Un ponte per Teheran

Il Centro di Ricerca e Sperimentazione Metaculturale, ente accreditato alla Regione Lazio per la formazione e l’orientamento professionali, presenta un corso gratuito per le aziende agricole della Regione Lazio, al fine di coadiuvare la creazione di rapporti commerciali con l’Iran. Il corso è infatti suddiviso in due moduli, uno sulla lingua persiana (farsi) e il secondo più incentrato sulla cultura commerciale iraniana in tempo di sanzioni internazionali.

Perché l’Iran? L’Iran è uno dei principali partner economici dell’Italia, secondo solo ad alcuni paesi europei. Secondo i dati ripostati sul sito del Ministero dell’Interno, infatti l’Iran è il 17° paese da cui l’Italia importa l’1,3% dei prodotti totali. Inoltre, secondo l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero Italian Embassy – Trade and Promotion Section l’Italia è il secondo partner europeo dell’Iran, dopo la Germania.

Un ulteriore segnale dell’importanza degli scambi commerciali tra l’Italia e l’Iran è la presenza nel nostro paese di C.I.C.E. (Centro Italo Iraniano di Cooperazione Culturale e Economica) e di CCII (Camera di Commercio e Industria Italo Iraniana) che rappresentano un punto di incontro tra gli interessi dei mercati dei due paesi.

Conoscendo la difficoltà ed il timore di avvicinarsi ad una cultura apparentemente così diversa, questi due corsi vogliono abbattere, per quanto possibile, le barriere che molte aziende italiane hanno a causa della differenza linguistica e culturale. In questo modo, le singole aziende saranno in grado di avere al proprio interno un facilitatore che possa fungere da ponte linguistico e culturale per le aziende stesse.

MODULO I: LINGUA PERSIANA (Farsi)
Il primo modulo del corso sarà concentrato nell’apprendimento base della lingua persiana (farsi) con particolare attenzione all’area tematica del commercio e del marketing. Al termine del corso i corsisti saranno in grado di presentare la propria azienda ed i propri prodotti in lingua persiana. Il corso avrà una capacità di 10-15 corsisti ed una durata di 80 h, divise in 3 ore ad incontro per tre giorni a settimana dal 4 giugno 2015 al 17 luglio 2015.

MODULO II: INTRODUZIONE ALLA CULTURA COMMERCIALE IRANIANA
In questo modulo entreremo più nei dettagli dell’economia iraniana, dei suoi rapporti commerciali con il resto del mondo in tempo di sanzioni internazionali, delle sue caratteristiche peculiari, della normativa import-export e dell’importante ruolo che gioca l’Italia.

Biografia insegnante del corso
La Dott.ssa Elena Scarinci si è laureata nel 2013 in Lingue e Culture Straniere per le Istituzioni, le Imprese e il Commercio presso l’Università degli Studi della Tuscia. Ha vissuto in Turchia per 6 mesi ed in Iran per un anno ad intervalli alterni. Nel frattempo ha lavorato come insegnante di italiano per stranieri sia in Italia che in Iran, dove grazie ad una borsa di studio ha perfezionato la sua conoscenza della lingua persianaottenendo la certificazione di conoscenza della lingua Avanzato 2 presso l’Istituto di lingua persiana Dehkhoda nella capitale Teheran. A Teheran inoltre ha lavorato presso la scuola dell’Ambasciata Italiana Pietro della Valle e con la quale ha pubblicato due libri per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri.

Dove siamo:

A circa 50km da Roma, Terni e Viterbo.
Facilmente raggiungibile in auto (autostrada A1 uscita Ponzano Romano-Soratte) e in treno (linea Fiumicino-Orte FL1 stazione Gavignano)

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Per informazioni:
0765.570574 – 333.9708927
metaculturale@alice.it

Costi:
I corsi saranno gratuiti.
Tessera sociale annuale 20€
Inizio corsi:
4 giugno 2015

Locandina corsi di persiano

Il vento degli amanti

Baadeh Sabah (باد صبا), Il vento degli amanti, è un film per certi versi leggendario. E per altri maledetto. Girato nel 1970 dal francese Albert Lamorisse con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Arte dello scià, fu ultimato dopo la morte del regista, avvenuta proprio durante le riprese.

L’85% delle riprese del film sono girate da un elicottero. Durante uno degli ultimi voli, l’elicottero urtò dei cavi elettrici alle porte di Karaj e precipitò, uccidendo tutti le persone a bordo.

 

Domande sull’Islam/1

Islam sciita

Ospitiamo un nuovo programma dell’IRIB dedicato alle domande sull’Islam. Il programma è  presentato da Davood Abbasi e alle domande risponde, dalla città santa sciita di Qom (Iran), il religioso musulmano l’Hujjatulislam wal Muslimin (titolo della gerarchia religiosa sciita) Mustafa Milani.

La prima domanda è di Francesco Mini di Fucecchio (Firenze). Ecco il suo messaggio:

Cari amici,
approfitto della pagina che avete creato su Facebook e vi porgo la prima domanda: quali sono le principali differenze tra sunniti e sciiti?

ed ecco l’audio della risposta:

Per interagire

Domande sull’Islam
https://www.facebook.com/domandesullislamirib?fref=ts

Potete inviare le vostre domande pure all’indirizzo email

domandeislam@gmail.com

Festività in Iran nel 2015

Spese di Noruz

Ecco l’elenco delle feste nazionali iraniane nel 2015. Quelle, per intenderci, in cui gli uffici sono tutti chiusi.

 

Venerdì 9 GENNAIO Nascita del Profeta Maometto e dell’Imam Sadeq

Mercoledì 11 FEBBRAIO Anniversario della Rivoluzione

Venerdì 20 MARZO Giornata della nazionalizzazione del petrolio

Sabato 21 MARZO No Ruz , Capodanno persiano

Da domenica 22 a martedì 24 MARZO Vacanze per il Capodanno persiano

Martedì 24 MARZO Martirio di Fatima

Mercoledì 1 APRILE Anniversario nascita Repubblica islamica

Giovedì 2 APRILE Sizdha bedar – Giornata nazionale della natura

Sabato 2 MAGGIO Nascita dell’Imam Ali

Sabato 16 MAGGIO Ascensione del Profeta

Mercoledì 3 GIUGNO Nascita dell’Imam Mahdi

Giovedì 4 GIUGNO Anniversario della morte di Khomeini

Venerdì 5 GIUGNO Rivolta del 15 Khordad 1963

Mercoledì 8 GIUGNO Martirio dell’Imam Ali

Sabato 18 LUGLIO Eid-e-Fetr (Fine del Ramadan)

Martedì 11 AGOSTO Martirio dell’Imam Sadeq

Giovedì 24 SETTEMBRE  Eid-e-Ghorban (Festa del sacrificio)

Venerdì 2 OTTOBRE Eid-al-Ghadir (Nomina di Ali quale successore del Profeta)

Venerdì 23 OTTOBRE  Tassoua

Sabato 24 OTTOBRE Ashura

Mercoledì 2 DICEMBRE Arbaeen

Giovedì 10 DICEMBRE Morte del Profeta Maometto e martirio dell’Imam Hassan

Sabato 12 DICEMBRE Martirio dell’Imam Reza

Martedì 29 DICEMBRE Nascita del Profeta Maometto e dell’Imam Sadeq

Raccontare l’Iran

Bisetun

L’Associazione Culturale Studi Asiatici “Centro Studi Euroasiatici” ( A.C.S.A.) organizza per il ciclo Iran Contemporaneo “Raccontare l’Iran”.

Dal 1979 in poi l’Iran è stato spesso rappresentato dai media come la perfetta antitesi dei valori occidentali. Un Paese lontano, in tutti i sensi, da evitare. O da negare. Eppure chi lo visita rimane quasi sempre affascinato dalla bellezza sensuale dell’Iran, dai suoi posti, dalla sua gente.

Oltre le barriere linguistiche, oltre i pregiudizi, oltre i luoghi comuni, si può e si deve imparare a conoscere e ad amare un Paese, l’Iran, che non è come ci viene raccontato dai giornali e dalla politica ma molto di più, molto meglio, decisamente molto altro.

Interverrà Antonello Sacchetti, giornalista, blogger , autore di 4 libri sull’Iran.

Modera il professor Luigi Tomasi.

