1979: lo spartiacque nella narrazione dell’Iran

L’intervento di Antonello Sacchetti al Seminario “Iran Patrimonio dell’Umanità. Le relazioni culturali tra Italia e Iran”. Sala Tatarella – Palazzo dei Gruppi Parlamentari – Camera dei Deputati. Roma, 12 febbraio 2019.

La rivoluzione del 1979, oltre a segnare profondamente la storia contemporanea dell’Iran, rappresenta uno spartiacque nella narrazione dell’Iran. Tanto che forse non è esagerato parlare di due narrazioni completamente diverse, prima e dopo la rivoluzione. Possiamo anche affermare che dopo quarant’anni, questa cesura non è ancora ricomposta.

Un momento del convegno del 12 febbraio 2019

Cosa era l’Iran per gli italiani prima della Rivoluzione? Il fascino dell’antica Persia – materia di studiosi e intellettuali – era messo in secondo piano rispetto alle cronache mondane legate alla figura dello scià, almeno per il pubblico di massa. Era quindi una narrazione costruita soprattutto attraverso rotocalchi, con protagonista un sovrano colto, affascinante e amante delle belle donne e della bella vita.

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Tutti contro l’Iran

A Varsavia gli Usa provano a formare un’alleanza in chiave anti Teheran.
Nella provincia del Sistan e Balucistan un attentato uccide oltre 40 militari

Il vertice di Varsavia

Presentato inizialmente come un vertice sulla sicurezza e la pace in Medio Oriente, la conferenza svoltasi a Varsavia il 13 e 14 febbraio 2019 è stata a tutti gli effetti una kermesse in chiave anti iraniana. Hanno partecipato i rappresentanti di 62 Paesi. Tra quelli europei, spiccavano le assenza di Francia e Germania e dell’alto rappresentante dell’Ue agli Affari esteri e alla Sicurezza Federica Mogherini. Assenti anche Algeria, Libia, Sudan, Kuwait, Libano, Qatar e Turchia, oltre alla Russia e ai palestinesi, che in un primo tempo avevano aderito. Basso profilo per Egitto e Tunisia che hanno inviato solo viceministri.

Presente invece l’Italia col ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Il vertice è stato soprattutto il palcoscenico per le esternazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha cercato di creare un asse anti iraniano coi Paesi arabi, pronunciando almeno un paio di volte la parola “guerra”.

Rudy Giuliani alla manifestazione dell’MKO a Varsavia. (Photo by Wojtek RADWANSKI / AFP)WOJTEK RADWANSKI/AFP/Getty Images

Il tweet di Netanyahu

Un tweet del suo ufficio – cancellato dopo qualche minuto – parlava esplicitamente di un “comune interesse nella guerra all’Iran”

Dal canto suo, il vicepresidente Usa Mike Pence ha invitato i Paesi europei a ritirarsi dall’accordo sul nucleare. Proposta quanto meno curiosa, visto che pochi giorni prima, Francia, Germania e Gran Bretagna avevano lanciato un circuito finanziario chiamato Instex, creato appositamente per eludere le sanzioni americane contro Teheran, sostenendo accordi diretti tra imprese iraniane ed europee evitando il passaggio attraverso le banche.

Il sabotaggio del programma missilistico

Giusto in prossimità del vertice di Varsavia, il New York Times aveva pubblicato uno scoop: da anni il governo Usa conduce un sabotaggio contro il programma missilistico iraniano. Questa operazione starebbe funzionando alla grande, visto che negli ultimi undici anni sarebbero falliti ben il 67 per cento dei lanci orbitali effettuati dalla Repubblica islamica.

Lo scoop del New York Times

L’attentato contro i pasdaran

Con una puntualità impressionante, al coro internazionale contro l’Iran, il 13 febbraio un’auto bomba ha provocato la morte di oltre 40 pasdaran che viaggiavano a bordo di un autobus nella provincia sud-occidentale del Sistan-Belucistan, al confine con Pakistan e Afghanistan. L’attacco è stato rivendicato dal gruppo sunnita separatista Jaish ul Adl (Esercito della Giustizia), affiliato ad Al Qaida.

L’attentato contro il bus dei pasdaran

Il gruppo Jaish al Adl è composto principalmente da ex militanti di Jundullah, formazione sunnita smantellata nel 2010 dalle forze di sicurezza iraniane. Opera al confine con il Pakistan e si sospetta sia finanziato dall’Arabia Saudita allo scopo di indebolire l’Iran. Il governo di Teheran impegna da anni migliaia di uomini nella provincia del Sistan e Balucistan per contrastare il traffico di droga dal vicino Pakistan. I

La Guida Ali Khamenei ha accusato “Paesi nella regione e fuori della regione” di essere dietro all’attentato. Il ministro degli Esteri Javad Zarif ha sottolineato la coincidenza dell’attacco con il “circo di Varsavia”. Circo in cui non è mancato un grottesco preludio, con una manifestazione dell’MKO animata da un comizio di Rudolph Giuliani e dalla partecipazioni di qualche centinaio di figuranti di nazionalità non precisata.

Isolamento reale?

Resta il dubbio sulla reale efficacia della strategia adottata dagli Usa per isolare e colpire l’Iran. Il vertice di Varsavia sembra aumentare le distanze tra Washington e i principali Paesi dell’Ue. Quasi in contemporanea al vertice polacco, a Sochi Russia, Iran e Turchia confermavano la collaborazione sulla Siria, impegnandosi contro “i focolai del terrorismo”.

Al di là di tutta la messinscena, il vertice di Varsavia non ha smosso gli equilibri in chiave anti iraniana.

L’ipocrisia dell’Occidente

Da notare come, ancora una volta, un attentato terroristico contro l’Iran non susciti la solidarietà internazionale né a livello di cancellerie né di opinione pubblica.

L’ipocrisia trionfa ancora.

Corso di lingua e letteratura persiana

L’istituto Culturale dell’Iran, nel quadro delle sue attività didattiche, organizza il 44° corso di lingua e letteratura persiana.

Il corso si articola in 12 lezioni presso la sede dell’Istituto Culturale a Roma, in Via Maria Pezzé Pascolato 9. Al termine del corso e superato l’esame, sarà rilasciato un certificato.

Il corso, tenuto da docente madre lingua, si svolgerà da sabato 23  febbraio 2019  e si articolerà in 18 ore di lezione per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00 – 10.30 – 12.00.

L’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta e una orale. L’ammissione all’esame  è subordinata a una presenza alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totale. 

Per iscriversi c’è tempo fino al 22  Febbraio 2019 .


Il costo del corso è di 100 Euro e potrà essere effettuato presso l’Istituto entro la prima lezione.


N.B. Il giorno 23 febbraio (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti interessati alle ore 10.00 presso la sede dell’istituto Culturale in Via Maria Pezzè Pascolato, 9.

Cliccare sul seguente link per l’iscrizione

Persia in fiore

Viaggio in Iran dal 12 al 24 maggio 2019


«L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

Con chi

Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

Quando

Dal 12 al 24 maggio 2019

Programma

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Domenica  12/05/2019
Aereo Roma – Teheran
Incontro con la guida in aeroporto
Trasferimento in hotel 
Pernottamento a Teheran
2 Lunedi’ 13/05/2019
Visita di Teheran citta’
Museo Archeologico nazionale (parte antica)
Palazzo Golestan
Museo dei Gioielli
Ponte della natura oppure Ambasciata Usa
Volo per Shiraz 
Pernottamento a Shiraz
3 Martedi’ 14/05/2019
Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose
Madrasa del Khan
Bazaar di Vakil
Pranzo Moschea di Vakil
Hammam di Vakil
Tomba di Hafez
Cena in ristorante tradizionale
4  Mercoledi 15/05/2019
Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli
Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
Ritorno a Shiraz
Cena Moschea Re delle Lampade
Pernottamento a Shiraz
5 Giovedi 16/05/2019 Trasferimento Shiraz-Kerman
Visita a Bishapur
Visita a Tang-e-Chogan, Stretto del gioco del Polo di epoca Sassanide
Pernottamento a Kerman
6 Venerdi 17/05/2019
Visita di Kerman
Complesso Ganj-Ali-Khan
Piazza e Hammam Moschea del venerdi di Kerman
Fortezza di Rayen
Giardino Shazde di Mahan
Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan
Arrivo a Shahdad
Cena nel deserto di Lut con astronomo
Pernottamento in casa tradizionale a Shahdad
7 Sabato 18/05/2019
Partenza da Shahdad per caravanserraglio Zineddin
Visita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)
Cena in caravanserraglio
Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo
Ballo del legno dei beluci
Pernottamento nel caravanserraglio di Zineddin
8 Domenica 19/05/2019
Giro di Yazd
Torri del Silenzio
Passeggiata nel quartiere antico
Prigione di Alessandro
Cupola 12 Imam
Pranzo
Presentazione di tappeti
Museo dell’acqua
Piazza Amir Chakhmaq  
Cena
Pernottamento a Yazd
9 Lunedi  20/05/2019
Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
Partenza da Yazd
Moschea di Fahraj
Castello Narin di Meybod
Caravanserraglio di Meybod
Moschea Naeen
Arrivo a Isfahan e cena in piazza
Pernottamento a Isfahan
10 Martedi 21/05/2019
Isfahan
Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah
Moschea dello Scia’
Tempo libero bazaar
Visita palazzo delle 40 colonne 
Cena e pernottamento a Isfahan
11 Mercoledi 22/05/2019
Isfahan
Visita a cattedrale armena di Vank
Visita a moschea del venerdi’ antica
Palazzo Ali Qapu
Giro nel bazaar
Visita ai ponti
Cena in ristorante tradizionale/albergo
Pernottamento a Isfahan
12 Giovedi 23/05/2019
Isfahan-Kashan-Qom-Ibis
Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh
Visita a giardino Fin di Kashan
Visita a casa Tabatabee di Kashan
Visita a Qom
Cena in albergo Ibis
Pernottamento presso albergo Ibis 
13 Venerdi 24/05/2019
Volo per Roma da aeroporto IKIA

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 2.850 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 360 EURO

CAPARRA DI 1.000 EURO DA VERSARE ENTRO IL 29 MARZO 2019

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ALLA PARTENZA

La quota comprende

  • tariffe aeree per i voli internazionali
  • spese consolari
  • assicurazione medico, bagaglio
  • tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia
  • accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza
  •  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo
  • colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di trasporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario
  • trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata
  • guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale
  • tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei
  • un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

La rivoluzione, 40 anni dopo

Quella iraniana fu l’ultima grande rivoluzione del Novecento, la prima ad essere trasmessa in televisione e a essere immortalata dai reporter di tutto il mondo. Esistono quindi moltissime immagini di quegli eventi, oggi facilmente reperibili sul web: le manifestazioni di massa, la fuga dello scià Mohammad Reza Pahlavi dall’Iran, il ritorno dell’ayatollah Ruhollah Khomeini e l’instaurazione della Repubblica islamica. Eventi noti pressoché a tutti. Ma conosciuti probabilmente in modo superficiale proprio perché dati ormai per assodati, come se l’Iran fosse da sempre una Repubblica islamica, un antagonista degli Stati Uniti e un nemico di Israele. Il “peccato originale” dell’Iran contemporaneo – agli occhi dell’osservatore occidentale – è proprio la rivoluzione del 1979. Una rivoluzione quasi sempre bollata come “irrazionale” e retrograda, colpevole di aver inaugurato la stagione del fondamentalismo islamico.  Una narrazione semplicistica che non prende in considerazione i perché di quella rivoluzione.

Da Mossadeq a Khomeini: dove lo scià fallisce

Dal 1963, con la cosiddetta “Rivoluzione bianca”, lo scià vara una serie di riforme con cui vuole scardinare l’impianto “tradizionalista” della società iraniana: concede il diritto di voto alle donne, vara la riforma agraria, tenta di creare una burocrazia manageriale, combatte l’analfabetismo inquadrando i giovani universitari nel cosiddetto “Esercito del sapere” e inviandoli a insegnare nei paesini più sperduti. Incoraggia i giovani ad andare a studiare in Europa e negli Usa perché sogna di creare una nuova classe dirigente di stampo occidentale. Paradossalmente, moltissimi di questi studenti all’estero costituiranno un nucleo fondamentale dell’opposizione allo scià: a contatto con altri modelli di partecipazione politica e di potere, trovano ancora più intollerabile l’autocrazia dello scià. Il golpe del 1953 aveva deposto il governo democraticamente eletto di Mossadeq, “colpevole” di aver voluto nazionalizzare il petrolio e si era aperta una lunga stagione di repressione. Il partito comunista (Tudeh) era al bando, così come le opposizioni liberali e nazionaliste. In questo contesto, la voce di Khomeini che dalla città santa di Qom tuona contro le riforme “immorali” dello scià, diviene subito un punto di riferimento per chi non si riconosce nel progetto ambizioso e paternalista dell’imperatore. Nei disordini che nei primi anni Sessanta seguono all’arresto e poi all’esilio di Khomeini, ci sono già in nuce, tutti gli elementi politici che ritroveremo nella rivoluzione di quindici anni dopo: l’ayatollah parla la stessa lingua del popolo, ne comprende le paure e i bisogni. Lo scià invece, cresciuto in un collegio svizzero, non conosce davvero l’Iran: immagina di rimodellarlo a suo piacimento, di farne uno tra i primi dieci Paesi industrializzati del mondo. Un’impresa titanica e probabilmente anche molto narcisistica. Anche perché, accanto a questi progetti di riforme sociali ed economiche, non pone in cantiere alcuna apertura politica.

