Dentro l’Iran

Dentro l'Iran

Dentro l’Iran. Sguardo attraverso il cinema. Una rassegna di film iraniani dal 26 febbraio al 1° marzo 2014,  presso la Casa del Cinema a Villa Borghese (Largo Marcello Mastroianni 1) di Roma.

Il 26 febbraio sarà presente nella cerimonia d’apertura Fereshteh Teaerpour , direttrice dell’associazione dei produttori cinematografici dell’Iran e produttrice del film Facing Mirror che verrà  proiettato subito dopo l’inaugurazione e che tratta la storia di un transessuale, argomento molto delicato finora mai affrontato in Iran.

 

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34° Corso di lingua persiana

Lingua persiana

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il:

34° CORSO di LINGUA Persiana

Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanista, Pakistan, india e il Tajikistan

Il corso, tenuto da insegnante universitario, si svolgerà dal 1° marzo 2014 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

sabato: ore 09.00- 10.30 e 12.00

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale.

L’ammissione agli asami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali.

A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello.

Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato al 28 febbraio 2014 

Iscrizione: istitutoculturaleiran@gmail.com

Tel. 06 3052207 – 8

N.B.   Il giorno 1 marzo (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 09.30

Un pomeriggio con Ferdousi

Prof. Angelo Piemontese

L’Istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività svolte a promuovere lo scambio culturale e presentare le grandi figure della letteratura e della cultura dell’Iran, in collaborazione con la Biblioteca Rispoli, organizza il quarto incontro letterario.

Un pomeriggio con Ferdousi

che si svolgerà con la presenza del Prof. Angelo Michele Piemontese, professore emerito di lingua e letteratura persiana, Università degli studi di Roma, La Sapienza. Abul-Qasem Ferdousi Tusi (ca. 935-1020) è il più prestigioso poeta persiano, autore del grande poema epico Shah-namé (“Il libro dei Re”), un capolavoro della letteratura universale.

Molto ho sofferto in questi trenta anni, ho vivificato la Persia antica con questa lingua persiana. Non morirò ormai, siccome sono vivo, perché ho diffuso il seme della parola.

Venerdì 14 febbraio 2014 dalle ore 17 alle ore 18.30 presso la Biblioteca Rispoli Roma, Piazza Grazioli, 4.

Gli interessati sono pregati di comunicare la loro presenza inviando una e-mail a istitutoculturaleiran@gmail.com oppure chiamando il numero 06 30 52 208. 

Ciao maschio iraniano

Soheila Beski - Particelle

Forse sarebbe meglio decidere di ritornare nella giungla. Ma proprio alcuni giorni fa, ho letto un articolo preoccupante che diceva che persino tra gli animali vi sono alcune specie, come i covi, che sono monogame.

Forse è la frase che sintetizza al meglio il protagonista (innominato) di Particelle (Zarre), romanzo dell’iraniana Soheila Beski, pubblicato in Italia da Ponte33.

La quarta di copertina lo descrive così:

Mammone, debole, opportunista. Attento al rispetto delle norme sociali per amore del quieto vivere ma pronto a irridere gli eccessi di ossequio religioso o la mistificazione ingenua della democrazia, giudicata nient’altro che un nuovo conformismo. Ossessionato in egual misura dal sesso e da una nevrosi esistenziale che le sue avventure extraconiugali ampliano fino alla paranoia, il protagonista di questo romanzo di Soheila Beski fluttua tra le norme, i divieti, le consuetudini e gli accomodamenti della società iraniana di oggi, cogliendo con cinismo le opportunità che la sua condizione di maschio gli offre. Una particella che vaga tra la realtà concreta fatta di madri, padri, figli, amici, lavoro, amori, tradimenti, piccole viltà – e scarse, scarsissime virtù – e un mondo virtuale dalle seducenti possibilità spalancato da un semplice computer da ufficio. Infilarsi nel buco nero del mondo virtuale, per sfuggire alle trappole che la vita e la sua incapacità di affrontarla responsabilmente gli tendono, diventa per questo sessantenne vicino alla resa dei conti un espediente per ancorarsi ad una realtà più vasta dove tutto può essere “svelato rimanendo velati”.

Personaggio meschino, anche se a suo modo brillante, persino divertente, capace di riflessioni tutt’altro che banali sulla vita e anche sulla politica. Tra le righe, si coglie un riferimento esplicito alle contestate elezioni del 2009 (anno di pubblicazione del libro in Iran), oltre a una serie di battute sul sistema politico e la morale religiosa.

Soheila Beski, scrittrice affermata in patria (ne parla Vanna Vannuccini nel suo blog ) si cala in un sessantenne maschio e descrive forse qualcosa di più di una singola storia. Chissà che non si possa parlare in Iran di una vera e propria “questione maschile”: l’uomo iraniano, privilegiato da una cultura maschilista e da un sistema giuridico dichiaratamente sessista, oggi sembra messo in crisi da una presenza sociale sempre più forte e vivace delle donne. Esempio banale: la ventilata introduzione di “quote azzurre” all’università, dove le donne rappresentano il 65% degli studenti.

Ma – a parte queste considerazioni “sociali”, Particelle è un libro piacevole, divertente. Ci scommetterei che la stessa Beski si è divertita a scriverlo, così come Mario Vitalone a tradurlo. Io di sicuro mi sono divertito a leggerlo.

Soheila Beski, Particelle, Novembre 2013, pp. 112, ISBN 978-88-96908-04-4, € 15,00, Traduzione dal persiano di M. Vitalone

 

A proposito di narrativa iraniana

Fiera del libro di Teheran

Libri, scrittori e scrittrici dall’Iran. Ne ha scritto Cristina Taglietti sul Corriere della Sera di domenica 12 gennaio 2014.

Donne velate e ribellione. L’Iran della letteratura non è soltanto questo. Il Paese torna ad affascinare l’Occidente, complici anche gli accenni di disgelo politico e diplomatico, con un’onda di interesse che è partita soprattutto dal cinema, grazie a registi come Abbas Kiarostami, Jafar Panahi, Majid Majidi e ora Asghar Farhadi, il cui film più recente, Il passato, ha avuto successo anche nelle sale italiane. Qui il Paese d’origine del regista rimane lontano, quasi sullo sfondo (la storia è ambientata a Parigi), ma con Una separazione, Orso d’oro a Berlino nel 2011, Farhadi aveva offerto, attraverso la storia privata di un divorzio, una lettura profonda della società iraniana.

