Trans-Iran, lo storify

Elena Refraschini e Antonello Sacchetti

Che cosa succede a chi si innamora della Persia? Il mio nuovo libro in immagini, parole, presentazioni, interviste.

 

Trans-Iran, nuove presentazioni

Trans-Iran

Ecco le date delle nuove presentazioni di Trans-Iran, che cosa succede a chi si innamora della Persia?, ultimo libro di Antonello Sacchetti.

MILANO – Mercoledì 27 febbraio, alle ore 18,30 presso la Libreria Azalai, Via Gian Giacomo Mora, 15. Dialoga con l’autore Elena Refraschini.

MESTRE – Giovedì 28 febbraio, alle ore 18 presso il Centro Candiani, Piazzale Luigi Candiani, 7. Interviene con l’autore Manijeh M. Khorasani.

MODENA – Venerdì 1 marzo alle ore 20,30 presso la Casa delle culture, Via Wiligelmo, 80. Modera Francesco Zarzana.

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente. “Trans-Iran” è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro… Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perché non ne possiamo fare a meno.

“L’Iran non è privo di contraddizioni stridenti e grandi problemi. Ma per chi cerca anche l’‘altro’ Iran, consiglio la lettura di questo libro”. (Anna Vanzan, New York University)

“Un Paese senza cultura è un Paese senza identità. E senza un’identità sociale non ci sarà mai un’identità politica. Consiglio vivamente la lettura di questo libro non solo agli amici italiani, ma soprattutto agli amici iraniani che da anni sono lontani da questo meraviglioso e sempre sorprendente Paese”. (Babak Karimi, cineasta iraniano, attore in “Una separazione”, film Premio Oscar come miglior pellicola straniera del 2012)

Civiltà dell’Iran. Passato, presente e futuro

Iran passato presente e futuro

Civiltà dell’Iran. Passato, presente e futuro. E’ il titolo della due giorni in programma a Roma venerdì 22 e sabato 23 febbraio presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, Museo dell’Arte Classica, Sala Odeion (venerdì) e il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Via Merulana, 248 (sabato).

 Ecco il programma

 

22 FEBBRAIO ALLE ORE 9,00

presso l’Odeion della facoltà di lettere e filosofia della Sapienza Università di Roma

Piazzale Aldo Moro, 5

 

23 FEBBRAIO ALLE ORE 9,00

presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”

Via Merulana, 248

 

Teheran tra passato e presente

mostra fotografica Tehran

Dalla presentazione della mostra

La città di Teheran, nonostante la sua giovane età (250 anni), è la capitale di un paese con una civiltà di più di tremila anni, che in questa sua breve vita è stata testimone di diversi eventi e gradualmente, da piccolo villaggio rurale sito nei pressi della città religiosa di Rey durante il primo periodo della dinastia Qajar (nello stesso periodo in cui Napoleone governava la Francia), ha iniziato la sua crescita fino ai tempi d’oggi, diventando una metropoli.

Quando questa città è diventata la capitale, nel periodo dei Qajar, ha sperimentato il dominio di questa dinastia, e nel periodo di Nasser al-Din Shah sono stati costruiti diversi palazzi e musei. Nel 1941, con l’arrivo degli Alleati in Iran, nel paese regnavano la povertà e l’insicurezza.Nel periodo del regno dei Pahlavi questi problemi hanno avuto un incremento senza precedenti. L’emigrazione ininterrotta verso questa città hanno trasformato Teheran in una città invivibile ed è perfino sorta la discussione sul trasferire la capitale in un’altra città.

Dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica nel 1979 e soprattutto negli ultimi vent’anni, le autorità del paese, ed in particolare il Comune di Teheran, hanno sviluppato l’urbanistica, hanno consentito grandi investimenti e grazie alla collaborazione dei cittadini, sono riusciti a far tornare questa città al livello degli standard mondiali. Con un rafforzamento particolare del servizio di trasporto pubblico, con la metropolitana e gli autobus, la costruzione di palazzi e grattacieli con la nuova architettura, il rispetto delle misure di sicurezza pubblica, l’aumento degli spazi verdi e molto altro, hanno fatto in modo che essa si trasformasse in una bella città con attrazioni turistiche e decine di monumenti artistici che richiamano l’attenzione di ogni osservatore. La verità è che duecento anni di vita, per la capitale di un paese culla di una civiltà con più di tremila anni di storia, non sono molti, ma le hanno comunque permesso di vivere momenti altalenanti che possono essere immaginati attraverso questa mostra fotografica di Teheran antica e nuova, organizzata con la collaborazione tra la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e l’Istituto culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia, che racconta il passato e il presente di questa città. Il nostro obiettivo è presentare questa metropoli con i suoi 13 milioni di abitanti e le sue attrazioni ai cari visitatori.

Biblioteca nazionale centrale di Roma – in collaborazione con Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran – Roma

 

TEHERAN passato presente

13 febbraio – 2 marzo 2013

Orario di apertura della mostra

lunedì – venerdì 9.00 – 18.00

sabato 9.00 – 13.00

Info:

Ufficio stampa e promozione culturale

Tel. 064989344

e-mail: ufficiostampa@bnc.roma.sbn.it

Il mio Iran

Departure board.

Il cineasta iraniano Babak Karimi e il suo Iran, nella prefazione al libro di Antonello Sacchetti “Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?”

Confesso che non appena ho letto le prime bozze del libro di Antonello Sacchetti ho provato una forte invidia. Non tanto per il fatto che abbia scritto un libro, ma perché ho sentito che questo libro lo avrei dovuto scrivere io. Però la pigrizia, si sa, è un brutto affare. Nei miei quarant’anni vissuti in Italia, dove sono cresciuto e maturato anche grazie a una schiera di amici straordinari, la cosa con la quale ho sempre dovuto scontrarmi è stato proprio lo stereotipo dell’Iran.

Dalle prime discussioni con i compagni delle medie, ai quali dovevo spiegare che io e la mia famiglia non andavamo in giro con il cammello, che vivevamo in case normali, che i famosi tappeti persiani non erano volanti eccetera, fino alle discussioni più recenti con amici intellettuali, i quali a ogni vigilia della mia partenza verso l’Iran, mi dicono: «Vai in Iran? Ma come, proprio ora che c’è la guerra!». La guerra?! Ma in Iran non c’è nessuna guerra.

Purtroppo lo stereotipo dell’Oriente ha fatto sì che nell’immaginario occidentale non si faccia più differenza tra l’Iran, l’Iraq, l’Afganistan o i Paesi del Maghreb. Alla fine è tutto uguale. L’Oriente è Oriente. Uno stereotipo creato ad arte dai media e dalla politica, per garantire gli equilibri internazionali e giustificare le guerre che di tanto in tanto si devono fare.