Il peso dell’economia

A questi fattori politici, vanno poi aggiunti quelli economici. Fino a metà degli anni Settanta, il boom delle esportazioni petrolifere consente allo scià investimenti enormi. Alcuni senza dubbio di valore, come infrastrutture, scuole, servizi. Altri frutto unicamente della propria mania di grandezza, quali le spese record per gli armamenti o le celebrazioni kitsch del 1971 a Persepoli per i 2.500 anni di monarchia. Quando il mercato petrolifero si contrae, cominciano i guai. La riforma agraria si era rivelata un fallimento, con l’espulsione di manodopera dalle campagne e la creazione di un nuovo sottoproletariato nelle grandi città. In un Paese segnato da enormi diseguaglianze economiche, in cui cento famiglie detengono in pratica la maggior parte della ricchezza del Paese, crescono di colpo la disoccupazione e l’inflazione. Lo scià – libero dal controllo di qualsiasi forma di opposizione – reagisce accentrando ulteriormente il potere. Alla parvenza di bipartitismo (liberali e conservatori, sempre comunque fedelissimi allo scià) in vigore ormai da decenni, impone il partito unico della “Rinascita” (Rastakhiz). Il controllo del Paese è affidato alla Savak, la polizia politica che applica in modo sistematico arresti arbitrari, tortura e omicidio. 

Il rapido precipitare degli eventi

Una prima crepa nel regime si apre con l’elezione alla Casa Bianca del democratico Jimmy Carter che impone all’alleato persiano una timida apertura in tema di libertà di opinione. Bastò che la pressione si allentasse un po’ perché le voci di un dissenso soffocato da venticinque anni si levassero in modo fragoroso. Di lì in poi, sembra quasi che un meccanismo misterioso orchestri la tempesta perfetta che nel giro di quindici mesi porterà alla caduta dello scià e all’avvento di Khomeini.

Khomeini a Teheran

Tutto precipita nel volgere di pochi mesi. L’anziano religioso in esilio da quindici anni diventa di colpo la figura di riferimento di un movimento quanto mai eterogeneo, che conta al proprio interno marxisti e islamisti, liberali e nazionalisti, tutti uniti dal desiderio di farla finita con la dittatura dello scià. La fazione di Khomeini finisce col prevalere perché è l’unica ad avere un legame con il Paese reale. Le altre, ridotte da anni alla clandestinità e all’esilio, hanno perso contatto con il popolo. I religiosi hanno moschee su tutto il territorio nazionale e godono della fiducia delle masse popolari. È impressionante notare come fino all’autunno 1978 nessuno, all’interno del movimento rivoluzionario, parli di “repubblica islamica”, che diventa poi di colpo la parola magica, capace di mobilitare tutti sotto la guida di Khomeini. Che ha teorizzato da tempo il velayat-e faqih, la teoria del “Governo del giureconsulto”, tutt’ora alla base dell’ordinamento costituzionale iraniano, ma non ne ha di certo fatto una parola d’ordine della rivolta. 

La prima pagina di Lotta Continua del 17 gennaio 1979

Quanto fu davvero islamica la rivoluzione? 

Probabilmente non nacque come tale, almeno nelle intenzioni di una parte consistente dei suoi protagonisti. Ma è innegabile che fin dal suo inizio, la cadenza degli avvenimenti fu scandita dalle ricorrenze e dai riti islamici e che tutti i suoi leader più importanti erano esponenti religiosi. Un altro fattore decisivo per l’affermazione di Khomeini è quello geopolitico. Alla fine della Guerra fredda mancavano ancora dieci anni e l’Iran, coi suoi duemila chilometri di confine con l’allora Unione Sovietica, era una pedina fondamentale. I servizi segreti dei Paesi occidentali agirono di concerto per far sì che tra le fazioni rivoluzionarie quella islamista prevalesse su quella marxista. Ad esempio, è ormai accertato che quando nel 1983 Khomeini decide di sbarazzarsi dei comunisti iraniani, può utilizzare i dossier che l’agente sovietico Vladimir Kuzichin, un tempo comandante della sezione del Kgb di Teheran, aveva passato alla Gran Bretagna che a sua volta li aveva girati alla Cia che pensò di “girare” il regalo al governo iraniano, in chiara funzione anti-sovietica. 

Il ritorno di Khomeini a Teheran

La rivoluzione iraniana non si realizza tramite un’insurrezione armata, ma con una combinazione frenetica di sedici mesi di proteste, sei di manifestazioni di massa e cinque di scioperi. La guerra imposta dall’invasione di Saddam Hussein sarà poi il mito fondante, capace di ricompattare il Paese contro l’aggressore esterno e di mettere a tacere ogni forma di dissenso, sacrificando di fatto un’intera generazione. La rivoluzione iraniana incise in modo fondamentale sull’Islam politico, sovvertendo la concezione quietista dello sciismo e realizzando una forma del tutto inedita di Stato. Stato che -ristrutturato e rafforzato dal processo rivoluzionario – costituisce oggi la vera risorsa, l’asset più importante dell’Iran nel contesto drammaticamente irrisolto del Medio Oriente del XXI secolo. 

Hossein Alizadeh in concerto a Roma

Domenica 27 gennaio alle ore 18 presso il Teatro Greco, in via Ruggero Leoncavallo 10

Musica Classica Persiana – Improvvisazione

Nella tradizione musicale persiana, improvvisazione, bedahe navazi, è  “la composizione in tempo reale” che costituisce uno dei suoi tratti stilistici più significativi.

Lungi dall’essere un esercizio virtuosistico e solipsistico, si pone al culmine del concetto di Musica proprio della cultura persiana: all’improvviso, è richiesta innanzitutto l’assoluta padronanza del radif, il repertorio tradizionale, trasmesso generazione in generazione.

A partire da questo, attraverso la creatività, la sensibilità, la memoria orale e la padronanza del proprio strumento, il musicista può giungere al proprio stile personale e inconfondibile che si manifesta nell’improvvisazione.

Quindi, ogni concerto diviene un’opera d’arte unica ed irripetibile che ci farà apprezzare lo stile e la potenza espressiva dei musicisti, nel contempo compositori/improvvisatori, uniti nelle forza mistico-estatica e nella luminosità della creazione spontanea.

Hossein Alizadeh, illustre maestro universalmente riconosciuto come uno dei più eminenti attuali compositori ed esecutori di musica tradizionale persiana, essendo punto di riferimento per le nuove generazioni di musicisti iraniani, ha registrato l’intero corpo del radif, sulle interpretazione di Mirza Abdullah per Tar e Setar; è stato direttore e solista dell’Orchestra Nazionale della Radio e Televisione Iraniana.

Ha debuttato in Europa con l’orchestra della Compagnia Bèjart Ballet  per il balletto Gulistan, di Maurice Bèjart. Più volte candidato ai Grammy Awards.

Nel Novembre 2014 gli è stata conferita la Legion d’Onore, alto riconoscimento dello Stato Francese, da lui gentilmente rifiutato con una nobile argomentazione.

Altri membri del gruppo sono Behnam Samani, Ali Boustani e Saba Alizadeh.

L’evento è stato organizzato dall’Associazione Culturale italo iraniana “Alefba”, con il prezioso contributo dell’ISMEO (Progetto MIUR “Studi e ricerche sulle culture dell’Asia e dell’Africa”) in collaborazione con Teatro Greco e vede la partecipazione onoraria del Gruppo Toranj (Casa dell’Arte Iraniana).

Programma:

Ore 18.00:

– Il benvenuto del Gruppo Toranj al Maestro Alizadeh con l’esecuzione di un brano del suo repertorio

– I° parte del concerto di improvvisazioni della musica classica persiana

– Intervallo

– II° Parte del concerto di improvvisazione della musica classica

Info & Prenotazioni:

info@alefba.it Bijan    3473511465 Ramtin 3519395335   Quota Socio Onorario         €. 25 Quota associativo                €. 20 Quota associativi Studenti   €. 15

Festività in Iran nel 2019

Tutte le date da conoscere prima di organizzare un viaggio in terra di Persia

Spesso il calendario persiano genera confusione nei non iraniani. Si intrecciano, infatti, tre calendari: quello solare iraniano, quello lunare islamico e quello cristiano comunemente adottato a livello internazionale. Le festività islamiche seguono il calendario lunare e quindi cadono ogni anno in giorni diversi. Quelle invece più legate alla tradizione preislamica, come il No Ruz, seguono il calendario solare.

Chi deve programmare un viaggio in Iran, rischia perciò di incappare spesso nei giorni sbagliati, anche perché le feste sono davvero molte.

Febbraio

9 febbraio: martirio di Fatima

11 Febbraio: anniversario della Rivoluzione

Marzo

20 marzo: Nascita dell’Imam Ali
21, 22,  23, 24 marzo: Ferie di No Ruz
30 marzo: Nascita dell’Imam Ali

20 marzo: Nazionalizzazione del Petrolio
21 marzo: No Ruz (Capodanno persiano, inizia il 1398)

ATTENZIONE: il nuovo anno persiano 1398 inizia alle ore 01:28 e 27 secondi ora iraniana, che corrispondono alle 22:50 e 27 secondi del 20 marzo ora italiana.

Aprile

1 aprile: Anniversario della nascita della Repubblica islamica
2 aprile: Giornata nazionale della natura (Sizdah bedar, fine delle celebrazioni di No Ruz)
3 aprile: Ascensione del Profeta

Maggio

2 maggio: nascita del Mahdi, l’Imam occultato

26 maggio: Martirio dell’Imam Ali

Giugno

4 giugno: Anniversario della morte di Khomeini
5 giugno: Anniversario Rivolta del 15 Khordad (sollevazioni contro l’arresto di Khomeini nel 1963)
5 giugno: Eid-e-Fetr (Fine del Ramadan)
6 giugno Eid-e-Fetr (festa aggiuntiva)

29 giugno: Martirio dell’Imam Sadeq

Agosto

12 agosto: Eid-e-Ghorban (Festa del Sacrificio)
20 agostoEid-al-Ghadir (Celebrazione della designazione di Ali come successore di Muhammad)

Settembre

9 settembreTassoua
10 settembre: Ashura

Ottobre

20 ottobre: Arbaeen

28 ottobre: morte del Profeta Muhammad e Martirio dell’Imam Hassan

29 ottobre: martirio dell’Imam Reza

Novembre

6 novembre: martirio dell’Imam Hassan Asqari

15 novembre: nascita del Profeta Muhammad e dell’Imam Sadeq.

Dicembre

21 dicembre: Shabe Yalda, Solstizio di inverno

Iran, 1979. Le prossime presentazioni

Si ricomincia a Roma il 16 gennaio a Casetta Rossa. Poi Rovereto, Treviso, Trieste, Mestre, Torino, Genova, Milano e Parma

– mercoledì 16 gennaio, ROMA, presso Casetta Rossa, via Giovanni Battista Magnaghi, 14, ore 18,30. Dialoga con l’autore Fabrizio Ciocca;
– sabato 19 gennaio, ROVERETO (TN), presso la libreria Arcadia, via Felice e Gregorio Fontana, 16, ore 19,00;
– domenica 20 gennaio,  VILLORBA DI TREVISO (TV), presso la libreria Lovat, via Newton 13, ore 18,00;
– lunedì 21 gennaio, TRIESTE, presso la libreria Lovat, viale XX Settembre 20, (c/o stabile Oviesse, terzo piano), ore 18,00;
– martedì 22 gennaio, MESTRE (VE), presso il Centro Candiani;
– mercoledì 23 gennaio, TORINO, presso la libreria Trebisonda, via Sant’Anselmo, 22. Dialoga con l’autore Giacomo Longhi;
– giovedì 24 gennaio, GENOVA, presso il Circolo Arci Zenzero, via Giovanni Torti, 35, ore 17,45.

Febbraio:
– mercoledì 6 febbraio, ROMA, presso il Caffè Letterario, via Ostiense 95, ore 18,00. Dialoga con l’autore Simona Maggiorelli.

Marzo:
– sabato 2 marzo, MILANO, presso la libreria Le Libragioni, via Giuseppe Bardelli, 11. Dialoga con l’autore Gabriella Persiani.
– sabato 9 marzo, PARMA, presso la libreria Diari di bordo, Borgo Santa Brigida, 9.

