Khamenei, Hassan e l’eroica flessibilità

Copertina libro Khamenei

Ha suscitato curiosità e qualche ironia l’espressione “eroica flessibilità” usata dalla Guida Khamenei qualche giorno fa a proposito dell’opportunità per l’Iran di una strategia diplomatica. L’espressione, come segnalato da Iran Pulse è tutt’altro che estemporanea.

Nel 1970, infatti, il giovane Khamenei tradusse dall’arabo un libro di Radhi Al Yaseen intitolato La Pace di Hassan. Per la versione in farsi Khamenei scelse il titolo: Hassan, la flessibilità eroica più gloriosia della storia.

Chi è Hassan?

Hassan è ricordato nell’Islam sciita come il secondo Imam. Figlio di Ali (cugino e genero di Maometto, primo Imam (guida) e autore dello scisma sciita) e Fatima, nasce a Medina nell’846. Suo fratello Hossein (terzo Imam), martire a Kerbala, è la figura cardine dello sciismo.. Hassan vive a stretto contatto col Profeta nei primi sette anni di vita. La tradizione vuole che il profeta Maometto avesse detto di Hassan e Hossein: “Questi due miei figli sono Imam, indifferentemente dal fatto che si alzino o si siedano”. Ovvero: sono Imam anche se non avranno il potere temporale di califfi.

Divenuto califfo in base al testamento di suo padre Ali, Hassan è Imam per sei anni: governa gli stati islamici, a eccezione dei territori della Siria e dell’Egitto, dove il governatore Muàwiah si era ribellato. Quando questi entra in Iraq, dove era la sede del califfato, Hassan accetta un trattato di pace che stabilisce un passaggio temporaneo del potere a Muàwiah. Alla morte di questi, il califfato sarebbe tornato a Hassan o ereditato dal fratello Hossein. Ma Muàwiah non rispetta i patti. Dichiara in pubblico: “Io non combattevo con voi per la religione, per indurvi a pregare o a digiunare, volevo bensí arrivare a governarvi e ora ho raggiunto il mio obiettivo. Non manterrò nessuna delle promesse fatte a Hassan”.

Una volta rinunciato a tutte le cariche amministrative, Hassan assume un ruolo di leadership meramente religiosa e si dedica all’insegnamento dei precetti dell’Islam a Medina. È ricordato come una figura generosa e compassionevole. Si narra che aiutasse molto i poveri e che si sedesse spesso con i mendicanti nelle strade di Medina a parlare di religione. Per circa nove anni e mezzo vive sotto la costante minaccia di Muawiah. Viene infine avvelenato a Medina nell’874, su istigazione di Muawiah, dalla propria moglie (Ju’dah). Dopo il martirio dell’Imam Hassan, in base all’ordine divino e al suo stesso testamento, diventa Imam suo fratello Hossein.

Il gruppo sciita oggi maggiormente diffuso è quello dei cosiddetti Duodecimani (o Imamiti o Giafariti), così chiamati perché venerano dodici Imam:

Alī bin Abī Ťalib, al-Murtadha;

Ĥasan bin Alī, al-Mujtaba;

Ĥusayn bin Alī, Sayyid ash-shuhadā’ (il Signore dei Martiri);

Alī bnil Ĥusayn, Zayn ul-Ābidīn, as-Sajjād;

Muĥammad bin Alī, al-Bāqir;

Jafar bin Muĥammad, aŝ-Ŝādiq;

Mūsa bin Jafar, al-Kāďim;

Alī bin Mūsa, ar-Ridhā (in persiano: Reza);

Muĥammad bin Alī, at-Taqī;

Alī bin Muĥammad, an-Naqī;

Ĥasan bin Alī, al-Askarī;

Muĥammad bnil Ĥasan, al-Mahdī.

Gli Ismailiti o Settimani credono fino ad Ismāīl, considerato il settimo Imam dopo Jafar aŝ-Ŝadiq. Sono diffusi nell’Africa Orientale e in India. Gli Zayditi, diffusi nello Yemen, prendono il loro nome da Zayd, ritenuto quinto e ultimo Imam. Gli Alawiti sono infine una setta eterodossa, minoritaria ma al potere in Siria, e presente in Libano e Turchia.

 

 

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