Presentazione viaggio in Iran di novembre

Giovedì 17 settembre 2015 alle ore 17,30 presenteremo a Roma, presso la Taberna Persiana (Via Ostiense 36 H, zona Piramide), il nuovo viaggio che stiamo organizzando per novembre (15-22 novembre).

Entrata libera. Aperitivo persiano (facoltativo) a 7 euro.

Si tratta di un giro di 8 giorni, molto particolare e molto intenso. Si arriva diretti a Shiraz e si risale il Paese verso Teheran, visitando le mete turistiche più importanti e calandosi soprattutto nella Storia e nella cultura dell’Iran. Per questo motivo il viaggio si chiama “Nell’impero della mente”, riprendendo il titolo di un celebre saggio di Michael Axworthy.

Le due guide del viaggio sono Antonello Sacchetti e Davood Abbasi. Si parte il 15 novembre e si torna il 22.

Il costo individuale (volo compreso) è di 1.950 euro. Per chi aderisce entro il 17 settembre ci sono 50 euro di sconto.

Tutti i dettagli del viaggio li trovate qui.

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Oppure compilate il form qui sotto

 

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Fiabe persiane

L’Iran non è solo un Paese unico e bellissimo, con il popolo più ospitale del mondo e una cultura millenaria. L’Iran è anche la terra in cui sono nate storie conosciute in tutto il mondo, tradotte in mille lingue e declinate nelle versioni più diverse. Davood Abbasi, studioso e docente universitario iraniano, ha raccolto queste storie in un volume in lingua italiana, appena pubblicato come ebook.

E’ una raccolta davvero molto bella: non ci sono le solite favole tradizionali, ma tante storie davvero bellissime, imperdibili per chi ama l’Iran. Le potete leggere su smartphone, tablet, pc, dove volete, ad un prezzo davvero simbolico: 0,99 euro.

Leggetelo, questo libro, merita davvero.

Questa è l’intervista che ho rilasciato a Radio Irib:

 

Questa che segue è l’introduzione che ho avuto l’onore di scrivere.

 

«L’impero della mente». Così Michael Axworthy titolò un suo libro, pubblicato in Italia – chissà perché – come «Breve storia dell’Iran». Mi è tornato in mente, quel titolo, sfogliando le pagine di questa raccolta di favole persiane, curata e tradotta in italiano dal mio amico Davood Abbasi.

Ho avuto la fortuna e l’onore di leggere questo libro in anteprima che potrebbe benissimo divenire – se avrà l’attenzione e la fortuna che merita – uno dei futuri “classici” sull’Iran.

Non è un giudizio affrettato o di parte, il mio. L’Iran è molto più presente nella nostra cultura di quanto noi comunemente non immaginiamo. Ed è un incredibile serbatoio di storie, favole e poesie. Agli iraniani piacciono i racconti. Amano raccontare e amano ascoltare.

Non c’è bisogno di scomodare le Mille e una notte – il cui nucleo centrale di storie, sebbene scritto in arabo, è appunto di derivazione persiana. Potremmo, ad esempio, prendere una favola poco nota in Italia, quel Pesciolino nero (Mahi siah kuchulu, 1968) di Samad Berangi. In pochi lo avranno notato, ma Alla ricerca di Nemo (2003), cartone animato visto e amato da milioni di bambini (e non solo) di tutto il mondo, non è che una rivisitazione in 3D e con happy end della favola di Berangi.

Le favole persiane hanno tutte una loro morale. O, meglio, hanno un’anima. Come se queste storie non fossero necessariamente legate a un autore in particolare, ma fossero tutte figlie di un’unica grande cultura che le ha generate dopo una gestazione, in alcuni casi, millenaria.

Grazie alla raccolta di Davood Abbasi, abbiamo l’opportunità di andare direttamente alla fonte di questo flusso ininterrotto di storie e parole.

E come queste parole siano così presenti nella vita degli iraniani, lo sa benissimo chiunque li frequenti o sia stato in Iran. E lo possiamo capire anche leggendo l’appendice sui modi di dire persiani legati ad ogni singola favola. Un elemento distintivo che l’autore ha fortemente voluto e che rappresenta un ulteriore motivo per cui leggere questo libro.

Personalmente, custodirò questa raccolta come una sorta di guida universale. Un testo di riferimento per tutte le volte che leggerò, scriverò o parlerò di Iran.

 

 

Nell’impero della mente

«L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Otto giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

CON CHI

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

QUANDO

Dal 15 al 22 novembre 2015

ITINERARIO

1° Giorno ROMA – SHIRAZ

Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino con la guida italiana e partenza per Shiraz via Istanbul. Arrivo e sistemazione in hotel.

2° Giorno SHIRAZ – PERSEPOLI – SHIRAZ

Visita di Persepoli e della necropoli di Naqshe Rostam. Nel pomeriggio rientro a Shiraz e visita della città (Mausoleo di Hafez, Moschea del Venerdì, ecc.)

3° Giorno SHIRAZ – YAZD

Partenza per Yazd e visita di Pasargade e della tomba di Ciro. Sosta ad Abarkuh per la visita del cipresso di 4.000 anni. Arrivo a Yazd in serata.

4° GIORNO YAZD – NAEIN – ESFAHAN

Visita alle Torri del Silenzio e al Tempio zoroastriano. Partenza per Esfahan. Lungo la strada visita di Naein. Arrivo in serata a Esfahan.

5° GIORNO ESFAHAN

Visita della bellissima piazza Naqshe Jahan, delle sue moschee e dei suoi palazzi. Nel pomeriggio visita quartiere armeno di Jolfa.

6° GIORNO ESFAHAN – NATANZ – KASHAN – QOM – TEHERAN

Viaggio verso la capitale. Durante il tragitto visite a Natanz, Kashan e Qom. Arrivo in serata a Tehran.

7° GIORNO TEHERAN

Visita al Golestan, all’Iran Bastan, al Museo dei Gioielli e all’interno dell’ambasciata Usa (questa è una nostra esclusiva).

8° GIORNO TEHRAN – ROMA

Nelle prime ore del mattino trasferimento in aeroporto e partenza per Roma.

QUOTA INDIVIDUALE : 1.950 EURO

SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA: 250 EURO

 

N.B. 

Per chi non parte da Roma, c’è la possibilità di concordare voli da altre città e aggregarsi al gruppo per il volo da Istanbul a Shiraz. Allo stesso modo, al ritorno, una volta ripartiti da Teheran, a Istanbul si possono prendere voli per altre città raggiunte da Turkish (Bari, Bologna, Catania, Genova, Milano, Venezia, Torino, Napoli, Pisa). 

 

 

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Volo Roma – Shiraz (Via Istanbul) e Teheran – Roma (via Istanbul) con Turkish Airline e tasse aeroportuali.
  • Assicurazione medico/bagaglio.
  • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
  • 7 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
  • Trattamento di pensione completa, con cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
  • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
  • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
  • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
  • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • spese consolari
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

MINIMO 11 PARTECIPANTI

ADESIONI ENTRO IL 7 OTTOBRE CON CAPARRA DI 500 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO

ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO VIAGGIO (FACOLTATIVA) € 120.

SALDO ENTRO IL 31 OTTOBRE

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

SCARICA IL PROGRAMMA: Iran novembre 2015

Un’altra volta

“Quante volte, figliolo?”. Mi sento sempre un po’ come davanti al confessore, prima e dopo ogni viaggio in Iran. Chiedermelo, serve un po’ a giustificare il viaggio stesso e a cercare un appiglio per quello che avverrà dopo, una volta tornato a casa. Sono ormai tanti i miei viaggi in Persia. Alcuni li ho programmati con largo anticipo, altri sono nati quasi per caso. Sempre ammesso che il caso esista.

Questo viaggio del giugno 2015 è stato uno dei più voluti e dei più belli in assoluto. Altre volte avevo accompagnato dei turisti, stavolta ho organizzato direttamente il gruppo. Ne è nata una “magnifica dozzina” di persone motivate e pronte a lasciarsi conquistare dalla bellezza dell’Iran, a lasciarsi alle spalle i pregiudizi, le paure, i commenti stupiti (e in qualche caso forse anche stupidi) di chi non capisce il perché di un viaggio che – semplicemente – non dovrebbe avere bisogno di spiegazioni o pretesti.

“Perché so che un giorno verrai”, recita l’iscrizione della tomba di Ciro il Grande a Pasargade.

Arriviamo proprio all’inizio del mese di Ramadan che quest’anno capita nel momento in cui le giornate sono più lunghe. Quasi diciassette ore di digiuno, dalle 4 del mattino alle 20,45. Avremo modo di vedere un Iran a due velocità, prima e dopo l’iftar.

Naein, preghiera di mezzogiorno

Anche il primo viaggio in Iran, dieci anni fa, lo feci durante il ramadan. Allora però cadeva in ottobre e l’atmosfera era diversa. Oggi invece, arriviamo di venerdì e il caldo e il digiuno ci consegnano una Teheran quasi deserta. Il caldo secco (i 40 gradi saranno una costante) crea un’atmosfera rarefatta, sospesa. Paradossalmente, per un turista questo è un momento privilegiato per accostarsi al Paese. Nei musei, nei siti archeologici e nei bazar, saremo quasi sempre da soli. Persepoli praticamente deserta è uno spettacolo: qualche mese fa, i gruppi facevano la fila per vedere da vicino l’Apadana e il corteo della nazioni.

Quando finalmente il sole cala, le strade e i tanti giardini pubblici si riempono di persone. Famiglie, coppie di ogni età. Si mangia, si parla e si ride fino a tardi. E’ una vivacità composta, accogliente. A mezzanotte, sul ponte Khajoo di Esfahan ci sono centinaia di persone. C’è un po’ d’acqua nello Zayandeh Rud. Pochi centimetri bastano ai bambini per tuffarsi a giocare e bastano per creare il riflesso delle luci del ponte.

Una signora del mio gruppo è entusiasta: “Non c’è nemmeno una carta in terra, è incredibile!”. Questa capacità di vivere gli spazi collettivi con rispetto, non è semplice modestia: è eleganza.

È un momento particolare per il Paese. Mancano pochi giorni alla scadenza dei colloqui sul nucleare. I media riflettono le tensioni interne, la fronda dei conservatori al governo Rouhani, i tentativi di sabotare un processo di distensione che – a guardarlo da qui – potrebbe apparire addirittura ineluttabile. Come può questo Paese far paura a qualcuno? Rappresentare una minaccia per la “comunità internazionale”?

