Autunno in Persia

«L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina. Sarà un viaggio da sud a nord, che partirà dall’antichità di Persepoli e si concluderà con la modernità di Teheran.

Quando

Dal 29 ottobre all’11 novembre 2019

Con chi

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

Programma

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Martedi 29/10/2019 Aereo Italia – Istanbul Aereo Istanbul – Shiraz
Trasferimento in hotel Pernottamento a Shiraz
2 Mercoledi 30/10/2019  Shiraz citta’Moschea Nasir ol MolkMadrasa del KhanComplesso Karim Khan ZandHammam di VakilGiro nel bazaarTempo libero per pranzo e caffe nel bazaarMoschea di VakilCastello (Arg) di Karim Khan da fuoriTomba di HafezCenaPernottamento in albergo
3  Giovedi 31/10/2019 Shiraz-Persepoli-Naqsh-e-Rostam-Pasargad-Shiraz
Giornata dedicata al periodo Achemenide (550-331 a.C.)Partenza per Persepoli e visita della citta’ Visita di Naqsh-e-RostamPausa pranzoPartenza per Pasargad Visita alla tomba di CiroRitorno a ShirazCena e pernottamento
4 Venerdi 01/11/2019 Shiraz-Kerman
Partenza da Shiraz Visita a Sarvestan, palazzo di Bahram quinto Sassanide Sosta su lago Maharlu Pausa pranzo a Neyriz Moschea del venerdi di Neyriz Arrivo a Kerman Cena e pernottamento
5 Sabato 02/11/2019 Kerman-Shahdad Giro nel centro di Kerman Trasferimento a Rayen e visita alla fortezza (Arg) Ritorno in direzione di Mahan e visita a Giardino del Principe (Bagh-e-Shazde’) Trasferimento nel deserto di Lut per vedere il tramonto Escursione nel deserto di Lut (possibile, a pagamento, pure convocazione di astronomo con telescopio per osservazione stelle) Cena in casa tradizionale a Shahdad Ritorno a Kerman e pernottamento
6 Domenica 03/11/2019 Shahdad-Yazd Escursione nel deserto di Lut solo a patto che si parta ben prima dell’alba Pausa pranzo ad Anar o Rafsanjan Arrivo nel caravanserraglio Zineddin Cena nel caravanserraglio Ballo dei legni dell’etnia beluci (possibile su richiesta) Proseguimento fino a Yazd per pernottamento
7 Lunedi 04/11/2019 Yazd cittàVisita a Torri del Silenzio Visita a Tempio del Fuoco centrale zoroastriano Visita a moschea del venerdi di Yazd Pausa pranzo Presentazione tappeti Giro nel quartiere antico Prigione Alessandro Cupola 12 Imam Cena e pernottamento    
8 Martedi 05/11/2019 Yazd-Isfahan Partenza da Yazd e arrivo a Meybod Visita a caravanserraglio Abbasi di Meybod Visita a Piccionaia di Meybod Visita a castello Narin di Meybod Pausa pranzo (presente street food) e caffe’ Partenza per Isfahan Visita a moschea del venerdi di Naeen Arrivo a Isfahan e check-in Giro nella piazza, cena in piazza, e presentazione generale del centro storicoPernottamento a Isfahan
9 Mercoledi 06/11/2019 Isfahan
Isfahan (visita della città):Masjed-e Jameh (Moschea)Naqsh-e Jahan Square (o Meydan Imam Square)Kakh-e Alì Qapu (Palazzo)Pranzo in zona Bazaar-e BozorgMasjed-e Shah (Moschea Reale)Masjed-e Sheikh Lotfollah (Moschea della Regina) Pol-e Si-o-Seh (Ponte delle 33 Arcate) Cena e pernottamento a Isfahan
10 Giovedi 07/11/2019 Isfahan
Isfahan (quartiere Armeno): Quartiere Armeno: visita Kelisa-ye        Vank (Cattedrale) Isfahan (visita della città):Kakh-e Chehel Sotun (Palazzo delle 40 Colonne)  Kakh-e Hasht Behesht (Palazzo degli 8 Paradisi) PranzoPonte Pol-e KhajuCena e pernottamento a Isfahan
11 Venerdì 08/11/2019 Isfahan-Kashan- Qom-Teheran Visita a villaggio di Abyaneh Arrivo a Kashan e visita a giardino Fin Pausa pranzo Visita in quartiere antico e a casa Tabatabaee Visita a moschea Agha Bozorg Pernottamento a Kashan Arrivo a Qom e visita al mausoleo SOLO PERSIA VIAGGI offre anche visita a una delle sedi della scuola teologica della citta’ e puo’ organizzare incontro e dibattito con religioso islamico sciita che parla italiano Arrivo a Teheran
12 Sabato 09/11/2019 Teheran citta’
Visita a museo archeologico nazionale Visita al palazzo Golestan Museo dei gioielli Teheran centro e ambasciata Usa Cena nel centro Pernottamento
13 Domenica 10/11/2019 Teheran nord Ponte della natura Palazzo di Saad Abad Pranzo Bazaar di Tajrish Cena a Darband o Velenjak, a Teheran nord
14 Lunedi 11/11/2019 Aereo Teheran – Istanbul Aereo Istanbul – Italia

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 2.985 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 400 EURO

CAPARRA DI 1.100 EURO DA VERSARE ENTRO IL 3 LUGLIO 2019

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ALLA PARTENZA

I servizi inclusi sono:

➢ guida di alto profilo (studiosi, docenti) specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

➢ tariffe aree per i voli internazionali

➢ tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

➢ spese consolari

➢ assicurazione sanitaria (obbligatoria per il visto) e bagaglio

➢ accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

➢ sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

➢ colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e acqua minerale.  

➢ trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con pulmino VIP con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata 

➢ tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

➢ gadget di viaggio personalizzati

Non sono inclusi: 

➢ assicurazione annullamento viaggio

➢ tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

➢ mancia alla guida

➢ mancia all’autista

➢ spese per visite o programmi non compresi nel programma ordinario (astronomo, escursione con quattro per quattro nel deserto, giardino degli uccelli, ecc…)

➢ tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

cell. 339 1369642

Quel che resta della rivoluzione


Sono passati 40 dalla rivoluzione islamica iraniana che trasformò la monarchia del paese in una Repubblica Islamica sciita. Ma cosa è rimasto di quel conflitto e come è cambiato l’Iran? Ne abbiamo parlato con Antonello Sacchetti, giornalista appassionato di Iran. Nel suo libro “Iran, 1979. La rivoluzione, la Repubblica islamica, la guerra con l’Iraq”, Sacchetti ripercorre quegli anni attraverso la testimonianza di persone che la rivoluzione l’hanno vissuta sulla propria pelle, anche da prospettive diverse: da chi fu un rivoluzionario a chi invece era più vicino allo Scià Mohammad Reza Pahlavi. “Nel raccogliere queste testimonianze – racconta Sacchetti – ho avuto la sensazione che molte di queste persone quasi non aspettassero altro che raccontarle. In fondo la memoria serve a liberarci.”

“Ho dato spazio ai racconti personali – spiega Antonello ai nostri microfoni – perché una rivoluzione, come in genere tutti gli avvenimenti storici, è qualcosa che coinvolge la vita delle persone delle famiglie. Spesso sono eventi raccontati attraverso i numeri e le gesta dei grandi personaggi. In questo racconto ho voluto mettere anche una parte molto privata di tante persone“.

1979: lo spartiacque nella narrazione dell’Iran

L’intervento di Antonello Sacchetti al Seminario “Iran Patrimonio dell’Umanità. Le relazioni culturali tra Italia e Iran”. Sala Tatarella – Palazzo dei Gruppi Parlamentari – Camera dei Deputati. Roma, 12 febbraio 2019.

La rivoluzione del 1979, oltre a segnare profondamente la storia contemporanea dell’Iran, rappresenta uno spartiacque nella narrazione dell’Iran. Tanto che forse non è esagerato parlare di due narrazioni completamente diverse, prima e dopo la rivoluzione. Possiamo anche affermare che dopo quarant’anni, questa cesura non è ancora ricomposta.

Un momento del convegno del 12 febbraio 2019

Cosa era l’Iran per gli italiani prima della Rivoluzione? Il fascino dell’antica Persia – materia di studiosi e intellettuali – era messo in secondo piano rispetto alle cronache mondane legate alla figura dello scià, almeno per il pubblico di massa. Era quindi una narrazione costruita soprattutto attraverso rotocalchi, con protagonista un sovrano colto, affascinante e amante delle belle donne e della bella vita.

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La rivoluzione, 40 anni dopo

Quella iraniana fu l’ultima grande rivoluzione del Novecento, la prima ad essere trasmessa in televisione e a essere immortalata dai reporter di tutto il mondo. Esistono quindi moltissime immagini di quegli eventi, oggi facilmente reperibili sul web: le manifestazioni di massa, la fuga dello scià Mohammad Reza Pahlavi dall’Iran, il ritorno dell’ayatollah Ruhollah Khomeini e l’instaurazione della Repubblica islamica. Eventi noti pressoché a tutti. Ma conosciuti probabilmente in modo superficiale proprio perché dati ormai per assodati, come se l’Iran fosse da sempre una Repubblica islamica, un antagonista degli Stati Uniti e un nemico di Israele. Il “peccato originale” dell’Iran contemporaneo – agli occhi dell’osservatore occidentale – è proprio la rivoluzione del 1979. Una rivoluzione quasi sempre bollata come “irrazionale” e retrograda, colpevole di aver inaugurato la stagione del fondamentalismo islamico.  Una narrazione semplicistica che non prende in considerazione i perché di quella rivoluzione.

Da Mossadeq a Khomeini: dove lo scià fallisce

Dal 1963, con la cosiddetta “Rivoluzione bianca”, lo scià vara una serie di riforme con cui vuole scardinare l’impianto “tradizionalista” della società iraniana: concede il diritto di voto alle donne, vara la riforma agraria, tenta di creare una burocrazia manageriale, combatte l’analfabetismo inquadrando i giovani universitari nel cosiddetto “Esercito del sapere” e inviandoli a insegnare nei paesini più sperduti. Incoraggia i giovani ad andare a studiare in Europa e negli Usa perché sogna di creare una nuova classe dirigente di stampo occidentale. Paradossalmente, moltissimi di questi studenti all’estero costituiranno un nucleo fondamentale dell’opposizione allo scià: a contatto con altri modelli di partecipazione politica e di potere, trovano ancora più intollerabile l’autocrazia dello scià. Il golpe del 1953 aveva deposto il governo democraticamente eletto di Mossadeq, “colpevole” di aver voluto nazionalizzare il petrolio e si era aperta una lunga stagione di repressione. Il partito comunista (Tudeh) era al bando, così come le opposizioni liberali e nazionaliste. In questo contesto, la voce di Khomeini che dalla città santa di Qom tuona contro le riforme “immorali” dello scià, diviene subito un punto di riferimento per chi non si riconosce nel progetto ambizioso e paternalista dell’imperatore. Nei disordini che nei primi anni Sessanta seguono all’arresto e poi all’esilio di Khomeini, ci sono già in nuce, tutti gli elementi politici che ritroveremo nella rivoluzione di quindici anni dopo: l’ayatollah parla la stessa lingua del popolo, ne comprende le paure e i bisogni. Lo scià invece, cresciuto in un collegio svizzero, non conosce davvero l’Iran: immagina di rimodellarlo a suo piacimento, di farne uno tra i primi dieci Paesi industrializzati del mondo. Un’impresa titanica e probabilmente anche molto narcisistica. Anche perché, accanto a questi progetti di riforme sociali ed economiche, non pone in cantiere alcuna apertura politica.

Il peso dell’economia

A questi fattori politici, vanno poi aggiunti quelli economici. Fino a metà degli anni Settanta, il boom delle esportazioni petrolifere consente allo scià investimenti enormi. Alcuni senza dubbio di valore, come infrastrutture, scuole, servizi. Altri frutto unicamente della propria mania di grandezza, quali le spese record per gli armamenti o le celebrazioni kitsch del 1971 a Persepoli per i 2.500 anni di monarchia. Quando il mercato petrolifero si contrae, cominciano i guai. La riforma agraria si era rivelata un fallimento, con l’espulsione di manodopera dalle campagne e la creazione di un nuovo sottoproletariato nelle grandi città. In un Paese segnato da enormi diseguaglianze economiche, in cui cento famiglie detengono in pratica la maggior parte della ricchezza del Paese, crescono di colpo la disoccupazione e l’inflazione. Lo scià – libero dal controllo di qualsiasi forma di opposizione – reagisce accentrando ulteriormente il potere. Alla parvenza di bipartitismo (liberali e conservatori, sempre comunque fedelissimi allo scià) in vigore ormai da decenni, impone il partito unico della “Rinascita” (Rastakhiz). Il controllo del Paese è affidato alla Savak, la polizia politica che applica in modo sistematico arresti arbitrari, tortura e omicidio. 

Il rapido precipitare degli eventi

Una prima crepa nel regime si apre con l’elezione alla Casa Bianca del democratico Jimmy Carter che impone all’alleato persiano una timida apertura in tema di libertà di opinione. Bastò che la pressione si allentasse un po’ perché le voci di un dissenso soffocato da venticinque anni si levassero in modo fragoroso. Di lì in poi, sembra quasi che un meccanismo misterioso orchestri la tempesta perfetta che nel giro di quindici mesi porterà alla caduta dello scià e all’avvento di Khomeini.

Khomeini a Teheran

Tutto precipita nel volgere di pochi mesi. L’anziano religioso in esilio da quindici anni diventa di colpo la figura di riferimento di un movimento quanto mai eterogeneo, che conta al proprio interno marxisti e islamisti, liberali e nazionalisti, tutti uniti dal desiderio di farla finita con la dittatura dello scià. La fazione di Khomeini finisce col prevalere perché è l’unica ad avere un legame con il Paese reale. Le altre, ridotte da anni alla clandestinità e all’esilio, hanno perso contatto con il popolo. I religiosi hanno moschee su tutto il territorio nazionale e godono della fiducia delle masse popolari. È impressionante notare come fino all’autunno 1978 nessuno, all’interno del movimento rivoluzionario, parli di “repubblica islamica”, che diventa poi di colpo la parola magica, capace di mobilitare tutti sotto la guida di Khomeini. Che ha teorizzato da tempo il velayat-e faqih, la teoria del “Governo del giureconsulto”, tutt’ora alla base dell’ordinamento costituzionale iraniano, ma non ne ha di certo fatto una parola d’ordine della rivolta. 

