Hamlet o la dispersione dell’essere

Chiedersi come si possa declinare oggi una riscrittura shakespeariana è un buon inizio. Implica una domanda rivolta non tanto alla coercizione della verosimiglianza, ma a un primo atto di coraggio che potrebbe ricordare in sé l’ammonimento di Peter Brook sul dovere di dimenticare Shakespeare. Vale a dire, non lasciarsi ingabbiare dalla doppia linea tesa tra autore e personaggio, ma reputare un testo la meta di una corrente stratificata e intrisa d’umanità.

Tuttavia, proprio l’equivoco dell’abbandono di una fonte può risultare letale quando non si tenga conto delle tre condizioni vitali che sempre Brook ravvisa in Shakespeare: osservazione, assimilazione e memoria. Tre nuclei portanti di un genio che non andrebbe replicato per clonazione pedissequa di scenari labili, nonché densi proprio per questo di apparati critici, ma sfidato su un terreno di conoscenza che potesse perpetuarne la realtà senza tempo.

Su queste premesse si innesta una riflessione seconda a partire dalla messinscena proposta dal collettivo di Teheran Quantum Theatre, per la prima volta in Italia con Hamlet al Piccolo Teatro Studio Melato. La scena si apre con un attore dal volto coperto da una maschera antigas che si rivelerà essere la cornice narrante del becchino cui la tragedia del bardo affidava massime e lazzi e cui la regia di Arash Dadgar e la drammaturgia di Shahram Ahmadzadeh assegnano un ruolo più che primario, oltre che di collettore fisico della vicenda dall’inizio alla fine. Un margine di personaggio essenziale a legare fili drammaturgici spesso troppo scoperti, dove alla danza sufi di un’Ofelia di pelle scura e in abito nuziale, si accompagnano la smodatezza di Gertrude dalla parrucca bionda o la posa da fantoccio di Laerte, colpito dal roteare estatico della sorella destinata al rifiuto dolente di Amleto.

Proprio quest’ultimo si inserisce con isterismi calcolati tra un discorso e l’altro del patrigno e occupante Claudio in versione gerarca: il capo rasato e inciso da una maschera militare disegnata sulla cute per rimarcare aggressività e tracotanza. Attorno si muovono spettri, amici infedeli e servi del potere con parrucche volutamente posticce, mentre musiche delle tradizioni miste orientali e occidentali – da Nyman al motivo di Kill Bill fischiato dal becchino in presenza di Polonio – accompagnano le arcate poco definite della nuova faccia d’Amleto. Un azzardo che, da un lato, abbraccia coerentemente l’intento di scuotere i rapporti tra spettatore e scena e, dall’altro, imbocca strade pericolose di dispersione in un accumulo di simboli, richiami al presente e maschere fisse che si aggirano minacciose attorno ad Amleto e alla sua sostanziale perdita di centralità.

Da un parapetto in acciaio si sporgono i morti che lì si raccolgono in schiera, al di sotto entrano ed escono da porte in legno caratteri in pose ridicole o dall’eloquio astruso. Se inoltre la tenuta maggiore si rispecchia forse nella verità tutta iraniana che attribuisce a Polonio il ruolo di censore accanito della parola e della letteratura – non a caso verrà soffocato a morte dal principe danese con un quotidiano – non basta però a rintracciare altrettanto giustificate eversioni nel rapporto tra Amleto e Ofelia, come tra Amleto e Gertrude con gli intermezzi onirici dei dialoghi spettrali.

I canti di un’Ofelia da romanzo coloniale e gli umori schizofrenici di Amleto con occhiali tondi, balzi incontrollabili e risata sardonica, investono poi la scelta indubbiamente audace di diluire il monologo celebre del dubbio tra più identità: dall’etica dell’essere padre di Polonio all’abbandono di Gertrude come non essere sperimentato accanto a un marito che l’ha abbandonata prima e dopo la morte. Così le smanie di vendetta d’Amleto si moltiplicano in uno spirito insolente e indomito più somigliante al Kostja del Gabbiano cechoviano che non a un architetto della contraddittorietà umana.

Se allora i blocchi di partenza di Quantum Theatre, ispirati già nel nome alle combinazioni delle particelle fisiche, si connotano d’interesse e qualche visione registica non scontata – si pensi al rapporto tra potere e censura e alla tematica centrale della dissidenza di Amleto accomunati dall’uccisione della parola con giornali fatti a pezzi o seppelliti – è però nell’esito ultimo che la sovrapposizione e la carica di segni non del tutto decodificabili prevalgono confusamente sull’urgenza del racconto. Si frammentano cioè all’eccesso le dimensioni cosiddette «prismatiche» di Shakespeare per un accavallarsi complessivo di rimandi, giochi psicologici e riflessioni sulla sete di regno senza effettivo intreccio e crescita, senza il lascito necessario della teatralità più sinceramente tragica.

Dimenticare Shakespeare alla maniera di Brook non significa infatti annebbiare o seminare tracce vaghe di un sentore d’archetipo, ma più vividamente cogliere nella contemporaneità e poetica della sua eredità quei fili ancora nascosti, per esaltarne proprio l’universalità e la discussione perenne sull’essere.

Piccolo Teatro Studio Melato – Milano
dal 30 settembre al 4 ottobre 2014
Hamlet
libero adattamento di Shahram Ahmadzadeh dall’immortale “Amleto” di William Shakespeare
regia e scene Arash Dadgar
manager e produttore internazionale Camelia Ghazali
con (in ordine di apparizione) Mehran Emambakhsh, Hesam Manzour, Behrouz Kazemi, Ammar Ashoori, Mohammadreza Aliakbari, Amin Tabatabai, Shabnam Farshadjoo, Khosrow Shahraz, Sanaz Najafi, Amir Rajabi, Mehrab Rostami
costumi Elham Sha’bani
trucco Sara Eskandari
compositore Ashkan Faramarzi
musiche selezionate e pubblicate da Delara Moghadasian
produzione Quantum Theatre Group Teheran

Spettacolo in lingua farsi con sovratitoli in italiano

35° corso di lingua persiana

Corso lingua persiana

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il 35° CORSO di LINGUA Persiana

Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanista, Pakistan, india e il Tajikistan

Il corso, tenuto da insegnante universitario, si svolgerà da sabato 11 ottobre 2014 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

sabato: ore 09.00- 10.30 e 12.00

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello

Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato per 10.10.2014

Iscrizione:

istitutoculturaleiran@gmail.com

06 3052207 – 8

N.B.

Il giorno 11 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 09.30. 

La sostenibile pesantezza dell’essere

Probabilmente mi sono persa

«Io non conosco me stessa, tu non conosci me stessa, lei non conosce me stessa, noi non conosciamo me stessa, voi non conoscete me stessa».

La cantilena che la protagonista si ripete «come una beatitudine», sembra racchiudere l’anima dell’ultimo libro edito da Ponte33, Probabilmente mi sono persa, dell’iraniana Sara Salar (classe 1966), tradotto in italiano da Jasmine Nassir. In patria il romanzo ha venduto 30 mila copie ed ha avuto quattro edizioni, vincendo anche il prestigioso premio letterario Golshiri. Il libro ha avuto poi problemi con la censura e al momento non è più in vendita nelle librerie iraniane.

Sara Salar
La scrittrice Sara Salar

Forse la  copertina dice già molte cose: un volto – di certo non allegro – di donna incorniciato in una testa enorme, eppure come sospesa in cielo, con le stelle tra i capelli. Volendo fare una battuta, potremmo parlare di una sostenibile pesantezza dell’essere.

