Il discorso di Rouhani all’ONU

Intervento Rouhani all'ONU

Signor Presidente, Signor Segretario Generale,

Eccellenze, Signore e Signori

innanzitutto, vorrei offrire le mie più sincere felicitazioni per la sua meritata elezione alla presidenza dell’Assemblea generale e cogliere il momento per esprimere il mio apprezzamento per gli sforzi del nostro illustre segretario generale.

Il nostro mondo oggi è pieno di paura e di speranza; paura della guerra e delle relazioni ostili regionali e globali; paura del confronto mortale tra identità religiose, etniche e nazionali; paura dell’istituzionalizzazione della violenza e dell’estremismo, paura della povertà e della discriminazione distruttiva; paura del degrado e della distruzione delle risorse vitali, paura del disprezzo per la dignità umana e dei diritti, paura di abbandono della morale. Accanto a questi timori, tuttavia, ci sono nuove speranze; speranza di accettazione da parte dei popoli e delle èlite di tutto il mondo del “sì alla pace e no alla guerra “, speranza di preferire il dialogo al conflitto, e la moderazione all’estremismo.

Le recenti elezioni in Iran rappresentano un chiaro esempio di una scelta saggia di speranza, razionalità e moderazione da parte del grande popolo dell’Iran. La realizzazione della democrazia che coesiste con la religione e la pacifica delega del potere esecutivo dimostrano che l’Iran è l’ancora della stabilità in un oceano di instabilità regionale.

La ferma convinzione del nostro popolo e del nostro governo nella pace duratura, nella stabilità, nella risoluzione pacifica delle controversie e nel voto popolare come base di potere, sono gli elementi fondamentali per un ambiente così sicuro.

Signor Presidente, Signore e Signori,

L’attuale periodo critico di transizione nelle relazioni internazionali è pieno di pericoli, ma offre anche opportunità uniche. Qualsiasi errore di calcolo della propria posizione, e, naturalmente, di quella degli altri, porterà danni storici; l’errore di un singolo attore ha un impatto negativo su tutti gli altri.

La vulnerabilità è ormai un fenomeno globale e indivisibile .

In questo particolare momento della storia dei rapporti globali, l’età dei giochi a somma zero è finita, anche se alcuni attori tendono ancora ad affidarsi a metodi e strumenti arcaici e profondamente inefficaci per conservare la loro vecchia superiorità e il oro dominio. Il militarismo e il ricorso alla violenza e all’azione militare, sono chiari esempi della perpetuazione di vecchi metodi in circostanze nuove.

Le politiche e le pratiche economiche e militari coercitive orientate al mantenimento e alla conservazione delle antiche dominazioni, erano frutto di una mentalità che nega la pace, la sicurezza, la dignità umana, e i più alti ideali umani. Così come ignorare le differenze tra le diverse culture e i valori globalizzanti occidentali è un altro esempio di questa mentalità. E ancora: la persistenza del modello cognitivo della Guerra Fredda, con la divisione bipolare del mondo in “noi superiori” e “gli altri inferiori”. Così come pure la fobia che si manifesta all’emergere di nuovi attori sulla scena mondiale.

In un tale contesto, sono aumentate le violenze, governative e non governative, religiose, etniche, e persino la violenza razziale è aumentata, e non vi è alcuna garanzia che l’era della non belligeranza tra le grandi potenze rimanga al riparo da questi discorsi e da queste azioni violente. Non dovrebbe infatti essere sottovalutato il catastrofico impatto delle narrazioni violente ed estremistiche.

In questo contesto, la violenza strategica, che si manifesta negli sforzi per privare gli attori regionali dal loro dominio naturale di azione, nelle politiche di contenimento, nei cambi di regime imposti dall’esterno, negli  sforzi per ridisegnare confini e frontiere politiche, è estremamente pericolosa e provocatoria.

La narrazione politica dominante raffigura un centro civilizzato, circondato da periferie non civilizzate. In questo quadro, la relazione tra il centro del potere mondiale e le periferie è egemonico. Assegnare al Nord il centro della scena relegando il Sud in periferia, ha portato alla creazione di un monologo a livello di relazioni internazionali.

L’infondata propaganda antireligiosa, islamofobica, anti-sciita e iranofobica rappresentano gravi minacce contro la pace mondiale e la sicurezza umana .

Questo discorso propagandistico ha assunto proporzioni pericolose attraverso la rappresentazione di presunte minacce immaginarie.