La serata continua con la lettura delle poesie tradotte da Nina Sadeghi e interpretate dall’attrice Carmen Esposito.

Venerdì 5 giugno 2015 alle 20.30 aula Kessler del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale

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La fattoria degli umani

La fattoria degli umani

La Fattoria degli Umani tratta il ciclo storico della violenza umana con uno sguardo acuto sia alle vicende attuali di un’area geografica specifica del medio oriente – oggi tristemente conosciuta come roccaforte dell’ISIS – sia alle verità storiche delle invasioni mongole del quattordicesimo secolo in quella stessa terra dove dopo più di 700 anni vengono compiute atrocità disumane, l’eccidio di popolazioni intere e la distruzione delle città costruite in migliaia di anni.

Il regista tenta di svelare il mostro che vive in ciascuno di noi, dividendo con la noncuranza del caso tra vittime e carnefici. In una suggestiva scenografia un grande tavolo rotondo e girevole rappresenta la città. Un grande tavolo sopra il quale sono posizionati alcuni oggetti simbolici che hanno la funzione di ridurre le dimensioni di una tragedia per poterla vedere con occhi diversi; modellini per ricostruire una città millenaria che viene poi distrutta dalla furia violenta di un trattore telecomandato, la torre di Jaber, numerosi soldatini, armi, la sfera di un mappamondo luminoso e un frullatore che evoca un mulino a vento sull’Eufrate e l’orrore delle vittime triturate.

I due personaggi dello spettacolo sono cugini e muovono tali oggetti mentre raccontano una loro versione personale della realtà dei fatti accaduti con un parallelismo storico tra le due tragedie. Una voce femminile invece rappresenta i pensieri del personaggio muto perché il cugino gli ha tagliato la lingua.

La Fattoria degli Umani
Scritto e diretto da Ali Shams
Traduzione: Parisa Nazari
Con:
Aleandro Fusco
Parisa Nazari
Piero Cardano
Assistente alla regia: Magali Steindler
Costumi: Mandana Ansari
27 e 28 Marzo alle 21:00
Domenica 29 alle 20
Teatro Salauno
Roma , P.zza di Porta s,giovanni. dietro la scala santa 10
Per info e Pronotazione : 3490557853

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36° Corso di lingua persiana

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il 36° Corso di lingua Persiana. Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali, la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanistan, Pakistan, India e Tajikistan.

Il corso, tenuto da insegnante universitario, si svolgerà da sabato 11 aprile 2015 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 17 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 51 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 10 settimane con la seguente
cadenza:
sabato: ore 08.30- 10.15 e 12.00

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli asami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello

Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato per il 10 aprile 2015

Iscrizione:
istitutoculturaleiran@gmail.com
06 3052207 – 8

N.B.
Il giorno 11 aprile (prima lezione) è didicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 09.00.

Iran, arte e cultura

In occasione del 36° anniversario della vittoria della Rivoluzione Islamica l’ Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell’Iran organizza in collaborazione con l’Organizzazione della Cultura e delle Relazioni Islamiche, il Museo d’Arte Contemporanea di Teheran, il Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” e la “Casa del Cinema” di Roma il “mese della cultura iranica” con la presentazione di una grande mostra di arte contemporanea dedicata alla produzione ceramica, alle calligrafie e alle miniature e completata da una serie di fotografie che illustrano il passato ed il presente dell’Altopiano iranico .

La mostra si articola attraverso quattro sezioni:

La ceramica: l’arte della ceramica affonda le sue origini in epoche remote, raccontando i progressi della civiltà e le relazioni socio-economiche che ne derivano. In questa sezione saranno esposti manufatti antichi, di proprietà del MNAO che dialogheranno con la più alta espressione artistica contemporanea, ispirata da un lato dalle produzioni delle ceramiche grigie dell’Altopiano e dall’altra dalle grandi fabbriche di Nishapur nel Khorasan e di Samarcanda in Transoxiana, di Rayy e di Kashan solo per citarne alcune.

La miniatura: Le opere d’arte scoperte nella regione del Lorestan risalgono a diecimila anni fa, arte conosciuta e praticata anche nell’impero partico e sasanide, . Dopo l’avvento dell’Islam, in particolare a partire dal XIII secolo l’arte della miniatura, influenzata alle origini dalla tradizione bizantina, divenne un vero e proprio genere artistico, raggiungendo la sua più alta espressione tra il XV e il XVI secolo, raffigurando non solo scene di corte, di caccia, ma anche motivi desunti da altre classi di oggetti come i tappeti e le calligrafie. Nel periodo classico gli artisti erano raggruppati in scuole di cui quella reale era la più prestigiosa; Tabriz e Shiraz furono importanti centri di produzione.

La calligrafia: l’arte della calligrafia, realizzata in caratteri Nasta’liq, è caratterizzata da una inclinazione delle lettere verso destra e da un uso equilibrato delle linee curve del Ta’liq e di quelle dritte del Naskh. E’ realizzata con un calamo di canna , la cui punta, tagliata in obliquo, ha una inclinazione appena visibile. L’inchiostro, nero o colorato, è realizzato con vari pigmenti, mescolati ad acqua depurata, versato su uno stoppaccio di seta, posto nel calamaio che permette di dosare la quantità di inchiostro. I testi che ispirano gli artisti sono tratti dal Libro Sacro o dalla grande poesia persiana.

La fotografia: a completamento dell’esposizione saranno esposte venti fotografie tratte dall’album “Ricordo del viaggio in Persia della missione italiana 1862” conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. L’album dedicato da Marcello Cerruti a Sir Austen Henry Layard, che dopo i celebri trascorsi d’archeologo in Oriente ebbe, in Venezia, interessi nelle arti e nell’imprenditoria, furono eseguite da Luigi Montabone (1827 ca.- 1877) pioniere della fotografia in Italia. La produzione dei fotografi italiani in Persia tra il 1848 e il 1864, oltre a costituire la più precoce documentazione conosciuta sul mondo Qajar, offre un elemento, significativo delle relazioni tra il Regno di Sardegna prima e il Regno d’Italia poi, con la Persia. Un indubbio rilievo ebbe anche l’interesse dello Shah Nasr al-Din verso la fotografia. Questa produzione sollecitò i fotografi persiani dell’epoca che da un lato si indirizzarono verso soggetti legati alla modernità e alla documentazione sociale, dall’altro presero spunto da un gruppo di autori italiani coevi al Montabone, che nella Persia Qajar, ebbero un ruolo pionieristico nello sviluppo della fotografia e nella documentazione del territorio.

La missione italiana in Persia fu progettata sin dal 1860 da Camillo Benso di Cavour, ma solamente nell’aprile del 1862, con la partenza del folto gruppo di componenti, poté prendere l’avvio. Marcello Cerruti, genovese, già ministro in Costantinopoli, guidava l’ambasciata straordinaria, ricca di ben 19 membri (tutti destinati ad occupare posizioni di rilievo nel panorama scientifico italiano).

MOSTRA
IRAN Arte e Cultura
La civiltà dell’Iran attraverso ceramiche, calligrafie, miniature e immagini del passato e del presente
15 marzo -19 aprile 2015

 


Luigi Montabone ed il suo album

“Ricordi del viaggio in Persia della missione italiana del 1862″

 

Luigi Montabone fu un pioniere della fotografia in Italia, attivo dal 1856 fino alla sua morte. La sua carriera è culminata con l’apertura di diversi studi fotografici a RomaFirenzeTorino e Milano oltre ad essere uno dei fotografi italiani che operarono in Persia negli anni 1848-1864, sotto il regno di Nâseroddin Shah, della dinastia Q

ajar (1831-1896). L’identificazione e il recupero della loro opera, ancora oggi poco conosciuta, ha consentito di aggiungere alla conoscenza della storia della rappresentazione fotografica un episodio singolare e di particolare significato, sia per la cultura fotografica italiana, sia per quella iraniana, mettendo in luce l’originale contributo fotografico italiano fuori dei confini nazionali, in particolare per quel capitolo della storia della fotografia dell’Ottocento che riguarda il viaggio in Oriente e la costruzione della sua immagine nella cultura letteraria e visiva occidentale.

