Di cosa parliamo quando parliamo di Mostafa Mastur

Di cosa parliamo quando parliamo di Mostafa Mastur

Non occorre necessariamente credere all’astrologia per avere fiducia nelle congiunzioni astrali. Era la fine del 2019 e alla Fiera della piccola e media editoria di Roma avevo appreso che in primavera Francesco Brioschi Editore avrebbe pubblicato Sull’amore e altre cose, romanzo di Mostafa Mastur, in Iran arrivatoalla sua undicesima ristampa in due anni.

La speranza della casa editrice era di avere Mastur in Italia in occasione del Salone del Libro di Torino, a maggio. Conosco Mostafa di persona, da quando nel 2011 Ponte33 pubblicò Osso di maiale e mani di lebbroso. Allora passammo una giornata assieme a Roma, ospiti di una trasmissione radiofonica prima e poi in una libreria. Pochi mesi dopo, Mostafa – con cortesia tipicamente persiana – mi raggiunse a Teheran da Ahvaz (dove viveva all’epoca) e organizzò per me un paio di incontri con realtà del mondo editoriale iraniano. 

Roma, settembre 2011. Con Mostafa Mastur a Eco Radio

Aspettavo quindi con particolare piacere l’uscita del libro e l’eventuale giro di presentazioni in Italia col suo autore. Poi, dall’inizio dell’anno, tra venti di guerra prima e pandemia mondiale dopo, questa prospettiva è sfumata, cancellata dall’emergenza. E così il libro, invece che a marzo, è uscito a luglio.

E qui che invece l’allineamento dei corpi astrali si è magicamente ricomposto. Perché nel frattempo avevo conosciuto, seppure soltanto attraverso una connessione digitale, Faezeh Mardani, traduttrice di questo romanzo. In due dirette  streaming ci aveva incantato spiegandoci la poesia di Forugh Farrokhzad prima e Ahmad Shamlu poi.

Così, quando finalmente ho avuto l’occasione di leggere il libro, il cerchio si è chiuso. In un certo senso, conoscevo autore, traduttrice, casa editrice. Eppure il libro è stata una sorpresa. 

Non mi aspettavo, infatti, un romanzo così veloce, così denso e così calato in una realtà generazionale che non è quella dell’autore. Mastur (classe 1964) si cala infatti nei panni di Hany, un ragazzo che nel 2008 ha appena concluso gli studi universitari e decide di non tornare nella natia Ahvaz (guarda caso) e rimanere nella più vivace a Tehran (e se cominciassimo a scrivere così, all’iraniana il nome della città?) mantenendosi dando ripetizioni di fisica. Hany scandisce il tempo con gli anniversari della guerra con l’Iraq, vissuta da bambino e che gli ha lasciato un danno permanente a un orecchio. In cerca di esperienze, lascia il dormitorio universitario e si trasferisce in una cantina che divide con altri due ragazzi, Karim Giogiò e Morad Sormè. I misteriosi affari del primo porteranno una svolta drammatica alla storia che è incentrata sull’amore di Hany per Parastu, bellissima impiegata di banca che inizialmente ricambia ma poi sceglie di sposare un cugino  che non ama ma che ha il pregio di essere ricco, perché “l’amore è essenzialmente fragile e passeggero, e una vita costruita sull’amore non può che essere una vita fragile”.

Non diciamo come vanno a finire le cose. Sì, c’è il dramma, c’è la violenza, ma il finale mi ha sorpreso e vorrei sorprendesse tutti quelli che leggeranno il libro. Che si legge benissimo, è divertente ma non leggero e poi cita due film di Richard Linklater che ho amato molto: Prima dell’alba e Prima del tramonto. Mastur, traduttore in persiano di Raymond Carver (già per questo meriterebbe gloria eterna) si conferma scrittore “mondiale”, capace di uno sguardo che va oltre i confini nazionali e generazionali.

Diruz in diretta

Segui in diretta da qui tutte le Conversazioni sull’Iran di Antonello Sacchetti. Se non hai tempo o voglia di cercare l’evento sui social, basta fare sempre riferimento a questa pagina.

Le dirette tornano a settembre. Grazie a tutti per averci seguito

Per l’archivio video e audio di tutte le puntate clicca qui.

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Conversazioni sull’Iran

Conversazioni, interviste, presentazioni di libri: chiacchierate con esperti e appassionati. La playlist completa con tutti i video e gli audio delle dirette social.

Alla scoperta dello Shahanmeh

Quarto appuntamento con “Lettere persiane” insieme a Davood Abbasi. Si parla dello Shahnameh di Ferdowsi, il poema epico nazionale iraniano che intorno all’anno Mille segna la rinascita della lingua persiana. Diretta Facebook di sabato 18 aprile 2020.

Diretta Facebook del 18 aprile 2020

Il podcast della diretta del 18 aprile 2020

Cos’è il tarof?

Antonello Sacchetti e Davood Abbasi parlano del Tarof, il galateo persiano, nel terzo appuntamento della rubrica online “Lettere persiane”. 11 aprile 2020.

Tehran Girl

Antonello Sacchetti dialoga con Giacomo Longhi, traduttore dal persiano di “Tehran Girl”, romanzo di Mahsa Mohebali pubblicato in Italia da Bompiani. Il video della diretta Facebook del 9 aprile 2020.

Ascolta il podcast


	

Lettere persiane/1

Sabato 28 marzo 2020 con Davood Abbasi in diretta Instagram da Teheran abbiamo “trasmesso” la prima di una serie di conversazioni che terremo ogni sabato alle ore 18 (italiane) per trascorrere insieme questa quarantena parlando di Iran. Ieri abbiamo affrontato le origini e le tradizioni del Noruz.

Sabato 4 aprile parleremo di poesia persiana contemporanea.

Seguiteci sugli account @anto_sacchetti e @persia_viaggi !

Ecco il video della prima puntata:

Lettere Persiane/1 Ieri con Davood Abbasi in diretta Instagram da Teheran abbiamo "trasmesso" la prima di una serie di conversazioni che terremo ogni sabato alle ore 18 (italiane) per trascorrere insieme questa quarantena parlando di Iran. Ieri abbiamo affrontato le origini e le tradizioni del Noruz. Sabato 4 aprile parleremo di poesia persiana contemporanea. Seguiteci sugli account @anto_sacchetti e @persia_viaggi !

Pubblicato da Antonello Sacchetti su Domenica 29 marzo 2020

In arrivo a Roma Kayhan Kalhor

Il maestro della musica classica persiana

Domenica 9 febbraio 2020 – ore 19

Teatro Greco

Via Ruggero Leoncavallo, 10

Arriva il 9 febbraio a Roma il musicista iraniano Kayhan Kalhor, maestro internazionalmente noto del kamantcheh, antico strumento a corda della tradizione persiana. L’artista si esibirà il 9 febbraio al Teatro Greco, alle 19, nell’ambito di una tournèe europea che passa anche per Venezia, Firenze e Milano. Con lui anche il percussionista Benham Samani, agli strumenti tombak e daf, in un concerto intessuto con l’arte dell’improvvisazione persiana, culmine di un processo che inizia con l’apprendimento del radif (struttura), un insieme di composizioni trasmesso da maestro ad allievo, e che giunge all’istante senza tempo (waqt) e allo stato di grazia (hāl), che tocca gli ascoltatori più attenti.

Solo pochi mesi fa Kalhor ha vinto in Finlandia l’ultimo di vari riconoscimenti internazionali, il Womex (World Music Expo), per aver portato la tradizione della musica classica persiana all’orecchio della gente in tutto il mondo, e per il suo continuo sforzo di innovare e creare nuovi linguaggi musicali. In quell’occasione aveva detto: “mentre salgono forze nel mondo che spingono per divisioni, confini e intolleranza, la musica ci porta a stare insieme e ci ricorda della comune umanità”. 

Il concerto è organizzato dall’Associazione culturale italo-iraniana Alefba in collaborazione con l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente Ismeo.

