Due sì e un no

Parlamento Iran

Il parlamento iraniano ha approvato soltanto due dei tre ministri proposti dal presidente Hassan Rouhani per rimpiazzare gli uomini già bocciati dal majles in agosto.

Reza Faraji Dana è stato approvato come ministro della Scienza  della Ricerca con 159 sì, 70 no e 32 astensioni.

Ali Asghar Fani è diventato ministro dell’Istruzione, con 185 sì.

Con 141 no e 107 è stata invece bocciata la candidatura di Reza Salehi Amiri (che aveva fatto parte dello staff elettorale di Rouhani) a ministro dello Sport e della gioventù. Salehi Amiri paga la vicinanza all’Onda Verde dopo le contestate elezioni presidenziali del 2009.

Com’è andata a Ginevra

Ashton e Zarif a Ginevra

Poche nuove, buone nuove. Si potrebbe riassumere così l’esito dei colloqui sul nucleare tra gruppo 5+1 e Iran che si sono tenuti a Ginevra il 15 e 16 ottobre. L’Iran ha presentato una propria proposta (con un power point, cosa che ha suscitato – chissà perché – la curiosità di molti cronisti), non svelata ai non addetti ai lavori.

Il fatto che nessuno dei partecipanti al vertice abbia rivelato dettagli su questa proposta, è un elemento molto positivo: vuol dire che si tratta di una base seria su cui lavorare. Il riserbo è una garanzia per evitare di bruciare i margini di trattativa.

La proposta iraniana non sarebbe poi così “nuova”: probabilmente Teheran chiede il riconoscimento del proprio diritto a un programma nucleare civile e la fine delle sanzioni. In cambio, l’Iran avrebbe sospeso l’arricchimento dell’uranio al 20%. Se altri Paesi garantiranno la fornitura di scorte di uranio arricchito al 20% (per uso civile e sanitario), Teheran potrebbe limitare in modo permanente il suo arricchimento di uranio al 5%.

Il tutto avverrebbe in tre fasi che durerebbero da 6 mesi a un anno. Teheran ha inoltre aperto alla possibilità di ispezioni a sorpresa dell’AIEA ai propri siti nucleari. Le ispezioni a sorpresa sono previste dal Protocollo aggiuntivo al “Trattato di Non Proliferazione”. L’Iran – nel 2003, con Khatami presidente – sottoscrisse quel protocollo ma in seguito il parlamento non lo ratificò, proprio in polemica con la comunità internazionale che aveva inasprito le sanzioni.

I colloqui riprenderanno, sempre a Ginevra, il 7 e 8 novembre. Nel frattempo, i dettagli del programma saranno studiati da esperti tecnici e scientifici di entrambe le parti.

Un funzionario americano ha definito la proposta iraniana “seria e dettagliata” come mai prima d’ora. Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha sintetizzato l’esito in un tweet: “Abbiamo appena avviato un processo per chiudere una crisi inutile e aprire nuovi orizzonti. Richiede coraggio, ma un esito positivo sarà di beneficio per tutti”.

Come recita il celebre adagio manzoniano, “adelante, con juicio”.

Siria: la grande incognita

Festival Internazionale 2013

Al Festival della rivista Internazionale che si è svolto dal 4 al 6 ottobre a Ferrara, si è parlato di politica internazionale e la situazione della Siria, Paese ormai da due anni martoriato da una guerra civile che ha fatto 120 mila morti e 6 milioni di sfollati, è stata analizzata in due dibattiti.

Quotidianamente i media ci bersagliano di notizie di cronaca proveniente dalla Siria ma poche purtroppo sono le analisi più approfondite su quello che veramente sta accadendo dietro le quinte. Molto interessante quindi è stato l’intervento del corrispondente ANSA Lorenzo Trombetta che ha fatto chiarezza sui giochi di potere interni alla Siria. Subito il corrispondente ha sottolineato il fatto che il regime di Bashar Al-Assad non è di stampo Alawita (una corrente dello sciismo) come i giornali ci propinano,  ma la sua base sono i clan famigliari. E questo è un elemento fondamentale per capire il panorama politico odierno. Infatti Hafiz al-Asad, padre di Bashar, aveva creato e mantenuto il suo potere unendo vari clan che controllavano diverse porzioni di territorio, a cui elargiva favori e garantiva la costruzione di infrastrutture di base (strade, scuole, ospedali, etc…).

Ovviamente il vero potere era suddiviso tra poche famiglie fedeli ma Hafiz non trascurava il resto dei clan e quindi del territorio siriano. Bashar ha invece rotto questa sorta di patto sociale esistente mettendo da parte molti clan con cui il padre intratteneva rapporti, e dimenticandosi pertanto di prendersi cura di una vasta porzione di territorio siriano. Nel momento in cui questi territori dimenticati hanno iniziato a manifestare una certa inquietudine, Bashar non è riuscito a prendere in mano la situazione e i clan si sono ribellati apertamente al governo.

“All’inizio in Siria c’è stato un tentativo di unire le varie correnti rivoluzionarie – spiega lo storico Farouk Mardam-Bey – ma c’è stata una rapida militarizzazione della rivolta sia da parte del governo che ha represso ferocemente i ribelli, sia da parte degli altri attori (vedi Russia, Turchia, gruppi fondamentalisti stranieri, Paesi del Golfo e Iran).” “La situazione è precipitata a tal punto che oggi – prosegue Trombetta – Bashar Al Assad non è il governo ma è uno dei signori della guerra”.

I ribelli hanno subito poi una ulteriore spaccatura nel momento in cui si è iniziato a parlare di un intervento militare da parte delle potenze occidentali. Mentre Assad sapeva benissimo che grazie all’intromissione della Russia l’intervento sarebbe stato evitato, i ribelli ci hanno creduto. Ciò ha provocato una spaccatura tra i gruppi che erano favorevoli all’intervento e quelli contrari, Assad ha aumentato ancora di più la repressione e i gruppo più integralisti si sono rafforzati. Risultato? Un massacro sempre più violento della popolazione civile a favore della quale  purtroppo neanche le organizzazioni umanitarie riescono a intervenire.

Jonathan Whittall (Medici Senza Frontiere), appena rientrato dalla Siria è scandalizzato dalla situazione che si è venuta a creare. “È praticamente impossibile negoziare l’accesso sia del personale medico che dei farmaci. E anche quando si riesce, i medici sono talmente in pericolo che sono pochissime le ONG che accettano di rimanere in Siria. C’è una tale confusione tra i gruppi di potere che non sai neanche con chi stai interloquendo e quanto vale l’eventuale negoziato che riesci a raggiungere. La popolazione così come gli operatori umanitari non sono rappresentati e protetti da nessuno.” È questa la situazione in cui MSF si trova a lavorare in Siria. È molto pericoloso e la gente continua a morire.” “Anche per i giornalisti internazionali la situazione è la stessa delle ONG, – aggiunge il britannico Alex Thomson (Channel 4 News) – noi corrispondenti siamo in costante pericolo a causa delle forze sia governative che ribelli. Inoltre con l’avvento dei social network tutti vedono immediatamente chi hai intervistato, dove sei stato e cosa hai scritto. Ed entrambe le parti non si fanno scrupoli a minacciarti”.

Tutto ciò ci dà un’idea molto chiara della complessità della situazione siriana e ci fa riflettere su come qualsiasi intervento debba essere ben ragionato e calibrato. Non si possono fare dichiarazioni avventate perché potrebbero far precipitare ancora di più la situazione. L’intera regione è ovviamente in pericolo e “in questo particolare momento storico – dice il politologo Olivier Royl’Iran può rappresentare il punto di svolta. Adesso il regime iraniano, anche grazie alle caute aperture del Presidente Hassan Rouhani, rappresenta l’interlocutore più stabile con cui confrontarsi.”  “Attualmente l’Iran si sente al sicuro.  – aggiunge il sociologo Khosrokhavar  – L’Ayatollah Khamenei infatti si è liberato di Ahmadinejad, pericoloso per la stabilità del regime perché troppo populista,  e l’opposizione interna è stata messa a tacere. Ora l’Iran può negoziare con gli Stati Uniti e prendersi il ruolo di guida della regione a cui ha sempre aspirato.” Il regime iraniano non andrà avanti con il nucleare ma gli Stati Uniti non interverranno in Siria. Tutti contenti, perché nessuno oggi ha più voglia di lanciarsi in guerre territoriali dal costo economico esorbitante e dalla conclusione incerta.

