Il nucleare iraniano

Iran nucleare

La minaccia nucleare in Medio Oriente. Non è un dettaglio o una curiosità: la prima cosa che mi ha colpito del libro di Amir Madani, Alessandro Politi e Rodolfo Guzzi è stata proprio il titolo, in cui la magica parola acchiappalettori – Iran – non c’è. A dire il vero, sfogliando una prima versione non “ufficiale” del testo, sembra di capire che il titolo provvisorio fosse Venti di guerra sulla crisi nucleare iraniana. Molto più di effetto, indubbiamente, ma proprio per questo meno adatto a una pubblicazione come questa, che ha un taglio nettamente scientifico.

Perciò non vi aspettate prese di posizione provocatorie o chissà quali rivelazioni inedite. Come scrive nella prefazione Germano Dottori, il nucleare iraniano è una “questione di stringente attualità che si trascina da lungo tempo”. Apparentemente è un ossimoro, ma in questa “stranezza” sta il motivo principale che dovrebbe convincerci a leggere (anzi, a studiare e consultare) questo libro.

Pensiamoci bene: è dal 2005 che di Iran si parla e si scrive soprattutto in relazione al suo programma nucleare. Amir Madani, nella prima parte del libro, descrive appunto il nucleare iraniano nel contesto globale e soprattutto nell’ottica del confronto Usa-Iran.  E spiega come siamo di fronte a “un caso politico tra i più clamorosi del secolo”, ancora prima che ad “un rischio imminente dovuto all’esistenza o all’imminente costruzione di un’arma atomica”.

Partendo dall’epoca dello scià, quando il programma nucleare iraniano ebbe inizio, vengono ripercorse le tappe più significative non solo della questione atomica, ma della politica estera di Teheran. Perché – in fin dei conti – come si sarebbe detto una volta, la questione è tutta politica. In gioco non ci sono soltanto centrali e percentuali di arricchimento dell’uranio, ma un destino incrociato di relazioni, diffidenze, sospetti e speranze. Se è innegabile che Teheran abbia giocato in modo ambiguo la carta nucleare, è altrettanto vero che –come ricorda Madani – dal 1979 quasi tutte le amministrazioni Usa “hanno guardato all’altopiano iranico come a un feudo perduto”.

Ora, per chi ha la pazienza e la mente libera da pregiudizi, questo libro è l’occasione per ripassare alla moviola il film di questa strana e per certi versi paradossale vicenda. Di cui si continua a parlare con troppa approssimazione, tralasciando (per ignoranza o per scelta) passaggi fondamentali.

Per otto lunghi anni la questione nucleare è stata associata alle parole, allo stile e al volto del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Da pochi giorni, l’Iran ha come presidente il negoziatore che dieci anni fa – su mandato dell’allora presidente Khatami – sposò la linea della trasparenza e della collaborazione. Linea che – è bene ricordare – non fu in alcun modo premiata dagli interlocutori occidentali del tempo.

La seconda parte del libro, a cura di Alessandro Politi, è intitolata sinistramente “Iran-Israele: la prossima guerra e la sua geopolitica”. Lo scenario così a lungo temuto in questi anni e a tratti parso ad un passo. Anche se lo stesso Politi, in apertura, sottolinea come oggi “Israele ha una credibile capacità di essere una minaccia esistenziale per l’Iran e non viceversa”.

Visto che, con Rowhani, le premesse sono oggettivamente diverse rispetto ad appena pochi mesi fa, questo libro può rivelarsi prezioso per i tantissimi che nei prossimi mesi si occuperanno di “cose iraniane”. A proposito, sapreste dire quanti sono esattamente i siti nucleari iraniani? Nella terza parte del libro, curata da Rodolfo Guzzi, c’è un quadro molto dettagliato delle strutture nucleari iraniane. Leggetelo.

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