Il racconto della rivoluzione

Brevi video per ripercorrere le tappe che dal 1977 al 1979 scandiscono il percorso che in Iran porterà alla caduta della monarchia e all’instaurazione della Repubblica islamica

31 dicembre 1977: brindisi a Teheran tra Jimmy Carter e Mohammad Reza Pahlavi
7 gennaio 1978: un articolo del quotidiano Ettelaat scatena le proteste. E’ l’inizio della rivoluzione
16 gennaio 1979: lo scià abbandona per sempre l’Iran
1° febbraio 1979: l’ayatollah Khomeini torna in Iran dopo 16 anni di esilio
11 febbraio 1979: l’esercito si dichiara neutrale, la rivoluzione ha vinto

Bijan Zarmandili, un ricordo

“Non mi fido troppo delle persone che parlano tante lingue. Ho sempre paura che possano dire una cosa stupida a tanta altra gente”. La battuta, fulminante, Bijan Zarmandili – scrittore e giornalista nato in Iran nel 1941 e scomparso pochi giorni fa –  la diede nel corso di un incontro con una classe di liceo, in una biblioteca romana, più o meno una decina di anni fa. Sembra trascorso un secolo da allora. Si parlava di società multiculturale, di immigrazione e di scambi tra generazioni e culture diverse. Lo spunto era un romanzo di Zarmandili, L’estate è crudele, ambientato in parte nella Roma degli anni Sessanta.

Era la prima volta che lo incontravo, e grazie ad alcuni amici in comune, accettò subito di presentare il mio primo libro, I ragazzi di Teheran.

Ora che è morto, il ricordo rischia di suonare costruito o forzato, ma davvero mi colpì subito la sua grande gentilezza. Non faceva pesare per niente il suo ruolo, la sua notorietà. Forse esagero, ma ne ricordo lo sguardo sempre velato da una certa malinconia ironica, soprattutto quando parlava dell’Iran. Lo conoscevo soprattutto come giornalista e analista politico e devo ammettere che un po’ mi dispiacque quando scelse di dedicarsi soprattutto ai romanzi, perché come osservatore era uno dei pochissimi a non cadere mai nella banalità quando si parlava di Iran. Però, col tempo, credo anche di aver capito che la sua era stata, in fondo, una scelta di libertà.

Tra i suoi libri, mi piacque molto Il cuore del nemico, letto in un pomeriggio d’estate.  Al di là dell’intreccio, della storia dell’aspirante terrorista arrivato in Europa per una missione suicida, era una storia d’amore, scritta in stato di grazia.

Ricordo un viaggio in treno verso La Spezia, dove eravamo ospiti di un’iniziativa di Emergency. Era un giorno caldissimo del luglio 2010. Furono ore di poche parole e molti sguardi fuori dal finestrino.

Non l’ho visto molto spesso negli ultimi anni. Per cui non mi permetto nemmeno di dire che se ne è andato un amico. Era una persona profonda ed elegante, che faceva della gentilezza un tratto proprio della sua eleganza. Mi considero fortunato ad averlo conosciuto e mi dispiace molto sapere di non poterlo più incontrare.

 

Per l’Iran arriva l’inverno delle sanzioni Usa

Il 2 novembre 2018 gli Stati Uniti hanno annunciato il ripristino di tutte le sanzioni contro l’Iran revocate con l’accordo del 2015 sul nucleare. Con un tweet molto scenografico, chiaramente ispirato alla serie tv Game of Thrones (“Winter is coming”)  il presidente Donald Trump ha annunciato che le sanzioni “stanno arrivando”, più precisamente dal 5 novembre.

Sul sito web della Casa Bianca il presidente ha spiegato: “Il nostro obiettivo è obbligare il regime a fare una scelta specifica: o porre fine a questo comportamento negativo, o continuare sulla strada della catastrofe economica”. L’obiettivo – piuttosto fumoso, per la verità – dell’attuale amministrazione Usa, è arrivare a un nuovo accordo con Teheran che “blocchi per sempre il suo percorso verso le armi nucleari, e che interessi l’intero spettro delle sue azioni negative e che sia degno del popolo iraniano”.

Particolare sempre omesso da Trump: il cosiddetto JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) raggiunto nel 2015 non è un accordo bilaterale tra Stati Uniti e Iran, ma un’intesa tra il gruppo 5+1, sancita da una risoluzione ONU.

Che tipo di sanzioni

Le nuove sanzioni sono le cosiddette “secondarie”, che cioè colpiscono soggetti non statunitensi che intrattengono relazioni economiche e commerciali con un paese designato, in questo caso con l’Iran. Queste sanzioni erano state sospese nel gennaio 2016 in virtù dell’accordo raggiunto tra Iran e Gruppo 5 + 1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) sul programma nucleare l’anno precedente.

Il segretario di Stato Mike Pompeo ha annunciato che saranno colpiti principalmente il settore energetico e quello finanziario, oltre alla cantieristica navale e agli operatori portuali, con l’obiettivo di far sì che l’Iran “si comporti come un Paese normale”.

I Paesi esentati dalle sanzioni per sei mesi

Le nuove sanzioni Usa prevedono l’esenzione per otto Paesi – (Cina, India, Italia, Grecia, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Turchia) –  che potranno continuare a importare petrolio da Teheran per un periodo massimo di sei mesi, trascorsi i quali ci sarà una valutazione della situazione.

La reazione dell’Unione europea

Netta la presa di posizione dell’Alto rappresentante per la politica estera della Ue Federica Mogherini che in un comunicato congiunto con i ministri degli Esteri e delle Finanze di Francia, Regno Unito e Germania, ha condannato “profondamente la reimposizione ulteriore di sanzioni da parte degli Stati Uniti”, dichiarando che l’Unione europea continuerà a lavorare per “proteggere gli operatori economici europei” e mantenere aperti i “canali finanziari effettivi con l’Iran” e le “esportazioni di petrolio e gas”.

Nel comunicato si sottolinea come l’accordo del 2015  sia “un elemento chiave dell’architettura di non-proliferazione nucleare e della diplomazia multilaterale” ed “è cruciale per la sicurezza dell’Europa, della regione e del mondo intero”. Si ricorda inoltre  che “l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha confermato in dodici rapporti consecutivi che l’Iran si attiene ai suoi impegni ai sensi dell’accordo” e “ci aspettiamo che continui ad attuare integralmente tutti i suoi impegni nucleari, come stabilito dal Jcpoa”.

La reazione di Teheran

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Bahram Qassemi ha ostentato sicurezza: “Non c’è motivo di preoccuparsi. Dovremo aspettare e constatare che gli Stati Uniti non sono in grado di mettere in pratica alcuna misura contro la grandiosa e coraggiosa Nazione iraniana”.

La Guida Ali Khamenei ha dichiarato che “in questi 40 anni (da quando cioè esiste la Repubblica islamica) gli Usa sono gli sconfitti e l’Iran è il vincitore”.

Il quotidiano conservatore Kayhan titola: “Le sanzioni petrolifere degli Stati Uniti falliscono. Avete visto: l’America non può farci un dannato nulla!”. Quest’ultima è una citazione di una famosa affermazione di Khomeini durante la crisi degli ostaggi dell’ambasciata Usa di Teheran (4 novembre 1979 – 20 gennaio 1981)

La decisione di Washington era ampiamente prevista in Iran e anzi la presa di posizione di Trump ha in un certo senso risollevato il presidente Hassan Rouhani, alle prese da mesi con una situazione economica difficile e un’opposizione molto dura da parte dei conservatori.

 

 

Gli effetti reali sulla popolazione iraniana

Sebbene Pompeo dica che le sanzioni colpiranno il regime e non la popolazione, è davvero difficile credere che gli iraniani non soffriranno per il nuovo giro di vite imposto dall’amministrazione Trump. Già il primo round dello scorso luglio ha avuto un impatto sensibile sulla vita degli iraniani, comportando una generale insicurezza finanziaria, il crollo del rial rispetto al dollaro e  un aumento generalizzato del costo della vita. Non solo: sebbene i beni umanitari come le medicine, non rientrassero direttamente tra i beni colpiti dalle sanzioni, l’impatto sulle transazioni finanziarie ha praticamente bloccato le attività delle organizzazioni umanitarie.

In Iran circola un gioco di parole: “Mushak hast, pushak nist”, “Missili ne abbiamo, pannolini no”.  Gli iraniani hanno dimostrato sempre di sapersi adattare alle situazioni più critiche. E questa sembra davvero esserlo.

Leggi anche il Focus ISPI: Iran: tornano le sanzioni sul petrolio, quali conseguenze?

 

Capodanno in Persia

Capodanno in Persia

Iran: l’Impero della Mente, come lo chiamò lo studioso inglese Micheal Axworthy, nella sua celebre opera Empire of Mind (tradotta in italiano con il titolo “Breve storia dell’Iran”, Einaudi). Non solo le città del tour classico, ovvero Teheran, Shiraz, Yazd e Isfahan, ma anche lo spettacolare deserto di Lut, i castelli della regione del Kerman, e la natura impervia dell’est dell’Iran, in un mix di storia, natura e sapori.

Quando

Dal 28 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019.

 

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Venerdi

28/12/2018

§ Aereo

Roma – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran in albergo

2 Sabato

 29/12/2018

§ Visita di Teheran citta’

§ Museo Archeologico nazionale (parte antica)

§ Palazzo Golestan

§ Museo dei Gioielli

§ Ponte della natura oppure Ambasciata Usa

§ Volo per Shiraz

§ Pernottamento a Shiraz

3 Domenica

 30/12/2018

  • Shiraz citta’

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale
4  Lunedi

31/12/2018 

  • Partenza per Persepoli
  • Visita di Persepoli
  • Visita tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Pernottamento a Shiraz
5 Martedi

01/01/2019

 

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Lago di Maharlu
  • Visita a palazzo di Bahram, presso Sarvestan
  • Moschea del venerdi di Neyriz
  • Pernottamento a Kerman
6 Mercoledi

02/01/2019 

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde’ di Mahan
  • Escursione nel deserto di Lut con astronomo (optional)
  • Escursione con 4 per 4 (optional)
  • Escursione normale nel deserto
  • Ritorno a Kerman
7 Giovedi

03/01/2019 

§  Partenza da Kerman per caravanserraglio ZINEDDIN

§  Escursione la mattina presto nel deserto con 4 per 4 (optional)

§  Visita di Fahraj

§  Arrivo a Caravanserraglio di Zeinoddin

§  Osservazione tramonto

§  Cena in caravanserraglio

§  Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo (optional)

§  Ballo del legno dei beluci

§  Pernottamento nel caravanserraglio

8 Venerdi

04/01/2019

 

§  Giro di Yazd

§  Torri del Silenzio

§  Tempio del fuoco zoroastriano

§  Passeggiata in quartiere antico

§  Prigione Alessandro

§  Cupola 12 Imam

§  Pranzo

§  Presentazione sui tappeti

§  Museo dell’acqua

§  Piazza Amir Chakhmaq 

§  Cena

§  Pernottamento a Yazd 

9 Sabato

05/01/2019

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Piccionaia di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Pranzo
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan 
10 Domenica

06/01/2019

 

§ Isfahan

§ Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§ Moschea dello Scia’

§ Tempo libero bazaar

§ Visita palazzo delle 40 colonne

§ Cena e pernottamento a Isfahan  

11 Lunedi

07/01/2019

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo

§ Pernottamento a Isfahan  

12 Martedi

 08/01/2019

§ Isfahan-Kashan-Qom-Ibis

§ Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh

§ Visita a giardino Fin di Kashan

§ Visita a casa Tabatabee di Kashan

§ Visita a Qom

§ Cena in albergo Ibis

§ Pernottamento presso albergo Ibis

13 Mercoledi

09/01/2019

 

§ Volo per Roma da aeroporto IKIA

 

QUOTA INDIVIDUALE: 2.850 EURO

SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA: 270 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 30 NOVEMBRE

SALDO ENTRO IL 15 DICEMBRE  

La quota comprende

• tariffe aeree per i voli internazionali

• spese consolari

• assicurazione medico, bagaglio

• tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

• accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

•  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

• colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario

• trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata

• guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

• tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

• un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

• assicurazione annullamento viaggio

• tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

• mance alla guida e all’autista

• tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

Per informazioni e per il programma dettagliato: 

Antonello Sacchetti

antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Corso di lingua e letteratura persiana a Roma

L’istituto Culturale dell’Iran nel quadro delle sue attività didattiche, organizza il 43° corso di lingua e letteratura persiana. Un ciclo di 12 lezioni presso  l’Istituto Culturale dell’Iran  con il rilascio di certificato. Il corso, tenuto da docente madre lingua, si svolgerà da sabato 6 ottobre  2018  e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza: sabato: ore 09.00  10.30  e 12.00.

La giornata dell’ultima lezione sarà interamente dedicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli esame  è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore al 80% del monte ore totali.  Il termine ultimo per iscriversi è 5 ottobre 2018 .

Il costo del corso è di 100 euro da versare presso l’Istituto entro la prima lezione.

N.B.
Il giorno 6 ottobre (prima lezione) è dedicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, perciò si chiede la presenza di tutti gli interessati alle ore 10.00 presso la sede dell’istituto Culturale in Via Maria Pezzè Pascolato, 9.

Per iscriversi clicca qui.