La pesantezza dei pensieri, dei dubbi, dei sogni infranti di una giovane donna che si sente con la testa per aria ma deve sostenere il peso dell’essere madre e moglie in una città che sente ostile.

È un libro cervellotico, quello della Salar. E non è detto che questo sia un limite. Ancora una volta, dall’Iran ci viene proposta l’opera di una donna, narrata in prima persona. A differenza di altri romanzi apparentemente simili (viene spontaneo il paragone con Come un uccello in volo di Fariba Vafi e anche con A quarant’anni di Nahid Tabatabai), Probabilmente mi sono persa è meno immediato e anche meno “facile”. Una donna sui 35 anni, nata nel Belucistan e trapiantata a Teheran, con un figlio piccolo, un marito assente e un corteggiatore assillante in una megalopoli dura, caotica e grigia. Fin qui, nulla di nuovo sotto il sole di Teheran. Però stavolta c’è altro. Anzi, c’è un’altra. E si chiama Gandom. In apparenza, è una vecchia amica della protagonista, sua compagnia di studi negli anni della gioventù e suo alter ego. Ma più si va avanti con le pagine e più questo personaggio sembra una proiezione della protagonista, un po’ come il Tyler Durden del celebre Fight Club di Chuck Palahniuk.

Qui non si raggiungono quei toni, ma la realtà narrata e comunque assai poco consolatoria. Tra cartelloni pubblicitari e trasmissioni radio su temi religiosi, il racconto si snoda in una città in cui povertà, droga e abbandono sembrano ancora più evidenti agli occhi di una donna nata in una delle tante province dell’immensa nazione iraniana.

L’autrice Sara Salar a Roma, 7 ottobre 2014

Anche il linguaggio scade più volte nel turpiloquio, a testimonianza di una società che si è fatta più volgare, tra speculazioni, boom edilizio e affari poco leciti.

C’è molta psicanalisi in questo romanzo. E c’è anche molta letteratura contemporanea.

in altre parole, c’è molto Iran dei nostri giorni.

«Dal vetro della macchina guardo il cielo, il cielo color piombo di Teheran…Ho detto al dottore: È come se mi fossi persa anni fa, persa nel cielo nero stellato di Zahedan».

Un pomeriggio con Sohrab Sepehri

Un pomeriggio con Sohrab Sepheri

Giovedì 18 settembre ore 17,00

Un pomeriggio con Sohrab Sepehri

In occasione della presentazione del volume Sino al fiore del nulla

a cura di Nahid Norozi, Aracne, Roma 2014

Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte[mappress mapid=”1″][mappress mapid=”1″][mappress mapid=”1″]

Sala della Crociera c/o MIBACT Roma, Via del Collegio Romano, 27 –

II° piano

Intervengono:

  • Domenico Ingenito (Università di Los Angeles)
  • Nahid Norozi (Università di Bologna)
  • Carlo Saccone (Università di Bologna)

Sohrāb Sepehri (1928-1980), molto amato in Iran dal pubblico di ogni età che ne ammira l’arte squisita e la raffinata spiritualità, è uno dei massimi poeti e pittori persiani contemporanei. La sua poetica dello “sguardo vergine” gli dona una visione fanciullesca che lo libera da ogni condizionamento permettendogli di amalgamarsi spontaneamente coi colori, di girovagare innocente in un mondo onirico, di ritrovare con timore tremore e stupore, nelle immagini chiaro-scure, il proprio specchio in cui contemplarsi. Per poi introdursi magari nel mondo della veglia in cerca di specchi più limpidi, di altre visioni. Il tema del viaggio, soprattutto spirituale, è onnipresente nel suo dettato, in cui il poeta affiora costantemente come cercatore di un Sé perduto, di un Sé sospeso nell’aura del “Nulla”, quel Nulla che di “nomi” convenzionali non si contamina e nuota nel silenzio del linguaggio:

Andavamo, gli alberi: quanto alti, e la visione: quanto nera! / Una strada era, da noi sino al fiore del nulla!  

Nota sulla Curatrice: Nahid Norozi, poetessa e studiosa di origini iraniane da anni in Italia, ha curato la prima traduzione italiana del mistico iranico medievale Najm al-Din Kubra, (Gli schiudimenti della Bellezza e i profumi della Maestà, Mimesis 2011) ed è autrice del volume Prestiti arabo-persiani nella lingua spagnola, Centro Essad Bey, 2014. Suoi saggi di traduzione di poeti persiani contemporanei sono apparsi su “Meykhane. Voci e memorie persiane”. Come poetessa ha pubblicato un’antologia (Soluk-e Pichak, ‘Il sentiero dell’edera’, Centro Essad Bey 2013). È tutor di lingua persiana presso l’università di Bologna.

Nota sul Direttore della Collana “Gundishapùr” di Edizioni Aracne: Carlo Saccone, insegna Letteratura persiana e Storia del pensiero islamico all’Università di Bologna. Ha curato la traduzione dei vari poeti e mistici persiani (Sanā’i, ‘Attār, Hāfez, Nezāmi, Ahmad Ghazāli, Ansāri) ed è autore di diversi saggi, tra cui tre volumi di una Storia tematica della letteratura persiana (Luni 1999, Carocci 2005, Aracne 2014) e di saggi sull’islam (I percorsi dell’Islam, EMP, 2003) e sul Corano (Allah, il Dio del Terzo Testamento, Medusa 2006 e Iblis, il Satana del Terzo Testamento, Centro Essad Bey 2012).

Nota sul Relatore: Domenico Ingenito, Professore di letteratura persiana presso l’Università UCLA di Los Angeles, tra il 2010 e il 2013 ha insegnato presso l’Università di Oxford e la Harvard Summer School in Ottoman Studies. Ha pubblicato saggi e contributi scientifici su diverse riviste ed è stato ospite di numerose manifestazioni poetiche, in Italia e all’estero. È curatore di La Strage dei Fiori – Poesie persiane di Forugh Farrokhzad, Orientexpress  2008, e autore di altri studi letterari. Come poeta, ha pubblicato la raccolta Per camminare rapidi sulle acque, Ladolfi Editore 2012 

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Letteratura italiana in Iran

Quanto è conosciuta la letteratura italiana in Iran? Quali sono gli autori pubblicati in Iran e quali i più letti e apprezzati dai lettori persiani?

E’ stato il tema di un incontro tenutosi a Roma il 26 giugno 2014 con Ali Asgar Mohammadkhani, vice direttore dell’Istituto Culturale Shahr-e ketab (Città del libro) di Teheran.

Ecco il video di una parte del suo intervento:


Qui di seguito alcune copertine di autori contemporanei italiani pubblicati in Iran.

 

 Si ringrazia l’Istituto della Repubblica Islamica dell’Iran per le immagini delle copertine dei libri.

L’Italia vista dall’Iran

Italia vista dall'Iran

Ali Asgar Mohammadkhani, vice direttore dell’Istituto Culturale Book City di Tehran, illustrerà come le traduzioni di letteratura italiana abbiano contributo a creare l’immagine che gli iraniani hanno attualmente del nostro Paese.

Nel corso degli ultimi cinquant’anni, la letteratura italiana contemporanea e le problematiche della nostra società sono state presentate ai lettori iraniani attraverso i principali esponenti della scena letteraria:  Silone, Tomasi di Lampedusa, Pirandello, Moravia, Morante, Calvino,  Eco, Benni, Tamaro e tanti altri.

