Lettere persiane/1

Sabato 28 marzo 2020 con Davood Abbasi in diretta Instagram da Teheran abbiamo “trasmesso” la prima di una serie di conversazioni che terremo ogni sabato alle ore 18 (italiane) per trascorrere insieme questa quarantena parlando di Iran. Ieri abbiamo affrontato le origini e le tradizioni del Noruz.

Sabato 4 aprile parleremo di poesia persiana contemporanea.

Seguiteci sugli account @anto_sacchetti e @persia_viaggi !

Ecco il video della prima puntata:

Lettere Persiane/1 Ieri con Davood Abbasi in diretta Instagram da Teheran abbiamo "trasmesso" la prima di una serie di conversazioni che terremo ogni sabato alle ore 18 (italiane) per trascorrere insieme questa quarantena parlando di Iran. Ieri abbiamo affrontato le origini e le tradizioni del Noruz. Sabato 4 aprile parleremo di poesia persiana contemporanea. Seguiteci sugli account @anto_sacchetti e @persia_viaggi !

Pubblicato da Antonello Sacchetti su Domenica 29 marzo 2020

Coronavirus in Iran

Ormai è noto: l’Iran, subito dopo la Cina e insieme all’Italia, è uno dei Paesi più colpiti dal Coronavirus. I dati ufficiali (aggiornati in tempo reale qui: https://www.worldometers.info/coronavirus/country/iran/) sono ritenuti inattendibili da molti iraniani. Che il numero di contagiati e dei deceduti sia molto più alto, è più di un semplice sospetto. Non è soltanto un problema di censura: all’inizio della crisi, la mancanza di kit ha impedito di effettuare controlli su vasta scala. Le testimonianze del personale medico e sanitario sembrano raffigurare un quadro drammatico. Tutte e 31 le province del Paese sono coinvolte e i focolai maggiori sono a Teheran, Qom e nelle regioni del Gilan e del Mazandaran.

Il 12 marzo il ministro degli Esteri Javad Zarif ha lanciato un appello via Twitter, affinché le sanzioni vengano rimosse e il Paese sia rifornito dei medicinali e dei macchinari di cui in questo momento ha disperato bisogno.

Lo stesso ministro della Salute Saeed Namaki ha dichiarato che si attendo il picco dell’epidemia per la metà di aprile: siamo quindi ben lontani dalla fine di un incubo che è iniziato a metà febbraio.

Come è iniziato tutto

Il 21 febbraio si sono svolte le elezioni parlamentari e giusto il giorno primo ci sono stati i primi casi ufficiali nella città di Qom. Si tratta di un centro religioso molto importante, a circa 200 km a sud della capitale Teheran, meta di pellegrinaggi e sede di diversi centri di studi. Sono subito circolate voci di un focolaio sorto tra un gruppo di studenti arrivati dalla Cina. Per qualche ora si è parlato di un possibile rinvio delle votazioni e di mettere in quarantena Qom. Così non è stato e nel giro di pochissimi giorni la crisi è esplosa a una velocità simile a quella italiana. Nel giro di pochi giorni, chi ha potuto, si è barricato in casa, uscendo soltanto per motivi di stretta necessità. 

Il ministro degli Esteri Javad Zarif

Come è arrivato il virus in Iran?

La Cina è un partner commerciale irrinunciabile, per l’Iran, soprattutto a causa delle sanzioni imposte nuovamente da Stati Uniti e Occidente. Quando è scoppiata l’epidemia di Wuhan, l’Iran non ha interrotto i propri voli da e per la Cina, proprio per non spezzare i legami con un Paese fondamentale per la propria economia. Strangolata dall’accerchiamento economico e commerciale voluto da Trump e sostanzialmente abbandonata dall’Europa, l’Iran non si poteva permettere misure come quelle decise dal governo italiano settimane fa. La Mahan Air è stata al centro di polemiche molto violente, perché ha continuato a volare in Cina anche dopo l’inizio della crisi. Una delle ipotesi sull’inizio dell’epidemia in Iran, individuerebbe il paziente zero in un imprenditore tornato a Qom dopo un viaggio in Cina.

Il peso delle sanzioni

Le sanzioni occidentali minano un sistema sanitario di buon livello – soprattutto per gli standard del Medio Oriente – con un ottimo personale medico (spesso formatosi all’estero), ma che sconta da anni carenze strutturali, sia in termini di approvvigionamento di farmaci sia di mancanza di macchinari, come ad esempio i ventilatori polmonari, fondamentali in questo momento per salvare vite umane. Manca anche un numero adeguato di kit per effettuare tamponi: anche per questo, il numero ufficiale dei positivi potrebbe essere molto inferiore al dato reale.

Le decisioni sbagliate

Le autorità iraniane hanno commesso errori molto gravi. La negazione iniziale della crisi ha facilitato il contagio, così come la riluttanza a mettere in quarantena i centri in cui l’epidemia era scoppiata. Gli ultimi tre, quattro mesi erano già state molto travagliati per il Paese, prima con i disordini di novembre per il caro benzina, poi con l’uccisione del generale Soleimani e l’abbattimento dell’aereo ucraino. Febbraio era di per sé un mese importante, con le celebrazioni della rivoluzione l’11 e le elezioni parlamentari del 21 che hanno, tra l’altro, registrato il record di astensionismo. Su un Paese già sfiduciato e in crisi economica, si è poi abbattuta questa nuova emergenza.

Sul piano politico, il presidente Hassan Rohani ha ricevuto molte critiche per aver inizialmente sottovalutato l’emergenza e per essere poi sparito per giorni dalla scena pubblica.

Come si sta adesso in Iran?

In un primo momento c’è stata una negazione della crisi: la stessa Guida Ali Khamenei parlava di “cosiddetto virus”, salvo poi ricredersi e appellarsi all’unità del Paese. Va anche detto che fin dai primi giorni sono stati numerosi i politici iraniani, anche di primo piano, contagiati. Al momento sono positivi due vicepresidenti (Jahingiri e Ebtekhar), due ministri e Ali Akbar Velayati, politico di lungo corso e consigliere della Guida Khamenei. Un terzo dei parlamentari è positivo, due sono deceduti. Adesso la comunicazione istituzionale è abbastanza simile a quella italiana: si invitano le persone a rimanere in casa, si cerca di incoraggiare lo sforzo del personale medico e sanitario, spesso attraverso un parallelo con la cosiddetta “guerra imposta” combattuta dal 1980 al 1988 contro l’invasore iracheno.

L’epidemia in Iran ha fatto da subito registrare una letalità molto alta, tanto da far sospettare che il numero dei contagiati sia molto più alto di quello ufficiale. Tutte le persone contattate parlano di situazioni ormai molto simili alla nostra: si esce solo per necessità, si fanno acquisti online (cosa piuttosto comune a Teheran e nei grandi centri), i negozi sono aperti solo poche ore anche se non si registrano casi di accaparramento come da noi. C’è anche una maggiore abitudine alle emergenze. Non dimentichiamo che l’Iran ha vissuto negli ultimi quarant’anni una rivoluzione, una guerra lunga otto anni, e paga sulla propria pelle decenni sanzioni ed embargo economico. 

Sarà un Noruz molto triste quello che sta arrivando. Il 1399 dell’Iran comincia tutto in salita.

Il voto triste dell’Iran

Tutto, più o meno, come previsto: i conservatori conquistano una maggioranza schiacciante nell’undicesimo parlamento della Repubblica islamica: circa 200 seggi su 290. I riformisti saranno appena 17, indipendenti tutti gli altri. Il Consiglio dei Guardiani aveva già orientato fortemente queste elezioni, bocciando la candidatura di moltissimi candidati riformisti e moderati. Tra loro, anche 75 parlamentari uscenti. Di fatto, in almeno 158 collegi non c’era alcuna vera competizione, dato che non c’erano candidati riformisti. A Teheran, dove si assegnano ben 30 seggi, i conservatori hanno fatto il pieno dei voti, anche perché i candidati riformisti ammessi erano pochissimi. Ribaltato quindi il risultato del 2016, quando la coalizione moderato-riformista aveva fatto il pieno dei seggi nella capitale. Come ha sottolineato un amico iraniano, queste sono state “elezioni tristi”, perché assolutamente prive di qualsiasi entusiasmo.

Un risultato scontato

Ai conservatori vanno almeno 221 seggi su 290; 34 seggi sono stati assegnati a candidati indipendenti, mentre i riformisti si fermano a 16 seggi, minimo storico. A parte i 5 seggi assegnati alle minoranze religiose (due agli armeni, uno ciascuno a ebrei, zoroastriani, più un seggio condiviso per assiri e caldei), rimangono da assegnare ancora 14 seggi al ballottaggio del 17 aprile.

Andrebbe però esaminato il risultato nel dettaglio, perché i conservatori non sono affatto un blocco monolitico, ma si sono anzi affrontati in una competizione piuttosto serrata. Qualcuno ha comunque ottenuto un successo innegabile: primo degli eletti con oltre un milione di voti l’ex sindaco di Teheran Mohammad Baqer Qalibaf (parlammo di lui nel 2016), probabile prossimo speaker del Parlamento. Con queste percentuali, i conservatori si accingono a dominare la scena politica e si preparano per le presidenziali del 2021. Sarà la volta buona per Qalibaf? Sono più di dieci anni che si parla di lui come di un possibile nuovo leader conservatore, ma finora ha sempre mancato le occasioni. Nel 2009 non si presentò per non sfidare Ahmadinejad, nel 2013 venne nettamente sconfitto da Rouhani e nel 2017 si ritirò in favore di Raisi che venne comunque sconfitto dall’attuale presidente. Difficile azzardare previsioni a lungo termine, perché l’anno appena iniziato sta ponendo l’Iran di fronte a sfide sempre più impegnativi, dagli esiti quanto mai imprevedibili.

Riepilogo elezioni 2020. Fonte: Ministero degli Interni Iran

Affluenza mai così bassa

Secondo il ministro degli Interni, l’affluenza è stata del 42,57 per cento a livello nazionale e del 26,2 per cento a Teheran. Un record negativo, inferiore persino a quello delle legislative del 2004, quando si votò in un’atmosfera per molti versi simile a quella attuale. Allora gli iraniani erano delusi dalle promesse non realizzate dal presidente riformista Khatami e il presidente Usa George W. Bush aveva respinto le aperture di Teheran includendo Teheran nell’Asse del Male insieme a Iraq e Corea del Nord. L’anno successivo, alla presidenziali si sarebbe affermato a sorpresa il conservatore Mahmoud Ahmadinejad.

Un’affluenza così bassa non è dato trascurabile. È vero che in diverse democrazie occidentali si riscontrano spesso percentuali simili, ma nella Repubblica islamica la partecipazione è un elemento indispensabile per le legittimazione del sistema.

L’affluenza alle elezioni parlamentati in Iran dal 1980. Fonte: Iran Primer

Nelle tante analisi e cronache dall’Iran e sull’Iran, non si sottolinea quasi mai un aspetto importante: in Iran non si votano liste, ma candidati. Ed è anche possibile dare più preferenze a candidati che appartengono a schieramenti diversi. Questo perché il sistema non contempla un sistema partitico come lo intendiamo, ad esempio, in Italia. I partiti politici iraniani sono molto più simili a comitati elettorali e il passaggio da uno schieramento all’altro è molto frequente.

Una mappa per orientarsi tra gli schieramenti politici iraniani. Fonte: Tiziana Corda bit.ly/36LwCVk

Il Corona Virus in Iran

Alla vigilia del voto si è aperta l’emergenza per i primi casi di Corona Virus riscontrati nella città di Qom. Nel giro di un paio di giorni, il numero dei contagiati è cresciuto in modo molto rapido. Mentre scriviamo, si registrano 43 contagiati e 8 morti. Il virus sarebbe arrivato in Iran tramite un uomo d’affari di ritorno dalla Cina. L’improvviso insorgere dei casi ha suscitato polemiche: c’è stata trasparenza da parte delle autorità? E perché non sono state rinviate le elezioni quando l’allarme è scattato? Da ambienti conservatori, si accusano invece i media stranieri di aver fomentato la paura degli iraniani per spingerli a disertare le urne.

Al contrario di altri Paesi, l’Iran non ha chiuso i collegamenti con la Cina, partner prezioso in un momento di grande isolamento internazionale. Soprattutto, nell’immediatezza dell’annuncio dei primi casi, le autorità iraniane sono accusate di scarsa trasparenza. Un altro episodio che mina il rapporto tra Stato e cittadini iraniani, dopo la repressione delle proteste dello scorso novembre e l‘abbattimento dell’aereo ucraino a gennaio, il tutto in un quadro complessivo di crisi economica e tensioni con gli Usa.

Archiviate le elezioni, l’Iran si appresta ad affrontare una nuova emergenza. L’ennesima.

In arrivo a Roma Kayhan Kalhor

Il maestro della musica classica persiana

Domenica 9 febbraio 2020 – ore 19

Teatro Greco

Via Ruggero Leoncavallo, 10

Arriva il 9 febbraio a Roma il musicista iraniano Kayhan Kalhor, maestro internazionalmente noto del kamantcheh, antico strumento a corda della tradizione persiana. L’artista si esibirà il 9 febbraio al Teatro Greco, alle 19, nell’ambito di una tournèe europea che passa anche per Venezia, Firenze e Milano. Con lui anche il percussionista Benham Samani, agli strumenti tombak e daf, in un concerto intessuto con l’arte dell’improvvisazione persiana, culmine di un processo che inizia con l’apprendimento del radif (struttura), un insieme di composizioni trasmesso da maestro ad allievo, e che giunge all’istante senza tempo (waqt) e allo stato di grazia (hāl), che tocca gli ascoltatori più attenti.

Solo pochi mesi fa Kalhor ha vinto in Finlandia l’ultimo di vari riconoscimenti internazionali, il Womex (World Music Expo), per aver portato la tradizione della musica classica persiana all’orecchio della gente in tutto il mondo, e per il suo continuo sforzo di innovare e creare nuovi linguaggi musicali. In quell’occasione aveva detto: “mentre salgono forze nel mondo che spingono per divisioni, confini e intolleranza, la musica ci porta a stare insieme e ci ricorda della comune umanità”. 

Il concerto è organizzato dall’Associazione culturale italo-iraniana Alefba in collaborazione con l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente Ismeo.

Per informazioni e prenotazioni: 347 351 1465

Nato a Teheran nel 1963 in una famiglia curda, Kahlor cominciò a studiare musica a sette anni, approfondendo non solo la tradizione classica persiana ma anche le influenze delle musica curda e turca. Nel 1978 si è trasferito a Roma per studiare la musica classica occidentale. Successivamente si è laureato alla Carleton University di  Ottawa, in Canada. Si è esibito all’estero come solista con varie ensemble e orchestre, fra cui la New York Philarmonic e l’Orchestra Nazionale di Lione. E’ cofondatore delle ensemble Dastan e Masters of Persian Music, e ha composto musiche per grandi cantanti iraniani come Mohammad Reza Shajarian e Shahram Nazeri. Fra le sue composizioni anche una per la colonna sonora di “Un’altra giovinezza” (2007) di Francis Ford Coppola. Ha partecipato al Yo-Yo Ma’s Silk Road Project, creato dal violoncellista americano Yo-Yo Ma per promuovere scambi artistici multiculturali e ispirato all’antica Via della Seta, con cui ha vinto un Grammy Award nel 2017 per l’album “Sing Me Home”. Nello stesso anno l’arte di creare e di suonare il kamantcheh é stata inserita tra i patrimoni immateriali dell’umanità dell’UNESCO. L’impiego di questo strumento spazia in campo  internazionale dalla musica tradizionale al nuovo underground global-local, abbracciando folk, jazz, culture locali e della diaspora,  suoni elettronici e urbani.

Corso di persiano a Roma

ATTENZIONE:il corso è rinviato a data da destinarsi a causa dell’emergenza Corona Virus.

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove un nuovo corso di lingua Persiana.