Non è vero che i viaggi si ripetono. Si ripetono i tragitti, i percorsi. Il viaggio, se è un vero viaggio, è sempre una storia a sé. Così come non si fotografa mai davvero la “stessa cosa”. Persino i bassorilievi di Persepoli o la facciata della Moschea del Venerdì di Yazd, possono svelare ogni volta qualcosa di nuovo, sfuggito in un viaggio precedente. E cambiano i compagni d’avventura, attraverso i quali rivivere ogni volta lo stupore della prima volta. Perché lo stupore passa, la meraviglia no.

Iran-Usa di volley, vista in tv a Yazd

Lo stupore altrui è inevitabile, perché, che lo ammettiamo o meno, siamo tutti alla ricerca delle “contraddizioni”, di qualcosa che siamo pronti a riconoscere degno di annotazione soltanto perché va controtendenza rispetto alla “narrazione” principale. Come spiegare, altrimenti, la voglia di fotografare una donna in chador che parla allo smartphone?

zayandeh rud

Un po’ d’acqua nello Zayandeh Rud, a Esfahan

Il punto è che noi crediamo che quel chador appartenga a un passato dal quale l’Iran non riesce a staccarsi. Ma si tratta di una nostra interpretazione e – quindi – di una contraddizione nostra, non dell’Iran.

A Qom la monorotaia che porta i fedeli al Mausoleo di Fatima Massoumeh compare come una striscia di cemento sospesa nell’aria. Il grigio del suo cemento accompagna da lontano l’oro della cupola del Mausoleo. Forse è poco affascinante per il viaggiatore che si aspetterebbe forse un’atmosfera più sobria e raccolta. O semplicemente, più povera. Eppure la monorotaia e il mausoleo, il progresso e la fede, sono evidentemente una figlia dell’altro. Non c’è contraddizione, ma conseguenza. La monorotaia nasce perché c’è il mausoleo e quindi l’esigenza di trasportarvi milioni di persone in carne e ossa. E lo sciismo, privilegiando l’interpretazione – e dunque la ragione – al dogma, riesce, nello specifico iraniano, a trovare la sua strada per il confronto con la modernità. O, sarebbe forse meglio dire, con il mondo.

Tra qualche giorno in Italia, all’indomani dell’ennesimo episodio di terrorismo avvenuto a migliaia di chilometri dall’Iran, ci toccherà di nuovo fare i conti col solito diluvio di riflessioni “sull’Islam”. E qualcuno ci dirà nuovamente che siamo stati dei pazzi a venire in Iran.

È l’Occidente, bellezza. E puoi farci davvero poco.

Galleria di foto di Stefano Terracina

L’Iran nell’era digitale

In L’Iran degli ayatollah nell’era digitale sono riassunte indagini sulla televisione satellitare, l’editoria, la stampa e internet in Iran, con inediti approfondimenti sul mondo dei social network e delle start-up. Seguendo lo sviluppo dei media in questi ambiti, in ognuno di essi si approfondisce la nascita e l’espansione della censura governativa, i mezzi cui ricorre la società per aggirarla e gli aspetti paradossali e contraddittori che emergono da questa interazione. Tanto da domandarci fino a che punto possiamo pensare l’Iran come una società chiusa, in cui i cittadini sono costantemente controllati e messi sotto pressione, e fin dove, invece, può estendersi il controllo del governo nell’era di internet e dei media globalizzati.

Collaborando con Small Media, il sito specializzato nell’analisi e l’approfondimento dell’universo mediatico iraniano, il team di Arab Media Report ha contribuito alla stesura del testo grazie al contributo di Antonello Sacchetti, all’editing di Giulia Ciatto e Valeria Spinelli e al coordinamento scientifico di Azzurra Meringolo.

Per scaricare la monografia in PDF: L’Iran degli ayatollah nell’era digitale

Di seguito, un estratto dell’introduzione di Antonello Sacchetti alla monografia.

Tra il regime islamico e le startup, gli ayatollah sui social network, la rivoluzione del 1979 e una popolazione odierna con una media di 28 anni di età, osservando l’Iran di oggi emergono degli aspetti singolari e delle contraddizioni che lo caratterizzano non solo sul piano sociale ma anche politico e culturale. Queste contraddizioni vengono sottoposte alla nostra attenzione dai mezzi d’informazione globali senza riuscire a ricostruire una quadro completo della Repubblica Islamica, lasciandoci confondere, da una parte, dalla narrativa dei negoziati sul nucleare e le conseguenze economiche catastrofiche delle sanzioni, dall’altra il dibattito sullo sviluppo delle connessioni 3G e 4G e dell’internet nazionale. Viene da domandarsi quale sia la vera faccia dell’Iran, se un paese in cui lo Stato è ancora al lavoro per mantenere viva la “morale islamica” come aspetto caratterizzante della vita pubblica e privata della società iraniana, in cui internet è ancora controllato e la televisione satellitare oscurata dai segnali di interferenza delle stazioni governative, oppure un paese nel pieno del boom tecnologico, i cui cittadini fanno uso di un’ampia schiera di piattaforme di social media per costruire vivaci comunità online. Nata dalla collaborazione con Small Media, il sito specializzato nell’analisi della censura, dei media e della libertà d’informazione in Iran, questa monografia è un progetto esclusivo e inedito in cui, attraverso la chiave di lettura dei mezzi di comunicazione di un paese che emerge così contraddittorio, si tenta di aprire una nuova narrativa, quella dell’Iran nell’era dell’informazione e delle telecomunicazioni.

Si potrebbe ipotizzare che raccontare l’Iran voglia dire, dunque, anche raccontare come i media abbiano raccontato e continuino a raccontare il paese. La cosiddetta “era della comunicazione” comincia – a livello mondiale – proprio quando in Iran nasce la Repubblica Islamica. I leader dei primi anni Ottanta – da Ronald Reagan negli Usa a Margareth Thatcher in Gran Bretagna, da Francois Mitterand in Francia allo stesso Ruhollah Khomeini in Iran – riconoscono ai mass media (e alla televisione in particolare) una centralità nuova, non più meramente strumentale. I media occupano ormai una parte importante nella vita delle persone e quindi dei popoli, non si limitano a “informarli”, ma li “formano” attraverso dinamiche e linguaggi in continua evoluzione. Quando nel 1983 la Repubblica Islamica decide di liquidare definitivamente il Partito comunista Tudeh, non si limita a processarne i leader, ma lo fa in diretta televisiva. I processi proposti in prima serata al pubblico iraniano servono ad elaborare, prima ancora che diffondere, una narrazione ufficiale della rivoluzione, estorta in questo caso attraverso la tortura e la coercizione e condivisa con le masse attraverso la tecnologia. (Si veda a tal proposito il saggio di Ervand Abrahamian, Tortured Confessions Prisons and Public Recantations in Modern Iran, Berkeley, University of California Press, 1999.

Da allora mezzi e linguaggi della comunicazione si sono trasformati radicalmente. Il sistema creato nel 1979 si è dovuto misurare, a più riprese, con scenari completamente inediti: con le televisioni satellitari all’inizio degli anni Novanta, con l’avvento di internet qualche anno più tardi, fino al boom dei social media e della telefonia mobile. Dalle audiocassette con i sermoni di Khomeini che sfuggivano ai controlli della polizia dello scià, siamo passati ai tweet della Guida Khamenei. Un bel salto, indubbiamente. Ma è un cambiamento che riguarda e spiazza, in fondo, un po’ tutti. Alcuni paesi europei, come l’Italia, faticano ancora ad assimilare un cambiamento che ha stravolto i parametri della vecchia comunicazione analogica. Sarebbe perciò un errore limitare lo sguardo sull’Iran a un semplice problema di controlli e censura.

In gioco c’è qualcosa di molto più vitale: l’identità stessa del paese, prima ancora che del sistema politico che lo governa. Proprio per la sua posizione geografica strategica, che lo pone esattamente nel mezzo tra Estremo Oriente e civiltà mediterranee, nel corso di tutta la sua storia l’Iran ha dovuto sempre fare i conti con un dilemma fondamentale: come sopravvivere senza rinunciare alla propria identità. È stato così con l’invasione araba nel VII secolo, con quella dei mongoli nel XIII, con il “Grande gioco” tra Russia e Gran Bretagna e con la Guerra Fredda nel XX. Avvenimenti storici certamente drammatici e dolorosi, dai quali l’Iran è uscito trasformato ma mai stravolto nei propri caratteri fondamentali. Un esempio su tutti: la Persia è l’unico grande territorio conquistato dal califfato a non subire l’imposizione dell’arabo. Della lingua dei conquistatori viene adottato soltanto l’alfabeto, che sostituisce i vecchi ideogrammi del pahlavie rende più semplice la diffusione della scrittura.

Una delle parole d’ordine delle piazze del 1979 era esteqlal, “indipendenza”. Indipendenza innanzitutto culturale, di valori e di linguaggio. La rivoluzione non nasce come “islamica”, ma contro lo scià e contro la propaganda filo-statunitense. La gharbzadeghi, la “intossicazione da Occidente”, o “Occidentosi”, descritta nel 1962 dall’intellettuale ex marxista Jalal Al-e Ahmad, è innanzitutto un malessere culturale: “Siamo stranieri a noi stessi: è straniero quello che mangiamo e come ci vestiamo, sono straniere le nostre case, stranieri i nostri modi, i nostri libri e, quel che è più pericoloso, è straniera la nostra cultura. Cerchiamo di farci un’istruzione di stampo europeo e ci affanniamo per risolvere qualsiasi problema ci si presenti nel modo in cui lo farebbero gli europei.” Quella descritto da Jalal Al-e Ahmad era la gharbzadeghi degli iraniani; a distanza di cinquant’anni, sembra che anche molti osservatori occidentali soffrano di una sorta di autointossicazione che impedisce di accettare la diversità culturale e di valori alla base del modello politico proprio dell’Iran. Come giustamente ricordato in questa monografia, la Repubblica Islamica, nata dopo la rivoluzione del 1979, “si è definita più di ogni altra cosa in senso culturale”. Il che ha implicato un azzeramento iniziale del sistema precedente, con la chiusura delle università per due anni e una massiccia e rapida islamizzazione dei mass media, del sistema di istruzione e dei canoni estetici e di comunicazione. Canoni che, in questi 35 anni, sono cambiati completamente, in tutto il mondo.