Per informazioni e prenotazioni: 347 351 1465

Nato a Teheran nel 1963 in una famiglia curda, Kahlor cominciò a studiare musica a sette anni, approfondendo non solo la tradizione classica persiana ma anche le influenze delle musica curda e turca. Nel 1978 si è trasferito a Roma per studiare la musica classica occidentale. Successivamente si è laureato alla Carleton University di  Ottawa, in Canada. Si è esibito all’estero come solista con varie ensemble e orchestre, fra cui la New York Philarmonic e l’Orchestra Nazionale di Lione. E’ cofondatore delle ensemble Dastan e Masters of Persian Music, e ha composto musiche per grandi cantanti iraniani come Mohammad Reza Shajarian e Shahram Nazeri. Fra le sue composizioni anche una per la colonna sonora di “Un’altra giovinezza” (2007) di Francis Ford Coppola. Ha partecipato al Yo-Yo Ma’s Silk Road Project, creato dal violoncellista americano Yo-Yo Ma per promuovere scambi artistici multiculturali e ispirato all’antica Via della Seta, con cui ha vinto un Grammy Award nel 2017 per l’album “Sing Me Home”. Nello stesso anno l’arte di creare e di suonare il kamantcheh é stata inserita tra i patrimoni immateriali dell’umanità dell’UNESCO. L’impiego di questo strumento spazia in campo  internazionale dalla musica tradizionale al nuovo underground global-local, abbracciando folk, jazz, culture locali e della diaspora,  suoni elettronici e urbani.

Corso di persiano a Roma

ATTENZIONE:il corso è rinviato a data da destinarsi a causa dell’emergenza Corona Virus.

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove un nuovo corso di lingua Persiana.

Tenuto da un’insegnante madrelingua, il corso si svolge il sabato presso la sede dell’Istituto a Roma in via Maria Pezzè Pascolato, 9 e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 72 ore divise in quattro livelli con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00, 10.30, 12.00 e 14.00 e avrà la durata di 12 settimane.

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta e una orale. L’ammissione agli esami è subordinata a una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali.

A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato il certificato firmato dall’Istituto Culturale dell’Iran.

Il corso inizia sabato 7 marzo con un incontro alle ore 10 in cui si valuterà il livello di conoscenza della lingua da parte dei corsisti.


Iscrizioni entro il 6  marzo al link: https://www.irancultura.it/46-corso-di-lingua-persiana/

La voce di Bijan

Bijan Zarmandili

È strano: questo inizio di 2020 ci costringe a parlare di Iran per questioni tragiche e angosciose. Chi ama questo Paese e la sua cultura, vive forse uno dei momenti più tormentati degli ultimi anni. Di nuovo, ancora una volta, la passione per la Persia va spiegata, quasi giustificata, alla luce di un tam tam mediatico molto spesso oscenamente di parte.

In un momento del genere, aprire le pagine dell’ultimo romanzo di Bijan Zarmadili, Il fiume tra noi, (Edizioni Manni), uscito a circa un anno dalla sua morte, è innanzitutto un’esperienza sentimentale. Perché vuol dire tuffarsi nel mondo della Persia contemporanea, con i suoi legami vivissimi con la propria cultura classica, e allo stesso rivivere i drammi collettivi (qui raccontati attraverso una storia privata) dell’Iran contemporaneo.

Il romanzo si articola come un lungo racconto a ritroso della vita di Farhad, professore universitario di letteratura persiana a Teheran, da quindici anni in esilio volontario e solitario in un piccolo borgo dell’Umbria. Dopo un lungo silenzio, scrive e invita la figlia Parvaneh a raggiungerlo per quella che sarà una sorta di lunga e dolorosa confessione.

Durante una lunga passeggiata lungo il fiume, Farhad rivela a Parvaneh i segreti e i tormenti di una vita intera. Tormenti esistenziali, culturali, politici: l’infanzia difficile – memorabili le pagine del viaggio “di formazione” a Firuzabad – un matrimonio non felice, un amore clandestino e tormentato, la dipendenza dall’oppio. Sullo sfondo, i movimenti studenteschi del 1999 e la successiva ondata di repressione.

Impossibile e ingiusto sapere quanto di autobiografico ci sia in questo romanzo. Che ha comunque la forma e il sapore di un testamento letterario.

Per chi ha avuto la fortuna di conoscere di persona lo scrittore, è quasi impossibile non rivederlo in alcune descrizioni. I completi di velluto, la pipa, una certa aria gentile e malinconica, le parole soppesate e mai inutili.

Una sensazione personale: dall’inizio del libro mi è venuto spontaneo associare le parole scritte alla voce di Bijan Zarmandili, come se fosse lui stesso a leggere il suo ultimo libro. Forse è una suggestione. O forse – come dice in una poesia Forrugh Farrokhzad – è solo la voce che resta.

Festività in Iran nel 2020

Spesso il calendario persiano genera confusione nei non iraniani. Si intrecciano, infatti, tre calendari: quello solare iraniano, quello lunare islamico e quello cristiano comunemente adottato a livello internazionale. Le festività islamiche seguono il calendario lunare e quindi cadono ogni anno in giorni diversi. Quelle invece più legate alla tradizione preislamica, come il No Ruz, seguono il calendario solare.

Chi deve programmare un viaggio in Iran, rischia perciò di incappare spesso nei giorni sbagliati, anche perché le feste sono davvero molte.



29 GennaioMartirio di Fatima
11 FebbraioAnniversario della Rivoluzione islamica
8 MarzoNascita dell’Imam Ali
19 MarzoAnniversario Nazionalizzazione del Petrolio
20 – 22 MarzoVacanze di Noruz (inizia l’anno persiano 1399)
22 MarzoMabaath (inizio del magistero profetico di Muhammad
31 MarzoNascita della Repubblica islamica
2 AprileSizdah Bedar (fine feste di Noruz)
9 AprileNascita dell’Imam Mahdi
14 MaggioNascita dell’Imam Ali
24 MaggioEid al-Fitr
25 MaggioEid al-Fitr (Fine Ramadan)
3 GiugnoMorte di Khomeini
5 GiugnoCelebrazione rivolta del 15 Khordad (1963)
17 GiugnoMartirio dell’Imam Sadeq
31 LuglioEid Ghorban (Festa del Sacrificio)
8 AgostoEid al-Ghadir
28 AgostoTassoua
29 AgostoAshura
8 OttobreArbaeen
16 OttobreMorte del Profeta Muhammad
16 OttobreMartirio dell’Imam Hassan
17 OttobreMartirio dell’Imam Reza
25 OttobreMartirio dell’Imam Hassan Asgari
29 OttobreNascita del Profeta Muhammad
3 NovembreNascita Imam Sadeq

Una rivoluzione attraverso i libri

Giovedì 28 novembre alle 19 verrà presentato a Officine Fotografiche il libro “Enghelab Street, una “Rivoluzione attraverso i libri. Iran 1979 – 1983″. Incontro con Hannah Darabi a cura di Luciano Zuccaccia.

Enghelab Street, strada della Rivoluzione. Posta al centro della capitale dell’Iran, Teheran – principale arteria della vita culturale della città con numerose librerie.

Questo libro presenta numerose rare pubblicazioni di libri di propaganda collezionati dall’artista Hannah Darabi, iraniana di nascita ed ora operante  a Parigi.

I libri presi in esame comprendono un periodo storico tra il 1979 e il 1983, un arco temporale in cui si sono succeduti la fine del regime dello Shah e l’inizio del Governo Islamico per poi, dal 1981, l’avvento della “guerra imposta” con l’Iraq.

Attraverso quest’opera Darabi ci conduce al centro dell’inteso periodo artistico culturale della storia iraniana, accompagnata da un testo critico di Chowra Makaremi.
Grazie a questa pubblicazione si ha per la prima volta la possibilità di vedere delle rare pubblicazioni e di capire cosa sia avvenuto in quel periodo.

Il libro ha vinto il primo premio nella sezione libri storici ad Arles nel 2019 ed è in gara per il Catalogo dell’anno, premio istituito da Aperture.

