Rassegna persiana/2

Si parla tanto di Iran. E (stavolta) non è una buona notizia. Gli articoli più interessanti di questa settimana

Si è parlato di Iran soprattutto a proposito di una possibile guerra con gli Usa. Cominciamo perciò la rassegna con un articolo di Luciana Borsatti su Huffington Post.

Sono giorni che sui media rullano i tamburi di una possibile guerra con l’Iran, e ogni giorno un nuovo allarme li fa rullare ancora più forte. Tanto forte che, assordati dall’effetto stereofonico di tanto sovraccarico mediatico, si rischia di dimenticare le domande di fondo: ma la guerra chi la vuole? Per quali cause e con quali obiettivi? Chi ha innescato l’escalation che potrebbe precipitare in un conflitto? Converrebbe davvero alle parti in causa aprire una nuova guerra in Medio Oriente? Leggi l’articolo

Una card da tempo sui social ironizza:
“L’Iran vuole la guerra: guarda quanto vicino hanno messo il loro Paese alle nostre basi militari”.

A proposito di regime change

Il cambio di regime a Teheran è uno degli obiettivi dichiarati della politica internazionale di Trump. Secondo Vali Nasr, anche gli iraniani vorrebbero un regime change, ma non è dello stesso tipo auspicato dai falchi dell’amministrazione Usa. Lo spiega in un articolo (in inglese) sul Washington Post

Il consigliere nazionale per la sicurezza Usa John Bolton

La costruzione del nemico

Alberto Negri ci ricorda sul Manifesto come certe dinamiche della politica estera americana non siano affatto inedite:

Come si costruisce un nemico? La narrativa che si vuole fa passare è che Teheran è una minaccia e gli Stati Uniti, con i loro alleati, Israele e Arabia Saudita, difendono, oltre al petrolio, il mondo libero. Come ai tempi in cui gli Usa montarono l’Operazione Aiace, il colpo di stato in Iran del ‘53 contro Mossadeq.

Ma da dove prendono le idee Pompeo, Bolton, Pence, gli uomini di Trump? Vennero forgiate più di 40 anni fa, prima della caduta dello Shah nel’79. Pompeo dichiara di rifarsi a Bernard Lewis, lo studioso di islam, ex agente dei Servizi britannici al Cairo negli anni’40, l’ispiratore dell’attacco all’Iraq nel 2003 per mano di Bush junior e di Dick Cheney.

Uno degli aspetti forse più interessanti della vicenda è ricostruire cosa accadde allora a Washington e come il copione si replica ora.

Leggi l’articolo

Tensione nel Golfo Persico

Nella pressoché totale indifferenza dei media italiani, la settimana è stata segnata anche da un serie di episodi piuttosto allarmanti: il sabotaggio di quattro petroliere al largo di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti e un attacco con droni che ha colpito due pozzi petroliferi in Arabia Saudita. Ne parla Annalisa Perteghella per ISPI.

A Teheran gli studenti manifestano

Nel frattempo gli studenti della più grande università di Teheran hanno manifestato contro l’inasprimento dei controlli sull’abbigliamento delle ragazze in occasione del ramadan. Le manifestazioni sono state disturbate da una contro manifestazione di persone (certamente non studenti) vicine ai basij, che sono entrate nell’ateneo cantando. “Dio è grande” (vedi tweet di seguito).

Non sono mancati momenti di tensione: un’immagine qui mostra un manifestante che prende a calci una donna in chador. Sebbene non siano state manifestazioni eclatanti, quando gli studenti iraniani si muovono, è comunque una notizia. Se ne parla in questo articolo (in inglese) su Al Monitor.


Giornalista, blogger, autore di diversi libri sull'Iran. Twitter: @anto_sacchetti

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