E questa enorme, continua trasformazione ha certamente rappresentato un trauma per il sistema creato nel 1979, che ha dovuto confrontarsi, quasi di colpo, con strumenti e linguaggi del tutto inediti. Si pensi all’avvento delle antenne paraboliche, cominciate a spuntare sui tetti di Teheran nel 1991, in concomitanza con la Guerra del Golfo scatenata da Bush senior contro Saddam Hussein. L’Iran usciva da otto lunghissimi anni di guerra proprio contro l’Iraq. Anni di distruzione, morte e chiusura culturale. Per una straordinaria simmetria della storia, la fine della “guerra imposta” (luglio 1988) è seguita dalla morte dell’Ayatollah Khomeini (giugno 1989) e dalla fine della Guerra Fredda. Di colpo, l’Iran si ritrova in uno scenario completamente nuovo, impensabile soltanto pochi mesi prima. Le parabole per vedere le televisioni satellitari non sono solo un espediente per aggirare la censura dei media statali: sono il simbolo di una nuova epoca sociale. I ragazzi cresciuti sotto i bombardamenti di Saddam e la retorica propagandistica dei media della Repubblica Islamica, hanno adesso “fame di mondo”, vogliono vedere come si vive fuori dal loro paese. Il pretesto, la scintilla che accende questa passione per le antenne paraboliche, è vedere come l’arcinemico Saddam le busca dal “grande satana” (gli Usa). Ma poi le televisioni satellitari entrano nella dieta mediatica degli iraniani e non ne escono più, nonostante siano ufficialmente al bando.

Gli stessi organi di comunicazione della Repubblica Islamica sono stati costretti ad adeguarsi, a cercare di non perdere completamente il contatto con il pubblico. L’Irib (Islamic Republic of Iran Broadcasting), soprattutto negli ultimi anni, ha intrapreso un processo di modernizzazione notevole, proprio nel tentativo di mantenere la propria rilevanza in ambito culturale. All’interno dello stesso ministero della Cultura e della Guida Islamica, lavorano oggi giovani formatisi all’estero, che parlano perfettamente l’inglese e sono a loro agio con i nuovi strumenti digitali. Per rendersene conto, è sufficiente seguire gli account social del presidente Hassan Rouhani o della Guida Suprema Ali Khamenei. L’effetto è spesso sconcertante per un occidentale: commentare la politica internazionale con una citazione di un Imam sciita dell’XI secolo può in effetti sembrarci bizzarro. Ma è un nostro limite, più che una reale contraddizione. Lo stesso è accaduto con il web. I primi blog iraniani sono nati alla fine degli anni Novanta nelle scuole coraniche di Qom e solo dopo sono diventati talmente popolari da far divenire il persiano, per alcuni anni, la sesta lingua più usata nel web. L’universo dei blog iraniani – il cosiddetto Blogistan – va in crisi con le elezioni del 2009, le contestazioni da parte del movimento verde e la seguente repressione. Molti blog chiudono, altri non sono più aggiornati. Tutto ciò non dipende però soltanto dalla censura: il web si sta evolvendo, cominciano a diffondersi i social media e gli utenti iraniani si spostano su Facebook e Twitter. Dove si comincia a concentrare anche l’attenzione della censura. Anche da questo passaggio l’Iran è uscito trasformato e – in un certo senso – più moderno.

In anticipo di almeno due anni sulle cosiddette “primavere arabe”, durante le elezioni presidenziali del 2009 gli iraniani hanno dato vita a un movimento che ha utilizzato in modo sistematico i nuovi media e che ha svelato al mondo l’esistenza di un’opinione pubblica giovane e vivace. Dopo quella crisi, il modo di raccontare l’Iran non è stato più lo stesso. Ma anche la stessa Repubblica Islamica, nelle sue mille sfaccettature, è una “macchina che impara”. E che da quell’esperienza ha capito che non può rinunciare completamente se non al consenso, quanto meno alla partecipazione del popolo ai momenti decisionali. Come spiegare altrimenti l’esito delle successive elezioni del 2013? Non solo si prevedeva una bassa affluenza alle urne, ma nessuno o quasi avrebbe scommesso sulla vittoria del moderato Rouhani. Sono state decisive le ultime due settimane di campagna elettorale, condotta in modo magistrale dal candidato vincitore, soprattutto nel web e sui social in particolare. Nell’eterno confronto con la modernità – o meglio con i processi di modernizzazione – l’Iran adotta spesso una via indiretta, tortuosa. Il grande iranista italiano Alessandro Bausani parlava di “apparenti re-arcaizzazioni” attraverso le quali l’Iran riesce sempre a venire a capo dei momenti più critici. Forse non è poi così azzardato pensare all’intera esperienza della Repubblica Islamica come una grande reazione al processo di globalizzazione che proprio verso la fine degli anni Settanta diveniva evidente.

In questo lungo viaggio attraverso il problematico rapporto tra Repubblica Islamica e comunicazione, occorre sempre ricordare che in Iran la censura è un dato storico, nato molto prima della rivoluzione e intrinseco forse alla stessa concezione storica del potere politico. La richiesta di libertà di espressione e di democrazia degli iraniani di oggi, non è figlia soltanto dei 35 anni di Repubblica Islamica, ma affonda le proprie radici nel movimento politico che nel 1906 portò alla Rivoluzione costituzionale. L’Iran fu allora il primo paese musulmano a dotarsi di una Carta. Quel processo democratico non si è mai del tutto interrotto e rivive oggi in forme diverse, con strumenti, linguaggi e urgenze in continua evoluzione. Questa monografia si apre appunto con l’analisi dell’evoluzione generale della censura nella Repubblica Islamica. La scelta di porre le basi della regolamentazione dei media sull’Islam politico è stata la prima fonte di problemi controversi. Attraverso la descrizione del contesto ideologico da cui prende forma la Costituzione iraniana e delle leggi che regolano la libertà di espressione nel paese, il primo capitolo chiarisce il ruolo attribuito ai media nazionali quali armi da puntare contro le ingerenze straniere per combattere l’invasone culturale dell’Occidente, una paura alimentata dalla politica filoccidentale del regime Pahlavi. Con l’analisi dei testi legislativi, si fa invece luce sull’ambiguità normativa che vige nel paese e che rende l’azione della censura imprevedibile e discrezionale.

Per riportare la fumosità di queste norme alla realtà, nel testo sono riportati due esempi esplicativi di come agisce la censura in Iran: il caso del sito di informazione sull’innovazione digitale e tecnologica Narenji e quello della giornalista Marzieh Rasouli, arrestata e condotta nel carcere di Evin, nel luglio 2014,con l’accusa di aver diffuso propaganda antigovernativa. Nel secondo capitolo viene analizzato nel dettaglio il controllo che lo stato esercita su internet. Descritto come un “sistema triangolato”, in cui il governo adotta misure di prevenzione, intercettazione e reazione per esercitare la propria censura anche in rete e proteggere la natura islamica della repubblica, non solo si entra nel dettaglio nell’analisi degli strumenti di controllo (dai software per filtrare i contenuti internet al reindirizzo dns) e del palinsesto che forma i vari organi preposti a questo scopo sorti dopo le proteste del 2009, ma si affronta l’argomento anche da un’altra prospettiva, ovvero quella della società e dei mezzi utilizzati dai cittadini iraniani per aggirare le misure di controllo, come vpn e proxy. Grazie a delle infografiche, si è riusciti a riassumere il caotico quadro della censura su internet, ricostruendo il dedalo amministrativo di uno dei temi più incandescenti dell’Iran contemporaneo che ha portato la Repubblica Islamica a essere etichettata da Reporter Senza Frontiere come “uno dei dodici nemici di internet”. Un altro mezzo di informazione controverso e dibattuto è la televisione satellitare. Le prime parabole iniziarono ad apparire dopo la fine della guerra contro l’Iraq, all’inizio degli anni Novanta, e con esse una sfida che continua a mettere a dura prova la capacità di controllo del governo iraniano. Per questo nel terzo capitolo si approfondisce il ruolo che gioca la televisione di Stato, l’Irib, nel panorama mediatico nazionale e internazionale. Si fa qui luce sull’evoluzione della politica iraniana in merito alle parabole dalla loro comparsa sino ad oggi e la relazione con i canali satellitari in lingua persiana trasmessi in Iran e prodotti all’estero. Anche in questo ambito è descritta l’azione della censura e dei mezzi tecnologici con i quali il governo combatte la guerra dell’informazione contro “l’invasione culturale” dell’Occidente. Inoltre il capitolo è accompagnato da un’analisi dell’evoluzione della rappresentazione femminile nella televisione e nel cinema iraniani, con riferimenti alle attrici che hanno intrapreso atti di resistenza al codice di abbigliamento islamico. Conoscere l’evoluzione dei mezzi d’informazione iraniani vuol dire capire l’evoluzione della sua società. Un’affermazione che è sicuramente possibile riscontrare nell’uso che le minoranze religiose e sessuali iraniane hanno saputo fare di internet. Spesso vessate, discriminate o addirittura messe al bando, come la comunità baha’i, essere hanno sfruttato internet per rivendicare un proprio spazio in cui esprimere la propria identità. Con il quarto capitolo ci si addentra nella varietà di piattaforme online e satellitari in cui cristiani, ebrei, baha’i, lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (Lgbt) sono riusciti a ricavare un rifugio dalla repressione governativa e vivere la propria fede o la propria identità sessuale. Dalle messe trasmesse in tv dalla “Chiesa domestica” alle università clandestine baha’i online, dalle chat di incontri per Lgbt al contro attacco dei conservatori, l’analisi è ricca di esempi di come il governo e queste comunità clandestine si muovano fra tolleranza e illegalità. Il quinto capitolo è dedicato all’editoria che in fatto di censura rappresenta un ponte di continuità fra il regime Pahlavi e Repubblica Islamica. Questo capitolo si apre con l’eredità dell’epoca Pahlavi ripresa dal Ministero della Cultura e della Guida Islamica (Mcgi) e spiega la sua azione nel campo culturale ed editoriale iraniano.

Come per l’approfondimento sulla televisione satellitare, anche in questo caso si è resa necessaria un’analisi del suo sviluppo durante le diverse presidenze che si sono succedute dal 1979 ad oggi, in termini legali, politici e sociali. Così si viene a conoscenza che in risposta a una stretta della censura sotto il governo di Ahmadinejad, gli editori iraniani si sono organizzati creando proprie piattaforme per ebook nel tentativo di aggirare la censura, mentre altri scrittori, incessantemente respinti dal Mcgi, hanno smesso di scrivere. L’ultima parte della monografia è interamente dedicata agli aspetti più recenti del panorama mediatico iraniano, ovvero i social media, le start-up e lo sviluppo della fibra ottica. Nelle più diverse esemplificazioni in cui questi temi si concretizzano in Iran, il raffronto con il governo attuale è costante. Rouhani all’alba della sua elezione, si è presentato come il candidato eletto dagli iraniani desiderosi di cambiamento. “Viviamo in un’epoca in cui limitare la circolazione delle informazioni è impossibile”, sono le parole con cui ha manifestato le proprie posizione in merito alla censura del regime, e dall’inizio del suo governo sono numerosi gli scontri con la Guida Suprema e i rappresentanti più conservatori sul cambiamento tanto desiderato dai suoi elettori, primo fra tutti quello del controllo governativo di internet.