In collaborazione con l’Istituto Culturale Iraniano e l’Associazione culturale Ponte33

L’Italia vista dall’Iran attraverso la traduzione letteraria

Casa delle Traduzioni
via degli Avignonesi 32 – 0645460720
casadelletraduzioni@bibliotechediroma.it

invito_iran 26 giugno

A volte velo e a volte specchio

Presentazione a Roma

Con il saluto della direttrice della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte Maria Concetta Petrollo Pagliarani, si svolgerà giovedì 29 maggio alle ore 17,30, presso la Sala della Crociera c/o MIBACT – Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte (Via del Collegio Romano, 27 – II° piano – Roma), la presentazione del volume: A volte velo e a volte specchio. Liriche persiane (secc. IX-XIX). Traduzione e cura di Carla De Bellis e Iman Mansub Basiri. Genova, San Marco dei Giustiniani, 2014.

Interverranno Antonio Lanza (Università degli Studi dell’Aquila) e Paola Orsatti (“Sapienza” – Università di Roma) e introdurrà l’incontro Antonello Sacchetti (giornalista e saggista). Leggeranno le liriche, in persiano e in traduzione, Iman Mansub Basiri e Carla De Bellis. Eseguirà antiche musiche persiane Pejman Tadayyon.

Il volume raccoglie una serie di liriche dei più rappresentativi poeti persiani lungo un arco temporale di ampiezza millenaria (dal IX al XIX sec.).

Curato da Iman Mansub Basiri e da Carla De Bellis, il testo si avvale della felice collaborazione di due culture, la persiana e l’italiana, vicine soprattutto nella ricchezza dell’arte poetica e nella speculazione sulla bellezza e sul linguaggio. La complessa traduzione letterale di Iman Mansub Basiri, attenta ai contenuti filosofici dell’antica poesia e alla sua espressione polisensa, è stata adeguata a una maggiore fruibilità per il lettore italiano attraverso la riscrittura di Carla De Bellis, che ha ritrovato il tessuto di suoni ritmi figure dell’arte della poesia, conservando tuttavia l’aderenza semantica ai testi originari.

L’Antologia presenta i testi poetici in lingua originaria accanto alla traduzione, così da essere seguita anche da un lettore iraniano. Il titolo dell’opera, A volte velo e a volte specchio, richiama un verso del poeta persiano Bidel Delhavī (secc. XVII-XVIII).

Giovedì 29 maggio – ore 17,30
Sala della Crociera – Via del Collegio Romano, 27 (II° piano) – Roma

Presentazione a Roma

Ashura. Mostra fotografica a Roma

Ashura

Fotografie di Claudia Borgia in esposizione presso Antropomorpha Fotografia dal 10 al 28 maggio 2014. Inaugurazione sabato 10 maggio 2014 dalle 18:30.

La linea guida di questo viaggio è la ricerca della verità. Il viaggio è la vita. La tappa cui questa nota si riferisce, fa parte di un progetto di studio sulla devozione della donna islamica. Ho scelto come punto di partenza il martirio dell’Imam Hossein, nipote del Profeta Maometto, perché fu sua sorella, Hazrat-e Zeynab, a farsi carico di dire la verità su tale tragedia.

Si racconta che il 10 del mese lunare Muharram, nell’anno 61 dell’Egira (10 ottobre 680 d.C.) l’Imam Hossein e 72 compagni sacrificarono la loro vita per difendere la religione di Dio, la giustizia, la libertà e per combattere la tirannia di Yazid, della dinastia degli Omayyadi, divenuto ingiustamente califfo.

Secondo la tradizione, l’Imam Hossein e i suoi compagni furono brutalmente uccisi nel deserto di Karbala, nel giorno dell’Ashura (dall’arabo “dieci”). Da allora, tutti gli anni, il mondo islamico sciita entra in un periodo di lutto che termina dopo 40 giorni, con il pellegrinaggio dell’Arbaeen (dall’arabo “quaranta”), che Hazrat-e Zeynab e tutti gli altri superstiti della battaglia, fecero alla tomba dell’Imam a Karbala (Iraq).

I segni del lutto coprono intere città e piccoli villaggi. I riti funebri avvengono per lo più all’aperto, ma nel privato di ogni famiglia i momenti di cordoglio si accavallano alle celebrazioni comuni. Donne e uomini si riuniscono, separatamente, per pregare nelle Hosseiniyeh (edifici permanenti o temporanei, di tradizione safavide, costruiti per eseguire le cerimonie di lutto per l’Imam Hossein e altri martiri sciiti), oppure organizzano celebrazioni nelle loro case, sfilano nelle processioni vestendo i panni dei protagonisti del martirio, si battono il petto o la testa con la mano, o si colpiscono le spalle con delle catene compiendo il rito di autoflagellazione.

Famiglia in ashura

Un grande impulso per lo sviluppo delle celebrazioni dell’Ashura come fenomeno religioso, popolare e artistico è venuto con l’ascesa claudia borgiadei Safavidi (1501 – 1736) al potere. E’ stato durante il loro dominio che il genere teatrale drammatico, conosciuto come Ta’ziyeh, si è sviluppato ed è divenuto popolare. Nella passione rappresentata nei teatri all’aperto o nelle Hosseiniyeh, gli attori interpretano i vari personaggi dell’Ashura e ricreano il martirio dell’Imam Hossein. La particolarità è che, durante le scene di lotta, gli uomini interpretano anche i ruoli delle donne, ma con il viso coperto, per obbedire alla regola islamica secondo la quale non è ammesso il contatto tra uomini e donne che non siamo sposati.

Testimone del martirio dall’alto di una collina del deserto di Karbala, località del Basso Iraq, Hazrat-e Zeynab venne fatta prigioniera e portata al palazzo del Califfo Yazid, a Damasco. Fu qui che tenne due discorsi nei quali svelò la verità sul massacro dell’Imam Hossein e dei suoi compagni e risvegliò le persone ipnotizzate dalla falsa propaganda di Yazid, che voleva far passare Hossein come un ribelle. Si dice che se non fosse stato per Hazrat-e Zeynab, il tragico evento di Karbala sarebbe stato dimenticato e i messaggi dell’Ashura, di verità e giustizia, per citarne solo due, non sarebbero stati tramandati di generazione in generazione.

Oggi, ieri e ogni anno, milioni di pellegrini calpestano lo stesso suolo sul quale ha camminato Hazrat-e Zeynab prima come prigioniera e poi come donna libera, custode della verità.

Ho avuto il privilegio, raro, di potervi partecipare. Ho camminato accanto alle donne iraniane che conoscevo e ho incrociato gli sguardi, le mani e i sorrisi delle donne irachene. Alcune di loro erano in pellegrinaggio come noi, altre, non potendo andare a Karbala, assistevano i pellegrini in cammino: anche questo è un modo per “conquistarsi un pezzo di paradiso”.

Inaugurazione sabato 10 Maggio 2014 – Ore 18:30
Antropomorpha Fotografia
Via Castruccio Castracane 28a, Roma
Vernissage, musica, aperitivo. Ingresso libero e gratuito.

Iran, ricchezza da svelare”

Aritigianato Iran

L’Iran è il Paese ospite della Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze, in programma dal 24 aprile al 1 ° maggio 2014 presso la Fortezza da Basso.

In questo ambito, sabato 26 aprile, alle ore 17, presso la Sala Tatrino Lorenese, si svolgerà la conferenza “Iran Ricchezza da svelare”.