Presentazione editoriale – Giovedì 28 novembre ore 19 – Officine Fotografiche Roma

Officine Fotografiche Roma

Via Giuseppe Libetta, 1 – 00154 – Roma
Tel. +39 06 97274721
of@officinefotografiche.org

https://roma.officinefotografiche.org/

La ‘Guerra Imposta’ in un romanzo

Incontro con Ahmad Dehqan, autore di Viaggio in direzione 270°. Mercoledì 20 novembre 2019 a Roma

Benvenuto del Presidente ISMEO

Interverranno:

Akbar Gholi, direttore dell’Istituto Culturale dell’Iran a Roma

Michele Marelli

Franco Recanatesi

Leila Karami

On. Lia Quartapelle

Modera

Antonello Sacchetti

Con la presenza dell’autore, Ahmad Dehqan

Mercoledì 20 Novembre 2019 ore 17
Sala Spinelli
Palazzo Baleani,
Corso Vittorio Emanuele II 244, Roma

La 'Guerra imposta' in un romanzo

Presentazione ‘Iran,1979’

Il video integrale dell’incontro con Antonello Sacchetti tenutosi il 15 ottobre 2019 a Roma presso la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo

Il 15 Ottobre 2019 la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo ha ospitato la presentazione del libro “Iran, 1979. La Rivoluzione, la Repubblica islamica, la guerra con l’Iraq” di Antonello Sacchetti, Infinito Edizioni.

Corso di lingua e letteratura persiana

Dal 18 ottobre 2019 ogni sabato per dodici settimane a Roma presso l’istituto Culturale dell’Iran

L’istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività didattiche, organizza il 45° corso di lingua e letteratura persiana.
Un ciclo di 12 lezioni presso  l’Istituto Culturale dell’Iran, con il rilascio di un certificato.

Il corso, tenuto da docente madre lingua, è suddiviso in tre livelli: elementare, medio e avanzato. Ogni livello si articola in 18 ore di lezioni per una durata complessiva di 12 settimane.

Le lezioni si svolgono il sabato mattina con questa suddivisione:

ore 9 – ore 10,30 – ore 12

L’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta e una orale. L’ammissione agli esame  è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totale.  Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato per il 18 ottobre 2019 .

Il costo del corso è di 100 euro e potrà essere effettuato presso l’Istituto entro la prima lezione

N.B. La prima lezione del 19 ottobre è interamente dedicata alla valutazione del livello dei corsisti e all’organizzazione degli orari, perciò si chiede la presenza di tutti interessati alle ore 10 presso la sede dell’istituto Culturale in Via Maria Pezzè Pascolato, 9.


Cliccare sul seguente link per l’iscrizione

Orizzonti dall’Iran

Rassegna cinematografica dedicata alle produzioni di giovani documentaristi iraniani a Palazzo Merulana di Roma. Lunedì 23, mercoledì 25 e giovedì 26 settembre 2019

Torna la rassegna cinematografica Orizzonti dall’Iran, dedicata alle produzioni di giovani documentaristi iraniani emergenti e non!
Tema della seconda edizione è “Operazione Peace Dreaming”, uno sguardo sulla guerra Iran-Iraq, una ferita ancora aperta della nostra storia recente.

Ad aprire la rassegna è l’omaggio a Amir Naderi, uno dei più grandi registi iraniani, con una pellicola quasi introvabile: La Ricerca 2 (1982), per poi proseguire con altre dieci opere di giovani documentaristi iraniani che hanno cercato di mostrare il vero volto della guerra anche dopo anni dalla sua fine.

Programma:

📌

Lunedì 23 settembre 2019 | Inaugurazione ore 18.00
“Raffaello” (2015) di Bahman Kiarostami
durata: 20 minuti
“La Ricerca 2” (1982) di Amir Naderi
durata: 55 minuti
“You went missing” (2011) di Mehdi Bagheri
durata: 26 minuti
“L’arca di Noe” (2002) di Soudabeh Babagap
Durata: 25 minuti

📌

Mercoledì 25 settembre 2019 | ore 18.00
“Fabbrica dei Martiri” (2008) di Camilla Cuomo
durata: 55 minuti
Interverranno Camilla Cuomo e Babak Karimi
“Il Ritorno” (1989) di Mohammad Tahami Nejad
durata: 45 minuti
“Doomsday Machine” (2009) di Soudabeh Moradian
durata: 53 minuti

📌

Giovedì 26 settembre 2019 | ore 18.00
“Entr’acte” (2016) di Mohammad Reza Kheradmandan
durata: 7 minuti
“A Down with the Smell of lemon” (2014) di Azadeh Bizargiti
durata: 48 minuti
“Zemanco” (2015) di Mehdi Ghorban Pour
durata: 62 minuti
“UNDO” (2016) di Majed Neisi
durata: 39 minuti

Operazione Peace Dreaming è a cura di Parisa Nazari e Azadeh Bizargiti, organizzata dall’associazione culturale italo iraniana Alefba in collaborazione con Palazzo Merulana, Rivista culturale iraniana Bukhara e MedFilm Festival.

Modalità di partecipazione:
Biglietto Unico 7 €
Il biglietto dà diritto alla proiezione, ad un calice di vino o a un cocktail analcolico.
Diritti di prenotazione 2.00 €
Info
+39 06 39967800
info@palazzomerulana.it
palazzomerulana.it

Giorni felici

Nella maggior parte dei casi, scrivere serve soprattutto a chi scrive, non a chi legge. E’ quindi un atto essenzialmente egoista. Che poi qualcuno possa apprezzare quello che scriviamo, è un altro conto.

Mi sono domandato a lungo se fosse giusto, se fosse opportuno che scrivessi di Felicetta Ferraro. Sono passati pochissimi giorni dalla sua scomparsa e confesso che ho cercato a lungo, in rete, testimonianze o ritratti che mi aiutassero a realizzare che non c’è più. Che davvero non c’è più. Non sono certo una delle persone più titolate a parlare di lei. Eppure non farlo mi costerebbe più di quanto mi costi ora vincere il pudore e il timore di essere invadente.

Ho appreso della sua morte dai social, domenica mattina. Sapevo da anni della sua malattia, ma la notizia è stata comunque un colpo improvviso, violento e ingiusto. E’ stato poi un lento scorrere di foto e saluti e dediche, soprattutto di amici iraniani.

Iranista, laureata all’Orientale di Napoli, ex addetto culturale all’ambasciata italiana di Teheran per otto anni, fondatrice insieme a Bianca Maria Filippini della casa editrice Ponte33, Felicetta è morta il 1° giugno a Firenze, all’età di 63 anni.

Non la vedevo e non la sentivo da un po’. Perché così vanno le cose nella vita e tra le persone: ci si incontra e ci si perde. Ci si trova e ci si divide. Avevo conosciuto Felicetta nel 2008. Lei aveva appena terminato la sua missione a Teheran, io avevo da poco pubblicato il mio secondo libro sull’Iran. Fu proprio una mia presentazione in Campidoglio (sì, allora a Roma accadevano anche cose come questa, è passato davvero tanto tempo..) l’occasione in cui ci conoscemmo.

Felicetta stava per lanciare la sua casa editrice, Ponte33, interamente dedicata ad autori contemporanei iraniani. “Ma che vivono in Iran, non quelli della diaspora, che magari in Iran non ci vanno da una vita!”, sottolineava con entusiasmo. Furono mesi e anni particolarmente vivaci per chi, in Italia, si appassionava alla cultura e alle vicende iraniane.

E fu anche una stagione divertente, piena di occasioni piacevoli: cene, feste, qualche breve trasferta. Ricordo una bellissima cena da Felicetta e Mario, nella loro casa ai Castelli Romani. I loro ricordi di giovani laureati nell’Iran scosso dalla rivoluzione e dalla guerra. Ma anche la grande ironia (soprattutto di Mario) nel parlare della loro esperienza nella Teheran di inizio millennio.

E poi venne il turbolento 2009, con le celebrazioni del trentennale della rivoluzione prima e le contestate elezioni presidenziali poi. L’Onda Verde, le polemiche, le manifestazioni in Iran e quelle in Italia. Lei sempre molto scettica nei confronti dei facili entusiasmi che allora scuotevano tanti osservatori ed esperti più o meno improvvisati. Ricordo una lunga discussione in treno, mentre andavamo a Riccione per un convegno: “Andiamoci piano – ammoniva – la Repubblica islamica ne ha viste tante, non saranno queste manifestazioni a farla cadere”. Aveva ragione.