Tenuto da un’insegnante madrelingua, il corso si svolge il sabato presso la sede dell’Istituto a Roma in via Maria Pezzè Pascolato, 9 e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 72 ore divise in quattro livelli con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00, 10.30, 12.00 e 14.00 e avrà la durata di 12 settimane.

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta e una orale. L’ammissione agli esami è subordinata a una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali.

A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato il certificato firmato dall’Istituto Culturale dell’Iran.

Il corso inizia sabato 7 marzo con un incontro alle ore 10 in cui si valuterà il livello di conoscenza della lingua da parte dei corsisti.


Iscrizioni entro il 6  marzo al link: https://www.irancultura.it/46-corso-di-lingua-persiana/

La voce di Bijan

Bijan Zarmandili

È strano: questo inizio di 2020 ci costringe a parlare di Iran per questioni tragiche e angosciose. Chi ama questo Paese e la sua cultura, vive forse uno dei momenti più tormentati degli ultimi anni. Di nuovo, ancora una volta, la passione per la Persia va spiegata, quasi giustificata, alla luce di un tam tam mediatico molto spesso oscenamente di parte.

In un momento del genere, aprire le pagine dell’ultimo romanzo di Bijan Zarmadili, Il fiume tra noi, (Edizioni Manni), uscito a circa un anno dalla sua morte, è innanzitutto un’esperienza sentimentale. Perché vuol dire tuffarsi nel mondo della Persia contemporanea, con i suoi legami vivissimi con la propria cultura classica, e allo stesso rivivere i drammi collettivi (qui raccontati attraverso una storia privata) dell’Iran contemporaneo.

Il romanzo si articola come un lungo racconto a ritroso della vita di Farhad, professore universitario di letteratura persiana a Teheran, da quindici anni in esilio volontario e solitario in un piccolo borgo dell’Umbria. Dopo un lungo silenzio, scrive e invita la figlia Parvaneh a raggiungerlo per quella che sarà una sorta di lunga e dolorosa confessione.

Durante una lunga passeggiata lungo il fiume, Farhad rivela a Parvaneh i segreti e i tormenti di una vita intera. Tormenti esistenziali, culturali, politici: l’infanzia difficile – memorabili le pagine del viaggio “di formazione” a Firuzabad – un matrimonio non felice, un amore clandestino e tormentato, la dipendenza dall’oppio. Sullo sfondo, i movimenti studenteschi del 1999 e la successiva ondata di repressione.

Impossibile e ingiusto sapere quanto di autobiografico ci sia in questo romanzo. Che ha comunque la forma e il sapore di un testamento letterario.

Per chi ha avuto la fortuna di conoscere di persona lo scrittore, è quasi impossibile non rivederlo in alcune descrizioni. I completi di velluto, la pipa, una certa aria gentile e malinconica, le parole soppesate e mai inutili.

Una sensazione personale: dall’inizio del libro mi è venuto spontaneo associare le parole scritte alla voce di Bijan Zarmandili, come se fosse lui stesso a leggere il suo ultimo libro. Forse è una suggestione. O forse – come dice in una poesia Forrugh Farrokhzad – è solo la voce che resta.

Il discorso di Khamenei

Il discorso di Khamenei

Che impressioni ricavare dal discorso tenuto dalla Guida Ali Khamenei nella preghiera del venerdì a Teheran? Innanzitutto, il fatto era di per sé una notizia, visto che era dal febbraio 2012 che non guidava la preghiera del venerdì. La Guida è il Capo di Stato dell’Iran: i suoi discorsi pubblici non sono rari, ma la preghiera del venerdì è comunque un’occasione di particolare rilievo politico.

L’undicesima volta di Khamenei

Da quando divenne Guida nel giugno 1989, Khamenei ha guidato la preghiera del venerdì undici volte. La prima volta fu subito dopo la sua elezione da parte dell’Assemblea degli Esperti. La seconda fu nel 1991, per dichiarare il sostegno alla rivolta degli sciiti iracheni contro Saddam Hussein. La terza volta fu soltanto sette anni dopo, nel 1998, quando, pochi mesi dopo l’elezione del riformista Khatami alla presidenza, intervenne a demarcare i confini dei rapporti tra Repubblica islamica e Stati Uniti. Un anno dopo, nel 1999, in una fase piuttosto problematica della vita politica, Khamenei guidò cinque volte la preghiera del venerdì. Una sospetta “catena di omicidi” di intellettuali e dissidenti e una serie di manifestazioni degli studenti dell’Università di Teheran avevano infatti contribuito a creare un clima di forte tensione, con gli ambienti conservatori che guardavano con sospetto alle aperture del presidente riformista.

Khamenei guidò nuovamente la preghiera del venerdì il 19 giugno 2009, a una settimana dalla contestata rielezione di Mahmud Ahmadinejad. Il suo intervento fu la parola definitiva sull’esito di quella votazione: non ci sarebbero stati conteggi o verifiche, Ahmadinejad era il vincitore di quella votazione. Il suo discorso non bastò tuttavia a placare gli animi: le manifestazioni dell’Onda Verde proseguirono e il clima politico era così agitato che un mese dopo, il 17 luglio, la preghiera del venerdì fu affidata ad Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, nel tentativo – risultato poi vano – di riconciliare le anime del sistema.

Khamenei guiderà poi due preghiere del venerdì tra il 2011 e il 2012, nel mezzo delle cosiddette “primavere arabe”, da lui interpretate come episodi di un complessivo “risveglio islamico” della regione.

Pagliacci ed elezioni

Di tutto il discorso di Khamenei – la cui versione in inglese è consultabile qui – i media occidentali hanno riportato più che altro la frase in cui definisce il presidente Usa Donald Trump un “clown”. A dire il vero, Khamenei si rivolge probabilmente a tutta l’amministrazione Usa quando parla di “pagliacci americani che affermano falsamente e senza vergogna di essere accanto al popolo iraniano”.

Quasi tutte le analisi hanno sottolineato una sostanziale continuità nella linea politica di Khamenei: “massima resistenza” alla “massima pressione” degli Usa. Tutto vero, ma ci sono comunque alcuni punti da non tralasciare. Innanzitutto, la Guida non ha indicato un rifiuto totale a dialogare. Riporto le parole in persiano, a scanso di equivoci, ripetizioni comprese:

ما از مذاکره هم ابائی نداریم؛ البتّه نه با آمریکا، با دیگران؛ امّا نه از موضع ضعف، از موضع قوّت، از موضع قدرت.

“Non siamo contrari ai negoziati – non con gli Stati Uniti, ovviamente – con gli altri, ma non con una posizione debole, una posizione di potere, una posizione di potere”.

Il che vuol dire: adesso non possiamo negoziare. Ma non escludiamo di farlo in futuro.

Il discorso ha riservato poco spazio all’abbattimento dell’aereo ucraino, concentrandosi invece sulla grande partecipazione ai funerali del generale Soleimani e agli attacchi contro le postazioni americane in Iraq. A questo proposito è interessante notare il pressoché generale orientalismo dei media occidentali, che hanno parlato di “attacco voluto da Allah”. Non da Dio, casomai, ma “da Allah”.

Secondo aspetto. Khamenei ha tenuto in arabo una parte del discorso. Rivolgendosi ai Paesi vicini, ha sottolineato la necessità di cooperazione in campo mediatico, militare e scientifico, per una nuova civiltà di “cooperazione e conoscenza”. Un chiaro segnale ai Paesi arabi della regione: restiamo uniti, è l’unico modo per non soccombere.

Khamenei ha poi invitato gli iraniani a partecipare alle elezioni parlamentari del 21 febbraio, in modo da respingere le “cospirazioni dei nemici”.

Rouhani contro il Consiglio dei Guardiani

A proposito di elezioni, il presidente Hassan Rouhani ha criticato il Consiglio dei Guardiani per aver bocciato la candidatura di molti esponenti moderati e riformisti. “Così non sono elezioni, non c’è diversità. In questo modo si spingono molte persone all’opposizione (del sistema)”. Parole forti, che hanno provocato una risposta altrettanto dura. In una nota ufficiale, il Consiglio dei Guardiani ha accusato il presidente di non essere informato su come funzioni la selezione dei candidati, sostenendo inoltre che “in un momento in cui il Paese ha bisogno di unità, ci si aspetta che i commenti delle autorità siano più ponderati ed evitino di creare tensioni”.

Imperdonabile

L’abbattimento dell’aereo ucraino è divento il tema centrale della crisi iraniana. Dopo aver negato per tre giorni qualsiasi responsabilità nella tragedia, sabato 11 gennaio il generale Amir Ali Hajizadeh, capo delle Forze aeree dei Guardiani della Rivoluzione, ha ammesso la piena responsabilità nell’abbattimento dell’aereo ucraino: l’incidente sarebbe stato provocato da un soldato che avrebbe scambiato l’aereo per un missile da crociera e avrebbe agito senza che venisse impartito un ordine a causa di un’interferenza nelle telecomunicazioni. Il presidente Hassan Rouhani ha pubblicamente chiesto scusa per il “disastroso errore”, mentre il ministro degli Esteri Javad Zarif accusa gli Stati Uniti per aver dato il via all’escalation in cui è maturata la tragedia.

Effetto Chernobyl

Scuse che ora appaiono tardive e inevitabili. L’ammissione non suona come una dimostrazione di trasparenza, ma di debolezza. I paralleli storici spesso sono fuorvianti, ma questa situazione ricorda cosa rappresentò il disastro di Chernobyl per l’Unione Sovietica nel 1986. Anche allora, le autorità sovietiche inizialmente negarono il disastro, ma poi, costretti dall’evidenza dei fatti, furono costretti ad ammettere l’errore e il successivo insabbiamento. Così adesso l’ammissione dei Pasdaran non può non avere conseguenze sul piano interno. E infatti già in serata, all’Università Amir Kabir di Teheran, sono tornate le proteste, con slogan molto duri contro la Guida Khamenei. Il giornale Iran, organo del governo, titola semplicemente “Imperdonabile”.

“Imperdonabile”
Proteste davanti all’Università Amir Kabir di Teheran

I fatti sono ormai sotto gli occhi di tutto il mondo. Nel giro di una settimana, dall’assassinio di Soleimani, più di 200 persone hanno perso la vita in incidenti correlati. Martedì 7 gennaio 59 persone hanno perso la vita nella calca durante i funerali di Soleimani a Kerman. E nelle prime ore di mercoledì, poche ore dopo l’attacco dell’Iran alle basi statunitensi in Iraq, un aereo civile appartenente alle compagnie aeree ucraine si è schiantato alla periferia di Teheran, uccidendo almeno 176 persone, di cui 147 iraniani.

Questa nuova fase della crisi isola ancora di più l’Iran a livello internazionale, ma soprattutto apre una ferita profonda tra il sistema politico e l’opinione pubblica.

Se i funerali di Soleimani avevano dato l’impressione di una rinnovata unità nazionale, adesso per la Repubblica islamica sarà difficile recuperare questo disastro umanitario e politico.

Ci sarà nuovamente un blackout del web per nascondere il malcontento? Di certo, siamo appena all’11 gennaio ed è già un anno lunghissimo.

Quel che resta del giorno

Pochi giorni, nella storia recente dell’Iran, sono stati lunghi e intensi come l’8 gennaio 2020, 18 dey 1398, per il calendario persiano. Poco dopo la mezzanotte, Teheran ha messo in atto l’annunciata rappresaglia contro gli Usa per l’uccisione del generale Soleimani. Lanciati 22 missili a corto raggio contro due basi militari in Iraq, che ospitano soldati americani: a Ain al Asad, nella regione occidentale di al Anbar, e a Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno. I media iraniani sostengono che l’operazione avrebbe provocato 80 morti tra i militari americani. Gli Usa sostengono invece che non ci sono vittime né statunitensi né irachene.

Cronaca di un attacco annunciato

L’Iran colpisce dove aveva detto che avrebbe colpito. Per gli esperti militari, è una dimostrazione di forza e allo stesso tempo di auto-controllo.

Trump twitta: “Va tutto bene”. E annuncia un discorso alla nazione che terrò soltanto alle 17 ora italiana.

Terremoti e altri disastri

Alle 5,50 è stato registrato un terremoto di 4.5 gradi della scala Richter vicino a Bushehr, città in cui sorge un impianto nucleare. Senza fare vittime, per fortuna.

Alle 6 del mattino un Boeing 737 della Ukraine International Airlines è precipitato pochi minuti dopo il decollo da Teheran: morti tutti i passeggeri e l’equipaggio (170 persone in tutto).

Per il resto del giorno, ci sono state tante parole. Minacce incrociate tra Washington e Teheran, commenti e analisi sui media di tutto il mondo. La guerra è a un passo, anzi no, è già iniziata.

Da Teheran mi suggeriscono: la crisi è finita. Non si andrà oltre questo, perché né gli Usa né l’Iran vogliono la guerra. Non per davvero, non ora.

Parla Trump

Poi parla Trump e in sostanza conferma questa tesi: niente guerra, per ora. È uno dei suoi soliti discorsi: esordisce contro le ambizioni nucleare iraniane, poi rivendica l’uccisione di Soleimani, accusa l’Iran di essere un pericolo, invita i Paesi a uscire dall’accordo sul nucleare, ma alla fine rilancia per un nuovo e più grande accordo con Teheran. Anche perché di colpo si ricorda che l’Isis è un pericolo per entrambi (ma allora perché hai ammazzato Soleimani?).

Al popolo e leader iraniani, auguro un grande futuro, in armonia col resto del mondo. gli usa sono pronti a fare pace con chiunque.

Auguri e figli maschi.

Trump annuncia nuove sanzioni e il tutto viene accolto come de-escalation. Quando si dice, sapersela vendere.

La giornata Forse la giornata finisce meglio di come sia iniziata. Non ci voleva molto, questo è vero. Ma è già qualcosa.

Raccontarsela

Personalmente mi sento di suggerire alcune riflessioni, senza la pretesa di dare indicazioni.

Non cambierà molto, nel breve periodo. Le tensioni non svaniranno in un attimo. Ma è anche vero che queste ultime settimane ci hanno insegnato a non sbilanciarci. Perché davvero sono state scritte cose incredibili, spesso senza alcuna base logica. La Terza Guerra Mondiale era lo scenario più roseo, per alcuni. E allora perché escludere a priori un accordo tra Trump e Teheran prima di novembre? Per The Donald sarebbe uno spot elettorale irresistibile. Per la leadership iraniana una boccata di ossigeno salvifica. Rouhani ha ormai finito il suo ruolo e la sua storia conferma un vecchio assioma dell’Iran repubblicano: si scende a patti – magari sottobanco – più facilmente con Washington quando alla Casa Bianca ci sono i repubblicani (vedi alla voce Reagan). Un patto, non necessariamente un grande accordo. Il problema è però capire chi possa prendere questa iniziativa, soprattutto negli Usa. Perché si fatica a ravvisare una benché minima strategia di medio termine in quello che sta avvenendo nelle ultime settimane.

Va poi detto che con Soleimani se ne va un personaggio che stava uscendo un po’ dagli schemi canonici della Repubblica islamica, in cui i militari – secondo il lascito politico di Khomeini – non devono entrare in politica. E Soleimani di politica – estera – ne stava facendo fin troppa. Un anno fa, quando Assad era arrivato in visita a Teheran, aveva incontrato lui e non Zarif, che infatti si era dimesso per protesta. Poi certo, era stato lo stesso Soleimani a tessere le lodi di Zarif e premere per il suo ritorno. Però il danno era stato fatto.

Gli iraniani – si sa – amano le teorie del complotto. E in questi giorni più di qualcuno vocifera che il “martire vivente” sia stato venduto agli americani perché divenuto troppo scomodo… Fantapolitica? Probabile.

