I fichi rossi di Mazar-e Sharif

Mohammad Hossein Mohammadi

Mohammad Hossein MohammadiCosa distingue un grande scrittore? Cosa lo fa immediatamente “staccare” dalla massa multiforme di autori e volumi che riempiono le nostre librerie?

Non so se esista una risposta netta a questa domanda. Di certo, appena dopo poche pagine, I fichi rossi di Mazar-e Sharif (Ponte33, 2012) rivela un grande autore: l’afghano Mohammad Hossein Mohammadi.

Tradotto in italiano da Narges Samadi, Anjirha-ye sorkh-e Mazar (“I fichi rossi di Mazar-e Sharif”) è una raccolta di quattordici racconti sull’interminabile conflitto in Afghanistan.

Storie terribili, eppure sempre venate da un amore profondo per la propria terra e per la storia del suo popolo. Non ci sono finali consolatori come nei romanzi “educati” di Khaled Hosseini. Qui la verità fa parecchio male e mette proprio paura. Così come mette paura il futuro dell’Afghanistan. Cosa accadrà dopo il ritiro delle truppe Usa nel 2014? Il fatto che non se ne parli più, non vuol dire che i drammi di questo Paese siano passati. Un motivo in più per leggere questo libro.

L’autore è nato nel 1975 a Mazar-e Sharif (Afghanistan) e cresciuto in Iran, dove la sua famiglia si era rifugiata. 

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