Il periodo considerato, eccezionalmente vivo per lo sviluppo degli interessi fotografici, fu particolarmente ricco di avvenimenti che investirono la Persia, sia per quanto riguarda le iniziative diplomatiche italiane ed europee, sia in relazione alle vicende interne e all’interesse verso l’Occidente manifestato dallo shah Nâseroddin. Risalgono a quest’epoca, ad esempio, la formazione dell’Università di Tehran, l’attività fotografica dello stesso Shah e, sul versante occidentale, importanti missioni diplomatiche e scientifiche, come quella del ministro plenipotenziario francese Prosper Bourée (1855-1856), alla quale partecipò come illustratore Alberto Pasini (1826-1899), e quella italiana del 1862 guidata dal ministro Marcello Cerruti, che vide in campo il fotografo Luigi Montabone (1827 ca.-1877), assistito da Alberto Pietrobon, e l’illustratore Stanislao Grimaldi del Poggetto (1825-1903), coadiuvato da Giuseppe Centurione (1824-1897), impegnati al servizio dei diplomatici e del folto gruppo di scienziati tra cui Filippo De Filippi, Giacomo Doria e Michele Lessona.

La fortuna della campagna di riprese realizzata da Luigi Montabone durante la missione del 1862, riscontrabile nella diffusione internazionale degli album fotografici che ne celebrarono l’evento, testimonia l’interesse verso la singolarità dell’impresa visiva e il particolare rilievo che veniva attribuito alla più moderna e realistica documentazione fotografica. Nella serie di Montabone, che comprende vedute ed edifici di Yerevan, Qazvin, Soltaniyeh, Tabriz, Tbilisi, Tajrish, Tehran, Zanjan, si riassumono e si condensano sapientemente tutti gli intenti documentativi, scientifici, narrativi e celebrativi della missione stessa. Le fotografie così ottenute occupano una posizione particolare rispetto alla ricca produzione di indirizzo orientalista che nel decennio successivo inizierà a circolare con abbondanza in Occidente. Fortemente orientate dagli interessi del gruppo di giovani naturalisti che presero parte alla missione, le immagini fotografiche di Luigi Montabone, nel panorama della fotografia persiana dell’epoca, rappresentano un episodio anticipatore, che sollecitò l’interesse verso soggetti legati alla modernità e alla documentazione sociale.

L’esemplare “Ricordi del viaggio in Persia della missione italiana del 1862”, conservato alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, dal quale sono tratte le diciassette fotografie in mostra fu acquisito nel 1918 e si compone da sessanta fotografie, con ritratti di personaggi della Corte, di una ventina di personaggi georgiani, paesaggi dell’Armenia e del Caucaso e vedute persiane..

Questa copia presumibilmente proviene dalla dispersione di parte dei beni dell’abitazione veneziana di Sir Austen Henry Layard (1817–1894), eminente archeologo inglese al quale si deve la scoperta delle città assire di Nimrud (1845) e di Niniveh (1849). Infatti  nel frontespizio si legge una dedica manoscritta di Marcello Cerruti “Al miglior amico d’Italia | al Sig Layard | il suo devotissimo | M Cerruti | li 29 ottobre 1865 (Firenze)”.

L’esemplare Marciano è particolarmente rappresentativo, vuoi per essere stato il primo album indagato, vuoi perché le sue caratteristiche ricorrono in gran parte degli esemplari esaminati, tanto da farne il modello di riferimento. Eccetto l’esemplare allestito per Vittorio Emanuele II, (Torino, Biblioteca Reale) le copie degli album finora noti sono composti con identica quantità di fotografie.

Le immagini, rispettano la progressione dell’itinerario percorso dalla Missione per giungere a Tehran, mentre sono frequenti le varianti di montaggio delle fotografie nella sequenza relativa alle singole località illustrate.

Il criterio di ordinamento degli album privilegia in apertura della sequenza le raffigurazioni delle autorità, a cui vengono fatte seguire le residenze ufficiali e le vedute delle singole località documentate.
Gli esemplari che più concordano con l’album marciano, sono le copie conservate nell’Archivio della Casa Reale dell’Aia e alla Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro.


Il Museo di arte Contemporanea di Teheran

Il Museo, sito al centro della città, è circondato da un’area verde denominata Il Parco delle Statue per la presenza di sculture di importanti maestri dell’Iran e del mondo.

Opera sotto la direzione generale degli affari artistici del Ministero della Cultura e della Guida Islamica della Repubblica Islamica dell’Iran.

L’edificio è stato progettato dall’architetto Kamran Diba ed è uno fra i più importanti palazzi della capitale iraniana per la sua architettura persiana moderna ispirata all’architettura tradizionale iraniana, in particolare lla torre del vento di Yazd.

Il vestibolo (la sala d’ingresso di rappresentanza), i punti d’incrocio e il passaggio utilizzati nell’architettura di questo edificio sono studiati proprio per invitare i visitatori ad immergersi nell’approfondimento della storia gloriosa dell’arte e della cultura dell’Iran.

Il Museo d’arte contemporanea viene considerato il centro dell’attività artistiche più importanti dell’Iran nell’ambito delle arti visive. Nei suoi due mila metri quadrati di spazi riservati alle esposizioni,

divisi in nove sale, vengono costantemente presentate le diverse esposizioni artistiche creando l’occasione, per gli appassionati dell’arte, di ammirare le bellezze dei capolavori artistici.

Il Museo d’arte Contemporanea di Teheran ha iniziato ufficialmente le sue attività culturali nel

1978 e cerca con tutte le forze di promuovere l’arte della Rivoluzione Islamica. Gli obiettivi si

concentrano in maggior misura nella presentazione dell’arte contemporanea per promuovere le capacità

iraniane dal punto di vista di qualità e quantità, sostenendo gli artisti in modo che possano promuovere

l’arte iraniana nel mondo pur conservando la propria identità estrinsecata nelle loro opere e scoprire al contempo nuovi talenti e nuove idee.

Il museo possiede un patrimonio ricco di capolavori artistici tra i più prestigiosi al mondo. Le statue, posizionate all’interno del Parco, di grandi artisti scultori come Alberto Giacometti, Henry Moore, Parviz Tanavoli, hanno donato a questo luogo, non solo una bellezza sorprendente ma anche un alto valore artistico. Alcune opere dei noti scultori mondiali posizionate nel Parco delle Statue sono: Cavallo e Cavaliere di Marino Marini; Le Therapeute di Renè Magritte.; L’uomo esteso di Henry Moore; La grande Donna e L’uomo che cammina, due capolavori di Alberto Giacometti; Torsione nello spazio di Max Bill; Omaggio a Pablo Neruda di Eduardo Chillida

Il visitatore non appena entra nel museo dopo aver fatto un percorso rotatorio visitando le sale arriva al vestibolo che ospita il capolavoro dell’artista Giapponese Haraguchi Noriyuki intitolato La Materia e il Pensiero.

Oltre le nove sale espositive il museo possiede anche una biblioteca specializzata, con la sezione

audiovisiva e cineteca.

Tra le opere che fanno parte del patrimonio del Museo di Arte Contemporanea di Teheran possiamo elencare quelle di artisti come Pierre- Auguste Renoir, Lautrec, Paul Gauguin, Pablo Picasso,

Max Ernest, Magritte, Jackson Pollock, Franz Jozef Kline, Francis Bacon ed altri artisti di fama internazionale.

Cultura iraniana a Roma

Doppio appuntamento con la cultura iraniana a Roma a partire da venerdì 13 marzo 2015. Una mostra al museo di Arte orientale di via Merulana e una rassegna di cinema presso la Casa del Cinema a Largo Marcello Mastroianni. Ecco i dettagli.

LEGAMI DI CELLULOIDE
Poetica e sentimenti del nuovo cinema iraniano

Sette film per illustrare la poetica dei sentimenti nell’Iran contemporaneo. Il cinema come forma d’arte privilegiata per esprimere il cambiamento senza tradire i valori più profondi della società iraniana.

