Chaharshanbe Surì

La festa del fuoco (Chaharshanbe Surì) è senza dubbio la più divertente tra quelle legate all’arrivo del No Ruz, il nuovo anno persiano. Si celebra la sera dell’ultimo martedì dell’anno, in attesa del mercoledì. Nelle strade si accendono piccoli falò su cui saltare dopo aver recitato la formula «Zardî-ye man az to, sorkhî-ye to az man», ovvero «il mio giallo (simbolo della debolezza) a te, il tuo rosso (la forza) a me». È un rito purificatore che simboleggia il passaggio dall’inverno alla primavera, con la sconfitta delle tenebre e la vittoria della luce. Si crede inoltre che in questa notte gli spiriti dei morti possano tornare a far visita ai loro cari.

Chaharshanbe Surì è anche il titolo di un film del 2006 di Asghar Farhadi, oggi celebre in tutto il mondo per l’Oscar vinto con “Una separazione”. Un critico cinematografico ha definito Chaharshanbe Surì, About Elly e Una separazione la “trilogia delle bugie”.

 

Inedito in Italia, Chaharshanbe Surì è  forse meno compiuto ma più affascinante del film che ha vinto la statuetta d’oro. Racconta una crisi coniugale che esplode proprio l’ultimo martedì dell’anno. Una coppia borghese sulla quarantina si sta preparando a partire per le vacanze a Dubai. Ma lei è convinta che il marito la tradisca e sui preparativi per il viaggio incombe la rottura definitiva. In mezzo ai litigi di marito e moglie finisce una giovane domestica di umili origini, prossima al matrimonio. Un confronto tra sessi ma anche tra classi sociali diverse, separate da stili di vita, abbigliamento e prospettive. Sullo sfondo, i fuochi e i botti della festa. All’epoca venne salutato come un film innovativo per il cinema iraniano, sia per lo stile sia per i contenuti. L’adulterio è raccontato senza tabù e i dialoghi sono molto duri e sconfinano spesso nel  turpiloquio.

 

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