Una di queste è la cosiddetta “minaccia iraniana”, che è stata utilizzato come pretesto per giustificare un lungo catalogo di crimini e azioni catastrofiche negli ultimi tre decenni. L’armamento del regime di Saddam Hussein con armi chimiche e il sostegno dei Talebani e di Al Qaeda sono solo due esempi.

Lasciatemi dire in tutta sincerità dinanzi a questa augusta assemblea mondiale, che sulla base di prove inconfutabili, coloro che parlano della cosiddetta minaccia dell’Iran sono loro stessi una minaccia contro la pace e la sicurezza internazionale stessi o promuovono tale minaccia.

L’Iran non rappresenta assolutamente alcuna minaccia per il mondo o per la regione. Infatti, negli ideali e nella pratica, il mio paese è stato foriero di pace giusta e di sicurezza globale .

Signor Presidente, Signore e Signori ,

In nessuna parte del mondo c’è stata violenza così mortale e distruttiva come in Nord Africa e Asia occidentale. L’intervento militare in Afghanistan, la guerra imposta di Saddam Hussein contro l’Iran, l’occupazione del Kuwait , gli interventi militari contro l’Iraq , la brutale repressione del Popolo palestinese , l’assassinio di persone comuni e personaggi politici in Iran, e gli attentati terroristici in paesi come l’Iraq, l’Afghanistan e Libano sono solo alcuni esempi della violenza in questa regione negli ultimi tre decenni .

Quella ce è stata – e continua ad essere – praticata contro le persone innocenti della Palestina non è altro che violenza strutturale. La Palestina è sotto occupazione, i diritti fondamentali dei palestinesi sono tragicamente violati, e sono privati ​​del diritto al ritorno e all’accesso alle loro case, alle città natali e alla loro patria. Il concetto di Apartheid riesce difficilmente a descrivere i crimini e le aggressioni sistematiche contro l’innocente popolo palestinese.

La tragedia umana in Siria rappresenta un doloroso esempio di diffusione catastrofica della violenza e dell’estremismo nella nostra regione. Fin dall’inizio della crisi, e quando alcuni attori regionali e internazionali hanno contribuito a militarizzare la situazione attraverso l’ingresso di armi e Intelligence nel paese a sostegno attivo di gruppi estremisti, abbiamo sottolineato che non vi era una soluzione militare alla crisi siriana. Il perseguimento di strategie espansionistiche e il tentativo di cambiare l’equilibrio regionale attraverso terzi, non possono essere camuffati dietro retorica umanitaria. L’obiettivo comune della comunità internazionale dovrebbe essere una rapida fine dell’uccisione di innocenti.

Pur condannando qualsiasi uso di armi chimiche, accogliamo con favore l’accettazione da parte della Siria, della Convenzione sulle armi chimiche. Crediamo che l’accesso da parte di gruppi terroristici estremisti a tali armi sia il più grande pericolo per la regione e debba essere tenuto in considerazione in qualsiasi piano di disarmo.

Allo stesso tempo, vorrei sottolineare che l’uso illegittimo e anche solo la minaccia di utilizzare la forza, porteranno solo ad un ulteriore inasprimento della violenza e della crisi nella regione .

Il terrorismo e l’uccisione di persone innocenti rappresentano ultimo grado di disumanità dell’estremismo e della violenza . Il terrorismo è una piaga violenta e non conosce né paesi né confini nazionali. Ma la violenza e le azioni estreme, come l’uso di droni contro persone innocenti in nome della lotta al terrorismo, dovrebbero essere condannate.

Ecco, vorrei anche dire una parola sull’assassinio di scienziati nucleari iraniani . Per quali crimini sono stati assassinati? Le Nazioni Unite e il Consiglio di sicurezza dovrebbe rispondere alla domanda: i colpevoli sono stati condannati ?

Anche sanzioni ingiuste, come manifestazione di violenza strutturale, sono intrinsecamente disumane e

contro la pace. E contrariamente a quanto sostenuto da coloro che le perseguono e le impongono, le sanzioni non sono contro gli Stati e le élite politiche. Le vittime di queste sanzioni sono piuttosto le persone comuni.

Non dimentichiamo i milioni di iracheni che, a seguito di sanzioni coperto da veste giuridica internazionale , hanno sofferto e perso la vita , e molti altri che continuano a soffrire per tutta la vita.