Si inizierà con un breve Benvenuto alla Mostra Internazionale dell’Artigianato e a seguire un 

Breve filmato di Persepoli ( 16min. )

Saranno presenti:

Ambasciatore Jahanbakhsh Mozaffari, Ambasciatore Iraniano in Italia

Dott. Gh. Ali Pourmarjan, Consigliere Culturale e Direttor dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata dell’Iran in Italia  

Arch. Mir Fakhraei AbdolrezaAmministratore unico del Centro Italo Iraniano di Cooperazione Culturale ed Economica CICE e Responsabile unico in Italia del Azadi Iternationale Tourism Orgainzatione AITO

Dott. Antonello Sacchetti, Giornalista e scrittore di diversi libri sull’Iran

Dott. Sogne Stefano,  Contract Manager Essentia ALPITOUR WORLD, FRANCOROSSO, VIAGGIDEA

Dott.ssa Eugenia CagninelliGeneral manager Travel Design Studio

Stampa l’invito di seguito:

Invito per Conferenza

Alle ore 21, sempre nel Teatrino Lorenese, si svolgerà un concerto di artisti iraniani.

Morto lo scrittore

Morto lo scrittore

Morto lo scrittore uno spettacolo scritto e diretto da Arash Abbasi, giovane regista iraniano attualmente residente in Italia.

Per la prima volta in Italia, debutterà all’ITC Teatro di San Lazzaro, Via Rimembranze 26, San Lazzaro di Savena (Bologna) giovedì 24 aprile alle ore 21:00.

Il giorno seguente, venerdì 25 aprile, sarà al Teatro della Murata, Via Giordano Bruno 19 di Venezia Mestre, alle ore 18.00.

Domenica 27 aprile lo spettacolo sarà al Teatro Sala Uno di Roma, Piazza di Porta San Giovanni 10, alle ore 18.00

Morto lo scrittore ha debuttato a Teheran nel 2012 all’interno del Festival Internazionale di Fadjr, candidato al premio per miglior sceneggiatura originale e miglior attrice protagonista, con 37 successive repliche nel teatro comunale della capitale “Theatre Shahr”.

Gli interpreti sono Ladan Mostofi, famosissima attrice cinematografica, nel ruolo di protagonista ed il pluripremiato drammaturgo Ayoub Agha Khani come co-protagonista.

E’ stato lo spettacolo più venduto dell’anno della sala Saieh, con un pubblico di oltre 4.000 spettatori.

La storia parla di una talentuosa attrice cinematografica che vuole dirigere – per la prima volta nel ruolo di regista – una nuova pellicola, basandosi sulla sceneggiatura scritta dall’amico Farhad. Incontrandosi per discutere sul film, i due scopriranno verità nascoste sula loro vita, facendo emergere aspetti sconosciuti circa le loro storie passate…

Questo spettacolo è in lingua persiana, con sopratitoli in italiano.

Questa è un’intervista ad Arash Abbasi.

Morto lo scrittore

Sole a Teheran

La scrittrice Fereshteh Sari

«Non so quanto sia giusto costringere le nuove generazioni a venire a conoscenza delle nostre angosce passate».

È il dilemma fondamentale che si pone una delle protagoniste di Sole a Teheran (Aftab dar Tehran) romanzo di Fereshteh Sari, una delle più importanti scrittrici iraniane viventi, pubblicato in Italia da Editpress con la traduzione di Anna Vanzan.

Forse sta tutto lì, in quel dubbio, il senso profondo di questo romanzo, ancora inedito in patria, che ha per protagoniste due donne, Setareh e Nilufar. Studentesse impegnate in politica nel 1978, prima e durante la rivoluzione, donne e madri nel 2009, alla vigilia delle elezioni presidenziali che porteranno alla rielezione di Ahmadinejad.

Non è un racconto lineare: si salta dalla Teheran dei nostri giorni (o, meglio, dell’altro ieri, visto che sono passati cinque anni e sembra essersi aperta una nuova stagione politica) a quella degli anni caldi della rivoluzione e della guerra con l’Iraq, con una breve finestra persino nella “preistoria”, cioè nella notte dello sbarco sulla Luna del luglio 1969.

Non è un racconto lineare perché non è un libro lineare: è anzi una riflessione contorta, complessa, non priva di contraddizioni. Le due protagoniste hanno attraversato lutti, tragedie personali e collettive, hanno creduto nella rivoluzione, nella “missione salvifica della Storia”. Ma a cosa è servito?

Come scrive Anna Vanzan nella nota introduttiva (da leggere assolutamente):

La Rivoluzione iraniana, così come molte altre rivoluzioni, divora i suoi figli – sembra volerci dire Fereshteh Sari – ma essi non sono del tutto incolpevoli. L’Autrice ripropone le inutili riunioni dei gruppi rivoluzionari con occhio disincantato, descrivendo con ironia (e/o con l’autoironia di chi vi ha preso parte?) la vana arroganza dei militanti che giocavano alla rivoluzione senza un progetto, criticando le diatribe fra i gruppi politici che li hanno minati, consegnando così il Paese alla ben più organizzata e compatta compagine religiosa.

Setareh è una militante dei Fedain-e khalq, gruppo di sinistra che sarà presto spazzato via dal regime rivoluzionario. Si innamora di un militante del Tudeh, il partito comunista di osservanza filo sovietica. Conosce il carcere, la paura, il dolore.

Nilufar vede invece la famiglia disintegrarsi con la rivoluzione: il padre, funzionario del governo dello Scià, viene giustiziato, la madre muore di dolore. Ha una figlia, Aftab (che in persiano vuole dire “sole”, da cui il titolo del libro), da un ragazzo che non saprà mai di essere padre.

La stessa Setareh a un certo punto capisce che:

loro, in quegli anni, traboccavano di energia. Non vi era l’aria inquinata di oggi, i polmoni non erano saturi di piombo e carbonio, le distanze erano accorciate e il traffico meno caotico. L’acqua di Teheran era la più sana e gustosa del mondo, mica inquinata da quella reflua e con una percentuale di nitrati superiore al consentito. E loro, soprattutto, non erano quelli di adesso. A quel tempo, nessuno parlava del colpo di Stato del 1953, quelli erano ricordi risalenti all’epoca dei genitori. Scoppiavano di energia. Non conoscevano il termine “depressione”. Gli avvenimenti del resto del mondo erano lontani. Certo avevano notizia delle guerra in Vietnam, dei fronti socialisti e di quelli imperialisti, ma non si trattava di guerre palpabili: erano lontane. Mica come oggi, che le guerre entrano nelle case via internet o grazie alle parabole, in teoria fuori legge, ma che in realtà affollano tutti i tetti iraniani.

Cosa scegliere nella quotidiana lotta tra il passato e il futuro? Tra il rimpianto e la speranza? La letteratura da sola non basta per capire un’epoca o un Paese. Però un libro come questo potrebbe essere uno spunto per ridiscutere gli ultimi 35 anni di Storia iraniana. Un’occasione soprattutto per chi quegli anni li ha vissuti sulla propria pelle.

Esiste, tra gli iraniani (in patria e all’estero) la capacità di ripensare alla Storia recente superando le divisioni, i sospetti, i pregiudizi che troppo spesso attanagliano il dibattito politico? Personalmente ho forti dubbi in proposito (e noi italiani, a onor del vero, non abbiamo nulla da insegnare in questo senso). Forse è ancora presto. Ma la letteratura – in alcuni casi – può essere anche il terreno dell’impossibile.