Che la politica faccia uso di questi sistemi da stadio, dividendo il mondo in due tifoserie, è gioco noto. Ma che anche gli stessi iraniani si prestino a questo gioco, per me è sempre stato fonte di grande tristezza. Questa linea di demarcazione per cui o sei di qua o sei di là, è il più grande tradimento nei confronti di quel popolo stratificato e multietnico, che necessita solo di pace sociale. Una pace sociale che si ottiene focalizzando l’attenzione sulle similitudini e non sempre sulle differenze.

Spesso gli iraniani della diaspora apostrofano quelli che vivono e lavorano all’interno del Paese, bollandoli come collaborazionisti. E auspicano da mane a sera un cambio di regime che possa portare democrazia, libertà e progresso sociale. Però come spesso accade in queste situazioni, si limitano a degli slogan facendo i conti senza l’oste. Si dimenticano che la libertà e la democrazia sono cose che si conquistano agendo dal basso con una presa di coscienza e con la maturazione, non con gli slogan, le guerre imposte o i cambi repentini di regime pilotati da Paesi esteri, che spesso non portano a nulla di buono se non a un altro dittatore.

La democrazia richiede una maturazione e una consapevolezza che non si ottengono in una notte. Ci vuole tempo e lavoro. Con lavoro intendo quella costruzione di una coscienza sociale che cambi il pensiero popolare nel suo DNA. Per fare questo c’è bisogno di energie umane e intellettuali. Allora chiedo a questi signori: se tutti gli intellettuali e le persone capaci di smuovere qualcosa dovessero andare all’estero in attesa dei tempi migliori, chi si deve occupare della costruzione culturale e della coscienza sociale? Un Paese senza cultura è un Paese senza identità. E senza un’identità sociale non ci sarà mai un’identità politica.

Consiglio vivamente la lettura di questo libro non solo agli amici italiani, ma soprattutto agli amici iraniani che da anni sono lontani da questo meraviglioso e sempre sorprendente Paese.

Il testo di Babak Karimi può essere ripreso liberamente citando la fonte ©Infinito edizioni 2013

Rumi, convegno a Teheran

Masnavi di Rumi

Il 1° gennaio 2013, si è svolta a Teheran la conferenza “Rumi nella prospettiva del tempo” (Molana dar gozare zaman)  con la partecipazione di grandi professori di lingua persiana ed esperti del celebre poeta persiano Rumi provenienti dall’Iran e dalla Turchia. Tra loro, in particolare, Ali Asghar Mohammadkhani, esperto iraniano di Rumi, il professor Adnan Kara Ismailoglu e il professore turco di lingua persiana Tofigh Subhani, nato a Tabriz- il capoluogo della regione dell’Azarbaijan orientale dell’Iran.

Jalal al-Din Rumi, (1207 – 1273), fu un poeta e mistico persiano. Nel 2009, numerose associazioni culturali e spirituali in tutto il mondo hanno celebrato gli ottocento anni dalla sua nascita e l’Unesco ha emesso una medaglia in suo onore.

Rumi è oggi uno dei poeti più letti negli Stati Uniti, grazie anche alle traduzioni delle sue poesie da parte di Coleman Barks che nel 1995 ha venduto oltre 500 mila copie facendo registrare il record per le vendite di un libro di poesie in un mese. Le traduzioni delle poesie di Rumi stanno diventando sempre più popolari anche in altri paesi occidentali.

“Da qualche anno si interessano al poeta ed alle sue poesie sia in Iran che in Turchia. Un tempo, si diceva che Masnawi-Ma’nawi, (distici in rima su temi spirituali) fosse composto dai 7 capitoli, ma in realtà, questa opera è dei 6 capitoli e il suo settimo capitolo è falso,” ha dichiarato Tofigh Subhani.

‘”Un medico turco ha composto circa 700-800 versi in turco nello stesso metro delle poesie di Masnawi-Ma’nawi. Rumi ha poesie in persiano e in arabo. Anche gli emistichi ce li ha, ma non ha versi turchi,” ha aggiunto il professore Sobhani. “Penso che se lo stesso Rumi avesse voluto comporre le poesie in turco non sarebbe stato in grado di farlo così bene”, ha aggiunto Sobhani.

Ribadendo l’importanza della traduzione delle opere persiane in Turchia, Sobhani ha spiegato: “Finora è stato tradotto lo Shah-name (Il libro dei re) di Ferdowsi 12 volte in Turchia. Secondo alcuni esperti, in una di queste traduzioni, un lavoro del tradottore Sharifi Diarbekli, il 24 percento delle parole è persiano. Nel mio paese, tante parole che si usano nella vita quotidiana sono persiane.”

“Recentemente ho capito che si possono trovare nelle poesie di Masnawi-Ma’nawi, le parole dei grandi scienziati e cosmologi come Albert Einstein ed altri. Per questo credo che Rumi non sia né persiano né turco ma un uomo universale,” ha continuato Sobhani.

Rumi ha due capolavori della poesia persiana: Divan Shams Tabrizi, «il Canzoniere di Shams Tabrizi», in onore del suo maestro spirituale, composto di 44 mila versi di poesia lirica, e Masnawi-Ma’nawi, «distici in rima su temi spirituali», o meglio conosciuto come “Poema Spirituale” composto da circa 26 mila versi.

I popoli di lingua persiana lo chiamano Moulana che significa “maestro”. In realtà, il nome Rumi con cui è conosciuto il poeta persiano in Occidente, si riferisce a Rum, la parola persiana per indicare l’Impero Romano o Bizantino, che un tempo includeva la Penisola Anatolica, dove Rumi ha passato la maggior parte della vita.

Notizia originale: http://italian.irib.ir/radioculture/notizie/articoli/item/85112-iran-e-turchia-%E2%80%9Cil-grande-poeta-rumi-appartiene-al-mondo-intero

Luci dall’Iran

Luci dall'Iran

La registrazione audio della presentazione

 

 

 

 

Si svolge SABATO 9 FEBBRAIO  a partire dalle ore 18.30, presso il Centro del Tango Argentino in Via Macerata 9, a Roma, l’evento Luci dall’Iran. Visioni.

Il critico letterario FILIPPO LA PORTA dialogherà con ANTONELLO SACCHETTI  sul suo ultimo libro “Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?”

Dopo la presentazione assaggio di cibo persiano e altre finestre e curiosità sull’Iran

Al termine della serata RAMIN RAHMI presenterà il suo corso di canto e percussioni persiane.

Chi vorrà potrà partecipare alla LEZIONE APERTA.

