L’Iran, di riflesso

Nelle ultime settimane di Iran si è parlato quasi esclusivamente “di riflesso”. Per il massacro dei pellegrini della Mecca (24 settembre) e per gli sviluppi della crisi in Siria. Si tratta di due situazioni in un certo senso parallele, che vedono Teheran confrontarsi a distanza con l’Arabia Saudita. Una guerra fredda che difficilmente troverà una soluzione a breve ma che per il momento non rischia di sfociare in un confronto armato diretto. Troppe le conseguenze, sia per Teheran sia per Riyahd, di un conflitto aperto.

Resta il fatto che il conflitto continua a combattersi a distanza, in Yemen e in Siria. E se il presidente Rouhani insiste sulla necessità di trovare soluzioni diplomatiche alla crisi, dalla Guida Khamenei arrivano parole più minacciose nei confronti dei sauditi.

Khamenei ha anche posto un serio altolà alla possibilità di estendere il dialogo con gli Stati Uniti ad altre questioni. In particolare, durante un discorso del 16 settembre, la Guida ha lanciato dei segnali molto duri contro le “infiltrazioni culturali ed economiche” del nemico. Prontamente rilanciati dal suo staff in due tweet, due affermazioni in particolare ci sembrano significative:

I nemici promettono che l’Iran sarà completamente diverso nel giro di 10 anni; non dobbiamo permettere che nella mente del nemico ci sia spazio per simili intenzioni e idee.

E ancora:

Le infiltrazioni del nemico rappresentano una grande minaccia per l’Iran. Le infiltrazioni economiche e per la sicurezza sono meno importanti di quelle mentali, culturali e politiche.

 

Sembra quasi un testamento politico, molto breve e non paragonabile a quello lasciato da Khomeini nel 1989. Ma il messaggio è chiaramente rivolto all’interno del regime: ora che l’Iran sta per essere “sdoganato”, quanto meno a livello commerciale, non pensate di lasciarvi globalizzare, o farete una brutta fine.

In questo senso vanno lette le chiusure piuttosto dure arrivate negli ultimi giorni da Teheran su altre questioni. Innanzitutto la condanna per spionaggio di Jason Rezaian, capo della redazione del Washington Post a Teheran, in carcere senza un’accusa precisa da oltre un anno. La vicenda è ancora piuttosto confusa: fino a pochi giorni fa trapelava un cauto ottimismo e adesso non si conosce nemmeno l’entità della pena.

Il governo di Teheran ha inoltre annunciato che boicotterà la Buchmesse, la Fiera del Libro di Francoforte, dato che il discorso inaugurale sarà tenuto da Salman Rushdie, lo scrittore colpito nel 1989 dalla fatwa di Khomeini che lo condannava a morte per i Versetti satanici, libro ritenuto blasfemo.

Episodi che sembrano stridere con i segnali di apertura provenienti da Teheran negli ultimi mesi.

Al di là di questo, da segnalare che il parlamento iraniano ha approvato un progetto di legge che permetterà al governo di ratificare con urgenza l’accordo nucleare raggiunto tra Teheran e il Gruppo 5+1 lo scorso 14 luglio. Non sono comunque mancati momenti di grande tensione tra parlamentari e rappresentanti del governo, con urla, minacce e colluttazioni.

Secondo una mozione firmata da 75 deputati , l’amministrazione iraniana deve perseguire attivamente la politica sul disarmo nucleare globale. Le visite degli ispettori dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) dovranno essere effettuate nel quadro delle norme internazionali rispettando la sicurezza nazionale dell’Iran. Il documento richiede inoltre al governo di tutelare al massimo le informazioni militari e di sicurezza del Paese e di proibire assolutamente accesso dell’AIEA ai siti militari .

 

Aggiornamento

Martedì 13 ottobre il parlamento iraniano ha ratificato l’accordo sul nucleare: i voti a favore sono stati 161, i contrari 59 e 13 gli astenuti. La sessione è durata appena 20 minuti.

 

arma-e emrooz aftab-e yazd

1 Comment

  1. Pingback: Poco rumore per molto

Lascia un commento

*

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.