Renzi a Teheran

La Storia sa essere davvero curiosa. Era il 28 novembre 2012 e i due candidati alla segreteria del Partito Democratico, Luigi Bersani e Matteo Renzi, si affrontavano in un confronto televisivo in diretta su Rai Uno, moderato da Monica Maggioni.

Quasi alla fine arriva la domanda: “L’Italia rispetto allo scenario internazionale. Quali sono le questioni più urgenti?”.

Bersani: “Il punto di fondo è il problema israelo-palestinese. Ci sono due popoli, uno insicuro e l’altro umiliato, che non riescono a parlarsi. L’Europa deve fare la sua parte, gli Usa si sono allontanati. Domani all’Onu si vota sulla richiesta di Abu Mazen – ha detto Bersani – vedo che nel governo italiano c’è qualche titubanza. Noi dobbiamo votare sì, altrimenti avrà sempre ragione Hamas, non possiamo isolare Abu Mazen”.

Renzi: “Non sono d’accordo sul dare centralità assoluta al conflitto fra Israele e Palestina. Per me la madre di tutte le battaglie è la questione iraniana. Il voto di domani all’Onu poi, nasce da una serie di contraddizioni interne ai palestinesi”.

ARMAN EMRUZ

La primavera di Roma a Teheran

Ironia della Storia, tre anni e mezzo dopo è il governo Renzi a compiere uno storico riavvicinamento alla Repubblica islamica. Certo, l’operazione è figlia di una generale distensione seguita all’accordo sul nucleare del luglio 2015, ma va dato atto al governo italiano di aver saputo compiere finalmente una mossa di politica estera degna di questo nome. Tra la visita di Rouhani a Roma dello scorso gennaio e quella di Renzi ad aprile, si è rinsaldato un legame storico, culturale e commerciale, che si era molto indebolito negli ultimi anni, a causa principalmente di un totale appiattimento  delle posizioni di Roma sulla linea di Washington.

 

In questo momento, invece, gli accordi tra Italia e Iran (si parla di un valore complessivo di 3 miliardi di euro per i prossimi due anni) hanno anche un significato prettamente politico.

Come sottolineato da Nicola Pedde,

il vero nodo da sciogliere per lo sviluppo delle promettenti relazioni economiche con l’Iran ruota infatti intorno alla scarsa cooperazione sinora offerta dai principali istituti di credito internazionali nel sostenere lo sforzo delle imprese che intendono investire nella Repubblica Islamica.

L’Iran denuncia a gran voce l’ingerenza degli Stati Uniti nello scoraggiare le banche europee dall’intervenire in Iran, facendo presente i rischi connessi alla violazione delle sanzioni primarie tuttora in vigore ed imponendo l’adozione di complesse due diligence per verificare l’assenza di enti e individui inseriti nelle liste nominative abbinate alle disposizioni sanzionatorie.

Solo ieri il Segretario del Tesoro USA Jacob Lew aveva ribadito come gli Stati Uniti non consentiranno alcun accesso al sistema finanziario americano nell’ambito delle pur possibili operazioni con l’Iran, fugando in tal modo ogni possibile dubbio circa la possibilità di poter gestire contratti in dollari nell’ambito della ripresa delle relazioni economiche con Tehran.

I maggiori problemi saranno quindi connessi alle transazioni quotate in dollari, come ad esempio quelle petrolifere, e alla gestione dei grandi flussi finanziari necessari per dare avvio agli investimenti richiesti dalle aziende europee.

Secondo Tehran, tuttavia, le pressioni esercitate dal Tesoro degli Stati Uniti si sono spinte sino a ventilare l’ipotesi di possibili ritorsioni per quegli istituti di credito che – in considerazione delle dimensioni – possono essere penalizzati nei loro interessi connessi al sistema finanziario americano.

(…)

La scelta di Matteo Renzi di recarsi in Iran prima di qualsiasi altro leader europeo è senz’altro vincente, e riuscirà con ogni probabilità a dare ulteriore impulso al conseguimento di quel ruolo che l’Italia ha sempre voluto svolgere nel paese e che è riuscita in passato a conquistare solo in parte, in conseguenza della propria inerzia ma anche della manifesta opposizione di alcuni importanti partner europei, tra cui in particolar modo la Gran Bretagna, la Germania e la Francia.

 

I media iraniani, di tutte le tendenze politiche, hanno dato ampio spazio alla visita di Renzi. Arman Emruz accoglie la “primavera di Roma a Teheran”, Etemad parla di “risate post accordo” e persino Kayhan, organo della Guida, mette in prima pagina la foto di Renzi con Khamenei sottolineando la necessità dei Paesi europei di smarcarsi dalle politiche statunitensi.

Etemaad

Risate post JPCOA

In conclusione, possiamo dire che questo riavvicinamento rappresenta per il nostro Paese una grande opportunità, non solo economica, di provare finalmente a ricostruire un proprio ruolo autonomo in Medio Oriente.

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