Quando Carla ed io ci sposammo, Felicetta, Fidan e Mario furono tra gli ospiti più partecipi di quella giornata bellissima e allegra. Al regalo – rigorosamente persiano – Felicetta aveva allegato una dedica con quei versi meravigliosi di Hafez che parlano di vino, di rose, di usignoli ubriachi e di amore.

E poi ricordo un No Ruz freddissimo a Firenze, in cui andammo insieme a vedere film iraniani al Middle East Film Now, manifestazione di cui sarebbe divenuta negli anni uno dei pilastri. Fu in quell’occasione che nacque l’idea di portare Ponte33 al Salone del Libro di Torino 2011. Ricordo quei giorni come una sorta di gita scolastica fuori tempo massimo. Una brigata piuttosto eterogenea che attraversava le giornate al Lingotto, condividendo l’entusiasmo per un progetto che nasceva allora.

Felicetta al Salone del Libro di Torino 2011

Una sera di agosto a Firenze, in una piazza caldissima, con i nostri Luca e Fidan ancora piccoli ma non più bambini. Giorni felici, appunto.

Poi quel momento svanì. Ci furono incomprensioni, contrasti e il nostro rapporto non tornò più come prima. Ci incrociammo di nuovo, sempre in occasioni “persiane”. Rimane a me però il rimpianto di non aver mai chiarito davvero quel passaggio, di non aver provato fino in fondo a ricucire un rapporto che per me era stato bello e importante.

Una volta Felicetta, vedendomi giù per la scomparsa di Pierguido Cavallina, mio direttore di tanti anni prima, mi disse che era normale, anzi era giusto che ci stessi male. Perché quando i nostri maestri se ne vanno, si meritano anche un po’ di dolore da parte nostra, per quello che ci hanno dato.

Non so davvero se ci sia mai qualcosa di “giusto” nel destino che ci accomuna tutti. Di certo non c’è nulla di consolatorio, per me, nel ripensare oggi a quelle sue parole. E’ anzi una conferma di una doppia assenza: mi mancherà la sua mancanza.

“Il tuo posto è vuoto”, dicono gli iraniani per taroof, a chi è assente.

Jeye to khalie, Felicetta. E’ proprio così.

Safar: viaggio in Medio Oriente

Dal 21 marzo 2019 al piano nobile di Palazzo Mazzonis il MAO Museo d’Arte Orientale presenta la mostra SAFAR: VIAGGIO IN MEDIO ORIENTE, VITE APPESE A UN FILO. Fotografie di Farian Sabahi.

Una sessantina gli scatti realizzati da Farian Sabahi in Libano, Siria, Iraq, Iran, Emirati Arabi, Azerbaigian, Uzbekistan e Yemen tra il febbraio 1998 e la primavera 2005 ed esposti per la prima volta.

In persiano e in arabo, Safar vuole dire viaggio. Una parola che in sé racchiude i molteplici significati della mostra: racconta i viaggi di Farian Sabahi, le Terre e le persone ritratte e al contempo esorta il visitatore a compiere un viaggio, doppio, geografico ed emotivo. Così, i versi del poeta di lingua persiana Rumi ricamati dalla giovane artista Ivana Sfredda accolgono il visitatore: Anche se tu non hai piedi, scegli di viaggiare in te stesso, versi volti ad evocare l’importanza del viaggio e dell’apertura alle culture altre nel processo di crescita personale.

La giornalista e studiosa Farian Sabahi ci restituisce un mondo visto e immortalato poco prima e immediatamente dopo che in alcuni di questi Paesi iniziassero terribili i conflitti, un mondo stravolto anche dove la guerra non si è combattuta, dove però permangono le cicatrici dei vecchi conflitti o dove il progresso si contrappone forte e arrogante agli aspetti più tradizionali del vivere quotidiano.

Alberto Negri nella prefazione del catalogo scrive “Nulla di tutto quello che vediamo in questi scatti ci è estraneo. È un mondo diverso ma non così esotico. Abbiamo contribuito pesantemente alla sua distruzione. È difficile raccontare cosa volesse dire vivere in Iraq o Siria in questi anni, sotto i bombardamenti, asserragliati senza mai potere uscire. La morte arrivava dall’alto con i raid aerei o i missili, oppure in maniera silenziosa sulla lama di un coltello. E molti dei monumenti, dei muri, delle case, dei volti delle persone che qui sono ritratti non ci sono più. Perduti per sempre. Ecco perché l’immagine, anche la più innocente, come il sorriso di un bambino, non è semplicemente un ricordo ma un atto d’accusa”.

La restituzione di questo sentire è data dall’installazione site specific, il cubo nero diventa uno spazio atemporale in cui le fotografie si alternano come i ricordi di vecchi viaggi, dove è difficile distinguere un prima da un poi.

Le fotografie, realizzate originariamente in diapo 100 ASA Fuji sensia a colori e stampate per la mostra su carta museale opaca, sono presentate senza cornici, senza stretti confini, ma appese a un filo da pesca per tonni ad evocare la precarietà della vita in Medio Oriente, appesa appunto a un filo. Un filo trasparente, che non si vede ma è molto resistente e rappresenta al contempo il contesto all’interno del quale le vite sono imprigionate spesso a causa di dittature e conflitti. Il filo da pesca evoca anche la morte, le vite appese, imprigionate e poi negate, come dice Farian Sabahi “il filo da pesca ricorda il Mediterraneo e le tante vittime di questi anni”.

Corredo alle immagini sono i passaporti italiano e iraniano con i visti per quei Paesi, la macchina fotografica Nikon e gli obiettivi usati, il registratore. E ancora le pagine dei quotidiani dell’epoca, tra cui gli articoli e i reportage su IlSole24Ore firmati da Farian Sabahi, fissate come in una bacheca.

Arabo, persiano, italiano, francese e inglese sono le lingue che animano il tappeto sonoro. Le voci che abbracciano il visitatore e lo traghettano “dentro” la storia sono dello scrittore turco e Nobel per la Lettaratura Orhan Pamuk, di Padre Paolo dell’Oglio, del poeta siriano Adonis, di un pescatore sul Tigri, dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein, di un omosessuale a Dubai, dell’ex presidente iraniano Muhammad Khatami, dell’architetto Darab Diba, del filosofo Dariush Shayegan, dell’avvocata e attivista pachistana Bilqis Tahira, dello storico azerbaigiano Altay Geyushev, dell’artista e gallerista azerbaigiana Aida Mahmudova, di Pierpaolo Pasolini, dell’attivista yemenita insignita del Nobel per la Pace Tawakkol Karman, della scrittrice iraniana Azar Nafisi.

A congedare il visitatore ancora i versi di Rumi nei quali il viaggio è un’esperienza che porta alla conoscenza e, nel nostro caso, al rifiuto del dualismo tra Occidente e Oriente, a decidere di non dichiararsi appartenenti a un mondo o all’altro.

Io non sono dell’Est né dell’Ovest.

Ho riposto la dualità 
e visto i due mondi come uno.

In occasione della mostra, Farian Sabahi tiene al MAO un ciclo di tre lezioni sulla letteratura mediorientale, ogni incontro è dedicato ad una autrice e per ognuna si farà riferimento a uno o due testi in particolare che il pubblico può trovare presso il bookshop del Museo.

23 marzo ore 11: Vénus Khoury-Ghata, Libano

La casa sull’orlo del pianto e La casa delle ortiche, Il leone verde, Torino, 2005 e 2006 (traduzione di G. Messi)

30 marzo ore 11: Inaam Kachachi, Iraq

Dispersi, Francesco Brioschi Editore, Milano, 2018 (traduzione di E. Bartuli)

6 aprile ore 11: Nasim Marashi, Iran

L’autunno è l’ultima stagione dell’anno, Ponte33, Roma, 2017 (traduzione di P. Nazari)

L’ingresso in mostra rientra nel biglietto del Museo.