Consulta il programma completo: Programma rassegna cinema

13/14/15 marzo 2015
Casa del Cinema
Roma, Largo Marcello Mastroianni 1

Info: 06 30 52 207 / 8
istitutoculturaleiran@gmail.com

Programma rassegna cinema

Invito inaugurazione rassegna

 

 

INVITO CINEMA iran 2015

 

 

IRAN, ARTE E CULTURA
La civiltà iraniana attraverso ceramiche, calligrafie, miniature e immagini del presente e del passato

Inaugurazione sabato 14 marzo, ore 11.00

Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Via Merulana 248, Roma

Iran, arte e cultura

L’Iran degli ayatollah nell’era digitale

Iran digital landscape

Domenica 7 giugno, alle ore 17,30 presso Taberna Persiana  (Via Ostiense 36 H) a Roma, viene presentata la ricerca L’Iran degli ayatollah nell’era digitale. Censura e nuovi media in Iran. Presentato da Arab Media Report, in collaborazione con Small Media. Sarà presente l’autore Antonello Sacchetti – giornalista e autore di Diruz – insieme ad Azzurra Meringolo – coordinatrice scientifica di Arab Media Report – e Antonella Vicini – giornalista esperta di Iran e autrice di Sguardi Persiani

In “L’Iran degli ayatollah nell’era digitale” sono riassunte indagini sulla televisione satellitare, l’editoria, la stampa e internet in Iran, con inediti approfondimenti sul mondo dei social network e delle start-up. Seguendo lo sviluppo dei media in questi ambiti, in ognuno di essi si approfondisce la nascita e l’espansione della censura governativa, i mezzi cui ricorre la società per aggirarla e gli aspetti paradossali e contraddittori che emergono da questa interazione. Tanto da domandarci fino a che
punto possiamo pensare l’Iran come una società chiusa, in cui i cittadini sono costantemente controllati e messi sotto pressione, e fin dove, invece, può estendersi il controllo del governo nell’era di internet e dei media globalizzati.

Ingresso libero con aperitivo persiano fino ad esaurimento posti.

Si prega di confermare la propria presenza a arabmediareport.redazione@gmail.com

L’Iran degli ayatollah nell’era digitale (PDF)

L’Iran degli ayatollah nell’era digitale. Censura e nuovi media in Iran

Domenica 7 giugno ore 17,30

Taberna Persiana

Via Ostiense 36 H, Roma

 

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L’Iran e la satira

Una Metamorfosi iraniana

La strage della redazione di Charlie Ebdo ha riaperto il dibattito sul rapporto tra satira e potere, soprattutto nei Paesi islamici. In un altro post abbiamo anche parlato di quali siano state le reazioni in Iran. .

Per farsi un’idea del rapporto tra satira e potere nella Repubblica Islamica, vorremmo qui proporre tre libri, diversi tra loro per stile e data di pubblicazioni e tutti e tre ugualmente interessanti per ragioni diverse.

Il primo si intitola Iran. Gnomi e giganti, paradossi e malintesi, testi di Ebrahim Nabavi  e disegni di Reza Abedini, pubblicato in Italia da Spirali nel 2009.

E’ un libro bello da leggere e anche solo da sfogliare. Alcune pagine sono graffianti. Ad esempio:

La fuga dei cervelli

“Ha riso: l’hanno accusato di prendere in giro il regime e l’hanno picchiato.

Era silenzioso: l’hanno accusato di ordire un complotto contro il governo.

Ha condotto una vita allegra: l’hanno arrestato per immoralità.

Ha inseguito la ricchezza: l’hanno accusato di corruzione.

Ha inseguito il potere: l’hanno accusato di opposizione al governo.

Ha pianto: l’hanno arrestato con l’accusa di disfattismo.

Ha scritto: l’hanno arrestato con l’accusa di diffondere menzogne e d’insultare i leader.

Non ha scritto: gli amici l’hanno accusato di complicità con il potere.

Ha camminato: l’hanno picchiato con l’accusa di vagabondaggio.

Si è seduto: l’hanno accusato di ostruire il passaggio.

Alla fine un bel giorno, ha usato il cervello: è fuggito.

La morale: uno dei motivi della fuga dei cervelli è l’uso del cervello”.

Ebrahim Nabavi

Secondo consiglio di lettura: Una metamorfosi iraniana, di Mana Neyastani, pubblicato in Italia nel 2012 da Coconino Press – Fandango. E’ un graphic novel dai toni kafkiani, tratto da una storia vera. Mana disegna vignette per il supplemento settimanale per ragazzi del giornale Iran. Il suo lavoro non ha a che fare con la politica, almeno così crede. Un giorno però pubblica una storia in cui uno scarafaggio parla azero. Non c’è l’intenzione di offendere nessuno, ma nel giro di pochi giorni scoppia la protesta degli azeri nel nord del Paese. Le scuse del giornale non bastano e Mana diventa il facile capro espiatorio. Arriva l’arresto, il carcere e poi la scelta dell’esilio. Un libri duro, che fa capire come la macchina della censura possa colpire tutti.

Terzo e ultimo consiglio di lettura: Nel paese dei mullah, di Hamid-Reza Vassaf. Anche questo è un graphic novel. La storia è in questo caso inventata: un soldato dell’esercito iraniano naufraga su un’isola deserta del Golfo Persico. Lo soccorre uno uno scrittore che ha scelto di vivere lì, lontano dal trambusto di Teheran. L’incontro tra il militare e l’intellettuale diventa l’occasione per ripercorre, ognuno dal suo punto di vista, la storia dell’Iran dalla rivoluzione ai giorni nostri.

Buona lettura.

Musica tradizionale persiana a Milano

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Concerto di musica tradizionale persiana in occasione dell’anniversario della nascita del Profeta dell’Islam

Gruppo Sepid o Siah Bianco e Nero

Info: 06 30 52 207 / 8 – Si prega di comunicare la vostra presenza inviando una e-mail all’istituto:
istitutoculturaleiran@gmail.com
Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran – Roma

United History Iran 1960-2014

Più di 20 artisti e 200 opere, che raccontano il Paese attraverso la sua arte dal 1960 ad oggi, passando per la Rivoluzione del 1979 e la guerra tra Iran e Iraq degli anni Ottanta.

Tra realtà e ideale, politica e poetica, attualità e ricordo: uno sguardo rivolto in particolare su alcune figure di spicco provenienti dalle avanguardie più recenti nel campo delle arti visive e del cinema, compresa l’ultima generazione di artisti.

La mostra è ideata e organizzata dal Musée d’Art moderne de la Ville de Paris in coproduzione con il MAXXI.

La mostra e gli eventi collaterali sono stati resi possibili grazie al supporto di Hormoz Vasfi.

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo ∙ Via Guido Reni 4A – 00196 Roma

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United History Iran 1960-2014

11 dicembre 2014 – 29 marzo 2015

a cura di Catherine David, Odile Burluraux, Morad Montazami, Narmine Sadeg e Vali Mahlouji

http://www.fondazionemaxxi.it/2014/08/05/unedited-history-iran-1960-2014/

 SCARICA LA MINI GUIDA

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Islam sciita: dialoghi con Henry Corbin

Islam sciita: dialoghi con Henry Corbin

Pubblicato anche in Italia “Islam sciita: dialoghi con Henry Corbin” di Allamah Tabatabaei. Il libro, tradotto dal persiano all’italiano da Ali Reza Jalali e Mona Rezvan, raccoglie la corrispondenza tra il sapiente e dotto sciita e l’orientalista francese. Il libro sarà presentato al pubblico sabato 13 dicembre 2014 a Roma in collaborazione con l’Istituto culturale della Repubblica Islamica dell’Iran e la casa editrice Irfan Edizioni.

 

 
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Melbourne

Locandina Melbourne

Il 27 novembre esce nelle sale italiane Melbourne, film dell’iraniano Nima Javidi. Distribuito da Microcinema, il film è stato  presentato allo scorso Festival di Venezia come Film di apertura della 29. Settimana Internazionale della Critica.

La storia

Amir (Payman Maadi, il protagonista del film Premio Oscar Una separazione) e Sara (Negar Javaherian) stanno per trasferirsi a Melbourne per continuare gli studi. Nelle poche ore che li separano dal volo, i due stanno sistemando le ultime cose nel loro appartamento. Con loro, in casa c’è la figlia neonata dei vicini: la tata è dovuta uscire e l’ha affidata alla coppia. Mentre i preparativi per la partenza continuano, e dopo aver chiamato il padre della piccola perché venga a prenderla, Amir e Sara dovranno fare i conti con un evento tragico che rischia di sconvolgere la loro vita.​​

 

Note di regia

Una delle domande che continuavo a pormi dopo la prima proiezione di prova del film è se questa coppia sarebbe riuscita a vivere insieme dopo tutto quello che era successo. Non era importante ai fini della narrazione, ma lo era per me, considerando che avevo vissuto assieme a loro fin dall’inizio della sceneggiatura.