La prima pagina di Lotta Continua del 17 gennaio 1979

Quanto fu davvero islamica la rivoluzione? 

Probabilmente non nacque come tale, almeno nelle intenzioni di una parte consistente dei suoi protagonisti. Ma è innegabile che fin dal suo inizio, la cadenza degli avvenimenti fu scandita dalle ricorrenze e dai riti islamici e che tutti i suoi leader più importanti erano esponenti religiosi. Un altro fattore decisivo per l’affermazione di Khomeini è quello geopolitico. Alla fine della Guerra fredda mancavano ancora dieci anni e l’Iran, coi suoi duemila chilometri di confine con l’allora Unione Sovietica, era una pedina fondamentale. I servizi segreti dei Paesi occidentali agirono di concerto per far sì che tra le fazioni rivoluzionarie quella islamista prevalesse su quella marxista. Ad esempio, è ormai accertato che quando nel 1983 Khomeini decide di sbarazzarsi dei comunisti iraniani, può utilizzare i dossier che l’agente sovietico Vladimir Kuzichin, un tempo comandante della sezione del Kgb di Teheran, aveva passato alla Gran Bretagna che a sua volta li aveva girati alla Cia che pensò di “girare” il regalo al governo iraniano, in chiara funzione anti-sovietica. 

Il ritorno di Khomeini a Teheran

La rivoluzione iraniana non si realizza tramite un’insurrezione armata, ma con una combinazione frenetica di sedici mesi di proteste, sei di manifestazioni di massa e cinque di scioperi. La guerra imposta dall’invasione di Saddam Hussein sarà poi il mito fondante, capace di ricompattare il Paese contro l’aggressore esterno e di mettere a tacere ogni forma di dissenso, sacrificando di fatto un’intera generazione. La rivoluzione iraniana incise in modo fondamentale sull’Islam politico, sovvertendo la concezione quietista dello sciismo e realizzando una forma del tutto inedita di Stato. Stato che -ristrutturato e rafforzato dal processo rivoluzionario – costituisce oggi la vera risorsa, l’asset più importante dell’Iran nel contesto drammaticamente irrisolto del Medio Oriente del XXI secolo. 

Iran, 1979. Le prossime presentazioni

Prossimo appuntamento venerdì 21 giugno a Roma alle ore 19 presso la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo, Via Opita Oppio, 41

– mercoledì 16 gennaio, ROMA, presso Casetta Rossa, via Giovanni Battista Magnaghi, 14, ore 18,30. Dialoga con l’autore Fabrizio Ciocca;
– sabato 19 gennaio, ROVERETO (TN), presso la libreria Arcadia, via Felice e Gregorio Fontana, 16, ore 19,00;
– domenica 20 gennaio,  VILLORBA DI TREVISO (TV), presso la libreria Lovat, via Newton 13, ore 18,00;
– lunedì 21 gennaio, TRIESTE, presso la libreria Lovat, viale XX Settembre 20, (c/o stabile Oviesse, terzo piano), ore 18,00;
– martedì 22 gennaio, MESTRE (VE), presso il Centro Candiani;
– mercoledì 23 gennaio, TORINO, presso la libreria Trebisonda, via Sant’Anselmo, 22. Dialoga con l’autore Giacomo Longhi;
– giovedì 24 gennaio, GENOVA, presso il Circolo Arci Zenzero, via Giovanni Torti, 35, ore 17,45.

Febbraio:
– mercoledì 6 febbraio, ROMA, presso il Caffè Letterario, via Ostiense 95, ore 18,00. Dialoga con l’autore Simona Maggiorelli.

Marzo:
– sabato 2 marzo, MILANO, presso la libreria Le Libragioni, via Giuseppe Bardelli, 11. Dialoga con l’autore Gabriella Persiani.
– sabato 9 marzo, PARMA, presso la libreria Diari di bordo, Borgo Santa Brigida, 9.

– domenica 10 marzo, FERRARA, presso la Libreria Altrove, via Aldighieri 29. Modera Silvia Belcastro.

Aprile:

– venerdì 5 aprile, ROMA, presso l’Istituto per l’Oriente Carlo Alfonso Nallino, via Alberto Caroncini, 19, ore 17.
– giovedì 11 aprile, ROMA, presso Punto Einaudi Merulana, Via Sant’Alfonso, 3, ore 18,30.

Maggio:

– venerdì 3 maggio, ROMA, presso la libreria Koob, Piazza Gentile da Fabriano, 16, ore 18,30. Nell’ambito dell’incontro “Quarant’anni dopo. Raccontare la rivoluzione iraniana”, con Chiara Mezzalama e Abolhassan Hatami.
– giovedì 16 maggio, NAPOLI, presso la libreria Tamu, via Santa Chiara 10 h, ore 18,00;
– venerdì 24 maggio, PADOVA, presso la libreria Pangea, Via S. Martino e Solferino, 106, ore 18,00;
– sabato 25 maggio, ROVERETO (TN), presso la libreria Arcadia, via Felice e Gregorio Fontana, 16, ore 19,00.

Giugno:

– giovedì 13 giugno, BOLOGNA, presso la libreria Modo InfoShop, Via Mascarella, 24/b, ore 19,00.

– venerdì 21 giugno, ROMA, presso la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo, Via Opita Oppio, 41, ore 19.00.

Luglio:

– giovedì 18 luglio, CAORLE (VE), nell’ambito del  Premio Giornalistico Papa Ernest Hemingway (ora da definire).

Iran, 1979. Il nuovo libro di Antonello Sacchetti

Il nuovo libro di Antonello Sacchetti “Iran, 1979. La Rivoluzione, la Repubblica islamica, la guerra con l’Iraq”, edito da Infinito edizioni.

La storia dell’Iran non comincia certo nel 1979, ma la rivoluzione, con il suo prezzo altissimo di sangue e di verità, con le lacerazioni insanabili e con le ferite solo in parte ricomposte, è ormai una parte fondamentale, imprescindibile della storia e dell’identità del Paese. Non può e non deve essere assolutamente considerata una “parentesi storica” (come Benedetto Croce definisce il fascismo per l’Italia), o un “incidente di percorso” lungo la strada che porterà forse un giorno a una democrazia liberale di stampo occidentale.

La rivoluzione, oltre a segnare la storia dell’Iran e di tutto il Medio Oriente, ha toccato la vita di milioni di iraniani: ha diviso e lacerato famiglie, distrutto vite e carriere, dato speranze illusorie e liberato energie insospettabili, affossato e realizzato sogni, segnando profondamente l’esistenza sia di chi quegli eventi storici li ha vissuti sia di chi è nato dopo e ne ha toccato con mano e ne subisce tuttora le conseguenze. Ripercorrerne le origini, anche attraverso le testimonianze dirette di chi l’ha vissuta, è un esercizio fondamentale. La rivoluzione, come diceva Mao Tse Tung, non è un pranzo di gala. Nemmeno quarant’anni dopo.

“Ho letto queste pagine con lo stesso ritmo frenetico con il quale sono accaduti i fatti raccontati con passione e precisione da Sacchetti, impressionata, ancora una volta, dalla violenza che sconvolse l’Iran di quegli anni, dal caos e dal terrore come uniche leggi, ma anche dalle tante e complesse ragioni storiche che portarono allo sconvolgimento di quell’area geografica, la cui onda lunga lambisce e condanna ancora oggi tanti Paesi a scenari di guerra e di morte”. (dalla prefazione di Chiara Mezzalama)

Per saperne di più: https://www.infinitoedizioni.it/prodotto/iran-1979la-rivoluzione-la-repubblica-islamica-la-guerra-con-liraq/

 

Prossime presentazioni:

 

Gennaio:
– mercoledì 16 gennaio, ROMA, presso Casetta Rossa, via Giovanni Battista Magnaghi, 14, ore 18,30;
– sabato 19 gennaio, ROVERETO (TN), presso la libreria Arcadia, via Felice e Gregorio Fontana, 16, ore 19,00;
– domenica 20 gennaio,  VILLORBA DI TREVISO (TV), presso la libreria Lovat, via Newton 13, ore 18,00;
– lunedì 21 gennaio, TRIESTE, presso la libreria Lovat, viale XX Settembre 20, (c/o stabile Oviesse, terzo piano), ore 18,00;
– martedì 22 gennaio, MESTRE (VE), presso il Centro Candiani;
– mercoledì 23 gennaio, TORINO, presso la libreria Trebisonda, via Sant’Anselmo, 22. Dialoga con l’autore Farian Sabahi;
– giovedì 24 gennaio, GENOVA, presso il Circolo Arci Zenzero, via Giovanni Torti, 35, ore 17,45.

Febbraio:
– mercoledì 6 febbraio, ROMA, presso il Caffè Letterario, via Ostiense 95, ore 18,00.

Marzo:
– sabato 2 marzo, MILANO, presso la libreria Le Libragioni, via Giuseppe Bardelli, 11. Interviene Gabriella Persiani.
– sabato 9 marzo, PARMA, presso la libreria Diari di bordo, Borgo Santa Brigida, 9.

 

 

 

 

 

La registrazione della presentazione dell'8 dicembre 2018 a Più Libri, Più Liberi con Farian Sabahi e Luca Giansanti. 

Capodanno in Persia

Capodanno in Persia

Iran: l’Impero della Mente, come lo chiamò lo studioso inglese Micheal Axworthy, nella sua celebre opera Empire of Mind (tradotta in italiano con il titolo “Breve storia dell’Iran”, Einaudi). Non solo le città del tour classico, ovvero Teheran, Shiraz, Yazd e Isfahan, ma anche lo spettacolare deserto di Lut, i castelli della regione del Kerman, e la natura impervia dell’est dell’Iran, in un mix di storia, natura e sapori.

Quando

Dal 28 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019.

 

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Venerdi

28/12/2018

§ Aereo

Roma – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran in albergo

2 Sabato

 29/12/2018

§ Visita di Teheran citta’

§ Museo Archeologico nazionale (parte antica)

§ Palazzo Golestan

§ Museo dei Gioielli

§ Ponte della natura oppure Ambasciata Usa

§ Volo per Shiraz

§ Pernottamento a Shiraz

3 Domenica

 30/12/2018

  • Shiraz citta’

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale
4  Lunedi

31/12/2018 

  • Partenza per Persepoli
  • Visita di Persepoli
  • Visita tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Pernottamento a Shiraz
5 Martedi

01/01/2019

 

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Lago di Maharlu
  • Visita a palazzo di Bahram, presso Sarvestan
  • Moschea del venerdi di Neyriz
  • Pernottamento a Kerman
6 Mercoledi

02/01/2019 

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde’ di Mahan
  • Escursione nel deserto di Lut con astronomo (optional)
  • Escursione con 4 per 4 (optional)
  • Escursione normale nel deserto
  • Ritorno a Kerman
7 Giovedi

03/01/2019 

§  Partenza da Kerman per caravanserraglio ZINEDDIN

§  Escursione la mattina presto nel deserto con 4 per 4 (optional)

§  Visita di Fahraj

§  Arrivo a Caravanserraglio di Zeinoddin

§  Osservazione tramonto

§  Cena in caravanserraglio

§  Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo (optional)

§  Ballo del legno dei beluci

§  Pernottamento nel caravanserraglio

8 Venerdi

04/01/2019

 

§  Giro di Yazd

§  Torri del Silenzio

§  Tempio del fuoco zoroastriano

§  Passeggiata in quartiere antico

§  Prigione Alessandro

§  Cupola 12 Imam

§  Pranzo

§  Presentazione sui tappeti

§  Museo dell’acqua

§  Piazza Amir Chakhmaq 

§  Cena

§  Pernottamento a Yazd 

9 Sabato

05/01/2019

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Piccionaia di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Pranzo
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan 
10 Domenica

06/01/2019

 

§ Isfahan

§ Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§ Moschea dello Scia’

§ Tempo libero bazaar

§ Visita palazzo delle 40 colonne

§ Cena e pernottamento a Isfahan  

11 Lunedi

07/01/2019

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo

§ Pernottamento a Isfahan  

12 Martedi

 08/01/2019

§ Isfahan-Kashan-Qom-Ibis

§ Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh

§ Visita a giardino Fin di Kashan

§ Visita a casa Tabatabee di Kashan

§ Visita a Qom

§ Cena in albergo Ibis

§ Pernottamento presso albergo Ibis

13 Mercoledi

09/01/2019

 

§ Volo per Roma da aeroporto IKIA

 

QUOTA INDIVIDUALE: 2.850 EURO

SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA: 270 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 30 NOVEMBRE

SALDO ENTRO IL 15 DICEMBRE  

La quota comprende

• tariffe aeree per i voli internazionali

• spese consolari

• assicurazione medico, bagaglio

• tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

• accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

•  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

• colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario

• trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata

• guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

• tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

• un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

• assicurazione annullamento viaggio

• tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

• mance alla guida e all’autista

• tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

Per informazioni e per il programma dettagliato: 

Antonello Sacchetti

antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Viaggio in Iran 19 aprile – 1 maggio 2019

Persepoli

ATTENZIONE: GRUPPO CHIUSO

«L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

Con chi

Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

Quando

Dal 19 aprile al 1° maggio 2019

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Venerdi

19/04/2019

30 F

§ Aereo

Roma – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran

2 Sabato

20/04/2019

31 F

  • Visita di Teheran citta’
  • Museo Archeologico nazionale (parte antica)
  • Palazzo Golestan
  • Museo dei Gioielli
  • Ponte della natura oppure Ambasciata Usa
  • Volo per Shiraz
  • Pernottamento a Shiraz
3 Domenica

21/04/2019

1 Ord

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale
4  Lunedi 22/04/2019

2 Ord

  • Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli
  • Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Moschea Re delle Lampade
  • Pernottamento a Shiraz
5 Martedi

23/04/2019

3 Ord

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Visita a Bishapur
  • Visita a Tang-e-Chogan, Stretto del gioco del Polo di epoca Sassanide
  • Pernottamento a Kerman
6 Mercoledi 24/04/2019