Attacco terroristico a parata militare ad Ahwaz

Ventinove morti e decine di feriti. Questo il bilancio dell’attentato terroristico compiuto il 22 settembre 2018 contro una parata militare nella città iraniana di Ahwaz, capoluogo della provincia sud occidentale del Khuzestan, ricca di petrolio, a maggioranza araba e teatro negli ultimi mesi di numerose proteste contro il governo di Teheran. Tra le vittime, dodici pasdaran, un giornalista e civili che assistevano alla parata.

L’attacco è stati rivendicato inizialmente dal gruppo al-Ahvaziya – legato all’Arabia Saudita – e poi dall’Isis. Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha scritto in un tweet:

“Terroristi reclutati, addestrati, armati e pagati da un regime straniero hanno attaccato Ahvaz. Fra le vittime, bambini e giornalisti. L’Iran ritiene responsabili gli sponsor regionali del terrore e i loro padroni statunitensi per attacchi come questo. L’Iran risponderà celermente e in modo decisivo in difesa delle vite iraniane”.

La data e il luogo

Il 22 settembre è la ricorrenza dell’attacco di Saddam che diede vita alla lunga guerra tra Iran e Iraq (1980-88), quella che gli iraniani ricordano come guerra imposta. L’attentato è stato sferrato in un’occasione altamente simbolica: nel 1980 fu l’inizio dell’aggressione alla Repubblica islamica nata appena un anno prima e l’Iraq attaccò proprio il Khuzestan, sperando in un sostegno da parte della popolazione di etnia araba, che invece si schierò con il governo centrale contro l’invasore. Non che la provincia non abbia vissuto momenti di tensione a causa dei movimenti indipendentisti. Come ricorda Siavush Randjbar-Daemi in in un tweet, il momento più critico fu l’estate del 1979, quando il governo rivoluzionario faticò non poco a reprimere i movimenti autonomisti armati.

Il momento attuale

Sebbene non sia ancora chiaro chi abbia deciso questo attentato, è evidente il suo messaggio di sfida aperta alla Repubblica islamica. Colpire i pasdaran in un’occasione come la celebrazione della guerra con l’Iraq è un’azione quasi ridondante di aspetti simbolici.

L’Iran, dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, è oggettivamente sotto assedio. Sia dal punto di vista dialettico, sia da quello economico. Le nuove sanzioni che scatteranno il 4 novembre saranno un ulteriore colpo alla già traballante economia iraniana e le minacce di regime change avanzate da Usa, Israele e Arabia Saudita negli ultimi mesi, sembrano aver trovato nell’attacco di oggi un primo, tragico tentativo di applicazione.

Come è naturale attendersi, non ci saranno dimostrazioni di solidarietà internazionale nei confronti di Teheran. Magari qualcuno non parlerà di terrorismo, ma di “attacco ai pasdaran”, quasi a sminuirne la gravità. Oltre a ricordare che tra le vittime ci sono civili e anche bambini, è doveroso precisare che i ranghi delle “guardie della rivoluzione” sono in maggior parte costituiti da giovani militari di leva, che sono stati assegnati a quel corpo.

Se non si parte da questi presupposti, non si capisce la gravità dell’accaduto e di cosa questo attacco rappresenti per l’Iran nel suo intero, non solo per i suoi leader politici.

Scrivere a Teheran, tra arieti e lumache

Scrivere a Teheran, leggere a Teheran, vivere a Teheran. Farsi gli affari propri a Teheran e non rompere l’anima al mondo raccontando storie banali e noiose, a cui il lettore medio occidentale – e italiano, nel caso particolare – si avvicina soltanto per una nuova e malcelata forma di orientalismo. In virtù della quale mai e poi mai dirà che quel romanzo di quello scrittore iraniano era una gran rottura di scatole. E non lo dirà per un semplice motivo: perché quello scrittore è iraniano.

Ci sono andato giù pesante perché, diciamo la verità, nulla è peggiore della noia, in letteratura, almeno. E negli ultimi anni ho sviluppato una sorta di allergia a tanti libri made in Iran accolti con entusiasmo e curiosità e finiti invece nello scaffale delle letture trascurabili.

Qualcosa però è cambiato perché sta emergendo una nuova generazione di narratori persiani, che, senza rinunciare alla propria identità culturale, sta finalmente scrivendo qualcosa di nuovo, di interessante. Almeno tra i libri tradotti in italiano, un primo squillo di tromba lo aveva dato Nasim Marashi con L’autunno è l’ultima stagione dell’anno.

Un anno fa lo salutai come

il primo romanzo della nuova letteratura persiana. Cioè, quanto di più simile alla forma romanzo classica, così come la intende un lettore medio di un Paese occidentale. Quale si considera appunto chi scrive questa recensione.

Con questo non sto dicendo che arriva a compimento un processo di imitazione di canoni letterari occidentali. Sarebbe riduttivo e anche offensivo. Dico semplicemente che questo romanzo è il prodotto di una nuova generazione di iraniani ormai globalizzati, portatori non solo della propria millenaria cultura nazionale, ma ormai “imbevuti” di cinema, musica e letteratura internazionale. Nel romanzo questo non si legge solo nelle citazioni di film americani, ma dallo stesso ritmo del racconto.

Ecco, dopo essere ricorso all’odiosa pratica dell’autocitazione, mi rendo conto che stavo per scrivere più o meno le stesse cose dopo aver letto due libri di due giovani autori iraniani: il primo è A Tehran le lumache fanno rumore, romanzo d’esordio di Zahra ̓Abdi, tradotto da Anna Vanzan, pubblicato da Brioschi Editore. Il secondo è L’ariete, di Mehdi Asadzadeh, tradotto da Giacomo Longhi per Ponte 33.

Non entro nel dettaglio delle trame e dei personaggi dei due brevi romanzi. Si tratta di storie piuttosto diverse tra loro e anticiparne anche soltanto alcuni passaggi rischierebbe di rovinare il piacere della scoperta e della lettura. Diciamo soltanto che Tehran le lumache fanno rumore è una storia familiare, drammatica e tesa, incentrata sul rimpianto di un fratello disperso nella guerra con l’Iraq. Una storia ricca di riferimenti cinematografici internazionali, tra cui La stanza del figlio di Nanni Moretti.

L’Ariete è invece un romanzo adrenalinico, di un giovane militare di leva alle prese coi propri rimpianti d’amore. Una corsa un po’ folle di 24 ore in una Teheran caotica e sordida. Il linguaggio è sporco, uno slang che non disdegna espressioni triviali, quando serve.

Lontani dall’essere capolavori, sono due opere vere, di due giovani autori, una donna e un uomo, che avranno sicuramente molto da dire.

Leggeteli, ne vale la pena.

 

 

Salvate il soldato Rouhani

Salvate il soldato Rouhani

In politica, come nella vita,  gli attacchi più pericolosi non arrivano dai nemici dichiarati, ma da quelli che dovrebbero esserti amici. Ne sa qualcosa il presidente iraniano Hassan Rouhani, che sta vivendo una estenuante stagione di isolamento e attacchi. Dopo le diverse ondate di proteste popolari – la più intensa fu quella a cavallo tra gli ultimi giorni del 2017 e i primi del 2018 – e il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, Rouhani deve adesso fronteggiare l’attacco politico del parlamento. Che il 26 agosto ha sfiduciato il suo ministro delle Finanze Massud Karabasian e due giorni dopo lo ha chiamato direttamente in aula a rispondere a qualcosa di assai simile a una nostra interrogazione parlamentare. In base alla Costituzione iraniana, infatti, qualora almeno un quarto dei deputati pone delle domande al presidente, questo è obbligato a rispondere in aula. Su ogni domanda il parlamento vota e se si prospetta una violazione della legge, il presidente può essere rinviato al giudizio della magistratura.

Il 28 agosto Rouhani è stato chiamato a rispondere su cinque questioni:  contrasto al contrabbando di merci e valuta; sanzioni bancarie; disoccupazione; bassa crescita dell’economia e svalutazione del rial. Su ognuno di questi temi il majles ha votato e Rouhani è risultato convincente soltanto sul tema delle sanzioni bancarie, mentre sugli altri quattro punti ha ricevuto il voto negativo non solo dei conservatori, ma anche da una parte consistente dai moderato-riformisti che lo hanno sostenuto fin qui. La coalizione Omid (speranza) può infatti contare su un centinaio di voti (su 290 seggi totali) ma su quattro delle cinque questioni sottoposte a voto, Rouhani ha ottenuto meno di ottanta voti, segno evidente che anche all’interno del suo schieramento la fiducia comincia a venire meno. 

 

 

Aftab-yazd titola: “Vittima di buone intenzioni”

 

Difficilmente questo confronto avrà un seguito giudiziario, come vorrebbe lo schieramento conservatore dei principalisti: sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica islamica. La questione è chiaramente politica e sarà appunto la politica a doverla risolvere. Il problema è che al momento non si scorgono vie d’uscita. L’impeachment, agitato dagli oppositori del presidente, sarebbe un rischio per tutto il sistema. L’unico precedente risale agli albori della Repubblica islamica, quando nel giugno 1981 il parlamento mise in stato d’accusa il primo presidente Abolhassan Bani Sadr. Ma fu appunto un passaggio drammatico, che segnò un cambio di passo sostanziale nella storia del Paese. Sembra improbabile che oggi il sistema, a cominciare dalla Guida Ali Khamenei sia pronto oggi a rivivere un passaggio simile.

E’ comunque innegabile che Rouhani oggi sia più isolato che mai. La situazione economica è drammatica e il peggio deve ancora arrivare, perché il 4 novembre scatteranno le sanzioni americane che riguardano le esportazioni di greggio e le transazioni con la Banca centrale iraniana. Per gli iraniani sarà un colpo duro, il cui effetto reale sarà da valutare nei mesi successivi. Sicuramente a Teheran c’è chi gongola: sono tutti quelli che erano contrari all’accordo con gli Usa e che – in molti casi – avevano anche un interesse economico nel volere che nulla cambiasse. Le sanzioni hanno alimentato un mercato nero ancora oggi difficilissimo da estirpare.

L’alternativa all’attuale presidente al momento non si vede. Alle elezioni mancano quasi tre anni e l’ipotesi peggiore per il fronte moderato-riformista (non ci stancheremo mai di ripeterlo: Rouhani non è un riformista e il suo è un governo di coalizione) è un destino simile a quello del secondo mandato di Mohammad Khatami, che dal 2002 al 2005 visse una lunga agonia frutto della delusione delle mancate riforme e dell’isolamento internazionale voluto da George W. Bush dopo l’11 settembre 2001.

 

Shargh: “Non siamo stati convinti”

La delusione degli iraniani oggi forse è ancora maggiore rispetto a quella stagione. Dal 2013 le aperture sono state notevoli, non tanto in termini politici quanto di mercato. Chi conosce il Paese, sa che l’Iran di oggi non è paragonabile a quello degli otto anni di presidenza di Mahmud Ahmadinejad. Ma adesso è grande la confusione da parte di tutti gli attori della politica iraniana. Lo stesso Rouhani non sempre dimostra di avere una vera strategia. Diversi parlamentari – anche riformisti – lo accusano di negare la realtà invece di indicare una soluzione ai problemi.

Come una decina d’anni fa, quando il primo mandato di Ahmadinejad si stava per concludere, anche oggi diversi osservatori prospettano un rafforzamento dei militari. L’uomo forte da spendere in chiave politica potrebbe essere Qasem Soleimani, comandante dell’Armata Qods, l’unità dei pasdaran iraniani dedicata alle azioni oltre confine, divenuto assai popolare negli ultimi anni per il suo ruolo in prima linea nella lotta all’Isis. Ma nella storia della Repubblica islamica i militari sono stati importanti ma non hanno mai avuto un ruolo politico determinante. Resta il fatto che non si intravede una nuova classe politica in grado di rimpiazzare quella uscita dalla rivoluzione. E quindi non sono da escludere scenari inediti per l’Iran, fermo restando che il regime change tanto sognato da Washington continua a essere l’ipotesi meno concreta.

Quattro letture persiane per l’estate 2018

Quattro letture persiane per l'estate 2018

Agosto, tempo di vacanze (per molti, almeno) e di letture (per pochi, inutile negarlo). Tralasciando tomi di storia e saggi geopolitici, suggeriamo quattro letture persiane per l’estate 2018.

Il primo suggerimento è l’ultimo libro di Kader AbdolahUno scià alla corte d’Europa.  Ispirandosi al viaggio dello scià Nadir attraverso l’Europa del XIX secolo, Abdolah – iraniano da anni esule nei Paesi Bassi – ha scritto una via di mezzo tra un’opera di finzione e un romanzo storico. Da leggere una sua intervista a Panorama.

La seconda proposta è un classico della letteratura iraniana contemporanea:  Suvashun. Una storia persiana di Simin Daneshvar. Pubblicato in Iran nel 1969, è stato finalmente pubblicato in Italia da Francesco Brioschi Editore per la traduzione di Anna Vanzan. Per saperne di più, consigliamo questa recensione di Tiziana Buccico.

