Imperdonabile

L’abbattimento dell’aereo ucraino è divento il tema centrale della crisi iraniana. Dopo aver negato per tre giorni qualsiasi responsabilità nella tragedia, sabato 11 gennaio il generale Amir Ali Hajizadeh, capo delle Forze aeree dei Guardiani della Rivoluzione, ha ammesso la piena responsabilità nell’abbattimento dell’aereo ucraino: l’incidente sarebbe stato provocato da un soldato che avrebbe scambiato l’aereo per un missile da crociera e avrebbe agito senza che venisse impartito un ordine a causa di un’interferenza nelle telecomunicazioni. Il presidente Hassan Rouhani ha pubblicamente chiesto scusa per il “disastroso errore”, mentre il ministro degli Esteri Javad Zarif accusa gli Stati Uniti per aver dato il via all’escalation in cui è maturata la tragedia.

Effetto Chernobyl

Scuse che ora appaiono tardive e inevitabili. L’ammissione non suona come una dimostrazione di trasparenza, ma di debolezza. I paralleli storici spesso sono fuorvianti, ma questa situazione ricorda cosa rappresentò il disastro di Chernobyl per l’Unione Sovietica nel 1986. Anche allora, le autorità sovietiche inizialmente negarono il disastro, ma poi, costretti dall’evidenza dei fatti, furono costretti ad ammettere l’errore e il successivo insabbiamento. Così adesso l’ammissione dei Pasdaran non può non avere conseguenze sul piano interno. E infatti già in serata, all’Università Amir Kabir di Teheran, sono tornate le proteste, con slogan molto duri contro la Guida Khamenei. Il giornale Iran, organo del governo, titola semplicemente “Imperdonabile”.

“Imperdonabile”
Proteste davanti all’Università Amir Kabir di Teheran

I fatti sono ormai sotto gli occhi di tutto il mondo. Nel giro di una settimana, dall’assassinio di Soleimani, più di 200 persone hanno perso la vita in incidenti correlati. Martedì 7 gennaio 59 persone hanno perso la vita nella calca durante i funerali di Soleimani a Kerman. E nelle prime ore di mercoledì, poche ore dopo l’attacco dell’Iran alle basi statunitensi in Iraq, un aereo civile appartenente alle compagnie aeree ucraine si è schiantato alla periferia di Teheran, uccidendo almeno 176 persone, di cui 147 iraniani.

Questa nuova fase della crisi isola ancora di più l’Iran a livello internazionale, ma soprattutto apre una ferita profonda tra il sistema politico e l’opinione pubblica.

Se i funerali di Soleimani avevano dato l’impressione di una rinnovata unità nazionale, adesso per la Repubblica islamica sarà difficile recuperare questo disastro umanitario e politico.

Ci sarà nuovamente un blackout del web per nascondere il malcontento? Di certo, siamo appena all’11 gennaio ed è già un anno lunghissimo.

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