Come volevasi dimostrare

Come volevasi dimostrare, tutto secondo copione: trascorsi i sessanta giorni annunciati a maggio, l’Iran ha annunciato che riprenderà ad arricchire l’uranio non più al 3,67% come stabilito dall’accordo del 2015 ma fino al 5%. Quindi a un livello ancora lontanissimo da quel 90% necessario per costruire armi atomiche e comunque inferiore al 20% necessario per riattivare il reattore di ricerca di Teheran. Questo innalzamento di percentuale serve appena a consentire al rettore di Busher di produrre energia elettrica. Ma – insieme all’annuncio di pochi giorni fa di voler superare la soglia di 300 kg di uranio arricchito – è chiaramente una mossa politica, un tentativo – molto probabilmente vano – di stanare l’Europa e di metterla di fronte alle proprie responsabilità.

Come spiegato dallo stesso ministro degli Esteri Javad Zarif in un tweet, queste misure sono previste dal paragrafo 36 dello stesso accordo (il cui testo originale integrale è consultabile qui) nel caso e non significano affatto che l’Iran ne sia uscito. Sono forme previste dalla parti

Instex, lettera morta

Le decisioni annunciate il 7 luglio dal portavoce del governo Ali Rabiei e dal viceministro degli Esteri Abbas Araghchi non sono affatto quel fulmine a ciel sereno descritto dalla maggior parte dei media italiani in queste ore. Due mesi fa il presidente Hassan Rohani aveva posto un ultimatum ai Paesi europei. Il senso del discorso era: fate qualcosa per salvare l’accordo, perché con le nuove sanzioni degli Usa, sta venendo meno la stessa ragion d’essere di quella intesa storica. Cosa chiedeva e cosa chiede ancora l’Iran all’Europa? Semplice:  dare forma e sostanza al programma Instex (Instrument in Support of Trade Exchanges), lo strumento finanziario creato il 31 gennaio scorso da Francia, Germania e Regno Unito per aggirare le sanzioni americane e consentire la continuazione degli scambi economici fra l’Europa e l’Iran.

Quello strumento (a cui l’Italia, primo partner commerciale Ue dell’Iran ha pensato bene di non aderire..) è rimasto finora lettera morta. Teheran ha perciò deciso di agire lanciando un ultimatum all’Ue (ne parlammo qui). Quei sessanta giorni di tempo sono scaduti.

La narrazione anti Iran

E’ quasi incredibile: in quattro anni l’AIEA ha certificato non una ma quattordici (14) volte che l’Iran stava adempiendo agli obblighi previsti dall’accordo. Nonostante questo, gli Usa un anno fa sono usciti dall’accordo con una decisione unilaterale e ingiustificata. Poi sono arrivate sanzioni sempre più pesanti da Washington. A tutto questo, i media hanno assistito in modo piuttosto distratto. Ora che l’Iran reagisce, è tutto un proliferare di titoli: “La minaccia nucleare”, “La provocazione di Teheran”, con notizie assolutamente false e tendenziose. Sky Tg 24 e Repubblica online titolano: “L’Iran esce dall’accordo”. Sbagliato, falso, tendenzioso.

Macron e Rohani

Qualcosa comunque si muove a livello europeo. Lo spagnolo Joseph Borrell prenderà il posto di Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera Ue. Si tratta di una figura gradita a Teheran. In Iran si parla di lui come di un “critico di Trump”. Ed è già qualcosa. Va inoltre tenuto conto delle posizioni di Russia e Francia. Mosca, attraverso il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha criticato l’Ue, colpevole di aver varato uno strumento (Instex) praticamente inutile. Il presidente francese Emmanuel Macron – dopo un colloquio telefonico con Rohani – ha espresso la sua “forte preoccupazione” in caso di abbandono dell’accordo da parte dell’Iran e si è impegnato a trovare una soluzione con i partner europei entro il 15 luglio.

E l’Italia?

Assolutamente assente l’Italia. Il governo gialloverde ripete qui lo stesso schema riproposto in altri ambiti: i cinque stelle sarebbero (condizionale d’obbligo) anche bendisposti nei confronti dell’Iran (non dimentichiamo che Beppe Grillo è sposato con un’iraniani) e hanno dati pallidi segnali di interesse nei mesi passati (molto fumo e poca sostanza, a dire il vero). Però poi la linea di Salvini (pro Trump e pro Israele) prevale su tutto e tutti. Tace, come sempre il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi (chi?).

E quindi?

Detto questo, io non credo che il futuro ci riservi una guerra. Piuttosto, questa vicenda segna – se ce ne fosse ancora bisogno – la mancanza politica dell’Europa. L’Iran punta a un compromesso non con i 5+1, non con l’Ue. E nemmeno con gli Usa. Ma con Trump. Per farlo deve arrivarci con qualcosa da barattare. Staremo a vedere.

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