Fereshteh Sari è una delle maggiori scrittrici iraniane contemporanee. Autrice versatile, ha al suo attivo numerosi romanzi, racconti brevi e raccolte di poesie. Tra i premi ricevuti in patria e all’estero, vi è un significativo riconoscimento attribuito dal Parlamento Europeo degli Scrittori. In italiano sono stati tradotti alcuni suoi racconti in antologie di scrittrici iraniane, fra cui uno pubblicato dalla rivista on line Studi Indo-Mediterranei. Vive a Tehran.

Sound of unity – Sedaye ettehad

Un lettore, Human Hashembeiky, ci ha segnalato questo video (grazie!). Due rapper, uno iraniano (Yas), l’altro statunitense (Tech 9) hanno inciso questa canzone intitolata Sound of unity – Sedaye ettehad, ovvero Canzone di unità. 

Non siamo esperti di rap, ma l’esperimento ci sembra interessante. Per far capire cosa dice il testo, mettiamo di seguito sia il video ufficiale sia quello con i testi in inglese e persiano.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=gk0H6jUYQEw[/youtube]

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=xndVenDivrM[/youtube]

Dentro l’Iran

Dentro l'Iran

Dentro l’Iran. Sguardo attraverso il cinema. Una rassegna di film iraniani dal 26 febbraio al 1° marzo 2014,  presso la Casa del Cinema a Villa Borghese (Largo Marcello Mastroianni 1) di Roma.

Il 26 febbraio sarà presente nella cerimonia d’apertura Fereshteh Teaerpour , direttrice dell’associazione dei produttori cinematografici dell’Iran e produttrice del film Facing Mirror che verrà  proiettato subito dopo l’inaugurazione e che tratta la storia di un transessuale, argomento molto delicato finora mai affrontato in Iran.

 

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34° Corso di lingua persiana

Lingua persiana

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il:

34° CORSO di LINGUA Persiana

Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanista, Pakistan, india e il Tajikistan

Il corso, tenuto da insegnante universitario, si svolgerà dal 1° marzo 2014 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

sabato: ore 09.00- 10.30 e 12.00

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale.

L’ammissione agli asami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali.

A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello.

Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato al 28 febbraio 2014 

Iscrizione: istitutoculturaleiran@gmail.com

Tel. 06 3052207 – 8

N.B.   Il giorno 1 marzo (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 09.30

Un pomeriggio con Ferdousi

Prof. Angelo Piemontese

L’Istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività svolte a promuovere lo scambio culturale e presentare le grandi figure della letteratura e della cultura dell’Iran, in collaborazione con la Biblioteca Rispoli, organizza il quarto incontro letterario.

Un pomeriggio con Ferdousi

che si svolgerà con la presenza del Prof. Angelo Michele Piemontese, professore emerito di lingua e letteratura persiana, Università degli studi di Roma, La Sapienza. Abul-Qasem Ferdousi Tusi (ca. 935-1020) è il più prestigioso poeta persiano, autore del grande poema epico Shah-namé (“Il libro dei Re”), un capolavoro della letteratura universale.

Molto ho sofferto in questi trenta anni, ho vivificato la Persia antica con questa lingua persiana. Non morirò ormai, siccome sono vivo, perché ho diffuso il seme della parola.

Venerdì 14 febbraio 2014 dalle ore 17 alle ore 18.30 presso la Biblioteca Rispoli Roma, Piazza Grazioli, 4.

Gli interessati sono pregati di comunicare la loro presenza inviando una e-mail a istitutoculturaleiran@gmail.com oppure chiamando il numero 06 30 52 208. 

Ciao maschio iraniano

Soheila Beski - Particelle

Forse sarebbe meglio decidere di ritornare nella giungla. Ma proprio alcuni giorni fa, ho letto un articolo preoccupante che diceva che persino tra gli animali vi sono alcune specie, come i covi, che sono monogame.

Forse è la frase che sintetizza al meglio il protagonista (innominato) di Particelle (Zarre), romanzo dell’iraniana Soheila Beski, pubblicato in Italia da Ponte33.

La quarta di copertina lo descrive così:

Mammone, debole, opportunista. Attento al rispetto delle norme sociali per amore del quieto vivere ma pronto a irridere gli eccessi di ossequio religioso o la mistificazione ingenua della democrazia, giudicata nient’altro che un nuovo conformismo. Ossessionato in egual misura dal sesso e da una nevrosi esistenziale che le sue avventure extraconiugali ampliano fino alla paranoia, il protagonista di questo romanzo di Soheila Beski fluttua tra le norme, i divieti, le consuetudini e gli accomodamenti della società iraniana di oggi, cogliendo con cinismo le opportunità che la sua condizione di maschio gli offre. Una particella che vaga tra la realtà concreta fatta di madri, padri, figli, amici, lavoro, amori, tradimenti, piccole viltà – e scarse, scarsissime virtù – e un mondo virtuale dalle seducenti possibilità spalancato da un semplice computer da ufficio. Infilarsi nel buco nero del mondo virtuale, per sfuggire alle trappole che la vita e la sua incapacità di affrontarla responsabilmente gli tendono, diventa per questo sessantenne vicino alla resa dei conti un espediente per ancorarsi ad una realtà più vasta dove tutto può essere “svelato rimanendo velati”.

Personaggio meschino, anche se a suo modo brillante, persino divertente, capace di riflessioni tutt’altro che banali sulla vita e anche sulla politica. Tra le righe, si coglie un riferimento esplicito alle contestate elezioni del 2009 (anno di pubblicazione del libro in Iran), oltre a una serie di battute sul sistema politico e la morale religiosa.

Soheila Beski, scrittrice affermata in patria (ne parla Vanna Vannuccini nel suo blog ) si cala in un sessantenne maschio e descrive forse qualcosa di più di una singola storia. Chissà che non si possa parlare in Iran di una vera e propria “questione maschile”: l’uomo iraniano, privilegiato da una cultura maschilista e da un sistema giuridico dichiaratamente sessista, oggi sembra messo in crisi da una presenza sociale sempre più forte e vivace delle donne. Esempio banale: la ventilata introduzione di “quote azzurre” all’università, dove le donne rappresentano il 65% degli studenti.

Ma – a parte queste considerazioni “sociali”, Particelle è un libro piacevole, divertente. Ci scommetterei che la stessa Beski si è divertita a scriverlo, così come Mario Vitalone a tradurlo. Io di sicuro mi sono divertito a leggerlo.

Soheila Beski, Particelle, Novembre 2013, pp. 112, ISBN 978-88-96908-04-4, € 15,00, Traduzione dal persiano di M. Vitalone

 

A proposito di narrativa iraniana

Fiera del libro di Teheran

Libri, scrittori e scrittrici dall’Iran. Ne ha scritto Cristina Taglietti sul Corriere della Sera di domenica 12 gennaio 2014.

Donne velate e ribellione. L’Iran della letteratura non è soltanto questo. Il Paese torna ad affascinare l’Occidente, complici anche gli accenni di disgelo politico e diplomatico, con un’onda di interesse che è partita soprattutto dal cinema, grazie a registi come Abbas Kiarostami, Jafar Panahi, Majid Majidi e ora Asghar Farhadi, il cui film più recente, Il passato, ha avuto successo anche nelle sale italiane. Qui il Paese d’origine del regista rimane lontano, quasi sullo sfondo (la storia è ambientata a Parigi), ma con Una separazione, Orso d’oro a Berlino nel 2011, Farhadi aveva offerto, attraverso la storia privata di un divorzio, una lettura profonda della società iraniana.