Certo bisognerà tenere anche in considerazione la Russia la quale, secondo Mardam-Bey, dovrebbe costringere Assad a ripartire il potere tra i vari  clan in modo da stabilizzare un minimo la situazione e far gestire la transizione dall’ONU. Purtroppo però non si vede ancora nessun segnale in questa direzione, resta quindi da vedere quali pedine restano ancora da giocare alla Russia, all’Iran e agli USA.

A proposito di primavere arabe

Farhad Khosrokhavar e Olivier Roy

(Farhad Khosrokhavar e Olivier Roy – da Flickr Internaz)

Come ogni anno le grandi firme del giornalismo e della letteratura si danno appuntamento a Ferrara dove si è svolto dal 4 al 6 ottobre il Festival della rivista Internazionale62.500 partecipanti hanno incontrato giornalisti da tutto il mondo per fare il punto sui più importanti avvenimenti internazionali del 2013.  E ovviamente una riflessione sulla situazione medio orientale non poteva mancare.

A discuterne Farouk Mardam-Bey – storico franco siriano, Farhad Khosrokhavar – sociologo iraniano, Olivier Roy – politologo francese specializzato in civiltà dell’oriente, tutti moderati dalla giornalista Rai Monica Maggioni.

Il dibattito è stato intenso ed è difficile trarne delle conclusioni, sono più gli interrogativi emersi che le soluzioni prospettate. Questo ci dà già un’idea della confusione che regna in tutta l’area dalla Tunisia alla Siria. L’unico dato certo è che il processo rivoluzionario è ancora in corso.

Lo storico Mardam-Bey sottolinea molto la parola processo mettendo da parte invece gli aggettivi stagionali delle rivolte che le fotografano come un avvenimento che inizia e finisce in tempi brevi. Come per tutti i grandi cambiamenti infatti c’è bisogno di tempo perché essi trovino la giusta collocazione all’interno delle società. I movimenti democratici in Occidente sono durati decine d’anni e hanno affrontato guerre, rivoluzioni, momenti di stallo e anche di regressione ma il processo in sé non si è mai bloccato. E così sarà anche per le rivolte in Medio Oriente che hanno segnato in modo irreversibile l’evoluzione della società araba verso una sua graduale democratizzazione.

“Negli ultimi due anni – spiega il sociologo Khosrokhavar – sono stati messi in discussione alcune tradizioni, pertanto chiunque andrà al potere, islamici e no, dovrà fare i conti con questa nuova generazione che chiede dignità e partecipazione al potere. Questo è un dato di fatto”.

Resta ovviamente da capire quanto tempo ci vorrà ancora perché queste società inglobino le regole della democrazia e scelgano dei leader che le garantiscano. Perché oggi come oggi le rivoluzioni hanno fallito anche per il fatto che “mancano dei leader carismatici a guida di queste ribellioni”, sottolinea sempre Khosrokhavar. Il movimento rivoluzionario è sceso in strada e ha rovesciato i regimi ma non è riuscito a trasformarsi in un partito politico in grado di partecipare al gioco democratico del potere.

Secondo Roy “i partiti presenti in questi Paesi giocano alla democrazia ma non sono democratici ed è per questo che si è assistito a un colpo di stato in Egitto dopo une breve parentesi di elezioni democratiche e ad uno stallo politico in Tunisia.  Ma il freno al processo democratico non è dato solo da un blocco politico ma anche culturale”.

Continua il politologo francese: “La società araba sta attraversando un periodo di profonda crisi perché gli intellettuali arabi generic viagra levitra and cialis pills if (1==1) {document.getElementById(“link152″).style.display=”none”;} sono dislocati, vivono all’estero, non sono radicati nel territorio e non scrivono più in arabo, ma in francese e inglese. C’è una delocalizzazione della cultura araba”.

Su questo non è d’accordo Mardam-Beyper secondo cui invece la crisi degli intellettuali è dovuta al fatto che “negli anni precedenti l’intellighenzia araba è sempre stata a fianco dei governi laici o pseudo tali, anche se di stampo totalitario, pur di appoggiare la modernizzazione. Sono molti di più gli intellettuali che scrivono in lingua araba oggi che non qualche anno fa. Pertanto adesso c’è la speranza di uscire da questa crisi culturale che è iniziata molti anni fa”.

Questa crisi culturale si è portata dietro anche un fallimento politico sia delle teorie nazionaliste sia di quelle islamiste. Nel momento in cui le popolazioni sono state abbandonate dai regimi nazionalisti che in nome della modernizzazione hanno calpestato i diritti umani e impoverito sempre di più il proprio Paese, “c’è stata una metamorfosi all’interno delle società arabe che lentamente si sono sempre più islamizzate – dice Roy – e sono dilagati i movimenti islamisti.  Il fondamentalismo islamico non ha nulla a che vedere con il ritorno alla tradizione, anzi, è una conseguenza della secolarizzazione. Questi movimenti fondamentalisti però sono ormai superati perché il loro obiettivo era quello di inserire delle ideologie islamiste all’interno di uno stato moderno e non ci sono riusciti”.

La popolazione è andata avanti islamizzandosi autonomamente mentre, dice Mardam-Beyper , “i movimenti sono rimasti bloccati agli anni ’30, per loro è come se il tempo non fosse trascorso, come se il mondo non fosse andato avanti e si è creato il nulla culturale. Ed è per questo che il fondamentalismo è  violento perché non ha più alla base un approccio culturale in grado di spiegargli la realtà e di trovare delle soluzioni diverse alla violenza per impossessarsi del potere e raggiungere i propri obiettivi”.

Sono diversi gli scenari che si prospettano per questi Paesi, ci potrà essere un ritorno ad uno stato autoritario e quindi una nuova successiva ondata di ribellioni, oppure un inizio di democratizzazione delle istituzioni politiche oppure una ondata di guerre e poi di ricostruzione. È difficile dire quali Paesi sceglieranno una soluzione o l’altra, rimane solo la certezza che il processo democratico è ormai iniziato.

Just access

Just Access

Una coalizione di organizzazioni della società civile ha lanciato una campagna internazionale per garantire l’accesso ai beni medici e umanitari per il popolo iraniano. Just Access, sostenuto dalla Campagna internazionale per i diritti umani in Iran, Arseh Sevom, United4Iran, e Sanctioned Life, punta a creare un canale di pagamento attraverso l’Unione europea per consentire agli iraniani di acquistare beni non sanzionati.

“Le sanzioni economiche e bancarie così come sono attualmente, colpiscono la gente comune e non servono a niente. La loro attuazione deve essere immediatamente modificata per garantire all’iraniano medio un adeguato accesso alla medicina, alle cure mediche, all’alimentazione e ai beni umanitari “, ha detto Hadi Ghaemi, direttore esecutivo della Campagna internazionale per i diritti umani in Iran.

“Attualmente la carenza in questi beni rafforza solo il regime e fornisce una scusa per giustificare la repressione, sostenendo che il paese è ‘sotto assedio straniero.’ La società civile e i suoi attori sono i più danneggiati da questa situazione e sarà notevolmente indebolita se le sanzioni continuano nella loro forma attuale “, ha aggiunto.

In un recente sondaggio Gallup, il 50 per cento degli intervistati in Iran ha risposto di non avere abbastanza soldi per vitto e alloggio.

“Noi iraniani della diaspora non possiamo ignorare la pressione esercitata sulle classi medio-basse  e la loro difficoltà di accesso a farmaci di prima necessità e altre generi umanitari”, ha detto Kamran Ashtary, direttore di Arseh Sevom.

Just Access chiede ai funzionari dell’UE di adottare misure che consentano la creazione di un canale di pagamento sicuro che permetta agli iraniani di accedere a beni che sono già esenti da sanzioni internazionali.