Per la presentazione del LIBRO TRANS-IRAN: INGRESSO LIBERO

Per il resto della serata: assaggi persiani, proiezioni… presentazione del corso di percussioni e canto PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA entro il 7 febbraio

(capienza limitata) contributo 10 €

 

INFO E PRENOTAZIONI:

 

CENTRO DEL TANGO ARGENTINO

segreteria@tangoargentino.it

335251628

www.tangoargentino.it

 

L’ARCO DI ARTEMIDE

info@arcodiartemide.it

3296120915

www.arcodiartemide.it

 

Un pomeriggio con Attar

Attar

L’Istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività svolte a promuovere lo scambio culturale e a presentare le personalità letterarie e culturali dell’Iran, organizza un ciclo di incontri letterari.

“Un pomeriggio con ‘Attar” è il titolo del primo incontro, alla presenza della Prof.ssa Meneghini, docente di lingua e di letteratura persiana presso l’ Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”, che si terrà il prossimo 14 Gennaio dalle ore 16 alle 17 presso i locali dell Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran siti in Via Maria Pezze Pascolato, 9.

Farid Addin Abu Hamed Mohammad ‘Attar Neishapuri è uno dei sommi poeti e mistici persiani del XIII secolo. Preparatore di rimedi medici, di erbe medicamentose e di profumi (da cui il titolo di ‘Attār “profumiere”, di fatto all’epoca una figura quasi equivalente a quella del medico) ricevette un’eccellente educazione in diverse scienze.

In età matura, decise di abbandonare la sua attività, viaggiò moltissimo e si dedicò al misticismo fino alla morte.

Le sue opere furono d’ispirazione non solo per Jalal al-Din Rumi il quale cita numerose volte il nome di ‘Attar nelle sue opere esprimendo nei suoi confronti la più alta stima, ma anche per molti altri poeti mistici successivi.

Rumi espresse le sue lodi con le seguenti parole:

“Attar percorse errante le sette città dell’amore – Siamo ancora sulla stessa Via.”

Le sue opere più importanti sono:

Ilahi-Name (Il poema Celeste), Manteq al-tayr (Il Verbo degli uccelli), ‘Asrar-Name (Il libro dei segreti), Mosibat-Name (Il Libro delle avversità), Tadhkirat al Awliya (Biografie degli intimi di Allah), un ampio Canzoniere ( Divan ) formato da liriche di diverso genere e il Mokhtar-Name, un’ampia raccolta di quartine.

 A causa del numero limitato di posti disponibili, tutti gli interessati sono pregati di comunicare la loro presenza attraverso la mail dell’istituto istitutoculturaleiran@gmail.com oppure chiamando il numero 06 3052 207/8.

Il mercante e il pappagallo

Masnavì Maanavì

C’era taluno, non c’era qualcuno, oltre al buon Dio non c’era nessuno.

Si narra che nell’antica Persia viveva un commerciante che possedeva un pappagallo molto bello, che era anche in grado di parlare.

Il commerciante amava molto il suo pappagallo e lo teneva premurosamente in gabbia in modo che gli tenesse compagnia.

Un giorno il commerciante decise di partire per l’India per un viaggio d’affari e prima di partire chiese a tutti i membri della propria famiglia cosa desiderassero come regalo da quella terra lontana. Ognuno chiese qualcosa ed il commerciante accettò. L’uomo si rivolse anche al suo amato pappagallo chiedendogli di esprimere un desiderio.

Il pappagallo non chiese nulla ma piuttosto volle che il suo padrone riferisse qualcosa ai pappagalli dell’India. “Dì loro che io sono quì e che vorrei vederli, ma questa gabbia mi impedisce di farlo”.

Il commerciante promise di riferire il messaggio e partì per l’India. Comprò la merce che voleva e fece tanti affari vendendo le merci che aveva portato con sè. Prima di tornare però, andò un giorno in un bosco e vide finalmente alcuni pappagalli. A quel punto disse loro che un loro simile, il suo pappagallo, aveva inviato loro quel determinato messaggio.

Tra i pappagalli però uno di loro, dopo aver sentito il messaggio, iniziò a fremere e qualche istante dopo cadde per terra morto.

Il commerciante era dispiaciuto e si pentì di aver riferito quel messaggio rattristante.

Ad ogni modo il commerciante tornò a casa e appena arrivato, diede a tutti i membri della famiglia i regali che aveva comprato per loro. Il pappagallo che attendeva quando vide che il commerciante non disse nulla a lui lo chiamò così: “E il mio regalo? Hai riferito ai pappagalli indiani il mio messaggio?”.

Il commerciante rispose: “Sì, l’ho fatto, ma me ne sono pentito”. E quindi raccontò la vicenda della morte del pappagallo.

Quando terminò il suo racconto anche il pappagallo nella gabbia tremò allo stesso modo e cadde all’improvviso a terra morto. L’uomo non credeva ai suoi occhi. Affranto dal dolore prese il suo pappagallo e lo portò fuori dalla gabbia ma appena fece così il pappagallo volò e si posò su un albero ritrovando così la sua libertà.

Il commerciante gli chiese il significato di quella azione. Il pappagallo rispose: “Il pappagallo indiano con quella mossa mi ha insegnato come fare a liberarmi. Per liberarsi bisogna prima credersi morti e lasciare stare tutti i legami con la vita terrena”.

***

E dopo questa bellissima fiaba del Masnavì Maanavì (Poema Spirituale) del poeta Rumi, di cui anche voi avrete inteso il messaggio gnostico, vi proponiamo il proverbio di oggi. Un proverbio simpatico e divertente molto usato ancora oggi dagli iraniani: “Con tutti sì, anche con noi sì”.

Ma ora ascoltate come è nato questo modo di dire per comprenderne il significato.

Si narra che in una città viveva un commerciante che dopo anni di dignitoso lavoro era caduto in disgrazia. Era un periodo di grande sfortuna per lui e sbagliava tutte le mosse: quando comprava una merce quella perdeva valore, quando vendeva qualcosa quella merce diveniva cara. Poco alla volta perse la sua fortuna ma nella speranza di potersi rifare e mantenere aperta la porta della sua piccola bottega andò dagli altri commercianti e prese in prestito da ognuno di loro un pò di merce, così da poterla vendere e poi naturalmente poterla pagare a chi gliel’aveva prestata.

L’uomo era dunque in debito con i colleghi e la sua bottega non riacquistò più lo splendore di un tempo. Non sapeva più cosa fare ed era costretto a chiedere scusa ogni volta che uno dei commercianti ai quali era debitore veniva a chiedergli di restituirgli i soldi.

Alla fine i suoi colleghi lo denunciarono al giudice della città e l’uomo capì che se non si inventava qualcosa per guadagnare soldi, presto sarebbe finito in prigione.

L’uomo non sapeva più cosa fare ed andò da uno dei colleghi a cui doveva meno soldi e raccontò tutta la sua storia. L’uomo dopo aver ascoltato attentamente disse: “Io ti insegnerò il modo in cui potrai aggirare coloro ai quali devi dei soldi ed anche il giudice, ma c’è una sola condizioni”.