Sempre per la stessa casa editrice, è molto interessante A Tehran le lumache fanno rumore, romanzo d’esordio della giovane Zahra ̓Abdi, tradotto anche questo da Anna Vanzan.

Ultimo ma non ultimo, Viaggio in direzione 270° di Ahmad Dehqān, romanzo autobiografico ambientato durante la guerra Iran-Iraq. Ne abbiamo già parlato qui.

Buona lettura.

La coda del leone persiano

La coda del leone persiano

Siamo alle solite. O, meglio, siamo tornati al solito vecchio schema che dal 1979 vede Iran e Stati Uniti uno di fronte all’altro contrapposti e minacciosi. Il 6 agosto scatteranno le nuove sanzioni Usa, conseguenza del ritiro da parte di Washingotn dall’accordo sul nucleare del 2015. Sarà un passaggio molto pesante, perché si tratta di provvedimenti che colpiranno il settore dell’automotive e dell’aviazione civile iraniana e che complicheranno non poco le transazioni finanziari da a per l’Iran (per un quadro più dettagliato invitiamo a leggere l’analisi dell’ISPI).

L’azione di Washington – che all’Italia costerà 27 miliardi di dollari di commesse e 1,7 di export l’anno – rientra in una strategia più ampia di pressione economica e politica che mira dichiaratamente al cambio di regime a Teheran. Un obiettivo dichiarato da Donald Trump, che conta sul pieno sostegno di Israele e Arabia Saudita e che rischia di aggravare la già precaria situazione politica del Medio Oriente.

In questo contesto, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha assunto da mesi un atteggiamento decisamente più combattivo nei confronti degli Stati Uniti rispetto al suo primo mandato, quando aveva come interlocutore Barack Obama. D’altro canto, questo suo cambiamento di stile, gli è valso il sostegno da parte di diversi conservatori, tra cui il generale Qasem Soleimani,che in una lettera pubblica lo ha ringraziato per aver reagito con “coraggio e orgoglio” alla minaccia statunitense di bloccare l’export iraniano di petrolio.

La coda del leone persiano

Il 22 luglio, un un incontro con gli ambasciatori iraniani, Rouhani ha dichiarato:

L’America dovrebbe sapere che la pace con l’Iran è la madre di ogni pace e la guerra con l’Iran è la madre di tutte le guerre. Signor Trump, non giochi con la coda del leone, altrimenti se ne pentirà. Noi siamo uomini d’onore e coloro che hanno garantito la sicurezza dello stretto regionale (lo stretto di Hormuz) nella storia. Tenga presente che lei non può provocare il popolo iraniano a scapito della sicurezza e degli interessi del loro Paese. L’Iran è un padrone e non sarà il servitore o il tuttofare di nessuno. Rohani ha ricordato che l’Iran ha “molti stretti, quello di Hormuz è  solo uno di questi”, sottolineando: “Da una parte lei annuncia la guerra al popolo iraniano e dall’altra parla di appoggiarlo”.

In un tweet, qualche ora dopo, Trump ha replicato (mettendo il testo tutto in maiuscolo):

“Non minacciare mai più gli Stati Uniti o ne pagherete le conseguenze, come pochi nella storia ne hanno sofferte prima. Non siamo un Paese che tollererà più le vostre stupide parole di violenza e morte. Fate attenzione”.

La sera del 22 luglio il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo, intervenendo a un incontro in California con rappresentanti della diaspora iraniana, ha accusato: “Il livello di corruzione e ricchezza tra i leader del regime dimostra che l’Iran è guidato da qualcosa che assomiglia alla mafia più che a un governo. Qualche volta sembra che il mondo sia diventato insensibile davanti all’autoritarismo del regime in casa ed alle sue campagne di violenza all’estero, ma l’orgoglioso popolo iraniano non resta in silenzio sui molti abusi del suo governo”.

Perché Rouhani attacca (e si rafforza internamente)

Questo cambio di prospettiva, se da un lato mette a repentaglio la già provata economia iraniana, dall’altro rafforza paradossalmente Rouhani. Il presidente iraniano negli ultimi mesi ha infatti subito numerosi attacchi da diversi fronti: i conservatori lo criticano per la crisi economica e per aver ceduto al compromesso con l’occidente sul nucleare; i riformisti sono invece delusi dalle mancate aperture sui diritti civili. La serrata del bazar di Teheran – strumentale o spontanea che fosse – era soltanto una delle manifestazioni più eclatanti di un malessere diffuso. Tanto che qualche osservatore prospettava un impeachment entro l’autunno.

Ma lo scontro – per ora solo verbale – con gli Usa, ricompatta il fronte interno. Anche perché la Guida Khamenei non accetterebbe mai una crisi istituzionale in una fase delicata come questa.

 

Intervista di Antonello Sacchetti a Radio Onda d’Urto (24 luglio 2018)

Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif replica a Trump. “Esistiamo da millenni e abbiamo assistito alla caduta di imperi – incluso il nostro – che sono durati più di alcuni Paesi. Sii cauto!”.

 

Mohsen Rezai, capo del Consiglio per il discernimento della Repubblica islamica twitta: “Il signor Trump ha detto al signor Rouhani di stare attento. Ma dovresti stare attento tu che hai 50.000 soldati sotto il tiro

Una storia borghese

Cos’è che ci definisce? Il carattere? Il fisico? La carriera? Il censo? L’etnia? La religione? Nulla di tutto questo? O tutto questo insieme? E ci interessa davvero saperlo? Raccontare e raccontarci la nostra vita a cosa serve davvero? A liberarci di qualcosa o a raggiungere qualcosa? L’autobiografia è un genere piuttosto particolare, appannaggio generalmente di personaggi non giovanissimi: fanno eccezione calciatori e pop star. Perché invece una scrittrice e giornalista specializzata in Medio Oriente decide di raccontare la propria storia?

Lo confesso, è la prima domanda che mi sono fatto quando ho saputo dell’uscita dell’ultimo libro di Farian SabahiNon legare il cuore. La mia storia persiana tra due paesi e tre religioni (Solferino). Mettiamoci pure che con Farian esiste un’amicizia ormai decennale e quindi il giudizio non solo sul libro, ma sull’idea stessa di scriverlo, è condizionata da una conoscenza – seppur parziale – di ciò che il libro contiene.

Non è stato un libro “veloce”: la gestazione è durata anni e il risultato finale mi ha sorpreso. Già dal sottotitolo: “La mia storia persiana tra due paesi e tre religioni”. Dei due Paesi, Iran e Italia, sapevo, ma mi era sconosciuta l’importanza per l’autrice della religione. O, meglio, delle religioni, cioè Islam, cattolicesimo e zoroastrismo. Presenti non solo come scelte – autonome o forzate – ma anche e soprattutto come basi di formazione della persona.

Il libro si sarebbe dovuto intitolare Battezzata, perché come spiegano le note di quarta copertina, c’è un episodio alla base, all’alba di tutta la storia:

Il genero iraniano si concede un caffè e la suocera piemontese ne approfitta per prendere la neonata, salire nella cappella al primo piano della clinica e farla battezzare all’insaputa dei genitori. È l’evento che segna la vita di Farian, figlia di uno dei primi matrimoni misti degli anni Sessanta.

Da qui parte un racconto a più voci, in cui, come in una staffetta, si alternano genitori e parenti. Anche se la vera protagonista rimane sempre l’autrice stessa, che per cercare sé, viaggia anche nel tempo, andando alla ricerca della storia della famiglia di suo padre.

Molti luoghi, molte atmosfere diverse, dall’altopiano iranico al Monferrato, attraverso i fatti, i personaggi e i dolori degli ultimi cinquant’anni. Stavo per aggiungere un pleonastico “della nostra storia recente”. Ma quella “nostra”stonava, visto che ci sono storie diverse che si accavallano e che non sono affatto condivise nella memoria collettiva. Gli anni Sessanta raccontati attraverso le lettere di papà Taher (personaggio centrale di tutta la narrazione) sono uno dei passaggi più belli, più interessanti e anche più sorprendenti del libro, proprio perché ci offrono uno sguardo “altro”. Cioè come un giovane studente iraniano vedeva l’Italia del boom economico.

 

 

Così come anche l’Alessandria degli anni Settanta, decisamente poco solare e fosca di tensioni non solo politiche: la paura dei sequestri di persona vissuta nella condizione particolare della figlia sì di “un immigrato”, ma comunque appartenente a una famiglia ricca. Il nome è straniero ed esotico, ma il nonno che gira in Ferrari spiazza i prevenuti in un’Italia non ancora terra di immigrazione.

Tutta la storia è segnata da una costante condizione di “essere altrove”. Iraniana ad Alessandria, italiana in Iran, alessandrina a Torino e così via. Forse non una conseguenza imprevista, ma in fondo una scelta inconsapevole. Proprio come ricorda il titolo, tratto dai versi di Rumi:

Non legare il cuore a nessuna dimora, perché soffrirai quando te la strapperanno via. E poiché tante dimore hai attraversato, da quando eri goccia di sera fino ad ora, prendile alla leggera, e leggermente le potrai lasciare.

Nel finale, la stessa Farian confessa:

Ho compiuto cinquant’anni. Ancora non ho risolto la questione religiosa (..). Anche se preferirei non dovermi per forza definire, quando mi viene posta con insistenza la domanda, rispondo di essere musulmana e, per la precisione, sciita: credo in un solo Dio, Maometto è il suo profeta e seguo la linea di successione attraverso suo cugino Ali e i figli che egli ha avuto sposando Fatima, la figlia prediletta del Profeta

Per l’autrice è l’identità religiosa la meta e il filo conduttore del racconto della propria vita. E’ un desiderio e forse un bisogno (anche se un bisogno non pienamente accettato) definirsi dal punto di vista religioso. Un bisogno tipicamente borghese, come appunto è la storia, la vita narrata in questo libro, intendendo per borghesia quella classe sociale che a lungo è stata individuata come forza motrice della Storia. E in questo caso è interessante notare  come l’incontro tra due borghesie lontane e diverse (quella bazarì di Teheran e quella industriale piemontese) abbia generato una storia coerente, come aspirazioni, come senso di sé.

Ed è questo il perché del libro e anche il senso del suo stile: il racconto di una vita come un grande romanzo familiare, una storia borghese.

 

 

Viaggio in Iran 19 aprile – 1 maggio 2019

Persepoli

ATTENZIONE: GRUPPO CHIUSO

«L’impero della mente». Così lo studioso britannico Michael Axworthy definisce l’Iran. Alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

Con chi

Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

Quando

Dal 19 aprile al 1° maggio 2019

GIORNO DATA ITINERARIO
1 Venerdi

19/04/2019

30 F

§ Aereo

Roma – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran

2 Sabato

20/04/2019

31 F

  • Visita di Teheran citta’
  • Museo Archeologico nazionale (parte antica)
  • Palazzo Golestan
  • Museo dei Gioielli
  • Ponte della natura oppure Ambasciata Usa
  • Volo per Shiraz
  • Pernottamento a Shiraz
3 Domenica

21/04/2019

1 Ord

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale
4  Lunedi 22/04/2019

2 Ord

  • Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli
  • Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Moschea Re delle Lampade
  • Pernottamento a Shiraz
5 Martedi

23/04/2019

3 Ord

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Visita a Bishapur
  • Visita a Tang-e-Chogan, Stretto del gioco del Polo di epoca Sassanide
  • Pernottamento a Kerman
6 Mercoledi 24/04/2019

4 Ord

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde di Mahan
  • Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan
  • Arrivo a Shahdad
  • Cena nel deserto di Lut con astronomo
  • Pernottamento in casa tradizionale a Shahdad
7 Giovedi 25/04/2019

5 Ord

§  Partenza da Shahdad per caravanserraglio Zineddin

§  Visita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)

§  Cena in caravanserraglio

§  Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo

§  Ballo del legno dei beluci

§  Pernottamento nel caravanserraglio di Zineddin

8 Venerdi

26/04/2019

6 Ord

§  Giro di Yazd

§  Torri del Silenzio

§  Passeggiata in quartiere antico

§  Prigione Alessandro

§  Cupola 12 Imam

§  Pranzo

§  Presentazione sui tappeti

§  Museo dell’acqua

§  Piazza Amir Chakhmaq 

§  Cena

§  Pernottamento a Yazd            

9 Sabato

27/04/2019

7 Ord

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Moschea di Fahraj
  • Castello Narin di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan
10 Domenica

28/04/2019

8 Ord

§ Isfahan

§ Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§ Moschea dello Scia’

§ Tempo libero bazaar

§ Visita palazzo delle 40 colonne

§ Cena e pernottamento a Isfahan

11 Lunedi

29/04/2019

9 Ord

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo

§ Pernottamento a Isfahan

12 Martedi

30/04/2019

10 Ord

§ Isfahan-Kashan-Qom-Ibis

§ Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh

§ Visita a giardino Fin di Kashan

§ Visita a casa Tabatabee di Kashan

§ Visita a Qom

§ Cena in albergo Ibis

§ Pernottamento presso albergo Ibis

13 Mercoledi

01/05/2019

11 Ord

§ Volo per Roma da aeroporto IKIA

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 2.850 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 360 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 10 DICEMBRE 2018 

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

SALDO ENTRO IL 15 MARZO 2019

La quota comprende

  • tariffe aeree per i voli internazionali
  • spese consolari
  • assicurazione medico, bagaglio
  • tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia
  • accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza
  •  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo
  • colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario
  • trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata
  • guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale
  • tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei
  • un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

Panahi: tre volti, un soldo

Lo confesso. Stavo assistendo da pochi minuti all’ultimo film di Jafar Panahi, Seh Rokh (3 faces, Tre volti), quando mi è tornato alla mente quello che Dino Risi disse una volta di Nanni Moretti:  “Mi viene sempre da pensare: scansati e fammi vedere il film”.

