Morte di un poeta. Punto

Morte di un poeta

Traduzione di un articolo originale di Peyman Majidzadeh per Arseh Sevom.

Ci sono momenti in cui la spada è più potente della penna e il 29 gennaio è stato così. Due arabi ahwazi sono stati giustiziati senza preavviso, senza la possibilità di dire addio ai propri cari. Il loro crimine: inimicizia contro Dio. Questa analisi riguarda la politica, le sanzioni, le scuse, e le esecuzioni.

A proposito di sanzioni

La scorsa settimana l’Ufficio di Controllo degli Asset Stranieri (OFAC) degli Stati Uniti ha pubblicato la nuova lista delle Specially Designated Nationals (SDN). L’elenco comprende gli individui e le società possedute o controllate , o che agiscono per conto o a nome di paesi target e individui e gruppi non riconducibili a specifici Paesi. Una semplice ricerca rivela che nel documento la parola ” Iran ” si ripete 5.066 volte.

OFAC ha anche pubblicato la nuova lista degli Evasori delle sanzioni estere (FSE) che include individui ed entità straniere che hanno violato le sanzioni su “Siria o Iran “. Interessante notare come Iran e Siria siano considerati come un “pacchetto”.

Francia e Iran sono in procinto di riprendere interazioni commerciali, sebbene il segretario di Stato americano John Kerry abbia ammonito le società francesi sulla questione.

Iran e Israele, strani incroci

In una conferenza sulle energie rinnovabili che si è tenuta il 18 e 19 gennaio ad Abu Dhabi, i rappresentanti di Iran e Israele sedevano a pochi metri l’uno dall’altro. Allo stesso modo, il ministro della Difesa israeliano Moshe Ya’alon non ha lasciato la sala quando Zarif ha tenuto il suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. Sono eventi significativi nelle relazioni internazionali, se teniamo conto della storia recente.

Un poeta impiccato

Il 29 gennaio 2014, due arabi ahwazi sono stati giustiziati in Iran in quanto “nemici di Dio”. Uno di loro, Hashem Shabani, che era un poeta, è riuscito a far uscire lettere e poesie fuori dal carcere .

Una notte con onde scure del terrore
Imposto sul nascere, fermo
Ma ogni volta che sto leggendo le rondini
Il rilascio è migliore dei lacci , e basta
Il mondo si sveglia con il vento che cresce
E poi la storia punto, punto, punto.

Diritti umani, violazioni e polemiche

Dichiarazioni Usa sulle violazioni dei diritti umani in Iran sono ormai uno standard nella politica estera degli Stati Uniti. Recentemente, la milizia Basij ha pubblicato un rapporto sulle violazioni dei diritti umani negli Stati Uniti. Si accusano gli States di usare i diritti umani come strumento per fare la guerra in altri paesi, mentre gli stessi diritti sono violati a casa loro. Tra le accuse, condanne a morte, violazione dei diritti dei detenuti, discriminazioni razziali, violazione del diritto alla privacy, mancanza di libertà di parola , violazione dei diritti delle popolazioni indigene.

Sembra che il rapporto sia l’inizio di un programma a lungo termine volto a rispondere alle accuse dell’Occidente all’Iran. Il Tenente Comandante Ahmad Esfandyari ha detto che i Basij hanno pianificato di istituire un sistema per registrare i casi di violazioni dei diritti umani da parte dell’Occidente. Potrebbero in effetti fare riferimento agli attivisti occidentali che pur occupandosi di dei diritti umani possono camminare per le strade liberamente. In realtà , non c’è nulla nel rapporto sulle violazioni degli Stati Uniti che non sia già stato segnalato da attivisti statunitensi. Se i Basij accettano la sfida, potrebbero cominciare col garantire la libertà agli attivisti iraniani.

Il Segretario del Consiglio iraniano per i diritti umani Mohammad Javad Larijani ha detto in una cerimonia tenutasi all’Università di Teheran per presentare il rapporto :

“L’Iran è la più grande democrazia del Medio Oriente, ma gli alleati dell’Occidente nella regione non hanno nemmeno gli elementi basilari di democrazia, e questo dimostra quanto siano ingannevoli le affermazioni dell’Occidente sulla democrazia”.

Tra gli elementi che caratterizzano un paese democratico c’è la responsabilità del potere rispetto al suo elettorato, valore spesso ignorato dalle élite al potere in Iran. I presidenti spesso vanno in onda a riferire su come hanno mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale, ma spesso la realtà viene manipolata.

Le scuse di Rouhani in tv (sull’economia)

Per mercoledì 5 febbraio era fissata un’intervista televisiva al presidente iraniano Hassan Rouhani, per fare un bilancio dei suoi primi sei mesi di governo. L’intervista è però andata in onda con un ritardo di oltre 90 minuti. In questo lasso di tempo, l’account twitter di Rouhani ha postato un tweet che ha scatenato una marea di reazioni sul social network:

Il capo della tv della Repubblica Islamica dell’Iran Zarghami ha impedito una discussione dal vivo con persone su # IRIB1 che era prevista un’ora fa.

“Che cosa sta succedendo?” Si sono chiesti i cittadini iraniani e soprattutto i cittadini della rete . Subito dopo il tweet l’Agenzia degli studenti iraniani (ISNA ) ha scritto che l’intervista televisiva di Rouhani non sarebbe stata trasmessa per decisione di Zarghami . Successivamente, è stato rivelato che il motivo sarebbe stato un disaccordo tra Rouhani e Zarghami sugli ospiti della trasmissione. L’ufficio di Rouhani avrebbe preferito la giornalista riformista Sonia Pouryamin come ospite. La squadra di Zarghami aveva invece scelto l’intransigente Kazem Rouhani-Nejad notoriamente vicino all’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad.

Presidenti e media: un rapporto a corrente alternata

Gli Iraniani ricordano i problemi che l’ex presidente riformista Mohammad Khatami ebbe con l’IRIB durante i suoi otto anni di mandato. Problemi mai avuti dal conservatore Mahmoud Ahmadinejad. Ora i problemi riemergono dopo appena sei mesi dall’insediamento di un altro presidente semi – riformista. Chiunque può rendersi conto del comportamento ipocrita che l’IRIB ha con diversi presidenti. Ricordiamo che il capo dell’IRIB è nominato direttamente dalla Guida.

Quando l’intervista è stata finalmente trasmessa, la prima frase di Rouhani è stato un evento raro nella storia post – rivoluzione iraniana: ha infatti chiesto scusa. Chiunque abbia vissuto in Iran dopo la Rivoluzione islamica sa che i funzionari iraniani trovano difficile – se non impossibile – chiedere scusa. Per il resto della sua intervista, Rouhani ha delineato i suoi successi e i piani futuri . In una parte importante del suo discorso , Rouhani ha promesso assistenza sanitaria a tutti gli iraniani nei prossimi quattro anni, lanciando un hashtag dal suo account Twitter dal nome #RouhaniCare.

Sorprendentemente, l’intervista includeva ancora delle scuse per l’attuazione inadeguata del programma di distribuzione alimentare del governo che ha causato difficoltà ad alcuni. È bene che le scuse entrino nella politica dell’Iran. Non risolvono alcun problema nel breve termine, ma elevano la dignità e promuovono la responsabilità. Speriamo tutti che queste scuse portino ad azioni appropriate nel medio e lungo termine.

Articolo originale di Peyman Majidzadeh per Arseh Sevom.

Peyman Majidzadeh sta attualmente conseguendo il dottorato di ricerca in politica, diritti umani e sostenibilità in Italia. Il suo focus è sulle sanzioni contro l'Iran.

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