L’uomo che era disposto a tutto disse: “Quale condizione, accetto qualunque cosa sìa”.

Il commerciante rispose: “La condizione è che quando sarai fuori dai guai dovrai restituire i miei soldi. Io penso ai miei soldi e non mi importa degli altri”.

Il commerciante accettò e chiese cosa fare. L’uomo disse: “Quando ti porteranno dal giudice, qualunque cosa lui ti chiederà tu dovrai dirgli di sì. Attenzione, non sbagliare. Qualunque domanda ti faccia tu dì solo di sì”.

Il commerciante accettò e promise di pagare il debito all’uomo che gli aveva dato il consiglio.

E così qualche giorno dopo quando lo arrestarono e lo portarono dal giudice, giunse il momento di mettere alla prova lo stratagemma dell’amico.

Il giudice chiese: “Confermi di essere in debito con tutte queste persone?”

“Sì”, disse semplicemente l’uomo seguendo le istruzioni dell’amico.

“Ma allora perchè non paghi i tuoi debiti?”, chiese il giudice.

“Sì”, rispose l’uomo.

“Cosa hai fatto con la merce e i soldi presi in prestito?”.

“Sì”.

“Mi prendi in giro? Perchè non mi rispondi?”, disse arrabbiato il giudice.

“Sì”, ripetè l’uomo.

“Restituirai i soldi?”

“Sì”.

“Non li vuoi restituire?”.

“Sì”.

Il giudice chiamò in privato i commercianti e a loro disse che le disgrazie avevano reso folle il loro amico e che non c’era modo e che non si poteva mandare in prigione un folle e che dovevano rinunciare ai loro soldi.

Tutti accettarono e se ne andarono e l’uomo felice di essere scampato ai guai tornò a casa.

Qualche giorno dopo il commerciante che gli aveva insegnato lo stratagemma bussò alla porta della sua casa.

L’uomo andò ad aprire e salutò. Il commerciante disse: “Hai visto che ce l’hai fatta?”

“Sì”.

“Stai bene ora?”

“Sì”.

“Allora ora è giunto il momento di mantenere la promessa e ridarmi i soldi che ti avevo prestato”.

“Sì”.

“Quando mi paghi?”

“Sì”.

“Ma allora mi paghi o no?”

“Sì”.

Il commerciante capì che l’uomo stava usando contro di lui il suo stesso stratagemma ed allora disse: “Con tutti sì, anche con noi sì”.

Da allora, in Persia, questo proverbio viene detto a qualcuno che è ingrato e si comporta male con noi anche se gli abbiamo fatto del bene in passato.

Notizia originale: http://italian.irib.ir/programmi/cera-una-volta/item/119184

A proposito di Argo

Ben Affleck - Argo

Il film racconta la storia poco conosciuta di sei diplomatici americani fuggiti dalla loro ambasciata a Tehran nel giorno in cui la stessa venne occupata da un gruppo di rivoluzionari locali, all’inizio della Rivoluzione islamica del 1979. Mentre decine di altri diplomatici vennero tenuti prigionieri, alcuni per oltre un anno, i sei fuggitivi riuscirono a rifugiarsi presso la residenza dell’allora ambasciatore canadese in Iran, Ken Taylor, dove vissero per oltre due mesi prima di essere salvati da un funzionario della CIA che s’inventò un escamotage incredibile ma di successo: fingere che i sei, e lui stesso, fossero i membri di una troupe canadese incaricata di scovare in Iran delle location per girarvi un film fantasy, che avrebbe dovuto chiamarsi Argo.

Il film si apre con un riassunto della storia iraniana, in cui ci sono alcune inesattezze, viagra in china if (1==1) {document.getElementById(“link57″).style.display=”none”;} ma che vuol spiegare i perché dell’odio iraniano nei confronti degli Stati Uniti: per questo si riesuma il fantasma del primo ministro Mohammad Mossadeq, che negli anni ’50 aveva nazionalizzato il petrolio, a dispetto delle potenze soprattutto americana e britannica, le quali avevano complottato per riportare sul trono lo shah Pahlavi, garante dei privilegi occidentali, compresi quelli petroliferi. Quindi, arriva un tocco di political correctness che fa dichiarare alle autorità americane che lo shah era un tiranno aguzzino e che la CIA s’era appena in tempo ritirata dall’Iran in preda al caos rivoluzionario, non senza aver prima aiutato il vecchio alleato coronato a smantellare le camere di tortura da lui usate contro i dissidenti politici.

Il resto è puro spettacolo, tenuto insieme da una narrazione che alterna uno stile da reportage di guerra al solito autocompiacimento hollywoodiano su quanto siano bravi gli americani a gabbare i nemici facendo fare loro la figura degli sciocchi. Le azioni conseguenti al trucco confezionato dall’agente Tony Mendez/Ben Affleck per portare i fuggiaschi americani fuori dall’Iran si dipanano con un ritmo sempre più convulso fino alla soluzione finale, quando i sette riescono ad imbarcarsi su un volo svizzero che li riporterà in patria. Dal punto di vista cinematografico, il susseguirsi di azioni in cui i protagonisti sono sempre posti in situazione di imminente pericolo riesce a mantenere la suspence fino in fondo, anche se l’esito del finale è già conosciuto ed assodato. Ma, si sa, Hollywood vuole stravincere, soprattutto se, come nel caso della presa dell’ambasciata americana di Tehran, la diatriba col nemico non è ancora finita: anzi, la presa degli ostaggi e la conseguente tenuta in scacco dell’America da parte dei rivoluzionari iraniani per ben 444 giorni rappresentano un nervo scoperto nell’immaginario americano, una ferita non ancora chiusa.

Ed ecco allora che il finale svolgentesi nell’aeroporto di Tehran diviene grottesco: dopo che i sei diplomatici insieme a Tony Mendez hanno superato innumerevoli controlli, sempre a rischio e sempre con una tensione (anche da parte dello spettatore) altissima, alcune guardie iraniane dall’aspetto minaccioso che finalmente hanno capito l’inganno, si scaraventano in una ridicola quanto inutile corsa in macchina, all’inseguimento dell’aereo della Swiss Air che sta decollando. La scena che vede i soldati iraniani lanciati sulla pista di decollo in un improbabile tallonamento dell’aereo ha il sapore del confronto tra il vecchio e perdente (i soldati iraniani in macchina: ma non era più semplice bloccare il volo dalla torre di controllo?!) e il nuovo e vincente (l’aereo svizzero) e dura qualche sequenza di troppo. Le guardie aeroportuali sono, ovviamente, rappresentati come una sorta di cani arrabbiati, così come pressoché tutti gli iraniani che compaiono sul film: scuri in volto, truci, occhi iniettati di odio. Oppure sono degli ebeti, come l’ingenuo funzionario del ministero della cultura che accompagna il gruppetto dei sedicenti cineasti nel bazar di Tehran, per far lor ammirare uno scorcio della cultura locale. Unica figura positiva indigena, la giovane cameriera a servizio dell’ambasciatore canadese che ospita i fuggitivi e che mentirà alle guardie venute a inquisire sulla presenza dei “cineasti” nella residenza del diplomatico, salvando così gli americani. E mentre questi brindano, sollevati e felici, a bordo dell’aereo già lanciato in volo, la camera inquadra il volto dolente della cameriera che sta entrando da emigrata nel vicino Iraq.