Funerali di Qasem Soleimani a Teheran, 6 gennaio 2020

Altra considerazione sui funerali di Soleimani. Non importa quanti siano stati i partecipanti: non potevano certo essere tutti cooptati dalla Repubblica islamica. Certo, è stata anche una grandiosa operazione di propaganda. Ma i sentimenti che questa morte ha suscitato tra gli iraniani sono contrastanti. Chi lo identifica col regime, ha visto sparire un simbolo odioso. Chi lo ricorda per il ruolo nella guerra contro l’Iraq, ha in fondo perso un “piccolo padre”. Così come molti scontenti e oppositori della Repubblica islamica piansero nel 1989 Khomeini e nel 2017 Rafsanjani. I padri, seppure odiati, quando se ne vanno lasciano degli orfani. Sempre.

I miei compiti a casa: leggere October Surprise di Gary Sick.

Domani (enshallah) è un altro giorno.

Il delirio di Trump

Nell’escalation seguita all’assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato una serie di tweet minacciosi nei confronti dell’Iran. Intorno alla mezzanotte del 4 gennaio 2020 (ora di Washington) ha scritto che gli Stati Uniti hanno individuato

52 siti iraniani (in rappresaglia dei 52 americani presi in ostaggio dall’Iran anni fa), alcuni dei quali di alto livello e importanti per l’Iran e la cultura iraniana, e quegli obiettivi, e lo stesso Iran, saranno colpiti molto velocemente e molto duramente. Gli Usa non vogliono più minacce!

Sui siti Unesco in Iran leggi anche: https://www.crognali.it/iran-unesco/

La minaccia di Trump è una palese violazione della Convenzione convenzione stipulata all’Aja nel 1954 e delle stessi leggi di guerra americane.

Dopo Soleimani

Dopo Soleimani

La prima questione è semantica: a seconda di chi parla (o scrive) il generale Qasem Soleimani è stato “ucciso”, “assassinato” o – molto asetticamente – “eliminato”, come se avesse perso una partita di un torneo di tennis. In fondo si tratterebbe di dire: il presidente degli Usa ha ordinato una strage. Tra le vittime ci sono Abu Mehdi al-Muhandis, ufficiale di un Paese (l’Iraq) alleato degli Usa, e Qasem Soleimani, generale di un Paese (l’Iran) con cui gli Usa non sono formalmente in guerra. I fatti sono questi.

Poi ci sono le reazioni di commentatori e politici, che hanno scandito tutta la giornata di venerdì 3 gennaio 2020. E qui la seconda questione: davvero non immaginavo che così tante persone in Italia conoscessero così bene la storia di Soleimani e il suo ruolo nelle guerre del Medio Oriente. E tutti hanno un’opinione netta, formata. Non solo: sanno già benissimo quello che sta per succedere. Beati loro. Per me – lo confesso – la notizia è stato uno shock. 

Come ha spiegato Nicola Pedde, “con la morte di Soleimani viene paradossalmente meno l’unica e ultima garanzia negoziale degli Stati Uniti con l’Iran, l’interlocuzione diretta di Washington con l’apparato della sicurezza di Teheran e, più in generale, con l’uomo che più di ogni altro aveva esperienza e visione sul piano regionale e globale”. 

Forse proprio per questo tipo di ruolo, Soleimani si muoveva in modo tutt’altro che misterioso. Lo hanno ucciso vicino all’aeroporto di Baghdad, mentre si spostava con un una scorta ristretta. Piuttosto che di operazione di intelligence, parlerei di un vero e proprio colpo a tradimento. Il primo ministro iracheno Adil Abdul-Mahdi ha condannato l’attentato definendolo “un’aggressione contro l’Iraq – il suo Stato, il suo governo e il suo popolo” e “una grave violazione” delle condizioni per la presenza delle Forze Usa sul territorio iracheno.

Eroe o criminale? Siamo alla fiera dell’ipocrisia: Soleimani ha vissuto una vita di guerra, ha vissuto di guerra e di guerre. La Guida Khamenei lo definiva il “martire vivente”. Nulla di “anomalo” nella sua fine. E nulla di misterioso nel suo curriculum. Abbiamo scritto di lui in tempi non sospetti, ma che oggi l’Occidente di colpo lo scopra come una minaccia è allo stesso tempo ridicolo e tragico. Appena poche ore dopo la sua morte, Khamenei ha nominato successore il suo vice, Ismail Qaani, personaggio di scarso carisma e maggiore intransigenza ideologica. 

Soleimani, spiega ancora Pedde: “anche sul piano della politica interna iraniana rappresentava una figura complessa. Molto vicino alla Guida, Ali Khamenei, il generale costituiva l’elemento di garanzia del sistema politico di prima generazione, ponendosi come baluardo della difesa degli interessi nazionali e della continuità politica della Repubblica Islamica. In quest’ottica era entrato più volte in rotta di collisione con i vertici dell’IRGC, e soprattutto con quella componente apicale espressa dall’industria militare e dal conglomerato industriale che ruota intorno al grande universo dei Pasdaran. Soleimani non era certamente uomo loro, ed anzi veniva da questi percepito più come un pericoloso outsider che non come un alleato”.

Come spiega Narges Bajoghli sul New York Times, l’uccisione di Soleimani non diminuirà l’influenza dell’Iran nella regione. Ma accelera alcune dinamiche. Innanzitutto è la pietra tombale di qualsiasi tentativo di dialogo tra Usa e Iran. Dialogo che ancora qualche settimana fa era una possibilità per lo stesso Trump. Che in serata fa quasi un mezzo passo indietro, precisando di non puntare a un “regime change” in Iran ma di aver voluto prevenire “attacchi a diplomatici americani”. L’incidente che da circa un anno tutti temevano non c’è stato: c’è stato un deliberato e assolutamente controproducente atto di guerra da parte degli Usa nei confronti dell’Iran. Questo omicidio non stabilizza la regione e non piega Teheran. Piuttosto ricompatta il fronte interno iraniano: Rouhani è ormai politicamente finito e dovrà per necessariamente seguire la linea dei conservatori. Il dialogo con l’Occidente – costato anni di lavoro diplomatico – è stato un fallimento.

Oggi in Senato si sarebbe dovuto discutere dell’impeachment ma l’uccisone di Soleimani ha stravolto l’agenda politica Usa. Quarant’anni dopo Carter, l’Iran torna a essere determinante per la rielezione di un presidente americano. L’impressione è che manchi una vera strategia di base: il presidente che vuole la foto con la stretta di mano con Rouhani a settembre, è lo stesso che ordina di uccidere Soleimani il 2 gennaio e ha poi continuato a sfidare Teheran con una serie di tweet irridenti, sulla presunta incapacità degli iraniani di vincere le guerre. La risposta di Teheran ci sarà sicuramente, ma è impossibile prevedere come, dove e quando. 

Trump ama improvvisare, l’Iran no

Un sondaggio dell’Università del Maryland mostra una grande popolarità di Soleimani in patria. Al di là della retorica governativa, si tratta di una figura molto nota e associata positivamente dai più alla “Sacra difesa”, la guerra combattuta contro l’Iraq (1980-88)
La ex vicepresidente Ebtekar ripropone una copertina di Newsweek del 2014

Iran 2020

Detto, scritto e ripetuto tante volte: la storia dell’Iran insegna a non lanciarsi mai in previsioni azzardate sul destino di questo Paese. I disordini e la repressione delle scorse settimane hanno scomodato analisi che si ripetono da una trentina d’anni: crisi economica, assenza di fiducia da parte della popolazione, Repubblica islamica a un passo dal tracollo. In questo tipo di analisi, manca quasi sempre una reale conoscenza dei protagonisti, delle dinamiche e delle tempistiche della politica iraniana. Che ha dimostrato di avere tempi di gestazione molto lunghi e generare poi cambiamenti drastici e rapidi, quasi mai nella direzione prevista dalla maggior parte degli osservatori. Fu così per la rivoluzione del 1979, è stato così nelle crisi che ciclicamente hanno colpito la Repubblica islamica: 1999, 2003, 2009, 2019.

Il peso del petrolio

Si è parlato molto dell’aumento del prezzo della benzina, quale fattore scatenante delle proteste di fine novembre. Non si è invece parlato abbastanza di un dato economico fondamentale: l’Iran – a causa delle sanzioni decise da Trump – oggi esporta molto meno petrolio rispetto al recente passato. Il prossimo anno (il 1399 del calendario persiano inizia il 20 marzo 2020) “soltanto” il 30 per cento del bilancio statale dell’Iran si baserà sull’export petrolifero: dieci anni fa era il 60 per cento.

Secondo la Banca Mondiale, nel 2017 il petrolio rappresenta il 17 per cento del PIL iraniano: un patrimonio dunque ancora fondamentale, ma non più sufficiente. Tagliare i sussidi è perciò un primo passo quasi inevitabile. A cui però dovrà necessariamente fare seguito un cambio di prospettiva: se l’Iran vuole sopravvivere dovrà rivedere la sua politica fiscale assolutamente inadeguata. Più in generale, a giudicare dal budget presentato l’8 dicembre dal presidente Hassan Rouhani, l’intervento dello Stato nell’economia diminuirà.

E questo non potrà non avere conseguenze politiche, soprattutto se proseguiranno le sanzioni e l’isolamento economico.

Lo stallo politico

Situazione paradossale. Rouhani era stato eletto nel 2013 proprio per uscire dall’isolamento in cui il Paese era precipitato negli otto anni di presidenza Ahmadinejad. E l’accordo nucleare del 2015 aveva in effetti aperto una nuova fase. Chiusasi bruscamente con l’elezione di Trump alla Casa Bianca e la successiva uscita dal JCPOA. Adesso è proprio Rouhani a pagare il conto più salato per questa marcia indietro. Sia a livello internazionale, sia internamente. Anche le proteste di novembre sembrano averlo isolato ancora di più. A criticarlo non sono soltanto i conservatori: a dicembre alcune testate riformiste hanno chiesto le dimissioni del presidente. Le prossime elezioni presidenziali sono fissate per la primavera 2021 ma non è affatto scontato che Rouhani arrivi alla fine del mandato. In passato, la Guida Khamenei ha dimostrato di non amare crisi istituzionali che possano ledere l’unità del sistema: nel 2004 si schierò contro un possibile impeachment del riformista Khatami ormai a fine mandato. Dopo qualche settimana la polemica si è un po’ smorzata ma l’allerta per possibili nuove manifestazioni a quaranta giorni dai disordini (e dalle vittime) di novembre, dimostra che la tensione rimane alta.

Il magazine Seda suggerisce a Rouhani di dimettersi

In cerca di accordo

A proposito di impeachment, l’apertura del procedimento contro Donald Trump negli Usa rischia di rivelarsi un problema anche per chi, in Iran, cerca ancora un accordo. A settembre 2019 Rouhani e Trump sarebbero stati a un passo da un nuovo accordo che avrebbe sospeso il divieto per i Paesi europei di comprare petrolio iraniano. A far saltare l’intesa, la distanza tra le parti sui tempi di questa sospensione (Rouhani voleva un anno e un tetto di 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno, mentre Trump era disposto a concedere sei mesi e un milione di barili al giorno) e sulle modalità dell’annuncio dell’intesa: Rouhani chiedeva una dichiarazione da parte degli Usa, Trump insisteva per un incontro con una stretta di mano da immortalare, sulla falsa riga di quanto avvenuto con il nordcoreano Kim Jong-un nel 2018.

Nonostante lo sforzo di mediazione diplomatica portata avanti dal presidente francese Emmanuel Macron, non se ne è fatto nulla e adesso è tutto più complicato: Trump è un leader indebolito dall’impeachment e non può permettersi di osare granché a meno di un anno dalle presidenziali. E in Iran il 21 febbraio si vota per il parlamento.

Le elezioni di febbraio

Si voterà per l’undicesimo parlamento della Repubblica islamica. I candidati registrati sono 14.896, il 15 percento in più rispetto a quattro anni fa. Assai probabile che il Consiglio dei Guardiani casserà, come di consueto, molte di queste candidature. Non si sono registrati personaggi del calibro dell’attuale presidente del parlamento Ali Larijani, del’ex negoziatore (conservatore) sul nucleare Saeed Jalili e del riformista Mohammad Reza Aref. Si è invece registrata Shahindokht Molaverdi, ex vicepresidente nel primo governo Rouhani.

Si prevede un nuovo parlamento a maggioranza conservatrice, sia per la censura sui candidati riformisti da parte del Consiglio dei Guardiani, sia per un oggettivo disincanto da parte dell’elettorato iraniano nei confronti dell’attuale esecutivo. Come sempre, sarà interessante verificare l’affluenza, dato molto indicativo per capire il grado di tenuta del sistema.

Guardando alle elezioni di febbraio e, più in generale, al futuro prossimo dell’Iran, vale la pena soffermarsi su un dato interessante. l’anno che si concluderà a marzo (il 1398 persiano) ha fatto registrare un tasso di natalità pari a 14,5 per mille, il più basso negli ultimi 50 anni. L’Iran è un Paese giovane, ma comincia a invecchiare.

Festività in Iran nel 2020

Spesso il calendario persiano genera confusione nei non iraniani. Si intrecciano, infatti, tre calendari: quello solare iraniano, quello lunare islamico e quello cristiano comunemente adottato a livello internazionale. Le festività islamiche seguono il calendario lunare e quindi cadono ogni anno in giorni diversi. Quelle invece più legate alla tradizione preislamica, come il No Ruz, seguono il calendario solare.

Chi deve programmare un viaggio in Iran, rischia perciò di incappare spesso nei giorni sbagliati, anche perché le feste sono davvero molte.



29 GennaioMartirio di Fatima
11 FebbraioAnniversario della Rivoluzione islamica
8 MarzoNascita dell’Imam Ali
19 MarzoAnniversario Nazionalizzazione del Petrolio
20 – 22 MarzoVacanze di Noruz (inizia l’anno persiano 1399)
22 MarzoMabaath (inizio del magistero profetico di Muhammad
31 MarzoNascita della Repubblica islamica
2 AprileSizdah Bedar (fine feste di Noruz)
9 AprileNascita dell’Imam Mahdi
14 MaggioNascita dell’Imam Ali
24 MaggioEid al-Fitr
25 MaggioEid al-Fitr (Fine Ramadan)
3 GiugnoMorte di Khomeini
5 GiugnoCelebrazione rivolta del 15 Khordad (1963)
17 GiugnoMartirio dell’Imam Sadeq
31 LuglioEid Ghorban (Festa del Sacrificio)
8 AgostoEid al-Ghadir
28 AgostoTassoua
29 AgostoAshura
8 OttobreArbaeen
16 OttobreMorte del Profeta Muhammad
16 OttobreMartirio dell’Imam Hassan
17 OttobreMartirio dell’Imam Reza
25 OttobreMartirio dell’Imam Hassan Asgari
29 OttobreNascita del Profeta Muhammad
3 NovembreNascita Imam Sadeq

Il prezzo della crisi

Iran, crisi

L’Iran torna online dopo una settimana intera di blocco. Settimana in cui le voci della protesta nata dopo il taglio ai sussidi sulla benzina si sono rincorse in modo piuttosto confuso.

Tutto è cominciato in modo improvviso e si è sviluppato con una rapidità che ha lasciato interdetti la maggior parte degli osservatori. O, almeno, quelli abbastanza onesti da ammettere di non avere gli strumenti per decodificare quello che stava realmente avvenendo in Iran.

Qui sotto è possibile seguire in tempo reale lo stato di Internet in Iran

Quello che sappiamo

Sappiamo che da sabato 16 novembre ci sono state proteste violente in molte città iraniane. Sono le stesse autorità a confermarlo e a precisare che si è trattato di una crisi grave ed estesa. Colpisce, tuttavia, la rapidità con cui si è deciso il black out di Internet. Come se l’operazione fosse stata premeditata o quantomeno preventivata.

Degli scontri circolano in rete numerosi video. Alcuni, rilanciati dal canale in lingua persiana della BBC, hanno avuto moltissime visualizzazioni e hanno scatenato un vivace dibattito in rete.

Dalle immagini e dalle scarne testimonianze, non sembrano emergere grandi assembramenti di persone, ma azioni condotte da gruppi non molto folti. L’estrema violenza che ne è scaturita è stata sorprendente e anche chi non ha assistito direttamente agli sconti, ha potuto constatarne gli effetti: banche e pompe di benzina dati alle fiamme, uffici governativi e auto distrutte.