Ciclo 3 appuntamenti letterari € 20, fino esaurimento posti disponibili.

Farian Sabahi (1967) – Giornalista professionista specializzata sul Medio Oriente, scrive per Il Corriere della Sera, il settimanale Io Donna e il manifesto. È lecturer in Political Science and Religion alla John Cabot University di Roma, dove insegna History and Politics of Modern Iran e Introduction to Islam. È anche titolare del seminario “Relazioni internazionali del Medio Oriente” presso l’Università della Valle d’Aosta.

Il bazar e la moschea. Storia dell’Iran 1890-2018 (Bruno Mondadori 2019) è il suo ultimo libro. Nel memoir Non legare il cuore. La mia storia persiana tra due paesi e tre religioni racconta le sue vicende e quelle di famiglia (Solferino 2018). Tra gli altri suoi volumi: Un’estate a Teheran (Laterza), Islam. L’identità inquieta dell’Europa (Saggiatore) e Storia dello Yemen (Bruno Mondadori). Noi donne di Teheran (disponibile anche in francese e in inglese) e il libro-intervista Il mio esilio con l’avvocato iraniana Shirin Ebadi insignita del Nobel per la pace sono pubblicati da Jouvence.

Nel 2018 il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, il Mudec Museo delle Culture di Milano, il festival Sguardi Altrove e la Comunità Ebraica di Casale Monferrato hanno ospitato il cortometraggio I bambini di Teheran.

Nel 2010 è stata insignita del Premio Amalfi sezione Mediterraneo, nel 2011 ha ricevuto il Premio Torino Libera intitolato a Valdo Fusi, e nel 2016 il Premio giornalistico “Con gli occhi di una donna”. www.fariansabahi.com

Ivana Sfredda (1995) –  Laureanda all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dal 2014 partecipa come artista a mostre collettive a Torino, Genova, Rodello (CN), Termoli (CB) e Breslavia (PL). È parte del collettivo IF, Immaginare un futuro sostenibile, il cui punto di riferimento sono le tematiche dell’Agenda ONU 2030.

Yalda – Una voce di velluto che sussurra storie in persiano. Laureatasi al conservatorio di Teheran, Iran, a 26 anni si trasferisce in Italia, dove inizia una attività artistica che la porterà, tra l’altro, a collaborazioni con artisti come Pacifico e Raiz. Ha composto e interpretato brani per colonne sonore di grandi nomi del cinema italiano, come Gabriele Salvatores e Silvio Soldini, e per documentari prodotti dal Corriere della Sera. Nel 2008 è uscito, per l’etichetta Ishtar, “Yalda”, il suo primo album. In questi anni si è esibita in numerosi concerti come la Biennale Architettura di Venezia e l’apertura della Philips Collection Washington al MART di Rovereto.

MAO Museo d’Arte Orientale Via San Domenico 11, Torino

Il Museo Un viaggio in Oriente. Oltre 2200 opere provenienti da diversi Paesi dell’Asia, dal IV millennio a.C. fino al XX d.C., raccontano cinque diversi percorsi per cinque diverse aree culturali: Asia meridionale, Cina, Giappone, Regione Himalayana, Paesi Islamici dell’Asia. Culture millenarie distanti e poco conosciute si avvicinano al pubblico. Il MAO, invita ad un viaggio affascinante di scambio, scoperta e conoscenza.

Info t. 011.4436927 – mao@fondazionetorinomusei.itwww.maotorino.it

Orario mar-ven h 10 -18; sab-dom h 11 – 19; chiuso lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima.

Fondazione Torino Musei. 150.000 opere d’arte, 5000 anni di storia, 3 musei. www.fondazionetorinomusei.it

1979: lo spartiacque nella narrazione dell’Iran

L’intervento di Antonello Sacchetti al Seminario “Iran Patrimonio dell’Umanità. Le relazioni culturali tra Italia e Iran”. Sala Tatarella – Palazzo dei Gruppi Parlamentari – Camera dei Deputati. Roma, 12 febbraio 2019.

La rivoluzione del 1979, oltre a segnare profondamente la storia contemporanea dell’Iran, rappresenta uno spartiacque nella narrazione dell’Iran. Tanto che forse non è esagerato parlare di due narrazioni completamente diverse, prima e dopo la rivoluzione. Possiamo anche affermare che dopo quarant’anni, questa cesura non è ancora ricomposta.

Un momento del convegno del 12 febbraio 2019

Cosa era l’Iran per gli italiani prima della Rivoluzione? Il fascino dell’antica Persia – materia di studiosi e intellettuali – era messo in secondo piano rispetto alle cronache mondane legate alla figura dello scià, almeno per il pubblico di massa. Era quindi una narrazione costruita soprattutto attraverso rotocalchi, con protagonista un sovrano colto, affascinante e amante delle belle donne e della bella vita.

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Corso di lingua e letteratura persiana

L’istituto Culturale dell’Iran, nel quadro delle sue attività didattiche, organizza il 44° corso di lingua e letteratura persiana.

Il corso si articola in 12 lezioni presso la sede dell’Istituto Culturale a Roma, in Via Maria Pezzé Pascolato 9. Al termine del corso e superato l’esame, sarà rilasciato un certificato.

Il corso, tenuto da docente madre lingua, si svolgerà da sabato 23  febbraio 2019  e si articolerà in 18 ore di lezione per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00 – 10.30 – 12.00.

L’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta e una orale. L’ammissione all’esame  è subordinata a una presenza alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totale. 

Per iscriversi c’è tempo fino al 22  Febbraio 2019 .


Il costo del corso è di 100 Euro e potrà essere effettuato presso l’Istituto entro la prima lezione.


N.B. Il giorno 23 febbraio (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti interessati alle ore 10.00 presso la sede dell’istituto Culturale in Via Maria Pezzè Pascolato, 9.

Cliccare sul seguente link per l’iscrizione

Hossein Alizadeh in concerto a Roma

Domenica 27 gennaio alle ore 18 presso il Teatro Greco, in via Ruggero Leoncavallo 10

Musica Classica Persiana – Improvvisazione

Nella tradizione musicale persiana, improvvisazione, bedahe navazi, è  “la composizione in tempo reale” che costituisce uno dei suoi tratti stilistici più significativi.

Lungi dall’essere un esercizio virtuosistico e solipsistico, si pone al culmine del concetto di Musica proprio della cultura persiana: all’improvviso, è richiesta innanzitutto l’assoluta padronanza del radif, il repertorio tradizionale, trasmesso generazione in generazione.

A partire da questo, attraverso la creatività, la sensibilità, la memoria orale e la padronanza del proprio strumento, il musicista può giungere al proprio stile personale e inconfondibile che si manifesta nell’improvvisazione.

Quindi, ogni concerto diviene un’opera d’arte unica ed irripetibile che ci farà apprezzare lo stile e la potenza espressiva dei musicisti, nel contempo compositori/improvvisatori, uniti nelle forza mistico-estatica e nella luminosità della creazione spontanea.

Hossein Alizadeh, illustre maestro universalmente riconosciuto come uno dei più eminenti attuali compositori ed esecutori di musica tradizionale persiana, essendo punto di riferimento per le nuove generazioni di musicisti iraniani, ha registrato l’intero corpo del radif, sulle interpretazione di Mirza Abdullah per Tar e Setar; è stato direttore e solista dell’Orchestra Nazionale della Radio e Televisione Iraniana.

Ha debuttato in Europa con l’orchestra della Compagnia Bèjart Ballet  per il balletto Gulistan, di Maurice Bèjart. Più volte candidato ai Grammy Awards.

Nel Novembre 2014 gli è stata conferita la Legion d’Onore, alto riconoscimento dello Stato Francese, da lui gentilmente rifiutato con una nobile argomentazione.

Altri membri del gruppo sono Behnam Samani, Ali Boustani e Saba Alizadeh.

