Cosa dicono le foglie del tè?

Tè iraniano

Mi ero imposto dei limiti molto rigidi: evitare assolutamente definizioni del tipo “un viaggio attraverso i sapori del Medio Oriente” o “racconto tra letteratura e gastronomia”. Formulette da quarta di copertina o da recensioni istantanee di chi i libri in realtà non li legge.

A dire il vero,  Cosa dicono le foglie del tè? Riti e ricette di madre in figlia dalla letteratura persiana alla poesia araba contemporanea,  (Il Leone Verde Edizioni) di Giulia Valsecchi, il problema me lo ha risolto da subito. Non si posso adoperare le etichette dell’ovvio, semplicemente perché questo libro non è raccontabile. Non è una battuta, ma la “spiegazione” più semplice e più vera. Questo libro non si può riassumere (o “liofilizzare”, visto che siamo in tema di cibo…) perché va letto nella sua interezza e nella sua forma originale.

Poi possiamo anche prendere la quarta di copertina e “incollare”:

Dalla Turchia al Marocco, dall’Iran al Libano, passando per Iraq, Yemen, Algeria, Tunisia ed Egitto, i precetti di un’arte culinaria tra ventre e ventre. Le letterature femminili contemporanee accolgono e diffondono echi di eredità preziose in un viaggio spolverato di spezie e chicchi di melagrana.

Tutto bello, per carità. Però il libro è più di questo. Ed è più bello di quello che già potremmo immaginare da queste poche righe. Per un motivo molto semplice: come dice quella pubblicità? Per cucinare una buona pasta ci vuole innanzitutto la pasta. In un libro conta non solo l’argomento, ma la scrittura, lo stile. Forse, ancora di più, la passione per la scrittura.

Ecco come l’autrice ci introduce al libro:

Un discrimine da sempre detta legge in letteratura: basta uno scambio di vocali per indurre all’equivoco e influire sui rapporti come i climi e l’altezza del sole. Così la variazione di una lettera in una pozione medicale e o nell’amalgama di un piatto può comportare rivoluzioni istantanee. Nelle stanze femminili di segno islamico si aggiunge una corporeità che preme per uscire: gli occhi diventano amuleti portavoce di misteri.

Citazioni, ricette, rinvii a testi classici e ad altri più attuali e senz’altro commerciali. Il libro è tutto questo, attraversato sempre da uno stile (o forse uno spirito) originale, vivace. Tra letterature e gastronomie mediorientali, l’Iran ne esce poi assoluto protagonista. E dato che siamo di parte, la cosa ci ha fatto molto piacere.

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