Cosa è successo a Mosca tra Iran e 5+1

Ultime notizie sul nucleare iraniano. Nulla di fatto nei colloqui di Mosca. Vertice tecnico a Istanbul il 3 luglio

Il vertice di Mosca tra Iran e gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna più la Germania) sul nucleare iraniano, svoltosi a Mosca il 18 e 19 giugno, non ha prodotto nessun risultato. Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea e coordinatrice del 5+1, ha annunciato che un “gruppo di lavoro” si riunirà a Istanbul il 3 luglio per “capire più chiaramente qual è la posizione iraniana”. Dovrebbero poi seguire incontri ”a livello di segretari”, quindi di vice negoziatori, e poi un vertice tra la Ashton e il capo negoziatore iraniano Said Jalili.

Tempi e modalità di questi incontri sono tutti da decifrare. La sensazione è che l’appuntamento per il 3 luglio a Istanbul sia il modo per evitare la completa rottura dei negoziati avvenne nel gennaio 2011, a cui seguirono 15 mesi di stallo totale.

La Ashton ha parlato di “considerevole distanza fra le posizioni delle due parti”, ma ha ribadito la volotnà del gruppo 5+1 di “percorrere tutta la strada della diplomazia” per risolvere la crisi.

Jalili ha invece definito i colloqui di Mosca “più seri e realistici” dei precedenti e ha ribadito che non c’e’ motivo di dubitare sulla natura meramente civile e pacifica del programma nucleare iraniano colpito da sei risoluzioni dell’Onu da lui definite “illegali”.

Compiti a casa

Facciamo un passo indietro. Perché si è passati dall’ottimismo (quasi entusiasmo) del vertice di Istanbul del 14 aprile all’impasse dei vertici di Baghdad e Mosca? Gli iraniani si erano presentati già a Baghdad con un ventaglio di 5 proposte, comprendenti anche misure relative alla crisi in Siria. Dall’altro lato, non c’è stato nessun  passo in avanti. Non solo: gli iraniani accusano i 5+1 di non aver risposto alle ripetute richieste di un incontro preparatorio al summit di Mosca. Solo a pochi giorni dal summit la Ashton e Jalili erano riusciti ad avere un colloquio telefonico.

La scorsa settimana era circolata la voce che gli Usa sarebbero stati disponibili ad alleggerire le sanzioni se l’Iran avesse limitato l’arricchimento dell’uranio al 5% (e non al 20%) e avesse consentito nuove e maggiori ispezioni. Ma questa proposta non è mai arrivata: è rimasto il vecchio “prendere o lasciare”: rinuncia all’arricchimento dell’uranio, chiusura dell’impianto sotterraneo di Fordow e via libera alle ispezioni.

Teheran invece, come base di partenza, vuole un esplicito riconoscimento al proprio diritto di arricchimento a fini civili. E avrebbe gradito un alleggerimento delle sanzioni sui ricambi per la propria aviazione civile. Per la prima volta, negli ultimi giorni, i media iraniani parlavano di una possibile rinuncia di Teheran all’arricchimento dell’uranio al 20%  e in apertura del vertice, da Mosca era trapelato un cauto ottimismo.

Ma sono bastate poche ore per capire che non si sarebbe arrivati a nulla.

In questo contesto, l’unica certezza è che dal 1° luglio scatta anche l’embargo dell’Ue sul petrolio iraniano.

Evidentemente Usa e 5 + 1 vogliono stringere ancora di più il cappio al collo dell’economia iraniana, credendo di avere così maggiore potere contrattuale.

 

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