Nucleare: così parlò Khamenei

A una settimana dalla fine di colloqui di Losanna, Khamenei ha finalmente detto la sua. L’occasione è stata un discorso ufficiale a un incontro con i panegiristi. Di fronte a una platea di così fini cultori della retorica, la Guida non ha usato giri di parole.

E’ stato un discorso al mondo, non solo interno, lo dimostra il fatto che il suo staff abbia annunciato il live tweet un’ora prima dell’inizio.

 

Cosa ha detto Khamenei?

Ha, in sostanza, raffreddato gli entusiasmi post Losanna: “Non posso essere né pro né contro l’esito dei recenti colloqui: non è stato raggiunto alcun accordo e non è stato assunto alcun impegno vincolante”.

 

Il diavolo è nei dettagli

Come dire: non ci siamo ancora.  Si giocherà tutto nei dettagli, dove potrebbero esserci delle trappole. E’ troppo presto per congratularsi. Non è ancora nemmeno chiaro se si arriverà o meno a un accordo.

 

A proposito del factsheet degli Usa

Khamenei è tornato sul factsheet pubblicato dal Dipartimento di Stato Usa poco dopo la conclusione del vertice di Losanna. La Guida si dice preoccupata del fatto che la controparte possa mentire e non mantenere le promesse. E il documento pubblicato sul sito del Dipartimento di Stato Usa – secondo Khamenei – contraddice quanto accordato nel vertice.

E’ però vero che Khamenei ribadisce più volte la fiducia al team di negoziatori iraniani.

Via le sanzioni, subito

Khamenei riprende quanto affermato dal presidente Rouhani in un discorso televisivo poche ore prima: tutte le sanzioni dovranno essere rimosse quando l’accordo sarà raggiunto. Se la rimozione delle sanzioni dipende da un altro processo, allora perché abbiamo cominciato a parlare?

 

 

La Guida poi rimarca ancora una volta il carattere pacifico del programma nucleare e rivendica i successi della ricerca tecnologica iraniana.

 

Un freno alle ispezioni

Khamenei frena anche sulle ispezioni “non convenzionali”: non possono assolutamente compromettere la sicurezza nazionale.

Tuttavia…

Ma se gli Usa evitano comportamenti non condivisibili – sostiene Khamenei – la cooperazione potrebbe proseguire su altri temi. Un’apertura implicita sulla possibilità di intesa anche per altre crisi, ad esempio in funzione anti ISIS? Khamenei non dice altro.

Sulla crisi in Yemen

La Guida passa poi alla crisi nello Yemen, scagliandosi con toni molto duri contro l’Arabia Saudita. Parla di “genocidio”, simile a quello perpetrato da Israele contro i palestinesi.

 

Dopo una settimana di silenzio, Khamenei si riprende la scena, dettando delle condizioni molto chiare sulla politica estera iraniana. Sulla quale, vale la pena ricordarlo, per la Costituzione del suo Paese, è lui ad avere l’ultima parola.

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