4 Ord

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde di Mahan
  • Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan
  • Arrivo a Shahdad
  • Cena nel deserto di Lut con astronomo
  • Pernottamento in casa tradizionale a Shahdad
7 Giovedi 25/04/2019

5 Ord

§  Partenza da Shahdad per caravanserraglio Zineddin

§  Visita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)

§  Cena in caravanserraglio

§  Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo

§  Ballo del legno dei beluci

§  Pernottamento nel caravanserraglio di Zineddin

8 Venerdi

26/04/2019

6 Ord

§  Giro di Yazd

§  Torri del Silenzio

§  Passeggiata in quartiere antico

§  Prigione Alessandro

§  Cupola 12 Imam

§  Pranzo

§  Presentazione sui tappeti

§  Museo dell’acqua

§  Piazza Amir Chakhmaq 

§  Cena

§  Pernottamento a Yazd            

9 Sabato

27/04/2019

7 Ord

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Moschea di Fahraj
  • Castello Narin di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan
10 Domenica

28/04/2019

8 Ord

§ Isfahan

§ Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§ Moschea dello Scia’

§ Tempo libero bazaar

§ Visita palazzo delle 40 colonne

§ Cena e pernottamento a Isfahan

11 Lunedi

29/04/2019

9 Ord

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo

§ Pernottamento a Isfahan

12 Martedi

30/04/2019

10 Ord

§ Isfahan-Kashan-Qom-Ibis

§ Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh

§ Visita a giardino Fin di Kashan

§ Visita a casa Tabatabee di Kashan

§ Visita a Qom

§ Cena in albergo Ibis

§ Pernottamento presso albergo Ibis

13 Mercoledi

01/05/2019

11 Ord

§ Volo per Roma da aeroporto IKIA

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 2.850 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 360 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 10 DICEMBRE 2018 

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ENTRO IL 15 MARZO 2019

La quota comprende

  • tariffe aeree per i voli internazionali
  • spese consolari
  • assicurazione medico, bagaglio
  • tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia
  • accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza
  •  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo
  • colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario
  • trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata
  • guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale
  • tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei
  • un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Climbing Iran. Incontro a Roma il 13 giugno

Climbing Iran. Incontro a Roma il 13 giugno con Francesca Borghetti, autrice del film documentario Climbing Iran. Partecipano Antonello Sacchetti, giornalista ed esperto di Iran, e Stefano ardito, scrittore e alpinista.

Appuntamento mercoledì 13 giugno alle 18,30 presso il Punto Einaudi Merulana, Largo Sant’Alfonso 3, Roma.

 

Come le sanzioni contro l’Iran colpiscono anche l’Italia

Intervista di Sputnik ad Antonello Sacchetti sulle conseguenze economiche del ritiro degli Usa dal JCPOA.

Le nuove sanzioni contro l’Iran rappresentano un’azione unilaterale di per sé molto pesante e molto grave. Ricordiamo che il famoso accordo del 14 luglio 2015 non è un accordo bilaterale fra Stati Uniti e Iran, ma ovviamente un accordo di un gruppo, 5 più 1, cioè i membri di sicurezza dell’ONU con la Germania e l’Iran. Il programma sul nucleare iraniano è stato uno dei casi diplomatici internazionali più scottanti degli ultimi 20 anni. Quando si ritira in modo totalmente autonomo la controparte più rilevante da un accordo come questo l’accaduto non può non avere un peso politico pesantissimo. L’agenzia internazionale per l’energia atomica ha smentito i sospetti degli Stati Uniti, sostenuti anche da Israele. Dall’entrata in vigore dell’accordo le ispezioni dell’AIEA si sono svolte regolarmente e non hanno mai rilevato violazioni. Nelle indicazioni di Trump inoltre non vi sono dati precisi, si tratta più di un umore.

Leggi l’intervista completa su Sputnik 

Chi era Ruhollah Khomeini

Era il 4 giugno 1989, lo stesso giorno del massacro di Tien An Men. A Teheran si consumava quello che molti definirono l’ultimo atto della rivoluzione iraniana. La morte dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica, è l’atto conclusivo di un processo rivoluzionario iniziato dieci anni prima, culminato con la cacciata dello scià Reza Pahlevi e la proclamazione della repubblica. I funerali di Khomeini, a cui partecipano almeno tre milioni di persone, sono l’ultimo grande evento di massa, l’ultimo grande atto della rivoluzione. Parafrasando Enrico Berlinguer, potremmo dire che quel giorno la rivoluzione iraniana “esaurisce la sua spinta propulsiva”. E il Paese entra in una fase storica diversa. La Storia si diverte a volte a giocare con i numeri: nel 1979 la rivoluzione, nel 1989 la morte di Khoemeini, nel 1999 la rivolta degli studenti, nel 2009 l’apertura di Obama e le elezioni presidenziali quanto mai importanti. Ma chi era Khomeini? Che importanza ha nella storia dell’Iran e del Medio Oriente? Qual è stato il suo contributo al pensiero politico islamico?

 Che rivoluzione è stata?

 A pensarci bene, quella iraniana è una rivoluzione ben strana, avvenuta contro l’apparente logica politica, come la rivoluzione comunista. Marx l’aveva profetizzata per i Paesi industrializzati, come Germania e Inghilterra, e invece si realizzò in Russia e in Cina, economicamente sottosviluppate. Lo stesso paradosso l’ha fatto registrare la rivoluzione islamica, la quale è avvenuta in Iran e non nei Paesi in cui sono nati i primi movimenti islamisti sunniti (Pakistan o Egitto), che hanno teorizzato per primi la creazione di uno stato islamico. Proprio nell’Iran, dove la tradizione sciita non prevede affatto che il clero prenda in mano le redini della politica. La teologia sciita afferma, già dalla fine del IX secolo, che la ricomposizione tra politica e religione sia affidata al Mahdi, il dodicesimo Imam nascosto che tornerà alla fine dei tempi per riportare l’ordine di Dio in terra. Fino ad allora religione e politica devono restare separate e non spetta certo al clero sciita chiedere o realizzare uno Stato islamico. In questo contesto il pensiero di Khomeini e i suoi sviluppi dopo il 1979 sono una novità sconvolgente, per il pensiero sciita. Sono tanti gli ayatollah che prendono le distanze da lui e lo criticano anche aspramente. Tra questi, Al Sistani, oggi punto di riferimento per milioni di sciiti iracheni. Non a caso Renzo Guolo definisce quella iraniana una “rivoluzione contro la tradizione religiosa”, che si realizza anche perché in Iran il clero è l’unica forza organizzata in grado prima di resistere e poi di sostituire la macchina repressiva dei Pahlavi. Ma resterà una rivoluzione più “sciita” che “islamica” e irrimediabilmente circoscritta all’Iran, malgrado gli sforzi di Khomeini di esportarla nei Paesi arabi.

L’impasto ideologico

Khomeini elabora la sua ideologia politica (la cosiddetta velayat e-faqih, letteralmente ”governo del giureconsulto”), attraverso diciassette lezioni nella moschea del bazar della città irachena di Najaf. Queste lezioni saranno raccolte in un libro intitolato La tutela del giureconsulto: il governo islamico.

I suoi discorsi – registrati su audiocassette – entrano clandestinamente in Iran e infiammano l’opposizione islamica. Sono tanti gli iraniani che si radunano in montagna, lontano degli occhi e dalle orecchie della Savak, la terribile polizia segreta dello scià, per ascoltare i suoi sermoni. Ma in molti credono che Khomeini avrà un ruolo marginale: una volta caduto lo scià, si ritirerà a vita privata, avrà un ruolo meramente religioso. Che le cose sarebbero andate diversamente lo si capisce un po’ alla volta. Certi atteggiamenti lasciano comunque il segno.

L’1 febbraio 1979, sull’aereo che lo riporta in Iran dopo 15 anni di esilio impostogli dallo scià, un giornalista gli chiede cosa prova a tornare in patria. “Hich”, “Niente”, è la glaciale risposta. È il destino di Dio che si compie, non c’è nessuno spazio per i sentimenti dei singoli, sembra voler dire. Sta di fatto che non pochi iraniani rimangono sbalorditi da quella battuta. E anche un po’ offesi. Un’amica, poco più che bambina nel 1979, ricorda ancora oggi: “La gente era morta nelle strade inneggiando a lui, all’aeroporto di Merabad lo aspettavano 4 milioni di persone. E quando gli chiedono cosa prova, lui risponde “niente”! Chissà, forse avremmo dovuto capire allora come sarebbe andato tutto quanto”. Quello stesso giorno Khomeini si reca in visita al cimitero di Beheshte Zahra e promette: “Man tu dahan-e in dolat mizanam (Io prendo a schiaffi questo governo)”.

E poi annuncia:

“Il diritto appartiene al popolo e il governo non ha il diritto di mantenerlo sotto la sua tutela: ma fino ad oggi è così che il popolo è stato trattato dallo scià e dal suo governo, violando le leggi internazionali. Per questo noi non riconosciamo la sua legittimità! “.

Slogan e obiettivi

“Ashura è sempre. Kerbala è ovunque”, amava ripetere Khomeini. Ashura e Kerbala, il tempo e il luogo del martirio dell’imam Hussein, figura chiave dello sciismo. Come dire: per il martirio è sempre il momento giusto. Ma la frase non è sua. Il fondatore della Repubblica islamica riprese una massima di Ali Shariati, filosofo iraniano poco conosciuto in Occidente. Avversario dello scià, formatosi nella Parigi del secondo dopoguerra, Shariati vedeva nello sciismo un movimento rivoluzionario marxista e terzomondista. Alcuni studiosi hanno accostato il suo “sciismo rosso” (che lui stesso distingueva dallo “sciismo nero” dei Safavidi) alla teologia della liberazione che proprio in quegli anni agitava il mondo cattolico. Shariati muore nel 1977, probabilmente ucciso dai sicari dello scià, e non fa in tempo a vedere la rivoluzione iraniana. Ma Khomeini attingerà a piene mani dal suo bagaglio ideologico, conquistandosi – almeno all’inizio – le simpatie della sinistra di tutto il mondo. I primi discorsi di Khomeini da leader della rivoluzione sono prettamente politici, non religiosi. Parla dei bisogni materiali del popolo, promette di dare l’acqua e la luce gratis a tutti. I suoi toni diverranno apocalittici soltanto dopo, nei terribili anni della guerra contro l’Iraq. Allora arriverà a dire che “la rivoluzione non è stata fatta certo per abbassare il prezzo dei pomodori “, ma per redimere il mondo. Visioni profetiche e questioni profane: va tenuto presente che il clero si impone in virtù non solo di un’organizzazione capillare, ma anche di un’enorme disponibilità economica. Nello sciismo, infatti, il fedele può scegliere una propria guida religiosa (marja’ al taqlid, “fonte di imitazione”) a cui devolvere anche il proprio sostegno economico. Khomeini, fin dal suo primo esilio in Turchia, accumulò un’autentica fortuna (valutabile in milioni di euro) proprio dalla sua rapida affermazione presso i bazarì, i commercianti benestanti. Che sono uno dei pilastri della società iraniana, oggi come ieri. Non c’è passaggio storico nella storia recente che avvenga senza l’approvazione dei bazarì. La rivoluzione del 1979 non fu opera soltanto di studenti, intellettuali e mullah. Il bazar ebbe un ruolo chiave nel cambio di regime e ha oggi un ruolo altrettanto decisivo nel mantenimento dello status quo.

Il leader

Khomeini è stato senza dubbio un comunicatore abilissimo. La tv iraniana manda ancora oggi in onda i suoi lunghissimi discorsi, intervallati da pause lunghissime e cariche di tensione. Dopo di lui la Repubblica islamica non è stata più la stessa cosa anche perché non c’è stato un leader altrettanto abile e carismatico. Sotto la sua influenza si è formato un’intera generazione di pasdaran, di “uomini nuovi”, fedeli alla Repubblica islamica più che alla famiglia di origine. Quella generazione ha oggi cinquant’anni e con Ahmadinejad ha conquistato i vertici del potere politico per la prima volta. Ma è una generazione orfana, senza un vero capo e quindi destinata a combattersi e a dividersi. Anche perché il mondo intorno non è più quello dell’epoca di Khomeini. Che – a suo modo – aveva previsto il grande cambiamento. L’ 1 gennaio 1989, pochi mesi prima di morire, scrive una lettera al segretario del Partito comunista sovietico Mikhail Gorbaciov in cui annuncia l’imminente crollo del comunismo e l’ascesa dell’Islam come pensiero politico negli anni Novanta. Se da leader Khomeini è apocalittico, da uomo politico è molto più pragmatico. Tuona contro Israele, ma durante la guerra con l’Iraq accetta volentieri la collaborazione di Tel Aviv. Che fornisce armi, informazioni e assistenza tecnica (circa 1.300 consiglieri).

 L’eredità

Cosa rimane di Khomeini? Chi arriva oggi a Teheran sbarca nel grande e modernissimo aeroporto a lui intitolato e vede ovunque sue immagini, negli uffici, nei murales. Ma quello che è avvenuto in Iran dopo di lui è frutto di dinamiche spesso contrapposte e in genere poco conosciute all’esterno. Nel 1988 si è conclusa l’immane e inutile strage della guerra con l’Iraq e sono stati liquidati migliaia di oppositori interni in carcere da anni. L’Iran dei primi anni Novanta è stremato da dieci anni di guerra e lotte interne. Cerca stabilità, punta alla ricostruzione. Da allora, alla presidenza si sono succeduti il pragmatico Rafsanjani, abile ad accumulare un patrimonio personale enorme, il timido riformista Khatami, l’incendiario ex pasdaran Ahmadinejad. Ma a comandare davvero è sempre la Guida Suprema Khamenei, succeduto a Khomeini nel 1989 e vero monarca col turbante. Come dicono alcuni, l’Iran è il Paese musulmano in cui si vota di più e si cambia di meno. Prevale sempre la logica del clan, non il senso dello Stato. Chi “è dei nostri” (khodi) decide, chi no (kheir-e khodi) subisce. Il concetto di “società civile”, entrato nel dibattito politico con Khatami, è ancora poco applicabile al contesto iraniano.