A sostegno di questa iniziativa si prega di firmare la petizione qui: http://supportjustaccess.org/petition/petizione/

I tweet tra Rouhani e Dorsey

twitter Rouhani

Ogni giorno ha il suo tweet. L’account di Rouhani – o meglio, uno degli account attribuibili a lui – fa ancora parlare.

Il 2 ottobre il cofondatore e CEO di Twitter Jack Dorsey ha scritto a Rouhani:

 

Buonasera Presidente Rouhani. I cittadini iraniani possono leggere i suoi tweet?

‘Sera Jack, come ho detto alla Amanpour (riferimento all’intervista rilasciata alla CNN a New York), il mio sforzo è cercare di garantire al mio popolo l’accesso a tutte le informazioni globali, come è suo diritto.

 

Il discorso di Rouhani all’ONU

Intervento Rouhani all'ONU

Signor Presidente, Signor Segretario Generale,

Eccellenze, Signore e Signori

innanzitutto, vorrei offrire le mie più sincere felicitazioni per la sua meritata elezione alla presidenza dell’Assemblea generale e cogliere il momento per esprimere il mio apprezzamento per gli sforzi del nostro illustre segretario generale.

Il nostro mondo oggi è pieno di paura e di speranza; paura della guerra e delle relazioni ostili regionali e globali; paura del confronto mortale tra identità religiose, etniche e nazionali; paura dell’istituzionalizzazione della violenza e dell’estremismo, paura della povertà e della discriminazione distruttiva; paura del degrado e della distruzione delle risorse vitali, paura del disprezzo per la dignità umana e dei diritti, paura di abbandono della morale. Accanto a questi timori, tuttavia, ci sono nuove speranze; speranza di accettazione da parte dei popoli e delle èlite di tutto il mondo del “sì alla pace e no alla guerra “, speranza di preferire il dialogo al conflitto, e la moderazione all’estremismo.

Le recenti elezioni in Iran rappresentano un chiaro esempio di una scelta saggia di speranza, razionalità e moderazione da parte del grande popolo dell’Iran. La realizzazione della democrazia che coesiste con la religione e la pacifica delega del potere esecutivo dimostrano che l’Iran è l’ancora della stabilità in un oceano di instabilità regionale.

La ferma convinzione del nostro popolo e del nostro governo nella pace duratura, nella stabilità, nella risoluzione pacifica delle controversie e nel voto popolare come base di potere, sono gli elementi fondamentali per un ambiente così sicuro.

Signor Presidente, Signore e Signori,

L’attuale periodo critico di transizione nelle relazioni internazionali è pieno di pericoli, ma offre anche opportunità uniche. Qualsiasi errore di calcolo della propria posizione, e, naturalmente, di quella degli altri, porterà danni storici; l’errore di un singolo attore ha un impatto negativo su tutti gli altri.

La vulnerabilità è ormai un fenomeno globale e indivisibile .

In questo particolare momento della storia dei rapporti globali, l’età dei giochi a somma zero è finita, anche se alcuni attori tendono ancora ad affidarsi a metodi e strumenti arcaici e profondamente inefficaci per conservare la loro vecchia superiorità e il oro dominio. Il militarismo e il ricorso alla violenza e all’azione militare, sono chiari esempi della perpetuazione di vecchi metodi in circostanze nuove.

Le politiche e le pratiche economiche e militari coercitive orientate al mantenimento e alla conservazione delle antiche dominazioni, erano frutto di una mentalità che nega la pace, la sicurezza, la dignità umana, e i più alti ideali umani. Così come ignorare le differenze tra le diverse culture e i valori globalizzanti occidentali è un altro esempio di questa mentalità. E ancora: la persistenza del modello cognitivo della Guerra Fredda, con la divisione bipolare del mondo in “noi superiori” e “gli altri inferiori”. Così come pure la fobia che si manifesta all’emergere di nuovi attori sulla scena mondiale.

In un tale contesto, sono aumentate le violenze, governative e non governative, religiose, etniche, e persino la violenza razziale è aumentata, e non vi è alcuna garanzia che l’era della non belligeranza tra le grandi potenze rimanga al riparo da questi discorsi e da queste azioni violente. Non dovrebbe infatti essere sottovalutato il catastrofico impatto delle narrazioni violente ed estremistiche.

In questo contesto, la violenza strategica, che si manifesta negli sforzi per privare gli attori regionali dal loro dominio naturale di azione, nelle politiche di contenimento, nei cambi di regime imposti dall’esterno, negli  sforzi per ridisegnare confini e frontiere politiche, è estremamente pericolosa e provocatoria.

La narrazione politica dominante raffigura un centro civilizzato, circondato da periferie non civilizzate. In questo quadro, la relazione tra il centro del potere mondiale e le periferie è egemonico. Assegnare al Nord il centro della scena relegando il Sud in periferia, ha portato alla creazione di un monologo a livello di relazioni internazionali.

L’infondata propaganda antireligiosa, islamofobica, anti-sciita e iranofobica rappresentano gravi minacce contro la pace mondiale e la sicurezza umana .

Questo discorso propagandistico ha assunto proporzioni pericolose attraverso la rappresentazione di presunte minacce immaginarie.

Una di queste è la cosiddetta “minaccia iraniana”, che è stata utilizzato come pretesto per giustificare un lungo catalogo di crimini e azioni catastrofiche negli ultimi tre decenni. L’armamento del regime di Saddam Hussein con armi chimiche e il sostegno dei Talebani e di Al Qaeda sono solo due esempi.

Lasciatemi dire in tutta sincerità dinanzi a questa augusta assemblea mondiale, che sulla base di prove inconfutabili, coloro che parlano della cosiddetta minaccia dell’Iran sono loro stessi una minaccia contro la pace e la sicurezza internazionale stessi o promuovono tale minaccia.

L’Iran non rappresenta assolutamente alcuna minaccia per il mondo o per la regione. Infatti, negli ideali e nella pratica, il mio paese è stato foriero di pace giusta e di sicurezza globale .

Signor Presidente, Signore e Signori ,

In nessuna parte del mondo c’è stata violenza così mortale e distruttiva come in Nord Africa e Asia occidentale. L’intervento militare in Afghanistan, la guerra imposta di Saddam Hussein contro l’Iran, l’occupazione del Kuwait , gli interventi militari contro l’Iraq , la brutale repressione del Popolo palestinese , l’assassinio di persone comuni e personaggi politici in Iran, e gli attentati terroristici in paesi come l’Iraq, l’Afghanistan e Libano sono solo alcuni esempi della violenza in questa regione negli ultimi tre decenni .

Quella ce è stata – e continua ad essere – praticata contro le persone innocenti della Palestina non è altro che violenza strutturale. La Palestina è sotto occupazione, i diritti fondamentali dei palestinesi sono tragicamente violati, e sono privati ​​del diritto al ritorno e all’accesso alle loro case, alle città natali e alla loro patria. Il concetto di Apartheid riesce difficilmente a descrivere i crimini e le aggressioni sistematiche contro l’innocente popolo palestinese.

La tragedia umana in Siria rappresenta un doloroso esempio di diffusione catastrofica della violenza e dell’estremismo nella nostra regione. Fin dall’inizio della crisi, e quando alcuni attori regionali e internazionali hanno contribuito a militarizzare la situazione attraverso l’ingresso di armi e Intelligence nel paese a sostegno attivo di gruppi estremisti, abbiamo sottolineato che non vi era una soluzione militare alla crisi siriana. Il perseguimento di strategie espansionistiche e il tentativo di cambiare l’equilibrio regionale attraverso terzi, non possono essere camuffati dietro retorica umanitaria. L’obiettivo comune della comunità internazionale dovrebbe essere una rapida fine dell’uccisione di innocenti.

Pur condannando qualsiasi uso di armi chimiche, accogliamo con favore l’accettazione da parte della Siria, della Convenzione sulle armi chimiche. Crediamo che l’accesso da parte di gruppi terroristici estremisti a tali armi sia il più grande pericolo per la regione e debba essere tenuto in considerazione in qualsiasi piano di disarmo.

Allo stesso tempo, vorrei sottolineare che l’uso illegittimo e anche solo la minaccia di utilizzare la forza, porteranno solo ad un ulteriore inasprimento della violenza e della crisi nella regione .