Tabriz

Quello che non sappiamo

Non conosciamo il numero delle vittime. Amnesty International parla di almeno 106 morti. Le autorità iraniane, di contro, limitano il numero a quattro. Si parla di mille o duemila persone arrestate. Molti feriti non si recherebbero negli ospedali per il timore di essere individuati. Ma, appunto, il condizionale è obbligatorio. Non conosciamo nemmeno l’età media dei dimostranti e la loro estrazione sociale. Sono principalmente studenti o lavoratori?

Non reggono i paragoni con le ondate di proteste più recenti: la famosa Onda Verde del 2009 e le manifestazioni dell’inverno 2017-2018. Nel primo caso la crisi era prettamente politica, legata a elezioni contestate; esistevano dei leader riconosciuti e in piazza scesero – perlopiù pacificamente – centinaia di migliaia di persone, soprattutto a Teheran. Nel secondo caso – come stavolta – la scintilla era di origine economica. Non c’erano leader riconosciuti e ci fu un’escalation di violenza, ma non grave come stavolta. Internet non venne bloccato e circolarono molte immagini. Fu una crisi più lenta, con un andamento irregolare e concentrata in alcune città come Mashad e Kermanshah.

L’accademico statunitense Juan Cole ha suggerito piuttosto un parallelo con le proteste – pilotate da Usa e Gran Bretagna – che nel 1953 portarono al golpe con cui venne deposto Mossadeq. Una similitudine interessante – oltre che inquietante.

Altre voci, altre stanze

Non appena la connessione è stata ristabilita, il ministro delle Comunicazioni e dell’ICT Mohammad-Javad Azari Jahromi ha diffuso un video messaggio in cui prende le distanze dalla decisione di spegnere Internet per una settimana. Si scusa con gli iraniani e attribuisce il provvedimento alle Organizzazioni per la sicurezza. Le imbarazzate scuse del ministro (appena pochi giorni fa i media occidentali avevano coniato per lui il termine di “Macron iraniano“) sono un segnale evidente della difficoltà dell’esecutivo guidato dal presidente Hassan Rouhani. La vicepresidente Masoumeh Ebtekar ha provato a difendere l’esecutivo: “Il governo non è mai stato contro la libera circolazione delle idee (…) Il governo non è il solo a prendere decisioni (…) I disordini sono stati creati da gruppi che hanno approfittato delle condizioni create dalle sanzioni americane”.

Rouhani in questo momento è preso tra due fuochi: i conservatori che scaricano su di lui tutte le responsabilità della crisi economica. E l’opinione pubblica che è pronta a fargli pagare il taglio ai sussidi e la repressione della protesta.

Anche chi non ha partecipato alle manifestazioni ha subito un blackout pesante, che ha prodotto danni economici ancora tutti da valutare.

Emblematici di questo momento, i titoli di alcune testate vicine ai riformisti. Arman-e Melli parla di un prezzo politico da pagare dal governo per i suoi disastri”. Hamshahri titola sui “media vuoti della voce del popolo”. L’Associazione dei Giornalisti ha pubblicato una nota ufficiale in cui denuncia l’ordine imposto ai reporter di non pubblicare foto e notizie delle proteste. Etemad cita il vicepresidente Eshaq Jahangiri : “Ascoltiamo la voce del popolo”.

Arman-e Melli

Hamshahri
Etemad

In questo quadro così incerto, torna timidamente sulla scena l’ex presidente conservatore Mahmud Ahmadinejad, che da un paio di anni utilizza i social in modo sistematico. In un video, lamenta la disaffezione del popolo nei confronti della situazione generale e si rivolge, in tono pacato, direttamente a Rouhani e – indirettamente – anche alla Guida (“le altre parti del sistema”) chiedendo retoricamente: “Il Paese è forse una vostra proprietà?”.

Una “crisi organica”

Come scrive Rahman Bouzari, giornalista del riformista Shargh, siamo probabilmente di fronte a quella che Antonio Gramsci avrebbe definito una crisi organica. Una fase, cioè, in cui la classe governante non è più in grado di produrre consenso sociale. Non è cioè soltanto la questione del prezzo della benzina, ma la difficoltà della Repubblica islamica a dare risposte ai propri cittadini a livello politico, economico, ideologico e sociale.

Questa settimana di violenze e silenzio web, sarebbe la prosecuzione di quanto iniziato due anni fa e proseguito poi con una serie di fenomeni di intensità minore, legati più o meno tutti a questioni di disagio economico e occupazionale.

Tra tre mesi gli iraniani saranno chiamati alle urne per il rinnovo del parlamento. Al di là del risultato – prevedibile il successo dei conservatori – sarà importante il dato dell’affluenza, termometro da sempre molto indicativo dello stato di salute del sistema.

Sempre che nel frattempo non ci siano decisioni clamorose. Nessun presidente della Repubblica islamica si è mai dimesso. Ma la storia dell’Iran insegna a prestare sempre la massima attenzione a tutti i segnali .

Una rivoluzione attraverso i libri

Giovedì 28 novembre alle 19 verrà presentato a Officine Fotografiche il libro “Enghelab Street, una “Rivoluzione attraverso i libri. Iran 1979 – 1983″. Incontro con Hannah Darabi a cura di Luciano Zuccaccia.

Enghelab Street, strada della Rivoluzione. Posta al centro della capitale dell’Iran, Teheran – principale arteria della vita culturale della città con numerose librerie.

Questo libro presenta numerose rare pubblicazioni di libri di propaganda collezionati dall’artista Hannah Darabi, iraniana di nascita ed ora operante  a Parigi.

I libri presi in esame comprendono un periodo storico tra il 1979 e il 1983, un arco temporale in cui si sono succeduti la fine del regime dello Shah e l’inizio del Governo Islamico per poi, dal 1981, l’avvento della “guerra imposta” con l’Iraq.

Attraverso quest’opera Darabi ci conduce al centro dell’inteso periodo artistico culturale della storia iraniana, accompagnata da un testo critico di Chowra Makaremi.
Grazie a questa pubblicazione si ha per la prima volta la possibilità di vedere delle rare pubblicazioni e di capire cosa sia avvenuto in quel periodo.

Il libro ha vinto il primo premio nella sezione libri storici ad Arles nel 2019 ed è in gara per il Catalogo dell’anno, premio istituito da Aperture.

Presentazione editoriale – Giovedì 28 novembre ore 19 – Officine Fotografiche Roma

Officine Fotografiche Roma

Via Giuseppe Libetta, 1 – 00154 – Roma
Tel. +39 06 97274721
of@officinefotografiche.org

https://roma.officinefotografiche.org/

Iran, l’inverno dello scontento

La notizia è arrivata venerdì 15 novembre: il governo iraniano ha deciso di ridurre i sussidi relativi all’acquisto di benzina, determinando così un aumento del 50% del prezzo del carburante.

L’aumento del prezzo della benzina

In pratica, ogni cittadino iraniano può ora comprare fino a 60 litri di benzina al mese a 15.000 rial, cioè circa 32 centesimi di euro al litro, mentre ogni litro in più costa 80 centesimi. Prima di questo provvedimento, in un mese si potevano acquistare in un mese 250 litri a circa 0,25 euro al litro.

Secondo il governo di Hassan Rouhani questo provvedimento porterà nelle casse dello Stato tra i 300 e i 310 mila miliardi di rial, (2,55 miliardi di dollari all’anno). Il ministro del petrolio Bijan Zanganeh ha dichiarato che le entrate saranno indirizzate principalmente a 18 milioni di famiglie bisognose. Zanganeh ha aggiunto che  “il governo controllerà il consumo annuale di 94 milioni di litri, di cui 64 milioni saranno venduti tramite carte di razionamento”.

Le proteste nelle città iraniane

L’annuncio dell’aumento della benzina ha scatenato quasi immediatamente la protesta in numerose città iraniane. A Teheran, nel giorno della prima nevicata della stagione, si sono riscontrati diversi blocchi del traffico e assembramenti sporadici di persone che hanno scandito slogan contro il governo e contro il sistema. Più grave la situazione in altre città: a Sirjan, nella provincia di Kerman, una persona è morta negli scontri seguiti all’attacco di un deposito di carburante da parte dei dimostranti. Un’altra persona sarebbe morta a Behbahan, nella provincia del Khuzestan. Come sempre accade in circostanze simili, non è semplice avere un quadro chiaro della situazione. Sui social circola anche un video che mostrerebbe un dimostrante colpito da un colpo d’arma da fuoco. In altre immagini, si vedono chiaramente le forze dell’ordine intervenire con violenza, colpendo manifestanti e auto in transito.

Il blocco di internet

A conferma della gravità della situazione, il blocco di internet, scattato nella giornata di sabato 16 novembre e confermato da un lancio dell’agenzia semi ufficiale ISNA che riprende un comunicato del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale che parla di “limitazioni all’accesso a Internet per 24 ore”.

Questa decisione ricorda altre situazioni di crisi, in cui le autorità della Repubblica islamica hanno limitato o impedito totalmente l’accesso alla rete. Fu così nel 2009, nelle settimane dell’Onda Verde. Di sicuro, la mancanza di connessione, aumenta l’incertezza su quanto stia effettivamente accadendo in Iran.

La questione dei sussidi

In Iran il prezzo della benzina è un prezzo politico, già dall’epoca dello scià. Da anni, il prezzo garantito dalla Repubblica islamica è assolutamente insufficiente a coprire i costi di estrazione e raffinazione. L’esportazione del petrolio è la principale voce di bilancio per lo Stato iraniano, ma il ripristino delle sanzioni da parte degli Usa, dopo il ritiro dall’accorso sul nucleare, ha provocato il collasso. Oggi Teheran esporta 500.000 barili di petrolio al giorno, quando il limite per la sua sopravvivenza economica è stimato a un milione. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, i sussidi per la benzina rappresentano l’1,6 per cento del PIL iraniano per il periodo 2017-18. Un costo enorme per una misura che oltretutto riguarda tutti gli iraniani, anche quelli con i redditi medio alti che possono tranquillamente permettersi un prezzo più alto per le loro auto. A rimetterci, adesso, sono le classi sociali più povere.

La questione politica ed elettorale

Di sicuro la decisione di Rouhani non è stata azzeccata nella tempistica. E forse – come si dice sempre un po’ ovunque in ogni situazione – non è stata ben comunicata. Resta però il fatto che si tratta di una decisione necessaria nel quadro della cosiddetta strategia della “massima resilienza” adottata dalla stessa Guida per contrastare la “massima pressione” voluta da Donald Trump. E non c’è dubbio che la presidenza ha preso questa decisione di comune accordo con i vertici della Repubblica islamica, a cominciare dalla Guida. Che infatti, nel condannare i disordini – attribuiti come sempre a “elementi esterni” – ha rimarcato il sostegno alle decisioni di Rouhani.

In questo quadro, è però proprio il presidente moderato a rischiare di più dal punto di vista politico. I conservatori fanno quadrato non attorno a lui ma attorno a Khamenei, cioè al sistema. E se il quotidiano Keyhan scrive che gli aumenti sono necessari, il riformista Seda-ye Eslahat titola: “Il popolo ha perso le speranze in Rouhani e aspetta le sue dimissioni”.

Come dire: “Con amici simili, chi ha bisogno di nemici?”.

Il 21 febbraio 2020 si svolgono le elezioni parlamentari, tradizionalmente una sorte di midterm in attesa delle presidenziali del 2021. Facile prevedere una bassa affluenza, altrettanto facile una vittoria dei conservatori.

In mezzo, questa crisi, che al di là dei facili e un po’ pelosi entusiasmi dei cronisti occidentali, molto difficilmente sfocerà in una crisi anti-sistema. La questione è essenzialmente economica.

L’inverno dello scontento iraniano è soltanto iniziato.

Seda-ye Eslahat (La voce della riforma) chiede le dimissioni di Rouhani

Aggiornamenti

https://twitter.com/netblocks/status/1197119013022818305

Continua il blocco di Internet in Iran. Le linee telefoniche funzionano, seppure con alcune limitazioni. Non si hanno ancora notizie chiare circa i disordini in atto nel Paese. Amnesty International parla di “almeno 106 manifestanti uccisi” in scontri in 21 città. Le autorità iraniane parlano invece di tre agenti uccisi a coltellate dai “rivoltosi”.

Continua a essere particolarmente difficile accedere a informazioni dirette.

Intervista a radio Vaticana – 20 novembre 2019

La ‘Guerra Imposta’ in un romanzo

Incontro con Ahmad Dehqan, autore di Viaggio in direzione 270°. Mercoledì 20 novembre 2019 a Roma

Benvenuto del Presidente ISMEO

Interverranno:

Akbar Gholi, direttore dell’Istituto Culturale dell’Iran a Roma

Michele Marelli

Franco Recanatesi

Leila Karami

On. Lia Quartapelle

Modera

Antonello Sacchetti

Con la presenza dell’autore, Ahmad Dehqan

Mercoledì 20 Novembre 2019 ore 17
Sala Spinelli
Palazzo Baleani,
Corso Vittorio Emanuele II 244, Roma

La 'Guerra imposta' in un romanzo

Iran dell’Ovest 2020

Viaggio nell’Iran occidentale dal 29 maggio al 13 giugno 2020. Dal Khuzestan al Mar Caspio. 2.985 euro voli e visto compresi

Un itinerario insolito per scoprire siti e città che in genere non vengono toccati dai tour classici.

Il viaggio inizia con la regione del Khuzestan; con lo Ziggurat del secondo millennio avanti Cristo; poi si va verso l’Iran verdeggiante del nord-ovest, le foreste vicine al Mar Caspio, la proverbiale Valle degli Assassini, un mix di storia, natura e sapori. Si visitano templi del fuoco zoroastriani, moschee, chiese e sinagoghe antichi; si visita la tomba del profeta Daniele a Susa, la tomba di Ester a Hamedan; due chiese del primo secolo cristiano. O ancora la città di Takht-e-Soleiman, che Antonio tentò invano di conquistare nel 36 d.C. dopo aver lasciato Cleopatra, o la proverbiale Tabriz con il bazaar più grande del mondo; o ancora quella cupola di Sultaniyah che ha ispirato la cupola di Santa Maria del Fiore di Firenze. Garantito anche tanto divertimento e natura con il giro in barca nella grotta fluviale più lunga del mondo (Ali Sadr), vicino ad Hamedan, la visita alla laguna di Bandar Anzalì, piena di uccelli rari, e il bagno nelle acque termali di Sarein vicino ad Ardebil e perchè no, pure nel Mar Caspio. Per gli appassionati di gastronomia, fantastiche ricette del nord dell’Iran, in particolare l’appuntamento al ristorante Moharram di Rasht, o i prodotti naturali famosissimi del villaggio troglodita di Kandovan (ricotta, formaggio, miele).