Il 70 per cento degli iraniani ha meno di 30 anni ed è quindi nato dopo la Rivoluzione. Khomeini è un’icona da celebrare in pubblico o disprezzare in privato. La Repubblica islamica sopravvive da quasi trent’anni al suo fondatore e per il momento non si intuiscono trasformazioni profonde e immediate. Khomeini è senza dubbio una figura tragica e forse sottovalutata a livello storico. Capace di crimini terribili e di intuizioni politiche notevole. Riflettere su Khomeini può essere utile per cercare di capire l’Iran e il ruolo che ha e avrà nel quadro geopolitico e culturale dei prossimi anni.

Cuore di Tenebra, trasmissione di Radio 3. Puntata del 21 maggio 2011 dedicata alla figura di Khomeini.  Antonella Ferrera ricostruisce la vita del fondatore della Repubblica islamica iraniana, anche attraverso un’intervista ad Antonello Sacchetti divisa in più parti.

Per ascoltare la puntata: Radio3 – Cuore di tenebra

L’Iran e le sfide del presente e del futuro

Secondo una credenza popolare del nord dell’Iran, quando tre rane cantano, vuol dire che sta per piovere. “La pioggia quando arriva?”, chiede Nima Yooshij alla rana in una sua celebre poesia del 1952: una metafora della rivoluzione, ma anche una premonizione.
Di lì a poco, infatti, l’Iran avrebbe conosciuto il golpe anti-Mossadeq, la “rivoluzione bianca”, voluta dallo scià per modernizzare il Paese, la rivoluzione del 1979 e la nascita della Repubblica islamica. Un Novecento vivace e drammatico ha portato nel terzo millennio un Iran con un’identità forte e apparentemente immutabile.
E oggi? Dopo lo storico accordo sul nucleare del 2015, la Repubblica islamica sembrava avviata a entrare a titolo definitivo nel mercato globale ma, almeno per il momento, le cose non sono andate nel senso sperato. l’Iran continua a rappresentare un Paese “altro”, affascinante e controverso, misterioso e per certi versi indecifrabile; in ogni caso da tenere a debita distanza!
Quali sfide e quali compromessi comporta tutto questo per la cultura e il popolo iraniano? Insomma: “La pioggia quando arriva?».
Partendo dal suo ultimo libro “La rana e la pioggia”, Antonello Sacchetti parla dell’Iran dei nostri giorni, Paese chiave in un Medio Oriente in continua trasformazione.

Antonello Sacchetti (Roma, 1971) è giornalista, blogger ed esperto appassionato di Iran.
Ha pubblicato con Infinito edizioni: I ragazzi di Teheran (2006), Misteri persiani (2008), Iran. La resa dei conti (2009) e Trans-Iran (2012). Dal 2012 cura il blog Diruz. L’Iran in italiano, da lui fondato. L’ultimo lavoro, La rana e la pioggia (2016).
Affascinato dall’Iran e dalla sua storia, ha intrapreso diversi viaggi in questo paese: “A me piace imparare l’Iran, studiarne la lingua, la cultura, la storia, conoscere gli iraniani, confrontarmi con le loro storie personali. Alla fine, quello che mi rimane è la bellezza dell’Iran”.

 

 

Viaggio in Iran nella primavera 2018

Viaggio in Iran nella primavera 2018

“Iran: l’Impero della Mente”, come lo chiamo’ lo studioso inglese Micheal Axworthy, nella sua celebre opera Empire of Mind (tradotta in italiano con il titolo “Breve storia dell’Iran”, Einaudi).

 

Viaggio in Iran nella primavera 2018

Non solo le città del tour classico, ovvero Teheran, Shiraz, Yazd e Isfahan, ma anche lo spettacolare deserto di Lut, i castelli della regione del Kerman, e la natura impervia dell’est dell’Iran, in un mix di storia, natura e sapori.

Con chi

Con Anita Mousavian, architetto e guida turistica ufficiale iraniana.

Quando

Dal 20 aprile al 2 maggio 2018.

 

Programma di viaggio

Venerdì 20 aprile

Roma – Teheran

  • Incontro con la guida in aeroporto
  • Trasferimento in hotel
  • Pernottamento a Teheran

Sabato 21 aprile

  • Visita di Teheran citta’
  • Museo Archeologico nazionale (parte antica e parte islamica)
  • Museo dei Gioielli
  • Ponte della natura oppure Ambasciata Usa
  • Cena a Darband
  • Pernottamento a Teheran

Domenica 22 aprile

  • Volo per Shiraz
  • Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose
  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale

Lunedì 23 aprile

  • Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli 
  • Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Moschea Re delle Lampade

 

Martedì 24 aprile

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Palazzo di Shapur a Sarvestan
  • Moschea del Venerdì di Neiriz
  • Pernottamento a Kerman

Mercoledì 25 aprile

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde di Mahan
  • Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan
  • Arrivo a Shahdad
  • Cena nel deserto di Lut con astronomo
  • Pernottamento in casa tradizionale a Shahdad

Giovedì 26 aprile

  • Partenza da Shahdad per caravanserraglio Zineddin
  • Visita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)
  • Cena in caravanserraglio
  • Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo
  • Ballo del legno dei beluci
  • Pernottamento nel caravanserraglio

Venerdì 27 aprile

  • Giro di Yazd
  • Torri del Silenzio
  • Passeggiata in quartiere antico
  • Prigione Alessandro
  • Cupola 12 Imam
  • Pranzo
  • Presentazione sui tappeti
  • Museo dell’acqua
  • Piazza Amir Chakhmaq
  • Cena
  • Pernottamento a Yazd

Sabato 28 aprile

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Moschea di Fahraj
  • Castello Narin di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan

Domenica 29 aprile

  • Isfahan
  • Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah
  • Moschea dello Scia’
  • Tempo libero bazaar
  • Visita palazzo delle 40 colonne
  • Cena e pernottamento a Isfahan

Lunedì 30 aprile

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo
  • Pernottamento a Isfahan

Martedì 1 maggio

  • Isfahan-Kashan-Qom-Ibis
  • Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh
  • Visita a giardino Fin di Kashan
  • Visita a casa Tabatabee di Kashan
  • Visita a Qom
  • Cena in albergo Ibis
  • Pernottamento presso albergo Ibis

Mercoledì 2 maggio

  • Volo per Roma da aeroporto IKIA

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 2.850 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 360 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 30 GENNAIO 2018 

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ENTRO IL 20 MARZO 2018

La quota comprende

  • tariffe aeree per i voli internazionali
  • spese consolari
  • assicurazione medico, bagaglio
  • tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia
  • accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza
  •  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo
  • colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario
  • trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata
  • guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale
  • tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei
  • un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Leggi il racconto dell’ultimo viaggio in Iran

Ancora una volta Iran

Ancora una volta Iran

Iran, ancora una volta. Ancora una volta la scommessa di tornarci, di accompagnare persone che lo visitano per la prima volta. Sempre con quel misto di trepidazione e paura. Riuscirò a trasmettere anche solo in minima parte la misteriosa passione per questo Paese? In gioco non c’è mai semplicemente la riuscita di un tour. C’è piuttosto una parte essenziale di me.

Con molte aspettative e con una certa dose di fatalismo (alla fine l’Iran prende sempre il sopravvento su tutto) mi accingo anche al primo viaggio in Iran dopo la rielezione di Rouhani e l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Dall’Italia si ha l’impressione che su Teheran siano tornati a soffiare venti di crisi. Sarà davvero così?

 

Slow Tehran

Un venerdì di inizio autunno. molto mite. L’aria serena del weekend islamico ci accoglie e ci rilassa. Non ci sono moltissimi turisti occidentali in giro, nonostante questo sia uno dei periodi di alta stagione. All’aeroporto il grosso degli arrivi sono di turisti religiosi, per lo più iracheni sciiti provenienti da Najaf e Kerbala e diretti a Mashad per visitare la tomba dell’Imam Reza. Chiacchieriamo in inglese con loro al controllo (lentissimo) dei passaporti. Sono famiglie piuttosto numerose, con le donne tutte in chador neri. Sono tutti in Iran per la prima volta e sembrano ansiosi di cominciare il loro viaggio. Nelle loro parole, nei loro sguardi, c’è entusiasmo e c’è anche referenza per l’Iran.

Poche persone nei siti turistici principali, come il Golestan e l’Iran Bastan, il Museo archeologico. Nessuno davanti al “nido di spie”, l’ex ambasciata Usa in via Taleqani, dove portiamo un gruppo di italiani a visitare quello che dovrebbe essere ormai un luogo più “storico” che “politico”. Sono passati quasi quarant’anni dalla celebre crisi degli ostaggi, eppure ancora oggi è difficilissimo toccare quei fatti senza suscitare polemiche, persino tra gli italiani che quei fatti hanno quasi dimenticato del tutto.

“L’America non può farci un dannato niente”, recita un murales che cita una delle invettive più note di Khomeini. Già, e oggi? L’America cosa può davvero fare all’Iran? O – piuttosto – cos’altro può fare all’Iran? Il sentimento che sembra regnare sovrano qui è l’indifferenza. Se c’è una cosa che si impara venendo spesso in questo Paese, è che le cose cambiano, sempre, comunque. Passano i Khatami, gli Ahmadinejad e anche i Trump. Come disse una volta un ambasciatore iraniano, “2.500 anni di Storia non possono mai essere messi in crisi da un singolo presidente”. Di qualunque Stato, verrebbe da aggiungere.

Soltanto verso sera il traffico sembra rianimarsi e riportare la capitale al suo solito caos calmo di code e ingorghi.

 

Ancora una volta Iran
Tehran. L’ingresso del Museo dei martiri

 

La beffa di Persepoli

Poi l’Iran è anche un Paese imprevedibile, per carità. Così accade che, per timore di qualche dimostrazione eccessivamente calorosa in occasione della Giornata dedicata a Ciro il Grande, il governo della Repubblica islamica decida di punto in bianco di chiudere per tre giorni Persepoli, Naqsh-e Rostam e Pasargade, per il disappunto di turisti iraniani e stranieri.

Sulla strada che dalla vecchia capitale achemenide (Pasargade) porta a Shiraz ci imbattiamo in un breve corteo di macchine con ritratti di Ciro e decalcomanie di Faravahar e altri simboli zoroastriani.  A bordo gruppetti di ragazzi che suonano il clacson e si fanno foto con lo smartphone sporgendosi dai finestrini. Davvero la Repubblica islamica teme questo “esercito del selfie”? O e stato un tributo da pagare ad alcuni ambienti conservatori che hanno voluto fare la voce grossa?

Un episodio inatteso, che stona con la tradizionale gentilezza iraniana. Persino alcuni militari che impediscono l’accesso a Persepoli sembrano imbarazzati nel bloccare l’accesso ai pullman. Qualche ufficiale in divisa sorride alle guide turistiche e spiega gentilmente di non poter far entrare nessuno. Molto meno gentili gli agenti in borghese che passano al setaccio le auto in transito verso i siti archeologici. Molto rumore per nulla o comunque per molto poco, verrebbe da dire.

Ancora una volta Iran
La tv satellitare come minaccia per l’Islam

 

A che punto è l’Iran?

Ma, in definitiva, a che punto è questo Paese? Sta diventando o sarà mai un Paese “normale”? Il suo essere una continua eccezione, lo rende ancora una meta ambita, la meta di un vero viaggio, non di uno spostamento qualunque. Eppure adesso il wi fi funziona ovunque, con 7 euro si acquista una scheda per navigare in 4G tranquillamente, con una semplice app si aggirano filtri e blocchi dei social. Si può proseguire anche da qui la narrazione continua delle nostre vite connesse..

E allora cosa distingue ancora l’Iran da tutto il resto?

Perché non riesco a togliermi questo vizio, a “tornare” definitivamente da questo viaggio iniziato ormai dodici anni fa?

Devo lasciarmi Shiraz alle spalle per cominciare a capirlo. Shiraz è come una città di mare senza il mare. Sicuramente bella, affascinante, coi suoi giardini, i suoi usignoli e la sua proverbiale indolenza. Tipica – appunto – di una città di mare.

Però poi manca un punto di approdo, manca un orizzonte sul lato basso della città che, vista dall’alto, sembra come sprofondare nel nulla.

Bisogna allora risalire verso est, sfidare le strade impervie che portano verso Yazd. Più piccola, più modesta, infinitamente più sensuale nei suoi colori. Nonostante l’evidente crescita economica degli ultimi anni, qui non ci sono segni evidenti di speculazioni edilizie o di consumi frenetici. Tutto sembra vissuto con uno stile orgoglioso e mite.

Le donne vestono quasi tutte in chador e hanno voglia di parlare con gli stranieri, di salutarli, di dare il benvenuto. Lo spettacolo tradizionale dello zurkhane – una sorta di arte marziale musicale-filosofica-religiosa – è un momento autentico, non un teatrino a uso e consumo dei turisti. I ragazzi del quartiere danno vita a un’ora intensissima ed emozionante.

Come nello Shahnameh

Che poi la narrazione sia tutto, non è un mistero. A Esfahan- cuore di tutti i miei viaggi – c’è una piccola bottega nel bazar storico che amo in modo particolare. Vende specchi e cornici  e la regge un signore di 80 anni, gentile e sempre sorridente. Scambiamo qualche parola in persiano, mi racconta la storia del suo negozio. Dietro il bancone campeggia la foto del vecchio proprietario, morto da diversi anni. L’attuale titolare mi spiega: “Ha realizzato lui molte di queste opere. Ed è morto”. Afferra una composizione in legno, enorme e bellissima: “Anche questa l’ha fatta lui. E ora è morto”.

Ancora una volta Iran
Bottega nel bazar di Esfahan

Sembra quasi che si esprima in versi, proprio come Ferdowsi nello Shahnameh, il libro epico custode della lingua persiana:

Faridun visse cinquecento anni e regnò. Ma morì, e di lui rimase
Solo il glorioso trono.
Morì, il grande sovrano Faridun, ed il grande regno lasciò ad altri, e con sé portò soltanto
un flebile sospiro.
Anche la nostra sorte questa sarà,
perché gli siamo
tutti simili, grandi e piccoli, noi tutti, sia che tu voglia comandare il gregge, sia che voglia del gregge essere parte.