 Articolo originale pubblicato su:

 http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/54233 

 

Il mondo persianante

Peccato non averlo letto prima questo libro. Perché mi sarebbe stato di grande aiuto durante l’ultima presentazione del mio di libro, Trans-Iran, quando sull’Iran si sono scatenate le solite discussioni politiche o pseudo tali.

Sto parlando di “Che genere di Islam”, di Anna Vanzan e  Jolanda Guardi. Il sottotitolo ci dice che si parla di “Omosessuali, queer e transessuali tra shari’a e nuove interpretazioni”.

Le autrici spiegano:

Il nostro intento è stato quello di offrire della storia e delle situazioni relative all’omosessualità nel mondo arabo-perso-islamico presentando una prospettiva differente da quella prevalente e comune sul tema”.

Il tema è dunque molto vasto e delicato. E dà spesso adito a polemiche, equivoci e strumentalizzazioni.  E sulle approssimazioni spesso si fondano le mistificazioni: l’Iran, in questo senso, è spesso vittima della sua stessa storia.

Come spiegano sempre le autrici nella premessa, il loro

Non è un libro militante, né in senso anti islamico né nel suo segno opposto.

Sottolinerei inoltre la loro intenzione di fornteggiare

l’atteggiamento orientalista che tende ad appropriarsi di ogni positivo sviluppo che avviene nella storia dell’umanità considerandolo frutto esclusivamente della civiltà occidentale.

Parole sacrosante. Ad ogni modo, è un libro da leggere e che mi ha colpito sopratutto nella parte in cui Anna Vanzan conia una definizione illuminante quando parla di

mondo persianante, ovvero dell’Iran propriamente detto e delle circostanti civiltà che dall’Iran vengono profondamente influenzate (afgana, turca, indiana-musulmana).

Da lì parte un viaggio nella storia e nella letteratura persiana che merita l’attenzione anche di chi non fosse interessato alle tematiche su cui è incentrato il libro.

Va da sé, che d’ora in avanti farò mia questa definizione: persianante. Dà in pieno l’idea di qualcosa in continua evoluzione e che ha un modello di riferimento costante. Non semplicemente persofilo o persofono: ma persianante. Geniale.

 

Il Tar è uno strumento persiano!

Liuto a sei corde dell'Iran

Il patrimonio culturale immateriale dell’Antica Persia, ereditato dall’Iran, è talmente vasto ed affascinante che fa gola a molti altri paesi che negli ultimi anni, tramite diverse azioni, e talvolta anche corrompendo funzionari internazionali, hanno cercato di appropriarsene.

 Oggi non è difficile trovare chi ritiene Avicenna arabo, o Rumi turco, o addirittura il Golfo Persico qualche altra cosa. Questa volta ad essere colpita all’UNESCO è stata la musica tradizionale persiana con l’Azerbaijan che ha fatto registrare come proprio lo strumento musicale iraniano “Tar”. Insomma, una nazione nata nel 1991, ha fatto registrare come suo uno strumento musicale usato da millenni in Persia.

Lo strumento musicale tradizionale persiano ‘Tar’ è stato inserito nella lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, però come uno strumento azerbaigiano.

Il tar è uno strumento di origine persiana molto diffuso in Asia centrale e Cina occidentale. Il suo nome significa letteralmente “corda” ed è legato di conseguenza a tutti i cordofoni che condividono questo suffisso (ad esempio il dutar, il setar e il sitar indiano). Il Tar è un liuto a manico lungo a 6 corde, caratterizzato da tasti mobili e con una doppia cassa di risonanza modellata a forma di 8. Quest’ ultima viene ricavata dal legno di gelso e ricoperta con pelle di pecora o di pesce. Le corde sono disposte secondo 3 coppie e vengono pizzicate con un plettro metallico.

Si può dire che il tar nacque nei territori occupati o influenzati dall’Impero Persiano. Ancora oggi è uno strumento tipico in Iran, Afghanistan, ed alcuni territori dell’ex Unione Sovietica quali Azerbaijan, Georgia, Armenia e altre zone della regione del Caucaso.

Apparve nella sua attuale forma a metà del XVIII secolo. La cassa armonica è costituita da una doppia sfera intagliata in legno di gelso. La tavola, ricoperta da una sottile membrana di pelle d’agnello ha la forma di una lemniscata. Il lungo manico ha una tastatura mobile formata da 26 o 28 tasti regolabili che raggiungono un’estensione di due ottave e mezza. Il tar persiano aveva normalmente cinque corde, la sesta venne aggiunta dal grande musicista iraniano Darvish Khan. Lo strumento diffuso in Azerbaijan, leggermente differente, ha un maggior numero di corde.

Il Tar è uno dei più importanti strumenti tradizionali dell’Asia Centrale, fondamentale nella composizione e nell’esecuzione dei radif. Le tendenze generali della musica classica persiana sono state fortemente influenzate dai suonatori di tar.

Ma ora, il tar è stato registrato come uno strumento musicale proveniente dall’Azerbaigian.

“Abbiamo contattato l’ex-rappresentante dell’Iran all’UNESCO e lui ha sottolineato che il rappresentante attuale dell’Iran avrebbe dovuto reclamare contro questa registrazione sbagliata,” ha dichiarato Dariush Pirniakan, portavoce della Casa della Musica dell’Iran all’Agenzia di Stampa Mehr.

“Si invierà il reclamo della Casa di Musica al Ministro iraniano della Cultura e Guida islamica, Mohammad Hosseini e al minimo il tar dovrebbe essere registrare come uno strumento musicale comune tra l’Iran e la Repubblica dell’Azerbaigian”, ha aggiunto Pirniakan.

Inoltre, secondo il direttore della Casa di Musica dell’Iran Midreza Noorbakhsh, il tar è uno strumento musicale al cento per centro persiano e non azerbaigiano ed anche dal punto di vista dell’informazione geografica, si tratta di uno strumento musicale tradizionale dell’Iran, ma gli azerbaigiani l’hanno modificato, creando una nuova forma del tar che è conosciuto come il tar azero. Tuttavia, questo strumento musicale non ha nessun precedente storico nella Repubblica dell’Azerbaigian.

I capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità sono espressioni della cultura immateriale del mondo che l’UNESCO ha inserito in un apposito elenco, per sottolineare l’importanza che hanno secondo tale organizzazione. I capolavori immateriali si affiancano ai siti patrimonio dell’umanità. L’UNESCO si è posta il problema di salvaguardare questi capolavori per evitarne la scomparsa, allo stesso modo di come è già stato fatto per i beni materiali. La prima lista venne stilata nel 2001 e comprendeva 19 voci.

La settima edizione della riunione dell’apposita commissione patrimonio immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, si è svolta dal 3 al 7 dicembre 2012 a Parigi, sede dell’organizzazione internazionale.

Non è la prima volta che la Repubblica dell’Azerbaigian mostra tali comportamenti. Il 20 aprile 2012, Nezami Ganjawi è stato presentato come poeta dell’Azerbaijan e una sua statua è stata installata a Villa Borghese a Roma. Un poeta che non ha scritto nemmeno un solo verso in azero ma solo e solamente in persiano.

 Fonte: http://italian.irib.ir/radioculture/notizie/articoli/item/84951

La civiltà della Città bruciata

Reperti città iraniana di Zabol

Il Museo Nazionale di Arte Orientale di Roma sta pianificando l’esibizione di una collezione di reperti archeologici rinvenuti nella misteriosa “Città Bruciata”, appartenente ad una civiltà persiana del 5 mila a.C. le cui tracce sono state ritrovate nell’Iran meridionale.

Lo ha riferito il Capo dell’Istituto italiano per gli Studi Orientali professor Lorenzo Costantini. Nel riportare alla luce la “Città Bruciata”, i cui resti si trovano nella regione iraniana del Sistan e Beluchistan, hanno avuto da anni fa un ruolo rilevante gli archeologi italiani e per questo l’Iran oggi ha deciso di concedere al museo di Roma una prima assoluta al livello mondiale su una civiltà ancora misteriosa del remoto passato dell’Iran. La Città Bruciata, con 151 ettari di superficie, fu nel 5 mila a.C. uno dei più grandi centri urbani del mondo allora conosciuto.

Particolarità di questa civiltà è che a quanto pare, in questa, erano le donne a comandare.

Per saperne di più sulla civiltà della Città Bruciata:

http://italian.irib.ir/programmi/meraviglie-delliran/item/85339

Fonte: http://italian.irib.ir/notizie/cultura/item/116288

Il fascino di Teheran

Meydan-e Tajrish, Tehran

Guardate questo video e poi provate a dire che Teheran non è una città affascinante.  Piazza Tajrish, Piazza Azadi, la Milad Tower, Vali-e Asr, il bazar, gli ambulanti, i librai, la vita di tutti i giorni. Il video, intitolato City as art, è di Aliyar Rasti, artista e fotografo iraniano. Alcuni degli angoli filmati sono tra i miei preferiti della capitale iraniana. Il video, secondo me, coglie i colori, i ritmi, le atmosfere della megalopoli iraniano. Ed è bellissimo.

[vimeo]https://vimeo.com/53420700[/vimeo]

City as art. Il fascino di Teheran secondo Aliyar Rasti.

Imparare il persiano

Lingua persiana

Imparare il persiano. Pare facile. E forse non è poi così nemmeno difficile, per noi italiani. Io ci provo ormai da qualche anno e se i risultati rimangono incerti,  crescono il piacere e la passione di misurarmi con questo aspetto fondamentale dell’Iran.

Il primo approccio al persiano è stato attraverso un amico iraniano che mi ha dato le prime preziosissime lezioni private. Poi ho seguito un corso all’Istituto per l’Oriente (Nallino) a Roma (www.ipocan.it). La grammatica di riferimento era lo storico e temutissimo Coletti.

Lo scorso anno ho ripreso a esercitarmi da solo con Rosetta Stone. A questo strumento da autodidatta ho appena affiancato il Corso di lingua Persiana di Daniela Meneghini e Paola Orsatti (Hoepli Editore).

Devo dire che per ora è il libro che si sta rivelando più chiaro e utile di tutti quelli (italiani, inglesi e iraniani) usati per studiare il farsi. Lo consiglio senza alcun dubbio.

Red carpet persiano

Roma Film Festival 2012

Sabato 17 novembre si è chiusa l’edizione 2012 del Roma Film Fest. In due differenti giurie erano presenti Leila Hatami e Babak Karimi. Queste sono alcune delle foto dei loro red carpet.

L’ultimo passo

The last step

L’ultimo passo (Peleh Akhar in persiano, The last step nel titolo in inglese) è uno dei tanti film iraniani che difficilmente saranno distribuiti in Italia. Ed è un peccato. Vincitore al Festival Fajr 2012 del premio per il migliore adattamento, è stato proiettato a Roma nell’ambito del MedFilmFest.

[youtube]http://youtu.be/r8XoAwzYVCk[/youtube]

Protagonista è l’immensa Leila Hatami, autentica leggenda in patria, recentemente scoperta dal grande pubblico italiano grazie a Una separazione.

Il film è scritto, diretto e interpretato dal di lei marito Ali Mosaffa che, a  dire il vero, si dimostra più bravo come sceneggiatore e regista che come attore.

L’opera non è da poco: liberamente ispirato a I morti di James Joyce e alla Morte di Ivan Il’ic di Lev Tolstoj, il film racconta gli ultimi giorni di vita di Koshrow, ingegnere sposato con un’attrice. L’ultimo passo è l’ultima caduta, l’ultimo scoglio, l’ennesimo colpo ricevuto dalla vita.

Non è un film facilissimo: i primi minuti sono piuttosto nebulosi, ma col passare dei minuti tutto il racconto si fa più affascinante .

Non dico altro, anche perché, chissà, magari un distributore italiano prima o poi lo trova…

Un assaggio di Iran

Cucina persiana

Domenica 25 novembre ore 17:30, presso il Ristorante Taberna Persiana un incontro per parlare del nuovo libro di Antonello Sacchetti Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia? e assaggiare cose buonissime.

Entrata libera. Aperitivo a buffet completo a 7 euro.

È gradita la prenotazione.

 

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

 

Trans-Iran

Che cosa succede a chi s’innamora della Persia?

(pag. 80, € 10,00)

di Antonello Sacchetti

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente. “Trans-Iran” è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro… Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perché non ne possiamo fare a meno.

Taberna Persiana

Via Ostiense, 36 H

00154 Roma

www.tabernapersiana.it; tel. 0681109052; cell. 3385951178   info@tabernapersiana.it

Lo stato interessante

Lo stato interessante. Ecoradio

Mercoledì 7 novembre sono stato ospite di Alfredo Angelici nel suo Stato interessante, trasmissione ormai “storica” di Eco Radio. Abbiamo parlato del mio libro Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia? e di altre cose.

Per me è stata un’oretta molto piacevole.

Ecco la registrazione (senza le interruzioni pubblicitarie).