Eravamo ancora alle prime battute, con la storia che si stava dipanando un po’ a fatica, ma già la presenza del regista si faceva pesante. La sua vicenda giudiziaria è nota: all’indomani delle manifestazioni dell’Onda Verde del 2009, Panahi viene interdetto dal girare film. Divieto violato a più riprese dal regista, che da allora ha firmato tre film, uno dei quali – Taxi Teheran premiato con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 2015.

E’ inutile negarlo: da nove anni il cinema di Panahi è legato a doppio filo alla sua condizione di “dissidente tollerato” o comunque blandamente perseguitato. E ogni sua nuova opera è – giustamente – salutata come una vittoria contro la censura.

 

 

E il film? La storia è questa: l’attrice Behnaz Jafari – molto nota perché protagonista di diverse serie TV – riceve un video via Telegram in cui una ragazza di un piccolo paese dell’Azerbaigian iraniano minaccia il suicidio perché la famiglia le impedisce di trasferirsi a studiare arte a Teheran. Si è uccisa per davvero? O è un bluff’ O addirittura è una messinscena di Panahi che ha così un pretesto per girare un nuovo (meta)film?

Behnaz e Panahi si mettono in viaggio in suv verso il villaggio dove verranno a contatto con una realtà molto distante da quella di Teheran. Un viaggio anche a ritroso in un Iran che sembra rimasto a una quarantina d’anni fa.

 

 

Non sveliamo il finale e nemmeno i pochi ma importanti colpi di scena che il film offre. Diciamo che in alcuni passaggi, Panahi sembra riavvicinarsi allo stile del suo maestro Abbas Kiarostami di Sotto gli ulivi o del Sapore della ciliegia. Un viaggio a ritroso anche in questo senso, dettato anche dalle necessità oggettive di adattare il proprio modo di girare all’impossibilità di avere a disposizione un vero cast e una vera troupe.

Con questo film Panahi ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura al festival di Cannes 2018 (ex aequo con Alice Rohrwacher, premiata per il film Lazzaro felice), ma la sensazione è che finché non si risolverà completamente il “caso Panahi”, faticheremo a ritrovare il Panahi regista.

Tre donne: un altro cinema iraniano

Tre donne: un altro cinema iraniano

Narges Abyar, Rakshan Bani Etemad, Ida Panahandeh, tre cineaste che raccontano con un occhio inedito ed uno stile personale, l’Iran di oggi.

La memoria della guerra, la condizione della donna, l’universo rurale, la riservatezza dei sentimenti, il cosmo familiare. Rassegna organizzata in collaborazione con MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, CineFest- Fondazione Cinema per Roma e Asiatica Film Mediale.

 

 

Sabato 23 giugno

18:00 – Incontro con Rahkshan Banietemad, Ida Panahandeh, Narges Abyar

19.00- Proiezione di NARGES (Iran 1991\’92) di Rahkshan Banietemad.

21.00 – proiezione di BREATH ( 2016) di Narges Abyar

 

Domenica 24 giugno

17:00 – proiezione di UNDER THE SKIN OF THE CITY (Iran 2000\2001) di Rahkshan Banietemad

19:00 proiezione di TRACK 143 (Iran 2014) di Narges Abyar

21:00 proiezione di ISRAFIL (Iran 2017) di Ida Panahandeh

 

Lunedì 25 giugno

18:30 proiezione di MAY LADY (Iran 1997) di Rahkshan Banietemad

20:30 proiezione di TALES (Iran 2014) di Rahkshan Banietemad

 

Climbing Iran. Incontro a Roma il 13 giugno

Climbing Iran. Incontro a Roma il 13 giugno con Francesca Borghetti, autrice del film documentario Climbing Iran. Partecipano Antonello Sacchetti, giornalista ed esperto di Iran, e Stefano ardito, scrittore e alpinista.

Appuntamento mercoledì 13 giugno alle 18,30 presso il Punto Einaudi Merulana, Largo Sant’Alfonso 3, Roma.

 

Viaggio in Iran dal 16 al 28 novembre 2018

Iran: l’Impero della Mente, come lo chiamo’ lo studioso inglese Micheal Axworthy, nella sua celebre opera Empire of Mind (tradotta in italiano con il titolo “Breve storia dell’Iran”, Einaudi). Non solo le città del tour classico, ovvero Teheran, Shiraz, Yazd e Isfahan, ma anche lo spettacolare deserto di Lut, i castelli della regione del Kerman, e la natura impervia dell’est dell’Iran, in un mix di storia, natura e sapori.

Con chi

Con Soheila Iraji, guida professionale iraniana.

 

Quando

Dal 16 al 28 novembre 2018.

 

 

DAY DATE ITINERARY
1 Venerdi

16/11/2018

§ Aereo

Roma – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran in albergo

2 Sabato

 17/11/2018

§ Visita di Teheran citta’

§ Museo Archeologico nazionale (parte antica)

§ Palazzo Golestan

§ Museo dei Gioielli

§ Ponte della natura oppure Ambasciata Usa

§ Volo per Shiraz

§ Pernottamento a Shiraz

3 Domenica

 18/11/2018

  • Partenza per Persepoli
  • Visita di Persepoli
  • Visita tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Pernottamento a Shiraz
4  Lunedi

19/11/2018 

  • Shiraz citta’

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale
5 Martedi

20/11/2018

 

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Sosta presso lago Maharlu per foto
  • Visita al palazzo di Shapur presso Sarvestan
  • Moschea del venerdi di Neiriz
  • Pernottamento a Kerman
6 Mercoledi

21/11/2018 

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde di Mahan
  • Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan
  • Arrivo a Shahdad
  • Cena nel deserto di Lut con astronomo
  • Pernottamento in casa tradizionale
7 Giovedi

22/11/2018 

§  Partenza da Shahdad per caravanserraglio ZINEDDIN

§  Visita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)

§  Osservazione tramonto

§  Cena in caravanserraglio

§  Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo

§  Ballo del legno dei beluci

§  Pernottamento nel caravanserraglio

8 Venerdi

23/11/2018

 

§  Giro di Yazd

§  Torri del Silenzio

§  Passeggiata in quartiere antico

§  Prigione Alessandro

§  Cupola 12 Imam

§  Pranzo

§  Presentazione sui tappeti

§  Museo dell’acqua

§  Piazza Amir Chakhmaq 

§  Cena

§  Pernottamento a Yazd  

9 Sabato

24/11/2018

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Moschea di Fahraj
  • Castello Narin di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan  
10 Domenica

25/11/2018

 

§ Isfahan

§ Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§ Moschea dello Scia’

§ Tempo libero bazaar

§ Visita palazzo delle 40 colonne

§ Cena e pernottamento a Isfahan  

11 Lunedi

26/11/2018

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo

§ Pernottamento a Isfahan  

12 Martedi

 27/11/2018

§ Isfahan-Kashan-Qom-Ibis

§ Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh

§ Visita a giardino Fin di Kashan

§ Visita a casa Tabatabee di Kashan

§ Visita a Qom

§ Cena in albergo Ibis

§ Pernottamento presso albergo Ibis

13 Mercoledi

28/11/2018

 

§ Volo per Roma da aeroporto IKIA

 

Programma dettagliato 16-28 Novembre

 

 

 

 

QUOTA INDIVIDUALE: 2.850 EURO

SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA: 270 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 30 SETTEMBRE

SALDO ENTRO IL 30 OTTOBRE  

La quota comprende

• tariffe aeree per i voli internazionali

• spese consolari

• assicurazione medico, bagaglio

• tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

• accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

•  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

• colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario

• trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata

• guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

• tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

• un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

• assicurazione annullamento viaggio

• tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

• mance alla guida e all’autista

• tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

 

 

 

 

Chi era Ruhollah Khomeini

Era il 4 giugno 1989, lo stesso giorno del massacro di Tien An Men. A Teheran si consumava quello che molti definirono l’ultimo atto della rivoluzione iraniana. La morte dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica, è l’atto conclusivo di un processo rivoluzionario iniziato dieci anni prima, culminato con la cacciata dello scià Reza Pahlevi e la proclamazione della repubblica. I funerali di Khomeini, a cui partecipano almeno tre milioni di persone, sono l’ultimo grande evento di massa, l’ultimo grande atto della rivoluzione. Parafrasando Enrico Berlinguer, potremmo dire che quel giorno la rivoluzione iraniana “esaurisce la sua spinta propulsiva”. E il Paese entra in una fase storica diversa. La Storia si diverte a volte a giocare con i numeri: nel 1979 la rivoluzione, nel 1989 la morte di Khoemeini, nel 1999 la rivolta degli studenti, nel 2009 l’apertura di Obama e le elezioni presidenziali quanto mai importanti. Ma chi era Khomeini? Che importanza ha nella storia dell’Iran e del Medio Oriente? Qual è stato il suo contributo al pensiero politico islamico?

 

 Che rivoluzione è stata?

 A pensarci bene, quella iraniana è una rivoluzione ben strana, avvenuta contro l’apparente logica politica, come la rivoluzione comunista. Marx l’aveva profetizzata per i Paesi industrializzati, come Germania e Inghilterra, e invece si realizzò in Russia e in Cina, economicamente sottosviluppate. Lo stesso paradosso l’ha fatto registrare la rivoluzione islamica, la quale è avvenuta in Iran e non nei Paesi in cui sono nati i primi movimenti islamisti sunniti (Pakistan o Egitto), che hanno teorizzato per primi la creazione di uno stato islamico. Proprio nell’Iran, dove la tradizione sciita non prevede affatto che il clero prenda in mano le redini della politica. La teologia sciita afferma, già dalla fine del IX secolo, che la ricomposizione tra politica e religione sia affidata al Mahdi, il dodicesimo Imam nascosto che tornerà alla fine dei tempi per riportare l’ordine di Dio in terra. Fino ad allora religione e politica devono restare separate e non spetta certo al clero sciita chiedere o realizzare uno Stato islamico. In questo contesto il pensiero di Khomeini e i suoi sviluppi dopo il 1979 sono una novità sconvolgente, per il pensiero sciita. Sono tanti gli ayatollah che prendono le distanze da lui e lo criticano anche aspramente. Tra questi, Al Sistani, oggi punto di riferimento per milioni di sciiti iracheni. Non a caso Renzo Guolo definisce quella iraniana una “rivoluzione contro la tradizione religiosa”, che si realizza anche perché in Iran il clero è l’unica forza organizzata in grado prima di resistere e poi di sostituire la macchina repressiva dei Pahlavi. Ma resterà una rivoluzione più “sciita” che “islamica” e irrimediabilmente circoscritta all’Iran, malgrado gli sforzi di Khomeini di esportarla nei Paesi arabi.

L’impasto ideologico

Khomeini elabora la sua ideologia politica (la cosiddetta velayat e-faqih, letteralmente ”governo del giureconsulto”), attraverso diciassette lezioni nella moschea del bazar della città irachena di Najaf. Queste lezioni saranno raccolte in un libro intitolato La tutela del giureconsulto: il governo islamico.

I suoi discorsi – registrati su audiocassette – entrano clandestinamente in Iran e infiammano l’opposizione islamica. Sono tanti gli iraniani che si radunano in montagna, lontano degli occhi e dalle orecchie della Savak, la terribile polizia segreta dello scià, per ascoltare i suoi sermoni. Ma in molti credono che Khomeini avrà un ruolo marginale: una volta caduto lo scià, si ritirerà a vita privata, avrà un ruolo meramente religioso. Che le cose sarebbero andate diversamente lo si capisce un po’ alla volta. Certi atteggiamenti lasciano comunque il segno.

L’1 febbraio 1979, sull’aereo che lo riporta in Iran dopo 15 anni di esilio impostogli dallo scià, un giornalista gli chiede cosa prova a tornare in patria. “Hich”, “Niente”, è la glaciale risposta. È il destino di Dio che si compie, non c’è nessuno spazio per i sentimenti dei singoli, sembra voler dire. Sta di fatto che non pochi iraniani rimangono sbalorditi da quella battuta. E anche un po’ offesi. Un’amica, poco più che bambina nel 1979, ricorda ancora oggi: “La gente era morta nelle strade inneggiando a lui, all’aeroporto di Merabad lo aspettavano 4 milioni di persone. E quando gli chiedono cosa prova, lui risponde “niente”! Chissà, forse avremmo dovuto capire allora come sarebbe andato tutto quanto”. Quello stesso giorno Khomeini si reca in visita al cimitero di Beheshte Zahra e promette: “Man tu dahan-e in dolat mizanam (Io prendo a schiaffi questo governo)”.

