Stallo o non stallo

Breve precisazione sul sito di Parchin, l’Iran e il nucleare

I titoli sono a senso unico: l’Iran impedisce agli ispettori AIEA di accedere al sito di Parchin, a sud est di Teheran. Primo errore: il sito viene definito “nucleare”, ma non lo è. Si tratta di una base militare in cui si testano esplosivi fin dagli anni ’50.

In base al Trattato di non proliferazione, gli ispettori AIEA non hanno il diritto di accedere a siti diversi da quelli ufficialmente dichiarati nucleari. Possono farlo solo nei Paesi che aderiscono al Protocollo addizionale del 1974. L’Iran non è tra questi Paesi. Nonostante ciò, dal 2003 al 2006 Teheran ha optato per un’adesione volontaria (non formale) a questo protocollo. E infatti nel 2005 gli ispettori dell’AIEA hanno visitato due volte il sito di Parchin.

Quando però, nel 2006, i colloqui col gruppo 5 + 1 entrano in una fase di stallo, l’Iran fa dietrofront e il parlamento non ratifica il protocollo addizionale. Scelte opinabili, ma assolutamente legittime alla luce del diritto internazionale.

Il direttore generale dell’AIEA Yukiya Amano ha detto che “deludente il fatto che l’Iran non abbia accettato la nostra richiesta di visitare Parchin durante la prima o la seconda missione”. L’inviato di Teheran presso l’Aiea, Ali Asghar Soltanieh ha invece parlato di colloqui caratterizzati da “cooperazione e comprensione reciproca”.

La saga continua.

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