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Raccontare l’Iran

Bisetun

L’Associazione Culturale Studi Asiatici “Centro Studi Euroasiatici” ( A.C.S.A.) organizza per il ciclo Iran Contemporaneo “Raccontare l’Iran”.

Dal 1979 in poi l’Iran è stato spesso rappresentato dai media come la perfetta antitesi dei valori occidentali. Un Paese lontano, in tutti i sensi, da evitare. O da negare. Eppure chi lo visita rimane quasi sempre affascinato dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente.

Oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni, si può e si deve imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro.

Interverrà Antonello Sacchetti, giornalista, blogger , autore di 4 libri sull’Iran.

Modera il professor Luigi Tomasi.

La serata continua con la lettura delle poesie tradotte da Nina Sadeghi e interpretate dall’attrice Carmen Esposito.

Venerdì 5 giugno 2015 alle 20.30 aula Kessler del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale

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Un aperitivo di Iran

Un incontro per presentare itinerario, condizioni e dettagli del viaggio che sto organizzando per il prossimo giugno.
Sarà l’occasione per fare domande o anche aderire al viaggio.

IL VIAGGIO

Otto giorni (dal 18 al 25 giugno 2015) alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

Vedi i dettagli: PROGRAMMA 8 GIORNI DI IRAN

 

APPUNTAMENTO

dalle ore 18.00 alle ore 19.30
presso Taberna Persiana
via Ostiense 36 H
Roma

ENTRATA LIBERA
Per chi vuole APERITIVO A BUFFET COMPLETO 7€

 

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Io non sono Charlie Hebdo

Charlie Ebdo

È molto probabile che per giorni, se non per settimane, leggeremo, parleremo e sentiremo parlare del massacro dei redattori di Charlie-Hebdo. Come è giusto che sia: per onorare le vittime e condannare gli assassini. L’hashtag #JeSuisCharlie sarà il più diffuso su Twitter; su social, media tradizionali e per strada se ne parlerà moltissimo.

È l’obiettivo per cui è stata commessa la strage. Il delitto come strumento di propaganda. Fino a una trentina di anni fa, nel nostro Paese, gruppi come Prima Linea cercavano visibilità ammazzando giornalisti e cittadini inermi. Era una questione di marketing, più che di strategia politica. Ammazzo, dunque sono.

Oggi ci stupiamo che si possa morire per una vignetta: ricordiamoci perché vennero trucidati – due nomi su tutti – Walter Tobagi e Carlo Casalegno. Ma la memoria, si sa, non si trasmette per osmosi e ormai, dal 2001, la stessa parola “terrorismo” si accompagna sempre all’aggettivo “islamico”.

Islam non è sinonimo di terrorismo
E quindi rieccoci a parlare di “Undici settembre europeo”, come ha fatto Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera , a inveire contro l’Islam “religione incompatibile coi valori occidentali”, a citare per l’ennesima volta Oriana Fallaci. L’orrore del terrorismo porta con sé l’orrore della banalità dei commenti e la grettezza dei commenti basati sul nulla. Chi sono gli attentatori di Parigi? Scoprirlo è certo compito degli inquirenti francesi, come subito si è affrettato a scrivere Galli della Loggia. Cellula di Al Qaeda? ISIL? Poco importa, la discussione si sposta subito sul livello altissimo (e quindi bassissimo) della religione e della morale.

È successo a Parigi e quindi “da noi”. E per questo ci interessa. Quando l’ISIL uccide in Iraq o il terrorismo sunnita uccide in Iran (eh sì, succede proprio così, lo avreste mai detto?) ci importa pochissimo, non “siamo Charlie”, non siamo nessuno in quei casi.

CONTINUA A LEGGERE SU STUDIONEWS 24

Ritorno in Iran. Terza parte

Mi rendo conto che rinviare la conclusione del racconto è un modo per restare legato al viaggio, per non allontanarmene troppo. Ero partito con il sospetto che questa potesse essere una occasione di disaffezione, sono tornato con la consapevolezza di un legame ancora più profondo, rafforzato proprio dalla ennesima prova. Ora, è vero, come diceva Ennio Flaiano, che ogni situazione, ogni momento può essere definito “di transizione” (ed è un ottimo modo per dire qualcosa quando abbiamo da dire poco o nulla), però questo viaggio mi sembra davvero diverso dagli altri che ho fatto in Iran negli ultimi anni.

Intervalla insaniae?

Non è detto che sia un “ponte” verso un avvenire radioso per questo Paese. Potrebbe anche trattarsi di uno dei rari intervalla insaniae, per dirla con Lucrezio, nella follia che contraddistingue lo sguardo dell’Occidente verso la Persia.

Strano arbitro, il tempo. Quello che non accade in dieci anni, rischia di consumarsi nel giro di sei mesi. Se infatti, a breve, il negoziato del nucleare dovesse fallire o impantanarsi di nuovo, che ne sarà di tutto questo? Torneremo a parlare di nuove sanzioni, di guerra?

Il passato è tutto?

Già, il tempo. Qualcuno ha detto che in Iran «il passato è tutto». Non lontano da Yazd, lungo la strada desolata e bellissima che porta verso Shiraz, c’è una cittadina chiamata Abarku, nota ai più per un albero. Non un albero qualsiasi, ma il cosiddetto Sarv-e Abarkuh, un cipresso di circa 4.000 anni. Un’età che ne fa, senza dubbio, uno degli esseri viventi più anziani della Terra. L’albero è segnalato dalle indicazioni stradali e custodito in un bel giardino, visitato da turisti e viaggiatori.

Il cipresso è enorme, imponente. A dirla tutta, non sembra nemmeno un cipresso. La chioma è infatti folta e ricasca verso il basso, in modo pesante. Sembra un albero della foresta alluvionale, non un cipresso su un altopiano desertico.

E forse questo albero è un po’ il simbolo del rapporto di questo Paese con la propria Storia: unica, affascinante, antica ed enorme. Ma a tratti quasi ingombrante. 

E non solo la Storia antica: il Novecento iraniano è stato in assoluto uno dei più dinamici e drammatici, con tre rivoluzioni, quattro sistemi politici e una guerra di invasione brutale e dolorosa.

Ma come guardare avanti, oltre la mera cronaca del presente, oltre gli equilibri e i limiti di un contesto politico che sembra inossidabile ma che sembra incatenare il Paese in una oggettiva condizione di precarietà? Quante volte abbiamo già parlato di aperture, di primavere e di imminenti cambiamenti? 

Iran start up

E torniamo alla questione del business, del denaro. Il Paese del bazar non può e non deve rimanere fuori dal mercato globale. Questo lo sanno gli iraniani e lo sa anche il resto del mondo. Non solo perché l’Iran è un mercato potenzialmente enorme, ma anche perché dall’Iran possono venire energie, idee e risorse preziose. Anche in Iran – come in altri Paesi del Medio Oriente – si sta sviluppando un movimento di start up, di giovani imprese innovative (ne riparleremo presto) costrette a muoversi in un sistema che limita fortemente il web e censura i social media. Ma sono fenomeni in divenire, che difficilmente potranno essere bloccati dalla politica. Anche perché c’è – e ci sarà sempre più – un interesse economico che imporrà cambiamenti sostanziali.

Sarà sempre fondamentale il bazar, vero centro di potere e motore di tutti i cambiamenti ?

Green Iran

Poco alla volta, ma in modo sostanziale, si stanno facendo strada tematiche e sensibilità nuove. Il Paese dell’eterna questione nucleare, comincia a scoprire anche l’ambientalismo. E sarebbe anche ora, verrebbe da dire.

A Isfahan, il fiume Zayandeh è ormai completamente a secco, dopo che il suo corso è stato deviato verso le province di Yazd e Qom. Uno spettacolo desolante e un problema gravissimo per l’ecosistema della regione.

Le scelte dissennate del passato sembrano ora presentare un conto salatissimo. Le nuove generazioni sembrano avere ottime intenzioni e forse non è tardi per invertire la rotta.

L’hotel di Teheran avverte che “gli asciugamani sono lavati con poco sapone proprio per difendere l’ambiente”. E in tutta la megalopoli ci sono segnali incoraggianti: in centro, molti semafori sono a pannelli solari e ci sono tantissimi alberi piantati di recente.

Il risultato è un effetto strano, piuttosto sconcertante: una città grigia ricoperta di verde. Caotica, sovraffollata, inquinata, eppure con una natura incalzante, quasi prepotente. Capita così, alzando gli occhi al cielo, di assistere a una strane scena: un gatto, sul cornicione di un palazzo, è messo in fuga da una cornacchia enorme.

Conclusione

Il momento di ripartire per l’Italia è sempre strano. L’aeroporto Imam Khomeini è strutturato in modo curioso. Passato il controllo passaporti, si accede ai gate da due passaggi, posti uno di fronte all’altro. Nel mezzo, qualche negozio duty free, davvero poca roba per uno scalo internazionale così importante. E’ notte fonda e a Lisbona si sta giocando la finale di Champions League tra Real e Atletico Madrid. Un gruppo di ragazzi sta guardando il match alla tv di un bar. Al gol del 3-1 del Real un boato scuote l’atmosfera sonnolenta. Al 4-1 c’è un applauso da titoli di coda.

Non immaginavo il Real avesse tifosi così convinti tra gli iraniani. Alla fine, mi viene da pensare, stare con i più forti è sempre la scelta più semplice.

Quali scelte prenderà l’Iran nel futuro prossimo? Ci sarà spazio per qualche azzardo o – addirittura – per un pizzico di fantasia ?

Ecco la sintesi di questo viaggio: sono tornato con molte domande e poche risposte. Sì, è stato davvero un viaggio bellissimo.

 3 – FINE

LEGGI LA PRIMA E LA SECONDA PARTE DEL REPORTAGE

Ritorno in Iran. Seconda parte

Teheran

Ma, in fondo, quale Paese, quale realtà non è complessa, contraddittoria, mutevole? In alcuni casi, è il racconto (la “narrazione”, che termine abusato! Eppure non riesco ancora a disprezzarlo) ad essere semplice o banale, non ciò che viene raccontato. E la solita questione della distanza tra ciò che viviamo e ciò che pensiamo e diciamo di aver vissuto.