L’evento è stato organizzato dall’Associazione Culturale italo iraniana “Alefba”, con il prezioso contributo dell’ISMEO (Progetto MIUR “Studi e ricerche sulle culture dell’Asia e dell’Africa”) in collaborazione con Teatro Greco e vede la partecipazione onoraria del Gruppo Toranj (Casa dell’Arte Iraniana).

Programma:

Ore 18.00:

– Il benvenuto del Gruppo Toranj al Maestro Alizadeh con l’esecuzione di un brano del suo repertorio

– I° parte del concerto di improvvisazioni della musica classica persiana

– Intervallo

– II° Parte del concerto di improvvisazione della musica classica

Info & Prenotazioni:

info@alefba.it Bijan    3473511465 Ramtin 3519395335   Quota Socio Onorario         €. 25 Quota associativo                €. 20 Quota associativi Studenti   €. 15

Festività in Iran nel 2019

Tutte le date da conoscere prima di organizzare un viaggio in terra di Persia

Spesso il calendario persiano genera confusione nei non iraniani. Si intrecciano, infatti, tre calendari: quello solare iraniano, quello lunare islamico e quello cristiano comunemente adottato a livello internazionale. Le festività islamiche seguono il calendario lunare e quindi cadono ogni anno in giorni diversi. Quelle invece più legate alla tradizione preislamica, come il No Ruz, seguono il calendario solare.

Chi deve programmare un viaggio in Iran, rischia perciò di incappare spesso nei giorni sbagliati, anche perché le feste sono davvero molte.

Gennaio

29 gennaio: martirio di Fatima

Febbraio

9 febbraio: martirio di Fatima

11 Febbraio: anniversario della Rivoluzione

Marzo

20 marzo: Nascita dell’Imam Ali
21, 22,  23, 24 marzo: Ferie di No Ruz
30 marzo: Nascita dell’Imam Ali

20 marzo: Nazionalizzazione del Petrolio
21 marzo: No Ruz (Capodanno persiano, inizia il 1398)

ATTENZIONE: il nuovo anno persiano 1398 inizia alle ore 01:28 e 27 secondi ora iraniana, che corrispondono alle 22:50 e 27 secondi del 20 marzo ora italiana.

Aprile

1 aprile: Anniversario della nascita della Repubblica islamica
2 aprile: Giornata nazionale della natura (Sizdah bedar, fine delle celebrazioni di No Ruz)
3 aprile: Ascensione del Profeta

21 aprile: nascita del Mahdi, l’Imam occultato

Maggio

26 maggio: Martirio dell’Imam Ali

Giugno

4 giugno: Anniversario della morte di Khomeini
5 giugno: Anniversario Rivolta del 15 Khordad (sollevazioni contro l’arresto di Khomeini nel 1963)
5 giugno: Eid-e-Fetr (Fine del Ramadan)
6 giugno Eid-e-Fetr (festa aggiuntiva)

29 giugno: Martirio dell’Imam Sadeq

Agosto

12 agosto: Eid-e-Ghorban (Festa del Sacrificio)
20 agostoEid-al-Ghadir (Celebrazione della designazione di Ali come successore di Muhammad)

Settembre

9 settembreTassoua
10 settembre: Ashura

Ottobre

19 ottobre: Arbaeen

27 ottobre: morte del Profeta Muhammad e Martirio dell’Imam Hassan

29 ottobre: martirio dell’Imam Reza

Novembre

6 novembre: martirio dell’Imam Hassan Asqari

15 novembre: nascita del Profeta Muhammad e dell’Imam Sadeq.

Dicembre

21 dicembre: Shabe Yalda, Solstizio di inverno

Bijan Zarmandili, un ricordo

“Non mi fido troppo delle persone che parlano tante lingue. Ho sempre paura che possano dire una cosa stupida a tanta altra gente”. La battuta, fulminante, Bijan Zarmandili – scrittore e giornalista nato in Iran nel 1941 e scomparso pochi giorni fa –  la diede nel corso di un incontro con una classe di liceo, in una biblioteca romana, più o meno una decina di anni fa. Sembra trascorso un secolo da allora. Si parlava di società multiculturale, di immigrazione e di scambi tra generazioni e culture diverse. Lo spunto era un romanzo di Zarmandili, L’estate è crudele, ambientato in parte nella Roma degli anni Sessanta.

Era la prima volta che lo incontravo, e grazie ad alcuni amici in comune, accettò subito di presentare il mio primo libro, I ragazzi di Teheran.

Ora che è morto, il ricordo rischia di suonare costruito o forzato, ma davvero mi colpì subito la sua grande gentilezza. Non faceva pesare per niente il suo ruolo, la sua notorietà. Forse esagero, ma ne ricordo lo sguardo sempre velato da una certa malinconia ironica, soprattutto quando parlava dell’Iran. Lo conoscevo soprattutto come giornalista e analista politico e devo ammettere che un po’ mi dispiacque quando scelse di dedicarsi soprattutto ai romanzi, perché come osservatore era uno dei pochissimi a non cadere mai nella banalità quando si parlava di Iran. Però, col tempo, credo anche di aver capito che la sua era stata, in fondo, una scelta di libertà.

Tra i suoi libri, mi piacque molto Il cuore del nemico, letto in un pomeriggio d’estate.  Al di là dell’intreccio, della storia dell’aspirante terrorista arrivato in Europa per una missione suicida, era una storia d’amore, scritta in stato di grazia.

Ricordo un viaggio in treno verso La Spezia, dove eravamo ospiti di un’iniziativa di Emergency. Era un giorno caldissimo del luglio 2010. Furono ore di poche parole e molti sguardi fuori dal finestrino.

Non l’ho visto molto spesso negli ultimi anni. Per cui non mi permetto nemmeno di dire che se ne è andato un amico. Era una persona profonda ed elegante, che faceva della gentilezza un tratto proprio della sua eleganza. Mi considero fortunato ad averlo conosciuto e mi dispiace molto sapere di non poterlo più incontrare.

 

Iran, 1979. Il nuovo libro di Antonello Sacchetti

Il nuovo libro di Antonello Sacchetti “Iran, 1979. La Rivoluzione, la Repubblica islamica, la guerra con l’Iraq”, edito da Infinito edizioni.

La storia dell’Iran non comincia certo nel 1979, ma la rivoluzione, con il suo prezzo altissimo di sangue e di verità, con le lacerazioni insanabili e con le ferite solo in parte ricomposte, è ormai una parte fondamentale, imprescindibile della storia e dell’identità del Paese. Non può e non deve essere assolutamente considerata una “parentesi storica” (come Benedetto Croce definisce il fascismo per l’Italia), o un “incidente di percorso” lungo la strada che porterà forse un giorno a una democrazia liberale di stampo occidentale.

La rivoluzione, oltre a segnare la storia dell’Iran e di tutto il Medio Oriente, ha toccato la vita di milioni di iraniani: ha diviso e lacerato famiglie, distrutto vite e carriere, dato speranze illusorie e liberato energie insospettabili, affossato e realizzato sogni, segnando profondamente l’esistenza sia di chi quegli eventi storici li ha vissuti sia di chi è nato dopo e ne ha toccato con mano e ne subisce tuttora le conseguenze. Ripercorrerne le origini, anche attraverso le testimonianze dirette di chi l’ha vissuta, è un esercizio fondamentale. La rivoluzione, come diceva Mao Tse Tung, non è un pranzo di gala. Nemmeno quarant’anni dopo.

