come forma d’arte privilegiata per esprimere il cambiamento senza tradire i valori più profondi della società iraniana.

        Consulta il programma completo: Programma rassegna cinema

        13/14/15 marzo 2015
        Casa del Cinema
        Roma, Largo Marcello Mastroianni 1

        Info: 06 30 52 207 / 8
        istitutoculturaleiran@gmail.com

        Programma rassegna cinema

        Invito inaugurazione rassegna

         

         

        INVITO CINEMA iran 2015

         

         

        IRAN, ARTE E CULTURA
        La civiltà iraniana attraverso ceramiche, calligrafie, miniature e immagini del presente e del passato

        Inaugurazione sabato 14 marzo, ore 11.00

        Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Via Merulana 248, Roma

        Iran, arte e cultura

        Un aperitivo di Iran

        Un incontro per presentare itinerario, condizioni e dettagli del viaggio che sto organizzando per il prossimo giugno.
        Sarà l’occasione per fare domande o anche aderire al viaggio.

        IL VIAGGIO

        Otto giorni (dal 18 al 25 giugno 2015) alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

        Vedi i dettagli: PROGRAMMA 8 GIORNI DI IRAN

         

        APPUNTAMENTO

        dalle ore 18.00 alle ore 19.30
        presso Taberna Persiana
        via Ostiense 36 H
        Roma

        ENTRATA LIBERA
        Per chi vuole APERITIVO A BUFFET COMPLETO 7€

         

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        L’Iran degli ayatollah nell’era digitale

        Iran digital landscape

        Domenica 7 giugno, alle ore 17,30 presso Taberna Persiana  (Via Ostiense 36 H) a Roma, viene presentata la ricerca L’Iran degli ayatollah nell’era digitale. Censura e nuovi media in Iran. Presentato da Arab Media Report, in collaborazione con Small Media. Sarà presente l’autore Antonello Sacchetti – giornalista e autore di Diruz – insieme ad Azzurra Meringolo – coordinatrice scientifica di Arab Media Report – e Antonella Vicini – giornalista esperta di Iran e autrice di Sguardi Persiani

        In “L’Iran degli ayatollah nell’era digitale” sono riassunte indagini sulla televisione satellitare, l’editoria, la stampa e internet in Iran, con inediti approfondimenti sul mondo dei social network e delle start-up. Seguendo lo sviluppo dei media in questi ambiti, in ognuno di essi si approfondisce la nascita e l’espansione della censura governativa, i mezzi cui ricorre la società per aggirarla e gli aspetti paradossali e contraddittori che emergono da questa interazione. Tanto da domandarci fino a che
        punto possiamo pensare l’Iran come una società chiusa, in cui i cittadini sono costantemente controllati e messi sotto pressione, e fin dove, invece, può estendersi il controllo del governo nell’era di internet e dei media globalizzati.

        Ingresso libero con aperitivo persiano fino ad esaurimento posti.

        Si prega di confermare la propria presenza a arabmediareport.redazione@gmail.com

        L’Iran degli ayatollah nell’era digitale (PDF)

        L’Iran degli ayatollah nell’era digitale. Censura e nuovi media in Iran

        Domenica 7 giugno ore 17,30

        Taberna Persiana

        Via Ostiense 36 H, Roma

         

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        L’Iran e la satira

        Una Metamorfosi iraniana

        La strage della redazione di Charlie Ebdo ha riaperto il dibattito sul rapporto tra satira e potere, soprattutto nei Paesi islamici. In un altro post abbiamo anche parlato di quali siano state le reazioni in Iran. .

        Per farsi un’idea del rapporto tra satira e potere nella Repubblica Islamica, vorremmo qui proporre tre libri, diversi tra loro per stile e data di pubblicazioni e tutti e tre ugualmente interessanti per ragioni diverse.

        Il primo si intitola Iran. Gnomi e giganti, paradossi e malintesi, testi di Ebrahim Nabavi  e disegni di Reza Abedini, pubblicato in Italia da Spirali nel 2009.

        E’ un libro bello da leggere e anche solo da sfogliare. Alcune pagine sono graffianti. Ad esempio:

        La fuga dei cervelli

        “Ha riso: l’hanno accusato di prendere in giro il regime e l’hanno picchiato.

        Era silenzioso: l’hanno accusato di ordire un complotto contro il governo.

        Ha condotto una vita allegra: l’hanno arrestato per immoralità.

        Ha inseguito la ricchezza: l’hanno accusato di corruzione.

        Ha inseguito il potere: l’hanno accusato di opposizione al governo.

        Ha pianto: l’hanno arrestato con l’accusa di disfattismo.

        Ha scritto: l’hanno arrestato con l’accusa di diffondere menzogne e d’insultare i leader.

        Non ha scritto: gli amici l’hanno accusato di complicità con il potere.

        Ha camminato: l’hanno picchiato con l’accusa di vagabondaggio.

        Si è seduto: l’hanno accusato di ostruire il passaggio.

        Alla fine un bel giorno, ha usato il cervello: è fuggito.

        La morale: uno dei motivi della fuga dei cervelli è l’uso del cervello”.

        Ebrahim Nabavi

        Secondo consiglio di lettura: Una metamorfosi iraniana, di Mana Neyastani, pubblicato in Italia nel 2012 da Coconino Press – Fandango. E’ un graphic novel dai toni kafkiani, tratto da una storia vera. Mana disegna vignette per il supplemento settimanale per ragazzi del giornale Iran. Il suo lavoro non ha a che fare con la politica, almeno così crede. Un giorno però pubblica una storia in cui uno scarafaggio parla azero. Non c’è l’intenzione di offendere nessuno, ma nel giro di pochi giorni scoppia la protesta degli azeri nel nord del Paese. Le scuse del giornale non bastano e Mana diventa il facile capro espiatorio. Arriva l’arresto, il carcere e poi la scelta dell’esilio. Un libri duro, che fa capire come la macchina della censura possa colpire tutti.

        Terzo e ultimo consiglio di lettura: Nel paese dei mullah, di Hamid-Reza Vassaf. Anche questo è un graphic novel. La storia è in questo caso inventata: un soldato dell’esercito iraniano naufraga su un’isola deserta del Golfo Persico. Lo soccorre uno uno scrittore che ha scelto di vivere lì, lontano dal trambusto di Teheran. L’incontro tra il militare e l’intellettuale diventa l’occasione per ripercorre, ognuno dal suo punto di vista, la storia dell’Iran dalla rivoluzione ai giorni nostri.

        Buona lettura.

        Musica tradizionale persiana a Milano

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        Concerto di musica tradizionale persiana in occasione dell’anniversario della nascita del Profeta dell’Islam

        Gruppo Sepid o Siah Bianco e Nero

        Info: 06 30 52 207 / 8 – Si prega di comunicare la vostra presenza inviando una e-mail all’istituto:
        istitutoculturaleiran@gmail.com
        Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran – Roma