Il primo febbraio inizia il Fajr International Film Festival, forse l’evento culturale più importante del Paese, che farà il punto su che cosa si muove dietro la macchina da presa. Tuttavia la letteratura, che a maggio ha a Teheran la sua Fiera del libro, ha ancora un po’ di strada da percorrere per uscire e affermarsi fuori dai confini. La più famosa tra gli scrittori in esilio resta senza dubbio Azar Nafisi, che in Leggere Lolita a Teheran ha raccontato la sua esperienza di docente che cerca, negli spiragli lasciati aperti dalla catechesi islamica dell’Iran postrivoluzionario, di parlare ai suoi allievi di «romanzi sconsigliati», come Il grande Gatsby, Lolita, Huckleberry Finn: in un Paese in cui il valore delle opere letterarie è strettamente connesso alla loro utilità come puntello alla teocrazia sciita. Nafisi, espulsa dall’università per essersi rifiutata di indossare il velo, ha lasciato Teheran nel 1997 per trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti con la famiglia, così come vive a Parigi da quando aveva 25 anni Marjiane Satrapi, 44 anni, autrice di Persepolis, un’autobiografia a fumetti diventata anche film d’animazione.

Continua a leggere l’articolo originale sul sito del Corriere della Sera

Un pomeriggio con Nezami

Un pomeriggio con Nizami

L’Istituto Culturale dell’Iran, nel quadro delle sue attività svolte a promuovere lo scambio culturale e presentare le grandi figure della letteratura e della cultura dell’Iran, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, organizza il terzo incontro letterario

Un pomeriggio con Nizami Ganjavi

che si svolgerà con la presenza della Prof.ssa Paola Orsatti, docente di lingua e letteratura persiana presso l’Università degli Studi di Roma, Sapienza.

Neẓāmi-ye Ganjavī (1141-1209), è il più grande poeta epico-romanzesco della letteratura persiana, che per la sua capacità miracolosa nel descrivere e immaginare, creò un nuovo stile nella letteratura persiana. L’utilizzo dei concetti gnostici e logici ha donato l’aspetto misterioso alle sue poesie che conduce il lettore a pensare con maggiore profondità.

Nelle sue opere si notano le numerose metafore, i pensieri profondi, i segreti e le passioni. Nizami con la sua ispirazione del mondo iranico, sia prima che dopo l’arrivo dell’islam, è riuscito a donare il senso dell’unità a tutte le nazioni che costituiscono la civiltà dell’Iran.

Tutt’il mondo un corpo pare e la Persia è il suo cuore

Non si vergogna di tal paragone colui che col vanto lo professa!

O Persia! O del pianeta il cuore! Il cor è del corpo la parte migliore.

Venerdì 17 gennaio 2014 dalle ore 16 alle ore 17.30 presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma in Viale Castro Pretorio, 105

Gli interessati sono pregati a comunicare la loro presenza inviando una e-mail all’istituto: istitutoculturaleiran@gmail.com 

locandina nizami

I fichi rossi di Mazar-e Sharif

Mohammad Hossein Mohammadi

Mohammad Hossein MohammadiCosa distingue un grande scrittore? Cosa lo fa immediatamente “staccare” dalla massa multiforme di autori e volumi che riempiono le nostre librerie?

Non so se esista una risposta netta a questa domanda. Di certo, appena dopo poche pagine, I fichi rossi di Mazar-e Sharif (Ponte33, 2012) rivela un grande autore: l’afghano Mohammad Hossein Mohammadi.

Tradotto in italiano da Narges Samadi, Anjirha-ye sorkh-e Mazar (“I fichi rossi di Mazar-e Sharif”) è una raccolta di quattordici racconti sull’interminabile conflitto in Afghanistan.

Storie terribili, eppure sempre venate da un amore profondo per la propria terra e per la storia del suo popolo. Non ci sono finali consolatori come nei romanzi “educati” di Khaled Hosseini. Qui la verità fa parecchio male e mette proprio paura. Così come mette paura il futuro dell’Afghanistan. Cosa accadrà dopo il ritiro delle truppe Usa nel 2014? Il fatto che non se ne parli più, non vuol dire che i drammi di questo Paese siano passati. Un motivo in più per leggere questo libro.

L’autore è nato nel 1975 a Mazar-e Sharif (Afghanistan) e cresciuto in Iran, dove la sua famiglia si era rifugiata. 

Trans-Iran, reading a Roma

Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia?

Giovedì 19 dicembre, alle ore 19,30, presso l’EX Cine-teatro Preneste Liberato (via Alberto da Giussano, 59 – zona Pigneto, Roma) si svolgerà un reading del mio libro Trans-Iran, che cosa succede a chi si innamora della Persia? nell’ambito della manifestazione Migr/Azioni – Pagine Viaggianti & Storie Volanti. 

Alla vigilia di Shabe Yalda, sarà un’occasione per parlare di Iran e per farci gli auguri per le Feste di fine anno.

Vi aspetto.

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

Migr/Azioni – Pagine Viaggianti & Storie Volanti Roma | Pigneto, 16 – 22 Dicembre 2013

Nella settimana intorno al 18 dicembre di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei migranti. Si tratta, in molte di queste occasioni, di celebrazioni ufficiali spesso lontane dalle realtà dei movimenti e delle trasmigrazioni, dalle scelte o dalle necessità che le spingono, dalle emozioni che le accompagnano.

Nel corso di sei giornate nelle quali l’EX Cine-teatro Preneste sarà aperto ancora una volta alla cittadinanza tutta si libereranno le narrazioni che attorniano ogni percorso di migrazione, quando espresso e documentato così quanto isolato e ignoto, magari appena immaginato.

L’immaginazione che le accompagnerà sarà quella degli scrittori che hanno accettato l’invito di aprire le loro pagine e di raccontarsi insieme a noi, di seguire le onde migranti e rientranti intorno allo spazio di un caffè o di una nota musicale occupata già da altri che, senza lasciar traccia o spiegarne rumore, si sposta per condividere spazi e prospettive.

Il movimento si spinge oltre l’immaginazione, trova e occupa il proprio spazio, cerca conferma nelle prospettive. La traiettoria di arrivo e il luogo di origine diventano un ricordo, amaro o amato, e si esprimono nelle forme instabili fautrici di opportunità o manchevolezze, così come nella ricerca di radici nel luogo da svelare, sia esso una regione contigua, il quartiere accanto, o il continente di avventuroso approdo.

La storia li avvicinerà, le azioni migranti continueranno nel frattempo a costruirla.

* PROGRAMMA *

  • Lunedì 16 dicembre: Raffaella Greco Tonegutti autrice de “L’Espagnole” – Apero reading
  • Martedì 17 dicembre: Claudiléia Lemes Dias autrice di “Nessun requiem per mia madre” e “Storie di extracomunitaria follia” – Apero reading e ‘exchange-stand’ libro-dono in collaborazione con la casa editrice Compagnia delle Lettere
  • Mercoledì 18 dicembre: Marco Wong autore di “Nettare rosso” – Apero reading
  • Giovedì 19 dicembre: Antonello Sacchetti autore di “Trans-Iran” – Apero reading aspettando Yalda
  • Venerdì 20 dicembre: Gianluca Gatta autore di “Luoghi migranti tra clandestinità e spazi pubblici”
  • Sabato 21 dicembre: Francesco Zanarini autore de “Le vite sghembe” – Apero reading
  • Domenica 22 dicembre: Matteo Paoloni autore di “Qualunque cosa accada” – Apero reading

Mostra fotografica dedicata alla mobilitazione dei rifugiati eritrei esposta nel foyer del Cine-teatro per tutta la settimana.

