Le rose di Persia

Nove  racconti di nove scrittrici. Nove storie, nove diversi stili, nove diverse idee di letteratura. Le rose di Persia. Nove racconti di donne iraniane, curata da Anna Vanzan, riassume tra titolo e sommario il senso di un lavoro prezioso che merita di essere conosciuto anche da chi non ha a che fare, in vario modo, con la cultura della Persia contemporanea.

Perché il rischio è sempre in agguato quando si parla di Iran e di donne: sembra quasi impossibile parlare “solo” di letteratura, quasi che i libri, le storie e chi le scrive, siano in fondo poca cosa. Si finisce quindi a parlare di diritti (giustissimo, per carità), di battaglie civili e di obiettivi politici. E ci si dimentica quasi delle storie.

Che in questo caso sono invece diversissime tra loro. Si va dalle atmosfere minimaliste di Nahid Tabataba’i, col suo Zarringol, all’ironia “politica” di Belqis Soleimani e la sua Giornata dell’aria pura, dallo stile quasi “classico” di una maestra come Simin Daneshvar col suo A teatro, all’affascinante Scomparsa di una persona ordinaria, racconto di Tahereh ‘Alavi tradotto da Anna Vanzan direttamente da un manoscritto donatole dall’autrice. Senza citare gli altri cinque racconti e senza fingere false “equidistanze”, quest’ultimo è il racconto che mi è piaciuto di gran lunga più di tutti.

Solo una breve postilla, un estratto da un’intervista rilasciata da Anna Vanzan:

(…) La letteratura è l’Arte per eccellenza, da sempre, in Iran. La Rivoluzione ha creato il bisogno di letteratura nuova, di testi in cui i lettori (e le lettrici) potessero ritrovarsi. La letteratura è una sorta di agone in cui gli iraniani e le iraniane possono discutere idealmente: sono sorte scuole di scrittura, e il successo di pubblico ha spinto nuove scrittrici a presentarsi alla ribalta.

 

 

Giornalista, blogger, autore di diversi libri sull'Iran. Twitter: @anto_sacchetti

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