Quel giorno, dopo che le luci del cinema si erano accese, mentre tutti gli altri parlavano del montaggio, del sonoro e dell’assenza di musica in quella copia di lavorazione, io continuavo ossessivamente a riflettere sul destino dei personaggi del film.

Da quel giorno, questo pensiero non mi ha più abbandonato. Ho riflettuto sul futuro e ho immaginato Amir e Sara in varie situazioni, ma non riuscivo a credere che vivessero ancora sotto lo stesso tetto. Mi dispiaceva molto, ma tutto sembrava finito, perché conoscevano meglio alcuni loro aspetti caratteriali che avrebbero messo in crisi il rapporto.

Credo che la caratteristica più affascinante e, allo stesso tempo, terribile degli esseri umani sia l‘imprevedibilità. Qualcosa che è legato a una componente della natura umana che appare nelle situazioni complesse e che risulta anche sorprendente.

Questa è la stessa esperienza che ha vissuto la coppia, apparentemente innocente, di Melbourne, un’esperienza amara, anche se profonda.

Ma credo che la situazione non sia del tutto negativa. In qualsiasi posto del mondo si trovino ora, sotto lo stesso tetto o meno, queste due persone conoscono meglio la propria vera natura. E questo è un passo in avanti.

Nima Javidi

Nato nel 1980, Nima Javidi si è laureato in ingegneria meccanica e ha iniziato a girare dei cortometraggi nel 1999. Ha già diretto sei corti, due documentari e più di trenta pubblicità per la televisione. Melbourne è il suo primo lungometraggio.

Galleria di immagini

Taberna persiana, lettura di poesie

Lingua persiana

Il team culturale di Taberna Persiana organizza un nuovo corso di lingua Farsi che sarà basato su tecniche di conversazione e dialogo, a cura di Zahra Tofigh (mediatrice culturale) che il giorno della presentazione spiegherà i dettagli e la procedura delle lezioni.

Il corso avrà una durata di 4 mesi e al termine della presentazione verranno concordate le date e gli orari degli incontri, venire incontro alla disponibilità di tutti.

Il costo concordato è di 30€ al mese.

La presentazione si aprirà con lettura di poesie persiane recitate in italiano da Antonello Sacchetti e in Farsi da Zahra Tofigh cui seguirà un aperitivo persiano con buffet completo.

2 novembre 2014 ore 17:30
via ostiense 36/H Roma

tel 0681109052
info 3271579641

www.tabernapersiana.com/

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Hamlet o la dispersione dell’essere

Chiedersi come si possa declinare oggi una riscrittura shakespeariana è un buon inizio. Implica una domanda rivolta non tanto alla coercizione della verosimiglianza, ma a un primo atto di coraggio che potrebbe ricordare in sé l’ammonimento di Peter Brook sul dovere di dimenticare Shakespeare. Vale a dire, non lasciarsi ingabbiare dalla doppia linea tesa tra autore e personaggio, ma reputare un testo la meta di una corrente stratificata e intrisa d’umanità.

Tuttavia, proprio l’equivoco dell’abbandono di una fonte può risultare letale quando non si tenga conto delle tre condizioni vitali che sempre Brook ravvisa in Shakespeare: osservazione, assimilazione e memoria. Tre nuclei portanti di un genio che non andrebbe replicato per clonazione pedissequa di scenari labili, nonché densi proprio per questo di apparati critici, ma sfidato su un terreno di conoscenza che potesse perpetuarne la realtà senza tempo.

Su queste premesse si innesta una riflessione seconda a partire dalla messinscena proposta dal collettivo di Teheran Quantum Theatre, per la prima volta in Italia con Hamlet al Piccolo Teatro Studio Melato. La scena si apre con un attore dal volto coperto da una maschera antigas che si rivelerà essere la cornice narrante del becchino cui la tragedia del bardo affidava massime e lazzi e cui la regia di Arash Dadgar e la drammaturgia di Shahram Ahmadzadeh assegnano un ruolo più che primario, oltre che di collettore fisico della vicenda dall’inizio alla fine. Un margine di personaggio essenziale a legare fili drammaturgici spesso troppo scoperti, dove alla danza sufi di un’Ofelia di pelle scura e in abito nuziale, si accompagnano la smodatezza di Gertrude dalla parrucca bionda o la posa da fantoccio di Laerte, colpito dal roteare estatico della sorella destinata al rifiuto dolente di Amleto.

Proprio quest’ultimo si inserisce con isterismi calcolati tra un discorso e l’altro del patrigno e occupante Claudio in versione gerarca: il capo rasato e inciso da una maschera militare disegnata sulla cute per rimarcare aggressività e tracotanza. Attorno si muovono spettri, amici infedeli e servi del potere con parrucche volutamente posticce, mentre musiche delle tradizioni miste orientali e occidentali – da Nyman al motivo di Kill Bill fischiato dal becchino in presenza di Polonio – accompagnano le arcate poco definite della nuova faccia d’Amleto. Un azzardo che, da un lato, abbraccia coerentemente l’intento di scuotere i rapporti tra spettatore e scena e, dall’altro, imbocca strade pericolose di dispersione in un accumulo di simboli, richiami al presente e maschere fisse che si aggirano minacciose attorno ad Amleto e alla sua sostanziale perdita di centralità.

Da un parapetto in acciaio si sporgono i morti che lì si raccolgono in schiera, al di sotto entrano ed escono da porte in legno caratteri in pose ridicole o dall’eloquio astruso. Se inoltre la tenuta maggiore si rispecchia forse nella verità tutta iraniana che attribuisce a Polonio il ruolo di censore accanito della parola e della letteratura – non a caso verrà soffocato a morte dal principe danese con un quotidiano – non basta però a rintracciare altrettanto giustificate eversioni nel rapporto tra Amleto e Ofelia, come tra Amleto e Gertrude con gli intermezzi onirici dei dialoghi spettrali.

I canti di un’Ofelia da romanzo coloniale e gli umori schizofrenici di Amleto con occhiali tondi, balzi incontrollabili e risata sardonica, investono poi la scelta indubbiamente audace di diluire il monologo celebre del dubbio tra più identità: dall’etica dell’essere padre di Polonio all’abbandono di Gertrude come non essere sperimentato accanto a un marito che l’ha abbandonata prima e dopo la morte. Così le smanie di vendetta d’Amleto si moltiplicano in uno spirito insolente e indomito più somigliante al Kostja del Gabbiano cechoviano che non a un architetto della contraddittorietà umana.

Se allora i blocchi di partenza di Quantum Theatre, ispirati già nel nome alle combinazioni delle particelle fisiche, si connotano d’interesse e qualche visione registica non scontata – si pensi al rapporto tra potere e censura e alla tematica centrale della dissidenza di Amleto accomunati dall’uccisione della parola con giornali fatti a pezzi o seppelliti – è però nell’esito ultimo che la sovrapposizione e la carica di segni non del tutto decodificabili prevalgono confusamente sull’urgenza del racconto. Si frammentano cioè all’eccesso le dimensioni cosiddette «prismatiche» di Shakespeare per un accavallarsi complessivo di rimandi, giochi psicologici e riflessioni sulla sete di regno senza effettivo intreccio e crescita, senza il lascito necessario della teatralità più sinceramente tragica.

Dimenticare Shakespeare alla maniera di Brook non significa infatti annebbiare o seminare tracce vaghe di un sentore d’archetipo, ma più vividamente cogliere nella contemporaneità e poetica della sua eredità quei fili ancora nascosti, per esaltarne proprio l’universalità e la discussione perenne sull’essere.

Piccolo Teatro Studio Melato – Milano
dal 30 settembre al 4 ottobre 2014
Hamlet
libero adattamento di Shahram Ahmadzadeh dall’immortale “Amleto” di William Shakespeare
regia e scene Arash Dadgar
manager e produttore internazionale Camelia Ghazali
con (in ordine di apparizione) Mehran Emambakhsh, Hesam Manzour, Behrouz Kazemi, Ammar Ashoori, Mohammadreza Aliakbari, Amin Tabatabai, Shabnam Farshadjoo, Khosrow Shahraz, Sanaz Najafi, Amir Rajabi, Mehrab Rostami
costumi Elham Sha’bani
trucco Sara Eskandari
compositore Ashkan Faramarzi
musiche selezionate e pubblicate da Delara Moghadasian
produzione Quantum Theatre Group Teheran

Spettacolo in lingua farsi con sovratitoli in italiano

35° corso di lingua persiana

Corso lingua persiana

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il 35° CORSO di LINGUA Persiana

Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanista, Pakistan, india e il Tajikistan

Il corso, tenuto da insegnante universitario, si svolgerà da sabato 11 ottobre 2014 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

sabato: ore 09.00- 10.30 e 12.00

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello

Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato per 10.10.2014

Iscrizione:

istitutoculturaleiran@gmail.com

06 3052207 – 8

N.B.