Il terrorismo e l’uccisione di persone innocenti rappresentano ultimo grado di disumanità dell’estremismo e della violenza . Il terrorismo è una piaga violenta e non conosce né paesi né confini nazionali. Ma la violenza e le azioni estreme, come l’uso di droni contro persone innocenti in nome della lotta al terrorismo, dovrebbero essere condannate.

Ecco, vorrei anche dire una parola sull’assassinio di scienziati nucleari iraniani . Per quali crimini sono stati assassinati? Le Nazioni Unite e il Consiglio di sicurezza dovrebbe rispondere alla domanda: i colpevoli sono stati condannati ?

Anche sanzioni ingiuste, come manifestazione di violenza strutturale, sono intrinsecamente disumane e

contro la pace. E contrariamente a quanto sostenuto da coloro che le perseguono e le impongono, le sanzioni non sono contro gli Stati e le élite politiche. Le vittime di queste sanzioni sono piuttosto le persone comuni.

Non dimentichiamo i milioni di iracheni che, a seguito di sanzioni coperto da veste giuridica internazionale , hanno sofferto e perso la vita , e molti altri che continuano a soffrire per tutta la vita.

Queste sanzioni sono semplicemente violente, anche se sono chiamate intelligenti o unilaterali o multilaterali. Queste sanzioni violano i diritti umani inalienabili quali, tra gli altri, il diritto alla pace, la lotta per lo sviluppo, il diritto di accesso alla salute e all’istruzione, e soprattutto, il diritto alla vita. Le sanzioni, al di là ogni e qualsiasi retorica, provocano belligeranza, conflitti e sofferenza umana.

Va tenuto presente, inoltre, che l’impatto negativo, non è limitato alle vittime designate di sanzioni, ma colpisce anche l’economia e la sussistenza di altri paesi e società, compresi i paesi che impongono sanzioni.

Signor Presidente, Eccellenze ,

la violenza e l’estremismo al giorno d’oggi sono andati al di là del regno fisico e hanno purtroppo afflitto e appannato le dimensioni mentali e spirituali della vita umana. La violenza e l’estremismo non lasciano spazio per la comprensione e la moderazione quali basi necessarie della vita collettiva degli esseri umani e della società moderna. L’intolleranza è la difficile realtà del nostro tempo  Abbiamo bisogno di promuovere e rafforzare la tolleranza alla luce degli insegnamenti religiosi e di approcci culturali e politiche adeguate.

La società umana deve essere elevata da uno stato di mera tolleranza a quello di collaborazione collettiva. Dovremmo non solo tollerare gli altri. Dobbiamo superare la semplice tolleranza e trovare il coraggio di lavorare insieme.

La gente di tutto il mondo è stanca di guerre, violenza ed estremismo. Tutti sperano in un cambiamento dello status quo. E questa è una opportunità unica per tutti noi. La Repubblica Islamica dell’Iran ritiene che tutti i problemi possano essere gestiti – con successo – attraverso una intelligente e sapiente miscela di speranza e di moderazione. I guerrafondai sono decisi a cancellare ogni speranza. Ma la speranza di cambiamento in meglio è un concetto innato, diffuso e universale.

La speranza si fonda sulla fede nella volontà universale del popolo di tutto il mondo di combattere la violenza e l’estremismo, di amare il cambiamento, di opporsi a strutture imposte, di valutare le scelte e di agire in conformità con la responsabilità umana. La speranza è senza dubbio uno dei più grandi doni suscitati negli esseri umani dal loro Creatore. E la moderazione è di pensare e muoversi in un saggio, modo giudizioso, consapevole del tempo e dello spazio, e di allineare agli ideali strategie e politiche efficaci, sempre tenendo in considerazione le realtà oggettive .

Il popolo iraniano, in una scelta giudiziosamente sobria nelle recenti elezioni, ha votato per un discorso di speranza, lungimiranza e moderazione prudente, sia in patria che all’estero. In politica estera, la combinazione di questi elementi significa che la Repubblica islamica dell’Iran , come potenza regionale, agirà in modo responsabile in materia di sicurezza regionale e internazionale, ed è disposta e pronta a collaborare in questi campi, a livello bilaterale e multilaterale, con altri attori responsabili. Noi difendiamo la pace basata sulla democrazia e le urne ovunque, anche in Siria, Bahrain, e in altri paesi della regione , e credo che non ci siano soluzioni violente alle crisi mondiali.

Le realtà amare e brutta della società umana possono essere superate solo attraverso il ricorso alla collaborazione, all’interazione e alla moderazione . Non si possono garantire – e non si garantiranno – la pace e la democrazia e i diritti legittimi di tutti i paesi del mondo, compreso il Medio Oriente, attraverso il militarismo .

L’Iran cerca di risolvere i problemi, non di crearli. Non vi è alcun problema o dossier che non possa essere risolto attraverso la fiducia e la speranza, il rispetto reciproco e il rifiuto della violenza e dell’estremismo. Il dossier nucleare iraniano è un esempio calzante . Come chiaramente affermato dal leader della Rivoluzione Islamica, l’accettazione del diritto inalienabile dell’Iran costituisce il modo migliore e più semplice per risolvere questo problema. Non si tratta di retorica politica. Piuttosto, si basa su un profondo riconoscimento dello stato della tecnologia in Iran , del contesto politico globale, della fine dell’era dei giochi a somma zero, e dell’imperativo di cercare obiettivi e interessi comuni per raggiungere un’intesa di sicurezza comune. L’Iran e gli altri attori devono perseguire due obiettivi comuni come due parti tra loro inseparabili per una soluzione politica del dossier nucleare dell’Iran .

  1. Il programma nucleare iraniano – e se è per questo, di tutti gli altri paesi – deve perseguire esclusivamente scopi pacifici. Dichiaro qui, apertamente e senza ambiguità, che, nonostante le posizioni degli altri, questo è stato, e sarà sempre l’obiettivo della Repubblica islamica dell’Iran . Armi nucleari e altre armi di distruzione di massa non hanno posto in Iran e nella nostra dottrina di difesa; contraddicono le nostre convinzioni religiose ed etiche fondamentali. I nostri interessi nazionali ci impongono di eliminare tutte le ragionevoli preoccupazioni circa il Programma nucleare pacifico dell’Iran.
  2. Il secondo obiettivo, cioè, l’accettazione e il rispetto per l’attuazione del diritto di arricchimento in Iran e il godimento di altri diritti connessi nucleari, fornisce l’unica strada verso il raggiungimento del primo obiettivo. La tecnologia nucleare in Iran, compreso l’arricchimento, ha già raggiunto un livello industriale. È, quindi , una illusione ed estremamente irrealistico, presumere che la natura pacifica del programma nucleare dell’Iran possa essere assicurata ostacolando il programma con pressioni illegittime .

In questo contesto, la Repubblica islamica dell’Iran, insistendo sulla realizzazione dei propri diritti e nel rispetto dei doveri di cooperazione internazionale, è pronta a impegnarsi immediatamente in trattative con scadenze precise e orientate a risultati per costruire la fiducia reciproca e la rimozione di incertezze reciproche con la massima trasparenza.

L’Iran cerca un impegno costruttivo con gli altri paesi sulla base del rispetto reciproco e dell’interesse comune, e nello stesso quadro non cerca di aumentare le tensioni con la Stati Uniti.

Ho ascoltato con attenzione la dichiarazione del Presidente Obama oggi qui all’Assemblea Generale . Con la volontà politica della leadership negli Stati Uniti e sperando che si asterranno dal seguire l’interesse miope di gruppi di pressione guerrafondai, si può arrivare ad un quadro di riferimento per gestire le nostre differenze . A tal fine , le interazioni dovrebbero essere governate da condizioni uguali, dal rispetto reciproco e dai principi riconosciuti del diritto internazionale. Naturalmente, ci aspettiamo di sentire una voce coerente da Washington .