Dove finisce davvero la realtà? Dove inizia il giudizio soggettivo, influenzato magari da circostanze casuali o comunque strettamente personali?

Figuriamoci in Iran, il Paese in cui tutti hanno una propria visione dell’universo mondo e dove saper raccontare una storia (senza necessariamente conoscerla davvero, quella storia) può allungarti la vita. È quello che fa Sharazad e le Mille e una notte, a pensarci bene, possono essere raccontate anche come un inganno sublime, una geniale presa per i fondelli. Però alla fine, nella memoria cosa rimane? La storia più vera o quella più bella?

Ragazzi sul Ponte dei 33 archi

Terra di storie meravigliose e di cantastorie non sempre meravigliosi, l’Iran. Ma la realtà vera è quella che viviamo o quella che ci raccontiamo?

Conoscere e riconoscere

Tutto questo perché una premessa è doverosa: andare e conoscere è bello e facile. Più impegnativo, e a tratti doloroso, tornare e ri-conoscere una terra, una città, un Paese. Ecco, stavolta ero ripartito con questo pregiudizio autoindotto: alla fine forse mi potrei pure stancare di questo andirivieni con l’Iran, di questa passione sempre da spiegare e spesso da giustificare. Anzi, forse potrebbe essere la volta buona di farmela passare, di dire basta. “Sarà come smettere un vizio”. Chissà perché, mi tornano in mente i versi – di scarso conforto, nel caso – di Cesare Pavese mentre all’alba corro in taxi verso Mehrabad per prendere un volo per Yazd.

Il vecchio aeroporto di Teheran, oggi riservato ai voli interni, ispira quasi tenerezza. Piccolo, caotico, quasi “familiare”. Sembra impossibile che in trambusto di file disordinate, controlli approssimativi e gente che si saluta ad ogni angolo, si possano caricare passeggeri e bagagli e spiccare il volo. E invece faccio il check in alle 6.20 e alle 6.40 sono nel cielo iraniano, diretto verso sud.

[youtube]http://youtu.be/kXTMb7WJCF8[/youtube]

Sull’aereo sono l’unico non iraniano. Intorno a me volti e abiti mi fanno pensare che gli altri passeggeri siano quasi tutti di Yazd. Tornano a casa, forse dopo una viaggio di lavoro. Gli uomini hanno i soliti improbabili completi grigi o marroni, le donne sono quasi tutte in chador. Tutti o quasi hanno uno smartphone in mano e smanettano fino a un secondo prima del decollo.

Proprio il settore della comunicazione è uno dei più interessanti per gli investitori stranieri. Il 3G è ancora in fase di lancio e le compagnie internazionali si stanno precipitando in un mercato potenzialmente enorme. Così va il mondo: fino a qualche mese fa, qui non ci voleva venire nessuno, adesso si sgomita per un contratto. Chi disprezza compra, si dice. Ma forse è altrettanto vero che chi disprezza prima o poi vende o prova a vendere.

Ed è forse questo nuovo interesse collettivo per l’Iran a provocarmi un iniziale senso di fastidio, di rifiuto.

Già la fila per i visti in aeroporto lascia una strana sensazione. Fino a poco tempo fa le pratiche potevano durare mesi, adesso turisti e uomini d’affari pagano 50 euro ed è fatta. Meglio così, ci mancherebbe. Ma questo cambiamento repentino mi lascia perplesso e – paradossalmente – amareggiato.

Cosa è cambiato in Iran per provocare una percezione così differente? Quasi nulla, in fondo. E’ cambiato il modo di guardare al Paese perché si è aperto ufficialmente un dialogo, un confronto a livello diplomatico. Che c’era anche prima, ma non era dichiarato, non era ufficiale. E’ un cambiamento più psicologico che politico. Ma fa ancora più rabbia pensare che sia bastato così poco  a dare una scossa, quando per anni e anni era un tabù anche solo nominarlo l’Iran. E’ così importante, dunque, la “narrazione”?

La differenza con gli anni di Khatami

L’Iran sta indubbiamente vivendo una fase di speranza. Ma è una speranza contenuta, lucida. Non c’è entusiasmo. La grande differenza con gli anni di Khatami è questa: allora la generazione nata negli anni della guerra stava diventando adulta, cominciava ad entrare nelle università. E portava desideri, comportamenti e aspettative nuove, del tutto inedite per la società iraniana.

Teheran

Ora quella generazione è divenuta adulta ed è passata attraverso le delusioni e la durezza degli anni di Ahmadinejad. C’è un retrogusto di scetticismo nella positività dell’atmosfera attuale. La fiducia nel futuro sembra ritornata, è a tempo, limitata nella prospettiva e nella durata.

Gli investitori si stanno affacciando, i turisti sono tornati, qualche posto di lavoro si sta creando. Ma non c’è nulla ancora di strutturale, di solido. Il termine per un accordo sul nucleare scade il 20 luglio. Se questa occasione dovesse fallire, difficile pensare quando potrebbe tornarne un’altra.

L’economia è per gli stupidi

Questo per quanto riguarda l’economia. Per il resto, sì, ci sono timidi segnali di apertura, nei comportamenti, nelle esternazioni pubbliche. Ma chi conosce l’Iran sa che anche nei momenti più critici della sua storia recente, questo non è mai stato un Paese chiuso. Con la presidenza Rouhani – che non è un riformista, ma un moderato, è bene ricordarlo sempre – sono usciti alla scoperto sia quelli che vogliono realmente che qualcosa cambi sia quelli che vogliono che tutto rimanga così o premono addirittura per un’interpretazione più rigida delle leggi della Repubblica Islamica. Chi prevarrà e tutto da vedere. D’altra parte, queste sono le dinamiche della politica, determinate anche dalle elezioni presidenziali del 2013, a cui parteciparono l’82% degli aventi diritto.  Potere e società sono elementi distinti, ma non così distanti come li rappresentano certe cronache occidentali.

Fast food a Isfahan

Una massima di Khomeini, spesso citata nei grandi manifesti di propaganda, recita:

Eqtesad baraye khara hast. L’economia è per gli stupidi.

La rivoluzione – spiegava il fondatore della Repubblica Islamica – doveva redimere il mondo, non era stata fatta mica “per cambiare il prezzo dei pomodori”. Strano ripensare a questi slogan nell’Iran di oggi. Dove invece l’economia sembra contare più di qualsiasi altra cosa. Come spiegare, altrimenti, il fast food in perfetto stile americano aperto a due passi dal Ponte dei 33 archi a Isfahan? O la pubblicità quasi ossessiva per tablet e smartphone con i quali navigare su siti e social network ufficialmente al bando?

2 – CONTINUA

LEGGI LA PRIMA PARTE DEL REPORTAGE

Iran e Usa: prove di intesa?

Javad Zarif

Teheran e Gruppo 5+1 riprendono i colloqui sul programma nucleare iraniano. I negoziati a Vienna sono anche l’occasione per discutere di Iraq. Antichi avversari, Stati Uniti e Iran hanno uguale interesse nel frenare la crescente minaccia rappresentata dai militanti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis). Sia Washington sia Teheran stanno valutando la possibilità se offrire sostegno militare al governo iracheno.

Potrà la collaborazione fra l’Iran e gli USA risolvere la crisi irachena? E cosa farà l’Arabia Saudita potenza egemone sunnita nello scenario mediorientale?

Martedì 17 giugno Azzurra Meringolo ne ha parlato a Radio3 Mondo con Antonello Sacchetti, giornalista e scrittore specializzato d’Iran e con Riccardo Alcaro, ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali e del Brookings Institution di Washington

Ascolta la registrazione della trasmissione:

Ritorno in Iran

Veduta di Teheran

Ah, l’Iran, che magnifica trappola per il cuore! È sempre lo stesso: tu programmi un viaggio, ti metti a fare i conti con il tempo, i biglietti aerei, il visto, le ferie. E un attimo prima di partire ti domandi: ma perché tutto questo? Perché non posso fare a meno di tornarci? 

E per qualche colpevole istante sei sul punto di cedere alla ragione: posso farne a meno, posso anche non partire.

E invece è tutto molto più semplice: devi abbandonarti al viaggio, arrenderti, abdicare. Non sei tu che fai il viaggio, sarà l’Iran a prenderti, a portarti dalla sua parte.

Stavolta torno per accompagnare un gruppo di viaggiatori italiani. Ne incroceremo tanti di connazionali in giro per il Paese. Strano il destino: fino a qualche mese fa, nessuno voleva venirci qui. Non serviva a nulla mostrare foto di Persepoli o Isfahan, citare Erodoto o Khayyam: l’Iran pareva destinato a rimanere per i più un luogo talmente soggetto a premesse e pregiudizi da divenire quasi astratto, irreale. Poi l’accordo di Ginevra del 24 novembre 2013 ha immediatamente aperto la strada a un narrazione – se non proprio alternativa – quanto meno parallela a quella dominante. Ecco che accanto alle solite  cronache su nucleare e diritti umani, sono cominciati a comparire reportage sulla bellezza delle città d’arte e dei paesaggi naturali. Nel giro di un paio di mesi, l’Iran è così divenuta una meta ambita da un certo turismo nostrano di fascia medio alta. E non siamo stati solo noi italiani a ritrovare la via per la Persia un tempo smarrita: a quanto pare, nel 2014 gli arrivi di turisti stranieri in Iran sono triplicati. Il che sta creando qualche difficoltà oggettiva al settore, colto piuttosto impreparato a tanta abbondanza dopo anni di “siccità” assoluta.

Eppure l’Iran, nelle sue piccole e grandi approssimazioni, nella sua cronica incapacità di programmazione, sembra sulla soglia di un passaggio cruciale. Non è ancora cambiato molto, a livello superficiale, almeno. Eppure, per tanti aspetti, è cambiato quasi tutto.

Attenzione: se qualcuno si aspetta che da un anno all’altro un sistema diventi di colpo ciò che non è mai stato e non potrà mai essere, prende un abbaglio colossale. Tanto per capirci, la Repubblica islamica non è e non sarà mai una democrazia liberale. E’ persino scontato ricordarlo, ma a leggere certi commenti sui nostri media, sembra sempre che Teheran vada raccontata con un paragone costante nemmeno a Roma, ma a Oslo o Stoccolma.

Eppure, mentre in piena notte percorro la quarantina di chilometri che separano l’aeroporto internazionale Imam Khomeini dal mio albergo, il paragone con Roma e l’Italia sorge spontaneo anche a me. Ma non sui diritti civili o la situazione politica, quanto sui lavori pubblici e la rete metropolitana.