Il giorno 11 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 09.30. 

La sostenibile pesantezza dell’essere

Probabilmente mi sono persa

«Io non conosco me stessa, tu non conosci me stessa, lei non conosce me stessa, noi non conosciamo me stessa, voi non conoscete me stessa».

La cantilena che la protagonista si ripete «come una beatitudine», sembra racchiudere l’anima dell’ultimo libro edito da Ponte33, Probabilmente mi sono persa, dell’iraniana Sara Salar (classe 1966), tradotto in italiano da Jasmine Nassir. In patria il romanzo ha venduto 30 mila copie ed ha avuto quattro edizioni, vincendo anche il prestigioso premio letterario Golshiri. Il libro ha avuto poi problemi con la censura e al momento non è più in vendita nelle librerie iraniane.

Sara Salar
La scrittrice Sara Salar

Forse la  copertina dice già molte cose: un volto – di certo non allegro – di donna incorniciato in una testa enorme, eppure come sospesa in cielo, con le stelle tra i capelli. Volendo fare una battuta, potremmo parlare di una sostenibile pesantezza dell’essere.

La pesantezza dei pensieri, dei dubbi, dei sogni infranti di una giovane donna che si sente con la testa per aria ma deve sostenere il peso dell’essere madre e moglie in una città che sente ostile.

È un libro cervellotico, quello della Salar. E non è detto che questo sia un limite. Ancora una volta, dall’Iran ci viene proposta l’opera di una donna, narrata in prima persona. A differenza di altri romanzi apparentemente simili (viene spontaneo il paragone con Come un uccello in volo di Fariba Vafi e anche con A quarant’anni di Nahid Tabatabai), Probabilmente mi sono persa è meno immediato e anche meno “facile”. Una donna sui 35 anni, nata nel Belucistan e trapiantata a Teheran, con un figlio piccolo, un marito assente e un corteggiatore assillante in una megalopoli dura, caotica e grigia. Fin qui, nulla di nuovo sotto il sole di Teheran. Però stavolta c’è altro. Anzi, c’è un’altra. E si chiama Gandom. In apparenza, è una vecchia amica della protagonista, sua compagnia di studi negli anni della gioventù e suo alter ego. Ma più si va avanti con le pagine e più questo personaggio sembra una proiezione della protagonista, un po’ come il Tyler Durden del celebre Fight Club di Chuck Palahniuk.

Qui non si raggiungono quei toni, ma la realtà narrata e comunque assai poco consolatoria. Tra cartelloni pubblicitari e trasmissioni radio su temi religiosi, il racconto si snoda in una città in cui povertà, droga e abbandono sembrano ancora più evidenti agli occhi di una donna nata in una delle tante province dell’immensa nazione iraniana.

L’autrice Sara Salar a Roma, 7 ottobre 2014

Anche il linguaggio scade più volte nel turpiloquio, a testimonianza di una società che si è fatta più volgare, tra speculazioni, boom edilizio e affari poco leciti.

C’è molta psicanalisi in questo romanzo. E c’è anche molta letteratura contemporanea.

in altre parole, c’è molto Iran dei nostri giorni.

«Dal vetro della macchina guardo il cielo, il cielo color piombo di Teheran…Ho detto al dottore: È come se mi fossi persa anni fa, persa nel cielo nero stellato di Zahedan».

Un pomeriggio con Sohrab Sepehri

Un pomeriggio con Sohrab Sepheri

Giovedì 18 settembre ore 17,00

Un pomeriggio con Sohrab Sepehri

In occasione della presentazione del volume Sino al fiore del nulla

a cura di Nahid Norozi, Aracne, Roma 2014

Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte[mappress mapid=”1″][mappress mapid=”1″][mappress mapid=”1″]

Sala della Crociera c/o MIBACT Roma, Via del Collegio Romano, 27 –

II° piano

Intervengono:

  • Domenico Ingenito (Università di Los Angeles)
  • Nahid Norozi (Università di Bologna)
  • Carlo Saccone (Università di Bologna)

Sohrāb Sepehri (1928-1980), molto amato in Iran dal pubblico di ogni età che ne ammira l’arte squisita e la raffinata spiritualità, è uno dei massimi poeti e pittori persiani contemporanei. La sua poetica dello “sguardo vergine” gli dona una visione fanciullesca che lo libera da ogni condizionamento permettendogli di amalgamarsi spontaneamente coi colori, di girovagare innocente in un mondo onirico, di ritrovare con timore tremore e stupore, nelle immagini chiaro-scure, il proprio specchio in cui contemplarsi. Per poi introdursi magari nel mondo della veglia in cerca di specchi più limpidi, di altre visioni. Il tema del viaggio, soprattutto spirituale, è onnipresente nel suo dettato, in cui il poeta affiora costantemente come cercatore di un Sé perduto, di un Sé sospeso nell’aura del “Nulla”, quel Nulla che di “nomi” convenzionali non si contamina e nuota nel silenzio del linguaggio:

Andavamo, gli alberi: quanto alti, e la visione: quanto nera! / Una strada era, da noi sino al fiore del nulla!  

Nota sulla Curatrice: Nahid Norozi, poetessa e studiosa di origini iraniane da anni in Italia, ha curato la prima traduzione italiana del mistico iranico medievale Najm al-Din Kubra, (Gli schiudimenti della Bellezza e i profumi della Maestà, Mimesis 2011) ed è autrice del volume Prestiti arabo-persiani nella lingua spagnola, Centro Essad Bey, 2014. Suoi saggi di traduzione di poeti persiani contemporanei sono apparsi su “Meykhane. Voci e memorie persiane”. Come poetessa ha pubblicato un’antologia (Soluk-e Pichak, ‘Il sentiero dell’edera’, Centro Essad Bey 2013). È tutor di lingua persiana presso l’università di Bologna.

Nota sul Direttore della Collana “Gundishapùr” di Edizioni Aracne: Carlo Saccone, insegna Letteratura persiana e Storia del pensiero islamico all’Università di Bologna. Ha curato la traduzione dei vari poeti e mistici persiani (Sanā’i, ‘Attār, Hāfez, Nezāmi, Ahmad Ghazāli, Ansāri) ed è autore di diversi saggi, tra cui tre volumi di una Storia tematica della letteratura persiana (Luni 1999, Carocci 2005, Aracne 2014) e di saggi sull’islam (I percorsi dell’Islam, EMP, 2003) e sul Corano (Allah, il Dio del Terzo Testamento, Medusa 2006 e Iblis, il Satana del Terzo Testamento, Centro Essad Bey 2012).

Nota sul Relatore: Domenico Ingenito, Professore di letteratura persiana presso l’Università UCLA di Los Angeles, tra il 2010 e il 2013 ha insegnato presso l’Università di Oxford e la Harvard Summer School in Ottoman Studies. Ha pubblicato saggi e contributi scientifici su diverse riviste ed è stato ospite di numerose manifestazioni poetiche, in Italia e all’estero. È curatore di La Strage dei Fiori – Poesie persiane di Forugh Farrokhzad, Orientexpress  2008, e autore di altri studi letterari. Come poeta, ha pubblicato la raccolta Per camminare rapidi sulle acque, Ladolfi Editore 2012 

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Letteratura italiana in Iran

Quanto è conosciuta la letteratura italiana in Iran? Quali sono gli autori pubblicati in Iran e quali i più letti e apprezzati dai lettori persiani?

E’ stato il tema di un incontro tenutosi a Roma il 26 giugno 2014 con Ali Asgar Mohammadkhani, vice direttore dell’Istituto Culturale Shahr-e ketab (Città del libro) di Teheran.

Ecco il video di una parte del suo intervento:


Qui di seguito alcune copertine di autori contemporanei italiani pubblicati in Iran.

 

 Si ringrazia l’Istituto della Repubblica Islamica dell’Iran per le immagini delle copertine dei libri.