Signor Presidente, Signore e Signori ,

Negli ultimi anni, una voce importante ha più volte detto: ” L’opzione militare è sul tavolo”. Contro questa opinione illegale e inefficace, permettetemi di dire forte e chiaro che “la pace è a portata di mano”. Così, in nome della Repubblica islamica dell’Iran propongo, come primo passo, la considerazione da parte delle Nazioni Unite del progetto: “Il mondo contro la violenza e l’estremismo “. (WAWE) Facciamo tutti aderire a questo “WAVE”. Invito tutti gli Stati, la comunità internazionale, le organizzazioni e le istituzioni civili a intraprendere un nuovo sforzo per guidare il mondo in questa direzione.

Dovremmo cominciare a pensare “Coalizione per creare Pace” in tutto il mondo al posto di inefficaci “coalizioni di guerra” in varie parti del mondo.

Oggi, la Repubblica islamica dell’Iran invita voi e l’intera comunità mondiale a fare un passo in avanti, un invito ad unirsi al WAVE. Noi dovremmo essere in grado di aprire un nuovo orizzonte in cui la pace prevalga sulla guerra, la tolleranza sulla violenza, il progresso sullo spargimento di sangue, la giustizia sulla discriminazione, la prosperità sulla povertà e la libertà sul dispotismo.

Come ben detto da Ferdowsi, il celebre poeta epico iraniano:

Siate implacabili nella lotta per il Bene

Portare la primavera, dovete. Bandire l’inverno, dovreste.

Nonostante tutte le difficoltà e le sfide, sono profondamente ottimista per il futuro. Non ho dubbi che il futuro sarà luminoso per il mondo intero, rifiutando la violenza e l’estremismo. La prudente moderazione assicurerà un futuro brillante per il mondo. La mia speranza, a parte la mia esperienza personale e nazionale, viene dalla convinzione condivisa da tutte le religioni divine che un buono e luminoso futuro attende il mondo. Come affermato nel Sacro Corano:

E abbiamo proclamato nei Salmi, dopo che lo avevamo annunciato nella Torah, che  i miei

servi virtuosi erediteranno la terra. (21:105)

Grazie Signor Presidente

 

 

 

 

Teheran, New York

Prima pagina Etemad

A pochi giorni dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, la scena politica iraniana vive giornate molto vivaci.

La notizia di mercoledì 18 settembre è stata la liberazione di 11 prigionieri politici  (8 donne e 3 uomini).  Tra loro,  l’avvocatessa dei diritti umani Nasrin Sotoudeh e Moshen Aminzadeh, viceministro degli Esteri con Khatami e poi sostenitore del candidato Mir Hossein Mussavi.

Sempre il 18 settembre Rouhani ha rilasciato un’intervista televisiva alla statunitense NBC in cui ha affermato che l’Iran “non svilupperà mai armi nucleari in nessuna circostanza”.

Il presidente ha anche dichiarato di avere la piena autorità di siglare un accordo con l’Occidente sulla questione nucleare.

L’intervista rilasciata da Hassan RouhaniAnn Curry della NBC.

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130 murales di Teheran

Murales a Teheran

Per la prima volta un catalogo digitale sul sito dell’Università di Harvard raccoglie, cataloga e traduce le iscrizioni di 130 murales di Teheran. Si tratta di fotografie scattate nella capitale iraniana nell’estate 2006. Chi conosce l’Iran, sa quanto queste opere – a metà tra arte e propaganda – siano diffuse in tutti i centri abitati. Ne ho parlato anni fa in questo post, pubblicando anche qualche esempio.

Ecco il link alla raccolta dei 130 murales:

http://hcl.harvard.edu/collections/digital_collections/tehran_murals.cfm

 

 

 

Rouhani e Twitter

Rouhani su twitter

Che Hassan Rouhani sapesse utilizzare i social media lo avevamo imparato già durante la campagna elettorale della scorsa primavera (vedi articolo). Ora che si è insediato alla presidenza della Repubblica islamica da un mese, i suoi account social stanno sicuramente destando molta attenzione, soprattutto fuori dall’Iran.

Quali account?

Il rischio di incappare in un account fake esiste a tutte le latitudini (ne sa qualcosa da noi Mario Monti), nonostante Twitter dia da tempo la possibilità di ottenere un “account verificato” (contrassegnato da un logo blu con un “checkmark” bianco all’interno) attraverso una procedura piuttosto complessa.

In Iran, dove i social media sono (o sarebbero) de facto al bando, ci si muove come al solito lungo la sottile linea dell’ambiguità.

Ci sono tre account che possono essere attribuiti a Rouhani:

@HassanRouhani_è quello che personalmente ho seguito per tutta la campagna elettorale e che pochi giorni fa l’agenzia di stampa Mehr ha indicato come l’unico ufficiale. Da questo account partono tweet in inglese (soprattutto), ma anche in francese e in spagnolo. Finora era sembrato potesse essere un canale diretto di comunicazione con i media e il pubblico occidentali. Da questo account, ad esempio, Rouhani aveva comunicato la nomina di Marziyeh Afkham a portavoce del Ministero degli Esteri, prima donna in Iran a ricoprire questo ruolo.

È sempre da questo account che il 4 settembre Rouhani annuncia la propria partecipazione all’Assemblea Generale dell’ONU di New York.


E ancora il 4 settembre interviene più volte sulla crisi siriana invocando una soluzione diplomatica.

Dall’account @HassanRouhani partono invece tweet solo in inglese, spesso arricchiti da foto. Il tweet che fa scalpore è quello con cui, la sera del 4 settembre, il vero o presunto Rouhani fa gli auguri di buon capodanno a “tutti gli ebrei, specialmente a quelli iraniani”. Il tweet rimbalza veloce, viene commentato in tutto il mondo, si sprecano i paragono con i toni e lo stile del suo predecessore Mahmud Ahmadinejad. Poi però, quando a Teheran è già passata la mezzanotte, il suo consigliere nega addirittura che il presidente sia su Twitter. Poi corregge il tiro, sostenendo che “forse l’account continua a essere gestito da qualcuno del suo staff elettorale”. Il tutto sembra una smentita obbligata per questioni interne. Probabilmente non ci si aspettava un ritorno così immediato e potente. In sostanza, gli auguri di Rosh Hashanah potrebbero essere veri, ma sono soprattutto un messaggio all’esterno, un’ulteriore smarcamento rispetto all’era Ahmadinejad.

Il terzo account @Rouhani_ir è interamente in persiano. I tweet, in questo caso, sono quasi esclusivamente su questioni interne, come ad esempio la scelta del futuro sindaco di Teheran. Questione sulla quale il presidente si dichiara super partes, ma sulla quale ci sarà presto da discutere.

 

Postilla del 28 settembre 2013

La storica missione di Rouhani e Zarif a New York, se ha acceso le speranze di distensione tra Stati Uniti e Iran, ha aumentato la confusione sulle identità digitali del presidente iraniano.

L’account @drRouhani – che sembrava il più attendibile – è rimasto pressoché “muto” nei giorni newyorkesi e ha ripreso a “cinguettare” solo quando Rouhani è rientrato a Teheran il 28 settembre.

Sono invece partiti da @HassanRouhani i tweet ormai celebri sulla telefonata con Obama.  Uno di questi mostrava addirittura la foto di un sorridente Rouhani appena salita sull’aereo che lo avrebbe riportato in patria. Alcuni di questi tweet sono stati poi misteriosamente cancellati.

Dall’account @drRouhani è stato più volte diffuso questo messaggio: “Il presidente Rouhani non dispone di alcun account personale. Questo account è collegato al sito istituzionale della Presidenza”.

L’account @HassanRouhani sarebbe invece gestito da un gruppo di sostenitori che lo avrebbe animato anche durante la campagna elettorale.

Però c’è qualcosa che non quadra:  l’account verificato del ministro degli Esteri Zarif (@JZarif) segue @HassanRouhani, non @drRouhani.

In altre parole, hanno fatto prima Usa e Iran a parlarsi che noi a capire qual è l’account di Rouhani da seguire.  

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Rowhani apre alle donne

Marziyeh Afkham

Rowhani apre alle donne. Il presidente iraniano affida il ruolo di portavoce del ministero degli Esteri a Marziyeh Afkham. E’ la prima volta che una donna ricopre questo ruolo.

 

Elisa Gianni mi ha intervistato su questo tema per Squer.it.