Il primo febbraio inizia il Fajr International Film Festival, forse l’evento culturale più importante del Paese, che farà il punto su che cosa si muove dietro la macchina da presa. Tuttavia la letteratura, che a maggio ha a Teheran la sua Fiera del libro, ha ancora un po’ di strada da percorrere per uscire e affermarsi fuori dai confini. La più famosa tra gli scrittori in esilio resta senza dubbio Azar Nafisi, che in Leggere Lolita a Teheran ha raccontato la sua esperienza di docente che cerca, negli spiragli lasciati aperti dalla catechesi islamica dell’Iran postrivoluzionario, di parlare ai suoi allievi di «romanzi sconsigliati», come Il grande Gatsby, Lolita, Huckleberry Finn: in un Paese in cui il valore delle opere letterarie è strettamente connesso alla loro utilità come puntello alla teocrazia sciita. Nafisi, espulsa dall’università per essersi rifiutata di indossare il velo, ha lasciato Teheran nel 1997 per trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti con la famiglia, così come vive a Parigi da quando aveva 25 anni Marjiane Satrapi, 44 anni, autrice di Persepolis, un’autobiografia a fumetti diventata anche film d’animazione.

Continua a leggere l’articolo originale sul sito del Corriere della Sera

Un pomeriggio con Nezami

Un pomeriggio con Nizami

L’Istituto Culturale dell’Iran, nel quadro delle sue attività svolte a promuovere lo scambio culturale e presentare le grandi figure della letteratura e della cultura dell’Iran, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, organizza il terzo incontro letterario

Un pomeriggio con Nizami Ganjavi

che si svolgerà con la presenza della Prof.ssa Paola Orsatti, docente di lingua e letteratura persiana presso l’Università degli Studi di Roma, Sapienza.

Neẓāmi-ye Ganjavī (1141-1209), è il più grande poeta epico-romanzesco della letteratura persiana, che per la sua capacità miracolosa nel descrivere e immaginare, creò un nuovo stile nella letteratura persiana. L’utilizzo dei concetti gnostici e logici ha donato l’aspetto misterioso alle sue poesie che conduce il lettore a pensare con maggiore profondità.

Nelle sue opere si notano le numerose metafore, i pensieri profondi, i segreti e le passioni. Nizami con la sua ispirazione del mondo iranico, sia prima che dopo l’arrivo dell’islam, è riuscito a donare il senso dell’unità a tutte le nazioni che costituiscono la civiltà dell’Iran.

Tutt’il mondo un corpo pare e la Persia è il suo cuore

Non si vergogna di tal paragone colui che col vanto lo professa!

O Persia! O del pianeta il cuore! Il cor è del corpo la parte migliore.

Venerdì 17 gennaio 2014 dalle ore 16 alle ore 17.30 presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma in Viale Castro Pretorio, 105

Gli interessati sono pregati a comunicare la loro presenza inviando una e-mail all’istituto: istitutoculturaleiran@gmail.com 

locandina nizami

I fichi rossi di Mazar-e Sharif

Mohammad Hossein Mohammadi

Mohammad Hossein MohammadiCosa distingue un grande scrittore? Cosa lo fa immediatamente “staccare” dalla massa multiforme di autori e volumi che riempiono le nostre librerie?

Non so se esista una risposta netta a questa domanda. Di certo, appena dopo poche pagine, I fichi rossi di Mazar-e Sharif (Ponte33, 2012) rivela un grande autore: l’afghano Mohammad Hossein Mohammadi.

Tradotto in italiano da Narges Samadi, Anjirha-ye sorkh-e Mazar (“I fichi rossi di Mazar-e Sharif”) è una raccolta di quattordici racconti sull’interminabile conflitto in Afghanistan.

Storie terribili, eppure sempre venate da un amore profondo per la propria terra e per la storia del suo popolo. Non ci sono finali consolatori come nei romanzi “educati” di Khaled Hosseini. Qui la verità fa parecchio male e mette proprio paura. Così come mette paura il futuro dell’Afghanistan. Cosa accadrà dopo il ritiro delle truppe Usa nel 2014? Il fatto che non se ne parli più, non vuol dire che i drammi di questo Paese siano passati. Un motivo in più per leggere questo libro.

L’autore è nato nel 1975 a Mazar-e Sharif (Afghanistan) e cresciuto in Iran, dove la sua famiglia si era rifugiata. 

Trans-Iran, reading a Roma

Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?

Giovedì 19 dicembre, alle ore 19,30, presso l’EX Cine-teatro Preneste Liberato (via Alberto da Giussano, 59 – zona Pigneto, Roma) si svolgerà un reading del mio libro Trans-Iran, che cosa succede a chi si innamora della Persia? nell’ambito della manifestazione Migr/Azioni – Pagine Viaggianti & Storie Volanti. 

Alla vigilia di Shabe Yalda, sarà un’occasione per parlare di Iran e per farci gli auguri per le Feste di fine anno.

Vi aspetto.

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

Migr/Azioni – Pagine Viaggianti & Storie Volanti Roma | Pigneto, 16 – 22 Dicembre 2013

Nella settimana intorno al 18 dicembre di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei migranti. Si tratta, in molte di queste occasioni, di celebrazioni ufficiali spesso lontane dalle realtà dei movimenti e delle trasmigrazioni, dalle scelte o dalle necessità che le spingono, dalle emozioni che le accompagnano.

Nel corso di sei giornate nelle quali l’EX Cine-teatro Preneste sarà aperto ancora una volta alla cittadinanza tutta si libereranno le narrazioni che attorniano ogni percorso di migrazione, quando espresso e documentato così quanto isolato e ignoto, magari appena immaginato.

L’immaginazione che le accompagnerà sarà quella degli scrittori che hanno accettato l’invito di aprire le loro pagine e di raccontarsi insieme a noi, di seguire le onde migranti e rientranti intorno allo spazio di un caffè o di una nota musicale occupata già da altri che, senza lasciar traccia o spiegarne rumore, si sposta per condividere spazi e prospettive.

Il movimento si spinge oltre l’immaginazione, trova e occupa il proprio spazio, cerca conferma nelle prospettive. La traiettoria di arrivo e il luogo di origine diventano un ricordo, amaro o amato, e si esprimono nelle forme instabili fautrici di opportunità o manchevolezze, così come nella ricerca di radici nel luogo da svelare, sia esso una regione contigua, il quartiere accanto, o il continente di avventuroso approdo.