E poi annuncia:

“Il diritto appartiene al popolo e il governo non ha il diritto di mantenerlo sotto la sua tutela: ma fino ad oggi è così che il popolo è stato trattato dallo scià e dal suo governo, violando le leggi internazionali. Per questo noi non riconosciamo la sua legittimità! “.

 

Slogan e obiettivi

“Ashura è sempre. Kerbala è ovunque”, amava ripetere Khomeini. Ashura e Kerbala, il tempo e il luogo del martirio dell’imam Hussein, figura chiave dello sciismo. Come dire: per il martirio è sempre il momento giusto. Ma la frase non è sua. Il fondatore della Repubblica islamica riprese una massima di Ali Shariati, filosofo iraniano poco conosciuto in Occidente. Avversario dello scià, formatosi nella Parigi del secondo dopoguerra, Shariati vedeva nello sciismo un movimento rivoluzionario marxista e terzomondista. Alcuni studiosi hanno accostato il suo “sciismo rosso” (che lui stesso distingueva dallo “sciismo nero” dei Safavidi) alla teologia della liberazione che proprio in quegli anni agitava il mondo cattolico. Shariati muore nel 1977, probabilmente ucciso dai sicari dello scià, e non fa in tempo a vedere la rivoluzione iraniana. Ma Khomeini attingerà a piene mani dal suo bagaglio ideologico, conquistandosi – almeno all’inizio – le simpatie della sinistra di tutto il mondo. I primi discorsi di Khomeini da leader della rivoluzione sono prettamente politici, non religiosi. Parla dei bisogni materiali del popolo, promette di dare l’acqua e la luce gratis a tutti. I suoi toni diverranno apocalittici soltanto dopo, nei terribili anni della guerra contro l’Iraq. Allora arriverà a dire che “la rivoluzione non è stata fatta certo per abbassare il prezzo dei pomodori “, ma per redimere il mondo. Visioni profetiche e questioni profane: va tenuto presente che il clero si impone in virtù non solo di un’organizzazione capillare, ma anche di un’enorme disponibilità economica. Nello sciismo, infatti, il fedele può scegliere una propria guida religiosa (marja’ al taqlid, “fonte di imitazione”) a cui devolvere anche il proprio sostegno economico. Khomeini, fin dal suo primo esilio in Turchia, accumulò un’autentica fortuna (valutabile in milioni di euro) proprio dalla sua rapida affermazione presso i bazarì, i commercianti benestanti. Che sono uno dei pilastri della società iraniana, oggi come ieri. Non c’è passaggio storico nella storia recente che avvenga senza l’approvazione dei bazarì. La rivoluzione del 1979 non fu opera soltanto di studenti, intellettuali e mullah. Il bazar ebbe un ruolo chiave nel cambio di regime e ha oggi un ruolo altrettanto decisivo nel mantenimento dello status quo.

Il leader

Khomeini è stato senza dubbio un comunicatore abilissimo. La tv iraniana manda ancora oggi in onda i suoi lunghissimi discorsi, intervallati da pause lunghissime e cariche di tensione. Dopo di lui la Repubblica islamica non è stata più la stessa cosa anche perché non c’è stato un leader altrettanto abile e carismatico. Sotto la sua influenza si è formato un’intera generazione di pasdaran, di “uomini nuovi”, fedeli alla Repubblica islamica più che alla famiglia di origine. Quella generazione ha oggi cinquant’anni e con Ahmadinejad ha conquistato i vertici del potere politico per la prima volta. Ma è una generazione orfana, senza un vero capo e quindi destinata a combattersi e a dividersi. Anche perché il mondo intorno non è più quello dell’epoca di Khomeini. Che – a suo modo – aveva previsto il grande cambiamento. L’ 1 gennaio 1989, pochi mesi prima di morire, scrive una lettera al segretario del Partito comunista sovietico Mikhail Gorbaciov in cui annuncia l’imminente crollo del comunismo e l’ascesa dell’Islam come pensiero politico negli anni Novanta. Se da leader Khomeini è apocalittico, da uomo politico è molto più pragmatico. Tuona contro Israele, ma durante la guerra con l’Iraq accetta volentieri la collaborazione di Tel Aviv. Che fornisce armi, informazioni e assistenza tecnica (circa 1.300 consiglieri).

 L’eredità

Cosa rimane di Khomeini? Chi arriva oggi a Teheran sbarca nel grande e modernissimo aeroporto a lui intitolato e vede ovunque sue immagini, negli uffici, nei murales. Ma quello che è avvenuto in Iran dopo di lui è frutto di dinamiche spesso contrapposte e in genere poco conosciute all’esterno. Nel 1988 si è conclusa l’immane e inutile strage della guerra con l’Iraq e sono stati liquidati migliaia di oppositori interni in carcere da anni. L’Iran dei primi anni Novanta è stremato da dieci anni di guerra e lotte interne. Cerca stabilità, punta alla ricostruzione. Da allora, alla presidenza si sono succeduti il pragmatico Rafsanjani, abile ad accumulare un patrimonio personale enorme, il timido riformista Khatami, l’incendiario ex pasdaran Ahmadinejad. Ma a comandare davvero è sempre la Guida Suprema Khamenei, succeduto a Khomeini nel 1989 e vero monarca col turbante. Come dicono alcuni, l’Iran è il Paese musulmano in cui si vota di più e si cambia di meno. Prevale sempre la logica del clan, non il senso dello Stato. Chi “è dei nostri” (khodi) decide, chi no (kheir-e khodi) subisce. Il concetto di “società civile”, entrato nel dibattito politico con Khatami, è ancora poco applicabile al contesto iraniano.

Il 70 per cento degli iraniani ha meno di 30 anni ed è quindi nato dopo la Rivoluzione. Khomeini è un’icona da celebrare in pubblico o disprezzare in privato. La Repubblica islamica sopravvive da quasi trent’anni al suo fondatore e per il momento non si intuiscono trasformazioni profonde e immediate. Khomeini è senza dubbio una figura tragica e forse sottovalutata a livello storico. Capace di crimini terribili e di intuizioni politiche notevole. Riflettere su Khomeini può essere utile per cercare di capire l’Iran e il ruolo che ha e avrà nel quadro geopolitico e culturale dei prossimi anni.

Cuore di Tenebra, trasmissione di Radio 3. Puntata del 21 maggio 2011 dedicata alla figura di Khomeini.  Antonella Ferrera ricostruisce la vita del fondatore della Repubblica islamica iraniana, anche attraverso un’intervista ad Antonello Sacchetti divisa in più parti.

Per ascoltare la puntata: Radio3 – Cuore di tenebra

Quali prospettive per l’Iran dopo la svolta di Trump

Quali prospettive per l'Iran dopo la svolta di Trump

Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare (JCPOA) sta incidendo moltissimo sugli equilibri politici del Medio Oriente. Se ne è parlato già molto e se ne discuterà sicuramente ancora.

E’ però interessante analizzare come il passo indietro deciso da Donald Trump stia incidendo anche sulla situazione politica interna dell’Iran. Lo racconta Giorgia Perletta in un’analisi per l’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale.

Il destino dell’Accordo sul nucleare iraniano (JCPOA) è appeso a un filo o, per meglio dire, alla volontà politica europea di resistere alle pressioni politiche statunitensi. Altresì, è il governo Rouhani a dover resistere, e non solo alle sanzioni secondarie la cui prossima reintroduzione spaventa l’economia iraniana (e gli investitori europei), ma soprattutto alle accuse interne che muovono il dibattito politico.

Il JCPOA, oggi come già in passato, si trova ad essere il palcoscenico dello scontro politico iraniano, dietro cui si snodano gli interessi particolaristici delle singole fazioni. Nulla di nuovo. La politica estera della Repubblica Islamica è sempre stata una proiezione delle dinamiche interne, e le voci che si elevano sul destino (e sulla natura stessa) dell’accordo riflettono, di fatto, il proverbiale fazionalismo interno. A livello internazionale è ben nota la versione ufficiale del governo Rouhani, che ha affidato la sua sopravvivenza e legittimità politiche al raggiungimento (e auspicabile mantenimento) dell’accordo con i P5+1. Il ministro degli Esteri Mohammad Zarif lo definiva un “raro trionfo della diplomazia sul confronto”, un messaggio che, tra le righe, affermava la postura moderata e dialogante del governo in carica, e che implicitamente collocava nel “girone dei belligeranti” coloro che si opponevano al JCPOA. All’interno della Repubblica Islamica, infatti, le accuse rivolte a Rouhani tendono a strumentalizzare lo storico sentimento di sospetto e sfiducia verso gli Stati Uniti, la cui rinnovata postura intransigente nei confronti di Teheran ha fornito il pretesto per attaccare il presidente della Repubblica. Per quanto nota la polarizzazione esistente sul valore dell’accordo, che si staglia come la punta di un iceberg dell’intero operato del governo, un pluralismo di voci sta animando il dibattito politico e la loro comprensione risulta determinante soprattutto per individuare la complessità delle sorgenti di accusa.

Continua a leggere sul sito dell’Ispi.

Sempre l’Ispi ha pubblicato un’analisi a firma di Annalisa Perteghella e Tiziana Corda dal titolo
USA fuori dall’accordo sul nucleare iraniano: cosa cambia per l’Italia?

Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA) e la conseguente reintroduzione delle sanzioni secondarie USA che erano state sospese nel gennaio 2016 aprono nuovi scenari di incertezza per le relazioni economiche tra Italia e Iran. L’Unione europea ha espresso la volontà di introdurre alcune misure allo scopo di tutelare le proprie aziende dalla portata extraterritoriale delle sanzioni statunitensi. Si tratta di una corsa contro il tempo: ad agosto rientreranno in vigore alcune delle sanzioni in precedenza sospese, mentre le rimanenti rientreranno in vigore a novembre. Questa analisi esplora gli obiettivi della nuova strategia USA di isolamento economico dell’Iran, analizza le potenziali implicazioni economiche per l’Italia e delinea alcune raccomandazioni di policy al fine di salvaguardare l’esistenza del JCPOA e le relazioni economiche e commerciali tra Italia e Iran

Leggi l’analisi completa

Iran Express. Offerta scontata per viaggio dal 3 al 10 agosto 2018

Iran Express. Offerta scontata per viaggio dal 3 al 10 agosto 2018

Viaggio in Iran Low Cost: offerta scontata tour di 7 giorni. Un viaggio in Iran pensato appositamente per i tanti che in questi anni ci hanno detto: “Vorrei ma non posso”. Un viaggio che concentra in una settimana le tappe essenziali per conoscere le bellezze della Persia. Sette giorni da vivere intensamente, rinunciando a qualche comfort ma senza perdersi nulla del fascino e della bellezza di quello che lo studioso britannico Michael Axworthy definì «L’impero della mente».

Rispetto ai nostri pacchetti “classici” non cambia la qualità dei servizi o il programma, ma le sistemazioni saranno in strutture più semplici rispetto al solito. E l’ultima notte si riparte direttamente per l’Italia, senza pernottamento.

Sette giorni alla scoperta di un Paese unico, in cui la modernità convive con l’eredità culturale di una civiltà antichissima. Si visiteranno le città d’arte, i siti archeologici e i musei più belli ed importanti. Ma si viaggerà anche attraverso l’Iran di oggi, i suoi giovani, la sua cultura contemporanea, la sua Poesia e la sua Storia più recente. E naturalmente attraverso la sua cucina.

Con chi

Con Soheila Iraji, guida turistica ufficiale iraniana, laureata in Italia.

Quando

Dal 3 al 10 agosto 2018.

Condizioni

QUOTA INDIVIDUALE 1.800 EURO

SUPPLEMENTO SINGOLA: 180 EURO

SPESE CONSOLARI: 85 euro (da pagare direttamente in aeroporto a Teheran)

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 2 LUGLIO 2018 

SALDO ENTRO IL 20 LUGLIO 2018

 

N.B. La caparra verrà restituita qualora il gruppo non si formasse. In caso di rinuncia da parte del viaggiatore, la caparra non verrà restituita.