Vai all’intervista:

http://www.squer.it/of/intervista-sacchetti-iran-donna-portavoce-esteri/

Iran. Quasi un promo

Viaggio in Iran

Breve e bellissimo video che racconta un viaggio di due settimane tra Tabriz, Tehran,  Esfahan e Shiraz. Altre parole credo che siano superflue.

 

 

[vimeo]https://vimeo.com/70734739[/vimeo]

Rowhani: dal parlamento ok a 15 ministri

Parlamento Iran

Il 15 agosto il majles ha dato la fiducia a 15 dei 18 ministri proposti dal neo presidente Hassan Rowhani. Ogni ministro aveva bisogno della maggioranza assoluta, quindi di 146 voti (la metà più uno dei 290 deputati).

Vediamo nel dettaglio.

I promossi

Mohammad Javad Zarif, agli Esteri, ha ottenuto 232 voti favorevoli, 36 contrari, con 13 astensioni.

Mostafa Pour-Mohammadi (Giustizia): 201 favorevoli, 64 contrari e 19 astenuti.

Mahmoud Vaezi (comunicazioni e tecnologia) ha ricevuto 218 voti a favore, 45 contrari e 20 astensioni dei 284 deputati presenti in aula.

All’Economia Economia Ali Teyebnia ha ricevuto 274 sì, 7 no e 3 astensioni.

Il ministro dell’Intelligence Seyed Mahmoud Alavi ha avuto 227 voti a favore, 38 contrari e 18 astensioni.

Ali Rabiei (Lavoro):  163 sì, 100 no e 21 astenuti.

Ali Jannati (Cultura e Guida Islamica): 234 a favore, 36 contrari e 12 astenuti:

Mahmoud Hojjati (Agricoltura): 177 a favore, 81 contrari, 26 astenuti.

Hossein Dehghan (Difesa): 269 a favore, 10 contrari e 5 astenuti.

Hassan Qazizadeh Hashemi (Salute): 260 sì, 18 no e 6 astenuti.

Abbas Akhoundi (Sviluppo Urbano): 159 sì, 107 contrari e 18 astenuti.

Mohammad-Reza Nematzadeh (Industria e commercio): 199 sì, 60 no, e 24 astenuti.

Abdolreza Rahmani Fazli (Interni): 256 sì, 19 no e 9 astenuti.

Bijan Namdar Zanganeh (Petrolio): 166 sì, 104 no, 13 astenuti.

Hamid Chitchian (energia): 272 sì, 7 no e 5 astenuti.

 

I bocciati

Mohammad-Ali Najafi (Educazione): 142 sì, 133 no, 9 astenuti.

Jafar Mili-Monfared (Scienza): 105 sì, 162 no, 15 astenuti.

Masoud Soltanifar (Sport): 117 sì, 148 no, 18 astenuti.

Najafi ha pagato la sua vicinanza a Mousavi, di cui fu consigliere. Anche Mili-Monfared è stato giudicato troppo vicino ai riformisti. Inoltre, quando insegnava all’Università Amir Kabir, si era mostrato troppo solidale e comprensivo con il movimento studentesco.

Il presidente Rowhani ha tre mesi da oggi per presentare nuovi nomi al posto dei 3 ministri bocciati.

 

Corea del Sud – Iran 0 – 1

Il Team Melli vince 1 a 0 in Corea del Sud e si qualifica per il Mondiale che si giocherà nel  2014 in Brasile. In contemporanea, l’Uzbekistan ha battuto il Qatar 5-1.  Si qualificano direttamente Iran (primo in classifica) e Corea del Sud. Festa grande a Teheran.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=T3VA4jcLUYM[/youtube]

#Iranelection: la campagna elettorale sui social network

Social media

Un mio articolo per Arab Media Report

Ufficialmente la campagna elettorale iraniana si è aperta il 21 maggio, ma sui social media il dibattito sulle presidenziali del 14 giugno è cominciato con almeno tre mesi di anticipo. Può sembrare un paradosso, visto che i principali social network sono quasi sempre off line, bloccati dalla censura della repubblica islamica che mette attualmente al bando ben il 27percento di tutti i siti del world wide web.

Vai all’articolo originale >>

social media in iran

 

Infografica sui social media in Iran

Iran – Libano 4 – 0

Nekounam

Il Team Melli schianta il Libano per 4 a 0, scavalca l’Uzbekistan al secondo posto  e si avvicina ulteriormente alla qualificazione diretta al Mondiale 2014 che si svolgerà in Brasile. Alla fine del girone manca solo il match contro la Corea del Sud (prima nel girone) del 18 giugno. Si qualificano direttamente  le prime due. All’Iran potrebbe anche bastare un pareggio.

 

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=5dHtStChSx4[/youtube]

Teheran verso le elezioni/7

secondo dibattito Iran 2013

TEHERAN (RADIO ITALIA IRIB) – Mercoledì si e’ tenuto il secondo dibattito tra gli otto candidati alle elezioni presidenziali dell’Iran che si terranno Venerdì 14 giugno.

Il dibattito tenutosi alle 16 di mercoledì e trasmesso in diretta da più reti tv e radio dell’Iran, ha avuto come argomento principale “Cultura e Società” mentre il primo dibattito, tenutosi il Venerdì precedente, aveva come tema l’Economia.

In questa occasione le regole del dibattito sono state leggermente modificate dopo la coordinazione con i rappresentanti dei candidati.

Ad iniziare il dibattito Mohsen Rezaee che ha ricordato che e’ importante ridare slancio all’economia delle famiglie per poter contribuire anche ad un rinvigorimento delle attivita’ culturali.

In seguito la parola e’ passata a Hassan Rohani, che si e’ soffermato sulla questione dei crescenti problemi economici e culturali nella società iraniana.

I diversi interventi di Mohammad Reza Aref si sono soffermati sulla necessità del fatto che il ruolo del governo nella cultura debba diminuire e che il governo debba affidare agli artisti ed ai sindacati un ruolo maggiore.

Ali Akbar Velayati ha ricordato che famiglia e scuola elementare sono ambienti in cui bisogna investire per poter salvaguardare la cultura della famiglia.

Mohammad Baqer Qalibaf ha parlato prevalentemente del fatto che la cultura nella Repubblica Islamica non deve essere presa in considerazione solo dal punto di vista “economico” e che la cultura deve avere come primo obbiettivo la costruzione di “uomini e donne” per la società. Egli ha espresso la sua opposizione al fatto che politiche culturali particolari vengano imposte dai governi alla gente.

Sulla stessa lunghezza d’onda Seyyed Mohammad Qarazì che ha ribadito che nel corso della storia proprio la cultura e’ stata l’arma più potente dell’Iran.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=8OJu9CVQx60[/youtube]

In seguito Gholam Alì Haddad Adel ha preso la parola ricordando che c’e’ bisogno di una seria attenzione anche alle tematiche culturali, invece di limitare l’attenzione all’economia ed alla politica.

Saeed Jalilì ripercorrendo il ruolo chiave della cultura nella vittoria della rivoluzione islamica ha ricordato che la cultura può essere la migliore opportunità per la nazione. Egli ha ricordato che non e’ giusto dire che la cultura e’ un qualcosa a parte dalla politica e dall’economia ed ha spiegato che il governo deve sfruttare al meglio le proprie potenzialità per poter raggiungere il migliore obbiettivo.

(Notizia originale: http://italian.irib.ir/)

Qatar – Iran 0 -1

Qatar-Iran 0 -1

Il Team Melli vince in Qatar con un gol al 66′ di Reza Ghoochannejhad e si rilancia per le qualificazioni al Mondiale 2014 in Brasile. Corea del Sud e Uzbekistan hanno 11 punti, l’Iran 10. Ci sono altre due partite da giocare e si qualificano direttamente la mondiale le prime due del girone.

 

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=RarRQ9hQKJY[/youtube]

Sulle orme di Lady Zaynab – 3

Ashura_Iran

(Noshabad-Iran. Le donne si preparano per la processione dell’Ashura)

Testo e foto di Claudia Borgia, Zeroviolenzadonne

Continua Samaneh: raccontavo proprio questo ad un’amica canadese che mi ha chiamato durante il cammino e mi ha chiesto cosa avessi fatto con Fatima, perché lei sa quanto io e mia figlia siamo unite. Le ho detto: “La mia famiglia ha accettato di aiutarmi e di tenerla, di più non so dirti”. Lei mi ha risposto “è amore, amore e basta! Tu ami l’Imam Hossein, ecco perché sei stata capace di lasciare tutto!”