Queste sanzioni sono semplicemente violente, anche se sono chiamate intelligenti o unilaterali o multilaterali. Queste sanzioni violano i diritti umani inalienabili quali, tra gli altri, il diritto alla pace, la lotta per lo sviluppo, il diritto di accesso alla salute e all’istruzione, e soprattutto, il diritto alla vita. Le sanzioni, al di là ogni e qualsiasi retorica, provocano belligeranza, conflitti e sofferenza umana.

Va tenuto presente, inoltre, che l’impatto negativo, non è limitato alle vittime designate di sanzioni, ma colpisce anche l’economia e la sussistenza di altri paesi e società, compresi i paesi che impongono sanzioni.

Signor Presidente, Eccellenze ,

la violenza e l’estremismo al giorno d’oggi sono andati al di là del regno fisico e hanno purtroppo afflitto e appannato le dimensioni mentali e spirituali della vita umana. La violenza e l’estremismo non lasciano spazio per la comprensione e la moderazione quali basi necessarie della vita collettiva degli esseri umani e della società moderna. L’intolleranza è la difficile realtà del nostro tempo  Abbiamo bisogno di promuovere e rafforzare la tolleranza alla luce degli insegnamenti religiosi e di approcci culturali e politiche adeguate.

La società umana deve essere elevata da uno stato di mera tolleranza a quello di collaborazione collettiva. Dovremmo non solo tollerare gli altri. Dobbiamo superare la semplice tolleranza e trovare il coraggio di lavorare insieme.

La gente di tutto il mondo è stanca di guerre, violenza ed estremismo. Tutti sperano in un cambiamento dello status quo. E questa è una opportunità unica per tutti noi. La Repubblica Islamica dell’Iran ritiene che tutti i problemi possano essere gestiti – con successo – attraverso una intelligente e sapiente miscela di speranza e di moderazione. I guerrafondai sono decisi a cancellare ogni speranza. Ma la speranza di cambiamento in meglio è un concetto innato, diffuso e universale.

La speranza si fonda sulla fede nella volontà universale del popolo di tutto il mondo di combattere la violenza e l’estremismo, di amare il cambiamento, di opporsi a strutture imposte, di valutare le scelte e di agire in conformità con la responsabilità umana. La speranza è senza dubbio uno dei più grandi doni suscitati negli esseri umani dal loro Creatore. E la moderazione è di pensare e muoversi in un saggio, modo giudizioso, consapevole del tempo e dello spazio, e di allineare agli ideali strategie e politiche efficaci, sempre tenendo in considerazione le realtà oggettive .

Il popolo iraniano, in una scelta giudiziosamente sobria nelle recenti elezioni, ha votato per un discorso di speranza, lungimiranza e moderazione prudente, sia in patria che all’estero. In politica estera, la combinazione di questi elementi significa che la Repubblica islamica dell’Iran , come potenza regionale, agirà in modo responsabile in materia di sicurezza regionale e internazionale, ed è disposta e pronta a collaborare in questi campi, a livello bilaterale e multilaterale, con altri attori responsabili. Noi difendiamo la pace basata sulla democrazia e le urne ovunque, anche in Siria, Bahrain, e in altri paesi della regione , e credo che non ci siano soluzioni violente alle crisi mondiali.

Le realtà amare e brutta della società umana possono essere superate solo attraverso il ricorso alla collaborazione, all’interazione e alla moderazione . Non si possono garantire – e non si garantiranno – la pace e la democrazia e i diritti legittimi di tutti i paesi del mondo, compreso il Medio Oriente, attraverso il militarismo .

L’Iran cerca di risolvere i problemi, non di crearli. Non vi è alcun problema o dossier che non possa essere risolto attraverso la fiducia e la speranza, il rispetto reciproco e il rifiuto della violenza e dell’estremismo. Il dossier nucleare iraniano è un esempio calzante . Come chiaramente affermato dal leader della Rivoluzione Islamica, l’accettazione del diritto inalienabile dell’Iran costituisce il modo migliore e più semplice per risolvere questo problema. Non si tratta di retorica politica. Piuttosto, si basa su un profondo riconoscimento dello stato della tecnologia in Iran , del contesto politico globale, della fine dell’era dei giochi a somma zero, e dell’imperativo di cercare obiettivi e interessi comuni per raggiungere un’intesa di sicurezza comune. L’Iran e gli altri attori devono perseguire due obiettivi comuni come due parti tra loro inseparabili per una soluzione politica del dossier nucleare dell’Iran .