 

Ritratti vecchi e nuovi

Per scorgere i cambiamenti in una realtà così complessa, occorre concentrarsi sui dettagli. Ed ecco allora che un dato emerge subito: in Iran adesso ci sono molti turisti francesi, pochissimi fino a un paio di anni fa. Subito dopo ci sono gli italiani. Pochi tedeschi, zero inglesi. E’ una cartina di tornasole anche delle politiche dei vari Paesi Ue.

E delle mire commerciali delle grandi multinazionali. Lo stesso settore turistico si sta sviluppando grazie anche agli investimenti stranieri. In questo contesto, le sparate anti iraniane di Trump sembrano innanzitutto anacronistiche.

E poi altri dettagli dicono molto più di tante parole. Ad esempio, in diversi luoghi pubblici, accanto ai ritratti di Khomeini e Khamenei, comincia ad apparire anche quello di Qassem Soleimani leggendario comandante dei pasdaran impegnato ora nella guerra all’Isis. Ne notiamo diversi all’aeroporto di Teheran e persino nell’Emamzadh di Abyaneh, cittadina molto turistica della regione di Esfahan.

 

Ancora una volta Iran
Il ritratto del generale Soleimani nell’emamzadeh di Abyaneh

 

Ed è solo davanti a questi ritratti che ci rendiamo conto che dagli attentati dell’Isis a Teheran del 7 giugno sono passati appena tre mesi. Il resto del mondo lo ha dimenticato in fretta. L’Iran no. In Iran non ci si dimentica quasi mai nulla di quello che si è vissuto.

La differenza col resto del mondo, forse, sta tutta qui.

Viaggio Iran 2017

Viaggio Iran 2017

GRUPPO CHIUSO 

Viaggio Iran 2017 «L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Dieci giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

Viaggio Iran 2017: con chi

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

Viaggio Iran 2017: quando

Dal 26 ottobre al 4 novembre 2017

Viaggio Iran 2017: il programma

1° giorno        ROMA – TEHERAN

Partenza con volo per Tehran. Arrivo incontro con la guida locale e trasferimento in hotel. Sistemazione nelle camere riservate e pernottamento.

2°  giorno  TEHERAN – SHIRAZ

Giro nella capitale, attraverso i luoghi più importanti della storia contemporanea iraniana. Visita al  Golestan e all’Iran Bastan, uno dei musei più importanti del Paese. In serata volo per Shiraz. Arrivo in città, cena e pernottamento

3°  giorno SHIRAZ– PERSEPOLI – NAQSHE E ROSTAM – SHIRAZ

In mattinata escursione a Persepoli. Si prosegue poi a a Naqsh-e Rostam, necropoli con le tombe dei primi Imperatori: Dario il Grande, Serse,  Artaserse I e Dario II. Rientro a Shiraz visita della città, nota per i suoi giardini e per la mitezza del suo clima. Fu  capitale sotto diverse dinastie e  patria di illustri poeti come Saadi e Hafez. Visita della città e del Complesso di Vakil: la fortezza di Karim Khan (dall’esterno) (moschea, hammam, bazar), il caravanserraglio di Moshir, la Scuola coranica di Khan. Cena e sistemazione in hotel.

4°  giorno  SHIRAZ – PASARGADE – YAZD 

Partenza per Yazd.  Durante il  percorso effettueremo una  sosta per visitare  Pasargade,  prima capitale Achemenide con la tomba del suo leggendario fondatore Ciro il Grande. Arrivo a Yazd, città dal colore dell’ argilla, che  sorge ai margini di due deserti : il Dasht-e-Kavir e il Kavir-e-Lut . E’  famosa per le sue Badghir, le caratteristiche torri di ventilazione sui tetti delle case. Cena e sistemazione in hotel.

5°  giorno  YAZD

In mattina visita della città che ospita la più nutrita comunità di seguaci di Zoroastro. Visiteremo il “Fuoco Sacro”  il tempio dove si conserva una fiamma che brucia dal 470 d.C., le “Torri del Silenzio” due colline brulle, dove gli zoroastriani lasciavano i propri defunti agli avvoltoi perché ne spolpassero le ossa. Poi, nelle vicinanze, infine la moschea Jamé che presenta un portale rivestito di maioliche tra le più belle dell’Iran,  e il complesso di Mirciakhmaq, con la bellissima piazza  e il brulicante bazar, l’ antico quartiere di Fahadan, sito  Unesco, la madrasa Zaiaieh,  famosa come Prigione di Alessandro.

6°  giorno  YAZD – MEIBOD – NAIN – ISFAHAN 

Prima colazione. Partenza per  Isfahan. Durante il percorso visita al castello di Narin a Meibod e  l’antica Nain,  con La Moschea Masjed-e Jamé . Dopo pranzo partenza alla volta di Isfahan, tappa centrale del viaggio.

7° giorno  ISFAHAN

Due intere giornate dedicate  alla visita di una delle città più belle del mondo. Visita della stupenda piazza, della Moschea dell’Imam e del Bazar. Nella grande piazza centrale Naghsh-e Jahan (metri 512 x 163)  si affacciano due teorie di archi, nella parte bassa occupati da botteghe di artigiani (interessanti i negozi di preziosi: miniature, turchesi, stoffe),  si vedono alle estremità della piazza i pali che servivano a delimitare il campo da Polo realizzato 400 anni fa. Tra i porticati si incastrano la Masjed-e Emam (moschea dello Shah), in assoluto una delle più belle dell’intero mondo islamico per la raffinatezza della decorazione di piastrelle azzurre e gialle e l’armonia della cupola e degli spazi interni,  il piccolo gioiello della moschea di Masjed-e Shah Lotfollah, il palazzo reale safavide Ali Ghapu, il palazzo reale di Chehel Sotun e l’ingresso al bazar centrale coperto da piccole cupole sormontate da una apertura da dove filtra tutta la luce che serve per illuminare le merci esposte.

8° giorno  ISFAHAN

Proseguimento della visita della città con il quartiere Armeno, con le sue chiese e cattedrali, i famosi ponti Sio- se pol e Khajou,  dalla magnifica architettura, la Moschea del Venerdi,  l’animatissimo Bazar e i vari monumenti voluti dallo Shah Abbass e i successori Safavidi.

9° giorno   ISFAHAN – KASHAN – TEHERAN 

Partenza per Teheran. Nel corso del viaggio, visita di  Kashan, città famosa per la produzione di ceramica smaltata e per tutto il suo artigianato. Pranzo e visita alle ville dell’ Ottocento Iraniano: abitazioni bioclimatiche scavate nel terreno (Brugerdiha) con visita al bellissimo hammam di Soltan Amir Ahmad e in al giardino di Fin dove e’ stato incoronato il grande Shah Abbas.  Partenza per Tehran,  arrivo in serata e sistemazione in hotel. Cena in hotel e pernottamento.

10° giorno  TEHERAN AEROPORTO – ROMA

Al mattino presto trasferimento in aeroporto e ritorno in Italia.

QUOTA INDIVIDUALE : 2.500 EURO

SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA: 300  EURO

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Volo Roma /Teheran – Roma A/R con Alitalia e tasse aeroportuali.
  • Assicurazione medico/bagaglio.
  • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
  • 9 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
  • Trattamento di pensione completa, con cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
  • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
  • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
  • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
  • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • spese consolari
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

MASSIMO 20 PARTECIPANTI

ADESIONI ENTRO IL 30 GIUGNO 2017 CON CAPARRA DI 700 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO

SALDO ENTRO IL 20 SETTEMBRE 2017

Viaggio Iran 2017

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

Iran, le sfide del presente e del futuro

Voci Globali mi ha intervistato sulla situazione  politica in Iran a pochi mesi dalle elezioni presidenziali.

Il prossimo maggio in Iran si terranno le elezioni presidenziali. Come sta cambiando il Paese, oggi così centrale nel determinare gli equilibri in Medio Oriente? Lo abbiamo chiesto al giornalista Antonello Sacchetti, autore del libro “La rana e la pioggia – L’Iran e le sfide del presente e del futuro” (Infinito Edizioni)

Antonello, l’Iran è un Paese che conosci bene e da vicino: quali sono i cambiamenti più significativi nell’ultimo decennio?

In Iran negli ultimi dieci anni si sono vissute stagioni molto diverse. Il mio primo viaggio in Iran fu all’inizio del primo mandato di Mahmud Ahmadinejad, e gli otto anni successivi furono segnati da momenti drammatici, come la crisi elettorale del 2009, con l’Onda Verde, i sospetti di brogli, la repressione e uno stato di effettiva chiusura del Paese. Ancora nel 2012 l’atmosfera era molto pesante: le sanzioni da parte di Usa e Ue avevano isolato la Repubblica islamica e in molti temevano un attacco da parte israeliana ai siti nucleari. Attacco che avrebbe avuto conseguenze catastrofiche per tutto il Medio Oriente. Poi l’elezione del moderato Hassan Rouhani nel 2013 ha aperto una fase politica diversa. È ripreso il dialogo con l’Occidente, come anche gli scambi commerciali, e il turismo occidentale sta registrando un boom clamoroso. Ovviamente non sono tutte rose e fiori: rimangono i problemi relativi ai diritti umani e anche l’economia non ha registrato i miglioramenti sperati. Di fondo, però, il Paese è cresciuto per quello che riguarda l’innovazione tecnologica e si è sviluppata anche una inedita coscienza ambientalista. Il Paese dei giovani – che raccontai nel mio I ragazzi di Teheran del 2006 – è diventato un po’ più “anziano”, forse un po’ più realista. Molti giovani recatisi nel decennio scorso a studiare in Europa e negli Usa, oggi hanno riportato in patria un bagaglio di esperienza e di conoscenze preziosissimo, alla base di un movimento di startup davvero interessante.

Partiamo dal sottotitolo del tuo libro, “Le sfide del presente e del futuro dell’Iran”. Il nuovo presidente degli Stati Uniti ha imposto nuove sanzioni all’Iran, ma già con Obama l’accordo mostrava nodi irrisolti. Cosa sta veramente cambiando con Trump e quali sono gli umori del popolo iraniano rispetto alle mosse di Washington?

Secondo la Guida Khamenei, Trump ha semplicemente svelato il vero volto degli Stati Uniti. È una situazione molto particolare: in generale, i conservatori iraniani hanno sempre preferito l’approccio pragmatico dei repubblicani a quello più ideologico dei democratici. Va però detto che Trump è un repubblicano anomalo, ancora difficile da decifrare. I suoi primi passi in politica estera sono stati disastrosi. L’opinione pubblica iraniana lo percepisce come una minaccia e non ha tutti i torti: il cosiddetto muslim ban ha colpito nel vivo la comunità iraniana negli States che conta quasi un milione di persone. Bisognerà vedere cosa accadrà alle elezioni presidenziali in Iran a maggio. Di sicuro, la retorica di Trump favorisce i conservatori contrari al dialogo e al compromesso con l’Occidente. Nel 2002 Bush junior inserì l’Iran nell’”Asse del male” (con Iraq e Corea del Nord) assestando un colpo tremendo alla stagione riformista di Khatami. In molti si chiesero: che senso ha dialogare con l’Occidente se poi comunque finiamo “nell’elenco dei cattivi”? Detto questo, non darei giudizi apocalittici. Recentemente, un alto diplomatico iraniano mi ha detto durante una conversazione privata: “In Iran abbiamo 3.500 anni di Storia; passerà anche Trump.

Quali sono secondo te i rischi del possibile ritiro americano dai teatri mediorientali?

Dipenda da cosa intendiamo. In un certo senso, se gli Usa si occupassero meno di Medio Oriente, forse farebbero meno danni. Basti vedere quali conseguenze terribili abbiano avuto le scelte in Iraq, Siria, Libia e in generale nelle cosiddette primavere arabe.

Come viene percepito oggi in Iran il processo di trasformazione della politica e dell’economia locali?

Non so se sia corretto parlare di trasformazioni effettive o solo di intenzioni, più o meno dichiarate. Il processo di distensione e dialogo portato avanti dall’attuale presidente ha ovviamente i suoi avversari. Ci sono forze politiche ed economiche che nel periodo delle sanzioni e dell’isolamento si sono arricchite attraverso il mercato nero. Forse alcune dinamiche – come quelle riguardanti i mezzi di comunicazione, il digitale – sono ormai irreversibili. Su molte altre la partita è aperta e tutt’altro che scontata: non è affatto detto che le forze del cambiamento avranno la meglio su quelle della conservazione. Certo, la popolazione è giovane e tra dieci anni la generazione che ha fatto la rivoluzione sarà in età da pensione. Ma non dimentichiamo che la Repubblica islamica, così come è oggi, nelle sue innumerevoli storture, è l’unico Stato davvero stabile in un’area davvero travagliata. Prima di optare per cambiamenti radicali, gli iraniani ci penseranno mille volte. La rivoluzione loro l’hanno già fatta nel 1979, non credo ne aspettino altre.

A che punto è oggi il sistema finanziario iraniano a livello normativo?

È una questione complicata, perché l’Iran è stato finora escluso dal circuito finanziario mondiale. Anche dopo la fine delle sanzioni, il sistema è bloccato e sottocapitalizzato. Nel Paese ci sono 31 istituti di credito, con un livello di patrimonializzazione molto basso rispetto alle medie europee e con un livello di crediti in sofferenza piuttosto preoccupante: la media al 20% degli attivi, con punte fino al 40%. Anche dopo la fine delle sanzioni, la maggior parte degli istituti di credito europei sono stati molto titubanti a investire in Iran per paura di possibili ritorsioni da parte Usa.

 In che modo Teheran può crescere nei rapporti con la Cina?

L’interscambio commerciale con Pechino è cresciuto molto negli anni di Ahmadinejad, quando le porte dell’Occidente e dell’Europa in particolare si sono chiuse. In quegli anni (2005-2013) Teheran ha venduto greggio non raffinato alla Cina ed ha importato beni a basso costo e di scarsa qualità da Pechino. Non è stato uno scambio molto conveniente per l’Iran. Bisogna vedere cosa accadrà a maggio: se Rouhani sarà rieletto – cosa niente affatto scontata – lo sguardo dell’Iran sarà comunque ancora rivolto a Occidente. Se dovesse prevalere un candidato conservatore, è probabile che il rapporto con la Cina potrebbe tornare di grande attualità.

