Iran. Non solo un programma nucleare

Convegno Iran

«Non sta a noi dire se il velayat-e faqih sia legittimo o meno, se la Repubblica islamica sia il sistema migliore per l’Iran: spetta agli iraniani! Troppo spesso i giudizi sull’Iran sono condizionati da un profonda sfiducia nei confronti degli iraniani. Come se la soluzione ai problemi del Paese non possa che venire da fuori. E questo non è giusto. Nella società persiana ci sono molte più risorse di quante si pensi comunemente». L’intervento finale del senatore Pietro Marcenaro, Presidente della Commissione parlamentare per i diritti umani, è forse il contributo più interessante del convegno Iran. Non solo un programma nucleare. La crisi sociale, economica e la questione dei diritti umani, tenutosi il 30 gennaio presso l’Associazione della Stampa Estera in Italia.

Marcenaro ha inoltre sottolineato come probabilmente in Italia si abbia una percezione inesatta delle elezioni presidenziali di giugno: «Al momento non sembrano esserci i presupposti per una partecipazione come quella del 2009. Probabilmente sarà un passaggio importante ma non come lo fu quattro anni fa». Ha poi ribadito la sua posizione anche sui diritti umani: «Avevo lavorato con l’ambasciata iraniana per una missione in Iran della commissione: ne sono convinto, non c’è altra via che quella delle relazioni».

Il convegno era iniziato con qualche confusione del senatore Marco Perduca che per due volte aveva parlato di “candidati al parlamento iraniano”, quando in Iran per il majles si è votato l’anno scorso, mentre a giugno ci sono le presidenziali.. Ma va bene, questo sembra offrire il convento e tutto sommato c’è di peggio.

È però evidente la differenza, anche al tavolo del convegno in questione, tra chi in Iran c’è stato e chi ne parla senza averci mai messo piede. Anche chi è intervenuto sui diritti umani e sulla libertà d’opinione, con tutta la buona volontà e la buona fede del mondo, ha detto cose giuste e condivisibili. Ma chi – iraniano o italiano – in Iran c’è stato, ha sempre uno sguardo diverso, più vicino alla realtà delle cose e al cuore delle persone.

Alberto Negri ha fornito un quadro catastrofico dell’economia iraniana. Oggi Teheran esporta il greggio principalmente in 4 mercati: Cina, Corea de Sud, Giappone e India. Con l’oro nero si paga tutto; se ci sono problemi nella distribuzione del greggio, ne risente tutta l’economia nazionale. Oggi l’inflazione reale è intorno al 50%. L’indicatore più evidente è la svalutazione del rial: un anno fa per un dollaro si compravano 10.000 rial, oggi ne servono più di 38.000. La svalutazione del 70/80% della moneta ha messo in ginocchio l’economia iraniana.

Il taglio dei sussidi di qualche anno fa ha cambiato la geografia sociale dell’Iran. Oggi Ahmadinejad sembra proporre una “carta sociale”, probabilmente per lanciare un candidato a lui omologo (il nome più probabile resta quello di Mashai, NDR).

L’obiettivo sarebbe arrivare a nuove forme di sussidio per le fasce più povere, dando tra i 20 e i 30 dollari al mese a famiglia. Il che porterebbe inevitabilmente a un ulteriore aumento dell’inflazione.

Significativo il rapporto tra Iran e Cina: nel 2011 è stato siglato un accordo in base al quale il 40% dell’export persiano in Cina viene pagato in yuan e compensato attraverso l’acquisto di beni cinesi, per lo più di pessima qualità. In questo modo, Pechino scarica sull’Iran beni che non potrebbe vendere altrove. Ad esempio, la maggior parte della auto iraniane hanno freni cinesi all’amianto, o vernici tossiche, fuorilegge quasi ovunque.

Negri avverte: «Comunque vada a finire la questione nucleare, le sanzioni difficilmente saranno rimosse del tutto. E questo non condiziona soltanto l’economia dell’Iran: basti pensare che al momento l’Italia esporta in Iran beni per 1,5 miliardi di dollari, quando ne potrebbe esportare fino a 10 miliardi».

La registrazione audio integrale del convegno – Da Radio Radicale

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