  1. Il programma nucleare iraniano – e se è per questo, di tutti gli altri paesi – deve perseguire esclusivamente scopi pacifici. Dichiaro qui, apertamente e senza ambiguità, che, nonostante le posizioni degli altri, questo è stato, e sarà sempre l’obiettivo della Repubblica islamica dell’Iran . Armi nucleari e altre armi di distruzione di massa non hanno posto in Iran e nella nostra dottrina di difesa; contraddicono le nostre convinzioni religiose ed etiche fondamentali. I nostri interessi nazionali ci impongono di eliminare tutte le ragionevoli preoccupazioni circa il Programma nucleare pacifico dell’Iran.
  2. Il secondo obiettivo, cioè, l’accettazione e il rispetto per l’attuazione del diritto di arricchimento in Iran e il godimento di altri diritti connessi nucleari, fornisce l’unica strada verso il raggiungimento del primo obiettivo. La tecnologia nucleare in Iran, compreso l’arricchimento, ha già raggiunto un livello industriale. È, quindi , una illusione ed estremamente irrealistico, presumere che la natura pacifica del programma nucleare dell’Iran possa essere assicurata ostacolando il programma con pressioni illegittime .

In questo contesto, la Repubblica islamica dell’Iran, insistendo sulla realizzazione dei propri diritti e nel rispetto dei doveri di cooperazione internazionale, è pronta a impegnarsi immediatamente in trattative con scadenze precise e orientate a risultati per costruire la fiducia reciproca e la rimozione di incertezze reciproche con la massima trasparenza.

L’Iran cerca un impegno costruttivo con gli altri paesi sulla base del rispetto reciproco e dell’interesse comune, e nello stesso quadro non cerca di aumentare le tensioni con la Stati Uniti.

Ho ascoltato con attenzione la dichiarazione del Presidente Obama oggi qui all’Assemblea Generale . Con la volontà politica della leadership negli Stati Uniti e sperando che si asterranno dal seguire l’interesse miope di gruppi di pressione guerrafondai, si può arrivare ad un quadro di riferimento per gestire le nostre differenze . A tal fine , le interazioni dovrebbero essere governate da condizioni uguali, dal rispetto reciproco e dai principi riconosciuti del diritto internazionale. Naturalmente, ci aspettiamo di sentire una voce coerente da Washington .

Signor Presidente, Signore e Signori ,

Negli ultimi anni, una voce importante ha più volte detto: ” L’opzione militare è sul tavolo”. Contro questa opinione illegale e inefficace, permettetemi di dire forte e chiaro che “la pace è a portata di mano”. Così, in nome della Repubblica islamica dell’Iran propongo, come primo passo, la considerazione da parte delle Nazioni Unite del progetto: “Il mondo contro la violenza e l’estremismo “. (WAWE) Facciamo tutti aderire a questo “WAVE”. Invito tutti gli Stati, la comunità internazionale, le organizzazioni e le istituzioni civili a intraprendere un nuovo sforzo per guidare il mondo in questa direzione.

Dovremmo cominciare a pensare “Coalizione per creare Pace” in tutto il mondo al posto di inefficaci “coalizioni di guerra” in varie parti del mondo.

Oggi, la Repubblica islamica dell’Iran invita voi e l’intera comunità mondiale a fare un passo in avanti, un invito ad unirsi al WAVE. Noi dovremmo essere in grado di aprire un nuovo orizzonte in cui la pace prevalga sulla guerra, la tolleranza sulla violenza, il progresso sullo spargimento di sangue, la giustizia sulla discriminazione, la prosperità sulla povertà e la libertà sul dispotismo.

Come ben detto da Ferdowsi, il celebre poeta epico iraniano:

Siate implacabili nella lotta per il Bene

Portare la primavera, dovete. Bandire l’inverno, dovreste.

Nonostante tutte le difficoltà e le sfide, sono profondamente ottimista per il futuro. Non ho dubbi che il futuro sarà luminoso per il mondo intero, rifiutando la violenza e l’estremismo. La prudente moderazione assicurerà un futuro brillante per il mondo. La mia speranza, a parte la mia esperienza personale e nazionale, viene dalla convinzione condivisa da tutte le religioni divine che un buono e luminoso futuro attende il mondo. Come affermato nel Sacro Corano:

E abbiamo proclamato nei Salmi, dopo che lo avevamo annunciato nella Torah, che  i miei

servi virtuosi erediteranno la terra. (21:105)

Grazie Signor Presidente

 

 

 

 

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