Parliamo della guerra in Siria. La politica iraniana in Siria secondo te è stata più mossa da motivazioni geopolitiche o da motivazioni religiose?

Tutta la politica estera iraniana è da sempre mossa da principi di interesse nazionale. La religione c’entra davvero poco, se non come copertura ideologica a strategie prettamente geopolitiche. La Siria è l’unico alleato strategico di Teheran in Medio Oriente. L’unico dei Paesi arabi, vale la pena ricordarlo, che lo appoggiò nella guerra di difesa contro l’Iraq. Per fare un esempio del pragmatismo iraniano in politica estera, basti guardare alla sua posizione nel lungo conflitto in Afghanistan, dove ha sempre sostenuto la fazione tagika, di lingua persiana ma sunnita, e non gli hazara, la minoranza sciita.

Se, oltre la Siria, Iran e Russia stringeranno nel tempo un’alleanza strategica, quali potrebbero essere le conseguenze?

Non so se esista la possibilità concreta di un’alleanza a lungo termine con la Russia. L’Iran ha fatto una rivoluzione anche – se non soprattutto – per riscattarsi da una condizione geopolitica di sudditanza nei confronti degli Stati Uniti; non si metterebbe mai in una condizione di inferiorità con Mosca. Non credo nemmeno che ci siano poi tutti questi punti di contatto tra Russia e Iran. Gli altri Paesi sono già di fatto avversari di questo “asse”. Non c’è solo il fronte siriano, anche quello dello Yemen e la crisi in Bahrein. Fronti sui quali Iran e Arabia Saudita si confrontano di fatto in guerre per procura. Ad ogni modo, la Russia è stata nella Storia, un avversario della Persia, o una minaccia. E l’opinione pubblica non credo sarebbe mai entusiasta di una scelta simile. Oggi vive questa “alleanza” come una scelta tattica, soprattutto in funzione anti Daesh. Vale la pena ricordare che Russia e Iran sono i soli Paesi – oltre ai diretti interessati Siria e Iraq –  a combattere l’Isis con forze armate di terra.

Finito il bipolarismo, si apre davvero la stagione del multipolarismo?

Di fatto, credo che esista un multipolarismo di secondo livello. Oltre al fatto che forse un bipolarismo si sta in qualche misura ricreando, credo che in Medio Oriente, ad esempio, ci siano potenze di medio livello che abbiano una forza attrattiva nei confronti di altri Paesi. Certamente l’Iran lo è.

Ci sveli qual è il significato del titolo del tuo libro, “La rana e la pioggia”?

Il titolo prende spunto da una poesia del 1952 di Nima Yooshij, padre della poesia persiana contemporanea. Secondo una credenza popolare del Nord dell’Iran, quando tre rane cantano, vuol dire che sta per piovere. Per Nima, la pioggia è una metafora della rivoluzione, di un cambiamento epocale. L’Iran viene spesso descritto come un Paese in procinto di cambiare; all’indomani dello storico accordo sul nucleare (luglio 2015) questo tema è divenuto quanto mai attuale. Nel libro ho cercato di affrontarlo con uno sguardo molto personale, non legato cioè soltanto alle questioni sociali ed economiche, ma anche alle mie esperienze.

(Intervista di Elena Paparelli)

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A proposito di cinema iraniano

A proposito di cinema iraniano

A proposito di cinema iraniano. Sabato 5 marzo 2017 ho partecipato alla inaugurazione di una rassegna di cinema iraniano a Torino. Ecco il video del mio breve intervento presso il Cinema Massimo. (Nella foto, con Ali Raza Shoja Noori).

Cinema iraniano a Torino

Cinema iraniano a Torino. Sabato 4 marzo si svolge a Torino l’inaugurazione di una rassegna di film iraniani. Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione tra Farabi, Fajr International Film Festival e Museo Nazionale del Cinema di Torino.

L’appuntamento è alle 20,30 presso il Cinema Massimo, Via Verdi 18, Torino.

Partecipano: Ali Reza Shoja Noori (attore e produttore iraniano) e Antonello Sacchetti .

Si comincia con “Night Shift, film di Niki Karimi con Mohammadreza Forotan, Gohar Kheirandish, Amir Aghaei, Sahar Ghoreishi, Leila Zaree e Tarlan Parvane. Interverrò insieme ad Ali Reaza Shoja Noori.

Una questione di identità

Tutti sembrano voler andare in Iran, adesso. Ma cosa è davvero l’Iran? Cosa è questo grande Paese oggi, anno di grazia 2016? Una nuova frontiera per gli investitori? La meta turistica più abbordabile del Medio Oriente? E’ ancora qualcosa di “altro” rispetto a noi, occidentali mediterranei, o le distanze si sono ridotte fino a fare dell’Iran un “Paese normale”?

Metà settembre, ancora piuttosto caldo, soprattutto di giorno. Accompagno un gruppo di trenta turisti italiani. Il viaggio, programmato da diversi mesi, tocca le principali città d’arte. Uno schema ormai consolidato, direi quasi “classico”. Eppure proprio da questo viaggio più recente, sembrano arrivare delle indicazioni nuove, in un certo senso controcorrente.

Il viaggio inizia male. Il volo da Fiumicino ha cinque ore di ritardo per maltempo. All’arrivo a Teheran la confusione per il ritiro dei visti è maggiore rispetto a qualche mese fa. Ed è una sorpresa negativa. In più, si crea una fila mostruosa per il controllo passaporti e usciamo dall’Imam Khomeini che è giorno fatto. Si tratta certamente di un serie di sfortune a catena, ma l’impreparazione del personale dell’aeroporto è davvero sconcertante, persino per chi, come me. viene in Iran ormai da oltre dieci anni. Sembra quasi che la tradizionale ospitalità persiana si sia concessa una pausa. Situazione ancora più sorprendente visto che il turismo ha registrato un vero boom negli ultimi tre anni.

traffico

Traffico a Teheran

Sensazioni confermate anche nei giorni successivi. L’altro aeroporto di Teheran, quello di Mehrabad, è una vera bolgia. Ma meno festosa, meno “colorata” rispetto ad altre volte. Tutti sembrano mossi da una frenesia ingiustificata, al check in, nei negozi, persino a bordo del volo interno che ci porta a Shiraz. Ecco una cosa nuova: sembrano avere tutti più fretta, oggi in Iran. Non che prima si vivesse in modo sereno e adagiato, ma oggi sono i comportamenti individuali a sembrare più convulsi, più scomposti. E, in un certo senso, meno “persiani”. Nella capitale restiamo intrappolati nel traffico incredibile del pomeriggio verso il nord, il solito fiume silenzioso di automobili che sembra andare verso il nulla.

E’ un’impressione personale, naturalmente. Ma riscontrata in tutte le grandi città: Teheran, Shiraz e persino nella sempre meravigliosa Esfahan. Tutto sembra più caotico del solito, tutto più faticoso.

Yazd, la coerente

Atmosfera completamente diversa invece a Yazd. La “sposa del deserto” appare semplicemente coerente con la propria identità di città tradizionale. E’ una coerenza che restituisce ordine e conferisce un’immagine di benessere; i negozi di abbigliamento delle marche internazionali sono ben visibili, ma non intaccano il cuore della città vecchia, che rimane ancora intatta e magnifica come sempre.

Arriviamo di sera, il traffico è sostenuto ma non convulso. E’ la vigilia della festa di Qadir (la festa che celebra l’annuncio della designazione di Ali quale successore di Mohammad). Arriviamo di sera e troviamo la piazza di fronte al Chackmagh gremita di gente; dal palco musica e colori, alcuni ragazzi girano in moto e lanciano petardi e girandole colorate. Un ragazzo offre gelati a tutte gli automobilisti fermi al semaforo. Quando vede il nostro pullman ci corre dietro per regalarcene una cassa intera. Dopo averli distribuiti al gruppo, comincio a mia volta a regalarli ai passanti e ai clienti dell’hotel dove alloggiamo.

moto

Famiglia in moto nel centro storico di Yazd

Qualcosa è cambiato?

L’accordo con l’Occidente sul nucleare ha ormai più di un anno di vita, l’implementation day c’è stato otto mesi fa. Ma cosa è cambiato davvero per gli iraniani? La sensazione è che il passaggio più sensibile sia avvenuto nel 2013. Da allora, in fondo, c’è stato soprattutto un flusso crescente di turisti stranieri, ma per gli iraniani non è che sia cambiato moltissimo. L’aumento dei prezzo ha rallentato, ma le prospettive a medio e lungo termine rimangono molto incerte.

A maggio 2017 si rivota: c’è chi dice che Ahmadinejad si presenterà con ottime chance di vittoria. Qualche giorno dopo, però, lo stesso ex presidente sembra fare marcia indietro previa consultazione con la Guida Khamenei. Manca ancora però molto tempo e davvero tutto può accadere. Ma veramente Rouhani è così debole da rischiare di essere il primo presidente iraniano a non essere rieletto?

C’è una strana atmosfera in Iran e attorno all’Iran. Una stagnazione inattesa che ha il sapore di un passo indietro.

Bisogna vedere, nella prospettiva di una maggiore “normalizzazione” dei  rapporti con l’Occidente,  quanto peseranno le elezioni americane di novembre. Una eventuale vittoria di Trump sembra un pericolo evidente, ma la stessa Hillary Clinton ha avuto sul dossier iraniano posizioni molto diverse da Obama.

 

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Naein, martiri e turisti

Globalizzazione alla persiana

Chi viene per la prima volta in Iran adesso, che idea si fa di questa società, di questa cultura? Me lo chiedo ogni volta che attraverso queste città, che mi fermo di nuovo in questi luoghi ormai familiari eppure mai banali. Cosa colpisce di più: la modernità o la tradizione? Il codice d’abbigliamento islamico che impone alle donne un surplus di caldo e fatica? O gli elementi in comune con la nostra quotidianità, come l’uso anche qui ossessivo degli smartphone?

E’ comunque indubbio che resistono ancora dei comportamenti oramai del tutto scomparsi alle nostre latitudini. La folla che riempie l’immensa Naqsh-e Jahan, la meravigliosa piazza del centro di Esfahan, con le famiglie con le sporte di viveri e la bombola del gas per fare il picnic. Ore e ore di pacifica convivenza collettiva, senza un vero “evento” che motivi quella presenza e senza che rimanga una cartaccia o un rifiuto sul prato.

 

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Shah Cheragh, la Moschea degli Specchi a Shiraz

 

Ma anche a  Teheran, la mamma che davanti al museo Iran Bastan, seduta su una panchina nell’afa opprimente del mezzogiorno,  gioca con la bimbetta che sta imparando a camminare, apparentmente senza alcun fretta, trascorrendo il tempo senza l’ausilio di smartphone o altri accessori per noi ormai indispensabili, avvolta in uno spolverino così poco inadatto al clima da farmi vergognare per il mio disperato bisogno di refrigerio.

Non che tutto sia uniforme e inquadrabile da una sola prospettiva. All’interno di Shah Cheragh, la cosiddetta Moschea degli specchi di Shiraz, c’è chi smanetta col cellulare e chi in lacrime chiede una grazia ai fratelli dell’Imam Reza qui sepolti.

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Interno di Shah Cheragh, la “Moschea degli specchi”

Il 22 settembre sono esattamente 36 anni dall’inizio della guerra con l’Iraq. La TV lo ricorda con servizi piuttosto ingessati, in aeroporto e nelle strade i murales e le installazioni che rievocano la “guerra imposta”, sembrano stranamente più “timide” che in passato. Il dolore di quel conflitto non è sparito tra gli iraniani, ma il ricordo può essere davvero un esercizio sfiancante.

 

aeroporto

 

Rievocazione della guerra Iran – Iraq all’aeroporto Imam Khomeini di Teheran

E allora cosa rimane di questo ennesimo viaggio in terra di Persia? Come spesso accade, l’arte riesce a fornire suggerimenti preziosi. Tornato a Roma, vedo ad Asiatica film mediale Valderama, film opera prima di Abbas Amini.

È la storia di un quindicenne chiamato  “Valderama, per via della capigliatura modellata su quella del famoso calciatore colombiano. Figlio di rifugiati afghani, è alla disperata ricerca di una carta d’indentità che ne faccia un cittadino a tutti gli effetti .

Ecco allora che al di là della storia di Valderama, tutto l’Iran oggi sembra un Paese che sa benissimo cosa è stato ma che ha cominciato a chiedersi cosa potrebbe essere domani.

La rivoluzione non è un pranzo di gala. Ma non lo è nemmeno la ricerca di se stessi.

In bocca al lupo, Iran.

 

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Una scena del film Valderama

Usa – Iran: punto a capo?

La tensione fra gli USA e l’Iran è di nuovo alle stelle. Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha invitato il neoeletto presidente degli USA Donald Trump a non cercare pretesti per creare nuove tensioni riguardo al programma di costruzione di missili balistici  di Teheran.
Intanto in Iran continuano le battaglie per i diritti civili come quella per il regista curdo-iranianoKeywan Karimi che dallo scorso 23 novembre si trova nel carcere di Evin, a Teheran, dove dovrà scontare la pena di  1 anno di detenzione e 223 frustate.
Che fine farà lo storico accordo sul nucleare? Quali sfide e quali compromessi per la cultura e il popolo iraniano?

Giovedì 2 febbraio Roberto Zichittella ne parla con  Antonello Sacchetti, giornalista autore del libro  “La rana e la pioggia. L’Iran e le sfide del presente e del futuro” (ed. Infinito) e con Cristina Annunziata, Presidente Iran Human Rights Italia.

Ascolta la registrazione della puntata.

La rana e la pioggia

Il nuovo libro di Antonello Sacchetti “La rana e la pioggia. L’Iran e le sfide del presente e del futuro”. (Infinito Edizioni). 