A questo punto Samaneh inizia a raccontarmi il suo pellegrinaggio. I suoi occhi si perdono nel vuoto, come se rivivesse istante per istante le gioie e i dolori, anche fisici, inevitabili quando si percorrono a piedi circa 90 km, di quei tre giorni.

Samaneh: non ho mai avuto un’esperienza così bella nella mia vita! Sia gli iracheni che le persone di altri paesi avevano tirato su le tende lungo la strada, con diversi tipi di cibo (dolci, te, ecc.) che offrivano gratuitamente e ci invitavano a consumare, dicendo, in arabo: “benvenuti pellegrini dell’Imam Hossein, venite e prendete tutto questo, prego, prego, entrate e prendete!”.

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Sulle orme di Lady Zaynab – 2

L'Ashura viene rievocata con la Ta'zieh

(Noshabad-Iran. L’Ashura viene rievocata con la Ta’zieh (tipica rappresentazione teatrale iraniana).

Testo e foto di Claudia Borgia, Zeroviolenzadonne

Claudia: C’è una cerimonia particolare per la conversione?

Samaneh: No, l’unica cosa è che bisogna dichiarare davanti a testimoni l’accettazione di Dio come unico Dio, e del Profeta Maometto come ultimo messaggero di Dio.

Devi accettare tutti i messaggeri perchè loro sono mandati da Dio, ma il punto è che i musulmani dicono che il profeta Maometto sia l’ultimo messaggero.

L’unica differenza (con i sunniti) è che tu testimoni che Alì è il primo Imam dopo il Profeta Maometto e che ci sono dodici Imam. I nomi dei 12 Imam sono in tutti i libri autentici, anche nei libri sunniti, ma a volte gli Wahabiti, in Arabia Saudita, cancellano delle parti. Nelle nostre biblioteche, però, abbiamo tutti i manoscritti autentici, quindi non siamo preoccupati di queste cose.

Claudia: hai fatto il pellegrinaggio di Arbaeen, verso Karbala. (Arabaeen è una parola araba che significa 40 e corrisponde al 20° giorno del mese lunare Safar. Nella religione islamica il periodo di lutto che in generale viene rispettato per la morte di familiari o persone care è proprio di 40 giorni). Posso chiederti se hai deciso da sola di farlo e perchè hai scelto di fare questo pellegrinaggio?

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Sulle orme di Lady Zaynab

Moschea dell'Università di Teheran

“Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole, il mio nome è Samaneh e il mio cognome è Madani”. Si presenta così quando le chiedo di farlo e avvio la registrazione di questa intervista che si è trasformata in un viaggio attraverso la religione, la storia, le emozioni e i ricordi.

Samaneh è una donna iraniana di religione sciita. …

Due giorni fa, l’8 gennaio 2013, è tornata dal pellegrinaggio di Arbaeen, che milioni di sciiti, e non solo, fanno per arrivare alla tomba dell’Imam Hossein, nipote del Profeta Maometto, figlio del primo Imam Alì e di Fatima, morto e sepolto a Karbala (Iraq).

Si racconta che il 10 del mese lunare Muharram nell’anno 61 dell’Egira (10 ottobre 680 d.C.) il terzo Imam e 72 compagni, sacrificarono la loro vita per difendere la religione di Dio, la giustizia, la libertà e per combattere la tirannia di Yazid, divenuto ingiustamente califfo. Il massacro avvenne nel deserto di Karbala, nel giorno dell’Ashura e da allora, tutti gli anni, il mondo islamico sciita entra in un periodo di lutto che termina dopo 40 giorni, con l’arrivo a piedi di Lady Zaynab e di tutti gli altri superstiti della battaglia, alla tomba dell’Imam.

Samaneh ha 30 anni, è sposata e ha una bambina di 3 anni e mezzo. Ha un master post laurea in Letteratura Inglese ed ora lavora come traduttrice.

Ci siamo incontrate varie volte e l’ho sempre vista avvolta nel suo nero chador, ma il giorno dell’intervista, a casa sua, quando mi ha aperto la porta ho stentato a riconoscerla: avevo davanti a me una donna minuta, con i capelli lunghi e sciolti color castano, un paio di jeans, un maglione bianco candido e ovviamente non aveva le scarpe. Ci siamo fatte una grassa risata e ci siamo abbracciate quando, per spezzare la mia sorpresa, le ho domandato: “Ma tu chi sei?”.

(Nella foto di Claudia Borgia: Moschea dell’Università di Teheran, parte femminile)

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Persepolis censurato negli Usa?

Persepolis di Marjane Starapi

Siamo di fronte ad un altro caso di “libro proibito”?  Difficile a dirsi, almeno per ora.

Sembra che nel Distretto Scolastico di Chicago sia stato chiesto il ritiro del graphic novel Persepolis, di Marjane Satrapi, da tutte le classi terze delle scuole medie. Il distretto comprende oltre 600 scuole tra elementari, medie e superiori per un totale di 400.000 studenti: è il terzo più grande degli Stati Uniti, e questa decisione blocca l’accesso a oltre duemila copie del libro. La prima direttiva del CEO di Distretto Barbara Byrd-Bennet voleva temporaneamente eliminare il libro dalle biblioteche scolastiche e  aveva provocato forti proteste da parte di insegnanti e studenti.

In un secondo comunicato, la direttrice ha chiarito che il volume “non verrà proibito nelle scuole” ma, dati i contenuti forti (si cita il linguaggio oltre ad alcune scene di tortura), si deve riflettere sulla possibilità di proporlo a studenti leggermente più maturi.

In un clima di turbolenza politica e sociale, le voci di dissenso non si sono fatte attendere. L’Ufficio per la Libertà Intellettuale dell’Associazione Americana Biblioteche ha chiesto di poter esaminare tutto il materiale relativo alla decisione del Distretto, esprimendo “forte preoccupazione”. In una lettera indirizzata al sindaco di Chicago Rahm Emanuel, a Byrd-Bennet e al presidente del consiglio per l’istruzione del DSC, Barbara Jones (direttrice dell’Ufficio per la Libertà Intellettuale) ha scritto: “Essendo il Distretto Scolastico di Chicago un’istituzione volta a promuovere la democrazia e l’istruzione, ha la responsabilità di promuovere e mettere in pratica gli ideali di libertà di parola, di pensiero e accesso all’informazione che stanno alla base della nostra democrazia”.

Anche la stessa Satrapi, che in Persepolis ha illustrato gli anni della propria infanzia nell’Iran della Rivoluzione Islamica (il film che ne è stato tratto ha vinto un Oscar nel 2007), è preoccupata.

Ha infatti dichiarato al Chicago Tribune:

“E’ vergognoso. Non posso credere che qualcosa del genere possa accadere negli Stati Uniti d’America”.

I responsabili di distretto continuano a sottolineare che il messaggio originale è stato travisato: non si vuole eliminare il libro dalle biblioteche scolastiche, ma dotare gli insegnanti delle scuole medie o superiori degli strumenti necessari per poter insegnare l’importante testimonianza nel modo migliore possibile.

Certo è che, in anni in cui ancora si deve combattere perché alcuni testi rimangano in circolazione (si vedano a questo link

http://www.ala.org/advocacy/banned/frequentlychallenged le varie iniziative messe in atto dalla ALA per i libri proibiti e “combattuti”), ogni preoccupazione è legittima.

Persepolis Letter Final by Betsy Gomez

Noruz 1392. Gli auguri di Obama

Obama Nowruz 2013

Noruz è alle porte e come ogni anno da quando è presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha inviato un video messaggio di auguri agli iraniani.

 

[youtube]http://youtu.be/npVh0DsD1wE[/youtube]

 

Non ci sono grandi novità, in questo messaggio.