La storia li avvicinerà, le azioni migranti continueranno nel frattempo a costruirla.

* PROGRAMMA *

  • Lunedì 16 dicembre: Raffaella Greco Tonegutti autrice de “L’Espagnole” – Apero reading
  • Martedì 17 dicembre: Claudiléia Lemes Dias autrice di “Nessun requiem per mia madre” e “Storie di extracomunitaria follia” – Apero reading e ‘exchange-stand’ libro-dono in collaborazione con la casa editrice Compagnia delle Lettere
  • Mercoledì 18 dicembre: Marco Wong autore di “Nettare rosso” – Apero reading
  • Giovedì 19 dicembre: Antonello Sacchetti autore di “Trans-Iran” – Apero reading aspettando Yalda
  • Venerdì 20 dicembre: Gianluca Gatta autore di “Luoghi migranti tra clandestinità e spazi pubblici”
  • Sabato 21 dicembre: Francesco Zanarini autore de “Le vite sghembe” – Apero reading
  • Domenica 22 dicembre: Matteo Paoloni autore di “Qualunque cosa accada” – Apero reading

Mostra fotografica dedicata alla mobilitazione dei rifugiati eritrei esposta nel foyer del Cine-teatro per tutta la settimana.

Orario: Tutti i giorni della rassegna (16-22/12/2013) dalle ore 19:30 alle 21:00

Luogo: Roma, via Alberto da Giussano, 59 (Pigneto)

Generazione P. Rendez-Vous, EX Cine-teatro Preneste Liberato

E-mail: gprv2011@gmail.com

Recapito telefonico: +39 329 9565127 (Leonardo)

Per informazioni e aggiornamenti sulle serate letterarie, scrivere a: anna.lodeserto@gmail.com

Migr-Azioni_Pagine Viaggianti & Storie Volanti

Iranian Living Room

iranian living room

Martedì 17 dicembre ore 18.00

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Roma, Via Guido Reni 4/A

Presentazione pubblica

Iranian Living Room

Libro fotografico sull’Iran nascosto, prodotto da Fabrica

Gli scatti di 15 giovanissimi fotografi iraniani raccontano in modo discreto e incondizionato il salotto di casa, spazio fsico e metaforico nascosto agli sguardi dei media internazionali e dello stato locale.

Partecipano:

Vanna Vannuccini, inviata speciale de “La Repubblica”

Enrico Bossan, curatore del progetto per Fabrica

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Per informazioni: Fabrica tel. 0422.516349, fabrica@fabrica.it

 

[vimeo]http://vimeo.com/70631727[/vimeo]

Mahi va gorbeh

Fish and cat

Visto finalmente Mahi va gorbeh, Pesce e gatto, film iraniano vincitore allo scorso Festival di Venezia del Premio speciale Orizzonti per il contenuto innovativo. Mi è piaciuto? Sinceramente non lo so. Forse avevo aspettative troppo alte, ma quanto avevo letto mi intrigava parecchio.

La storia è in parte tratta da un episodio di cronaca: nel 1998 venne infatti scoperto un ristorante sul Mar Caspio che aveva cucinato carne umana. La trama del film sembra un classico del cinema horror made in Usa: un gruppo di studenti campeggia in una plumbea giornata di dicembre e viene a contatto con i sinistri gestori di un ristorante nelle vicinanze.

Babak Karimi

Scritto e diretto da Shahram Mokri, è costituito da un unico piano sequenza di 123 minuti. Nonostante ciò, il film non è narrato in modo sequenziale, ma circolare. La macchina da presa segue di volta in volta i vari personaggi che si incrociano. In questo modo, alcune scene le vediamo più volte e sono nell’ultima sequenza veniamo a capo del mistero alla base del film.

[youtube]http://youtu.be/tktTNYwXZvY[/youtube]

Il regista, dopo due settimane di prove, ha girato due ciak e alla fine ha scelto la mega sequenza migliore.

Esperimento coraggioso e sicuramente interessante, ma un po’ troppo lungo nei tempi e in alcuni dialoghi.

Un’ultima considerazione: ma perché in qualsiasi film iraniano bisogna per forza trovare un messaggio politico? La recensione di My Movies si conclude così:

«Una riuscita e coraggiosa metafora di un Paese che fagocita i propri giovani, che li priva di un qualsiasi futuro, tarpandone le ali».

Sarà. Ma a me sembra un po’ una forzatura.

Mahi Va Gorbeh (Fish & Cat) di Shahram Mokri – Iran, 134′

v.o. farsi – s/t inglese, italiano

Babak Karimi, Saeed Ebrahimi Far, Abed Abes

Note del regista

Mahi va gorbeh è un film sul tempo, su come creare una prospettiva all’interno del tempo e, dunque, su come sconvolgere il tempo. Ciò che mi ha affascinato nel fare questo film è lo stile della sua realizzazione: l’insistenza su uno stile narrativo entro i confini della ripresa unica e il tentativo di immettere, in quell’unica ripresa, fessure temporali. Ho scelto di raccontare una storia vera, una storia vera che, tuttavia, assomiglia a un incubo irreale. 

Iran ed Europa: un dialogo in evoluzione

Incontro a Gorizia

Le molte emergenze e le crisi che distinguono il Medio Oriente si riverberano in Europa e nel resto dell’Occidente. Di tali emergenze e crisi, l’Iran sembra vivere una situazione paradigmatica, sia per quanto riguarda il suo interno sia per quanto riguarda quell’eco che in Europa si può percepire. La conoscenza di quel Paese è comunque limitata ad informazioni ancora frammentarie, talora fuorvianti. Pare un peccato alla luce della sua storia e delle relazioni economiche che, anche con l’Italia e in particolare con la nostra Regione, non sono trascurabili.

E’ un fatto che l’Iran è un Paese importante ed interessante, rappresentando un formidabile intreccio di microcosmi culturali, religiosi e ambientali. Per questo motivo, il focus tenterà di dare una risposta ai molti interrogativi e alle curiosità che il pubblico attende.

Tale incontro, al quale siete gentilmente invitati, conclude il ciclo di conferenze, organizzato dall’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia, dal titolo “Scenari tra Europa e Oriente”.

Interverranno:

Claudio Cressati, Presidente dell’Accademia Europeista del F.V.G.