GIORNO DATA ITINERARIO
    1   Venerdi 29/05/2020 Aereo Roma – Teheran
Incontro con la guida in aeroporto
Trasferimento in hotel
Pernottamento a Teheran
    2     Sabato 30/05/2020 Visita della Teheran che i tour non visitano
Palazzo Saad Abad
Pranzo
Ambasciata Usa
Volo per Ahvaz
Cena in albergo e pernottamento ad Ahvaz, la capitale del petrolio iraniano
    3     Domenica 31/05/2020 Ahvaz
Ziggurat di Choga Zanbil (Patrimonio UNESCO)
Complesso mulini Shushtar (Patrimonio UNESCO)
Susa Apadana di Dario, castello dei francesi, tomba del profeta Daniele
Cena e pernottamento a Susa
    4     Lunedi 01/06/2020 Susa-Kermanshah (380 km)
Arrivo a Kermanshah e visita a Bisotun
Bassorilievi della vittoria di Dario su Gheomate’ (piu’ grande iscrizione rupestre del mondo) (Patrimonio UNESCO)
Immagine dell’eroe mitologico Rostam sulla montagna del periodo Seleucide
Giro all’interno di Kermanshah, zona a maggioranza curda
Cena e pernottamento
    5     Martedi 02/06/2020 Kermanshah-Hamedan (185 km)
Immersione nel nord-ovest fresco e verdeggiante dell’Iran
Visita a tomba di Ester e Marducheo in quartiere ebraico
Visita a parco Ganjname’, iscrizioni di Dario e Serse e cascata
Arrivo a Hamedan e visita a tomba di Avicenna, padre della medicina moderna
Cena e pernottamento
  6 Mercoledi 03/06/2020 Hamedan-Qazvin (240 km)
Giro in barca all’interno della grotta Ali Sadr, maggiore grotta navigabile al mondo
    Visita cupola di Sultaniyah, l’edificio che ha ispirato Santa Maria del Fiore a Firenze (Patrimonio UNESCO)
Pernottamento a Qazvin
    7   Giovedi 04/06/2020 Qazvin-Alamut
In mattinata partenza per valle degli Assassini (bisogna partir presto)
Pranzo nella valle
Castello Assassini
Al ritorno visita al bazaar di Qazvin, tra i piu’ belli dell’Iran
Cena e pernottamento a Qazvin
      8     Venerdi 05/06/2020 Qazvin-Zanjan-Takht-e-Soleiman-Zanjan (306 km)
Partenza alla volta di Zanjan
Arrivo a Zanjan
Pranzo a Zanjan
Arrivo a Takhte Soleiman e visita della città antica che resistette all’assedio di Antonio nel 36d.C., secondo alcuni luogo di nascita di Zarathustra (Patrimonio UNESCO)
Cena e pernottamento a Zanjan
    9   Sabato 06/06/2020 Zanjan-Tabriz città (300 km)
Arrivo e pranzo a Tabriz
Visita al bazaar (Patrimonio UNESCO)
Moschea Kabud o Turchese o di Janan Scia’
Parco El Golì
Cena e pernottamento a Tabriz
      10       Domenica 07/06/2020 Tabriz-Qara Kelisa-Jolfa-Tabriz
Partenza per la chiesa nera, Qara Kelisa, o chiesa di San Taddeo (Patrimonio UNESCO)
Trasferimento da Qara Kelisa all’altra chiesa armena storica di Santo Stefano a Jolfa (Patrimonio UNESCO)
Trasferimento costeggiando il fiume Aras e le favolose zone di confine con Armenia e Azerbaijan
Visita a chiesa di Santo Stefano
Ritorno a Tabriz
  11   Lunedi 08/06/2020 Tabriz-Kandovan (1 ora)
Visita a Tabriz del museo Azerbaijan
Trasferimento a Kandovan, villaggio troglodita patrimonio dell’umanita’
Pomeriggio di relax e risposo e pernottamento nelle grotte di Kandovan
    12     Martedi 09/06/2020 Kandovan-Ardebil-Astara
Partenza da Kandovan
Arrivo ad Ardebil e visita alla moschea dello sceicco Safieddin (Patrimonio UNESCO)
Bagno nelle famose fonti termali di Sarein, vicino Ardebil, con proprietà curative
Pernottamento a Sarein
  13   Mercoledi 10/06/2020 Sarein-Astara
Passaggio per magico tragitto di montagna di Heiran
Arrivo ad Astara sul Mar Caspio, al confine con l’Azerbaijan
Visita al bazaar di Astara
Pernottamento ad Astara
14 Giovedi Astara-Bandar Anzalì –Masule’ (3 ore)
  11/06/2020 Trasferimento sul litorale del Mar Caspio
Giro in barca nella laguna di Anzali’, e osservazione degli uccelli, in uno degli habitat protetti a livello mondiale
Trasferimento a Masule’
Cena e pernottamento a Masule’
    15   Venerdi 12/06/2020 Masule’-Rasht-Teheran
Visita di Masule’
Pranzo a Rasht nel ristorante Moharram a base di pesce e riso del Caspio
Rasht-Teheran
Cena d’addio a Teheran
Pernottamento a Teheran
16 Sabato 13/06/2020 Volo per l’Italia da aeroporto IKIA

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 2.985 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 400 EURO

CAPARRA DI 1.100 EURO DA VERSARE ENTRO IL 15 APRILE 2020

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ALLA PARTENZA

I servizi inclusi sono:

➢ guida di alto profilo (studiosi, docenti) specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

➢ tariffe aree per i voli internazionali

➢ tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

➢ spese consolari

➢ assicurazione sanitaria (obbligatoria per il visto) e bagaglio

➢ accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

➢ sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

➢ colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e acqua minerale.  

➢ trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con pulmino VIP con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata 

➢ tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

➢ gadget di viaggio personalizzati

Non sono inclusi: 

➢ assicurazione annullamento viaggio

➢ tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

➢ mancia alla guida

➢ mancia all’autista

➢ spese per visite o programmi non compresi nel programma ordinario 

➢ tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Corso di lingua e letteratura persiana

Dal 18 ottobre 2019 ogni sabato per dodici settimane a Roma presso l’istituto Culturale dell’Iran

L’istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività didattiche, organizza il 45° corso di lingua e letteratura persiana.
Un ciclo di 12 lezioni presso  l’Istituto Culturale dell’Iran, con il rilascio di un certificato.

Il corso, tenuto da docente madre lingua, è suddiviso in tre livelli: elementare, medio e avanzato. Ogni livello si articola in 18 ore di lezioni per una durata complessiva di 12 settimane.

Le lezioni si svolgono il sabato mattina con questa suddivisione:

ore 9 – ore 10,30 – ore 12

L’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta e una orale. L’ammissione agli esame  è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totale.  Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato per il 18 ottobre 2019 .

Il costo del corso è di 100 euro e potrà essere effettuato presso l’Istituto entro la prima lezione

N.B. La prima lezione del 19 ottobre è interamente dedicata alla valutazione del livello dei corsisti e all’organizzazione degli orari, perciò si chiede la presenza di tutti interessati alle ore 10 presso la sede dell’istituto Culturale in Via Maria Pezzè Pascolato, 9.


Cliccare sul seguente link per l’iscrizione

Orizzonti dall’Iran

Rassegna cinematografica dedicata alle produzioni di giovani documentaristi iraniani a Palazzo Merulana di Roma. Lunedì 23, mercoledì 25 e giovedì 26 settembre 2019

Torna la rassegna cinematografica Orizzonti dall’Iran, dedicata alle produzioni di giovani documentaristi iraniani emergenti e non!
Tema della seconda edizione è “Operazione Peace Dreaming”, uno sguardo sulla guerra Iran-Iraq, una ferita ancora aperta della nostra storia recente.

Ad aprire la rassegna è l’omaggio a Amir Naderi, uno dei più grandi registi iraniani, con una pellicola quasi introvabile: La Ricerca 2 (1982), per poi proseguire con altre dieci opere di giovani documentaristi iraniani che hanno cercato di mostrare il vero volto della guerra anche dopo anni dalla sua fine.

Programma:

📌

Lunedì 23 settembre 2019 | Inaugurazione ore 18.00
“Raffaello” (2015) di Bahman Kiarostami
durata: 20 minuti
“La Ricerca 2” (1982) di Amir Naderi
durata: 55 minuti
“You went missing” (2011) di Mehdi Bagheri
durata: 26 minuti
“L’arca di Noe” (2002) di Soudabeh Babagap
Durata: 25 minuti

📌

Mercoledì 25 settembre 2019 | ore 18.00
“Fabbrica dei Martiri” (2008) di Camilla Cuomo
durata: 55 minuti
Interverranno Camilla Cuomo e Babak Karimi
“Il Ritorno” (1989) di Mohammad Tahami Nejad
durata: 45 minuti
“Doomsday Machine” (2009) di Soudabeh Moradian
durata: 53 minuti

📌

Giovedì 26 settembre 2019 | ore 18.00
“Entr’acte” (2016) di Mohammad Reza Kheradmandan
durata: 7 minuti
“A Down with the Smell of lemon” (2014) di Azadeh Bizargiti
durata: 48 minuti
“Zemanco” (2015) di Mehdi Ghorban Pour
durata: 62 minuti
“UNDO” (2016) di Majed Neisi
durata: 39 minuti

Operazione Peace Dreaming è a cura di Parisa Nazari e Azadeh Bizargiti, organizzata dall’associazione culturale italo iraniana Alefba in collaborazione con Palazzo Merulana, Rivista culturale iraniana Bukhara e MedFilm Festival.

Modalità di partecipazione:
Biglietto Unico 7 €
Il biglietto dà diritto alla proiezione, ad un calice di vino o a un cocktail analcolico.
Diritti di prenotazione 2.00 €
Info
+39 06 39967800
info@palazzomerulana.it
palazzomerulana.it

Capodanno 2020 in Persia

Viaggio in Iran dal 27 Dicembre 2019 all’8 Gennaio 2020. Teheran, Shiraz, Yazd, Kerman, il deserto di Lut, Isfahan e Kashan. Tutto a 2.885 euro voli e visto compresi

«L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

  GIORNO   DATA   ITINERARIO
    1 Venerdì 27/12/2019 Aereo Roma – Teheran
Incontro con la guida in aeroporto
Trasferimento in hotel
Pernottamento a Teheran
    2 Sabato 28/12/2019 Visita di Teheran
Museo Archeologico nazionale (parte antica)
Palazzo Golestan
Museo dei Gioielli
Ponte della natura oppure Ambasciata Usa
Volo per Shiraz
Pernottamento a Shiraz
      3 Domenica 29/12/2019 Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose
Madrasa del Khan
Bazaar di Vakil
Pranzo
Moschea di Vakil
Hammam di Vakil
Tomba di Hafez
Cena in ristorante tradizionale
  4 Lunedì 30/12/2019 Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli
Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
Ritorno a Shiraz
Cena
Moschea Re delle Lampade
Pernottamento a Shiraz
    5 Martedì 31/12/2019 Trasferimento Shiraz-Kerman
Visita a Bishapur
Visita a Tang-e-Chogan, Stretto del gioco del Polo di epoca Sassanide
Pernottamento a Kerman
      6 Mercoledì 01/01/2020 Visita di Kerman
Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
Moschea del venerdi di Kerman
Fortezza di Rayen
Giardino Shazde di Mahan
Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan
Arrivo a Shahdad
Cena nel deserto di Lut con astronomo
Pernottamento in casa tradizionale a Shahdad
    7 Giovedì 02/01/2020 Partenza da Shahdad per caravanserraglio Zineddin
Visita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)
Cena in caravanserraglio
Altro luogo dove si può disporre di astronomo
Ballo del legno dei beluci
Pernottamento nel caravanserraglio di Zineddin
        8 Venerdì 03/01/2020 Giro di Yazd
Torri del Silenzio
Passeggiata in quartiere antico
Prigione Alessandro
Cupola 12 Imam
Pranzo
Presentazione sui tappeti
Museo dell’acqua
Piazza Amir Chakhmaq
Cena
Pernottamento a Yazd
      9 Sabato 04/01/2020 Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
Partenza da Yazd
Moschea di Fahraj
Castello Narin di Meybod
Caravanserraglio di Meybod
Moschea Naeen
Arrivo a Isfahan e cena in piazza
Pernottamento a Isfahan
    10 Domenica 05/01/2020 Isfahan
Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah
Moschea dello Scia’
Tempo libero bazaar
Visita palazzo delle 40 colonne
Cena e pernottamento a Isfahan
      11 Lunedì 06/01/2020 Isfahan
Visita a cattedrale armena di Vank
Visita a moschea antica del venerdì
Palazzo Ali Qapu
Giro nel bazaar
Visita ai ponti
Cena in ristorante tradizionale/albergo
Pernottamento a Isfahan
    12 Martedì 07/01/2020 Isfahan-Kashan-Qom-Ibis
Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh
Visita a giardino Fin di Kashan
Visita a casa Tabatabee di Kashan
Visita a Qom
Cena in albergo Ibis
Pernottamento presso albergo Ibis
13 Mercoledi 08/01/2020 Volo per Roma da aeroporto IKIA

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 2.885 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 400 EURO

CAPARRA DI 800 EURO DA VERSARE ENTRO IL 30 NOVEMBRE

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ALLA PARTENZA

I servizi inclusi sono:

➢ guida di alto profilo (studiosi, docenti) specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

➢ tariffe aree per i voli internazionali

➢ tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

➢ spese consolari

➢ assicurazione sanitaria (obbligatoria per il visto) e bagaglio

➢ accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

➢ sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

➢ colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e acqua minerale.  

➢ trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con pulmino VIP con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata 

➢ tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

➢ gadget di viaggio personalizzati

Non sono inclusi: 

➢ assicurazione annullamento viaggio

➢ tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

➢ mancia alla guida

➢ mancia all’autista

➢ spese per visite o programmi non compresi nel programma ordinario (astronomo, escursione con quattro per quattro nel deserto, giardino degli uccelli, ecc…)

➢ tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

I ragazzi (iraniani) del ’99

Nel mio primo libro I ragazzi di Teheran, dedicai diverse pagina ai drammatici avvenimenti del luglio 1999, quando gli studenti iraniani diedero vita a un movimento di proteste represso in modo brutale. Dieci anni prima dell’Onda Verde del 2009, fu il primo grande momento di contestazione interno alla Repubblica islamica dalla rivoluzione del 1979.

Eravamo nel 2005, all’inizio del primo mandato di Mahmud Ahmadinejad e l’eco di quegli eventi era ancora molto grande. Sono passati vent’anni da quegli eventi: la società e la politica iraniana hanno conosciuto stagioni alterne di speranza e di chiusura.

Di seguito, un estratto de I ragazzi di Teheran. I giovani in Iran e la crisi del regime (Infinito Edizioni, 2005).

Reduci del 1999

«Le giovani generazioni amano sentirsi reduci di qualche avvenimento», scrive Paolo Spriano (Le passioni di un decennio). I giovani iraniani si considerano reduci del movimento studentesco del 1999 e, più in generale, degli otto anni di presidenza Khatami. Eletto nel 1997 col 70% dei voti, il presidente riformista è stato per qualche anno la grande speranza dei giovani. In realtà, al momento di scegliere, la maggioranza aveva optato per il male minore. Il principale avversario, il presidente del Parlamento Alì Akbar Nateq-Nouri, era l’espressione diretta della Guida suprema Khamenei. Khatami era invece un religioso poco conosciuto, dotato di una buona capacità di comunicazione e–particolare non irrilevante–di un aspetto gradevole.

A differenza di tutti gli altri governanti della Repubblica islamica, Khatami è un uomo che sorride spesso e cura molto l’immagine. Un’amica iraniana ci confida che molte elettrici lo scelsero perché «ha delle belle mani», particolare che vale molto per i canoni di bellezza persiani. Anche per gli ayatollah il look ha il suo peso. La “luna di miele” tra Khatami e gli iraniani dura fino al 1999. Il clima politico incoraggia l’apertura di nuovi quotidiani riformisti. Si comincia a discutere apertamente della Guida suprema come istituzione; si dà voce a chi propone di riformare la Costituzione in senso liberale e di riallacciare rapporti diplomatici con gli Stati Uniti. Ma ci pensa la magistratura, nelle mani dei conservatori, a chiudere i mezzi di comunicazione troppo scomodi. È un gioco delle parti. Tanti giornali aprono e chiudono in tempi rapidissimi. I giornalisti criticano apertamente il sistema politico; ma i magistrati, non appena ravvisano qualche parvenza di reato, li arrestano, anche soltanto a scopo intimidatorio. Molti di loro scontano qualche settimana di carcere e non arrivano nemmeno al processo.