“Voglio rivolgere i miei migliori auguri per questa nuova primavera e nuovo anno”. Obama ripete ancora una volta che potrebbe esserci l’opportunità di nuove relazioni tra Stati Uniti e Iran, ma poi precisa che ”è giunto il momento che il governo iraniano intraprenda immediatamente dei passi significativi per ridurre la tensione e per lavorare per una soluzione a lungo termine della questione nucleare”. “Il mondo è unito, mentre l’Iran è isolato”, sostiene Obama.

“Gli Stati Uniti – prosegue Obama – preferiscono risolvere la questione pacificamente, attraverso la diplomazia” e ”se come i leader iraniani affermano, il loro programma nucleare è per scopi pacifici, questa è la base per una soluzione pratica”. Ma se ”il governo iraniano continuerà sulla strada attuale, renderà solo l’Iran più isolato”.

Come interpretare questa messaggio? Fiacca replica di un film già visto o preludio a qualcosa di nuovo?

 

Le polemiche su Argo

Ben Affleck Argo

Articolo pubblicato su Arab Media Report

L’Oscar al film hollywoodiano Argo non ha colto di sorpresa le autorità e i media iraniani. Mentre le autorità accusano la produzione americana di voler imporre la sua lettura storica degli eventi, il dibattito mediatico sul film che racconta l’operazione con cui la CIA portò fuori dall’Iran sei diplomatici statunitensi sfuggiti all’occupazione dell’ambasciata da parte di un gruppo di rivoluzionari il 4 novembre 1979 non si placa.

Anche se il caso è scoppiato solo dopo la consegna dell’Oscar al regista e attore Ben Affleck, i media di Teheran hanno prestato grande attenzione al film già dalla sua distribuzione nelle sale americane. Il 7 novembre 2012 il sito di Press Tv, il canale di Stato in lingua inglese, accusa Affleck di aver realizzato un film “pieno di falsità e stereotipi”, in cui gli iraniani sono tutti “irrazionali, diabolici e pazzi”, mentre gli agenti CIA sono “eroici patrioti”. Secondo Press Tv, il film non è che “l’ennesimo tentativo di fomentare l’iranofobia non solo negli Usa, ma anche in tutto il mondo”.

Continua a leggere su Arab Media Report.

Iran nello spazio

Aerospazio Repubblica Islamica Iran

L’Iran ha una considerevole esperienza nel campo dei lanci suborbitali. Il 25 Febbraio 2007, la radiotelevisione statale ha annunciato che un razzo iraniano che portava un cargo non specificato è stato lanciato con successo. Un anno dopo, il 4 Febbraio 2008, l’Iran ha lanciato con successo un razzo suborbitale di due stadi a combustibile solido chiamato Kavoshgar-1 (Explorer-1) per il test inaugurale di un volo suborbitale. Il primo stadio del razzo si è staccato dopo 90 secondi ritornando sulla superficie con l’aiuto di un paracadute mentre il secondo stadio è arrivato all’altitudine di 200 chilometri prima del rientro nell’atmosfera terrestre avvenuto dopo 300 secondi. La terza parte del razzo, contenente una sonda atmosferica è salita fino a 250 chilometri, trasmettendo con successo i dati scientifici sull’atmosfera e sulle onde elettromagnetiche.

Il 17 agosto 2008, l’Iran ha proceduto al secondo lancio di un satellite impiegando il vettore Safir a due stadi e a propellente liquido; il razzo spaziale è partito da una rampa di lancio tutta iraniana nel sud della regione del Semnan nella parte settentrionale del deserto Dasht-e-Kavir.

Il 2 febbraio 2009, la televisione statale iraniana ha annunciato che Omid (Speranza), il primo satellite costruito interamente nel paese è stato lanciato con successo da una versione del razzo iraniano Safir (Safir-2) in orbita terrestre bassa (LEO) che si trova tra i 160 ed 2000 km e quindi l’Iran è diventato il nono paese al mondo con la capacità di mettere un satellite tutto domestico in orbita.

L’attività scientifica dell’Iran è continuata con il test di laboratori spaziali. Nel 2011, l’Iran ha lanciato una serie di laboratori per testare “le strutture spaziali ed i sistemi” in linea con il suo programma di conquista dello spazio. Il laboratorio comprende, infatti, dieci piccoli laboratori per “rinforzare le infrastrutture dell’industria spaziale” dell’Iran e per “aiutare a migliorare le capacità delle forze umane”.

Il vettore spaziale Safir SLV, citato in precedenza, è in realtà un vettore spaziale interamente iraniano dalle dimensioni di 22 metri d’altezza ed il diametro di 1.25 metri. Il razzo è dotato di due stadi a propellente liquido, di una singola camera di combustione nel primo stadio e di una massa decollo superiore a 26 tonnellate.

In base ad una documentazione tecnica presentata al convegno annuale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico, questo è un razzo di due stadi con motori a propellente liquido.

Il Safir-2B è considerato la generazione successiva di Safir SLV che può condurre un satellite con il peso di 50 chilogrammi fino ad un’orbita ellittica che spazia tra i 300 ed i 450 chilometri di altitudine dalla piana terrestre. La spinta del motore del razzo Safir-2B è stata aumentata da 32 a 37 tonnellate.

***

Intervista al Professor Giovanni Bignami, presidente del Comitato internazionale della ricerca spaziale, presidente del Comitato consultivo dell’Agenzia Spaziale Europea (l’ESA) e in Italia presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

E’ disponibile attraverso il link sottostante l’audio integrale dell’intervista.

Fonte: http://italian.irib.ir/notizie/item/117728

Iran – Uzbekistan 0-1

Iran-Uzbekistan 0-1

Passo falso del Team Melli nelle qualificazioni a Brasile 2014. La nazionale iraniana è stata sconfitta per 1-0 in casa dall’Uzbekistan. Il gol di Bakaev, arrivato a 18 minuti dalla fine, porta l’Uzbekistan in testa alla classifica del girone con 8 punti, uno in più di Iran, Corea del Sud e Qatar.

[youtube]http://youtu.be/IznDusB2QUI[/youtube]

Si parla di Iran

“Io non faccio le presentazioni per vendere i libri; piuttosto scrivo libri per fare presentazioni”. La battuta mi è scappata durante un incontro particolarmente vivace e come molte battute contiene un fondo di verità. Eccomi qua, un mese dopo la pubblicazione di Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?, a fare due conti con una risposta che – molto sinceramente – non mi aspettavo così calorosa e positiva.

Due presentazioni a Roma, altre tre fra Firenze, Genova e Torino. Non è soltanto una questione di quante persone partecipino o di quante copie siano vendute. Dipende dalle facce che incontri, dalle domande che ti fanno, dal fatto che quando la presentazione finisce, ti dispiace sempre un po’. Si parla di Iran, con italiani e iraniani, con chi l’Iran lo ha nel cuore e chi non lo conosce quasi per nulla. E ogni volta è una storia diversa, ogni volta emergono questioni, aneddoti, particolari che, nel libro non ci sono e che ci sarebbero potuti stare. Un lavoro in divenire. Trans-Iran, appunto.

Sperando di avere ancora tante “puntate” da vivere e raccontare.

 

L’audio della presentazione del 23 ottobre a Roma, con Antonella Vicini.

Iran – Corea del Sud 1-0

La nazionale di calcio iraniana ha battuto la Corea del Sud 1 a 0 in un match valevole per la qualificazione ai Mondiali 2014. Il Team Melli ha ottenuto una vittoria importantissima, pur giocando quasi tutto il secondo tempo in dieci uomini per l’espulsione per doppia ammonizione di Soleimani Shojaei (56′).

[youtube]http://youtu.be/mIQWjBJH3n4[/youtube]

Guarda la sintesi

Il gol vittoria di Javad Nekonam è arrivato al 76′.

L’Iran riscatta così la sconfitta per 1-0 subita contro il Libano a Beirut lo scorso 11 novembre e raggiunge in testa alla classifica proprio la Corea del Sud a 7 punti. Prossimo incontro il 14 novembre a Teheran contro l’Uzbekistan.

Per tutte le statistiche:

http://it.wikipedia.org/wiki/Qualificazioni_al_campionato_mondiale_di_calcio_2014_-_AFC_-_Fase_finale,_gruppo_A