Re Magi. Una storia persiana?

re magi

L’Epifania è senza dubbio una delle feste cristiane più popolari. Fino agli anni Settanta era in Italia la festa dei regali per antonomasia. I bambini aspettavano la calza della Befana più che i doni di Babbo Natale. Poi il modello anglosassone, trainato dalla globalizzazione dei costumi e dei consumi, ha imposto Santa Claus e fatto passare in secondo piano la vecchietta sulla scopa volante. Ma cosa si celebra il 6 gennaio?

L’Epifania

Per le Chiese occidentali, l’Epifania (dal greco, epiphaneía, manifestazione) celebra la rivelazione di Gesù bambino ai re Magi, che portano in dono oro (il regalo per i re), incenso (per il culto) e mirra (il balsamo per i defunti). Per le Chiese orientali, invece, l’Epifania è la festa del battesimo di Gesù e coincide con la celebrazione del Natale. In entrambi i casi, una festa importante, come si direbbe oggi. Eppure, tra i quattro vangeli canonici, soltanto quello di Matteo lo riporta.

La cronaca di Matteo

Un racconto essenziale, poetico nella sua semplicità.

“Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: ‘Dov’è il re dei Giudei che è nato?’ Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa. Entrati nella casa , videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono e aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra”.

Matteo non dice né che i magi fossero tre, né da quale Paese venissero. Non parla poi di una grotta, ma di una casa. Ma allora come facciamo a sapere che i magi si chiamavano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre? E perché li conosciamo come “re”?

I vangeli apocrifi

Una prima testimonianza più dettagliata viene dal Vangelo dell’Infanzia arabo siriano:

“Ora avvenne che, quando il Signore Gesù nacque a Betlemme di Giudea, ai tempi del re Erode, dall’Oriente vennero a Gerusalemme dei magi, come aveva predetto Zaratustra, e avevano con sé, come doni, oro, incenso e mirra: ed essi lo adorarono e gli offrirono i doni”.

Ecco un elemento in più, poco conosciuto, tra l’altro: la nascita del Messia (Saoshyans in persiano antico) era un evento previsto già dallo zoroastrismo (o mazdeismo), religione monoteistica praticata in Persia dal VII secolo a.C.

Più di tre?

Più dettagliato il racconto di un altro vangelo apocrifo, il Vangelo dell’infanzia armeno:

“Quando l’angelo aveva portato la buona novella a Maria era il 15 di Nisan, cioè il 6 aprile, un mercoledì, alla terza ora. Subito un angelo del Signore si recò nel paese dei Persiani, per avvertire i re magi che andassero ad adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre. In quel tempo il regno dei Persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’oriente, e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo, Melkon, regnava sui Persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli Indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli Arabi”. Lo stesso vangelo precisa che “i drappelli di cavalleria che li accompagnavano comprendevano dodicimila uomini: quattromila per ogni regno”.

Altro che magi solitari! Anche i doni sarebbero stati molto più copiosi:

“Melkon, il primo re, aveva mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino, e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio. Il secondo, il re degli Indi, Gaspar, aveva, come doni in onore del bambino, del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell’incenso e altri profumi. Il terzo, re degli Arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose,zaffiri di gran valore e perle fini”.

Natale in primavera?

In base a questa ricostruzione, Gesù sarebbe nato il 6 gennaio, data che le Chiese orientali festeggiano ancora come Natale. Fino al IV secolo, la scelta del Natale ricadeva su tre date: 28 marzo, 18 aprile e 29 maggio. La data del 25 dicembre venne imposta per sostituire il Natale alla festa pagana del Dies natalis solis invicti, che si celebrava appunto in occasione del solstizio d’inverno.

Mago o non mago

Mago è il sacerdote del culto zoroastriano. Ancora oggi, in Iran, ogni tempio zoroastriano è affidato a un mago che, tra i diversi compiti, deve far sì che non si spenga mai il fuoco sacro all’interno del luogo di culto. Tornando all’antichità, Erodoto indica come magoi i sacerdoti astronomi della religione zoroastriana, che erano anche ritenuti capaci di uccidere i demoni e ridurli in schiavitù. Pochi dubbi, dunque: i magi venivano dall’Iran. La tradizione cristiana ha poi identificato i tre magi come un bianco, un arabo e un nero, a rappresentare l’intera umanità in attesa della figura redentrice del Cristo.

Il racconto di Marco Polo

”In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò piú volte in quella cittade di quegli 3 re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano 3 re soppelliti anticamente”.

Così Marco Polo racconta nel Milione la visita alle presunte tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270.

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