fbpx

Di cosa parliamo quando parliamo di Mostafa Mastur

Di cosa parliamo quando parliamo di Mostafa Mastur

Non occorre necessariamente credere all’astrologia per avere fiducia nelle congiunzioni astrali. Era la fine del 2019 e alla Fiera della piccola e media editoria di Roma avevo appreso che in primavera Francesco Brioschi Editore avrebbe pubblicato Sull’amore e altre cose, romanzo di Mostafa Mastur, in Iran arrivatoalla sua undicesima ristampa in due anni.

La speranza della casa editrice era di avere Mastur in Italia in occasione del Salone del Libro di Torino, a maggio. Conosco Mostafa di persona, da quando nel 2011 Ponte33 pubblicò Osso di maiale e mani di lebbroso. Allora passammo una giornata assieme a Roma, ospiti di una trasmissione radiofonica prima e poi in una libreria. Pochi mesi dopo, Mostafa – con cortesia tipicamente persiana – mi raggiunse a Teheran da Ahvaz (dove viveva all’epoca) e organizzò per me un paio di incontri con realtà del mondo editoriale iraniano. 

Roma, settembre 2011. Con Mostafa Mastur a Eco Radio

Aspettavo quindi con particolare piacere l’uscita del libro e l’eventuale giro di presentazioni in Italia col suo autore. Poi, dall’inizio dell’anno, tra venti di guerra prima e pandemia mondiale dopo, questa prospettiva è sfumata, cancellata dall’emergenza. E così il libro, invece che a marzo, è uscito a luglio.

E qui che invece l’allineamento dei corpi astrali si è magicamente ricomposto. Perché nel frattempo avevo conosciuto, seppure soltanto attraverso una connessione digitale, Faezeh Mardani, traduttrice di questo romanzo. In due dirette  streaming ci aveva incantato spiegandoci la poesia di Forugh Farrokhzad prima e Ahmad Shamlu poi.

Così, quando finalmente ho avuto l’occasione di leggere il libro, il cerchio si è chiuso. In un certo senso, conoscevo autore, traduttrice, casa editrice. Eppure il libro è stata una sorpresa. 

Non mi aspettavo, infatti, un romanzo così veloce, così denso e così calato in una realtà generazionale che non è quella dell’autore. Mastur (classe 1964) si cala infatti nei panni di Hany, un ragazzo che nel 2008 ha appena concluso gli studi universitari e decide di non tornare nella natia Ahvaz (guarda caso) e rimanere nella più vivace a Tehran (e se cominciassimo a scrivere così, all’iraniana il nome della città?) mantenendosi dando ripetizioni di fisica. Hany scandisce il tempo con gli anniversari della guerra con l’Iraq, vissuta da bambino e che gli ha lasciato un danno permanente a un orecchio. In cerca di esperienze, lascia il dormitorio universitario e si trasferisce in una cantina che divide con altri due ragazzi, Karim Giogiò e Morad Sormè. I misteriosi affari del primo porteranno una svolta drammatica alla storia che è incentrata sull’amore di Hany per Parastu, bellissima impiegata di banca che inizialmente ricambia ma poi sceglie di sposare un cugino  che non ama ma che ha il pregio di essere ricco, perché “l’amore è essenzialmente fragile e passeggero, e una vita costruita sull’amore non può che essere una vita fragile”.

Non diciamo come vanno a finire le cose. Sì, c’è il dramma, c’è la violenza, ma il finale mi ha sorpreso e vorrei sorprendesse tutti quelli che leggeranno il libro. Che si legge benissimo, è divertente ma non leggero e poi cita due film di Richard Linklater che ho amato molto: Prima dell’alba e Prima del tramonto. Mastur, traduttore in persiano di Raymond Carver (già per questo meriterebbe gloria eterna) si conferma scrittore “mondiale”, capace di uno sguardo che va oltre i confini nazionali e generazionali.

Giornalista, blogger, autore di diversi libri sull'Iran. Twitter: @anto_sacchetti

Lascia un commento

*