Fabio Romano, cultore di Storia delle relazioni internazionali, Università di Trieste

Antonello Sacchetti, giornalista e blogger

Merzad Zarei, Console dell’Iran a Milano

Haji Hosseini, Consigliere dell’Ambasciata iraniana in Italia

Modera Pio Baissero, Direttore dell’Accademia Europeista del F.V.G.

Il convegno, a ingresso libero, si terrà presso la sala conferenze dell’Hotel Best Western Gorizia Palace, in Corso Italia 63, con inizio alle ore 17.30.

 

www.accademia-europeista.eu

Acrid

Acrid

Gli uomini (iraniani), che mascalzoni! Potremmo parafrasare il titolo del celebre film di Mario Camerini del 1932 per condensare in una battuta il film di Kiarash Asadizadeh in concorso all’ottava edizione del Festival Internazionale di Roma.

Acrid in inglese, dal persiano Gass , cioè Acre. E in effetti è un film senza consolazione e, purtroppo, senza sfumature. I personaggi maschili, a prescindere dall’ età e dall’estrazione sociale, sono inevitabilmente traditori, violenti, egoisti, bugiardi, alcolizzati.

Come in una staffetta, tre storie si danno il cambio, portando in scena contesti sociali e generazionali molto diversi tra loro. In ognuna delle tre storie c’è una coppia in crisi, sempre per colpa dell’uomo. E all’interno dei singoli “episodi”, si aprono finestre su situazioni in cui è sempre l’uomo a essere infido.

Non è un film riuscitissimo e forse nemmeno la recitazione è sempre all’altezza della media iraniana. Però colpisce che per il suo primo lungometraggio un regista maschio di 32 anni scelga un punto di vista così “femminile”. E non è un caso isolato, se ripensiamo a Barf roye kajha (La neve sui pini) di Peyman Moaadi (ne scrivemmo qui).

Probabilmente il film non sarà ricordato come una delle migliori produzioni iraniane, però ci dice qualcosa di molto interessante sui cambiamenti in atto nella società iraniana.

Lo stesso Asadizadeh spiega nelle note di regia:

Molti anni fa, gli iraniani si dedicavano completamente alla famiglia. Famiglia e coniuge erano parole cariche di amore e rispetto. Ora, dopo molti anni, le fondamenta delle famiglie sono traballanti, per colpa della società ma anche della famiglia stessa. Queste considerazioni hanno ispirato il mio primo lungometraggio. Il film rappresenta solo in parte le famiglie iraniane di oggi. Non vuole necessariamente diagnosticare o risolvere problemi. Il mio scopo è semplicemente di mettere in guardia quelle famiglie inconsapevoli, all’interno delle quali persone innocenti rischiano di essere vittime di violenze e mancanze. Secondo il mio punto di vista, si raccoglie ciò che si semina e il film è ispirato a questa filosofia. Speriamo che possa colpirci al cuore e farci comprendere cosa stiamo facendo e dove stiamo andando.

Regia: Kiarash Asadizadeh

Sceneggiatura: Kiarash Asadizadeh

Fotografia: Majid Gorjian

Montaggio: Kiarash Asadizadeh

Scenografia: Kiarash Asadizadeh

Costumi: Melodi Ali Esmaeili

Musica: Ankido Darash

Suono: Vahid Moghadasi

Cast: Roya Javidnia, Ehsan Amani, Pantea Panahiha, Saber Abar, Shabnam Moghadami, Mahsa Alafar, Mahana Noormohammadi, Sadaf Ahmadi, Nawal Sharifi, Mohammadreza Ghaffari

Un’altra separazione

Barf roye kajha

A volte capita di rincorrerli, certi film. Nel febbraio 2012 ero a Teheran per il Festival Fajr e ricordo che mentre aspettavo l’inizio di un altro film in concorso, passò sullo schermo il trailer di Barf roye kajha (La neve sui pini), primo film da regista di Peyman Moaadi (classe 1972), attore protagonista con Leila Hatami di Una Separazione, il film di Asghar Farhadi che poche settimane avrebbe vinto uno storico Oscar come  miglior film straniero. Bastò una breve sequenza del making of, con Moaadi dietro la macchina da presa, perché in sala si levasse un’ovazione da stadio. Quell’opera prima piacque parecchio e infatti si aggiudicò il premio del pubblico. Io non riuscii a vederlo allora perché il giorno della proiezione rimasi bloccato nel traffico di Teheran da una fittissima nevicata (oh, ironia…).

Barf roye kajha

Purtroppo, come racconta Antonella Vicini nel suo blog, non lo vide quasi più nessuno da allora, perché il film fu bloccato dalla censura per un anno e mezzo.

Sono finalmente riuscito a vederlo pochi giorni fa a Roma nell’ambito della rassegna Asiatica Film Mediale, presente lo stesso Moaadi, che al termine della proiezione è stato molto disponibile nel rispondere alle domande e nel raccontare la genesi del film.

[youtube]http://youtu.be/_o2jWPfcbpo[/youtube]

Inutile negarlo, il confronto con Una separazione è naturale, quasi obbligato. Anche qui si racconta una crisi di coppia: Ali, dentista cinquantenne abbandona sua moglie Roya (una intensissima Mahnaz Afshar) per una donna molto più giovane di lui. Nulla di nuovo sotto il sole e nemmeno sugli schermi. Ma nell’ora e mezza di film (misura aurea) Moaadi riesce ad evitare tutti i luoghi comuni del caso e a sorprendere lo spettatore in almeno un paio di occasioni.

Barf roye kajha

Come molti film iraniani, la maggior parte delle scene è girata in interni, soprattutto nella casa della protagonista. Che è insegnante di piano, per cui tutto il film è scandito quasi senza soluzione di continuità, dalla musica, sia classica sia tradizionale persiana. Il che non è molto comune nel cinema iraniano. Così come non è comune l’uso del bianco e nero.

Come ha raccontato lui stesso, Moaadi ha impiegato quattro anni per scrivere la storia, basandosi su situazioni reali, conosciute attraverso l’esperienza di suo padre, avvocato a Teheran.

Ne è uscito un film molto emozionante, molto “femminile” come punto di vista. Si può poi discutere se Moaadi sia riuscito o meno a calarsi in questa prospettiva in modo convincente, ma gli va dato atto di averci provato. Lui stesso ha affermato che quando il film è stato stoppato dalla censura, ha capito di aver colto nel segno.