Già, perché nel giro di una quindicina di mesi, questa spaventosa megalopoli di oltre 15 milioni di abitanti, ha cambiato faccia. O, meglio, ha cambiato alcune delle sue tante facce. La nuova autostrada Imam Ali, inaugurata da appena due settimane, è addirittura imbarazzante, per chi viene da una città in cui i lavori della metro si misurano in decenni. Le pensiline delle fermate degli autobus sono nuove e pulitissime, come gran parte delle strade. Tornare a Teheran appena dopo qualche mese di assenza vuol dire rischiare di non riconoscere le strade, di perdersi inseguendo un dettaglio che è cambiato.

Può essere una fatica immane inseguire la modernità di un Paese in cui il passato conta più di qualsiasi altra cosa. Forse sta tutto in questo alternarsi di pieni e vuoti il senso attuale dell’Iran. Pieni e vuoti nelle città, tra costruzioni grandiose e cantieri mostruosi. Tra edifici storici e scempi moderni. Gli uni accanto agli altri, apparentemente senza logica, senza criterio. A Isfahan, ad esempio, su un meraviglioso giardino tradizionale, non lontano dal Si-o-se Pol, lo storico ponte dei 33 archi, si affaccia un palazzone di dieci piani, orribilmente sventrato da lavori di ristrutturazione. Così come nel cuore della stessa capitale, il Golestan, residenza dello scià, è sovrastato da un edificio in metallo degno della più anonima delle periferie.

Pieni e vuoti negli spazi immensi del territorio, tra città e deserti. Tra Kashan e Teheran la lunga distesa desertica, impietosa nella sua desolazione, sembra il giusto contrappeso alla grandezza e all’affollamento della capitale.

Oggi questa alternanza di pieni e vuoti sembra riflettersi anche nel confronto tra le generazioni, tra l’Iran così come è stato finora e l’Iran come ancora non è. Perché sono dieci anni che si parla  di una popolazione che per due terzi ha meno di 30 anni, ma non si è ancora preso in considerazione un dato fondamentale: questa popolazione sta invecchiando. Di bambini, in giro, non se ne vedono moltissimi.  E i ragazzi di Teheran cominciano a diventare grandi. Tanto che non è più possibile schiacciare tutta la discussione sul futuro del Paese in una contrapposizione tra giovani e “vecchia guardia”. No, la situazione è molto più complessa.

1 – CONTINUA

A volte velo e a volte specchio

Presentazione a Roma

Con il saluto della direttrice della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte Maria Concetta Petrollo Pagliarani, si svolgerà giovedì 29 maggio alle ore 17,30, presso la Sala della Crociera c/o MIBACT – Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte (Via del Collegio Romano, 27 – II° piano – Roma), la presentazione del volume: A volte velo e a volte specchio. Liriche persiane (secc. IX-XIX). Traduzione e cura di Carla De Bellis e Iman Mansub Basiri. Genova, San Marco dei Giustiniani, 2014.

Interverranno Antonio Lanza (Università degli Studi dell’Aquila) e Paola Orsatti (“Sapienza” – Università di Roma) e introdurrà l’incontro Antonello Sacchetti (giornalista e saggista). Leggeranno le liriche, in persiano e in traduzione, Iman Mansub Basiri e Carla De Bellis. Eseguirà antiche musiche persiane Pejman Tadayyon.

Il volume raccoglie una serie di liriche dei più rappresentativi poeti persiani lungo un arco temporale di ampiezza millenaria (dal IX al XIX sec.).

Curato da Iman Mansub Basiri e da Carla De Bellis, il testo si avvale della felice collaborazione di due culture, la persiana e l’italiana, vicine soprattutto nella ricchezza dell’arte poetica e nella speculazione sulla bellezza e sul linguaggio. La complessa traduzione letterale di Iman Mansub Basiri, attenta ai contenuti filosofici dell’antica poesia e alla sua espressione polisensa, è stata adeguata a una maggiore fruibilità per il lettore italiano attraverso la riscrittura di Carla De Bellis, che ha ritrovato il tessuto di suoni ritmi figure dell’arte della poesia, conservando tuttavia l’aderenza semantica ai testi originari.

L’Antologia presenta i testi poetici in lingua originaria accanto alla traduzione, così da essere seguita anche da un lettore iraniano. Il titolo dell’opera, A volte velo e a volte specchio, richiama un verso del poeta persiano Bidel Delhavī (secc. XVII-XVIII).

Giovedì 29 maggio – ore 17,30
Sala della Crociera – Via del Collegio Romano, 27 (II° piano) – Roma

Presentazione a Roma

Iran, ricchezza da svelare”

Aritigianato Iran

L’Iran è il Paese ospite della Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze, in programma dal 24 aprile al 1 ° maggio 2014 presso la Fortezza da Basso.

In questo ambito, sabato 26 aprile, alle ore 17, presso la Sala Tatrino Lorenese, si svolgerà la conferenza “Iran Ricchezza da svelare”.

Si inizierà con un breve Benvenuto alla Mostra Internazionale dell’Artigianato e a seguire un 

Breve filmato di Persepoli ( 16min. )

Saranno presenti:

Ambasciatore Jahanbakhsh Mozaffari, Ambasciatore Iraniano in Italia

Dott. Gh. Ali Pourmarjan, Consigliere Culturale e Direttor dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata dell’Iran in Italia  

Arch. Mir Fakhraei AbdolrezaAmministratore unico del Centro Italo Iraniano di Cooperazione Culturale ed Economica CICE e Responsabile unico in Italia del Azadi Iternationale Tourism Orgainzatione AITO

Dott. Antonello Sacchetti, Giornalista e scrittore di diversi libri sull’Iran

Dott. Sogne Stefano,  Contract Manager Essentia ALPITOUR WORLD, FRANCOROSSO, VIAGGIDEA

Dott.ssa Eugenia CagninelliGeneral manager Travel Design Studio

Stampa l’invito di seguito:

Invito per Conferenza

Alle ore 21, sempre nel Teatrino Lorenese, si svolgerà un concerto di artisti iraniani.

Iraniani in Italia

Antonello Sacchettu

Tg2 Insieme dell’11 febbraio 2014 dedicata alla comunità iraniana residente in Italia. Ospiti in studio: Parisa Nazari, Abolhassan Hatami e Antonello Sacchetti. 

[youtube]http://youtu.be/mHWRRMz9hW8[/youtube]

Iran alla Conferenza di Pace Ginevra II

Dal sito di Radio Vaticana

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha invitato, in extremis, l’Iran alla “Conferenza di Pace Ginevra 2” sulla Siria; da parte sua, Teheran ha confermato la sua presenza, scatenando però, la reazione della Coalizione nazionale siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione, che ha annunciato che diserterà l’incontro se il Palazzo di Vetro non ritirerà il suo invito. Anche gli Stati Uniti hanno espresso dubbi sulla presenza della Repubblica Islamica al tavolo svizzero, chiedendo che prima Teheran accetti la richiesta dell’istituzione di un governo siriano di transizione. Si profila dunque una situazione estremamente complicata. Salvatore Sabatino ne ha parlato con Antonello Sacchetti.

Ascolta l’audio dell’intervista

R. – Sicuramente credo ci siano elementi interessanti: il primo è che si è arrivati al punto che l’Iran voleva, cioè quello di essere considerato non una parte del problema ma un possibile fattore di soluzione. L’altro è che sicuramente c’è una grossa divisione all’interno dell’opposizione siriana: una parte ha detto che diserterà, altri invece si sono ritirati da questa posizione; la discussione è anche abbastanza aperta. È chiaro che nulla può cambiare in modo netto con un solo passaggio; mi sembra però che la situazione sia molto diversa rispetto a quella di pochi mesi fa; ricordiamo a che punto eravamo arrivati soltanto i primi di settembre: sull’orlo di una guerra.

D. – Di fatto, l’Iran rientra sulla scena internazionale dopo anni di oblio. Quanto il nuovo corso, tracciato dal presidente Rohani, influisce su questo riconoscimento internazionale?

R. – Influisce al 100%. Direi che è uno dei motivi della sua vittoria, della sua affermazione e questo al di là di tutte le previsioni e le analisi che sono sempre un po’ condizionate dalle visioni di parte. C’è stata una riapertura dell’Iran all’esterno e lui ha giocato da subito una partita su due tavoli: quello interno – della politica interna – e quello internazionale del riconoscimento dell’uscita da un blocco che era molto spesso più di facciata che sostanziale, ma che di fatto ne faceva un “convitato di pietra” che però poi non aveva alcun peso decisionale negli eventi.

D. – Da una parte abbiamo gli Stati Uniti che spingono affinché Teheran accetti la richiesta dell’istituzione di un governo siriano di transizione; dall’altra la Russia che ha sottolineato che l’assenza di Teheran a Ginevra sarebbe stato un errore imperdonabile. Quindi, di fatto, si ripropone in senso più alto la politica dei blocchi contrapposti…

R. – Questa è la tendenza che un po’ si è delineata negli ultimi mesi; lo stesso dietrofront di Obama a settembre sull’intervento armato in Siria è stato il primo, la più grande dimostrazione di questo nuovo scenario. Sicuramente, in questa situazione l’Iran si è saputa inserire e la situazione stessa del presidente Assad adesso è abbastanza complicata da gestire. Bisognerà vedere come le parti ne possano venire fuori, senza rinnegare troppo quelli che sono stati gli schieramenti di decenni: ricordiamo che l’unico Paese che ha un’alleanza militare con la Siria è proprio l’Iran; sono legati da un antico legame diplomatico e militare. Però, io ricorderei anche un altro dato storico: l’Iran, anche negli ultimi 35 anni, cioè dalla istituzione della Repubblica islamica ha sempre privilegiato i propri interessi nazionali sulle questioni sia ideologiche, che di altro tipo e meno che mai religiose in quel settore. Quindi – e questa è una mia opinione personale – credo che alla fine Teheran giocherà la carta che più converrà ai propri interessi.

D. – Proprio oggi l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha confermato l’interruzione da parte del governo iraniano dell’attività di arricchimento dell’uranio al 20%. Quanto sono collegati questi due fatti?

R. – Secondo me, sono collegati moltissimo. Questo è uno dei vecchi punti per i quali in passato tutti questi tentativi di contatto tra Occidente, i Cinque più uno e Teheran sono sempre naufragati. L’Iran ha sempre detto una cosa: “Noi vogliamo dialogare, negoziare sul nostro diritto di arricchimento, inserendolo in un contesto più ampio”. La crisi siriana fa parte di questa offensiva diplomatica. Mi sembra che un po’ alla volta questi elementi si stiano rivelando anche pubblicamente.