I più scomodi vengono invece eliminati fisicamente: strani incidenti automobilistici e misteriose “sparizioni” in stile sudamericano. La rivolta studentesca del 9 luglio 1999 è legata proprio a un giornale riformista, Salam. La magistratura lo chiude e gli studenti di Teheran organizzano una manifestazione di protesta. A dire il vero, alla manifestazione partecipano pochi studenti, che però entrano in collisione con il gruppo ultraconservatore dell’Ansar-e-Hezbollah. Volano insulti, c’e qualche spintone; ma l’intervento della polizia sembra placare gli animi. Invece quella sera stessa la protesta riprende nei dormitori. Gli studenti riformisti cominciano a scandire slogan inneggianti alla libertà di stampa e al presidente Khatami. I militanti dell’Ansar-e-Hezbollah, con la complicità della polizia, irrompono nei dormitori e aggrediscono gli studenti. Uno di loro, spinto fuori dalla finestra, muore. È la scintilla. Il giorno dopo insorgono tutte le università della capitale e di Tabriz. Scoppiano nuovi disordini e a fine giornata si contano quattro studenti morti. La foto del giovane che sbandiera la maglietta insanguinata del suo compagno fa il giro del mondo. A centinaia gli studenti vengono arrestati o espulsi dagli atenei. Tutti sperano nel sostegno del presidente Khatami, che invece ordina la chiusura delle università. Per il movimento studentesco è la fine. Ed è anche un duro colpo, per moltissimi iraniani, alle speranze di cambiamento.

È vero, nel 2001 il presidente riformista viene rieletto, ma come per inerzia, col 77% dei voti. La percentuale è più alta, ma il numero dei votanti è calato. Il sogno di una vera riforma finisce il 1 ° febbraio 2004, quando 134 parlamentari rassegnano le dimissioni per protesta contro il «potere del clero non eletto che sta cercando di imporre una dittatura religiosa in stile talebano». Poche settimane dopo, vengono indette nuove elezioni parlamentari per sostituire i deputati che si sono dimessi. Il voto porta una netta maggioranza dei conservatori. Kathami è sempre più isolato.

La riprova della fine della sua parabola c’è nel dicembre 2004, in occasione della “Giornata nazionale iraniana della gioventù”. Circa 150 studenti, in rappresentanza delle associazioni giovanili di tutto il Paese, incontrano il presidente nell’aula magna dell’Università centrale di Teheran. Ognuno ha tre minuti per porgli delle domande. Nelle precedenti occasioni, gli interventi si limitavano ad auguri e frasi di circostanza. Nel 2004 avviene l’incredibile. Uno studente accusa il presidente di aver «tradito il movimento giovanile». Una ragazza chiede a Khatami se «riesce a dormire la notte dopo la repressione del movimento del 1999». L’intervento più duro è di una studentessa di nome Samieh Touhidlo. Fissando il presidente negli occhi va giù pesante: «Mi sono consultata con i miei amici su cosa Le avrei dovuto dire… Mi dispiace che tanti amici siano d’accordo con me. Avevo proposto di stare tre minuti in silenzio di fronte a Lei… Caro signor Khatami, si ricorda gli attacchi ai dormitori degli studenti? Quel giorno, oltre a essere attaccati, subimmo l’oltraggio di vedere incarcerati non i nostri aggressori, ma i nostri migliori colleghi. Tutto è cominciato allora, quando 16 pubblicazioni vennero chiuse e Lei rimase zitto e ci costrinse a stare in silenzio. Quando condannarono a morte i nostri professori Lei rimase zitto. E anche quando i nostri leader vennero incarcerati uno a uno, Lei non disse nulla. Oggi sopportiamo questo amaro silenzio. Questa è la Sua legalità. Signor Khatami, Lei non ha fatto nulla per la nostra gioventù. Il Suo risultato migliore è stato distruggere un’onda di speranza. La mia generazione ha votato per un programma riformista in due elezioni consecutive. Oggi sono convinta che Lei è colpevole». All’intervento seguono tre minuti di applausi. L’episodio è ancora oggi ricordato come una sfida senza precedenti al sistema di potere sorto dopo il 1979. Di certo, quel giorno sancisce la fine di ogni sostegno degli studenti a Khatami.

Di seguito, una ricostruzione di quegli eventi fatta su Twitter da Rasmus Christian Elling, professore dell’Università di Copenaghen. Da aprire e seguir l’intero thread, ricco di foto e collegamenti per capire il contesto storico e sociale.



Come volevasi dimostrare

Come volevasi dimostrare, tutto secondo copione: trascorsi i sessanta giorni annunciati a maggio, l’Iran ha annunciato che riprenderà ad arricchire l’uranio non più al 3,67% come stabilito dall’accordo del 2015 ma fino al 5%. Quindi a un livello ancora lontanissimo da quel 90% necessario per costruire armi atomiche e comunque inferiore al 20% necessario per riattivare il reattore di ricerca di Teheran. Questo innalzamento di percentuale serve appena a consentire al rettore di Busher di produrre energia elettrica. Ma – insieme all’annuncio di pochi giorni fa di voler superare la soglia di 300 kg di uranio arricchito – è chiaramente una mossa politica, un tentativo – molto probabilmente vano – di stanare l’Europa e di metterla di fronte alle proprie responsabilità.

Come spiegato dallo stesso ministro degli Esteri Javad Zarif in un tweet, queste misure sono previste dal paragrafo 36 dello stesso accordo (il cui testo originale integrale è consultabile qui) nel caso e non significano affatto che l’Iran ne sia uscito. Sono forme previste dalla parti

Instex, lettera morta

Le decisioni annunciate il 7 luglio dal portavoce del governo Ali Rabiei e dal viceministro degli Esteri Abbas Araghchi non sono affatto quel fulmine a ciel sereno descritto dalla maggior parte dei media italiani in queste ore. Due mesi fa il presidente Hassan Rohani aveva posto un ultimatum ai Paesi europei. Il senso del discorso era: fate qualcosa per salvare l’accordo, perché con le nuove sanzioni degli Usa, sta venendo meno la stessa ragion d’essere di quella intesa storica. Cosa chiedeva e cosa chiede ancora l’Iran all’Europa? Semplice:  dare forma e sostanza al programma Instex (Instrument in Support of Trade Exchanges), lo strumento finanziario creato il 31 gennaio scorso da Francia, Germania e Regno Unito per aggirare le sanzioni americane e consentire la continuazione degli scambi economici fra l’Europa e l’Iran.

Quello strumento (a cui l’Italia, primo partner commerciale Ue dell’Iran ha pensato bene di non aderire..) è rimasto finora lettera morta. Teheran ha perciò deciso di agire lanciando un ultimatum all’Ue (ne parlammo qui). Quei sessanta giorni di tempo sono scaduti.

La narrazione anti Iran

E’ quasi incredibile: in quattro anni l’AIEA ha certificato non una ma quattordici (14) volte che l’Iran stava adempiendo agli obblighi previsti dall’accordo. Nonostante questo, gli Usa un anno fa sono usciti dall’accordo con una decisione unilaterale e ingiustificata. Poi sono arrivate sanzioni sempre più pesanti da Washington. A tutto questo, i media hanno assistito in modo piuttosto distratto. Ora che l’Iran reagisce, è tutto un proliferare di titoli: “La minaccia nucleare”, “La provocazione di Teheran”, con notizie assolutamente false e tendenziose. Sky Tg 24 e Repubblica online titolano: “L’Iran esce dall’accordo”. Sbagliato, falso, tendenzioso.

Macron e Rohani

Qualcosa comunque si muove a livello europeo. Lo spagnolo Joseph Borrell prenderà il posto di Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera Ue. Si tratta di una figura gradita a Teheran. In Iran si parla di lui come di un “critico di Trump”. Ed è già qualcosa. Va inoltre tenuto conto delle posizioni di Russia e Francia. Mosca, attraverso il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha criticato l’Ue, colpevole di aver varato uno strumento (Instex) praticamente inutile. Il presidente francese Emmanuel Macron – dopo un colloquio telefonico con Rohani – ha espresso la sua “forte preoccupazione” in caso di abbandono dell’accordo da parte dell’Iran e si è impegnato a trovare una soluzione con i partner europei entro il 15 luglio.

E l’Italia?

Assolutamente assente l’Italia. Il governo gialloverde ripete qui lo stesso schema riproposto in altri ambiti: i cinque stelle sarebbero (condizionale d’obbligo) anche bendisposti nei confronti dell’Iran (non dimentichiamo che Beppe Grillo è sposato con un’iraniani) e hanno dati pallidi segnali di interesse nei mesi passati (molto fumo e poca sostanza, a dire il vero). Però poi la linea di Salvini (pro Trump e pro Israele) prevale su tutto e tutti. Tace, come sempre il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi (chi?).

E quindi?

Detto questo, io non credo che il futuro ci riservi una guerra. Piuttosto, questa vicenda segna – se ce ne fosse ancora bisogno – la mancanza politica dell’Europa. L’Iran punta a un compromesso non con i 5+1, non con l’Ue. E nemmeno con gli Usa. Ma con Trump. Per farlo deve arrivarci con qualcosa da barattare. Staremo a vedere.

Iran dell’Ovest

Viaggio nell’Iran meno noto: si parte dal Khuzestan, con lo Ziggurat del secondo millennio avanti Cristo; poi si procede verso l’Iran verdeggiante del nord-ovest, le foreste vicine al Mar Caspio, la leggendaria Valle degli Assassini, un mix di storia, natura e sapori. Si visitano templi del fuoco zoroastriani, moschee, chiese e sinagoghe antichi; si visita la tomba del profeta Daniele a Susa, la tomba di Ester ad Hamedan; due chiese del primo secolo cristiano. O ancora la città di Takht-e-Soleiman, che Antonio tentò invano di conquistare nel 36 d.C. dopo aver lasciato Cleopatra, o la città di Tabriz con il bazar più grande del mondo; o ancora quella cupola di Sultaniyah che ha ispirato la cupola di Santa Maria del Fiore di Firenze.

C’è spazio anche per tanta natura e divertimento, con il giro in barca nella grotta fluviale più lunga del mondo (Ali Sadr), vicino ad Hamedan; si visita la laguna di Bandar Anzalì, popolata da specie molto rare e si fa il bagno nelle acque termali di Sarein vicino ad Ardebil e anche nel Mar Caspio. Si gustano le fantastiche ricette del nord dell’Iran, in particolare al ristorante Moharram di Rasht, e i prodotti naturali famosissimi del villaggio troglodita di Kandovan (ricotta, formaggio, miele).

Quando

Dal 13 al 28 settembre 2019

Programma

DGIORNO DATA ITINERARIO
1 Venerdi  13/09/2019 Aereo Roma – Teheran Incontro con la guida in aeroporto Trasferimento in hotel  Pernottamento a Teheran
2 Sabato 14/09/2019 Visita di quella Teheran che i tour non visitano Palazzo di Saad Abad e meraviglie Bazaar di Tajrish Pranzo Ambasciata Usa Volo per Ahvaz Cena in albergo e pernottamento ad Ahvaz, la capitale del petrolio iraniano
3 Domenica 15/09/2019 Ahvaz Ziggurat di Choga Zanbil (Patrimonio UNESCO) Complesso mulini Shushtar (Patrimonio UNESCO) Susa Apadana di Dario, castello dei francesi, tomba del profeta Daniele Cena e pernottamento ad Ahvaz
4  Lunedi 16/09/2019 Susa-Kermanshah (380 km) Arrivo a Kermanshah e visita a Bistun Bassorilievi della vittoria di Dario su Gheomate’ (piu’ grande iscrizione rupestre del mondo) (Patrimonio UNESCO) Immagine dell’eroe mitologico Rostam sulla montagna del periodo Seleucide Giro all’interno di Kermanshah, zona a maggioranza curda Cena e pernottamento
5 Martedi 17/09/2019 Kermanshah-Hamedan (185 km) Immersione nel nord-ovest fresco e verdeggiante dell’Iran Visita a tomba di Ester e Marducheo in quartiere ebraico Visita a parco Ganjname’, iscrizioni di Dario e Serse e cascata Arrivo a Hamedan e visita a tomba di Avicenna, padre della medicina moderna Cena e pernottamento
6 Mercoledi 18/09/2019 Hamedan-Qazvin (240 km) Giro in barca all’interno della grotta Ali Sadr, maggiore grotta navigabile al mondo Visita cupola di Sultaniyah, l’edificio che ha ispirato Santa Maria del Fiore a Firenze (Patrimonio UNESCO) Pernottamento a Qazvin
7 Giovedi 19/09/2019 Qazvin-Alamut In mattinata partenza per valle degli Assassini (bisogna partir presto) Pranzo nella valle Castello Assassini Al ritorno visita al bazaar di Qazvin, tra i piu’ belli dell’Iran Cena e pernottamento a Qazvin
8 Venerdi 20/09/2019 Qazvin-Zanjan-Takht-e-Soleiman-Zanjan (306 km) Partenza alla volta di Zanjan Arrivo a Zanjan Pranzo a Zanjan Arrivo a Takhte Soleiman (Phraaspa) e visita della città antica che resistette all’assedio di Antonio nel 36 d.C., secondo alcuni luogo di nascita di Zarathustra (Patrimonio UNESCO) Cena e pernottamento a Zanjan
9 Sabato  21/09/2019 Zanjan-Tabriz città (300 km) Arrivo e pranzo a Tabriz Visita al bazaar (Patrimonio UNESCO) Moschea del venerdi di Tabriz Parco El Golì Cena e pernottamento a Tabriz
10 Domenica 22/09/2019 Tabriz-Qara Kelisa-Jolfa-Tabriz Partenza per la chiesa nera, Qara Kelisa, o chiesa di San Taddeo (Patrimonio UNESCO) Trasferimento da Qara Kelisa all’altra chiesa armena storica di Santo Stefano a Jolfa (Patrimonio UNESCO) Trasferimento costeggiando il fiume Aras e le favolose zone di confine con Armenia e Azerbaijan Visita a chiesa di Santo Stefano Ritorno a Tabriz
11 Lunedi 23/09/2019 Tabriz-Kandovan (1 ora) Visita a Tabriz del museo Azerbaijan Visita a casa della Costituzione o Mashritiyat Visita a moschea Kabud o Turchese o di Janan Scia’ Trasferimento a Kandovan, villaggio troglodita patrimonio dell’umanita’ Pomeriggio di relax e risposo e pernottamento nelle grotte di Kandovan
12 Martedi 24/09/2019 Kandovan-Ardebil Partenza da Kandovan  Arrivo ad Ardebil e visita alla moschea dello sceicco Safieddin (Patrimonio UNESCO) Bagno nelle famose fonti termali di Sarein, vicino Ardebil, con proprietà curative Pernottamento ad Ardebil
13 Mercoledi 25/09/2019 Ardebil-Astara Passaggio per magico tragitto di montagna di Heiran Arrivo ad Astara sul Mar Caspio, al confine con l’Azerbaijan Visita al bazaar di Astara Pernottamento ad Astara
14 Giovedi 26/09/2019 Astara-Bandar Anzalì –Masule’ (3 ore) Trasferimento sul litorale del Mar Caspio, con possibilita’ di fermarsi per fare il bagno nei lidi organizzati e attrezzati Giro in barca nella laguna di Anzali’, e osservazione degli uccelli, in uno degli habitat protetti a livello mondiale  Trasferimento a Masule’ Cena e pernottamento a Masule’
15 Venerdi 27/09/2019 Masule’-Rasht-Teheran Visita di Masule’ Arrivo a Rasht e giro nella citta’ Pranzo a Rasht nel ristorante Moharram a base di pesce e riso del Caspio Rasht-Teheran Cena d’addio a Teheran Pernottamento a Teheran
16 Sabato 28/09/2019 Volo per l’Italia da aeroporto IKIA alle 05:30
La cupola di Sultaniyah

Condizioni

ESCLUSI VOLI INTERNAZIONALI

No. partecipanti Prezzo a persona in camera doppia (in euro)
2 2600
4 2400
6 2300
8 2200
10 2160
12 2140
14 2100
16 2000
Supplemento singola 400 euro

CAPARRA DI 1.000 EURO DA VERSARE ENTRO IL 15 AGOSTO 2019

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ALLA PARTENZA

La quota comprende

  • spese consolari
  • assicurazione medico, bagaglio
  • tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia
  • accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza
  •  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo
  • colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di trasporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario
  • trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata
  • guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale
  • tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei
  • un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

  • tariffe aeree per i voli internazionali
  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Sulla stessa barca

Il fattaccio (anzi, i due fattacci) avvengono giovedì 13 giugno: due petroliere in transito nel Golfo dell’Oman  – la Front Altair, di proprietà norvegese battente bandiera delle Isole Marshall, e la Kokuka Courageous, di proprietà giapponese con bandiera panamense, partita dal porto saudita di al-Jubail e diretta a Singapore – sono state attaccate e danneggiate in modo piuttosto grave. Non ci sono state vittime ma gli equipaggi sono stati costretti ad abbandonare le navi e sono stati tratti in salvo dalla marina iraniana e da quella statunitense.