 

Secondo una credenza popolare del nord dell’Iran, quando tre rane cantano, vuol dire che sta per piovere. “La pioggia quando arriva?”, chiede Nima Yooshij alla rana in una sua celebre poesia del 1952: una metafora della rivoluzione, ma anche una premonizione. Di lì a poco, infatti, l’Iran avrebbe conosciuto il golpe anti-Mossadeq, la “rivoluzione bianca” voluta dallo scià per modernizzare il Paese, la rivoluzione del 1979 e la nascita della Repubblica islamica. Un Novecento vivace e drammatico ha portato nel terzo millennio un Iran con un’identità forte e apparentemente immutabile. E oggi? All’indomani dello storico accordo sul nucleare, la Repubblica islamica sembra in procinto di entrare definitivamente nel mercato globale. Ma quali sfide e quali compromessi comporta tutto questo per la cultura e il popolo iraniano? Insomma: “La pioggia quando arriva?».La rana e la pioggia è un viaggio nell’Iran dei nostri giorni, attraverso il complesso e affascinante rapporto tra Paese e modernità.

 

“Sacchetti offre al lettore tanti diversi frammenti. Appassionato di cultura persiana, ne ha studiato la lingua e – come gli iraniani – intercala prosa e poesia. Il risultato è una lettura scorrevole, piacevole. Con la politica a fare da filo conduttore con i suoi protagonisti”. (Farian Sabahi).

“La rana e la pioggia. L’Iran e le sfide del presente e del futuro”. (Infinito Edizioni). 

Per info: http://www.infinitoedizioni.it/prodotto.php?tid=330

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Girare, vedere gente, parlare di Iran

La rana e la pioggia (Infinito Edizioni) è il mio quinto libro sull’Iran. Da quando, ormai dieci anni fa, ho pubblicato I ragazzi di Teheran, le presentazioni sono sempre state occasioni per conoscere nuove persone, discutere e confrontarsi. Molti spunti di riflessione per altri lavori sull’Iran sono nati proprio da occasioni del genere.

Fuori dal recinto asfittico e litigioso dei social media, le presentazioni dal vivo sono un’occasione per me irrinunciabile. Con una battuta, dico spesso che non organizzo presentazioni per vendere libri, ma scrivo libri per organizzare presentazioni.

Questa campagna punta perciò a raccogliere fondi per viaggiare in Italia e organizzare presentazioni del mio nuovo libro. Pubblicato a giugno 2016, La rana e la pioggia. L’Iran e le sfide del presente e del futuro racconta la Persia dei nostri giorni, attraverso il complesso e affascinante rapporto tra Paese e modernità. Secondo una credenza popolare del nord dell’Iran, quando tre rane cantano, vuol dire che sta per piovere. “La pioggia quando arriva?”, chiede Nima Yooshij alla rana in una sua celebre poesia del 1952: una metafora della rivoluzione, ma anche una premonizione. Di lì a poco, infatti, l’Iran avrebbe conosciuto il golpe anti-Mossadeq, la “rivoluzione bianca” voluta dallo scià per modernizzare il Paese, la rivoluzione del 1979 e la nascita della Repubblica islamica. Un Novecento vivace e drammatico ha portato nel terzo millennio un Iran con un’identità forte e apparentemente immutabile. E oggi? All’indomani dello storico accordo sul nucleare, la Repubblica islamica sembra in procinto di entrare definitivamente nel mercato globale. Ma quali sfide e quali compromessi comporta tutto questo per la cultura e il popolo iraniano? Insomma: “La pioggia quando arriva?».

Sacchetti offre al lettore tanti diversi frammenti. Appassionato di cultura persiana, ne ha studiato la lingua e – come gli iraniani – intercala prosa e poesia. Il risultato è una lettura scorrevole, piacevole. Con la politica a fare da filo conduttore con i suoi protagonisti. (Dalla prefazione di Farian Sabahi).

Vai alla pagina su Eppela: https://www.eppela.com/it/projects/9853-presentazioni-la-rana-e-la-pioggia

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Un mosaico di passione

Il poeta persiano Rumi scrisse che la verità è uno specchio caduto dalle mani di Dio e andato in frantumi. Ognuno di noi ne raccoglie un frammento e, specchiandosi, ritrova solo una parte di verità. In questo libro denso e conciso, ricco di informazioni e spunti, Antonello Sacchetti offre al lettore tanti diversi frammenti. Appassionato di cultura persiana, ne ha studiato la lingua e – come gli iraniani – intercala prosa e poesia. Il risultato è una lettura scorrevole, piacevole. Molte le citazioni letterarie, a cominciare dal titolo (che non sveleremo). Per poi passare al cinema, con suggerimenti preziosi. In questo centinaio di pagine, la politica è in un certo senso il filo conduttore con i suoi protagonisti, le elezioni osservate da vicino presso la sede diplomatica iraniana a Roma, le opinioni degli amici e conoscenti.

Qui e là scopriamo un sistema legale in cui le autorità religiose permettono (da tempo) di prendere un utero in affitto e (per la povera gente) persino vendere un rene. Un sistema legale dove sono presenti istituti giuridici curiosi come il mehrieh (la dote che il promesso sposo deve versare alla futura moglie) e il diyeh (il prezzo del sangue, ovvero il risarcimento in denaro che ti può salvare dalla forca in caso di condanna per omicidio).

E non è tutto. Antonello Sacchetti porge al lettore informazioni preziose sulla tecnologia di altissimo livello utilizzata in Iran, le politiche ambientali della Repubblica islamica e l’importanza delle energie rinnovabili. Pagina dopo pagina scopriamo anche un atteggiamento diverso (rispetto all’Europa) nei confronti dei rifugiati: l’Iran ospita un milione di afgani registrati presso l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e a metà aprile del 2016 i commissari dell’Unione europea in visita a Teheran hanno offerto sei milioni e mezzo di euro stanziati da Bruxelles per contribuire alla loro assistenza sanitaria e all’istruzione. Augurandosi che, così facendo, decidano di stare in Iran e non bussino pure loro alle porte dell’Europa. Il filo conduttore di questo libro  è la passione (contagiosa) che ha portato Antonello Sacchetti in Iran. Tante volte. Anche come accompagnatore di gruppi. Perché viaggiare è vivere due volte, scrisse il poeta Omar Khayyam. Come ha detto il presidente Hassan Rouhani a Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, l’Iran e l’Italia hanno in comune la grande bellezza. E, aggiungiamo noi, una storia millenaria. Quello che oggi chiamiamo Iran non è altro che l’antica Persia. Il nome cambia il 21 marzo 1935. Da quel momento sulle cartine geografiche appare un nuovo Stato. Si chiama Iran. A prendere questa decisione è Reza Shah, il fondatore della dinastia Pahlavi e padre dell’ultimo imperatore scappato il 16 gennaio 1979, durante la Rivoluzione. Un cambiamento accompagnato da molti altri, che servono ad arginare le influenze straniere e ad accentuare il nazionalismo volto a compattare un Paese dalla storia millenaria e dalle tante anime. Ognuna frammento di un mosaico complesso.

Farian Sabahi, docente, giornalista e scrittrice specializzata su Iran e Yemen

Titolo: LA RANA E LA PIOGGIA L’Iran e le sfide del presente e del futuro
Autore: Antonello Sacchetti
Caratteristiche: Formato cm. 14,5×21,5, copertina a colori, filo refe
Pagine: 112
Prezzo: euro 11.50
Isbn: 9788868611477
Anno di pubblicazione: 2016

Tra i monti dell’Elborz

Dal 6 al 17 agosto 2016 un nuovo viaggio in Iran. Undici giorni in un itinerario insolito, alla scoperta dell’Iran nord occidentale, generalmente non raggiunto dai tour tradizionali. Un tour molto particolare, indicato per chi conosce già l’Iran ed è rimasto affascinato dalla sua cultura e dal suo popolo.

 

QUANDO

Dal 6 al 17 agosto 2016

1- Milano – Teheran

Partenza da Milano con volo diretto. Arrivo a Teheran e incontro con la guida locale.

2- Teheran – Ali Sadr- Hamedan

Giornata dedicata alla visita della grotta “Ali Sadr”, la più grande grotta d’acqua del mondo, che attira migliaia di visitatori ogni anno. la grotta contiene diversi laghi e ha pareti alte fino a 40 metri.

3- Hamedan –  Soltanieh – Zanjan    

Visita della Gonbade Soltanieh, uno dei siti iraniani dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Visita della città di Zanjan.

4-Zanjan  – Takhte Soleiman – Maraqeh

Partenza per Maraqeh. Durante il tragitto, visita al Trono di Salomone (Takhte Soleiman), la cittadella Sasanide del III sec. d.C. situata a 2500 metri di altitudine.

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5- Maraqeh – Kandovan – Tabriz

Visita di Gombad-e Sorkh, monumento funerario del XII secolo.  Nel tragitto verso Tabriz visita di Kandovan, villaggio con le case scavate nella montagna. kandovan

6- Tabriz

Visita di Arg-e Alisha (la cittadella del periodo Timuridi), della Moschea Blu del XIII sec. e del giardino di El Goli. 

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7- Tabriz – Santo Stefano – Kaleibar

Visita della  Chiesa di San Stefano. Il monastero di Santo Stefano è un antico complesso della chiesa armena in Iran, situato circa 15 km a nord-ovest della città di Jolfa, nella regione dell’Azarbaijan occidentale. È stato inserito, nel luglio del 2008, nella lista del Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO assieme al Monastero di San Taddeo e alla Cappella di Dzordzor.

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8-  Kaleibar  – Sarein

Visita del castello di Babak Khorramdin dell’ 850 d.C i. Nel pomeriggio arrivo a Sarein, il più grande centro termale in Iran.

9- Sarein – Ardebil – Anzali

Visita di Ardebil, la città dei fondatori della dinastia dei Safavidi. Proseguimento verso Anzali, attraversando la gola di Heiran.

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10- Anzali – Masuleh – Rasht 

Visita del villaggio di Masuleh, sito Unesco. In serata arrivo a Rasht.

11- Rasht  – Teheran 

Partenza per Teheran. Lungo il tragitto, visita di diversi siti naturali.

12- Teheran – Milano

Al mattino presto trasferimento in aeroporto e partenza per Italia

QUOTA INDIVIDUALE :  EURO 2.490

SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA:  EURO 400

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Volo A/R Milano – Teheran con Iran Air e tasse aeroportuali.
  • Assicurazione medico/bagaglio.
  • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
  • 11 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4 stelle, colazione inclusa.
  • Trattamento di pensione completa, con cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
  • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
  • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
  • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
  • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • tasse consolari
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

 

ADESIONI ENTRO IL 4 GIUGNO 2016 CON CAPARRA DI 800 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO 

SALDO ENTRO IL 1° LUGLIO 2016

VOLANTINO AGOSTO IRAN 2016

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

Autunno in Iran

Il primo sguardo. Sarebbe bello poterlo rivivere per davvero, non solo filtrato dalla memoria. Come è stato, cosa ho visto la prima volta che sono venuto in Iran, ormai dieci anni fa? Ho l’immagine dei colori della gente dell’aeroporto di Mehrabad, dove si arrivava allora, quando non era ancora stato inaugurato l’Imam Khomeini. Non posso riviverlo, quello sguardo, ma posso provarci attraverso lo sguardo delle persone che arrivano in Persia per la prima volta. Per le quali, lo ammetto, provo sempre un po’ di invidia.

Rieccomi qui, a distanza di pochi mesi dall’ultimo viaggio. Anche questa volta accompagno un gruppo di turisti italiani. La volta scorsa eravamo all’inizio del ramadan, pochi giorni prima che lo storico accordo sul nucleare si concretizzasse. Adesso il destino vuole che la partenza avvenga all’indomani dei terribili attentati di Parigi, in un clima cupissimo di paura, destinato ancora una volta a rinfocolare le polemiche e i pregiudizi sull’Islam.

La Persia ci accoglie ancora una volta con discrezione e gentilezza, avvolta nei colori magnifici del suo autunno. Per qualche giorno saremo lontani dagli echi di odio e di paura che sconvolgono l’Europa.

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Da Paese paria ad oasi di stabilità nel Medio Oriente: strano davvero il destino dell’Iran. Adesso qualcuno afferma di essersi affrettato a vedere l’Iran prima che la globalizzazione lo renda omologato e “normale”. E pensare che invece fino a due o tre anni fa, i pochi che venivano qui dicevano di volersi sbrigare prima che una guerra ne cancellasse le bellezze. In un caso o nell’altro, sembra davvero che ci sia sempre bisogno di un alibi per venire in Iran.

Ashura è trascorsa da un paio di settimane, l’inverno non ha ancora conquistato l’altopiano. Sono giornate piene di luce, l’aria è tersa e frizzante. Così come l’atmosfera generale, per le strade, nei negozi, nelle parole della gente. Non si respira entusiasmo ma un’aria positiva, costruttiva.

In Iran in pochi mesi le cose possono cambiare rapidamente. Strade ricostruite, hotel nuovi, edifici in ristrutturazione. Le sanzioni non sono ancora state rimosse e il mattone continua a essere uno dei principali canali di investimento, quasi di “sfogo” del mercato interno.

Il Paese si sta aprendo all’esterno, lo si capisce da tanti piccoli cambiamenti intervenuti negli ultimi cinque mesi. Sembrano dettagli, ma sono importanti. Ci sono nuovi hotel e in molti siti turistici, accanto ai tradizionali bagni “alla turca”, ci sono le toilet all’occidentale. Guide e cataloghi vari sono distribuiti in più lingue rispetto a poco tempo fa. Gli italiani sembrano aver riscoperto l’Iran: dai 3.000 visti turistici nel 2011, si è passati ai 14.000 del 2014.

Ma perché gli italiani vanno in Iran? Cosa vengono a cercare, cosa rimane loro dopo un tour nelle città d’arte?

Una signora del mio gruppo, dopo aver visto Persepoli e Yazd, mi dice con un filo di voce:

Non avevo mai visto un Paese con così tanta storia. E’ una cosa che mi mette a disagio.

Strano sentirlo da una persona che vive in Italia. Ma forse a sorprendere e a stordire non è tanto la storia quanto la coscienza che l’Iran ha della propria storia, della propria identità, in un mondo sempre più globalizzato.

E allora arriviamo alla questione del momento: l’Iran è pronto ad aprirsi? E aprirsi a cosa? Ai consumi, agli investimenti, agli scambi. O è altro quello che ci si aspetta?