Orario: Tutti i giorni della rassegna (16-22/12/2013) dalle ore 19:30 alle 21:00

Luogo: Roma, via Alberto da Giussano, 59 (Pigneto)

Generazione P. Rendez-Vous, EX Cine-teatro Preneste Liberato

E-mail: gprv2011@gmail.com

Recapito telefonico: +39 329 9565127 (Leonardo)

Per informazioni e aggiornamenti sulle serate letterarie, scrivere a: anna.lodeserto@gmail.com

Migr-Azioni_Pagine Viaggianti & Storie Volanti

Iranian Living Room

iranian living room

Martedì 17 dicembre ore 18.00

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Roma, Via Guido Reni 4/A

Presentazione pubblica

Iranian Living Room

Libro fotografico sull’Iran nascosto, prodotto da Fabrica

Gli scatti di 15 giovanissimi fotografi iraniani raccontano in modo discreto e incondizionato il salotto di casa, spazio fsico e metaforico nascosto agli sguardi dei media internazionali e dello stato locale.

Partecipano:

Vanna Vannuccini, inviata speciale de “La Repubblica”

Enrico Bossan, curatore del progetto per Fabrica

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Per informazioni: Fabrica tel. 0422.516349, fabrica@fabrica.it

 

[vimeo]http://vimeo.com/70631727[/vimeo]

Mahi va gorbeh

Fish and cat

Visto finalmente Mahi va gorbeh, Pesce e gatto, film iraniano vincitore allo scorso Festival di Venezia del Premio speciale Orizzonti per il contenuto innovativo. Mi è piaciuto? Sinceramente non lo so. Forse avevo aspettative troppo alte, ma quanto avevo letto mi intrigava parecchio.

La storia è in parte tratta da un episodio di cronaca: nel 1998 venne infatti scoperto un ristorante sul Mar Caspio che aveva cucinato carne umana. La trama del film sembra un classico del cinema horror made in Usa: un gruppo di studenti campeggia in una plumbea giornata di dicembre e viene a contatto con i sinistri gestori di un ristorante nelle vicinanze.

Babak Karimi

Scritto e diretto da Shahram Mokri, è costituito da un unico piano sequenza di 123 minuti. Nonostante ciò, il film non è narrato in modo sequenziale, ma circolare. La macchina da presa segue di volta in volta i vari personaggi che si incrociano. In questo modo, alcune scene le vediamo più volte e sono nell’ultima sequenza veniamo a capo del mistero alla base del film.

[youtube]http://youtu.be/tktTNYwXZvY[/youtube]

Il regista, dopo due settimane di prove, ha girato due ciak e alla fine ha scelto la mega sequenza migliore.

Esperimento coraggioso e sicuramente interessante, ma un po’ troppo lungo nei tempi e in alcuni dialoghi.

Un’ultima considerazione: ma perché in qualsiasi film iraniano bisogna per forza trovare un messaggio politico? La recensione di My Movies si conclude così:

«Una riuscita e coraggiosa metafora di un Paese che fagocita i propri giovani, che li priva di un qualsiasi futuro, tarpandone le ali».

Sarà. Ma a me sembra un po’ una forzatura.

Mahi Va Gorbeh (Fish & Cat) di Shahram Mokri – Iran, 134′

v.o. farsi – s/t inglese, italiano

Babak Karimi, Saeed Ebrahimi Far, Abed Abes

Note del regista

Mahi va gorbeh è un film sul tempo, su come creare una prospettiva all’interno del tempo e, dunque, su come sconvolgere il tempo. Ciò che mi ha affascinato nel fare questo film è lo stile della sua realizzazione: l’insistenza su uno stile narrativo entro i confini della ripresa unica e il tentativo di immettere, in quell’unica ripresa, fessure temporali. Ho scelto di raccontare una storia vera, una storia vera che, tuttavia, assomiglia a un incubo irreale. 

Iran ed Europa: un dialogo in evoluzione

Incontro a Gorizia

Le molte emergenze e le crisi che distinguono il Medio Oriente si riverberano in Europa e nel resto dell’Occidente. Di tali emergenze e crisi, l’Iran sembra vivere una situazione paradigmatica, sia per quanto riguarda il suo interno sia per quanto riguarda quell’eco che in Europa si può percepire. La conoscenza di quel Paese è comunque limitata ad informazioni ancora frammentarie, talora fuorvianti. Pare un peccato alla luce della sua storia e delle relazioni economiche che, anche con l’Italia e in particolare con la nostra Regione, non sono trascurabili.

E’ un fatto che l’Iran è un Paese importante ed interessante, rappresentando un formidabile intreccio di microcosmi culturali, religiosi e ambientali. Per questo motivo, il focus tenterà di dare una risposta ai molti interrogativi e alle curiosità che il pubblico attende.

Tale incontro, al quale siete gentilmente invitati, conclude il ciclo di conferenze, organizzato dall’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia, dal titolo “Scenari tra Europa e Oriente”.

Interverranno:

Claudio Cressati, Presidente dell’Accademia Europeista del F.V.G.

Fabio Romano, cultore di Storia delle relazioni internazionali, Università di Trieste

Antonello Sacchetti, giornalista e blogger

Merzad Zarei, Console dell’Iran a Milano

Haji Hosseini, Consigliere dell’Ambasciata iraniana in Italia

Modera Pio Baissero, Direttore dell’Accademia Europeista del F.V.G.

Il convegno, a ingresso libero, si terrà presso la sala conferenze dell’Hotel Best Western Gorizia Palace, in Corso Italia 63, con inizio alle ore 17.30.

 

www.accademia-europeista.eu

Acrid

Acrid

Gli uomini (iraniani), che mascalzoni! Potremmo parafrasare il titolo del celebre film di Mario Camerini del 1932 per condensare in una battuta il film di Kiarash Asadizadeh in concorso all’ottava edizione del Festival Internazionale di Roma.

Acrid in inglese, dal persiano Gass , cioè Acre. E in effetti è un film senza consolazione e, purtroppo, senza sfumature. I personaggi maschili, a prescindere dall’ età e dall’estrazione sociale, sono inevitabilmente traditori, violenti, egoisti, bugiardi, alcolizzati.

Come in una staffetta, tre storie si danno il cambio, portando in scena contesti sociali e generazionali molto diversi tra loro. In ognuna delle tre storie c’è una coppia in crisi, sempre per colpa dell’uomo. E all’interno dei singoli “episodi”, si aprono finestre su situazioni in cui è sempre l’uomo a essere infido.

Non è un film riuscitissimo e forse nemmeno la recitazione è sempre all’altezza della media iraniana. Però colpisce che per il suo primo lungometraggio un regista maschio di 32 anni scelga un punto di vista così “femminile”. E non è un caso isolato, se ripensiamo a Barf roye kajha (La neve sui pini) di Peyman Moaadi (ne scrivemmo qui).

Probabilmente il film non sarà ricordato come una delle migliori produzioni iraniane, però ci dice qualcosa di molto interessante sui cambiamenti in atto nella società iraniana.