Chi è stato?

Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo non ha dubbi: sono stati gli iraniani ad attaccare. E a sostegno di questa tesi, la marina Usa ha diffuso un video in bianco e nero piuttosto confuso in cui una piccola imbarcazione dei pasdaran sarebbe impegnata a rimuovere una mina non esplosa. Ricostruzione che non quadra con la testimonianza dei giapponesi, che parlano di un’esplosione avvenuta in aria, non sott’acqua. L’Iran ha respinto le accuse degli americani, accusandoli di voler solamente diffondere propaganda e “iranofobia”.

Cosa c’entra il Giappone

Gli attacchi del 13 giugno sono avvenuti mentre a Teheran era in corso la visita di Stato del Primo ministro giapponese Shinzo Abe. Si è trattata delle prima visita di un capo di governo giapponese nella Repubblica islamica, sebbene proprio Abe fosse già stato a Teheran nel 1983, in qualità di assistente di suo padre Shintaro, all’epoca ministro degli Esteri, incaricato di tentare una mediazione tra Iran e Iraq, allora in guerra. Sebbene non ci sia nessun incarico ufficiale, la visita di Shinzo Abe avrebbe avuto l’obiettivo di tentare una conciliazione tra Teheran e Washington dopo le tensioni sorte nelle ultime settimane. Chi ha attaccato le imbarcazioni, ha evidentemente voluto sabotare questo tentativo.

Difficile, anzi decisamente improbabile, che si sia trattato di un’azione di disturbo dei pasdaran. Che non hanno l’autonomia politica per un gesto così plateale e così in contraddizione con i vertici politici del Paese. Vale la pena ricordare che Abe non ha incontrato soltanto il presidente Hassan Rohani, ma anche la Guida Ali Khamenei. E i pasdaran – per statuto – rispondono alla Guida.

Da escludere anche che possano essere state formazioni paramilitari locali legate a Teheran: si tratta di operazioni tecnicamente piuttosto complesse, non alla loro portata.

False flag?

Da parte iraniana e anche di molti osservatori neutrali, è stato avanzato il dubbio che si sia trattato di un attacco “false flag”, organizzato cioè con l’unico obiettivo di incolpare qualcuno, in questo caso l’Iran.

Ma davvero gli Usa hanno cercato di costruire l’ennesima “pistola fumante” (come le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein nel 2003) per avere un casus belli con Teheran?

Al di là delle dichiarazioni di Pompeo, il presidente Donald Trump ha usato toni piuttosto blandi, quasi di circostanza. In questo momento, né lui né gli iraniani sembrano davvero disposti a esasperare la situazione. Trump deve cominciare a prepararsi alla campagna elettorale 2020 e sarebbe paradossale per lui – che si era proposto come l’artefice di un disimpegno degli Usa dal Medio Oriente – presentarsi al giudizio degli elettori con una nuova guerra.

E allora?

Probabilmente, come nei casi criminali più comuni, il colpevole e il movente vanno ricercati nei dettagli più banali e più evidenti. Il “dove” e il “quando”, ci dicono spesso “chi”.

Il Golfo Persico, nella zona presidiata dai pasdaran iraniani. Nel giorno della visita del premier giapponese a Teheran.

Chi vuole ostacolare o rallentare qualsiasi tipo di distensione tra Usa e Iran? Arabia Saudita e Israele non hanno mai fatto mistero del loro scontento per lo storico accordo sul nucleare. E sull’inasprimento dei rapporti tra Usa e Iran hanno costruito le loro fortune politiche.

Trump ha dimostrato in questi tre anni di presidenza di essere incline all’improvvisazione, soprattutto in politica estera: con la Corea del Nord, così come in Libia. Dopo aver invocato a lungo i demoni della guerra con l’Iran, adesso non sembra più tanto convinto di volersi imbarcare in un’avventura che avrebbe ripercussioni gravissime.

Teheran, dal canto suo, avrebbe bisogno di riprendere un dialogo con Washington, ma farlo alle condizioni di Trump sarebbe troppo umiliante. La situazione parrebbe senza uscita: eppure, proprio perché questo stallo non può durare in eterno, non è detto che alla prima occasione una delle due parti non faccia quel passo indietro necessario a sbloccare l’impasse.

Il 28 e 29 giugno si svolgerà il G20 a Osaka, Giappone. La nuova crisi in Medio Oriente sarà uno dei temi più importanti. Vedremo se e come sarà affrontata la questione iraniana.

Autunno in Persia

GRUPPO CHIUSO

«L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina. Sarà un viaggio da sud a nord, che partirà dall’antichità di Persepoli e si concluderà con la modernità di Teheran.

Quando

Dal 29 ottobre all’11 novembre 2019

Con chi

Il giornalista Antonello Sacchetti, autore di diversi libri sull’Iran e curatore del blog Diruz – L’Iran in italiano (www.diruz.it) e Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

Programma

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Martedi 29/10/2019 Aereo Italia – Istanbul
Aereo Istanbul – Shiraz
Trasferimento in hotel
Pernottamento a Shiraz
2 Mercoledi 30/10/2019 Shiraz citta’
Moschea Nasir ol Molk
Madrasa del Khan
Complesso Karim Khan Zand
Hammam di Vakil
Giro nel bazaar
Tempo libero per pranzo e caffènel bazaar
Moschea di Vakil
Castello (Arg) di Karim Khan da fuori
Tomba di Hafez
Cena
Pernottamento in albergo
3  Giovedi 31/10/2019 Shiraz-Persepoli-Naqsh-e-Rostam-Pasargad-Shiraz
Giornata dedicata al periodo Achemenide (550-331 a.C.)
Partenza per Persepoli e visita della citta’
Visita di Naqsh-e-Rostam
Pausa pranzo
Partenza per Pasargad
Visita alla tomba di Ciro
Ritorno a Shiraz
Cena e pernottamento
4 Venerdi 01/11/2019 Shiraz-Kerman
Partenza da Shiraz
Visita a Sarvestan, palazzo di Bahram quinto Sassanide
Sosta su lago Maharlu
Pausa pranzo a Neyriz
Moschea del venerdi di Neyriz
Arrivo a Kerman
Cena e pernottamento
5 Sabato 02/11/2019 Kerman-Shahdad 
Giro nel centro di Kerman
Trasferimento a Rayen e visita alla fortezza (Arg)
Ritorno in direzione di Mahan e visita a Giardino del Principe (Bagh-e-Shazde’)
Trasferimento nel deserto di Lut per vedere il tramonto
Escursione nel deserto di Lut (possibile, a pagamento, pure convocazione di astronomo con telescopio per osservazione stelle)
Cena in casa tradizionale a Shahdad
Ritorno a Kerman e pernottamento
6 Domenica 03/11/2019 Shahdad-Yazd
Escursione nel deserto di Lut solo a patto che si parta ben prima dell’alba
Pausa pranzo ad Anar o Rafsanjan
Arrivo a caravanserraglio Zineddin
Cena nel caravanserraglio
Ballo dei legni dell’etnia beluci (possibile su richiesta)
Proseguimento fino a Yazd per pernottamento
7 Lunedi 04/11/2019 Yazd città
Visita a Torri del Silenzio
Visita a Tempio del Fuoco centrale zoroastriano
Visita a moschea del venerdi di Yazd
Pausa pranzo
Presentazione tappeti
Giro nel quartiere antico
Prigione Alessandro
Cupola 12 Imam
Cena e pernottamento    
8 Martedi 05/11/2019 Yazd-Isfahan
Partenza da Yazd e arrivo a Meybod
Visita a caravanserraglio Abbasi di Meybod
Visito a Piccionaia di Meybod
Visita a castello Narin di Meybod
Pausa pranzo
Partenza per Isfahan
Visita a moschea del venerdi di Naeen
Arrivo a Isfahan e check-in
Giro nella piazza, cena in piazza, e presentazione generale del centro storico
Pernottamento a Isfahan
9 Mercoledi 06/11/2019 Isfahan
Isfahan (visita della città):Masjed-e Jameh (Moschea)
Naqsh-e Jahan Square (o Meydan Imam Square)
Kakh-e Alì Qapu (Palazzo)
Pranzo in zona Bazaar-e Bozorg
Masjed-e Shah (Moschea Reale)
Masjed-e Sheikh Lotfollah (Moschea della Regina)
Pol-e Si-o-Seh (Ponte delle 33 Arcate)
Cena e pernottamento a Isfahan
10 Giovedi 07/11/2019 Isfahan
Quartiere Armeno: visita Kelisa-ye        Vank (Cattedrale)
Isfahan (visita della città):Kakh-e Chehel Sotun (Palazzo delle 40 Colonne)
Kakh-e Hasht Behesht (Palazzo degli 8 Paradisi)
PranzoPonte Pol-e Khaju
Cena e pernottamento a Isfahan
11 Venerdì 08/11/2019 Isfahan-Kashan
Visita a villaggio di Abyaneh
Arrivo a Kashan e visita a giardino Fin
Pausa pranzo
Visita in quartiere antico e a casa Tabatabaee Visita a moschea Agha Bozorg Pernottamento a Kashan
12 Sabato 09/11/2019 Kashan – Teheran
Arrivo a Qom e visita al mausoleo
SOLO PERSIA VIAGGI offre anche visita a una delle sedi della scuola teologica della citta’ e puo’ organizzare incontro e dibattito con religioso islamico sciita che parla italiano Arrivo a Teheran
Visita a museo archeologico nazionale
Visita al palazzo Golestan
Museo dei gioielli
Teheran centro e ambasciata Usa
Cena nel centro
Pernottamento
13 Domenica 10/11/2019 Teheran nord
Ponte della natura
Palazzo di Saad Abad
Pranzo Bazaar di Tajrish
Cena a Darband o Velenjak, a Teheran nord
14 Lunedi 11/11/2019 Aereo Teheran – Istanbul
Aereo Istanbul – Italia

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 2.985 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 400 EURO

CAPARRA DI 1.100 EURO

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ALLA PARTENZA

I servizi inclusi sono:

➢ guida di alto profilo (studiosi, docenti) specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

➢ tariffe aree per i voli internazionali

➢ tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

➢ spese consolari

➢ assicurazione sanitaria (obbligatoria per il visto) e bagaglio

➢ accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

➢ sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

➢ colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e acqua minerale.  

➢ trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con pulmino VIP con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata 

➢ tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

➢ gadget di viaggio personalizzati

Non sono inclusi: 

➢ assicurazione annullamento viaggio

➢ tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

➢ mancia alla guida

➢ mancia all’autista

➢ spese per visite o programmi non compresi nel programma ordinario (astronomo, escursione con quattro per quattro nel deserto, giardino degli uccelli, ecc…)

➢ tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

PER INFORMAZIONI E ADESIONI: antonello.sacchetti@gmail.com

cell. 339 1369642

Giorni felici

Nella maggior parte dei casi, scrivere serve soprattutto a chi scrive, non a chi legge. E’ quindi un atto essenzialmente egoista. Che poi qualcuno possa apprezzare quello che scriviamo, è un altro conto.

Mi sono domandato a lungo se fosse giusto, se fosse opportuno che scrivessi di Felicetta Ferraro. Sono passati pochissimi giorni dalla sua scomparsa e confesso che ho cercato a lungo, in rete, testimonianze o ritratti che mi aiutassero a realizzare che non c’è più. Che davvero non c’è più. Non sono certo una delle persone più titolate a parlare di lei. Eppure non farlo mi costerebbe più di quanto mi costi ora vincere il pudore e il timore di essere invadente.

Ho appreso della sua morte dai social, domenica mattina. Sapevo da anni della sua malattia, ma la notizia è stata comunque un colpo improvviso, violento e ingiusto. E’ stato poi un lento scorrere di foto e saluti e dediche, soprattutto di amici iraniani.

Iranista, laureata all’Orientale di Napoli, ex addetto culturale all’ambasciata italiana di Teheran per otto anni, fondatrice insieme a Bianca Maria Filippini della casa editrice Ponte33, Felicetta è morta il 1° giugno a Firenze, all’età di 63 anni.

Non la vedevo e non la sentivo da un po’. Perché così vanno le cose nella vita e tra le persone: ci si incontra e ci si perde. Ci si trova e ci si divide. Avevo conosciuto Felicetta nel 2008. Lei aveva appena terminato la sua missione a Teheran, io avevo da poco pubblicato il mio secondo libro sull’Iran. Fu proprio una mia presentazione in Campidoglio (sì, allora a Roma accadevano anche cose come questa, è passato davvero tanto tempo..) l’occasione in cui ci conoscemmo.

Felicetta stava per lanciare la sua casa editrice, Ponte33, interamente dedicata ad autori contemporanei iraniani. “Ma che vivono in Iran, non quelli della diaspora, che magari in Iran non ci vanno da una vita!”, sottolineava con entusiasmo. Furono mesi e anni particolarmente vivaci per chi, in Italia, si appassionava alla cultura e alle vicende iraniane.

E fu anche una stagione divertente, piena di occasioni piacevoli: cene, feste, qualche breve trasferta. Ricordo una bellissima cena da Felicetta e Mario, nella loro casa ai Castelli Romani. I loro ricordi di giovani laureati nell’Iran scosso dalla rivoluzione e dalla guerra. Ma anche la grande ironia (soprattutto di Mario) nel parlare della loro esperienza nella Teheran di inizio millennio.

E poi venne il turbolento 2009, con le celebrazioni del trentennale della rivoluzione prima e le contestate elezioni presidenziali poi. L’Onda Verde, le polemiche, le manifestazioni in Iran e quelle in Italia. Lei sempre molto scettica nei confronti dei facili entusiasmi che allora scuotevano tanti osservatori ed esperti più o meno improvvisati. Ricordo una lunga discussione in treno, mentre andavamo a Riccione per un convegno: “Andiamoci piano – ammoniva – la Repubblica islamica ne ha viste tante, non saranno queste manifestazioni a farla cadere”. Aveva ragione.

Quando Carla ed io ci sposammo, Felicetta, Fidan e Mario furono tra gli ospiti più partecipi di quella giornata bellissima e allegra. Al regalo – rigorosamente persiano – Felicetta aveva allegato una dedica con quei versi meravigliosi di Hafez che parlano di vino, di rose, di usignoli ubriachi e di amore.

E poi ricordo un No Ruz freddissimo a Firenze, in cui andammo insieme a vedere film iraniani al Middle East Film Now, manifestazione di cui sarebbe divenuta negli anni uno dei pilastri. Fu in quell’occasione che nacque l’idea di portare Ponte33 al Salone del Libro di Torino 2011. Ricordo quei giorni come una sorta di gita scolastica fuori tempo massimo. Una brigata piuttosto eterogenea che attraversava le giornate al Lingotto, condividendo l’entusiasmo per un progetto che nasceva allora.

Felicetta al Salone del Libro di Torino 2011

Una sera di agosto a Firenze, in una piazza caldissima, con i nostri Luca e Fidan ancora piccoli ma non più bambini. Giorni felici, appunto.

Poi quel momento svanì. Ci furono incomprensioni, contrasti e il nostro rapporto non tornò più come prima. Ci incrociammo di nuovo, sempre in occasioni “persiane”. Rimane a me però il rimpianto di non aver mai chiarito davvero quel passaggio, di non aver provato fino in fondo a ricucire un rapporto che per me era stato bello e importante.

Una volta Felicetta, vedendomi giù per la scomparsa di Pierguido Cavallina, mio direttore di tanti anni prima, mi disse che era normale, anzi era giusto che ci stessi male. Perché quando i nostri maestri se ne vanno, si meritano anche un po’ di dolore da parte nostra, per quello che ci hanno dato.

