Iran Talks

Iran Talks Vienna

Il 24 novembre 2014 scade l’accordo ad interim sul nucleare stipulato tra Iran e Gruppo 5+1 un anno fa. Il 18 novembre si apre a Vienna una nuova e decisiva sessione di colloqui, preceduta da un summit di due giorni in Oman tra il 9 e il 10 novembre, conclusasi – almeno ufficialmente – senza progressi effettivi.

Ecco il diario dei colloqui:

24 novembre

Colazione (nel senso di breakfast) di lavoro tra ministri degli Esteri di Iran e Cina. E’ il primo appuntamento di una giornata che si preannuncia lunghissima. In un tweet molto pragmatico, la Guida Khamenei dice in sostanza: se l’accordo arriva bene, altrimenti il Paese continuerà sulla sua strada.

      La voce del giorno parla di un rinvio dei negoziati a dicembre in Oman.    Schema di una possibile soluzione:

Nel primo pomeriggio arriva la conferma della voce che circolava già dalla domenica: l’accordo ad interim viene esteso al 1° luglio 2015. L’Iran riceverà 700 milioni di dollari al mese come anticipo sui 100 miliardi di dollari congelati.

 

Finale di partita:

Uno dei tweet di Rouhani a vertice concluso:

 

Il quotidiano riformista Shargh titola: “Estensione di speranza”.

 23 novembre La stampa conservatrice iraniana definisce l’accordo “impossibile”. Il Dipartimento di Stato Usa invita a considerare questi messaggi con cautela. Il programma della giornata prevede nuovi incontri tra Usa e Iran. La sensazione è che Tehran voglia arrivare a un accordo politico di massima entro il 24 per poi fissare i dettagli tecnici in seguito.   Per tutta la domenica si alternano cronache più o meno attendibili. Sui social media, molti iraniani propendono all’ottimismo. Più scettici gli osservatori europei e americani. La partita è sempre più a due, tra Zarif e Kerry. Per lunedì mattina è prevista una telefonata tra il presidente iraniano Rouhani e il presidente russo Putin.   Domenica sera Rouhani posta una foto emblematica sul suo account Instagram: “Omid”, “Speranza”.

A photo posted by Hassan Rouhani (@hrouhani) on

 Mentre il segretario di Stato Usa John Kerry twitta:

  22 novembre   Dietrofront nella notte: Zarif e Kerry non partono più, ma rimangono entrambi a Vienna e si incontrano in un vertice di due ore. Il gruppo 5+1 avrebbe formulato una nuova proposta all’Iran, i cui dettagli non sono stati resi noti. La notizia è stata riportata dai media di Stato iraniani, nonostante la smentita da parte dello stesso ministro degli Esteri Zarif. Al di là di queste schermaglie, Teheran starebbe valutando questa proposta, con l’obiettivo di arrivare a un accordo entro il 24. Il vertice entra nel weekend decisivo, a soli due giorni dalla scadenza dell’accordo ad interim.

        Note ai margini della Storia. Uno studente iraniano che vive negli Usa lancia questo augurio via Twitter:

    21 novembre   Voci non confermate sostengono che Zarif sarebbe pronto a tornare in Iran per consultarsi sui negoziati ad avere – eventualmente – il via libera a sottoscrivere un accordo. Durante la preghiera del venerdì l’ayatollah Jannati ,capo del Consiglio dei Guardiani, ha ammonito i negoziatori iraniani a non “accettare umiliazioni da parte degli Usa”. Arriva a Vienna il ministro degli Esteri della Francia Laurent Fabius.

        20 novembre    Scendono le quotazioni circa il raggiungimento di un’intesa entro il 24 novembre. Fonti diplomatiche britanniche parlano di un probabile nuovo rinvio. Fonti iraniane escludono invece un nuovo accordo ad interim. In serata arriva a Vienna il segretario di Stato Usa John Kerry.   19 novembre   Secondo giorno di negoziati. Secondo il ministro degli Esteri iraniano Zarif, che l’accordo si faccia o meno, “il 24 novembre sarà comunque il giorno della vittoria nazionale”. Come dire: l’Iran farà di tutto per arrivare a un accordo, ma non svenderà la propria dignità. Il segretario di Stato Usa John Kerry rimanda l’arrivo a Vienna (da Londra) prevista per oggi. Giovedì 20 sarà a Parigi per incontrare l’omologo francese Laurent Fabius e si parla anche di un secondo incontro col ministro saudita Saud al Feisa.   18 novembre   Si apre il nuovo round di colloqui a Vienna. Il clima è moderatamente ottimista.

     17 novembre Suscita curiosità l’imprevisto viaggio di un solo giorno del ministro degli Esteri di Oman a Teheran. Visto il ruolo giocato dal sultanato nel dialogo tra Usa e Iran, molti osservatori ipotizzano uno scambio di messaggi tra le parti prima dell’avvio dei negoziati a Vienna.   16 novembre   Nessuna novità di rilievo, ma hanno suscitato interesse le parole del viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov a margine degli incontri al G20 in Australia:

Iran e 5+1 non sono mai stati così vicini a un accordo. C’è tutto il tempo di raggiungerlo dal 18 (giorno dell’inizio del vertice a Vienna) al 24 novembre. Bisogna solo vedere se a Teheran e Washington verranno prese le decisioni necessarie.

Significativa anche l’intervista rilasciata a Marina Forti dall’ex ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, una dei firmatari di una lettera diffusa dall’European Council on Foreign Relations che invita le parti al compromesso . Secondo Bonino,

un accordo in grado di affrontare in maniera pacifica ed efficace i timori degli E3+3 sulla proliferazione nucleare iraniana e di rispettare, allo stesso tempo, la sovranità e le legittime aspirazioni iraniane, è davvero a portata di mano.

14 novembre   Continua a essere molto vivace l’account Twitter di Khamenei. Vivace e polemico con gli Stati Uniti e l’Occidente. In un tweet, ricorda come l’Iran sia stato vittima delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, nel silenzio pressoché totale di tutto il mondo.

  In un video su Youtube – sottotitolato in inglese –  ribadisce il diritto dell’Iran a proseguire con il proprio programma nucleare.   Con l’avvicinarsi del 24 novembre, nessun messaggio è casuale.   [divider] [/divider]   11 novembre   In questo apparente stallo, spiccano due tweet del 10 novembre con cui la Guida Ali Khamenei esprime il pieno sostegno ai colloqui e ribadisce i punti cardine della diplomazia iraniana.

Nei giorni passati si era diffusa la voce che al vertice in Oman avrebbe partecipato Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida sulla politica estera. L’indiscrezione aveva alimentato l’ipotesi che un accordo fosse ormai imminente. Velayati non ha poi partecipato al vertice.   Intanto, mentre l’accordo non è ancora raggiunto, si sprecano le analisi in vista della possibile fine delle sanzioni.  Ecco un esempio:  

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