Testo originale del sito Radio Vaticana : http://bit.ly/1bB37p2

 

La Francia e il nucleare iraniano

Francia_Israele

Lunedì 18 novembre 2013 Radio Vaticana ha intervistato Antonello Sacchetti sulla strategia di Parigi nel quadro dei negoziati tra Iran e gruppo 5+1. 

Il presidente Hollande, in visita ufficiale in Israele ha annunciato che la Francia “non cederà mai sul programma nucleare iraniano”, dettando poi le quattro condizioni indispensabili per arrivare ad un accordo intermedio: mettere sotto controllo internazionale tutti gli impianti nucleari iraniani, sospendere l’arricchimento dell’uranio, ridurre gli stock esistenti e infine interrompere la costruzione della centrale di Arak. Dichiarazioni che rinsaldano l’alleanza con lo Stato ebraico e mettono in discussione i già complessi rapporti tra Parigi e Teheran.

Salvatore Sabatino ne ha parlato con Antonello Sacchetti.

R. – Una presa di posizione in coerenza con quanto fatto la scorsa settimana a Ginevra, perché c’è stata una posizione veramente “last minute”, quando il Ministro degli esteri Fabius ha fatto saltare un accordo che era già scritto e stava per essere praticamente presentato alla stampa. È sicuramente una mossa strategica, una mossa tattica, che però rischia veramente di far tornare indietro una trattativa che era ben avviata.

D. – Una mossa strategica, una mossa tattica, da che punto di vista?

R. – La Francia si sta posizionando come interlocutrice privilegiata delle monarchie sunnite, questo mi pare evidente anche a fronte di alcuni interessi economici molto forti. Parigi ha avviato un accordo con l’Arabia Saudita per lo sviluppo nucleare e ha delle commesse militari molto forti, molto importanti, con Riyad e con gli Emirati Arabi. Quindi, in questo senso un accordo di pace che stabilizzerebbe i rapporti tra Occidente e Iran, non rientra negli interessi nella Francia in questo momento.

D. – Però, Parigi ha sempre ospitato la dissidenza iraniana, così come ha avuto sempre un rapporto molto stretto con la popolazione iraniana. Cosa accadrà ora in seno a questi rapporti?

R. – Storicamente, la Francia ha un rapporto complesso con l’Iran proprio dal punto di vista culturale. Ricordo, che in passato è stata alleata – fu firmato un trattato storico agli inizi dell’800 con la Persia – ma la Francia si è sempre mossa con molta autonomia nel campo mediorientale. Ricordo anche che nel 2003 Parigi fu espressamente contraria all’intervento contro Saddam Hussein, e in questo momento va contro gli Stati Uniti in un’altra direzione: non ha accettato il dietrofront americano riguardo la Siria. In Francia, la Siria sostiene e sosteneva apertamente il campo sunnita. I rapporti con l’Iran sono complessi, anche perché in passato ai tempi dello Scià, per esempio, la Francia ha fornito tecnologia al Paese. Tutto questo è piuttosto strano, nel senso che la Francia pur facendo parte del gruppo 5+1, sulla trattativa del nucleare è stata sempre piuttosto latitante. E’ sembrato quasi che non gliene importasse più di tanto di tutto questo.

D. – Sul fronte interno, il presidente Rohani che ha proposto di fatto una politica della mano tesa non può certo accettare uno stop totale del programma nucleare. Quale potrebbe essere il giusto compromesso per accontentare anche le correnti interne iraniane?

R. – Si era arrivati al giusto compromesso – perché il punto del contendere, che è quello della centrale ad “acqua pesante” di Arak, è veramente un pretesto – nel senso che tutte le altre condizioni, compreso lo stop all’arricchimento dell’uranio del 20%, che mi sembra sia la cosa più importante, erano state accettate dall’Iran in cambio di un alleggerimento delle sanzioni nei primi sei mesi e di un riconoscimento più o meno esplicito del proprio diritto di arricchire il nucleare. La marcia indietro su una questione come questa negli ultimissimi minuti del negoziato, la spada di Damocle americana relativa al nuovo pacchetto di sanzioni che in Senato la maggioranza repubblicana potrebbe approvare, sono elementi che mettono sicuramente fuori gioco o comunque in grave difficoltà il fronte di Rohani. Non dimentichiamoci che lo stesso presidente ha sempre detto fin dall’inizio: “La finestra è aperta, ma non è aperta per sempre”. Ma questa più che una minaccia è un ammonimento che riguarda anche la propria posizione interna. C’è un candidato che si è presentato dicendo “abbiamo la necessità, apriamoci e parliamo” e poi, dopo che di fatto l’accordo era ad un passo, a un centimetro, si torna indietro e si ricomincia da capo. Non è un buon segno, non è un atto di forza anche per lo stesso presidente. Tra l’altro questa mattina è uscito un tweet della Guida suprema, che fa un elenco di tutti coloro che si sono fidati degli Stati Uniti e che hanno fatto una brutta fine. Tra l’altro, sono inseriti anche lo Scià, Gheddafi… Una sorta di avvertimento, come a dire: “Ecco che cosa accade a fidarsi di Washington”.

 ASCOLTA L’AUDIO DELL’INTERVISTA

Testo proveniente dalla pagina del sito Radio Vaticana:  http://bit.ly/18i5StZ 

8 giorni di Iran

Yazd - Iran

Otto giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

CON CHI

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

 

QUANDO

Dal 18 al 25 giugno 2015.

 

ITINERARIO

1° Giorno ROMA – TEHRAN

Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino con la guida italiana e partenza.

 

2° Giorno TEHRAN – SHIRAZ

Visita al museo archeologico, al Museo del Cinema e al Mausoleo dell’Imam Khomeini. In serata volo per Shiraz.

 

3° Giorno SHIRAZ – PERSEPOLI – NAQSHE E ROSTAM – SHIRAZ

Visita di Persepoli e della necropoli di Naqshe Rostam. Nel pomeriggio rientro a Shiraz e visita della città (Mausoleo di Hafez, Moschea del Venerdì, ecc.)

 

4° GIORNO SHIRAZ – YAZD

Partenza per Yazd e visita di Pasargade e della tomba di Ciro. Sosta ad Abarkuh per la visita della moschea e del cipresso di 4.000 anni. Arrivo a Yazd in serata.

 

5° GIORNO YAZD – ISFAHAN

Visita alle Torri del Silenzio e al Tempio zoroastriano. Partenza per Isfahan. Lungo la strada visita di Meybod e Nain. Arrivo in serata a Isfahan.

 

6° GIORNO ISFAHAN

Visita della bellissima piazza Naqshe Jahan, delle sue moschee e dei suoi palazzi. Nel pomeriggio visita quartiere armeno di Jolfa.

 

7° GIORNO ISFAHAN – NATANZ – KASHAN – QOM – TEHRAN

Visita Moschea del Venerdì e partenza. Durante il viaggio visite a Natanz, Kashan e Qom. Arrivo in serata a Tehran.

 

8° GIORNO TEHRAN – ROMA

Nelle prime ore del mattino trasferimento in aeroporto e partenza per Roma.

 

 

QUOTA INDIVIDUALE : 1.900 EURO

SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA: 200 EURO

 

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Volo A/R Roma-Tehran con Turkish Airline e tasse aeroportuali.
  • Volo interno Tehran – Shiraz con Iran Air.
  • Assicurazione medico/bagaglio.
  • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
  • 7 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
  • Trattamento di pensione completa, cone cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
  • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
  • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
  • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
  • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

 

MINIMO 15 PARTECIPANTI

ADESIONI ENTRO IL 18 APRILE CON CAPARRA DI 500 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO

ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO VIAGGIO (FACOLTATIVA) € 120.

SALDO ENTRO IL 31 MAGGIO

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

 

SCARICA IL PROGRAMMA

8 GIORNI DI IRAN

 

 

Iran ed Europa: un dialogo in evoluzione

Incontro a Gorizia

Le molte emergenze e le crisi che distinguono il Medio Oriente si riverberano in Europa e nel resto dell’Occidente. Di tali emergenze e crisi, l’Iran sembra vivere una situazione paradigmatica, sia per quanto riguarda il suo interno sia per quanto riguarda quell’eco che in Europa si può percepire. La conoscenza di quel Paese è comunque limitata ad informazioni ancora frammentarie, talora fuorvianti. Pare un peccato alla luce della sua storia e delle relazioni economiche che, anche con l’Italia e in particolare con la nostra Regione, non sono trascurabili.

E’ un fatto che l’Iran è un Paese importante ed interessante, rappresentando un formidabile intreccio di microcosmi culturali, religiosi e ambientali. Per questo motivo, il focus tenterà di dare una risposta ai molti interrogativi e alle curiosità che il pubblico attende.

Tale incontro, al quale siete gentilmente invitati, conclude il ciclo di conferenze, organizzato dall’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia, dal titolo “Scenari tra Europa e Oriente”.

Interverranno:

Claudio Cressati, Presidente dell’Accademia Europeista del F.V.G.

Fabio Romano, cultore di Storia delle relazioni internazionali, Università di Trieste

Antonello Sacchetti, giornalista e blogger

Merzad Zarei, Console dell’Iran a Milano

Haji Hosseini, Consigliere dell’Ambasciata iraniana in Italia

Modera Pio Baissero, Direttore dell’Accademia Europeista del F.V.G.

Il convegno, a ingresso libero, si terrà presso la sala conferenze dell’Hotel Best Western Gorizia Palace, in Corso Italia 63, con inizio alle ore 17.30.

 

www.accademia-europeista.eu

WINTER SCHOOL IGS 2013 – Studi Iraniani

IGS

WINTER SCHOOL IGS 2013 – Studi Iraniani

6-7 novembre 2013, Roma

presso la sede di Piazza Margana, 21

L’edizione del 2013 della Winter School IGS in Studi Iraniani, come di consueto è finalizzata al duplice scopo di favorire da un lato la comprensione delle dinamiche del sistema politico, economico e sociale del paese, e al tempo stesso di offrire un quadro aggiornato e puntuale sull’evoluzione delle più recenti dinamiche politiche della Repubblica Islamica dell’Iran.

Il programma, della durata di due giornate full immersion, prevede otto sessioni di discussione e dibattito, con incontri tenuti da alcuni tra i più noti studiosi e giornalisti di cronaca internazionale. Il programma di novembre 2013 avrà ad oggetto in modo particolare l’evoluzione del quadro politico iraniano successivamente alla vittoria di Hassan Rohani, la ripresa del negoziato internazionale per la gestione del programma nucleare iraniano, e lo sviluppo del moderato ottimismo nel riavvicinamento tra l’Iran e gli Stati Uniti.