“Ho letto queste pagine con lo stesso ritmo frenetico con il quale sono accaduti i fatti raccontati con passione e precisione da Sacchetti, impressionata, ancora una volta, dalla violenza che sconvolse l’Iran di quegli anni, dal caos e dal terrore come uniche leggi, ma anche dalle tante e complesse ragioni storiche che portarono allo sconvolgimento di quell’area geografica, la cui onda lunga lambisce e condanna ancora oggi tanti Paesi a scenari di guerra e di morte”. (dalla prefazione di Chiara Mezzalama)

Per saperne di più: https://www.infinitoedizioni.it/prodotto/iran-1979la-rivoluzione-la-repubblica-islamica-la-guerra-con-liraq/

 

Prossime presentazioni:

 

Gennaio:
– mercoledì 16 gennaio, ROMA, presso Casetta Rossa, via Giovanni Battista Magnaghi, 14, ore 18,30;
– sabato 19 gennaio, ROVERETO (TN), presso la libreria Arcadia, via Felice e Gregorio Fontana, 16, ore 19,00;
– domenica 20 gennaio,  VILLORBA DI TREVISO (TV), presso la libreria Lovat, via Newton 13, ore 18,00;
– lunedì 21 gennaio, TRIESTE, presso la libreria Lovat, viale XX Settembre 20, (c/o stabile Oviesse, terzo piano), ore 18,00;
– martedì 22 gennaio, MESTRE (VE), presso il Centro Candiani;
– mercoledì 23 gennaio, TORINO, presso la libreria Trebisonda, via Sant’Anselmo, 22. Dialoga con l’autore Farian Sabahi;
– giovedì 24 gennaio, GENOVA, presso il Circolo Arci Zenzero, via Giovanni Torti, 35, ore 17,45.

Febbraio:
– mercoledì 6 febbraio, ROMA, presso il Caffè Letterario, via Ostiense 95, ore 18,00.

Marzo:
– sabato 2 marzo, MILANO, presso la libreria Le Libragioni, via Giuseppe Bardelli, 11. Interviene Gabriella Persiani.
– sabato 9 marzo, PARMA, presso la libreria Diari di bordo, Borgo Santa Brigida, 9.

 

 

 

 

 

La registrazione della presentazione dell'8 dicembre 2018 a Più Libri, Più Liberi con Farian Sabahi e Luca Giansanti. 

Capodanno in Persia

Capodanno in Persia

Iran: l’Impero della Mente, come lo chiamò lo studioso inglese Micheal Axworthy, nella sua celebre opera Empire of Mind (tradotta in italiano con il titolo “Breve storia dell’Iran”, Einaudi). Non solo le città del tour classico, ovvero Teheran, Shiraz, Yazd e Isfahan, ma anche lo spettacolare deserto di Lut, i castelli della regione del Kerman, e la natura impervia dell’est dell’Iran, in un mix di storia, natura e sapori.

Quando

Dal 28 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019.

 

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Venerdi

28/12/2018

§ Aereo

Roma – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran in albergo

2 Sabato

 29/12/2018

§ Visita di Teheran citta’

§ Museo Archeologico nazionale (parte antica)

§ Palazzo Golestan

§ Museo dei Gioielli

§ Ponte della natura oppure Ambasciata Usa

§ Volo per Shiraz

§ Pernottamento a Shiraz

3 Domenica

 30/12/2018

  • Shiraz citta’

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale
4  Lunedi

31/12/2018 

  • Partenza per Persepoli
  • Visita di Persepoli
  • Visita tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Pernottamento a Shiraz
5 Martedi

01/01/2019

 

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Lago di Maharlu
  • Visita a palazzo di Bahram, presso Sarvestan
  • Moschea del venerdi di Neyriz
  • Pernottamento a Kerman
6 Mercoledi

02/01/2019 

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde’ di Mahan
  • Escursione nel deserto di Lut con astronomo (optional)
  • Escursione con 4 per 4 (optional)
  • Escursione normale nel deserto
  • Ritorno a Kerman
7 Giovedi

03/01/2019 

§  Partenza da Kerman per caravanserraglio ZINEDDIN

§  Escursione la mattina presto nel deserto con 4 per 4 (optional)

§  Visita di Fahraj

§  Arrivo a Caravanserraglio di Zeinoddin

§  Osservazione tramonto

§  Cena in caravanserraglio

§  Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo (optional)

§  Ballo del legno dei beluci

§  Pernottamento nel caravanserraglio

8 Venerdi

04/01/2019

 

§  Giro di Yazd

§  Torri del Silenzio

§  Tempio del fuoco zoroastriano

§  Passeggiata in quartiere antico

§  Prigione Alessandro

§  Cupola 12 Imam

§  Pranzo

§  Presentazione sui tappeti

§  Museo dell’acqua

§  Piazza Amir Chakhmaq 

§  Cena

§  Pernottamento a Yazd 

9 Sabato

05/01/2019

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Piccionaia di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Pranzo
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan 
10 Domenica

06/01/2019

 

§ Isfahan

§ Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§ Moschea dello Scia’

§ Tempo libero bazaar

§ Visita palazzo delle 40 colonne

§ Cena e pernottamento a Isfahan  

11 Lunedi

07/01/2019

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo

§ Pernottamento a Isfahan  

12 Martedi

 08/01/2019

§ Isfahan-Kashan-Qom-Ibis

§ Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh

§ Visita a giardino Fin di Kashan

§ Visita a casa Tabatabee di Kashan

§ Visita a Qom

§ Cena in albergo Ibis

§ Pernottamento presso albergo Ibis

13 Mercoledi

09/01/2019

 

§ Volo per Roma da aeroporto IKIA

 

QUOTA INDIVIDUALE: 2.850 EURO

SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA: 270 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 30 NOVEMBRE

SALDO ENTRO IL 15 DICEMBRE  

La quota comprende

• tariffe aeree per i voli internazionali

• spese consolari

• assicurazione medico, bagaglio

• tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

• accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

•  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

• colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario

• trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata

• guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

• tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

• un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

• assicurazione annullamento viaggio

• tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

• mance alla guida e all’autista

• tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

Per informazioni e per il programma dettagliato: 

Antonello Sacchetti

antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Corso di lingua e letteratura persiana a Roma

L’istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività didattiche, organizza il 43° corso di lingua e letteratura persiana. Un ciclo di 12 lezioni presso  l’Istituto Culturale dell’Iran  con il rilascio di certificato. Il corso, tenuto da docente madre lingua, si svolgerà da sabato 6 ottobre  2018  e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00  10.30  e 12.00.

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esame  è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore al 80% del monte ore totali.  Il termine ultimo per iscriversi è 5 ottobre 2018 .

Il costo del corso è di 100 euro da versare presso l’Istituto entro la prima lezione.

N.B.
Il giorno 6 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 10.00 presso la sede dell’istituto Culturale in Via Maria Pezzè Pascolato, 9.

Per iscriversi clicca qui.

Scrivere a Teheran, tra arieti e lumache

Scrivere a Teheran, leggere a Teheran, vivere a Teheran. Farsi gli affari propri a Teheran e non rompere l’anima al mondo raccontando storie banali e noiose, a cui il lettore medio occidentale – e italiano, nel caso particolare – si avvicina soltanto per una nuova e malcelata forma di orientalismo. In virtù della quale mai e poi mai dirà che quel romanzo di quello scrittore iraniano era una gran rottura di scatole. E non lo dirà per un semplice motivo: perché quello scrittore è iraniano.

Ci sono andato giù pesante perché, diciamo la verità, nulla è peggiore della noia, in letteratura, almeno. E negli ultimi anni ho sviluppato una sorta di allergia a tanti libri made in Iran accolti con entusiasmo e curiosità e finiti invece nello scaffale delle letture trascurabili.

Qualcosa però è cambiato perché sta emergendo una nuova generazione di narratori persiani, che, senza rinunciare alla propria identità culturale, sta finalmente scrivendo qualcosa di nuovo, di interessante. Almeno tra i libri tradotti in italiano, un primo squillo di tromba lo aveva dato Nasim Marashi con L’autunno è l’ultima stagione dell’anno.

Un anno fa lo salutai come

il primo romanzo della nuova letteratura persiana. Cioè, quanto di più simile alla forma romanzo classica, così come la intende un lettore medio di un Paese occidentale. Quale si considera appunto chi scrive questa recensione.

Con questo non sto dicendo che arriva a compimento un processo di imitazione di canoni letterari occidentali. Sarebbe riduttivo e anche offensivo. Dico semplicemente che questo romanzo è il prodotto di una nuova generazione di iraniani ormai globalizzati, portatori non solo della propria millenaria cultura nazionale, ma ormai “imbevuti” di cinema, musica e letteratura internazionale. Nel romanzo questo non si legge solo nelle citazioni di film americani, ma dallo stesso ritmo del racconto.