Non so davvero se ci sia mai qualcosa di “giusto” nel destino che ci accomuna tutti. Di certo non c’è nulla di consolatorio, per me, nel ripensare oggi a quelle sue parole. E’ anzi una conferma di una doppia assenza: mi mancherà la sua mancanza.

“Il tuo posto è vuoto”, dicono gli iraniani per taroof, a chi è assente.

Jeye to khalie, Felicetta. E’ proprio così.

Quando Kate Millet andò a Teheran

Come si scrive la Storia? Qual è il passaggio, lo scarto che fa divenire una cronaca giornalistica o un diario un documento storico? E anche: quante volte chi vive e racconta un evento si rende conto che lo sta per consegnare a una memoria molto più vasta di quella relativamente effimera dei lettori di un quotidiano o di una rivista?

Kate Millet, femminista statunitense, arrivò a Teheran il 5 marzo 1979, un paio di settimane dopo la vittoria della rivoluzione (11 febbraio), in occasione della giornata della donna. Era la prima volta dopo oltre cinquant’anni che in Iran si celebrava l’8 marzo: lo scià Mohammad Reza Pahlavi, scappato dal Paese il 16 gennaio, aveva infatti imposto come Giornata della donna l’8 gennaio, per ricordare il giorno in cui nel 1936, suo padre Reza Pahlavi aveva proibito alle donne di indossare il velo in pubblico. Un particolare che rileva come la monarchia concepisse la modernizzazione come una trasformazione da imporre per decreto e non come un processo da raggiungere attraverso la concessione di autentiche libertà.

Kate Millet rimase a Teheran fino al 18 marzo, quando venne espulsa dal governo provvisorio guidato da Mehdi Bazargan perché accusata di svolgere attività controrivoluzionarie. Quei giorni, già narrati dalla stessa Millet in un libro del 1982 intitolato Going to Iran, sono ora ricostruiti da Negar Mottahedeh, professoressa associata di letteratura della Duke University, in Whisper Tapes: Kate Millett in Iran. Il libro si basa sui nastri registrati da Millet a Teheran in occasione di manifestazioni, assemblee, incontri e interviste. È un racconto frammentario, spesso monco, volutamente “irregolare”. Millet non conosceva una parola di persiano e doveva quindi affidarsi continuamente alla traduzione simultanea delle attiviste iraniane che le facevano da guida. Ogni capitolo del libro è intitolato a una parola o un’espressione persiana, non per fornire un glossario della rivoluzione ma piuttosto per suggerire spunti evocativi del clima di quei giorni, segnato da sentimenti contrastanti. All’entusiasmo per la vittoria della rivoluzione era infatti seguita la paura per una svolta decisamente reazionaria del governo provvisorio formalmente guidato da Bazargan – esponente del Fronte Nazionale – ma condizionato in tutto e per tutto dall’Ayatollah Khomeini, emerso come leader assoluto nell’ultima fase della rivoluzione, attraverso i komiteh, i comitati rivoluzionari.

Il Manifesto dell’11 marzo 1979

Il 26 febbraio, appena quindici giorni dopo la vittoria della rivoluzione, Khomeini aveva infatti annunciato l’abrogazione del diritto di famiglia varato nel 1967. Veniva così di fatto reintrodotta la poligamia e diventava più complicato per le donne ottenere il divorzio. Il 3 marzo le donne vennero interdette dal ruolo di giudice e il 6 marzo – il giorno dopo l’arrivo di Millet a Teheran – Khomeini annunciò l’hijab obbligatorio nei luoghi di lavoro. L’8 marzo, in occasione della giornata della donna, migliaia di manifestanti a Teheran chiesero al governo Bazargan di revocare il provvedimento. Squadre di militanti khomeinisti aggredirono le donne al grido di “O velo o botte” (Ya rusari ya tusari). Il governo Bazargan rivelò in quell’occasione tutti i suoi limiti, anche perché non si levò alcuna voce di critica all’interno del fronte rivoluzionario. Anche i cosiddetti partiti “laici”, a cominciare dal Tudeh, il partito comunista, si schierarono con Khomeini, probabilmente per paura di inimicarsi quello che era di fatto il dominus della rivoluzione, ma anche perché non esisteva un vero movimento per i diritti delle donne. Colpisce, dal racconto di Millet, la grande solitudine che il movimento femminista iraniano vive in quelle settimane cruciali. La televisione iraniana, la cui direzione è affidata dopo la rivoluzione a Sadeq Gotbzadeh, il rivoluzionario che era rientrato a Teheran insieme a Khomeini, cala sulle manifestazioni dell’8 marzo una censura pesante e colpevole. Gotbzadeh proveniva dal Movimento di liberazione, nei mesi dell’esilio parigino di Khomeini (dove lui stesso aveva convinto l’Imam a recarsi dopo l’espulsione dall’Iraq) aveva più volte dichiarato che non ci sarebbe stato alcun governo dei religiosi e che donne e uomini avrebbero goduto delle stesse libertà e degli stessi diritti.

Questa svolta segna anche in modo decisivo e forse definitivo la narrazione della rivoluzione iraniana e dello stesso Iran post rivoluzionario. Il velo – quasi sempre definito in modo inappropriato chador – diventa l’immagine più usata nel racconto giornalistico, il simbolo da esporre in qualsiasi reportage o sulla copertina di qualsiasi libro ambientato in Persia. Nel celebre e per certi versi sopravvalutato Leggere Lolita a Teheran (2003) la scrittrice Azar Nafisi arriva a individuare nella donna il “nemico” contro il quale la rivoluzione iraniana scatena la propria violenza repressiva. Al di là delle considerazioni su questo assunto, il suo racconto si ferma però proprio alla vigilia dell’inizio della stagione riformista di Khatami (1997-2005) e cristallizza la descrizione della società iraniana in un’atmosfera drammaticamente accattivante per il lettore occidentale ma piuttosto datata.

Il sociologo Khaled Fouad Allam arriverà a sostenere che la donna in Iran è addirittura “l’elemento attorno al quale gravita e si concentra ogni principio rivoluzionario”, come era stato la borghesia nella rivoluzione francese e il proletariato in quella russa. Per Fouad Allam, “il velo che la rivoluzione iraniana ha reso obbligatorio è diventato paravento delle frontiere della libertà. C’era qualcosa in più rispetto alle altre rivoluzioni: in Iran le donne possono essere intellettuali o artiste, guidare gli autobus, fare le parlamentari o le insegnanti, ma è richiesta loro una missione: incarnare l’immagine dell’Islam che esce dal XX secolo”.

Di certo, la donna ha sempre avuto una centralità nella vita sociale e politica dell’Iran contemporaneo, dallo “sciopero del tabacco” alla fine del XIX alle cronache dei giorni nostri. L’attuale parlamento, eletto nel 2016, è quello col numero massimo di donne elette sinora nella storia della Repubblica islamica: diciassette, contro le nove della precedente legislatura. Le deputate iraniane sono tutte relativamente giovani, la metà di loro ha meno di quarant’anni. Nessuna di loro è ascrivibile al gruppo dei conservatori. Alcune sono arrivate in parlamento solo al ballottaggio nel loro collegio, dopo una competizione elettorale durissima. Da notare come in questo majles ci siano più donne che mullah: i religiosi eletti sono infatti al loro minimo storico (sedici). Un cambiamento forse minimo, ma significativo di una società che sta cambiando. Tanto per fare un confronto, basti pensare che nel primo parlamento eletto dopo la rivoluzione del 1979, i religiosi erano ben 164 su 290.

Politica a parte, nonostante sia in corso un dibattito politico per una riforma in senso paritario del codice civile, per la legge iraniana la donna vale la metà dell’uomo quando si tratta di ricevere un’eredità o di rilasciare una testimonianza in tribunale. Tuttavia, la condizione femminile iraniana presenta anche dati indubbiamente positivi. Ad esempio, il 65 per cento degli studenti universitari sono oggi donne, e nelle facoltà scientifiche si arriva anche a percentuali superiori. 

Il Gender Inequality Index (GIL) è un indice creato dalle Nazioni Unite per misurare le diseguaglianze di genere sulla base di alcuni dati quantificabili come il tasso di mortalità materno, la presenza di donne in parlamento, il livello di istruzione e la partecipazione al lavoro. Nella classifica mondiale redatta in base al GIL, l’Iran è al sessantesimo posto, appena sotto la fascia dei Paesi con uno sviluppo umano molto alto. Per farci un’idea, il Paese al primo posto, quindi con meno diseguaglianze in assoluto tra uomini e donne, è la Norvegia, seguito dalla Svizzera e l’Australia. L’Italia è al ventottesimo posto. L’Iran precede Paesi come la Turchia, la Serbia, Cuba e l’Albania.

Al di là dell’annosa questione dell’hijab, l’evoluzione della condizione femminile sembra rientrare nel quadro di una grande trasformazione sociale in atto ormai da tempo. Oltre il 70 per cento degli iraniani è infatti nato dopo la rivoluzione e – anche soltanto per una mera questione demografica – prima o poi sarà inevitabile che le istanze delle nuove generazioni influiscano sulle scelte politiche e sulle regole della Repubblica islamica. 

Verso una Terza Repubblica islamica?

Come abbiamo avuto modo di dire diverse volte, l’Iran – e la Repubblica islamica – sono tutto tranne che realtà monolitiche e immutabili. Il sistema politico nato dopo la rivoluzione del 1979, ha già conosciuto una prima riforma nel 1989. La scomparsa di Khomeini e con essa la fine della prima fase post rivoluzionaria, convinse i vertici della Repubblica islamica a modificare alcuni punti importanti della Costituzione elaborata dieci anni prima.

La riforma del 1989

Le modifiche apportate al testo approvato con referendum popolare nel dicembre 1979 furono essenzialmente tre: abolizione della figura del premier, con conseguente aumento dei poteri del presidente della repubblica; creazione del Consiglio del discernimento, per mediare tra parlamento e Consiglio dei Guardiani; riforma dei requisiti necessari per la scelta della Guida suprema (non più indispensabile il titolo di marja-e taqlid, cioè “fonte di imitazione”, ma sufficiente il titolo di mujtahid, cioè esperto di diritto islamico).

Le riforme si resero necessarie a causa di diversi problemi. Da un lato, le continue tensioni tra parlamento e Consiglio dei Guardiani, che di fatto bloccavano i lavori legislativi. Lo stesso premier era spesso ostacolato da una maggioranza parlamentare a lui ostile e non riusciva a portare avanti la propria azione di governo. Era inoltre evidente che, dopo la caduta in disgrazia di Montazeri, erede designato di Khomeini per il ruolo di Guida, si doveva assicurare in tempi rapidi una continuità nella scelta della figura principale della Repubblica islamica. Khomeini muore il 3 giugno 1989 e un mese e mezzo dopo, il 28 luglio, un referendum approva le modifiche alla Costituzione. Di fatto, nasce allora la seconda Repubblica islamica.

Le riforme, oggi

L’8 maggio 2019 il deputato riformista Mostafa Kevakebian ha annunciato di essere al lavoro per una legge chiamata “Terza Repubblica”. Gli hanno fatto eco altri parlamentari, riformisti e conservatori moderati, che si sono detti favorevoli a modificare alcune parti del testo costituzionale. Al centro del dibattito c’è il peso – giudicato eccessivo – del Consiglio dei Guardiani in materia elettorale, soprattutto per quanto riguarda il potere di veto sui candidati. Altri parlamentari si sono detti favorevoli ad aumentare i poteri del presidente, altri – soprattutto conservatori – sarebbero favorevoli e reintrodurre la figura di un premier che risponda solo al parlamento. Su posizioni ben diverse, alcuni conservatori radicali auspicano l’eliminazione della figura del presidente eletto.

In questo quadro, il 22 maggio la Guida Ali Khamenei si è detta contraria al ripristino della figura del premier, ma ha definito “accettabili” alcune modifiche alla Costituzione.

D’altra parte, una nuova riforma risponde a un dato oggettivo: quarant’anni dopo la rivoluzione, non si è formata in Iran una nuova generazione di politici religiosi in grado di raccogliere il testimone dei padri della Repubblica islamica. Per sopravvivere, il sistema dovrà necessariamente trasformarsi, anche attraverso una revisione delle istituzioni e dei processi decisionali.

Viaggio in Iran 13-25 agosto 2019

Viaggio in Iran dal 3 al 15 agosto 2018

Il gruppo è composto e ci sono ancora posti disponibili! Ma occorre prenotarsi prima possibile, scrivendo a antonello.sacchetti@gmail.como telefonando al 339 1369642.

«L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

Giorno Data Itnerario
1 Martedi’ 13/08/2019 Aereo Roma – Teheran Incontro con la guida in aeroportoTrasferimento in hotel Pernottamento a Teheran
2 Mercoledi 14/08/2019   Visita di Teheran citta’ Museo Archeologico nazionale (parte antica) Palazzo Golestan Museo dei Gioielli Ponte della natura oppure Ambasciata Usa Volo per Shiraz Pernottamento a Shiraz
3 Giovedi 15/08/2019 Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose Madrasa del Khan Bazaar di Vakil Pranzo Moschea di Vakil Hammam di Vakil Tomba di Hafez Cena in ristorante tradizionale
4  Venerdi 16/08/2019 Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam Visita di Pasargade (Tomba di Ciro) Ritorno a Shiraz Cena Moschea Re delle Lampade Pernottamento a Shiraz
5 Sabato 17/08/2019 Trasferimento Shiraz-Kerman Visita a Bishapur Visita a Tang-e-Chogan, Stretto del gioco del Polo di epoca Sassanide Pernottamento a Kerman
6 Domenica 18/08/2019 Visita di Kerman Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam Moschea del venerdi di Kerman Fortezza di Rayen Giardino Shazde di Mahan Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan Arrivo a Shahdad Cena nel deserto di Lut con astronomo Pernottamento in casa tradizionale a Shahdad
7 Lunedi 19/08/2019 Partenza da Shahdad per caravanserraglio ZineddinVisita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)Cena in caravanserraglioAltro luogo dove si puo’ disporre di astronomoBallo del legno dei beluciPernottamento nel caravanserraglio di Zineddin
8 Martedi 20/08/2019 Giro di YazdTorri del SilenzioPasseggiata in quartiere anticoPrigione AlessandroCupola 12 ImamPranzoPresentazione sui tappetiMuseo dell’acquaPiazza Amir Chakhmaq  CenaPernottamento a Yazd            
9 Mercoledi 21/08/2019 Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan Partenza da Yazd Moschea di Fahraj Castello Narin di Meybod Caravanserraglio di Meybod Moschea Naeen Arrivo a Isfahan e cena in piazza Pernottamento a Isfahan
10 Giovedi 22/08/2019 IsfahanMoschea della Regina o Shaikh LutfullahMoschea dello Scia’Tempo libero bazaarVisita palazzo delle 40 colonne Cena e pernottamento a Isfahan
11 Venerdi 23/08/2019   Isfahan Visita a cattedrale armena di Vank Visita a moschea del venerdi’ antica Palazzo Ali Qapu Giro nel bazaar Visita ai ponti Cena in ristorante tradizionale/albergo Pernottamento a Isfahan
12 Sabato 24/08/2019   Isfahan-Kashan-Qom-IbisVisita a villaggio zoroastriano di AbyanehVisita a giardino Fin di KashanVisita a casa Tabatabee di KashanVisita a QomCena in albergo IbisPernottamento presso albergo Ibis
13 Domenica 25/08/2019   Volo per Roma da aeroporto IKIA
https://youtu.be/5eAY1djEdyM

QUOTA INDIVIDUALE 2.785 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 400 EURO

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ALLA PARTENZA

La quota comprende

  • tariffe aeree per i voli internazionali
  • spese consolari
  • assicurazione medico, bagaglio
  • tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia
  • accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza
  •  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo
  • colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di trasporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario
  • trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata
  • guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale
  • tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei
  • un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

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