Trans-Iran. Le prossime presentazioni

Il nuovo libro di Antonello Sacchetti

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente.

“Trans-Iran” (Infinito edizioni, pag. 80, € 10,00) è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro. Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perché non ne possiamo fare a meno.

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

 

lunedì 29 ottobre, FIRENZE, presso la libreria Feltrinelli International, via Cavour 12, ore 18,00;

martedì 30 ottobre, GENOVA, presso l’Albero delle Lettere, via Canneto il Lungo 38, ore 18,00. Intervengono con l’autore Mariam Molavi e Anna Maria Monti;

mercoledì 31 ottobre, TORINO, presso la libreria Feltrinelli, piazza CLN 251, ore 18,00. Dialoga con l’autore Hamid Ziarati.

Iran, padri e figli

Levon Haftvan, protagonista di Parviz

Per chi ama l’Iran e il suo cinema Asiatica Film Mediale è da tredici anni un appuntamento imperdibile. Quest’anno ho visto due film iraniani, entrambi molto interessanti e simili per i temi trattati. Il primo film si intitola Pir Pesar, docu-fiction di Mahdi Bagheri (classe 1981), tradotto in Lo Scapolo Riluttante / Reluctant Bachelor. In 58′ il protagonista-narratore intervista i membri della sua famiglia per raccontare la sua condizione di trentenne “senza arte né parte”, come si diceva da noi una volta. La sua storia familiare è segnata dalla bancarotta in cui è incappato il padre qualche anno prima. Di lì una serie di avvenimenti che avrebbero bloccato la sua carriera universitaria e influito persino sulla sua vita sentimentale.

Parviz, è invece il lungometraggio di Majid Barzegar (classe 1973). Il protagonista (un Levon Haftvan quasi eroico nel prestarsi un’interpretazione così intensa) è un cinquantenne obeso che non ha mai avuto un vero lavoro e vive da sempre con suo padre. quando questi decide di risposarsi, si ritrova di fatto sbattuto fuori di casa. Da lì cominciano una serie di sventure che lo condurranno a una sorta di ribellione totale contro tutto e tutti. Un film molto forte, con qualche lentezza di troppo nella prima parte, ma molto bello soprattutto nel finale.

Due storie diverse ma molto simili. Con alcuni temi tipicamente iraniani: la centralità della famiglia e l‘importanza del denaro. Il primo elemento accomuna la società iraniana a quella italiana, almeno a quello che è stato finora il nostro modello di società. I figli rimangono sempre figli, anche da adulti. In Parviz questo elemento è portato all’estremo, ma in Pir Pesar il confronto tra padre e figlio non è meno drammatico. L’importanza del denaro, del benessere materiale come indice di realizzazione esistenziale, è un altro pilastro della società iraniana. Sotto questo punto di vista, l’Islam sciita propone un modello sociale parecchio diverso da quello del cattolicesimo. Il successo, la ricchezza, i soldi, forse non vanno ostentati ma non sono mai un peccato o una colpa. Nella società del bazar è piuttosto una colpa non sapersi conquistare un posto al sole o – peggio – perderlo.

Trans-Iran

Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?

Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia? E’ il titolo del mio nuovo libro (Infinito Edizioni, euro 10).

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente. “Trans-Iran” è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro… Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perché non ne possiamo fare a meno.

“L’Iran non è privo di contraddizioni stridenti e grandi problemi. Ma per chi cerca anche l’‘altro’ Iran, consiglio la lettura di questo libro”.

(Anna Vanzan, New York University)

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Y_ueAkfDUHo&feature=share&list=UU96lLWa1E_HVkpoTZJGBYkA[/youtube]

“Un Paese senza cultura è un Paese senza identità. E senza un’identità sociale non ci sarà mai un’identità politica. Consiglio vivamente la lettura di questo libro non solo agli amici italiani, ma soprattutto agli amici iraniani che da anni sono lontani da questo meraviglioso e sempre sorprendente Paese”.

(Babak Karimi, cineasta iraniano)

L’esperienza della guerra nel cinema iraniano

Uno sguardo all’indietro. L’esperienza della guerra nel cinema iraniano è il titolo della rassegna cinematografica in programma dal 4 al 6 ottobre presso il Cinema Trevi, a Roma, in Vicolo del Puttariello 25.

Nella storia culturale dell’Iran contemporaneo, il cinema costituisce un mezzo privilegiato di rappresentazione della società e di riflessione identitaria. Il drammatico conflitto imposto dall’Iraq all’Iran nel 1980 e le dolorose conseguenze che esso ha avuto per lunghi otto anni e successivamente alla sua conclusione, sono divenuti fin da subito protagonisti di un nuovo genere cinematografico ufficialmente definito “di guerra”. Poco conosciuti in Occidente, in particolare in Italia dove solo un paio di essi (Bashu. Il piccolo straniero e Gilaneh) sono arrivati al grande pubblico, i film di questo filone hanno avuto in Iran un enorme seguito e continuano ancora oggi, a quasi venticinque anni dalla fine del conflitto, a mietere successi al botteghino e ad alimentare discussioni e dibattiti.

Questa iniziativa vuole portare, per la prima volta sullo schermo in Italia, quattro film rappresentativi delle diverse tematiche: la rappresentazione della trincea (A passo di marcia), quella dei sentimenti di un uomo e di una donna che il conflitto pone irrimediabilmente su due versanti opposti (Lacrime di ghiaccio), lo sguardo comprensivo su un drappello di prigionieri iracheni considerati vittime dello stesso dramma che affligge gli stessi soldati iraniani (Pullman notturno), il dramma dei sopravvissuti ai bombardamenti chimici (M come madre).

La rassegna costituisce un punto di vista inedito per comprendere in che modo gli iraniani hanno percepito la trasformazione di se stessi e della loro società attraversolo sguardo crudo e insieme poetico del cinema su uno degli eventi più traumatici della loro storia recente.

Come già successo altrove, anche in Iran, la macchina da presa di dilettanti e di registi affermati si è appropriata della guerra restituendola sotto forma di grande epopea identitaria ma anche di memoriacollettiva che conserva a monito per le future generazioni il ricordo degli orrori che essa produce e della suaintrinseca disumanità.

