Cosa ha detto Motahari?

Domenica 11 gennaio 2015 è stata una giornata caldissima per il parlamento iraniano. Un intervento in aula del deputato conservatore Ali Motahari ha infatti scatenato una bagarre che ha portato alla sospensione dei lavori. L’argomento? Gli arresti domiciliari dei candidati alle presidenziali del 2009 Mousavi e Karroubi. 

Chi è Ali Motahari

Un eretico, un conservatore fuori dagli schemi, una mina vagante nella politica iraniana. Figlio di Morteza Motahari, uno dei fondatori della Repubblica islamica (assassinato pochi mesi dopo la rivoluzione da un gruppo della sinistra islamica radicale), ha spesso polemizzato con personaggi molto importanti, da Hasehmi Rafsanjani a Mahmoud Ahmadinejad, fino all’attuale presidente Hassan Rouhani. Una volta ha definito Hossein Shariatmadari, direttore del quotidiano Keyhan, “l’amico sciocco della Guida Suprema”. Su cultura e morale è su posizioni molto intransigenti. Quando Ahmadinejad  propose di alleggerire il divieto di accesso alle donne negli stadi sportivi, Motahari commentò con sarcasmo che presto l’allora presidente avrebbe chiesto anche di consentire l’accesso a spettacoli di cabaret. 

Un legame molto forte è quello con la famiglia Larijani. la sorella di Ali Motahari è infatti sposata con Ali Larijani, presidente del majles. Un esempio di come i legami familiari sia molto importanti nella mappa del potere della Repubblica islamica.

Il discorso dell’11 gennaio

Ali Motahari ha inziato il suo discorso in parlamento con una condanna degli attacchi terroristici contro i giornalisti in Francia, dicendo:

“Condanniamo i recenti attacchi terroristici a Parigi, anche se la ripetuta pubblicazione da parte della rivista satirica Charlie Hebdo di vignette sul Profeta è da condannare.”

Ma il grosso del suo intervento era sulla politica interna. Motahari è tornato al 30 dicembre 2009, giorno in cui nelle principali città iraniane si svolsero manifestazioni pro governative e contro la cosiddetta Onda Verde.

“Come tutti sanno il 30 dicembre 2009 le persone difeso la rivoluzione e la Repubblica islamica, nonostante le violazioni commesse dai due lati della sedizione. Se cerchiamo di fare del 30 dicembre un simbolo della divisione della nazione, non sarà più un Giorno di Dio”.

 

Ha poi precisato:

Tutti sanno che non sono legato né a Moussavi né a Karroubi, io ho votato per Rezaei nel 2009. (…) Voglio affrontare una questione seria, quella delle critiche al governo. Come agiva l’Imam Ali nei confronti dei suoi oppositori? I suoi oppositori erano liberi e godevano dei diritti sociali finché non prendevano le armi. I suoi oppositori potevano criticarlo nella moschea mentre teneva un sermone e l’Imam non avrebbe permesso a nessuno di attaccarli.

La soluzione è questa: dobbiamo confessare i nostri errori nel 2009, tra i quali la mancanza di reazione proprio [televisiva] dibattiti, annuncio di celebrazioni nazionali […]

A queste parole si è scatenato il parapiglia. Urla ,spintoni, quasi un tentativo di aggressione, finché la seduta non è stata sospesa.

 

 Le reazioni

Il vicepresidente del parlamento Mohammad Hassan Aboutorabi Fard ha contestato le osservazioni di Motahari:

“Sollevare la questione in questo modo attirerà la protesta dei parlamentari che sono qui per rappresentare il popolo e sono tenuti a prendere in considerazione i nostri interessi nazionali, i nostri principi religiosi e la Costituzione “.

Ma secondo l’articolo 86 della Costituzione iraniana:

I Membri dell’Assemblea Nazionale nello svolgimento della propria funzione sono assolutamente liberi di manifestare la propria opinione e di esprimere il proprio voto, e non possono essere perseguiti o arrestati a causa di opinioni manifestate in As-semblea o a causa dei voti espressi in qualità di membri della Assemblea Nazionale.

 I media

Javan, quotidiano considerato la voce dei Pasdaran, ha scritto:

“Il comportamento di Ali Motahari dimostra che le sue opinioni radicali hanno preso un pendio molto ripido nel corso degli anni. Ora osa parlare audacemente contro le credenze del popolo.

Nell’editoriale di Kayhan, quotidiano vicino alla Guida, si scrive addirittura che “Motahari si prepara un caloroso benvenuto dei media americani e sionisti e  susscita l’ammirazione dei controrivoluzionari.

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La prima pagina del quotidiano conservatore Kayhan

 

Ma ci sono state anche voci a favore di Motahari. Secondo il deputato Mohammad Bagheri Bonab Motahari

 

“ha  espresso la sua opinione. Se altri deputati avessero obiezioni a quello che diceva, avrebbero dovuto aspettare il loro turno per esprimere la loro opposizione. Non dovrebbero hanno reso il clima di tensione. Inoltre, il consiglio di presidenza avrebbe potuto agire meglio per portare le cose sotto controllo.

Altri deputati, come Masoud Pezeshkian, hanno criticato la presidenza del majles per non aver saputo evitare i disordini in aula:

Il Parlamento dovrebbe essere al di sopra di tali incidenti. I parlamentari avrebbe dovuto consentire al Signor Motahari di completare il suo discorso”.

Sono passati quasi sei anni, ma i fatti del 2009 rappresentano ancora una ferita aperta per il sistema iraniano.

2 Comments

  1. io credo lui abbia un pecco, che ci sia una raagione piuttosto psicologico che politico. Lui, da quanto è scandaloso pare che deve sempre apparire. Suo padre, se non fosse stato assassinato sarebbe successo dopo Khomeini. O lui o Beheshti. Da quello che racconta il fratello del Leader Khamenei. Motahari era un grande sapiente e i suoi tanti libri raccontano la storia di quello che l’Islam offerse all’Iran e quello che l’Iran offerse (offerse?) all’Islam. e E quello che l’Iran e le sue univestià del periodo sassanide piene di sapienza delle antiche civiltà dai greci, latini, bisanzio, cinese, indiane e iraninae furono tradotte in arabo e lui racconta un miriade di esmpi di ciò, cose da sapere.. insomma, in tal caso Motahari figlio sarebbe adesso molto altolocato. In capoccia sua forse successore del padre. Invece non è niente, cioé, non è considerato. Sicché, probabilmente è considerato così anche dagli altri nel parlamento o altrove. Non tanto serio al di là di quello che può dire all’occasione.

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