 

Programma

GIORNO DATA ITINERARIO
1  Venerdi

03/08/2018

§ Aereo

Roma – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran

2 Sabato

04/08/2018

§ Visita di Teheran citta’

§ Museo Archeologico nazionale (parte antica)

§ Palazzo reale di Golestan

§ Museo dei Gioielli

§ Volo per Shiraz

§ Pernottamento a Shiraz

3 Domenica

05/08/2018

§  Shiraz e Persepoli

§  Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli

§  Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam

§  Ritorno a Shiraz

§  Tomba di Hafez

§  Moschea di Vakil

§  Cena in ristorante tradizionale

4 Lunedi

06/08/2018

§  Shiraz-Yazd

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

§  Visita di Pasargad (Tomba di Ciro)

§  Ghiacciaia di Abarkuh

§  Arrivo a Yazd

§  Tempio del fuoco zoroastriano

§  Piazza Amir Chakhmagh

§  Passeggiata in quartieri antichi e cena

§  Pernottamento a Yazd

5  Martedi

07/08/2018

§  Yazd-Isfahan

§  Visita a torri del silenzio di Yazd

§  Castello Narin di Meybod

§  Moschea Naeen

§  Arrivo a Isfahan

§  Arrivo in albergo

§  Giro nella piazza Naqsh-e-Jahan e cena

§  Pernottamento a Isfahan

6 Mercoledi

08/08/2018

§   Isfahan

§  Chiesa Vank di Isfahan

§  Visita a moschea del venerdi’ antica

§  Visita palazzo delle 40 colonne

§  Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§  Moschea dello Scia’

§  Tempo libero bazaar

§  Cena e pernottamento a Isfahan

7 Giovedi

09/08/2018

§  Ponti Khaju e 33 arcate

§  Arrivo a Kashan

§  Pranzo

§  Giardino Fin

§  Casa dei Tabatabaee

§  Hammam sultano Amir Ahmad

Cena in lussuoso autogrill Mehr-o-Mah

§  Arrivo all’aeroporto IKIA previsto prima di mezzanotte 

8 Venerdi

10/08/2018

§  Volo per l’Italia

 

La quota comprende

  • tariffe aeree per i voli internazionali
  • assicurazione medico, bagaglio
  • tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia
  • accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza
  •  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo
  • colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario
  • trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata
  • guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale
  • tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei
  • un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

  • spese consolari
  • assicurazione annullamento viaggio
  • tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche
  • mance alla guida e all’autista
  • tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

Per informazioni: antonello.sacchetti@gmail.com – 339 1369642

 

Viaggio in Iran dal 7 al 19 settembre 2018

Iran: l’Impero della Mente”, come lo chiamo’ lo studioso inglese Micheal Axworthy, nella sua celebre opera Empire of Mind (tradotta in italiano con il titolo “Breve storia dell’Iran”, Einaudi).

Viaggio in Iran dal 7 al 19 settembre 2018

Non solo le città del tour classico, ovvero Teheran, Shiraz, Yazd e Isfahan, ma anche lo spettacolare deserto di Lut, i castelli della regione del Kerman, e la natura impervia dell’est dell’Iran, in un mix di storia, natura e sapori.

Con chi

Con Davood Abbasi, docente universitario iraniano.

Quando

Dal  7 al 19 settembre 2018.

 

ATTENZIONE: SOLO 6 POSTI DISPONIBILI

 

GIORNO DATA ITINERARIO MEZZO DI TRASPORTO
1 Venerdi

07/09/2018

§ Aereo

Italia – Teheran

§ Incontro con la guida in aeroporto

§ Trasferimento in hotel

§ Pernottamento a Teheran

Aereo + Bus

 

2 Sabato

08/09/2018

 

§ Visita di Teheran citta’

§ Museo Archeologico nazionale (parte antica e parte islamica)

§ Museo dei Gioielli

§ Ponte della natura oppure Ambasciata Usa

§ Cena a Darband

§ Pernottamento a Teheran

Bus+Aereo+Bus
3 Domenica

09/09/2018

  • Volo per Shiraz

§  Visita alla moschea Nasir-ol-Molk o delle Rose

  • Madrasa del Khan
  • Bazaar di Vakil
  • Pranzo
  • Moschea di Vakil
  • Hammam di Vakil
  • Tomba di Hafez
  • Cena in ristorante tradizionale
Bus + a piedi

 

4  Lunedi

10/09/2018

  • Trasferimento a Marvdasht e visita di Persepoli
  • Visita Tombe rupestri di Naqsh-e-Rostam
  • Visita di Pasargade (Tomba di Ciro)
  • Ritorno a Shiraz
  • Cena
  • Moschea Re delle Lampade
  • Pernottamento a Shiraz
Bus + a piedi

 

5 Martedi

11/09/2018

  • Trasferimento Shiraz-Kerman
  • Visita a Palazzo di Bahram a Sarvestan
  • Visita a moschea del venerdi di Neyriz
  • Pernottamento a Kerman
Bus + a piedi

 

6 Mercoledi

12/09/2018

  • Visita di Kerman
  • Complesso Ganj-Ali-Khan. Piazza e Hammam
  • Moschea del venerdi di Kerman
  • Fortezza di Rayen
  • Giardino Shazde di Mahan
  • Mausoleo del sufi Nematollah Vali a Mahan
  • Arrivo a Shahdad
  • Cena nel deserto di Lut con astronomo
  • Pernottamento in casa tradizionale a Shahdad
Bus + a piedi

 

7 Giovedi

13/09/2018

§  Partenza da Shahdad per caravanserraglio Zineddin

§  Visita di SarYazd o Fahraj (qualora si arrivi in orario)

§  Cena in caravanserraglio

§  Altro luogo dove si puo’ disporre di astronomo

§  Ballo del legno dei beluci

§  Pernottamento nel caravanserraglio

Bus + a piedi

 

8 Venerdi

14/09/2018

§  Giro di Yazd

§  Torri del Silenzio

§  Passeggiata in quartiere antico

§  Prigione Alessandro

§  Cupola 12 Imam

§  Pranzo

§  Presentazione sui tappeti

§  Museo dell’acqua

§  Piazza Amir Chakhmaq 

§  Cena

§  Pernottamento a Yazd            

Bus + a piedi

 

9 Sabato

15/09/2018

  • Yazd-Meybod-Naeen-Isfahan
  • Partenza da Yazd
  • Moschea di Fahraj
  • Castello Narin di Meybod
  • Caravanserraglio di Meybod
  • Moschea Naeen
  • Arrivo a Isfahan e cena in piazza
  • Pernottamento a Isfahan
Bus + a piedi

 

 

10 Domenica

16/09/2018

§ Isfahan

§ Moschea della Regina o Shaikh Lutfullah

§ Moschea dello Scia’

§ Tempo libero bazaar

§ Visita palazzo delle 40 colonne

§ Cena e pernottamento a Isfahan

Bus+ a piedi
11 Lunedi

17/09/2018

 

  • Isfahan
  • Visita a cattedrale armena di Vank
  • Visita a moschea del venerdi’ antica
  • Palazzo Ali Qapu
  • Giro nel bazaar
  • Visita ai ponti
  • Cena in ristorante tradizionale/albergo

§ Pernottamento a Isfahan

Bus+ a piedi
12 Martedi

18/09/2018

 

§ Isfahan-Kashan-Qom-Ibis

§ Visita a villaggio zoroastriano di Abyaneh

§ Visita a giardino Fin di Kashan

§ Visita a casa Tabatabee di Kashan

§ Visita a Qom

§ Cena in albergo Ibis

§ Pernottamento presso albergo Ibis

Bus+ a piedi
13 Mercoledi

19/09/2018

 

 

§ Volo per l’Italia da aeroporto IKIA Aereo

 

 

QUOTA INDIVIDUALE: 2.850 EURO

SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA: 270 EURO

CAPARRA DI 700 EURO DA VERSARE ENTRO IL 5 AGOSTO 

La quota comprende

• tariffe aeree per i voli internazionali

• spese consolari

• assicurazione medico, bagaglio

• tutte le formalità da Teheran per il rilascio del visto in Italia

• accoglienza e assistenza in aeroporto all’arrivo e alla partenza

•  sistemazione come previsto dall’itinerario in alberghi da noi accuratamente selezionati per la miglior ospitalità e rapporto qualità/prezzo

• colazione a buffet in albergo, pranzi e cene (dalla colazione del secondo giorno, compreso cena dell’ultimo giorno) in caratteristici ristoranti iraniani in tutte le località visitate, nei nostri mezzi di traporto verranno offerti il té, biscotti e una bottiglia d’acqua al giorno. Occasionalmente potrà essere effettuato un simpatico pic-nic all’iraniana, qualora le esigenze di viaggio lo rendessero necessario

• trasporto dall’albergo alle località da visitare e ritorno con mezzi con aria condizionata e di qualità a completa disposizione per l’intera giornata

• guida professionale specializzata in lingua italiana a disposizione che curerà personalmente l’interazione con tutto il personale di servizio locale

• tutti gli ingressi ai siti archeologici ed ai musei

• un volo interno per raggiungere località distanti e i trasferimenti dagli aeroporti agli alberghi

La quota non comprende

• assicurazione annullamento viaggio

• tutte le spese personali, lavanderia, chiamate telefoniche

• mance alla guida e all’autista

• tutto quanto non espressamente indicato alla voce “La quota comprende”.

 

Servizi speciali

  • Durante il trasferimento Kashan-Teheran, sul tragitto, qualora sia richiesto, l’agenzia organizza durante la visita al mausoleo di Qom, anche un incontro con un influente religioso iraniano sciita, in grado di parlare l’italiano. L’incontro e’ risultato, nelle nostre esperienze precedenti, un’importante occasione di dibattito e di conoscenza per i partecipanti.
  • Durante i trasferimenti tra citta’, dibattiti culturali su argomenti come la religione islamica, la mitologia e la letteratura persiana, la societa’ iraniana odierna.
  • L’agenzia consiglia l’uso dell’astronomo nel caravanserraglio di Zineddin, che e’ a pagamento ma e’ un’emozione unica, (se non ci sono nubi) soprattutto perche’ l’agenzia lavora con uno dei migliori dell’Iran, il pluripremiato dottor Reza Tamehri.
  • A Yazd l’agenzia organizza di solito per i gruppi una presentazione sul tappeto persiano di 20-30 minuti, assolutamente free, anche per ottenere conoscenza dell’arte del tappeto, delle localita’ piu’ famose, delle tecniche e del significato dei disegni.
  • L’agenzia, qualora richiesto, fornisce assistenza per il cambio della valuta, effettuandolo durante il tragitto per mezzo della guida ad un rate anche piu’ favorevole di quello ufficiale. Cio’ permette ai membri del gruppo di ricambiare in euro i rial che eventualmente avanzassero, alla fine del viaggio.
  • Le guide dell’agenzia, qualora richiesto, forniscono assistenza per gli acquisti, soprattutto nel bazaar di Isfahan.
  • Qualora richiesto, l’agenzia e’ in grado di procurare sim iraniane con connessione internet per coloro che vogliano averlo 24h su 24.
  • In alternativa l’agenzia puo’ dotare di router il bus, il pulmino o la vettura del gruppo, per avere internet durante i trasferimenti. (servizio a pagamento)
  • Si ricorda che tutti gli alberghi scelti durante il viaggio hanno un’ottima connessione internet.
  • Qualora richiesto, l’agenzia puo’ offrire pernottamenti in case tradizionali invece che alberghi, soprattutto nella citta’ di Yazd.

 

Cos’è il Ramadan

Cos’è il Ramadan ? E’ il nono mese del calendario lunare islamico, durante il quale Maometto ricevette la prima rivelazione coranica. Santo mese del digiuno (sawm), il Ramadan è uno dei cinque pilastri dell’Islam. Secondo il Corano il digiuno è stato istituito perché in questo periodo tutti i fedeli adulti potessero coltivare la pietà.

Quando inizia

L’inizio del Ramadan (in Iran detto ramezan) dipende dall’avvistamento della luna e la tradizione vuole che esso avvenga scrutando il cielo come si faceva ai tempi del Profeta Maometto. E’ l’Arabia Saudita, in quanto custode dei luoghi santi della Mecca e di Medina, a stabilire il periodo del Ramadan. La questione suscita un vivace dibattito all’interno dell’Islam, tra chi auspica l’impiego delle tecnologie per l’avvistamento lunare e chi invece vorrebbe rimanere fedele alle tradizioni. E’ anche una questione politica: non tutti i Paesi musulmani accettano che a decidere sia l’Arabia Saudita.

Il Ramadan 2018

Comincia il 15 maggio  e termina il 14 giugno, giorno di festa chiamato Aid Al Fitr o Aid Assaghir.

Cosa si fa nel Ramadan

Per tutto il mese i fedeli devono astenersi dal mangiare, bere, fumare e avere rapporti sessuali tra l’alba e il tramonto e festeggeranno in preghiera la rivelazione del Corano da parte di Dio a Maometto. Nel mese del Ramadan (in cui secondo la tradizione il Profeta consumava solo un bicchiere di latte di capra e sei datteri al giorno) il Corano prevede che siano esentati dal digiuno i bambini, i malati, le donne incinte e coloro che devono intraprendere lunghi viaggi. Prima di ritirarsi per la notte i fedeli sono chiamati a speciali preghiere comunitarie in cui si recitano lunghi passi del Corano.

La notte della determinazione

La notte tra il ventiseiesimo e il ventisettesimo giorno del Ramadan è chiamata la Notte della Determinazione, nella quale, secondo il Corano, Dio determina il corso del mondo per l’anno seguente. Il giorno dopo la fine del Ramadan si celebra la fine del digiuno, che viene festeggiato con preghiere speciali.

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