Chissà se La neve sui pini troverà una distribuzione in Italia. Intanto siamo grati ad Asiatica per avercelo fatto vedere.

Asiatica Film Mediale, XIV edizione

Asiatica Film Mediale 2013

Si svolge a Roma dal 12 al 20 ottobre la XIV edizione di ASIATICA Incontri con il cinema asiatico. 

Vediamo, nel dettaglio, i film e gli appuntamenti targati Iran.

SABATO 12

Sala 1

20,00

PICTURESQUE

Concerto per solo piano

Peyman Yazdanian

21,30

RAGBAR

Downpour/Temporale

Bahram Beyzai

1971, Iran, 122’

GIOVEDI 17

Sala 1

20,15

SNOW ON PINES

Barf Rooy-e Kaj-ha/Neve sui pini

Payman Maadi

2013, Iran, 96’

Sarà presente l’autore

Sala 2

18,30

MY STOLEN REVOLUTION (DOC)

Min Stulna Revolution/La mia rivoluzione rubata

Nahid Persson Sarvestani

2013, Iran, 75’

VENERDI 18

18,00

Sala 1

SNOW ON PINES (R)

Barf Rooy-e Kaj-ha/Neve sui pini

Payman Maadi

2013, Iran, 96’

Sarà presente l’autore

Sala 2

20,30

MY STOLEN REVOLUTION (R) (DOC)

Min Stulna Revolution/La mia rivoluzione rubata

Nahid Persson Sarvestani

2013, Iran, 75’

Legenda

(R) Replica

(DOC)  Documentario in Competizione

Ove non altrimenti indicato tutti i film sono in sottotitolati in inglese e in italiano

Leggi: Asiatica_Programma XIV edizione 2013

Incontri con il cinema asiatico 14

La Pelanda – Centro di produzione culturale

Ex Mattatoio, Testaccio

Piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma

 12/20 ottobre 2013

Trans-Iran, presentazione a Ceccano

Presentazione a Ceccano

L’associazione culturale Al-muqawwamah, con il patrocinio del Comune di Ceccano, organizza la presentazione del libro di Antonello Sacchetti Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia? (Infinito Edizioni, 2012).

L’appuntamento è per domenica 13 ottobre alle ore 18.00 presso il Castello dei Conti de Ceccano. 

Interverrà l’autore.

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente. “Trans-Iran” è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro.

Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perchè non ne possiamo fare a meno. Antonello Sacchetti, giornalista pubblicista ha pubblicato con Infinito edizioni “I ragazzi di Teheran”(2006), “Misteri persiani”(2008) e “Iran. La resa dei conti”(2009).

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

Corso di lingua persiana

Corso lingua persiana

La lingua persiana vanta una straordinaria tradizione storico-culturale ed è lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come Iran, Afghanistan, Pakistan, India e Tajikistan

Il corso, tenuto da un insegnante universitario, si svolgerà dal 12 ottobre 2013 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

Sabato: ore 09.00- 10.30 e 12.00

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Le iscrizioni sono aperte e limitate a 10 partecipanti per ogni livello

Il termine ultimo per le iscrizioni è il 7 ottobre. 

Iscrizioni:

istitutoculturaleiran@gmail.com

Tel. 06 3052207 – 8

Il giorno 12 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti interessati alle ore 09.30

Un pomeriggio con Hafez

Tomba di Hafez a Shiraz

L’Istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività svolte a promuovere lo scambio culturale e presentare le personalità letterarie e culturali dell’Iran, organizza degli incontri letterari.

Un pomeriggio con Hafez è il titolo del secondo incontro che si svolgerà in occasione della giornata per la celebrazione di Hafez con la presenza del Prof. Gianroberto Scarcia, docente di lingua e letteratura persiana presso Cà Foscari, l’università degli Studi di Venezia.

Khāje Shams o-Dīn Moḥammad Ḥāfeẓ-e Shīrāzī , conosciuto con il nome Hafez, il più celebre poeta e mistico persiano del XIV secolo.

Per la sua capacità miracolosa di parlare del “Sensibile” attraverso il “Sovrasensibile” e viceversa gli viene assegnato significativamente il titolo di «lingua dellInvisibile» («lisān al-ghayb»). Egli mostra nei suoi versi una straordinaria cultura religiosa, attestata peraltro dallo stesso Hāfez che significa «colui che ha memorizzato il Sacro Corano»

La vita e le opere di Hafez sono state oggetto di analisi, commentari ed interpretazioni, ed hanno influenzato in modo determinante la poesia persiana successiva al XIV secolo.

In Occidente, Hafez fu scoperto all’inizio attraverso la traduzione integrale del Divan nel secolo XIX.

Già al tempo di Adamo, nel Giardino del Paradiso, la poesia di Hafez adornò le pagine del quaderno della giunchiglia e della rosa.

 

Venerdì 11 ottobre 2013 dalle ore 16 alle ore 17.30

Presso Istituto Culturale dell’Iran a Roma

In via Maria Pezzè Pascolato, 9

 

La registrazione della lezione del Prof. Scarcia (si consiglia l’uso di auricolari)

Si chiamano Gesù tutti i crocifissi

Si chiamano Gesù tutti i crocefissi

Un’interessante recensione di uno spettacolo teatrale in scena a Teheran. Fonte: Radio Italia Irib

Ci sono stati sempre uomini che diventarono eterni nella storia, per essere stati protagonisti di eventi magici ed indimenticabili.

Uno di questi grandi personaggi della storia senza alcun dubbio e’ il profeta Gesù (la pace sia con lui), la guida per chi che cerca la retta via per arrivare alla verità.

In molte culture e religioni, Gesù di Nazaret è noto come uno dei maggiori profeti, nacque verginalmente, compì dei miracoli (per volere divino), non morì, ascese al Cielo. E la sua creazione è un miracolo divino e per questo è conosciuto come “Parola di Dio” e “Spirito di Dio”.

Sin dai primi secoli dell’era cristiana e durante i successivi due millenni , la persona di Gesù, i suoi apostoli e gli eventi a lui relativi narrati nel Nuovo Testamento hanno ispirato innumerevoli opere artistiche e culturali. Si tratta soprattutto di pitture, mosaici, statue, melodie e canti ad uso della devozione cristiana. In epoca contemporanea, si sono aggiunti anche romanzi, film ed opere teatrali.

