Il deserto di Lut

Il deserto di Lut
Il deserto di Lut E’ la quarta bellezza naturale della terra secondo il National Geographic, e pur essendo situata nel torrido deserto di Lut, a sud-est dell’Iran, attrae turisti da tutto il mondo, anche nel mese di agosto. I Kaloot (equivalente persiano del termine turco e più diffuso Yardang), sono collinette strette e vicine nel deserto, molte volte simili a dei minareti, che creano delle strutture a U; il merito è del vento impetuoso del deserto persiano che porta via strati di terreno argillosi, detriti del fondale del Tetide, l’antico oceano che nel periodo geologico del Miocene si estendeva sul territorio dell’attuale Iran.
Il deserto di Lut

L’avventura parte da Kerman

La città di Kerman, capoluogo dell’omonima regione del sud-est dell’Iran, non lontana dal turbolento confine con il Pakistan (a rischio narcos ed estremisti sunniti), è la base mondiale per le escursioni nel deserto, dove sorgono i Kaloot. A Kerman sorgono infatti una miriade di agenzie, solitamente di recente costituzione e gestite da talentuosi giovani, che negli ultimi anni, soprattutto dopo il 2013, hanno trovato una fortuna inesauribile nell’organizzazione di escursioni. Partecipano turisti, gruppi di sportivi, poeti, scrittori e giornalisti; negli ultimi anni vi sono stati i cronisti di mezzo mondo, dal Guardian alla troupe di Rai2.
Lo si apprende nell’albergo rustico ma efficiente di Akhavan, a Kerman (stanza doppia sui 60 euro a notte), dove Amir, il receptionist tuttofare che parla ogni lingua (un ottimo italiano), continua a dare alla gente cartine e mappe indicando la strada per raggiungere i Kaloot; le cartine sono ottime e sono state stampate in persiano ed inglese dall’organizzazione per il Patrimonio Culturale, il Turismo e l’Artigianato, dicastero che sta battendo tutti i record in Iran, guidato da una delle donne potenti dell’era Rohani, la Zahra Ahmadi Pour.

Come arrivare al deserto

Se non si ha la voglia di dormirci la notte, per raggiungere i Kaloot bisogna partire da Kerman alle 04:00 del mattino. Fondamentali per il viaggio, oltre all’acqua, i limoni, piccoli e succosi in Iran, che nei momenti di caldo e sete estrema possono fare la differenza.
Si prende la strada per Mahan, poi si cerca il cartello per Shahdad, dove inizia un percorso in salita che passa attraverso villaggi verdeggianti, sorgenti e montagne imponenti. Dopo, inizia la discesa ed il paesaggio è sempre più desolato; sono in tutto 110 km fino ai Kaloot ma si percorrono in 3 ore.
Dopo il villaggio di Sirch, si iniziano a vedere ai lati della strada delle formazioni simili a delle torri; si è disposti a giurare che siano opera della mano umana; da lontano infatti si ha l’impressione di scorgere lo skyline di una città islamica, con tanti minareti, ma avvicinandosi, si vedono le conformazioni di terreno che tolgono il fiato.

Il tramonto, spettacolo incredibile

Il tramonto del sole è uno spettacolo difficile da descrivere, soprattutto perchè ci sono 17 gradi di temperatura, mentre si sa che a mezzogiorno ci si avvicinerà ai 50 gradi; non è lontana dai Kaloot la famosa Gandom Beryan, dove secondo i rilevamenti della Nasa, si trova il punto più caldo della terra che fa registrare i 70,1 gradi centigradi.
Come quando si va in spiaggia, la tentazione per scendere dal fuoristrada ed incamminarsi tra le dune e i Kaloot a torre è infinita. Si cammina su una sabbia compatta, dove non si sprofonda; sulla superfice vi è una coltre di sabbia scura e a granuli grossi, esito dell’erosione più recente, mentre poi impugnando un pò di sabbia, si scorge sotto la sabbia più fine. Sul manto del deserto tante piccole onde, come se fosse un mare, pietrificato dall’incantesimo di qualche genio maligno.

I cerchi opera di ‘demoni’

Ed infatti, i grossi cerchi che si scorgono sulla sabbia, sono, secondo la gente del luogo, opera dei Jinn, i demoni creati dal fuoco di cui parla anche il Corano; qualche turista dice che li hanno fatti gli extraterrestri, ma sono l’ennesima traccia del vero sultano di questo ambiente: il vento.
La possibilità di girare è ridotta; si ritorna in macchina al massimo alle 9:00, quando la temperatura è già insopportabile; il vento, che non smette di creare le sue opere artistiche, i Kaloot, tira fortissimo e cerca ripetutamente di portarsi via i cappelli ed i foulard delle signore, per lo più bionde e rosse, dato che per lo più provenienti dall’Europa. Spagnoli, italiani, tedeschi, olandesi, nel cuore del Kaloot, insomma, l’Iran non sembra affatto un paese isolato.

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