Iran nello spazio

Aerospazio Repubblica Islamica Iran

L’Iran ha una considerevole esperienza nel campo dei lanci suborbitali. Il 25 Febbraio 2007, la radiotelevisione statale ha annunciato che un razzo iraniano che portava un cargo non specificato è stato lanciato con successo. Un anno dopo, il 4 Febbraio 2008, l’Iran ha lanciato con successo un razzo suborbitale di due stadi a combustibile solido chiamato Kavoshgar-1 (Explorer-1) per il test inaugurale di un volo suborbitale. Il primo stadio del razzo si è staccato dopo 90 secondi ritornando sulla superficie con l’aiuto di un paracadute mentre il secondo stadio è arrivato all’altitudine di 200 chilometri prima del rientro nell’atmosfera terrestre avvenuto dopo 300 secondi. La terza parte del razzo, contenente una sonda atmosferica è salita fino a 250 chilometri, trasmettendo con successo i dati scientifici sull’atmosfera e sulle onde elettromagnetiche.

Il 17 agosto 2008, l’Iran ha proceduto al secondo lancio di un satellite impiegando il vettore Safir a due stadi e a propellente liquido; il razzo spaziale è partito da una rampa di lancio tutta iraniana nel sud della regione del Semnan nella parte settentrionale del deserto Dasht-e-Kavir.

Il 2 febbraio 2009, la televisione statale iraniana ha annunciato che Omid (Speranza), il primo satellite costruito interamente nel paese è stato lanciato con successo da una versione del razzo iraniano Safir (Safir-2) in orbita terrestre bassa (LEO) che si trova tra i 160 ed 2000 km e quindi l’Iran è diventato il nono paese al mondo con la capacità di mettere un satellite tutto domestico in orbita.

L’attività scientifica dell’Iran è continuata con il test di laboratori spaziali. Nel 2011, l’Iran ha lanciato una serie di laboratori per testare “le strutture spaziali ed i sistemi” in linea con il suo programma di conquista dello spazio. Il laboratorio comprende, infatti, dieci piccoli laboratori per “rinforzare le infrastrutture dell’industria spaziale” dell’Iran e per “aiutare a migliorare le capacità delle forze umane”.

Il vettore spaziale Safir SLV, citato in precedenza, è in realtà un vettore spaziale interamente iraniano dalle dimensioni di 22 metri d’altezza ed il diametro di 1.25 metri. Il razzo è dotato di due stadi a propellente liquido, di una singola camera di combustione nel primo stadio e di una massa decollo superiore a 26 tonnellate.

In base ad una documentazione tecnica presentata al convegno annuale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico, questo è un razzo di due stadi con motori a propellente liquido.

Il Safir-2B è considerato la generazione successiva di Safir SLV che può condurre un satellite con il peso di 50 chilogrammi fino ad un’orbita ellittica che spazia tra i 300 ed i 450 chilometri di altitudine dalla piana terrestre. La spinta del motore del razzo Safir-2B è stata aumentata da 32 a 37 tonnellate.

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Intervista al Professor Giovanni Bignami, presidente del Comitato internazionale della ricerca spaziale, presidente del Comitato consultivo dell’Agenzia Spaziale Europea (l’ESA) e in Italia presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

E’ disponibile attraverso il link sottostante l’audio integrale dell’intervista.

Fonte: http://italian.irib.ir/notizie/item/117728

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