Anche nell’Iran, non mancano le opere artistiche dedicate a questo grande personaggio della storia. In particolare, in questi giorni uno spettacolo intitolato “Si chiamano Gesù tutti i crocifissi” (in persiano Nam-e-hameye masluban Issa ast) del Gruppo teatrale Pooshe si mette in scena al Teatro di Iranshahr, situato nel Giardino degli artisti, uno dei luoghi culturali più considerati e ben conosciuti di Teheran, soprattutto, tra gli artisiti e i giovani iraniani.

Ispirato alla vita di Gesù Cristo, il dramma “Si chiamano Gesù tutti i crocifissi” è stato scritto dal drammaturgo, attore e regista iraniano Ayoub Aghakhani.

La rappresentazione è la storia di un giovane ebreo iraniano nei primi anni dopo la secondo guerra mondiale. Il giovane “I. Nasseri” che prende il nome di “Issa Nasseri” (la pronuncia persiana di Gesù di Nazaret), fa il falegname.

Il giovane ebreo è un appassionato di cinema ed ogni giorno dopo il suo lavoro va a guardare un film al Cinema Moulin Rouge di Teheran, e un giorno allo stesso cinema si innamora della bella Maryam Majd. Una donna ebrea innocente ma malfamata nel quartiere che prende il nome di Maryam Majdallieh (Maria Maddalena in italiano).

È il tempo dell’emigrazione ebraica mondiale in terra promessa durante gli anni 40. L’atmosfera politica dell’Iran di Mohammad Reza Pahlavi, secondo e ultimo monarca della Dinastia di Pahlavi, è infiammata.

Oltre fare il falegname, Nasseri scrive come giornalista le sue intense critiche alla politica e particolarmente all’emigrazione ebraica dall’Iran su un giornale soprannominato “l’Uomo di Oggi”, sostenendo che gli ebrei che vivono nell’Iran, sono i cittadini iraniani come altri.

Alcuni dei suoi amici fanno parte di un gruppo che si oppone all’emigrazione ebraica. Questi amici lo obbligano ad assassinare un membro dell’Organizzazione Sionista. Ma Nasseri non accetta l’ordine, opponendosi ad ogni omicidio, dicendo di non essere assassino.

Un giorno, quando torna dal Cinema Moulin Rouge, capisce che il membro è stato ucciso da qualcun altro. Gli organizzatori sconosciuti dell’atto terroristico sistemano l’operazione così come Nasseri sembra colpevole.

Un suo amico tradisce Nasser e la polizia lo arresta. Il tribunale lo condanna poi a morte. Così impiccano l’innocente giovane, ma il suo cadavere misteriosamente sparisce come raccontano i suoi amici fedeli, sua madre e la sua Maryam Majd.

Si chiamano Gesù tutti i crocifissi, per me ha creato una base su cui ho potuto considerare uno dei più popolari personaggi nella storia umana. Con un pensiero iraniano, ho trovato uno sguardo filosofico riguardo la concatenazione della storia e della politica,” dichiara il regista e il drammaturgo dello spettacolo Ayoub Aghakhani a Radio Italia IRIB.

In questo spettacolo, Behruz Afkhami, celebre regista cinematografico e sceneggiatore iraniano e membro del sesto Parlamento iraniano (dal 2000 al 2004), è consulente del regista e sua moglie Marjan Shirmohammadi recita nel ruolo di Maryam Majd e lo stesso Aghakhani recita nel ruolo di “I. Nasseri”.

“Le mie ricerche preliminari sono durate circa 7 mesi per raggiungere un periodo nella storia iraniana in cui si può immaginare la vita di Gesù Cristo in un modo moderno e poi ho scritto il dramma durante un mese e una settimana,” aggiunge Aghakhani.

Utilizzando gli elementi principali descritti dai Vangeli, combinandoli con la Videoarte, selezionando le più belle scene dei migliori film classici per proiettare al Cinema Moulin Rouge, lo spettacolo teatrale “Si chiamano Gesù tutti i crocifissi”, in realtà, riesce a rapperesentare perfettamente una narrazione moderna e contemporanea della storia di Gesù Cristo nell’atmosfera politica dell’Iran negli anni 40.

 Link all’articolo originale su Radio Italia Irib: http://bit.ly/1cFAfNs

Khamenei, Hassan e l’eroica flessibilità

Copertina libro Khamenei

Ha suscitato curiosità e qualche ironia l’espressione “eroica flessibilità” usata dalla Guida Khamenei qualche giorno fa a proposito dell’opportunità per l’Iran di una strategia diplomatica. L’espressione, come segnalato da Iran Pulse è tutt’altro che estemporanea.

Nel 1970, infatti, il giovane Khamenei tradusse dall’arabo un libro di Radhi Al Yaseen intitolato La Pace di Hassan. Per la versione in farsi Khamenei scelse il titolo: Hassan, la flessibilità eroica più gloriosia della storia.

Chi è Hassan?

Hassan è ricordato nell’Islam sciita come il secondo Imam. Figlio di Ali (cugino e genero di Maometto, primo Imam (guida) e autore dello scisma sciita) e Fatima, nasce a Medina nell’846. Suo fratello Hossein (terzo Imam), martire a Kerbala, è la figura cardine dello sciismo.. Hassan vive a stretto contatto col Profeta nei primi sette anni di vita. La tradizione vuole che il profeta Maometto avesse detto di Hassan e Hossein: “Questi due miei figli sono Imam, indifferentemente dal fatto che si alzino o si siedano”. Ovvero: sono Imam anche se non avranno il potere temporale di califfi.

Divenuto califfo in base al testamento di suo padre Ali, Hassan è Imam per sei anni: governa gli stati islamici, a eccezione dei territori della Siria e dell’Egitto, dove il governatore Muàwiah si era ribellato. Quando questi entra in Iraq, dove era la sede del califfato, Hassan accetta un trattato di pace che stabilisce un passaggio temporaneo del potere a Muàwiah. Alla morte di questi, il califfato sarebbe tornato a Hassan o ereditato dal fratello Hossein. Ma Muàwiah non rispetta i patti. Dichiara in pubblico: “Io non combattevo con voi per la religione, per indurvi a pregare o a digiunare, volevo bensí arrivare a governarvi e ora ho raggiunto il mio obiettivo. Non manterrò nessuna delle promesse fatte a Hassan”.