L’Italia vista dall’Iran

Italia vista dall'Iran

Ali Asgar Mohammadkhani, vice direttore dell’Istituto Culturale Book City di Tehran, illustrerà come le traduzioni di letteratura italiana abbiano contributo a creare l’immagine che gli iraniani hanno attualmente del nostro Paese.

Nel corso degli ultimi cinquant’anni, la letteratura italiana contemporanea e le problematiche della nostra società sono state presentate ai lettori iraniani attraverso i principali esponenti della scena letteraria:  Silone, Tomasi di Lampedusa, Pirandello, Moravia, Morante, Calvino,  Eco, Benni, Tamaro e tanti altri.

In collaborazione con l’Istituto Culturale Iraniano e l’Associazione culturale Ponte33

L’Italia vista dall’Iran attraverso la traduzione letteraria

Casa delle Traduzioni
via degli Avignonesi 32 – 0645460720
casadelletraduzioni@bibliotechediroma.it

invito_iran 26 giugno

A volte velo e a volte specchio

Presentazione a Roma

Con il saluto della direttrice della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte Maria Concetta Petrollo Pagliarani, si svolgerà giovedì 29 maggio alle ore 17,30, presso la Sala della Crociera c/o MIBACT – Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte (Via del Collegio Romano, 27 – II° piano – Roma), la presentazione del volume: A volte velo e a volte specchio. Liriche persiane (secc. IX-XIX). Traduzione e cura di Carla De Bellis e Iman Mansub Basiri. Genova, San Marco dei Giustiniani, 2014.

Interverranno Antonio Lanza (Università degli Studi dell’Aquila) e Paola Orsatti (“Sapienza” – Università di Roma) e introdurrà l’incontro Antonello Sacchetti (giornalista e saggista). Leggeranno le liriche, in persiano e in traduzione, Iman Mansub Basiri e Carla De Bellis. Eseguirà antiche musiche persiane Pejman Tadayyon.

Il volume raccoglie una serie di liriche dei più rappresentativi poeti persiani lungo un arco temporale di ampiezza millenaria (dal IX al XIX sec.).

Curato da Iman Mansub Basiri e da Carla De Bellis, il testo si avvale della felice collaborazione di due culture, la persiana e l’italiana, vicine soprattutto nella ricchezza dell’arte poetica e nella speculazione sulla bellezza e sul linguaggio. La complessa traduzione letterale di Iman Mansub Basiri, attenta ai contenuti filosofici dell’antica poesia e alla sua espressione polisensa, è stata adeguata a una maggiore fruibilità per il lettore italiano attraverso la riscrittura di Carla De Bellis, che ha ritrovato il tessuto di suoni ritmi figure dell’arte della poesia, conservando tuttavia l’aderenza semantica ai testi originari.

L’Antologia presenta i testi poetici in lingua originaria accanto alla traduzione, così da essere seguita anche da un lettore iraniano. Il titolo dell’opera, A volte velo e a volte specchio, richiama un verso del poeta persiano Bidel Delhavī (secc. XVII-XVIII).

Giovedì 29 maggio – ore 17,30
Sala della Crociera – Via del Collegio Romano, 27 (II° piano) – Roma

Presentazione a Roma

Ashura. Mostra fotografica a Roma

Ashura

Fotografie di Claudia Borgia in esposizione presso Antropomorpha Fotografia dal 10 al 28 maggio 2014. Inaugurazione sabato 10 maggio 2014 dalle 18:30.

La linea guida di questo viaggio è la ricerca della verità. Il viaggio è la vita. La tappa cui questa nota si riferisce, fa parte di un progetto di studio sulla devozione della donna islamica. Ho scelto come punto di partenza il martirio dell’Imam Hossein, nipote del Profeta Maometto, perché fu sua sorella, Hazrat-e Zeynab, a farsi carico di dire la verità su tale tragedia.

Si racconta che il 10 del mese lunare Muharram, nell’anno 61 dell’Egira (10 ottobre 680 d.C.) l’Imam Hossein e 72 compagni sacrificarono la loro vita per difendere la religione di Dio, la giustizia, la libertà e per combattere la tirannia di Yazid, della dinastia degli Omayyadi, divenuto ingiustamente califfo.

Secondo la tradizione, l’Imam Hossein e i suoi compagni furono brutalmente uccisi nel deserto di Karbala, nel giorno dell’Ashura (dall’arabo “dieci”). Da allora, tutti gli anni, il mondo islamico sciita entra in un periodo di lutto che termina dopo 40 giorni, con il pellegrinaggio dell’Arbaeen (dall’arabo “quaranta”), che Hazrat-e Zeynab e tutti gli altri superstiti della battaglia, fecero alla tomba dell’Imam a Karbala (Iraq).

I segni del lutto coprono intere città e piccoli villaggi. I riti funebri avvengono per lo più all’aperto, ma nel privato di ogni famiglia i momenti di cordoglio si accavallano alle celebrazioni comuni. Donne e uomini si riuniscono, separatamente, per pregare nelle Hosseiniyeh (edifici permanenti o temporanei, di tradizione safavide, costruiti per eseguire le cerimonie di lutto per l’Imam Hossein e altri martiri sciiti), oppure organizzano celebrazioni nelle loro case, sfilano nelle processioni vestendo i panni dei protagonisti del martirio, si battono il petto o la testa con la mano, o si colpiscono le spalle con delle catene compiendo il rito di autoflagellazione.

Famiglia in ashura

Un grande impulso per lo sviluppo delle celebrazioni dell’Ashura come fenomeno religioso, popolare e artistico è venuto con l’ascesa claudia borgiadei Safavidi (1501 – 1736) al potere. E’ stato durante il loro dominio che il genere teatrale drammatico, conosciuto come Ta’ziyeh, si è sviluppato ed è divenuto popolare. Nella passione rappresentata nei teatri all’aperto o nelle Hosseiniyeh, gli attori interpretano i vari personaggi dell’Ashura e ricreano il martirio dell’Imam Hossein. La particolarità è che, durante le scene di lotta, gli uomini interpretano anche i ruoli delle donne, ma con il viso coperto, per obbedire alla regola islamica secondo la quale non è ammesso il contatto tra uomini e donne che non siamo sposati.

Testimone del martirio dall’alto di una collina del deserto di Karbala, località del Basso Iraq, Hazrat-e Zeynab venne fatta prigioniera e portata al palazzo del Califfo Yazid, a Damasco. Fu qui che tenne due discorsi nei quali svelò la verità sul massacro dell’Imam Hossein e dei suoi compagni e risvegliò le persone ipnotizzate dalla falsa propaganda di Yazid, che voleva far passare Hossein come un ribelle. Si dice che se non fosse stato per Hazrat-e Zeynab, il tragico evento di Karbala sarebbe stato dimenticato e i messaggi dell’Ashura, di verità e giustizia, per citarne solo due, non sarebbero stati tramandati di generazione in generazione.

Oggi, ieri e ogni anno, milioni di pellegrini calpestano lo stesso suolo sul quale ha camminato Hazrat-e Zeynab prima come prigioniera e poi come donna libera, custode della verità.

Ho avuto il privilegio, raro, di potervi partecipare. Ho camminato accanto alle donne iraniane che conoscevo e ho incrociato gli sguardi, le mani e i sorrisi delle donne irachene. Alcune di loro erano in pellegrinaggio come noi, altre, non potendo andare a Karbala, assistevano i pellegrini in cammino: anche questo è un modo per “conquistarsi un pezzo di paradiso”.

Inaugurazione sabato 10 Maggio 2014 – Ore 18:30
Antropomorpha Fotografia
Via Castruccio Castracane 28a, Roma
Vernissage, musica, aperitivo. Ingresso libero e gratuito.

Iran, ricchezza da svelare”

Aritigianato Iran

L’Iran è il Paese ospite della Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze, in programma dal 24 aprile al 1 ° maggio 2014 presso la Fortezza da Basso.

In questo ambito, sabato 26 aprile, alle ore 17, presso la Sala Tatrino Lorenese, si svolgerà la conferenza “Iran Ricchezza da svelare”.