Lo stesso Asadizadeh spiega nelle note di regia:

Molti anni fa, gli iraniani si dedicavano completamente alla famiglia. Famiglia e coniuge erano parole cariche di amore e rispetto. Ora, dopo molti anni, le fondamenta delle famiglie sono traballanti, per colpa della società ma anche della famiglia stessa. Queste considerazioni hanno ispirato il mio primo lungometraggio. Il film rappresenta solo in parte le famiglie iraniane di oggi. Non vuole necessariamente diagnosticare o risolvere problemi. Il mio scopo è semplicemente di mettere in guardia quelle famiglie inconsapevoli, all’interno delle quali persone innocenti rischiano di essere vittime di violenze e mancanze. Secondo il mio punto di vista, si raccoglie ciò che si semina e il film è ispirato a questa filosofia. Speriamo che possa colpirci al cuore e farci comprendere cosa stiamo facendo e dove stiamo andando.

Regia: Kiarash Asadizadeh

Sceneggiatura: Kiarash Asadizadeh

Fotografia: Majid Gorjian

Montaggio: Kiarash Asadizadeh

Scenografia: Kiarash Asadizadeh

Costumi: Melodi Ali Esmaeili

Musica: Ankido Darash

Suono: Vahid Moghadasi

Cast: Roya Javidnia, Ehsan Amani, Pantea Panahiha, Saber Abar, Shabnam Moghadami, Mahsa Alafar, Mahana Noormohammadi, Sadaf Ahmadi, Nawal Sharifi, Mohammadreza Ghaffari

Un’altra separazione

Barf roye kajha

A volte capita di rincorrerli, certi film. Nel febbraio 2012 ero a Teheran per il Festival Fajr e ricordo che mentre aspettavo l’inizio di un altro film in concorso, passò sullo schermo il trailer di Barf roye kajha (La neve sui pini), primo film da regista di Peyman Moaadi (classe 1972), attore protagonista con Leila Hatami di Una Separazione, il film di Asghar Farhadi che poche settimane avrebbe vinto uno storico Oscar come  miglior film straniero. Bastò una breve sequenza del making of, con Moaadi dietro la macchina da presa, perché in sala si levasse un’ovazione da stadio. Quell’opera prima piacque parecchio e infatti si aggiudicò il premio del pubblico. Io non riuscii a vederlo allora perché il giorno della proiezione rimasi bloccato nel traffico di Teheran da una fittissima nevicata (oh, ironia…).

Barf roye kajha

Purtroppo, come racconta Antonella Vicini nel suo blog, non lo vide quasi più nessuno da allora, perché il film fu bloccato dalla censura per un anno e mezzo.

Sono finalmente riuscito a vederlo pochi giorni fa a Roma nell’ambito della rassegna Asiatica Film Mediale, presente lo stesso Moaadi, che al termine della proiezione è stato molto disponibile nel rispondere alle domande e nel raccontare la genesi del film.

[youtube]http://youtu.be/_o2jWPfcbpo[/youtube]

Inutile negarlo, il confronto con Una separazione è naturale, quasi obbligato. Anche qui si racconta una crisi di coppia: Ali, dentista cinquantenne abbandona sua moglie Roya (una intensissima Mahnaz Afshar) per una donna molto più giovane di lui. Nulla di nuovo sotto il sole e nemmeno sugli schermi. Ma nell’ora e mezza di film (misura aurea) Moaadi riesce ad evitare tutti i luoghi comuni del caso e a sorprendere lo spettatore in almeno un paio di occasioni.

Barf roye kajha

Come molti film iraniani, la maggior parte delle scene è girata in interni, soprattutto nella casa della protagonista. Che è insegnante di piano, per cui tutto il film è scandito quasi senza soluzione di continuità, dalla musica, sia classica sia tradizionale persiana. Il che non è molto comune nel cinema iraniano. Così come non è comune l’uso del bianco e nero.

Come ha raccontato lui stesso, Moaadi ha impiegato quattro anni per scrivere la storia, basandosi su situazioni reali, conosciute attraverso l’esperienza di suo padre, avvocato a Teheran.

Ne è uscito un film molto emozionante, molto “femminile” come punto di vista. Si può poi discutere se Moaadi sia riuscito o meno a calarsi in questa prospettiva in modo convincente, ma gli va dato atto di averci provato. Lui stesso ha affermato che quando il film è stato stoppato dalla censura, ha capito di aver colto nel segno.

Chissà se La neve sui pini troverà una distribuzione in Italia. Intanto siamo grati ad Asiatica per avercelo fatto vedere.

Asiatica Film Mediale, XIV edizione

Asiatica Film Mediale 2013

Si svolge a Roma dal 12 al 20 ottobre la XIV edizione di ASIATICA Incontri con il cinema asiatico. 

Vediamo, nel dettaglio, i film e gli appuntamenti targati Iran.

SABATO 12

Sala 1

20,00

PICTURESQUE

Concerto per solo piano

Peyman Yazdanian

21,30

RAGBAR

Downpour/Temporale

Bahram Beyzai

1971, Iran, 122’

GIOVEDI 17

Sala 1

20,15

SNOW ON PINES

Barf Rooy-e Kaj-ha/Neve sui pini

Payman Maadi

2013, Iran, 96’

Sarà presente l’autore

Sala 2

18,30

MY STOLEN REVOLUTION (DOC)

Min Stulna Revolution/La mia rivoluzione rubata

Nahid Persson Sarvestani

2013, Iran, 75’

VENERDI 18

18,00

Sala 1

SNOW ON PINES (R)

Barf Rooy-e Kaj-ha/Neve sui pini

Payman Maadi

2013, Iran, 96’

Sarà presente l’autore

Sala 2

20,30

MY STOLEN REVOLUTION (R) (DOC)

Min Stulna Revolution/La mia rivoluzione rubata

Nahid Persson Sarvestani

2013, Iran, 75’

Legenda

(R) Replica

(DOC)  Documentario in Competizione

Ove non altrimenti indicato tutti i film sono in sottotitolati in inglese e in italiano

Leggi: Asiatica_Programma XIV edizione 2013

Incontri con il cinema asiatico 14

La Pelanda – Centro di produzione culturale

Ex Mattatoio, Testaccio

Piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma

 12/20 ottobre 2013

Trans-Iran, presentazione a Ceccano

Presentazione a Ceccano

L’associazione culturale Al-muqawwamah, con il patrocinio del Comune di Ceccano, organizza la presentazione del libro di Antonello Sacchetti Trans-Iran. Che cosa succede a chi si innamora della Persia? (Infinito Edizioni, 2012).

L’appuntamento è per domenica 13 ottobre alle ore 18.00 presso il Castello dei Conti de Ceccano. 

Interverrà l’autore.

Milioni di persone sono rimaste folgorate dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente. “Trans-Iran” è un viaggio oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni. Per imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro.

Dalla letteratura al cinema, dalla poesia alle donne, questo libro vi racconta e spiega che cosa è l’Iran e perchè non ne possiamo fare a meno. Antonello Sacchetti, giornalista pubblicista ha pubblicato con Infinito edizioni “I ragazzi di Teheran”(2006), “Misteri persiani”(2008) e “Iran. La resa dei conti”(2009).

[youtube]http://youtu.be/Y_ueAkfDUHo[/youtube]

Corso di lingua persiana

Corso lingua persiana

La lingua persiana vanta una straordinaria tradizione storico-culturale ed è lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come Iran, Afghanistan, Pakistan, India e Tajikistan

Il corso, tenuto da un insegnante universitario, si svolgerà dal 12 ottobre 2013 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

Sabato: ore 09.00- 10.30 e 12.00

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Le iscrizioni sono aperte e limitate a 10 partecipanti per ogni livello

Il termine ultimo per le iscrizioni è il 7 ottobre. 

Iscrizioni:

istitutoculturaleiran@gmail.com

Tel. 06 3052207 – 8

Il giorno 12 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti interessati alle ore 09.30