Nucleare. La Francia frena

Vertice di Ginevra

Niente accordo sul nucleare iraniano. “Non ancora accordo” o “niente più accordo”? Questo lo sapremo soltanto dopo il 20 novembre, quando 5+1 e Iran si incontreranno di nuovo a Ginevra per cercare di formalizzare un’intesa che pareva ormai raggiunta.

Il vertice sarebbe dovuto dure due giorni e ne è durata quasi quattro. Con una no-stop sabato 9 novembre di quasi 16 ore filate. L’arrivo dei ministri degli Esteri lasciava pensare che l’accordo fosse raggiunto. Uno dopo l’altro erano infatti atterrati in Svizzera Javad Zarif, John Kerry, il francese Laurent Fabius e il russo Sergei Lavrov. Mancavano solo i cinesi, giunti comunque in serata, quando l’esito del vertice era già in bilico.

È stato Fabius a impedire che il summit si chiudesse con la presentazione alla stampa di un testo ufficiale di accordo. I dettagli non sono stati resi noti, ma, da quello che è trapelato, pare che l’impuntatura della Francia riguardi la gestione delle scorte di uranio già arricchito in possesso dell’Iran. Gli iraniani sarebbero disponibili a trasferirlo all’estero, ma non si sarebbe arrivati a definire le modalità di gestione e trasferimento. Secondo altre fonti, la Francia si sarebbe opposta per impedire il completamento della centrale di Arak.

Qualunque sia stato il motivo del contendere, la Francia ha di fatto sparigliato le carte, suscitando non poco nervosismo tra lo stesso gruppo 5+1. Le parti hanno cercato un’intesa fino alla fine, rinviando per ore con una conferenza stampa che si è svolta all’una di notte.

La Francia – che non perdona agli Usa il dietrofront sulla Siria di un paio di mesi fa – si sta proponendo come punto di riferimento per Israele e Arabia Saudita in un Medio Oriente che sarebbe completamente ridisegnato, da un punto di vista geopolitico, da un eventuale riavvicinamento tra Usa e Iran.

L’aver fissato un nuovo vertice a così breve termine, indica tuttavia che Usa e Iran vogliono arrivare a un accordo in tempi stretti. Anche perché, come ricordato dal presidente iraniano Hassan Rouhani, in questa situazione contano moltissimo i tempi. Oggi esistono le condizioni per un accordo: domani potrebbe essere troppo tardi.

La volontà politica c’è: ne è un esempio il tweet di endorsment della Guida Khamenei della notte tra l’8 e il 9 novembre: una foto dei colloqui di Ginevra con la scritta. “Questi negoziatori sono figli della Rivoluzione”. Chiara dimostrazione di un appoggio pieno alla trattativa.

Il 10 novembre Khamenei ha commentato il mancato raggiungimento dell’accordo con due tweet polemici contro la Francia.

Francia che è invece osannata negli Usa dalla lobby filo Israele e dalla destra repubblicana, da sempre contraria a un accordo.
Intanto a Teheran è stato ucciso in un agguato il vice ministro dell’Industria Safdar Rahmatabadi.

Cominciano dieci giorni che potrebbero cambiare il mondo. Saranno dieci giorni molto lunghi.

1 Comment

  1. al parlaqmento Rouhani fa il muso duro sulle linee rosse e i principi. Riflette quello che bolle sotto e che il governo non ha la carta bianca, ma l-ultima sua frase è quella essenziale, che … è nell’interesse di ambo i lati. Quali interessi? L’apertura ufficiale dei mercati iraniani? L’arrivo dei giganti del petrolio? La facenda del lago di Urmia è già contrattata con una ditta straniera, per portare l’acqua dal Caspio a Urmia. Troppo intelligenti. Ma è un segnale. La quantità abnorme dei Lamborghini, Maserrati e simili è solo un segno della pressione per una integrazione capitalista, nell’interesse dell’industria dei paesi imperialisti. Non c’è da dimenticare il comportamento francese nei riguardi di Gheddafi e della Libia e dell’Italia stessa. Gheddafi disse agli iraniani di non fare come ho fatto io. é vero quel che scrive Sacchetti, il problema è la Siria. E la Francia, sul punto di intervenire nuclearmente contro l’Egitto di Nasser quando egli bloccò il Canale di Suez, o nel Vietnam, in Algeria ecc. non ha cambiato granchè del suo impeto imperialista. Nemmeno gli Usa, ma questi vorrebbero salvare quel che si può della primavera araba fortemente sottosopra. Non è il nucleare. Il segnale iraniano non è Zarif, è Nahavandian, il primo consigliere di Rouhani e il capo della Camera del commercio, che pare abbia iniziato le trattative per una collaborazione con la Camera del Commercio americano. E, Zanghene, che chiude agli imprenditori petroliferi iraniani, e ci sono scioperi e contestazioni operaie del settore, per aprire alle sette sorelle. forse la fetta francese non è stata apetibile.

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