Ecco, dopo essere ricorso all’odiosa pratica dell’autocitazione, mi rendo conto che stavo per scrivere più o meno le stesse cose dopo aver letto due libri di due giovani autori iraniani: il primo è A Tehran le lumache fanno rumore, romanzo d’esordio di Zahra ̓Abdi, tradotto da Anna Vanzan, pubblicato da Brioschi Editore. Il secondo è L’ariete, di Mehdi Asadzadeh, tradotto da Giacomo Longhi per Ponte 33.

Non entro nel dettaglio delle trame e dei personaggi dei due brevi romanzi. Si tratta di storie piuttosto diverse tra loro e anticiparne anche soltanto alcuni passaggi rischierebbe di rovinare il piacere della scoperta e della lettura. Diciamo soltanto che Tehran le lumache fanno rumore è una storia familiare, drammatica e tesa, incentrata sul rimpianto di un fratello disperso nella guerra con l’Iraq. Una storia ricca di riferimenti cinematografici internazionali, tra cui La stanza del figlio di Nanni Moretti.

L’Ariete è invece un romanzo adrenalinico, di un giovane militare di leva alle prese coi propri rimpianti d’amore. Una corsa un po’ folle di 24 ore in una Teheran caotica e sordida. Il linguaggio è sporco, uno slang che non disdegna espressioni triviali, quando serve.

Lontani dall’essere capolavori, sono due opere vere, di due giovani autori, una donna e un uomo, che avranno sicuramente molto da dire.

Leggeteli, ne vale la pena.

 

 

Quattro letture persiane per l’estate 2018

Quattro letture persiane per l'estate 2018

Agosto, tempo di vacanze (per molti, almeno) e di letture (per pochi, inutile negarlo). Tralasciando tomi di storia e saggi geopolitici, suggeriamo quattro letture persiane per l’estate 2018.

Il primo suggerimento è l’ultimo libro di Kader AbdolahUno scià alla corte d’Europa.  Ispirandosi al viaggio dello scià Nadir attraverso l’Europa del XIX secolo, Abdolah – iraniano da anni esule nei Paesi Bassi – ha scritto una via di mezzo tra un’opera di finzione e un romanzo storico. Da leggere una sua intervista a Panorama.

La seconda proposta è un classico della letteratura iraniana contemporanea:  Suvashun. Una storia persiana di Simin Daneshvar. Pubblicato in Iran nel 1969, è stato finalmente pubblicato in Italia da Francesco Brioschi Editore per la traduzione di Anna Vanzan. Per saperne di più, consigliamo questa recensione di Tiziana Buccico.

Sempre per la stessa casa editrice, è molto interessante A Tehran le lumache fanno rumore, romanzo d’esordio della giovane Zahra ̓Abdi, tradotto anche questo da Anna Vanzan.

Ultimo ma non ultimo, Viaggio in direzione 270° di Ahmad Dehqān, romanzo autobiografico ambientato durante la guerra Iran-Iraq. Ne abbiamo già parlato qui.

Buona lettura.

Una storia borghese

Cos’è che ci definisce? Il carattere? Il fisico? La carriera? Il censo? L’etnia? La religione? Nulla di tutto questo? O tutto questo insieme? E ci interessa davvero saperlo? Raccontare e raccontarci la nostra vita a cosa serve davvero? A liberarci di qualcosa o a raggiungere qualcosa? L’autobiografia è un genere piuttosto particolare, appannaggio generalmente di personaggi non giovanissimi: fanno eccezione calciatori e pop star. Perché invece una scrittrice e giornalista specializzata in Medio Oriente decide di raccontare la propria storia?

Lo confesso, è la prima domanda che mi sono fatto quando ho saputo dell’uscita dell’ultimo libro di Farian SabahiNon legare il cuore. La mia storia persiana tra due paesi e tre religioni (Solferino). Mettiamoci pure che con Farian esiste un’amicizia ormai decennale e quindi il giudizio non solo sul libro, ma sull’idea stessa di scriverlo, è condizionata da una conoscenza – seppur parziale – di ciò che il libro contiene.

Non è stato un libro “veloce”: la gestazione è durata anni e il risultato finale mi ha sorpreso. Già dal sottotitolo: “La mia storia persiana tra due paesi e tre religioni”. Dei due Paesi, Iran e Italia, sapevo, ma mi era sconosciuta l’importanza per l’autrice della religione. O, meglio, delle religioni, cioè Islam, cattolicesimo e zoroastrismo. Presenti non solo come scelte – autonome o forzate – ma anche e soprattutto come basi di formazione della persona.

Il libro si sarebbe dovuto intitolare Battezzata, perché come spiegano le note di quarta copertina, c’è un episodio alla base, all’alba di tutta la storia:

Il genero iraniano si concede un caffè e la suocera piemontese ne approfitta per prendere la neonata, salire nella cappella al primo piano della clinica e farla battezzare all’insaputa dei genitori. È l’evento che segna la vita di Farian, figlia di uno dei primi matrimoni misti degli anni Sessanta.

Da qui parte un racconto a più voci, in cui, come in una staffetta, si alternano genitori e parenti. Anche se la vera protagonista rimane sempre l’autrice stessa, che per cercare sé, viaggia anche nel tempo, andando alla ricerca della storia della famiglia di suo padre.

Molti luoghi, molte atmosfere diverse, dall’altopiano iranico al Monferrato, attraverso i fatti, i personaggi e i dolori degli ultimi cinquant’anni. Stavo per aggiungere un pleonastico “della nostra storia recente”. Ma quella “nostra”stonava, visto che ci sono storie diverse che si accavallano e che non sono affatto condivise nella memoria collettiva. Gli anni Sessanta raccontati attraverso le lettere di papà Taher (personaggio centrale di tutta la narrazione) sono uno dei passaggi più belli, più interessanti e anche più sorprendenti del libro, proprio perché ci offrono uno sguardo “altro”. Cioè come un giovane studente iraniano vedeva l’Italia del boom economico.

 

 

Così come anche l’Alessandria degli anni Settanta, decisamente poco solare e fosca di tensioni non solo politiche: la paura dei sequestri di persona vissuta nella condizione particolare della figlia sì di “un immigrato”, ma comunque appartenente a una famiglia ricca. Il nome è straniero ed esotico, ma il nonno che gira in Ferrari spiazza i prevenuti in un’Italia non ancora terra di immigrazione.

Tutta la storia è segnata da una costante condizione di “essere altrove”. Iraniana ad Alessandria, italiana in Iran, alessandrina a Torino e così via. Forse non una conseguenza imprevista, ma in fondo una scelta inconsapevole. Proprio come ricorda il titolo, tratto dai versi di Rumi:

Non legare il cuore a nessuna dimora, perché soffrirai quando te la strapperanno via. E poiché tante dimore hai attraversato, da quando eri goccia di sera fino ad ora, prendile alla leggera, e leggermente le potrai lasciare.

Nel finale, la stessa Farian confessa:

Ho compiuto cinquant’anni. Ancora non ho risolto la questione religiosa (..). Anche se preferirei non dovermi per forza definire, quando mi viene posta con insistenza la domanda, rispondo di essere musulmana e, per la precisione, sciita: credo in un solo Dio, Maometto è il suo profeta e seguo la linea di successione attraverso suo cugino Ali e i figli che egli ha avuto sposando Fatima, la figlia prediletta del Profeta

Per l’autrice è l’identità religiosa la meta e il filo conduttore del racconto della propria vita. E’ un desiderio e forse un bisogno (anche se un bisogno non pienamente accettato) definirsi dal punto di vista religioso. Un bisogno tipicamente borghese, come appunto è la storia, la vita narrata in questo libro, intendendo per borghesia quella classe sociale che a lungo è stata individuata come forza motrice della Storia. E in questo caso è interessante notare  come l’incontro tra due borghesie lontane e diverse (quella bazarì di Teheran e quella industriale piemontese) abbia generato una storia coerente, come aspirazioni, come senso di sé.

Ed è questo il perché del libro e anche il senso del suo stile: il racconto di una vita come un grande romanzo familiare, una storia borghese.

 

 

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