Una volta rinunciato a tutte le cariche amministrative, Hassan assume un ruolo di leadership meramente religiosa e si dedica all’insegnamento dei precetti dell’Islam a Medina. È ricordato come una figura generosa e compassionevole. Si narra che aiutasse molto i poveri e che si sedesse spesso con i mendicanti nelle strade di Medina a parlare di religione. Per circa nove anni e mezzo vive sotto la costante minaccia di Muawiah. Viene infine avvelenato a Medina nell’874, su istigazione di Muawiah, dalla propria moglie (Ju’dah). Dopo il martirio dell’Imam Hassan, in base all’ordine divino e al suo stesso testamento, diventa Imam suo fratello Hossein.

Il gruppo sciita oggi maggiormente diffuso è quello dei cosiddetti Duodecimani (o Imamiti o Giafariti), così chiamati perché venerano dodici Imam:

Alī bin Abī Ťalib, al-Murtadha;

Ĥasan bin Alī, al-Mujtaba;

Ĥusayn bin Alī, Sayyid ash-shuhadā’ (il Signore dei Martiri);

Alī bnil Ĥusayn, Zayn ul-Ābidīn, as-Sajjād;

Muĥammad bin Alī, al-Bāqir;

Jafar bin Muĥammad, aŝ-Ŝādiq;

Mūsa bin Jafar, al-Kāďim;

Alī bin Mūsa, ar-Ridhā (in persiano: Reza);

Muĥammad bin Alī, at-Taqī;

Alī bin Muĥammad, an-Naqī;

Ĥasan bin Alī, al-Askarī;

Muĥammad bnil Ĥasan, al-Mahdī.

Gli Ismailiti o Settimani credono fino ad Ismāīl, considerato il settimo Imam dopo Jafar aŝ-Ŝadiq. Sono diffusi nell’Africa Orientale e in India. Gli Zayditi, diffusi nello Yemen, prendono il loro nome da Zayd, ritenuto quinto e ultimo Imam. Gli Alawiti sono infine una setta eterodossa, minoritaria ma al potere in Siria, e presente in Libano e Turchia.

 

 

Una psicoanalista a Teheran

Psicoanalisi a Teheran

Non fatevi ingannare dal titolo: Una psicoanalista a Teheran di Gohar Homayounpour non è l’ennesimo libro furbetto che cerca di conquistare il lettore/acquirente solleticandone le curiosità per qualcosa di “esotico”.

A dirla tutta, è uno strano libro questo. Strano perché poco classificabile e anche perché è un libro breve, decisamente essenziale. E quindi è un libro da leggere, secondo me.

Anzi, se fosse stato pubblicato prima, lo avrei sicuramente citato a piene mani, perché ci sono spunti molto interessanti e non banali.

L’autrice è appunto una psicoanalista che ritorna a vivere e ad esercitare in patria dopo un lungo periodo all’estero. Cosa c’è di così straordinario nel fare l’analista a Teheran? Nulla, in fondo. E’ questo il punto di partenza del libro.

Quando l’autrice propone il suo libro a una giornalista non iraniana riceve consigli della serie:

Non deve scrivere quello che potrebbe scrivere anche uno psicoanalista che lavora a Manhattan , ci vuole qualcosa di un po’ “pepato”.

E poi domanda:

I suoi pazienti presentano problemi più legati alla sessualità o alla politica?” [evidentemente la giornalista esclude che gi iraniani possano averne altri!]

E suggerisce anche un titolo: Diventare matti a Teheran.

E’ proprio quel tipo di suggestione che chi ama l’Iran cerca di rigettare in tutti i modi, per non cadere in quel “rifiuto affascinato”, per cui gli iraniani sono visti e descritti come come alieni.

A questo proposito l’autrice cita la Kristeva: la paura dell’altro è l’inquietudine dell’altro che è in noi”

La parte più interessante del libro è l’analisi di un brano fondamentale della letteratura classica persiana: il duello tra Rostam e Sohrab nello Shahnameh di Ferdowsi.  Come è noto, si tratta di un “Edipo al contrario”, in cui è il padre a uccidere il figlio.

“La fantasia collettiva iraniana – sostiene l’autrice – è fissata in un’angoscia di disobbedienza che desidera l’obbedienza assoluta. Nel momento in cui desiderano ribellarsi i figli sanno inconsapevolmente che, ponendo in essere quel desiderio, saranno probabilmente uccisi. Pertanto accettano, in certo modo, la paura della castrazione. Credo che sia una caratteristica delle culture tradizionali.

All’interno della storia iraniana, la richiesta di obbedienza assoluta può essere interpretata come una formazione reattiva all’angoscia originata dal potenziale di ribellione racchiuso nella cultura. (…) Così ironia vuole che la nostra cultura – che è, in superficie, di obbedienza assoluta – sia al proprio interno una cultura di ribellione.

Fa sì che in Iran le leggi siano osservate fintanto che la polizia, la legge e il padre sono presenti. In caso contrario, in questa cultura della non ribellione, ogni atto ribelle diventa possibile.

Con Ferdowsi abbiamo ucciso il nostro futuro rimanendo imprigionati nel passato, erotizzando il dolore.

Come reazione, la malinconia si è espressa nel creare lo sciismo, la cultura del lutto.

D’altra parte, ci ricorda l’autrice, “in Iran il passato è tutto”.

Nazioni in Festa – Giornata dell’Iran

Nazioni in Festa - Iran

Giovedì 4 luglio celebriamo la giornata dedicata all’Iran negli splendidi giardini dell’Accademia Filarmonica Romana.

La giornata iraniana inizia alle 18.00 con la proiezione di tre cortometraggi del giovane regista iraniano Ali Asgari, seguita dalla recitazione tradizionale delle poesie epiche dello Shahnameh (Naghali) eseguita da Ali Shams e Aleandro Fusco; sarà inoltre possibile visitare la mostra fotografica di Habib Majidi, fotografo tra l’altro del film premio Oscar Una separazione.

Per concludere magnificamente la serata, dalle 21.30:

Concerto all’aperto e omaggio alla nostra amatissima poetessa Forough Farrokhzad con:

Sussan Deyhim, cantante e performer iraniana di fama internazionale

Shahrokh Moshkin Ghalam, coreografo, attore e danzatore e performance di “Barbad Project” di Reza, Hamid e Navid Mohsenipour insieme a Shahrokh Moshkin Ghalam

Si ringrazia l’Ambasciata d’Italia a Tehran.