La proiezione dei quattro film selezionati sarà preceduta da un incontro su “Letteratura e cinema diguerra”, con la partecipazione di Felicetta Ferraro (Ponte33 Edizioni), Bianca Maria Filippini (Università della Tuscia), Marina Forti (Il Manifesto).

giovedi 4 ottobre 2012

ore 17.00 Saluto di Ghorban Ali Pourmarjan, direttore dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia

a seguire Tabl-e bozorg zir-e pa-ye chap di Kazem Mazoumi (2004, 84’)

ore 19.00 incontro su

Letteratura e cinema di guerra

con Felicetta FerraroBianca Maria FilippiniMarina Forti

ore 21.00 Otobus-e shab di Kiomars Pourahmad (2007, 90’)

venerdi 5 ottobre 2012

ore 17.00 Tabl-e bozorg zir-e pa-ye chap (replica)

ore 19.00 Ashk-e sarma di Azizollah Hamidnejad (2004, 96’)

ore 21.00 M mesl-e madar di Rasoul Molla Gholipour (2007, 113’)

sabato 6 ottobre 2012

ore 17.00 M mesl-e madar (replica)

ore 19.00 Otobus-e shab (replica)

ore 21.00 Ashk-e sarma (replica)

Roma – Cinema Trevi – vicolo del Puttarello 25 Roma, tel: 06.6781206

Nezami è un poeta persiano

Il 20 aprile 2012 è stata installata a Villa Borghese a Roma la scultura di Nezami (Nezāmi-ye Ganjavī ) il più grande poeta epico – romanzesco, che portò uno stile realistico e colloquiale nell’epica persiana.

 

Sul piedistallo è stato inciso “POETA AZERBAIGIANO NIZAMI GANJAVI, 1141 – 1209”, e una targa porta la dicitura: “ Dono della Repubblica dell’Azerbaigian alla città di Roma, 20 aprile 2012” .

 

Solo chi non conosce la storia può credere a questo falso storico. Nezami è un poeta persiano al 100%, non azero. Italo Calvino parla della sua opera Le Sette principesse nel celebre Perché leggere i classici.

 

L’Associazione Culturale Italo Iraniana “ALEFBA” si sta adoperando per organizzare una protesta del mondo Accademico, Culturale e Civile affinché venga rimossa la dicitura “POETA AZERBAIGIANO”.

Diruz aderisce a questa causa culturale e civile.

Per informazioni e suggerimenti scrivere a : info@alefba.it

o telefonare al n.3473511465 (Bijan)

[youtube]http://youtu.be/6HrL3kRmSOw[/youtube]

Zendegi-e Khosusi

E’ stato il film scandalo del Festival Fajr 2012:  Zendegi-e Khosusi (Vita privata) di Mohammad Hossein Farahbakhsh.

Il protagonista è un giornalista pacioso e politicamente classificabile come “riformista”. Sposato e con un figlio ancora piccolo, intraprende una relazione extraconiugale con una giovane collega. E’ solo l’inizio di una storia tormentata e con diversi colpi di scena.

Qualche settimana dopo il festival,  l’ayatollah ultraconservatore e membro dell’Assemblea degli Esperti Ahmad Khatami (nessuna parentela con l’ex presidente riformista) ha condannato il film in quanto «osceno» e «immorale». Il gruppo Ansar-e Hezbollah ha organizzato una protesta davanti al ministero della Cultura, sostenendo che il film «offende la memoria dei martiri». Alla fine, Vita privata è stato ritirato dalle sale.

Ecco la versione integrale del film. Purtroppo non ci sono sottotitoli, nemmeno in inglese.

[youtube]http://youtu.be/pHdSB7pjMY4[/youtube]

Intervista a Leila Hatami

L’attrice iraniana Leila Hatami (Una separazione) è stata membro della giuria del Festival del cinema di Marrakesh nel gennaio 2012.  In quell’occasione Euronews l’ha intervistata. Riproponiamo il video.

Intervista a Leila Hatami

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=GhIFq-lKQJQ[/youtube]

Mahmoud Doulatabadi al Salone del Libro di Torino del 2012

Mahmoud Doulatabadi al Salone del Libro di Torino del 2012

Mahmoud Doulatabadi  irrompe sulla scena letteraria internazionale con il suo libro Il Colonnello, un romanzo scritto più di venti anni fa ma che solo ora viene pubblicato  (il primo Paese a darlo alle stampe è stata la Germania).  Il Colonnello è ancora inedito in Iran. Doulatabadi, arrestato nel 1975 durante una rappresentazione  teatrale dal regime dello Shah ed estromesso dall’Università dal regime degli ayatollah, ha scelto di continuare a vivere in Iran.

E scrivere è il mezzo attraverso cui raccontare la complessa storia del suo Paese, denunciando il paradosso di una Rivoluzione che ha mangiato i suoi figli.  Il romanzo racconta infatti le tragiche vicende della famiglia di un ex colonnello dell’esercito di Reza Pahlavi caduto in disgrazia, i cui figli prendono parte  alla rivoluzione del 1979 seguendo le diverse le  diverse anime che l’hanno guidata.  Attraverso la storia della famiglia del Colonnello, l’autore  narra la storia e il declino dell’intera società iraniana i cui figli continuano, ancora oggi, a lottare.

Mahmoud Doulatabadi, Il colonnello, Narratori di Cargo, 2012

 

#SalTo12

Il Salone è finito, evviva il Salone. Ogni volta se ne parla un sacco, prima, dopo e durante. Il Salone di Torino, il mercato del libro, l’editoria in crisi, ecc. ecc. Per me è stata la quarta volta. Com’è andata? Non lo so. Giudizio sospeso. Tanta confusione, ma anche diversi segnali interessanti, di discontinuità. In un momento come questo, in generale, credo che i cambiamenti siano tendenzialmente positivi. La vera novità è rappresentata dall’editoria elettronica. Vedremo se i cambiamenti che oggi cominciamo a vedere diverranno concreti nei prossimi mesi.

In attesa di chiarirmi io per primo le idee, ho raccolto in uno storify immagini, video e tweet dello scorso weekend. Eccolo qua:

 

Lo zoo di Teheran

Ci sono capitato per caso quattro anni fa, in una mattinata di primavera in cui dovevo perdere un po’ di tempo. E alla fine mi sono perso io. E sono finito allo zoo, posto che non mi piace per niente.  Lo zoo di Teheran è un po’ come tutti gli zoo del mondo. Triste, un po’ crudele e un po’ divertente. O forse no? Forse è diverso dagli altri zoo?

L’artista iraniano Arash Khakpour ha realizzato questo video. Ve lo propongo.

[vimeo]http://vimeo.com/12678238[/vimeo]

Artisti di strada a Teheran

Incontri casuali e fortunati. Cercando immagini sull’Iran, mi sono imbattuto in questo video di due artisti di strada a Teheran. Si firmano icy and sot , sono aritisti di strada di Tabriz. Hanno iniziato la loro carriera professionale nel 2008. Le loro opere trattano temi quali pace, guerra, amore, odio, speranza, disperazione, e vari problemi della società e della cultura iraniana. Hanno tenuto numerose mostre in Iran e all’estero.  Non li conoscevo, mi sono piaciuti moltissimo e ve propongo questo loro Pavement. Se la memoria non mi inganna, quelle riprese sono strade di Teheran.

[vimeo]http://vimeo.com/24679730[/vimeo]

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