La Winter School non trascurerà tuttavia gli aspetti generali di comprensione del sistema politico, economico, sociale e della sicurezza dell’Iran, fornendo in tal modo un quadro dettagliato ed assolutamente esaustivo sul Paese e le sue più recenti dinamiche.

PROGRAMMA

Mercoledì 6 novembre 2013

Ore 09:00 – 11:00

Iran contemporaneo, dalla monarchia alla teocrazia

Ore 11:30 – 13:30

La struttura politica ed istituzionale della repubblica Islamica dell’Iran

Ore 14:30 – 16:30

L’epopea della rivoluzione nella costruzione della moderna leadership iraniana

Ore 17:00 – 19:00

Politica, Religione e Società in Iran

Giovedì 7 novembre 2013

Ore 09:00 – 11:00

Pensiero strategico e concezione della sicurezza

Ore 11:30 – 13:30

La società iraniana contemporanea

Ore 15:00 – 17:00

La politica estera della Repubblica Islamica dell’Iran

Ore 17:00 – 19:30

conferenza allo Spazio Margana con i giornalisti

COSTO E BORSE DI STUDIO

Il costo di partecipazione alla Winter School IGS in Studi Iraniani è di € 100,00 (IVA inclusa), e comprende la partecipazione a 14 ore di formazione in aula, 2 di conferenza, libri e materiali didattici. La Winter School IGS si tiene in lingua italiana, e al termine viene rilasciato un attestato di partecipazione.

È previsto un numero massimo di 20 partecipanti per ogni edizione della Winter School IGS, e 10 borse di studio a copertura totale del costo sono messe a disposizione dall’Associazione Analisti e Ricercatori di Politica Internazionale.

Docenza e interventi di Nicola Pedde (Direttore IGS), Alberto Negri (inviato del Sole 24 Ore), Vanna Vannuccini (inviata di la Repubblica), Felicetta Ferraro (già addetto culturale a Tehran), Antonello Sacchetti (giornalista, direttore di Diruz), Francesco De Leo (giornalista radio Radicale), e altri.

DESTINATARI

La Winter School IGS è specificamente pensata per i giornalisti, gli studiosi e universitari di politica internazionale, gli operatori economici con interessi nella regione, e più in generale per chiunque voglia approfondire attraverso una formula intensiva la conoscenza di argomenti selezionati della politica e della sicurezza internazionale.

Per informazioni e iscrizioni contattare la D.ssa Monica Mazza al n. 333.7481325 o via mail all’indirizzo mazza@globalstudies.it.

IGS – Institute for Global Studies

Piazza G. Marconi, 15 – 00144 Roma

Piazza Margana, 21 – 00186 Roma

Tel. 06.3280.3627

info@globalstudies.it

Trans-Iran, presentazione a Ceccano

Presentazione a Ceccano

L’associazione culturale Al-muqawwamah, con il patrocinio del Comune di Ceccano, organizza la presentazione del libro di Antonello Sacchetti Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia? (Infinito Edizioni, 2012).

L’appuntamento è per domenica 13 ottobre alle ore 18.00 presso il Castello dei Conti de Ceccano. 

Interverrà l’autore.

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente. “Trans-Iran” è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro.

Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perchè non ne possiamo fare a meno. Antonello Sacchetti, giornalista pubblicista ha pubblicato con Infinito edizioni “I ragazzi di Teheran”(2006), “Misteri persiani”(2008) e “Iran. La resa dei conti”(2009).

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

Noi donne di Teheran

Da Settembrini Libri e Cucina, mercoledì 19 giugno alle 19 Farian Sabahi presenterà il suo libro “Noi donne di Teheran”. Oltre all’autrice interverranno il giornalista Antonello Sacchetti e Biancamaria Filippini, docente di letteratura persiana dell’Università La Tuscia.

Scarica l’audio della presentazione: http://db.tt/tBaX9ttM

Layout 1Telefono 06 9727 7242

E-mail libreria@viasettembrini.com

Sito Web http://www.viasettembrini.com

 

#Iranelection: la campagna elettorale sui social network

Social media

Un mio articolo per Arab Media Report

Ufficialmente la campagna elettorale iraniana si è aperta il 21 maggio, ma sui social media il dibattito sulle presidenziali del 14 giugno è cominciato con almeno tre mesi di anticipo. Può sembrare un paradosso, visto che i principali social network sono quasi sempre off line, bloccati dalla censura della repubblica islamica che mette attualmente al bando ben il 27percento di tutti i siti del world wide web.

Vai all’articolo originale >>

social media in iran

 

Infografica sui social media in Iran

Trans-Iran. Presentazione, mostra e buffet persiano

Presentazione del libro di Antonello Sacchetti Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?

Babak Karimi, cineasta iraniano, dialoga con l’autore.

Mostra fotografica “In sella verso Est!”. Viaggio in Iran di Silvia Giachetti e Nicola Atzori.

Buffet persiano.

L’evento (buffet compreso!) è GRATUITO  ma per motivi di spazio, invitiamo tutti a registrarsi per la serata dell’8 giugno. Grazie!

 

Trans-Iran, lo storify

Elena Refraschini e Antonello Sacchetti

Che cosa succede a chi si innamora della Persia? Il mio nuovo libro in immagini, parole, presentazioni, interviste.

 

Trans-Iran, nuove presentazioni

Trans-Iran

Ecco le date delle nuove presentazioni di Trans-Iran, che cosa succede a chi si innamora della Persia?, ultimo libro di Antonello Sacchetti.

MILANO – Mercoledì 27 febbraio, alle ore 18,30 presso la Libreria Azalai, Via Gian Giacomo Mora, 15. Dialoga con l’autore Elena Refraschini.

MESTRE – Giovedì 28 febbraio, alle ore 18 presso il Centro Candiani, Piazzale Luigi Candiani, 7. Interviene con l’autore Manijeh M. Khorasani.

MODENA – Venerdì 1 marzo alle ore 20,30 presso la Casa delle culture, Via Wiligelmo, 80. Modera Francesco Zarzana.

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente. “Trans-Iran” è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro… Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perché non ne possiamo fare a meno.

“L’Iran non è privo di contraddizioni stridenti e grandi problemi. Ma per chi cerca anche l’‘altro’ Iran, consiglio la lettura di questo libro”. (Anna Vanzan, New York University)

“Un Paese senza cultura è un Paese senza identità. E senza un’identità sociale non ci sarà mai un’identità politica. Consiglio vivamente la lettura di questo libro non solo agli amici italiani, ma soprattutto agli amici iraniani che da anni sono lontani da questo meraviglioso e sempre sorprendente Paese”. (Babak Karimi, cineasta iraniano, attore in “Una separazione”, film Premio Oscar come miglior pellicola straniera del 2012)

Il mio Iran

Departure board.

Il cineasta iraniano Babak Karimi e il suo Iran, nella prefazione al libro di Antonello Sacchetti “Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?”

Confesso che non appena ho letto le prime bozze del libro di Antonello Sacchetti ho provato una forte invidia. Non tanto per il fatto che abbia scritto un libro, ma perché ho sentito che questo libro lo avrei dovuto scrivere io. Però la pigrizia, si sa, è un brutto affare. Nei miei quarant’anni vissuti in Italia, dove sono cresciuto e maturato anche grazie a una schiera di amici straordinari, la cosa con la quale ho sempre dovuto scontrarmi è stato proprio lo stereotipo dell’Iran.

Dalle prime discussioni con i compagni delle medie, ai quali dovevo spiegare che io e la mia famiglia non andavamo in giro con il cammello, che vivevamo in case normali, che i famosi tappeti persiani non erano volanti eccetera, fino alle discussioni più recenti con amici intellettuali, i quali a ogni vigilia della mia partenza verso l’Iran, mi dicono: «Vai in Iran? Ma come, proprio ora che c’è la guerra!». La guerra?! Ma in Iran non c’è nessuna guerra.

Purtroppo lo stereotipo dell’Oriente ha fatto sì che nell’immaginario occidentale non si faccia più differenza tra l’Iran, l’Iraq, l’Afganistan o i Paesi del Maghreb. Alla fine è tutto uguale. L’Oriente è Oriente. Uno stereotipo creato ad arte dai media e dalla politica, per garantire gli equilibri internazionali e giustificare le guerre che di tanto in tanto si devono fare.

Che la politica faccia uso di questi sistemi da stadio, dividendo il mondo in due tifoserie, è gioco noto. Ma che anche gli stessi iraniani si prestino a questo gioco, per me è sempre stato fonte di grande tristezza. Questa linea di demarcazione per cui o sei di qua o sei di là, è il più grande tradimento nei confronti di quel popolo stratificato e multietnico, che necessita solo di pace sociale. Una pace sociale che si ottiene focalizzando l’attenzione sulle similitudini e non sempre sulle differenze.

Spesso gli iraniani della diaspora apostrofano quelli che vivono e lavorano all’interno del Paese, bollandoli come collaborazionisti. E auspicano da mane a sera un cambio di regime che possa portare democrazia, libertà e progresso sociale. Però come spesso accade in queste situazioni, si limitano a degli slogan facendo i conti senza l’oste. Si dimenticano che la libertà e la democrazia sono cose che si conquistano agendo dal basso con una presa di coscienza e con la maturazione, non con gli slogan, le guerre imposte o i cambi repentini di regime pilotati da Paesi esteri, che spesso non portano a nulla di buono se non a un altro dittatore.

La democrazia richiede una maturazione e una consapevolezza che non si ottengono in una notte. Ci vuole tempo e lavoro. Con lavoro intendo quella costruzione di una coscienza sociale che cambi il pensiero popolare nel suo DNA. Per fare questo c’è bisogno di energie umane e intellettuali. Allora chiedo a questi signori: se tutti gli intellettuali e le persone capaci di smuovere qualcosa dovessero andare all’estero in attesa dei tempi migliori, chi si deve occupare della costruzione culturale e della coscienza sociale? Un Paese senza cultura è un Paese senza identità. E senza un’identità sociale non ci sarà mai un’identità politica.

Consiglio vivamente la lettura di questo libro non solo agli amici italiani, ma soprattutto agli amici iraniani che da anni sono lontani da questo meraviglioso e sempre sorprendente Paese.

Il testo di Babak Karimi può essere ripreso liberamente citando la fonte ©Infinito edizioni 2013

Intervista sull’Iran

Giovanna Canzano intervista Antonello Sacchetti

Giovanna Canzano intervista Antonello Sacchetti, autore di Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia. Si parla di Iran, di cultura persiana, di nucleare e diritti umani.

Intervista realizzata domenica 25 novembre 2012 a Roma.

 

[youtube]http://youtu.be/n–S23oChCE[/youtube]