Per info e biglietti: http://www.filarmonicaromana.org/index.php/calendario-concerti/item/132-nazioni-in-festa 

Happy end per Rostam e Sohrab

Happy end per Rostam e Sohrab

È proprio vero: gli iraniani riescono sempre a stupirti. Nel bene e nel male. All’anteprima alla Casa del Cinema di Roma del film di animazione “La battaglia dei re: Rostam e Sohrab”, tratto dallo Shahnameh, capolavoro del poeta persiano Ferdowsi, c’era il pienone. Tanti iraniani e anche tanti italiani, accomunati, al termine della proiezione, da un imprevisto senso di smarrimento.

Cosa era successo nelle due ore scarse di film?

Antonella Vicini, sul suo blog Sguardi Persiani, ha nottetempo scritto:

(…) Il regista del film ha voluto stravolgere il testo del sommo poeta iraniano… regalando un rassicurante happy end e un to be continued agli spettatori. Quindi il padre non uccide il figlio; niente Edipo al contrario, ma agnizione finale con moglie, Tahmineh, che arriva in tempo in tempo, sul fil di lana, per rivelare a Rostam che quello che sta per uccidere non è un nemico, ma suo figlio…. Insomma, come dire che Achille non ammazza più Ettore o che Edipo, per rimanere in tema, non uccide più Laio…. chissà cosa ne avrebbe detto Ferdowsi..

E pensare che a poche centinaia di metri dalla Casa del Cinema sorge proprio l’unica statua di Ferdowsi mai eretta al di fuori dell’Iran.

Forse lo “scandalo” sta nell’aver dato a questo film una valenza “alta” che probabilmente non vuole nemmeno avere. Più che un film di animazione, Battle of the kings sembra un grande videogioco impostato su una trama presa in prestito dall’epopea preislamica dell’Iran (e infatti abbondano i simboli zoroastriani come il Faravahar).

Un po’ come Dante’s Inferno, videogame uscito nel 2010 e  “liberamente ispirato alla cantica dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri”. Come recitano le istruzioni, in quel caso,

il giocatore controlla Dante, un veterano della terza crociata, che ha lasciato la sua amata Beatrice e cerca di salvare la sua anima da Lucifero.

Certo, trasformare Dante da poeta a crociato, è un po’ un azzardo. Però è un gioco. E forse la grandezza dei miti e dei classici è anche quella di resistere alle variazioni e agli stravolgimenti.

In fondo, come diceva un iraniano all’uscita del cinema, “il finale è cambiato, ma questo è un film”.

Noi donne di Teheran

Da Settembrini Libri e Cucina, mercoledì 19 giugno alle 19 Farian Sabahi presenterà il suo libro “Noi donne di Teheran”. Oltre all’autrice interverranno il giornalista Antonello Sacchetti e Biancamaria Filippini, docente di letteratura persiana dell’Università La Tuscia.

Scarica l’audio della presentazione: http://db.tt/tBaX9ttM

Layout 1Telefono 06 9727 7242

E-mail libreria@viasettembrini.com

Sito Web http://www.viasettembrini.com

 

BATTLE OF THE KINGS: Rostam and Sohrab

Rostam and Sohrab

BATTLE OF THE KINGS: Rostam and Sohrab

di Kianoush DALVAND

(in persiano con sottotitoli inglese)

ROMA, CASA DEL CINEMA, sala Deluxe

Martedi 28 Maggio, ore 20.45

 

Realizzato da una equipe di cento persone che ha lavorato per più di cinque anni utilizzando le più moderne tecnologie digitali e cinematografiche grazie all’impegno congiunto dell’Iran’s Experimental and Documentary Film Centerd (EDFC) e dell’Arya Animation Studio, questa spettacolare animazione narra la tragica vicenda della morte del giovane Sohrab per mano del padre Rostam, il più grande eroe dell’Iran nella lotta contro il perfido re Afrasyab. Tratta dallo Shahnameh (Il Libro dei Re) di Abolqasem Ferdousi, immortale epica persiana, la storia è un intreccio di avventura, amore, coraggio e tradimento che continua a suscitare emozione e pietà per il crudele destino di due uomini nei quali si incarna lo spirito di un popolo.

 Accolto molto favorevolmente in Iran, in Turchia e in molti paesi del Medio Oriente dove è stato già presentato, il film è in questo momento distribuito negli Stati Uniti dalla Fantastic Film International che ne ha acquistato i diritti lo scorso anno a Cannes.

 L’anteprima italiana, inserita in un tour europeo di promozione, avverrà alla presenza del regista e dei produttori.

Trans-Iran. Presentazione, mostra e buffet persiano

Presentazione del libro di Antonello Sacchetti Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?

Babak Karimi, cineasta iraniano, dialoga con l’autore.

Mostra fotografica “In sella verso Est!”. Viaggio in Iran di Silvia Giachetti e Nicola Atzori.

Buffet persiano.

L’evento (buffet compreso!) è GRATUITO  ma per motivi di spazio, invitiamo tutti a registrarsi per la serata dell’8 giugno. Grazie!

 

No Ruz 1392

No Ruz

Il capodanno persiano in Italia. Appuntamenti, notizie, foto e video. Ecco lo storify.

 

Il cilindro di Ciro

Cilindro di Ciro

Il Cilindro di Ciro il Grande sarà esposto in 5 musei degli Stati Uniti. A dare la notizia è stato il British Museum.

L’esposizione pubblica dell’antico cilindro è iniziata il 9 marzo alla Smithsonian’s Arthur M. Sackler Gallery di Washington.

Il cilindro di Ciro, riconosciuto come la prima dichiarazione dei diritti umani nel mondo, verrà inoltre messa in mostra al Museo di Fine Arts di Houston. In seguito verrà esposto al pubblico a New York, Metropolitan Museum of Art, e l’Asian Art Museum di San Francisco e l’ultima tappa, prevista per il 2 dicembre, sarà a Paul J. Getty Museum di Los Angeles.

Il cilindro di Ciro è un blocco cilindrico di argilla che contiene un’iscrizione in accadico cuneiforme del re Ciro II di Persia (559-529 a.C.) con il quale il sovrano legittima la propria conquista di Babilonia.

Notizia originale: http://italian.irib.ir/radioculture/notizie/notizie/item/85584

Trans-Iran, lo storify

Elena Refraschini e Antonello Sacchetti

Che cosa succede a chi si innamora della Persia? Il mio nuovo libro in immagini, parole, presentazioni, interviste.

 

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