Chi è Qalibaf

Mohammad Baqer Qalibaf (محمدباقر قالیباف‎‎), classe 1961, è da almeno una quindicina d’anni sempre sul punto di “spiccare il volo”. Candidato presidente in tre tornate, nel 2005, nel 2013 e nel 2017 (poi ritiratosi a pochi giorni dal voto) ne è sempre uscito a mani vuote. Il suo cognome in persiano vuol dire “tessitore di tappeti”.

Prima delle elezioni del 2009, in Iran e soprattutto a Teheran, se ne parlava come del presidente in pectore, pronto a rimpiazzare Mahmud Ahmadinejad dopo il primo mandato. E invece a quelle elezioni Qalibaf nemmeno si presentò.

Personaggio piuttosto curioso, per i canoni della politica iraniana. Appartiene alla “famiglia principalista”, ma è un conservatore atipico, sia nei comportamenti sia in alcune scelte politiche.

Un giovane comandante

Qalibaf, come molti altri suoi coetanei, partecipa in prima linea alla “guerra imposta”, la lunga guerra di difesa nazionale contro l’Iraq (1980-88). A soli 19 anni diventa comandante delle truppe Imam Reza e successivamente ricopre altre importanti funzioni militari.  Uno storico arriva a definirlo il “Bonaparte della rivoluzione islamica”.

Quando la guerra finisce, diventa direttore della Khatam al-Anbia, una importante società ingegneristica controllata dai pasdaran. E’ nella galassia dei Guardiani della Rivoluzione che si compie la sua scalata al successo. Nel 1996 viene nominato comandante delle Forze Aeree dei Pasdaran. Nel frattempo, consegue una laurea in geografia politica e avvia una carriera accademica presso l’Università di Teheran.

I ragazzi del ’99

Il 1999 – in piena era Khatami – gli studenti danno vita a un ampio movimento che chiede una riforma sostanziale dell’assetto della Repubblica islamica. Le manifestazioni sono represse con la violenza da parte di basiji e pasdaran. Qalibaf è uno dei 24 comandanti dei Pasdaran che scrivono una lettera a Khatami, minacciando di “prendere in mano la situazione” qualora le manifestazioni studentesche continuassero. Una chiara intimidazione al presidente riformista che, infatti, non appoggiò gli studenti. I disordini del 1999 portano alla rimozione del comandante della polizia Hedayat Lotfian. Al suo posto subentra proprio Qalibaf, che anni dopo dichiarerà pubblicamente di aver preferito il dialogo alla repressione.

Andai alla riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale e tutti – compreso Hassan Rohani – mi chiedevano di sparare agli studenti. Io mi opposi. Diedi invece il permesso di organizzare le manifestazioni, purché all’interno dell’università.

Le elezioni del 2005

Nel 2005 si dimette dai suoi incarichi militari e si candida alle elezioni presidenziali che sanciranno la vittoria di Ahmadinejad al ballottaggio contro Rafsanjani. al primo turno- contrassegnato da una forte dispersione del voto – Qalibaf ottiene il 13,93%. la sua è una campagna elettorale innovativa, in cui per la prima volta un candidato investe molto in spot televisivi. Qalibaf si propone come un decisionista e un innovatore, alla guida di un aereo, quasi sempre sorridente. L’elettorato non lo premia, ma ottiene presto un incarico politico importante, con l’elezione a sindaco di Teheran nel settembre dello stesso anno, carica che conserva ininterrottamente da allora.

Il sindaco

Al governo della capitale iraniana, Qalibaf avvia un processo di modernizzazione della megalopoli iraniana: lavori pubblici e attenzione alle tematiche dell’ambiente. Il ruolo di primo cittadino gli serve comunque come trampolino per la politica nazionale. Non mancano anche prese di posizione forti. Nel 2008 – nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali Usa – sostiene la necessità di una dialogo con gli Stati Uniti, perché gioverebbe “alla comunità internazionale, alla società iraniana e a quella statunitense”.

Alcuni conservatori lo bollano come “amico di Benetton”. E’ infatti in questo periodo che il marchio italiano apre i primi negozi nella capitale iraniana e in molti parlano di un’amicizia di interesse tra il sindaco e l’imprenditore italiano.

Qalibaf e Soleimani

Qalibaf con Soleimani, comandante dell’Armata Qods

Le elezioni del 2013

Nel 2013 si ricandida per le presidenziali. Il suo slogan è:  “Cambiamento, vita, popolo. Un glorioso Iran”.  Con Ali Akbar Velayati e Gholam-Ali Haddad-Adel, forma la cosiddetta coalizione “2+1”. anche lo speaker del parlamento Ali Larijani appoggia la sua candidatura, ma sconta la divisione del fronte conservatore. Ottiene oltre 6 milioni di voti pari al 16.55% e si piazza al secondo posto, comunque lontanissimo dal vincitore Hassan Rohani (50,88%).

A settembre 2013 il consiglio comunale di Teheran lo rielegge per la terza volta sindaco, battendo per 16 voti a 14 Mohsen Hashemi Rafsanjani, uno dei figli dell’eterno kuseh Ali Akbar.

Nel 2017 termina il suo mandato di sindaco della Capitale e si presenta per le terza volta alle elezioni presidenziali. I sondaggi lo danno, nei primi giorni di campagna elettorale, intorno al 25%, staccato di una quindicina di punti dal presidente in carica Hassan Rouhani. Quando la partita è ancora aperta, a pochi giorni dal voto, Qalibaf si ritira e sostiene un altro candidato conservatore Ebrahim Raisi. Che alla fine si ferma al 38,29%, mentre Rouhani viene eletto al primo turno con il 57%.

Le parlamentari del 2020

Il 21 febbraio si tengono le elezioni con la più bassa affluenza di tutta la storia della Repubblica islamica: vota soltanto il 42% degli aventi diritto. Il nuovo parlamento ha una maggioranza conservatrice molto netta, sebbene non omogenea. Qalibaf, con oltre un milione di voti, è il primo degli eletti. Superata la prima fase dell’emergenza Covid-19, il nuovo parlamento si riunisce il 28 maggio e Qalibaf viene eletto Presidente dell’assemblea con 231 voti.

Comincia una nuova stagione della sua carriera politica. Tra poco più di un anno si voterà di nuovo per le presidenziali. Vedremo Qalibaf cosa deciderà per allora. Gli ultimissimi mesi ci hanno dimostrato che un anno può essere lunghissimo.

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