Si inizierà con un breve Benvenuto alla Mostra Internazionale dell’Artigianato e a seguire un 

Breve filmato di Persepoli ( 16min. )

Saranno presenti:

Ambasciatore Jahanbakhsh Mozaffari, Ambasciatore Iraniano in Italia

Dott. Gh. Ali Pourmarjan, Consigliere Culturale e Direttor dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata dell’Iran in Italia  

Arch. Mir Fakhraei AbdolrezaAmministratore unico del Centro Italo Iraniano di Cooperazione Culturale ed Economica CICE e Responsabile unico in Italia del Azadi Iternationale Tourism Orgainzatione AITO

Dott. Antonello Sacchetti, Giornalista e scrittore di diversi libri sull’Iran

Dott. Sogne Stefano,  Contract Manager Essentia ALPITOUR WORLD, FRANCOROSSO, VIAGGIDEA

Dott.ssa Eugenia CagninelliGeneral manager Travel Design Studio

Stampa l’invito di seguito:

Invito per Conferenza

Alle ore 21, sempre nel Teatrino Lorenese, si svolgerà un concerto di artisti iraniani.

Morto lo scrittore

Morto lo scrittore

Morto lo scrittore uno spettacolo scritto e diretto da Arash Abbasi, giovane regista iraniano attualmente residente in Italia.

Per la prima volta in Italia, debutterà all’ITC Teatro di San Lazzaro, Via Rimembranze 26, San Lazzaro di Savena (Bologna) giovedì 24 aprile alle ore 21:00.

Il giorno seguente, venerdì 25 aprile, sarà al Teatro della Murata, Via Giordano Bruno 19 di Venezia Mestre, alle ore 18.00.

Domenica 27 aprile lo spettacolo sarà al Teatro Sala Uno di Roma, Piazza di Porta San Giovanni 10, alle ore 18.00

Morto lo scrittore ha debuttato a Teheran nel 2012 all’interno del Festival Internazionale di Fadjr, candidato al premio per miglior sceneggiatura originale e miglior attrice protagonista, con 37 successive repliche nel teatro comunale della capitale “Theatre Shahr”.

Gli interpreti sono Ladan Mostofi, famosissima attrice cinematografica, nel ruolo di protagonista ed il pluripremiato drammaturgo Ayoub Agha Khani come co-protagonista.

E’ stato lo spettacolo più venduto dell’anno della sala Saieh, con un pubblico di oltre 4.000 spettatori.

La storia parla di una talentuosa attrice cinematografica che vuole dirigere – per la prima volta nel ruolo di regista – una nuova pellicola, basandosi sulla sceneggiatura scritta dall’amico Farhad. Incontrandosi per discutere sul film, i due scopriranno verità nascoste sula loro vita, facendo emergere aspetti sconosciuti circa le loro storie passate…

Questo spettacolo è in lingua persiana, con sopratitoli in italiano.

Questa è un’intervista ad Arash Abbasi.

Morto lo scrittore

Sole a Teheran

La scrittrice Fereshteh Sari

«Non so quanto sia giusto costringere le nuove generazioni a venire a conoscenza delle nostre angosce passate».

È il dilemma fondamentale che si pone una delle protagoniste di Sole a Teheran (Aftab dar Tehran) romanzo di Fereshteh Sari, una delle più importanti scrittrici iraniane viventi, pubblicato in Italia da Editpress con la traduzione di Anna Vanzan.

Forse sta tutto lì, in quel dubbio, il senso profondo di questo romanzo, ancora inedito in patria, che ha per protagoniste due donne, Setareh e Nilufar. Studentesse impegnate in politica nel 1978, prima e durante la rivoluzione, donne e madri nel 2009, alla vigilia delle elezioni presidenziali che porteranno alla rielezione di Ahmadinejad.

Non è un racconto lineare: si salta dalla Teheran dei nostri giorni (o, meglio, dell’altro ieri, visto che sono passati cinque anni e sembra essersi aperta una nuova stagione politica) a quella degli anni caldi della rivoluzione e della guerra con l’Iraq, con una breve finestra persino nella “preistoria”, cioè nella notte dello sbarco sulla Luna del luglio 1969.

Non è un racconto lineare perché non è un libro lineare: è anzi una riflessione contorta, complessa, non priva di contraddizioni. Le due protagoniste hanno attraversato lutti, tragedie personali e collettive, hanno creduto nella rivoluzione, nella “missione salvifica della Storia”. Ma a cosa è servito?

Come scrive Anna Vanzan nella nota introduttiva (da leggere assolutamente):

La Rivoluzione iraniana, così come molte altre rivoluzioni, divora i suoi figli – sembra volerci dire Fereshteh Sari – ma essi non sono del tutto incolpevoli. L’Autrice ripropone le inutili riunioni dei gruppi rivoluzionari con occhio disincantato, descrivendo con ironia (e/o con l’autoironia di chi vi ha preso parte?) la vana arroganza dei militanti che giocavano alla rivoluzione senza un progetto, criticando le diatribe fra i gruppi politici che li hanno minati, consegnando così il Paese alla ben più organizzata e compatta compagine religiosa.

Setareh è una militante dei Fedain-e khalq, gruppo di sinistra che sarà presto spazzato via dal regime rivoluzionario. Si innamora di un militante del Tudeh, il partito comunista di osservanza filo sovietica. Conosce il carcere, la paura, il dolore.

Nilufar vede invece la famiglia disintegrarsi con la rivoluzione: il padre, funzionario del governo dello Scià, viene giustiziato, la madre muore di dolore. Ha una figlia, Aftab (che in persiano vuole dire “sole”, da cui il titolo del libro), da un ragazzo che non saprà mai di essere padre.

La stessa Setareh a un certo punto capisce che:

loro, in quegli anni, traboccavano di energia. Non vi era l’aria inquinata di oggi, i polmoni non erano saturi di piombo e carbonio, le distanze erano accorciate e il traffico meno caotico. L’acqua di Teheran era la più sana e gustosa del mondo, mica inquinata da quella reflua e con una percentuale di nitrati superiore al consentito. E loro, soprattutto, non erano quelli di adesso. A quel tempo, nessuno parlava del colpo di Stato del 1953, quelli erano ricordi risalenti all’epoca dei genitori. Scoppiavano di energia. Non conoscevano il termine “depressione”. Gli avvenimenti del resto del mondo erano lontani. Certo avevano notizia delle guerra in Vietnam, dei fronti socialisti e di quelli imperialisti, ma non si trattava di guerre palpabili: erano lontane. Mica come oggi, che le guerre entrano nelle case via internet o grazie alle parabole, in teoria fuori legge, ma che in realtà affollano tutti i tetti iraniani.

Cosa scegliere nella quotidiana lotta tra il passato e il futuro? Tra il rimpianto e la speranza? La letteratura da sola non basta per capire un’epoca o un Paese. Però un libro come questo potrebbe essere uno spunto per ridiscutere gli ultimi 35 anni di Storia iraniana. Un’occasione soprattutto per chi quegli anni li ha vissuti sulla propria pelle.

Esiste, tra gli iraniani (in patria e all’estero) la capacità di ripensare alla Storia recente superando le divisioni, i sospetti, i pregiudizi che troppo spesso attanagliano il dibattito politico? Personalmente ho forti dubbi in proposito (e noi italiani, a onor del vero, non abbiamo nulla da insegnare in questo senso). Forse è ancora presto. Ma la letteratura – in alcuni casi – può essere anche il terreno dell’impossibile.

Fereshteh Sari è una delle maggiori scrittrici iraniane contemporanee. Autrice versatile, ha al suo attivo numerosi romanzi, racconti brevi e raccolte di poesie. Tra i premi ricevuti in patria e all’estero, vi è un significativo riconoscimento attribuito dal Parlamento Europeo degli Scrittori. In italiano sono stati tradotti alcuni suoi racconti in antologie di scrittrici iraniane, fra cui uno pubblicato dalla rivista on line Studi Indo-Mediterranei. Vive a Tehran.

Sound of unity – Sedaye ettehad

Un lettore, Human Hashembeiky, ci ha segnalato questo video (grazie!). Due rapper, uno iraniano (Yas), l’altro statunitense (Tech 9) hanno inciso questa canzone intitolata Sound of unity – Sedaye ettehad, ovvero Canzone di unità. 

Non siamo esperti di rap, ma l’esperimento ci sembra interessante. Per far capire cosa dice il testo, mettiamo di seguito sia il video ufficiale sia quello con i testi in inglese e persiano.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=gk0H6jUYQEw[/youtube]

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=xndVenDivrM[/youtube]