E’ tornata l’acqua nello Zayandeh Rud di Esfahan, Ce n’è molta di più rispetto a giugno, quando era possibile per i bambini giocare nel letto del fiume senza pericolo. Anche questo è un segnale di speranza, anche se si tratta di una soluzione temporanea: l’acqua ci sarà soltanto per un mese, poi il letto tornerà a essere secco a causa della decisione di deviarne il corso per irrigare le campagne di Yazd.

Certo è bello rivedere l’acqua correre sotto gli storici ponti di Esfahan: il Khaju è affollatissimo in un fredda sera di novembre, con tanto di gara di canto sotto le arcate, come vuole la tradizione.

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Pol e Tabiat, Tehran

Dai ponti storici di Esfahan al Pol-e Tabiat, il Ponte della natura, a Teheran. E’ qui che abbiamo deciso di far terminare il nostro tour. Siamo partiti dall’antichità di Persepoli e siamo arrivati al postmoderno della capitale. Il ponte della natura è un ponte pedonale a tre livelli, lungo 270 metri, che collega due dei sette grandi parchi della capitale, l’Ab-o Atash e il Taleghani. Al di sotto, corre non un fiume ma la superstrada Modarres, una delle grandi arterie di Teheran. Inaugurato nell’ottobre 2014, il ponte si basa sul progetto di Leila Araghian, architetto donna oggi 31 enne. Cinque anni fa, quando era ancora studente dell’Università Shahid Beheshti, vinse un concorso del comune per la progettazione di una struttura di collegamento tra due parchi separati da una strada a nord di Teheran.

Lei stessa ha spiegato:

Io non volevo fosse solo un ponte che la gente avrebbe usato per andare da un parco all’altro. Volevo che fosse un luogo di ritrovo per le persone, uno spazio per riflettere, non solo passare.

E infatti sul ponte ci sono ristoranti, caffè e aree salotto. Proprio come sugli antichi ponti di Esfahan ci sono le case da the. Costruito in quattro anni, il ponte ha ricevuto uno dei premi architizer A +, un concorso di architettura con sede a New York.

Un altro membro del gruppo ammette:

Grazie per averci portato qui. Un occidentale non penserebbe mai che a Teheran possa esserci un posto simile.

(Per sapere di più sul Ponte della Natura clicca qui).

Già, l’occidente. Fa uno strano effetto passare davanti all’ex ambasciata Usa in via Taleghani, oggi museo sulle attività di spionaggio degli americani. I murales più famosi di Teheran scivolano via in modo piuttosto anonimo. ignorati dai passanti e dalle persone che aspettano l’autobus sotto la pensilina poco distante da una delle torrette di guardia del vecchio “nido di spie”. Se mai gli Usa dovessero riaprire l’ambasciata a Teheran, sarà questa la sede? E che ne sarà dei murales e del museo? Non sono domande banali se si pensa quanto la retorica antiamericana sia servita – e serva tutt’ora –  a cementare la Repubblica islamica.

Ex ambasciata Usa
Ex ambasciata Usa

Poco distante dall’incrocio di via Taleghani con l’infinita Vali Asr (il viale lungo 20 chilometri che attraversa la città) sorge il centro computer Lotus. Quattro piani di delirio per i patiti di informatica: computer, smartphone, tablet delle marche più importanti. Gli iraniani sono affamati di tecnologia e gli investitori stranieri stanno correndo incontro a un mercato potenzialmente enorme.

In una vetrina, accanto a una memoria esterna, è stata posta una piccola copia del Corano. Da un negozio della Apple scorgo il ritratto del presidente Hassan Rouhani. Ora che ci faccio caso, è la prima volta in oltre due anni che vedo in un luogo pubblico una foto del presidente in carica. D’altra parte, anche del suo predecessore Ahmadinejad non si vedevano ritratti in giro. Le due icone “ufficiali” della Repubblica Islamica rimangono sempre Khomeini e l’attuale Guida Khamenei.

Poche centinaia di metri e siamo a Piazza Vali Asr dove campeggia una fotografia enorme intitolata “Storia di una bandiera”.

The story of a flag

Si tratta di un’opera di Seyed Ehsan Bagheri in cui la celebre foto risalente alla Seconda Guerra Mondiale, viene trasformata in un atto di denuncia contro gli Usa. Sotto la bandiera a stelle e strisce, c’è infatti un mucchio di cadaveri di palestinesi, siriani e vietnamiti, vittime tutte dell’imperialismo nordamericano. L’opera è stata installata in occasione della “Giornata Nazionale della lotta contro l’arroganza globale” che si celebra ogni 4 novembre, ricorrenza dell’occupazione dell’ambasciata Usa. Nulla di nuovo, verrebbe da dire. Eppure qui la retorica, filtrata attraverso il fotomontaggio,  sembra farsi meno diretta. Il messaggio è chiaro ma è come se uscisse da un libro di storia, come se arrivasse con meno forza, forse meno convinzione. Sembra cioè filtrato da una rappresentazione che non è più quella diretta, militane, del murale. Qui siamo già alla sublimazione della propaganda.

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Centro computer Lotus in Vali-e Asr

A cena al ristorante del nostro hotel ci imbattiamo nella squadra di pallavolo del Payakan, in cui milita anche Valerio Vermiglio, oggi 39enne, ex capitano della nostra nazionale. In mezzo a una schiera di ragazzoni, lo riconosco subito, perché è l’unico con le braccia tatuate e l’orecchino. Quando glielo dico, sorride compiaciuto e mi spiazza:

Eh già, sono l’unico civilizzato!

Poi comincia a parlare della sua esperienza in Iran.

Sono il contrario di noi. Tutto deve essere sempre una contrattazione continua, ci mettono le ore per salutarsi, anche tra amici. e poi non hanno rispetto per le donne, non hanno rispetto per nessuno.

In piena notte, a pochi chilometri dall’aeroporto Imam Khomeini, assisto a una scena surreale. Un mullah aspetta sul bordo dell’autostrada, solo, in un tratto quasi completamente buio. Non sembra affatto preoccupato, lì, nel deserto, al freddo e al buio. Tutto è simbolo e analogia, diceva Pessoa.

‘Il giardino persiano’, presentazione a Roma

Lunedì 21 dicembre alle ore 17.00 presso la Biblioteca Rispoli – piazza Grazioli, 4 – asi terrà la presentazione del libro “Il giardino persiano” di Chiara Mezzalama. Parteciperanno all’incontro Antonello Sacchetti giornalista e scrittore, Parisa Nazari  interprete e operatrice culturale con l’Associazione culturale italo-iraniana Alefba.

Il 21 dicembre nella notte più lunga dell’anno, il solstizio d’inverno, in Iran viene celebrata la festa di Shab-e Yalda e diverse sono le assonanze tra questa festività e il Natale cristiano.

Cogliamo questa coincidenza per festeggiare il Natale in Biblioteca con il pubblico, come è nostra tradizione, con una festa che vuole essere un interessante scambio culturale e anche il buffet, naturalmente, sarà un incontro tra sapori d’oriente e occidente.

In questo bel romanzo autobiografico (Il giardino persiano, e/o, luglio 2015), Chiara Mezzalama racconta l’estate del 1981 quando lei, non ancora decenne, raggiunse il padre, ambasciatore italiano a Teheran, insieme al fratello minore Paolo e alla mamma Elena.

Giardino Persiano- festa Yalda

Primavera in Persia

Dal 2 al 9 aprile 2016 un nuovo viaggio in Iran insieme ad Antonello Sacchetti e Davood Abbasi. Sette giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

CON CHI

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

QUANDO

Dal 2 al 9 aprile 2016

ITINERARIO

1° Giorno ROMA – SHIRAZ

Ritrovo all’aeroporto di Roma Fiumicino con la guida italiana e partenza per Shiraz via Istanbul. Arrivo e sistemazione in hotel.

2° Giorno SHIRAZ – PERSEPOLI – SHIRAZ

Visita di Persepoli e della necropoli di Naqshe Rostam. Nel pomeriggio rientro a Shiraz e visita della città (Mausoleo di Hafez, Moschea del Venerdì, ecc.)

3° Giorno SHIRAZ – YAZD

Partenza per Yazd e visita di Pasargade e della tomba di Ciro. Sosta ad Abarkuh per la visita del cipresso di 4.000 anni. Arrivo a Yazd nel pomeriggio e prime visite.

4° GIORNO YAZD – NAEIN – ESFAHAN

Visita alle Torri del Silenzio e al Tempio zoroastriano. Partenza per Esfahan. Lungo la strada visita di Naein. Arrivo nel pomeriggio e prime visite a Esfahan.

5° GIORNO ESFAHAN

Visita della bellissima piazza Naqshe Jahan, delle sue moschee e dei suoi palazzi. Nel pomeriggio visita quartiere armeno di Jolfa.

6° GIORNO ESFAHAN – NATANZ – KASHAN – QOM – TEHERAN

Viaggio verso la capitale. Durante il tragitto visite a Natanz, Kashan e Qom. Arrivo in serata a Tehran.

7° GIORNO TEHERAN

Visita al Golestan, all’Iran Bastan, al Museo dei Gioielli, al Pol- Tabiat, il nuovo “Ponte della Natura”.

8° GIORNO TEHRAN – ROMA

Nelle prime ore del mattino trasferimento in aeroporto e partenza per Roma.

QUOTA INDIVIDUALE :  EURO 2.090 

SUPPLEMENTO STANZA SINGOLA:  EURO 250

 

LA QUOTA COMPRENDE:

  • Volo Roma – Shiraz (Via Istanbul) e Teheran – Roma (via Istanbul) con Turkish Airline e tasse aeroportuali.
  • Assicurazione medico/bagaglio.
  • Tutti i trasferimenti in Iran, con mezzi di trasporto privati dotati di autista e aria condizionata.
  • 7 pernottamenti in camera doppia in alberghi 4/5 stelle, colazione inclusa.
  • Trattamento di pensione completa, con cena in hotel e pranzi in corso di escursione.
  • Visite ed escursioni indicate nel programma, compresi gli ingressi.
  • Guida/accompagnatore locale parlante italiano.
  • Tè, caffè e acqua durante i trasferimenti lunghi.
  • Codice d’autorizzazione del visto (esclusa tasse consolare).

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • tasse consolari
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

MINIMO 10 PARTECIPANTI

ADESIONI ENTRO IL 12 FEBBRAIO 2016 CON CAPARRA DI 700 € RESTITUITA IN CASO DI ANNULLAMENTO 

SALDO ENTRO IL 10 MARZO 2016

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

VOLANTINO PRIMAVERA IN PERSIA OK (1)

Radicalismi, censura, dialogo nei media e nelle società musulmane

Convegno organizzato da Reset-Dialogues on Civilizations nell’ambito del progetto Arab Media Report con il contributo del Ministero degli Affari Esteri.

 

Roma, 27 ottobre 2015
Sala Aldo Moro – Ministero degli Affari Esteri
Piazzale della Farnesina 1

10.00 Saluti di benvenuto

Armando Barucco, Luca Giansanti | Ministero degli Affari Esteri
Giancarlo Bosetti | Reset-DoC
10.15: Apertura dei lavori

Olivier Roy | Istituto Universitario Europeo
La strategia di comunicazione dello “stato islamico”

Sessione 1
ore 10.45-12.00

L’immagine dello “stato islamico” nei media arabi
La prospettiva araba sarà affiancata da una parallela indagine comparativa di quanto avviene nel contesto occidentale.

Fawaz Gerges | The London School of Economics
Differences and similarities: a comparison between Al Qaeda and IS media apparatus

Ursula Lindsey | The Arabist blog
Ridicule and satire, how ISIS targets Western and Arab audiences and the effects on the local societies

Donatella Della Ratta | Università di Copenhagen
L’immagine dello Stato Islamico nei media arabi

Chair: Francesca Corrao | Università LUISS Guido Carli

***

Sessione 2
ore 12.15-13.30

L’apparato mediatico iraniano tra la censura del regime e la creatività delle start-up
Lo sviluppo dei social media iraniani, che hanno peraltro accompagnato l’ascesa al potere del presidente Hassan Rouhani, e l’innovazione portata dall’arrivo del 3G e del 4G si scontrano con la censura governativa.

Gholan Khiabany | Goldsmiths, University of London

Antonello Sacchetti | Collaboratore Arab Media Report
Iran’s digital media landscape

Roberto Toscano | Ex ambasciatore a Teheran, collaboratore de La Stampa.

Chair: Azzurra Meringolo | Arab Media Report

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ore 13.30- 14.30
Buffet

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Sessione 3
ore 14.30- 16.00

I media turchi, da campo di battaglia a canale di soft power
La Turchia, paese ponte tra Europa e Oriente, con la produzione soap opera tradotte e diffuse con successo in arabo, è riuscita a presentarsi come una realtà vincente e attraente, anche se nell’ultimo quindicennio, alle aperture pluraliste si accompagnano pressioni minacciose sulla libertà di stampa.

Marco Ansaldo | Giornalista de La Repubblica

Joshua D. Hendrick | Loyola University Maryland
The politicization of Turkey’s domestic media landscape

Mustapha Akyol | Intellettuale e giornalista turco
How Majoritarianism Crushes Media Freedom

Collegamento Skype con
Marwan Kraidy, The Annenberg School for Communication, University of Pennsylvania
“From Neo-Ottoman Cool to Neo-Ottoman Kitsch: The Rise (and Fall?) of Turkey in Arab Media Space.”

Stefano Manservisi  | Capo di Gabinetto dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione Europea-Vice Presidente della Commissione Europea
Turkey in Europe: the door is still open?

Chair: Lea Nocera | Università di Napoli l’Orientale,  collaboratrice Arab Media Report

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L’incontro si terrà in lingua inglese
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È necessario accreditarsi all’indirizzo:
resetmag@tin.it

Iscrizioni aperte fino a esaurimento posti.

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Evento organizzato con un contributo del Ministero degli Affari Esteri

Responsabile del progetto: Giancarlo Bosetti | Direttore Reset-Dialogues on Civilizations
Consulenza scientifica del progetto: Nicola Missaglia
Coordinamento scientifico-editoriale progetto Arab Media Report: Azzurra Meringolo
Relazioni con i relatori: Elisa Gianni
Segreteria amministrativa e organizzativa: Letizia Durante

Download: Radicalismi e Censura MAE 27 ottobre 2015.pdf

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